Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
“INIZIAMO NOI IMPRENDITORI A FARE IL NOSTRO, ADEGUANDO I COMPENSI A DELLE GIUSTE SOGLIE”… FINALMENTE UN IMPRENDITORE VERO INVECE CHE TANTI “PRENDITORI” DEI FAVORI DI STATO
“Penso che le imprese italiane in generale paghino troppo poco i collaboratori, lo dicono i dati Ocse. Iniziamo noi imprenditori a fare il nostro adeguando i compensi a delle soglie giuste dopodiché gli altri ci seguiranno”. Nel giorno dell’apertura della 49esima edizione del forum di Cernobbio, il “padrone di casa” Valerio De Molli, amministratore delegato di The European House – Ambrosetti, parlando con Ilfattoquotidiano.it, pone l’attenzione sul tema dei salari italiani. E lo fa con parole forti e con una premessa, e cioè che le sue parole potrebbero risultare impopolari “in questo contesto fatto di imprese”.
Il tema, spiega De Molli “non è tanto il dogma del salario minimo, ma il senso di responsabilità del salario giusto”. “Chissenefrega della soglia minima ma ci devono essere dei salari giusti per lavori onorevoli. Il lavoro è un diritto, lo dice la Costituzione, lo dobbiamo favorire, dobbiamo crearlo e dobbiamo fare in modo che si paghino le persone quello che meritano”.
Un messaggio ribadito anche nell’intervento d’apertura del festival nel quale l’ad ha citato le statistiche Ocse sui salari italiani: “Tra il 1992 e il 2022 i salari medi sono diminuiti dell’1 per cento in Italia, unico paese dell’Ocse, a fronte di un aumento medio negli altri paesi del 30 per cento”.
Che fare dunque? Il salario minimo può essere la strada da seguire? “Se il salario minimo è una strada perché no, diciamo che non sono necessariamente contrario, però sarei d’accordo a far crescere tutti gli stipendi”, commenta De Molli”. Che, appunto, specifica: “Mi rendo conto di dire una cosa a rischio di grande critica e impopolarità in questo contesto fatto di imprese, perché significa far crescere la struttura dei costi. Però è nell’interesse degli stessi imprenditori fare in modo che ci sia più denaro in tasca delle famiglie, più potenzialità di spesa. Quindi è un circolo virtuoso e non vizioso perché si liberano forze dell’economia”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
A DETERMINARE LA FLESSIONE È LA DOMANDA INTERNA: LE FAMIGLIE NON SPENDONO PER COLPA DELL’INFLAZIONE GALOPPANTE, E LE IMPRESE PRODUCONO MA NON VENDONO. E I POSTI DI LAVORO INIZIANO A RIDURSI
L’economia italiana non cresce più. Se per alcuni mesi era stata
la più rapida in Europa ad agganciare la ripresa post-Covid, la spinta ora sembra esaurita. Nel secondo semestre si aspettava una battuta d’arresto, ma non così marcata: il prodotto interno lordo […] è sceso dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, contro lo 0,3% atteso. Il tendenziale della crescita, rispetto allo scorso anno, passa dallo 0,8 allo 0,4% tra il primo e il secondo trimestre.
La crescita dell’economia che sarebbe già acquisita per il 2023 è dello 0,7%, se nella seconda parte dell’anno si registrasse lo stesso prodotto del secondo semestre 2022, previsione che ora qualcuno comincia a considerare ottimistica. Ciò che è sicuro è che la frenata del Pil crea altre forti complicazioni per la manovra di bilancio 2024 del governo che contava su una crescita, quest’anno, dell’1%.
A determinare la flessione del Pil e’ stata soprattutto la domanda interna, sottolinea l’Istat, mentre quella estera ha fornito un contributo nullo. Sul piano interno, l’apporto dei consumi privati è stato pari a zero, mentre sia quello della spesa delle Amministrazioni pubbliche sia quello degli investimenti è risultato negativo. L’inflazione a questi livelli sta frenando i consumi delle famiglie, che non spendono, mentre le imprese producono e non vendono (scorte +0,3%). I redditi netti pro-capite, mentre i posti di lavoro si sono ridotti dello 0,3%, sono aumentati dello 0,8%.
Per giunta l’inflazione non rallenta. Nel settore delle costruzioni dal quale viene parte della poca spinta al Pil, i prezzi crescono a luglio dello 0,8% mensile, e di un altro 1,4% annuo. Secondo la Confesercenti, quest’anno la crescita non andrà oltre lo 0,7%. E le cose per il governo si complicano. Anche il vice premier di Forza Italia, Antonio Tajani, ammette che lo spazio per una manovra espansiva di bilancio si è ristretto.
L’opposizione attacca: «Questi numeri, insieme a quelli resi noti ieri sul calo dell’occupazione a luglio per la prima volta dopo sette mesi, confermano il deterioramento della condizione economica del Paese — dice il responsabile economico del Pd, Antonio Misiani — e demoliscono la narrazione ottimistica che governo e maggioranza hanno continuato a sostenere nei mesi scorsi. È tutta Europa a rischiare la stagflazione e l’Italia non fa eccezione, con buona pace della propaganda della destra. La prossima manovra di bilancio è chiamata a fare i conti con la realtà».
«Oggi Meloni raccoglie quello che ha seminato in tutti questi mesi a Palazzo Chigi con il cappello in mano di fronte ai falchi dell’austerità», accusa il presidente del M5S Giuseppe Conte. «Meloni deve smettere di dare sempre la colpa a qualcun altro e deve rimboccarsi le maniche» dice l’ex premier.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
TANTA SCENA E POCA SOSTANZA, UNA SERIE INFINITA DI INCOMPIUTE… LA MELONI PRIMA CI METTE LA FACCIA E POI SPARISCE
Tre tragedie, tre passerelle. Lo schema è sempre lo stesso: una sfilata blindata con pochi contatti con l’esterno, discorsi e promesse strappalacrime ma soprattutto zero risultati concreti. Non solo nell’immediato, ma anche nel lungo periodo. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha risposto così alle tre tragedie italiane da quando si è insediata al governo: prima il naufragio di Cutro il 26 febbraio con 94 morti accertati, poi a metà maggio l’alluvione in Emilia-Romagna con 17 vittime e infine gli stupri di Caivano ai danni di due cuginette di 12 anni. Meloni ha voluto essere sui luoghi del dramma: una presenza durata poche ore, tanta propaganda e poi via, il ritorno a Roma. Le soluzioni, però, latitano. Il Primo Maggio, invece, la premier aveva fatto anche una “passerella virtuale” con la scelta – tutta mediatica e simbolica – di convocare un Consiglio dei ministri per approvare il decreto lavoro con tanto di video-social dalle stanze di Palazzo Chigi. Alla strategia delle “passerelle” si sostituirà quella delle trasferte all’estero mentre inizieranno i problemi sulla legge di Bilancio: a settembre e ottobre Meloni farà un tour nel mondo a cui si è aggiunta una data nelle ultime ore, il summit per la Demografia di Budapest del 14-16 settembre.
Romagna I sindaci protestano “Giorgia non viene da maggio”
L’assenza più pesante di Meloni è quella nei territori alluvionati. Non solo i fondi per famiglie e imprese che sono state colpite non arrivano – il Commissario alla ricostruzione Francesco Paolo Figliuolo ha stanziato i primi 289 milioni per le somme urgenze solo nei giorni scorsi – ma la premier non si è più fatta vedere in Romagna. Eppure a maggio c’era stata due volte, la prima il 21 maggio tornando in anticipo dal G7 di Hiroshima per fare un sopralluogo privato tra gli alluvionati della Romagna: pochi minuti dopo iniziarono a uscire video e foto di cittadini inneggianti alla premier. Poi Meloni è tornata in Emilia-Romagna quattro giorni dopo con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen con cui sorvolò le zone più colpite con un elicottero. In entrambe le visite Meloni aveva assicurato indennizzi e ristori per tutti, oltre ai fondi adeguati per la ricostruzione. Tre mesi dopo, però, è arrivato ben poco e la premier non si fa più vedere.“Così non va bene – attacca Michele De Pascale, sindaco Pd di Ravenna – noi abbiamo chiesto a più riprese di vedere Meloni e lei si è sempre negata”. Il primo cittadino dem spiega che non basta incontrare il Commissario alla ricostruzione: “Figliuolo e Meloni sono due figure diverse: il primo è un tecnico, la seconda è una politica. Noi abbiamo bisogno di confrontarci con Meloni perché deve capire che senza i ristori i cittadini e gli amministratori non ce la fanno. È come se un cittadino chiedesse di incontrarmi e io gli mandassi un assessore, non è la stessa cosa”. Eppure la premier non ha in agenda di tornare presto in Romagna né di incontrare gli amministratori a Palazzo Chigi. “C’è un commissario e decide lui, ci dicano cosa non va in Figliuolo”, replica il sottosegretario alle Infrastrutture, Galeazzo Bignami, dirigente di Fratelli d’Italia e riferimento del partito in Emilia-Romagna.
Caivano La trasferta blindata e piena di annunci
La passerella più recente invece Meloni l’ha fatta giovedì, quando è rimasta per tre ore al Parco Verde di Caivano dove nei giorni scorsi sono avvenute due violenze sessuali nei confronti di due ragazzine minorenni. Una visita, quella della premier, blindatissima, senza alcuna possibilità di contatti con l’esterno, né con i cittadini del posto né con i cronisti presenti. Dopo l’incontro con don Patriciello nella parrocchia del comune e un’ora di Comitato di Ordine e Sicurezza nella scuola “Francesco Morano”, la premier ha annunciato una serie di promesse per “bonificare” il luogo: trasformazione del centro polifunzionale “Delphinia Sporting Club” in una palestra della legalità, una nuova biblioteca, un progetto per assumere nuovi insegnanti e tenere aperta la scuola anche di pomeriggio oltre al presidio costante delle forze di polizia. Annunci a cui la premier vuole dare un seguito concreto chiedendo a tutti i ministri del suo governo di “venire regolarmente” a Caivano. “Qui lo Stato ha fallito”, ha detto la premier in maniera perentoria. “Ha preso degli impegni e noi le crediamo – ha detto don Patriciello – Abbiamo un desiderio grande di applaudire, ma se le promesse, come accaduto altre volte, non verranno mantenute sapremo anche fischiare”.
Cutro Dopo sei mesi, ancora niente ricongiungimenti
La prima “passerella” in ordine di tempo risale al 7 marzo scorso, due settimane dopo il naufragio di Cutro. La premier, per dare una risposta concreta, aveva deciso di fare una mossa in pieno stile berlusconiano: celebrare il Consiglio dei ministri proprio nella cittadina calabrese. E così è stato con tanto di ministri aviotrasportati da Roma insieme ai rispettivi staff. Peccato che la trasferta si sia trasformata in un boomerang: durante la conferenza stampa post-Consiglio dei ministri, la premier era stata fortemente contestata dai giornalisti per non essere andata a visitare la palestra di Crotone dove erano state messe le bare delle vittime. Fu proprio in quell’occasione che la premier, pochi minuti dopo la ripartenza per Roma, aveva annunciato di voler convocare i parenti delle vittime a Palazzo Chigi. L’incontro si è tenuto dieci giorni dopo, il 16 marzo, con la premier che ha commesso una gaffe chiedendo ai familiari delle vittime: “Conoscete i rischi della traversata via mare?”. Poi si era impegnata a continuare a cercare i corpi dei dispersi e a favorire i ricongiungimenti ma, come ha documentato Domani, questo non è ancora successo. Da marzo i parenti delle vittime di Cutro non si sono ancora ricongiunti in Italia: questo sarebbe dovuto avvenire per motivi “psicologici e di sicurezza”, ma in sei mesi il governo non ha ancora dato una risposta.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
“QUESTA MORTE CI SCUOTE COLLETTIVAMENTE, CI COLPISCE, CI INDIGNA, CI FA INSORGERE, CI INORRIDISCE. NON CI PUÒ LASCIARE INDIFFERENTI, POICHÉ È L’ENNESIMO SOPRUSO DEL FORTE NEI CONFRONTI DELL’INDIFESO, BESTIA O PERSONA CHE SIA. NON POSSIAMO RASSEGNARCI, PER VIA DI QUELLA VOCE CHE CI SUSSURRA DENTRO, LA VOCE DELLA NOSTRA UMANITÀ”
Soltanto pochissimi giorni addietro l’orsa Amarena, simbolo
della regione Abruzzo, aveva sfilato in un piccolo borgo della provincia dell’Aquila, San Sebastiano dei Marsi, insieme ai suoi orsacchiotti. La mamma li attendeva, si voltava ed eccoli giungere quasi rotolando- soffici palle di pelo bruno- sulle scale del paese.
In un video compare la famigliola felice e viene immortalato il momento nonché l’emozione che tale insolita visita ha suscitato negli abitanti del posto, bambini inclusi, che se ne stavano a pochi metri dal plantigrado senza mostrare alcuna paura né l’orsa appariva turbata o infastidita dalla presenza umana, tutt’altro.
Amarena nelle immagini risulta placida, serena, a suo agio, è una comune madre che sicura porta a passeggio la prole in centro e ne segue ogni minimo spostamento. il video ha destato in ciascuno di noi non solamente stupore ma anche e soprattutto tenerezza.
Ci siamo innamorati di questa orsa dal nome simpatico, avremmo desiderato essere anche noi lì, quella sera, in mezzo al gruppo di presenti che ha avuto la fortuna di assistere ad un simile spettacolo della natura. E ieri mattina la notizia che ci ha sconvolti: Amarena è stata fucilata. Una mamma è stata strappata via ai suoi cuccioli, giustiziata senza colpe, ammazzata crudelmente. Due creature restano quindi orfane per volontà e a causa di un uomo che ha preso l’arma e ha sparato contro un essere indifeso, che non rappresentava affatto una minaccia.
Lo abbiamo visto tutti che Amarena era inoffensiva. Le prove non mancano. C’è addirittura chi giura che era lei a sembrare intimidita dalle persone, tanto era docile. L’orsa non si è introdotta nella proprietà di chi l’ha trucidata per rubare, per violentare, per assassinare, non aveva intenzione di invadere lo spazio altrui, di compiere un reato, neppure di disturbare.
La bestiola stava semplicemente passeggiando nel suo habitat naturale e, con la sua ingenua e pura coscienza animale, non era in grado di riconoscere paletti e confini che dividono e distinguono la proprietà pubblica da quella privata.
Di sicuro non avrebbe potuto prevedere che uno di quegli esseri umani che la osservavano con meraviglia le avrebbe potuto fare del male. E così è morta. E questa morte ci scuote collettivamente, ci colpisce, ci indigna, ci fa insorgere, ci inorridisce.
Non ci può lasciare indifferenti, poiché è l’ennesimo sopruso del forte nei confronti dell’indifeso, bestia o persona che sia. Ed è per questo che non possiamo rassegnarci, per via di quella voce che ci sussurra dentro, la voce della nostra umanità, che ancora – evidentemente – è viva.
Colui che ha preso a fucilate Amarena giovedì sera, interrogato dai carabinieri, ha raccontato di avere fatto fuoco per paura, senza l’intento di stroncare l’orsa. Per quanto mi riguarda, ho difficoltà a credere a questa ricostruzione. Del resto, se vuoi indurre un animale ad allontanarsi, al massimo spari un colpo in aria e non più colpi verso l’essere disarmato.
Inoltre, che Amarena si aggirasse da quelle parti con i cuccioli e che fosse incapace di fare del male persino ad una mosca erano cose arcinote . Intanto, mentre scrivo, oltre un centinaio di carabinieri e forestali sono impegnati nella ricerca dei figli di Amarena che, dopo avere assistito impotenti alla macellazione della propria mamma, sono fuggiti spaesati smarrendosi nella vegetazione. Anche loro adesso, soli al mondo, rischiano la vita. Anche loro sono le nostre vittime.
(da Libero)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
I VIGILANTES NON SOLO SARANNO PAGATI, MA ANCHE COMANDATI DAL SINDACO: RISPONDERANNO SOLO AI SUOI ORDINI, COME UNA “MILIZIA PRIVATA”
Stefano Bandecchi, il sindaco che aveva auspicato cecchini contro il degrado porta in città i “suoi” vigilantes.
Dopo avere sfilato sotto il palazzo comunale, a Terni ha preso servizio un plotone di guardie giurate private.
Dieci autopattuglie, in livrea bianca con una pantera disegnata sulla fiancata, che di notte stazioneranno nei luoghi sensibili della città, contro microcriminalità e atti vandalici. La particolarità inedita è che i poliziotti privati saranno finanziati con 870mila euro da Unicusano, l’università telematica fondata dal primo cittadino. Per essere più chiari, i soldi per la sicurezza cittadina, come ha rimarcato lo stesso Bandecchi, “ce li mette il sindaco”.
“Le proprietà del comune di Terni sono luoghi più sicuri”, ha celebrato l’evento sui propri social il primo cittadino ed ex paracadutista, con un filmato della sfilata delle auto che si posizionavano nel parcheggio del palazzo comunale. “Ventiquattro occhi in più” a disposizione della sicurezza cittadina, che per un anno saranno puntati dalle 22 alle 7 su “cimiteri, fontane, borghi, palazzi storici, monumenti” e risponderanno alle indicazioni della centrale operativa dei vigili urbani, in attesa che l’amministrazione Bandecchi riesca a integrare l’organico della municipale con nuove assunzioni.
In pratica, oltre ad essere finanziati dal sindaco, i vigilantes saranno anche comandati dal sindaco. Bandecchi, infatti, aveva rimarcato che la polizia municipale dovesse rispondere direttamente ai suoi ordini, in forza della delega alla sicurezza che ha mantenuto per sé. Una sorta di milizia privata del sindaco, che avrà il compito di vigilare e segnalare alle forze dell’ordine spaccio di droga, furti o situazioni di degrado.
La sperimentazione consiste in un progetto pilota per “una attività di ricerca – si legge nell’atto numero 78 dell’esecutivo – finalizzata ad analizzare l’impatto sulla sicurezza urbana e sull’ordine pubblico, attraverso iniziative di partecipazione da parte di terzi alla tutela dei beni e degli spazi pubblici”.
I “terzi” sono le guardie giurate, che saranno impegnate in un servizio di “vigilanza gratuito”, per una non meglio precisata ricerca universitaria interdisciplinare, mirata “ad acquisire dati scientifici”,
Vantaggi diretti per Unicusano? Nessuno, ammette lo stesso sindaco. “La mia università spenderà 870mila euro per fare questa ricerca – commenta Bandecchi a Repubblica – e il beneficio che avrà è praticamente zero. Lo stesso vale per me. Invece il beneficio per la città di Terni è mille”.
Sul possibile conflitto di interessi, di un sindaco che finanzia il controllo del territorio, Bandecchi allarga le braccia. “Non so se ci sia un conflitto di interessi, nel caso sposteremo il progetto a Roma o a Perugia”, replica il capo della giunta ternana, che assicura nessuna invasione di campo nei compiti delle forze dell’ordine. “Già da quando Roberto Maroni era ministro – dice – le guardie giurate possono contribuire al servizio della sicurezza, coordinandosi con la questura”.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
A DECIDERE SONO STATI I CITTADINI CON UN PLEBISCITO: IL 90% HA DETTO SÌ AL BANDO PROPOSTO DALLA SINDACA, ANNE HIDALGO…AUTOMOBILISTI E PEDONI DELLA VILLE LUMIERE ERANO ESASPERATI DAGLI SVALVOLONI CHE SFRECCIANO CONTROMANO E SI ESIBISCONO IN PERICOLOSE ACROBAZIE
Parigi è la prima capitale europea senza più monopattini in
«sharing» o a noleggio nelle strade. Ieri è stata l’ultima giornata parigina di attività per la «trottinette», il monopattino elettrico a libero noleggio che – dal giorno del suo varo nel 2018 – è stato oggetto di discussioni e polemiche per l’impossibilità di riuscire a stabilire delle regole per il suo utilizzo.
Da oggi, nel rispetto del voto popolare che a maggioranza ha detto stop ai monopattini a noleggio, i tre operatori che si spartivano il settore non potranno più essere attivi nella capitale. Lime, Tier Mobility e Dott hanno visto scadere senza rinnovo il loro contratto con il municipio.
Parigi diventa così la prima capitale europea a vietare completamente il monopattino a nolo, con grande sollievo del 90% dei votanti (che però sono stati soltanto il 7,46% degli iscritti nelle liste) che a primavera hanno detto stop. Decisiva l’esasperazione degli automobilisti che vedevano spuntare ovunque e senza alcuna regola le trottinette – e quella dei pedoni, che li vedevano scorrazzare giorno e notte sui marciapiede. Impossibile anche multarli, nonostante fossero parcheggiati ovunque. Persino la sindaca Anne Hidalgo, paladina delle biciclette e ostile alle automobili, aveva fatto campagna per il divieto.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
I MEDIA ITALIANI PULLULANO DI PUTINIANI, MA MOLTI SONO SOLO ANTI-USA, AL NETTO DEGLI INFILTRATI DI PUTIN
Sarà vero, come scrive il Guardian , che i media italiani pullulano di putiniani? Effettivamente in nessun altro Paese europeo il desiderio dei russi di papparsi un pezzo di Ucraina trova cantori altrettanto accaniti.
I pacifisti e gli esperti di geopolitica esistono anche a Londra e a Parigi, ma solo da noi sostengono che l’unico modo di chiudere la guerra e stabilizzare il mondo consiste nel darla vinta al despota russo.
Definirli putiniani è però un’approssimazione in cui talvolta, e me ne scuso, sono caduto anch’io.
Gli analisti e i tribuni di destra e di sinistra che negano l’esistenza di una sostanziale diversità tra le autocrazie orientali e le democrazie occidentali non amano il modello russo o cinese. Semplicemente detestano quello americano.
Se domani Biden si alleasse con Putin, passerebbero armi e bagagli dalla parte di Zelensky. Per molti di loro, nel 1945 l’America non ci ha liberati. Ci ha occupati. Ha cacciato i nazifascisti e impedito ai comunisti di prenderne il posto, consegnando il potere ai partigiani di estrazione laica e cattolica in cambio dell’adesione all’Impero che parla inglese. Pensano (sicuramente in buonafede) che per difendere la nostra qualità della vita, lo Stato Sociale, convenga smarcarsi da Washington.
Ma sottovalutano (sicuramente in buonafede) che le Grandi Potenze non sono tutte uguali e, pur con mille storture, la parte di mondo che fa capo agli Stati Uniti rimane l’unica dove la libertà dell’individuo conta ancora qualcosa.
(da Il Corriere della Sera)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
L’EX CAPO DI STATO MAGGIORE DELL’AERONAUTICA, LEONARDO TRICARICO, PRENDE LE DISTANZE DALLA RICOSTRUZIONE DEL “DOTTOR SOTTILE: “QUELLE SUL MISSILE LANCIATO DA UN CACCIA FRANCESE SONO FANDONIE, FU UNA BOMBA A BORDO”
“E’ arrivato il momento, come per la strage alla stazione del 2
Agosto 1980, che tutte istituzioni coinvolte, quelle italiane e quelle francesi, si assumano la responsabilità di fronte alle vittime”.
Le parole a Repubblica dell’ex premier Giuliano Amato sulla strage di Ustica scuotono al politica. E scatenano reazioni non tutte unanimi, il solito polverone che offusca verità accertate e che per primo il sindaco Matteo Lepore chiede di evitare. “Per noi ci sono sentenze chiare e inequivocabili che spiegano quello che è successo nei cieli di Ustica. Come sindaco della città chiedo questo, non di aprire dibattiti politici, ma di stare alle sentenze”.
Sulle parole di Amato riguardo alla “soffiata“ di Bettino Craxi al leader libico Muammar Gheddafi sul rischio di un attentato nei suoi confronti, interviene Bobo Craxi: “É già scritto anche sui libri di Storia che mio padre avvertì Gheddafi che lo avrebbero bombardato. Ma nel 1986″, cioè sei anni dopo la strage.
Immediate anche le reazioni di chi non ammette l’abbattimento dell’aereo da parte di un missile in uno scenario di guerra di tempi di pace. Scatta, attaccando Giuliano Amato, il generale Leonardo Tricarico, già capo di Stato Maggiore dell’Aeronautica Militare e presidente dell’Associazione per la verità sul disastro aereo di Ustica: “Quelle confessate da Giuliano Amato sono tutte fandonie che non hanno retto nel dibattimento penale nel quale è emersa incontrovertibile, perché ampiamente provata, la verità che quel velivolo è stato vittima di un attentato terroristico con una bomba a bordo”. E arriva l’ex senatore Carlo Giovanardi a ribadire: “Fu una bomba nella toilette dell’areo”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Settembre 2nd, 2023 Riccardo Fucile
OVVIAMENTE CHIEDONO PIU’ SOLDI IN UNA SERIE DI RIVENDICAZIONI
Mancavano solo i poliziotti a complicare la vita di Giorgia Meloni e il difficile percorso che porta al Def e alla legge di Bilancio. Tutti i maggiori sindacati di polizia, per lo più vicini alle destre, hanno scritto una lettera aperta alla presidente del Consiglio chiedendo di essere convocati a Palazzo Chigi e ascoltati: “È ineludibile – scrivono – un confronto”, che peraltro è anche previsto da una legge (d. lgs 195 del 1995), ma l’ultimo ad applicarla è stato Giuseppe Conte.
Chiedono soldi, naturalmente. Ricordano che l’inflazione si è mangiata parte degli stipendi dei poliziotti, come gli altri del resto, anche perché il loro contratto – come tanti altri – è scaduto nel 2021 e le trattative aperte al momento sono solo quelle per l’Area dirigenti.
Sottolineano che “gli stipendi italiani, ancor più quelli dei Poliziotti (maiuscolo nell’originale, ndr), sono più bassi di non meno il 12% della media europea”.
Rimarcano, tanto per dire in che mondo viviamo, come “la sicurezza sia divenuta una precondizione imprescindibile per l’attrattività dei capitali e quindi per lo sviluppo dei nostri territori” e naturalmente, scrivono, “non può esserci Sicurezza (maiuscolo nell’originale, ndr) se chi è proposto ad attuarla e garantirla non è a sua volta assistito e tutelato”.
Segue un lungo elenco di rivendicazioni compresa la previdenza integrativa, la riforma delle norme che differiscono il pagamento di parte degli straordinari, la detassazione delle indennità accessorie e molto altro.
Firmano Siulp, Sap, Siap, Fsp, Fed Coisp-Mosap e Silp Cgil in ordine decrescente di rappresentatività, ai quali nel complesso aderiscono oltre 90 mila poliziotti su meno di 100 mila appartenenti al corpo: è il tasso di sindacalizzazione più alto in Italia.
La lettera non contiene minacce ma qua e là nei loro ambienti si dice: “Siamo pronti ad andare in piazza”. Tutto da vedere ovviamente. Finora in piazza per chiedere più fondi per la sicurezza, lo scorso luglio, ci è andato solo il Silp Cgil, che ovviamente non è di destra. Dice Giuseppe Tiani, leader del Siap, un altro che non ha una storia di destra: “Ci sono grandi aspettative su un governo di centrodestra che ha fatto della sicurezza una battaglia politica quando era all’opposizione. Se non ci saranno risposte reagiremo, siamo indipendenti dalle logiche politiche. La convocazione è necessaria perché siamo parte del Paese”.
(da Il Fatto Quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »