Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
E’ STATO ELETTO NELLA LISTA ZAIA E POI PASSATO AL MISTO… QUESTO DEVE AVERE DEI PROBLEMI SERI… DOPO LE CONDANNE ALLE SUE PAROLE, SI E’ SCUSATO: UN ALTRO “PENTITO” DEL GIORNO DOPO
«I ragazzotti neri, anzi bisogna dire di colore adesso, forse alle donne piacciono perché hanno un’altra dote sotto, dai!». È il “ragionamento” che Fabiano Barbisan, consigliere regionale in Veneto eletto nella lista Zaia e poi passato al gruppo Misto, ha fatto durante una trasmissione televisiva in cui si affrontava il tema immigrazione.
Lo show è andato in onda il 17 ottobre durante il programma Focus, della rete Medianordest. La questione dei flussi migratori appare particolarmente sentita da Barbisan che, sulla sua pagina Facebook, condivide diversi post della Lega e di Matteo Salvini a riguardo. Quella sulla presunta attrazione sessuale delle donne verso i migranti non è l’unica scivolata del consigliere regionale. Sempre durante il programma, si stava parlando di come fosse la fame, spesso, a costringere i migranti a partire. In dialetto, Barbisan ha respinto questa ipotesi: «Sono più gonfi di me quelli che vengono qui».
L’attacco dei consiglieri Pd
In queste ore, a biasimare le esternazioni del consigliere regionale ci hanno pensato alcuni esponenti veneti del Partito democratico: «Barbisan ha liquidato la questione dei migranti che scappano dalle guerre e dalla fame, definendoli come belli pasciuti, per l’esattezza. Contemporaneamente, tanto per completare il suo ragionamento sottile, ha assestato il colpo finale affermando che “i ragazzotti neri forse alle donne piacciono perché hanno un’altra dote sotto”. Insomma, un uno-due memorabile, che ci riporta al tempo dei cavernicoli. Parole che sono a dir poco indegne, a maggior ragione perché pronunciate da un rappresentante delle Istituzioni», hanno affermato i consiglieri Dem Vanessa Camani, Francesca Zottis, Anna Maria Bigon, Chiara Luisetto, Jonatan Montanariello e Andrea Zanoni. «Una vera vergogna, che cancella ogni rispetto per le donne, per chi soffre e cerca di scappare dagli orrori», hanno concluso.
Le scuse
Dopo lo scoppio della polemica, Barbisan si è scusato per le sue frasi: «Sono profondamente rammaricato e mi scuso per quanto accaduto l’altra sera in televisione. Quelle mie parole non rappresentano né i miei valori, né, soprattutto, il pensiero del movimento e del gruppo al quale appartengo. Sull’onda emotiva della diretta televisiva, purtroppo, mi sono fatto colpevolmente trascinare dagli argomenti e dalla discussione. Chi scappa da una guerra ha tutti i diritti ad essere assistito, a prescindere dalla propria corporatura. Mi scuso pertanto per queste mie parole, così come mi scuso se ho ferito la sensibilità delle donne e chiunque si sia sentito offeso dagli improvvidi termini che ho utilizzato».
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
IL COSTITUZIONALISTA: “LA CAUZIONE PER EVITARE I CPR E’ UNA CONFESSIONE: QUEI CENTRI SONO CARCERI”
Gustavo Zagrebelsky ha sulla scrivania un libro di Giorgio
Agamben, Homo Sacer, aperto al capitolo Opus Dei. Archeologia dell’ufficio. L’appuntamento con il giurista, presidente emerito della Corte Costituzionale, era fissato per parlare degli attacchi di queste settimane alla giudice Iolanda Apostolico, accusata da pezzi di maggioranza e di governo di aver disapplicato con un’ordinanza il decreto Cutro per ragioni ideologiche, non in base alla legge.
Cosa c’entra l’«ufficium» con tutto questo?
«L’invenzione dell’ufficium ha un’importanza centrale nella cultura moderna: un atto, religioso o civile, vale (o non vale) indipendentemente dalle qualità personali di chi lo compie. Il prete, per quanto miscredente o corrotto sia, celebra validamente i misteri della fede se rispetta le norme della liturgia. Un giudice decide validamente, che sia amico o nemico d’una parte in causa, se la sentenza è esente da vizi, cioè da violazioni della legge. Dove condurrebbe l’esame della vita privata se si volesse trarne conseguenze sulla validità degli atti compiuti? Il mescolamento del pubblico e del privato travolgerebbe tutto, non solo nella sfera della giustizia».
Hanno tirato fuori un video di cinque anni fa che mostra la magistrata a una manifestazione sul molo di Catania durante il blocco illecito della nave italiana Diciotti, con a bordo 137 migranti. Adesso l’attaccano perché il figlio è stato denunciato durante una manifestazione. Secondo lei tutto questo ha un intento intimidatorio?
«Sembra evidente. Questi attacchi personali non riguardano direttamente il provvedimento, che avrà una storia a sé e si vedrà. Riguarda piuttosto la tranquillità, la serenità di questo e di qualunque altro giudice in decisioni “sensibili” per gli interessi del governo. Servono a dire: tu magistrato magari anni fa hai fatto qualche cosa di cui potresti vergognarti. Attento, perché posso tirarla fuori».
L’accusa è di aver partecipato a una manifestazione di carattere politico, contro un atto governativo. La massima più ripetuta in queste ore è che il giudice deve non solo essere, ma apparire neutrale.
«Sì, è un argomento molto spesso ripetuto e ha, dalla sua, tra altre, l’autorità d’un Piero Calamandrei. Essere e apparire: che groviglio! Si può essere indipendenti e non sembrare, e si può sembrare indipendenti e non esserlo. La massima che lei ha ricordato, se non proprio una sciocchezza, mi pare un’ipocrisia. Aggiungo: c’è una componente autoritaria nel valorizzare l’apparenza. L’apparenza coincide con il “prestigio” esteriore, formale. Nel campo della giustizia la protezione di questo “prestigio” di facciata è molto presente».
Ci spiega meglio?
«Poiché i giudici non sono “esseri inanimati”, pure e semplici “bocche della legge”, come voleva Montesquieu – su questo siamo tutti d’accordo, non è vero? – e dunque hanno le loro idee, i loro orientamenti, le loro preferenze, davvero è buona cosa che tutto ciò resti nell’ombra? Non è forse vero il contrario? Mi permetta di osare un’autocitazione da uno scritto di cinquant’anni fa, cioè di un tempo non sospetto. Riguarda la “responsabilità disciplinare” dei magistrati ed è pubblicato nella Rivista di diritto processuale. Vi è espressa un’idea che oggi mi pare di approvare, forse con maggiore convinzione di allora. Le tendenze alla “messa in riga” (la Gleichshaltung, così si diceva nella Germania degli Anni ’30: si può vedere con Google) sono più chiare oggi di allora. Proprio la vicenda da cui siamo partiti mi sembra eloquente».
Ma quindi, nel 1975, cosa scriveva?
«Che a chi fa parte dell’ordine giudiziario sono riconosciuti i diritti costituzionali come agli altri cittadini. Solo l’iscrizione a un partito politico può essere vietata, ma non perché renderebbe trasparenti le idee del giudice, bensì perché implicherebbe una disciplina incompatibile con l’indipendenza del magistrato. Ma da questo non si può trarre motivo per inibire ai magistrati altre forme di esercizio dei loro diritti».
Non crede che al magistrato di cui si conoscono gli orientamenti, le “visioni del mondo”, sia preferibile il magistrato anonimo, di cui non si sa nulla?
«C’è differenza tra un magistrato grigio, opaco, e un magistrato neutrale. Non c’è bisogno di avere una grande esperienza nel mondo giudiziario per temere molto più certi magistrati che non quelli di cui si conoscono le idee».
Perché?
«I grigi, gli opachi, gli scialbi sono spesso i più proni. Si possono nascondere. Non è forse vero che il conformismo è spesso l’anticamera della corruttibilità?».
E gli altri?
«Gli altri stanno attenti due volte di più a dimostrare nelle loro pronunce l’assenza di preconcetti. Se hai il senso dell’ufficium, ti comporti così. Sai, comunque, che i tuoi provvedimenti saranno guardati con la lente d’ingrandimento. Invece, se sei disposto a vendere una sentenza ai potenti di turno, starai quatto quatto. Proprio chi è esposto sa di dover essere più scrupoloso».
Non è d’accordo con i magistrati che dicono: io, però, non lo avrei fatto?
«Guardi: le occasioni in cui si potrebbe dire al magistrato: hai fatto questo, dunque non puoi occuparti di quest’altro o, se te ne occupi, sei sospetto, sono infinite. Supponiamo ch’io partecipi a un gay pride, perché sono gay, per solidarietà o per curiosità. S e io fossi quel magistrato, seguendo il ragionamento-Apostolico, non potrei giudicare in tutte le questioni di omosessualità. Capisce dove si andrebbe a finire: il giudice rintanato, chiuso nella famigerata “torre d’avorio” che tutti deprecano».
E il mistero del video che esce chissà come dopo cinque anni?
«Questo è forse ciò che dovrebbe preoccupare, al di là del fatto che si sia trattato d’un magistrato. Un momento di vita personale, sia pure in pubblico, è “tracciato” e memorizzato per essere messo a disposizione di colui o di coloro che al momento buono vogliono usarlo contro un avversario. Questa faccenda mi ha fatto venire in mente la fine della democrazia ateniese. O meglio, la fine dell’epoca d’oro periclea. Un momento storico in cui pullulavano, quasi come professionisti, figure come i sicofanti. Cioè i ficcanaso, i delatori, gli informatori, i calunniatori, in una parola: le spie».
Che cosa facevano?
«Raccoglievano notizie e le mettevano a disposizione degli accusatori pubblici quando occorreva. Quando si trattava di condannare qualcuno a morte o all’ostracismo si chiamavano i sicofanti per ottenere i loro pacchetti di informazioni».
È convinto stia accadendo qualcosa del genere?
«È qualcosa di inquietante. Non è questione di privacy, ma di libertà tout court. Nelle società libere chiunque può, entro la legalità, fare quello che vuole, nella sicurezza che ciò che fa non diventi ricatto. La cosa più grave non riguarda chi ha fatto le riprese, ma chi le ha chieste sapendo dove e a chi chiederle».
Non è assurdo in un sistema democratico?
«È roba da verminaio politico, un metodo violento, uno scandalo. Altro che strumento politico».
Le dico come le risponderebbero: abbiamo il diritto di criticare le sentenze della giudice, proprio in virtù della separazione dei poteri.
«Certo: criticare le sentenze. Il resto è verminaio».
Torniamo un attimo al merito del provvedimento. Disapplicare una norma italiana perché confligge con una norma europea è frequente o dovrebbe essere un’ultima ratio?
«Quel provvedimento può essere condensato in tre righe: il trattenimento del migrante può avere luogo solo ove necessario sulla base di una valutazione caso per caso, salvo che non siano applicabili efficacemente misure alternative meno coercitive. Questa formula che si trova nel provvedimento di Catania è la riproposizione, parola per parola, di una direttiva europea in vigore».
Quindi?
«Quindi ciò che dice la giudice in punto di diritto non è certo una sua invenzione. È la trascrizione di una norma europea che non può essere contraddetta da un Paese-membro».
Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano dice: «Compete alle Corti esprimersi “in nome” del popolo italiano, non “in vece” del popolo italiano. Il parametro per il giudice non è la condivisione dei contenuti della norma che è chiamato ad applicare. Non può esistere una verifica diffusa della conformità delle leggi alla normativa europea».
«Mi dispiace per chi la pensa così, ma non solo può, ma deve esserci. Di fronte a un contrasto tra legge italiana e diritto europeo, si possono fare tre cose. Se c’è un dubbio, ci si rivolge alla Corte Costituzionale o alla Corte di giustizia europea. Se invece il contrasto è chiaro, il giudice deve disapplicare la legge nazionale. È la primauté, la supremazia del diritto europeo. Se la decisione arriverà alla Corte di Cassazione questa, in caso di dubbio, potrà rivolgersi alla Corte del Lussemburgo per avere chiarimenti».
Tutto questo lede la separazione dei poteri?
«Oggi le cose, dal tempo di Montesquieu, sono cambiate. I poteri sono di fatto due. All’uno fa capo la politica, all’altro il diritto. Come i giudici non possono dire a un membro del governo: devi dimetterti perché non mi piaci, così non può dire, al contrario, un esponente politico a un giudice. Ci sono regole oggettive che proteggono gli uni dagli altri. Nessun organismo naturale, però, può reggersi su due gambe che vadano ognuna per conto proprio. I conflitti devono risolversi. Come? Nello stato di diritto, a differenza dagli stati autoritari, prevale la legge. La politica deve adeguarsi. A meno che quest’ultima, come ultima ratio, non cambi la legge o, addirittura, la Costituzione. Potrebbe farlo ma sarebbe una pericolosa rottura della legalità».
Cos’ha pensato dell’idea di una cauzione di 4.938 euro per consentire a un migrante di non andare in un Cpr?
«Mi è girata la testa, incredulo. L’esempio sono gli Stati Uniti dove, pagando una cauzione, eviti la galera? Ma noi abbiamo una civiltà giuridica molto diversa. Là, ad esempio, c’è la pena di morte. Un buon motivo per noi di fare lo stesso? La cauzione per evitare il Cpr è la confessione, ove ce ne fosse bisogno, che quei centri di raccolta per migranti sono carceri».
(da lastampa.it)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
SI ALLARGA IL FRONTE DEI CALCIATORI PRO-PALESTINA
Dopo Karim Benzema, si allarga il fronte dei calciatori che hanno manifestato pubblicamente la propria solidarietà con il popolo palestinese.
L’ultimo in ordine di tempo è la stella del Liverpool Mohammed Salah. In un video pubblicato su X, il calciatore egiziano ha lanciato un appello ai leader di tutto il mondo per prevenire la morte di altri civili nella Striscia di Gaza.
«È insopportabile assistere all’escalation delle ultime settimane. Tutte le vite sono sacre e devono essere protette. I massacri devono finire. Le famiglie vengono distrutte», dice Salah nel filmato pubblicato sui social. «Ciò che è chiaro – aggiunge il calciatore egiziano – è che gli aiuti umanitari a Gaza devono essere consentiti immediatamente. Le persone lì versano in condizioni terribili. Le scene all’ospedale ieri sera sono state terrificanti. La popolazione di Gaza ha bisogno urgentemente di cibo, acqua e forniture mediche». E poi l’appello rivolto ai leader di tutto il mondo, affinché si uniscano «per prevenire ulteriori massacri di tutte le anime innocenti» e facciano «prevalere l’umanità»
Le parole di Salah arrivano dopo alcuni giorni di silenzio social, con il calciatore del Liverpool che era stato preso di mira da alcuni tifosi egiziani proprio per non essersi ancora esposto sulla recente escalation in Medio Oriente. Alla fine la presa di posizione è arrivata e va aggiungersi a quelle di altri suoi colleghi calciatori. Uno dei casi più emblematici è stato quello di Karim Benzema, che si è schierato al fianco del popolo palestinese con alcuni messaggi pubblicati sui social. Le sue parole gli sono valse dure critiche da parte del ministro dell’Interno francese Gerald Darmanin, che lo ha accusato di avere rapporti con i Fratelli Musulmani. Ma Benzema e Salah non sono gli unici calciatori ad aver espresso il proprio supporto per gli abitanti di Gaza. Tra i nomi più di rilievo c’è anche quello dell’ex attaccante francese Eric Cantona, che su Instagram ha scritto: «Difendere i diritti umani dei palestinesi non significa essere pro-Hamas. Dire “Palestina libera” non significa essere antisemita». All’elenco dei calciatori pubblicamente solidali con il popolo palestinese si aggiungono poi l’olandese Anwar El Ghazi (sospeso dal Magonza), l’algerino del Nizza Youcef Atal e Nabil Fekir, francese del Real Betis.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
PROTESTE E RABBIA. DALLA GIORDANIA A BEIRUT, DAL CAIRO ALLA CISGIORDANIA
Montano di giorno in giorno le manifestazioni nei Paesi arabi per
sfogare la rabbia nei confronti di Israele, ma non solo. Centinaia di palestinesi hanno manifestato nuovamente a sostegno di Gaza nella Cisgiordania occupata, il giorno dopo che manifestazioni simili erano degenerate in scontri con le forze di sicurezza palestinesi.
Il fulcro delle proteste è stata piazza al-Manara, nel centro di Ramallah, sede dell’Autorità palestinese. Davanti alla sede della presidenza, la folla ha incitato le autorità a porre fine alla “cooperazione in materia di sicurezza” con Israele, in corso da anni. A Nablus, una delle città più militanti della Cisgiordania, i manifestanti hanno sventolato bandiere palestinesi ma, soprattutto, le insegne verdi di Hamas, urlando slogan a sostegno del movimento islamico al potere nella Striscia di Gaza.
A preoccupare la dirigenza della Autorità Nazionale Palestinese è proprio il supporto sempre più evidente del popolo cisgiordano all’organizzazione estremista islamica che governa la Striscia dal 2007 e che avrebbe vinto, e vincerebbe, le elezioni qualora venissero indette. Proprio in seguito a questa annosa consapevolezza, il presidente palestinese Abu Mazen ha sempre trovato il modo per posticiparle. Questa scelta contro il volere dei propri cittadini ha sì incollato alla poltrona l’ottuagenario rais, ma lo ha reso di anno in anno più inviso e, di conseguenza, debole. Molti hanno infatti intonato canzoni contro Fatah (il partito di cui Abu Mazen è leader) e contro lo stesso presidente, oltre a innalzare cartelli con la scritta “abbasso Abbas.” Un giornalista dell’Afp a Nablus ha riferito che le forze di sicurezza palestinesi hanno sparato gas lacrimogeni contro i manifestanti mentre lasciavano il centro della città. Martedì sera, le forze di sicurezza dell’Autorità palestinese avevano già lanciato lacrimogeni durante una manifestazione a Ramallah. Anche davanti all’ambasciata di Israele in Turchia si sono schierati gruppi di manifestanti per chiederne la chiusura.
Intanto in Egitto, il Paese arabo più popoloso, nonché confinante con la Striscia, migliaia di persone hanno manifestato in solidarietà con i palestinesi intrappolati nella Striscia di Gaza ormai da 12 giorni. Lo si è potuto constatare dalle immagini diffuse dai media locali e dai social. Poco prima della affollata protesta, il presidente Abdel Fattah al-Sisi aveva avvertito: “Se chiedo al popolo egiziano di scendere in piazza, saranno milioni”. Intanto sul versante egiziano al valico di Rafah, al confine con la Striscia, gli operatori umanitari in attesa di entrare si sono riuniti per pregare in memoria delle vittime dell’ospedale dopo il raid sulla cui paternità Israele e Hamas si accusano a vicenda.
Anche nel sud del Libano ci sono state proteste, nonostante il movimento sciita Hezbollah – che di fatto lo governa – non abbia ancora deciso se entrare in guerra con Israele. Beirut è in una posizione molto fragile, stretta com’è tra la contrarietà alla guerra della maggior parte dei libanesi che stanno lottando da tre anni per sopravvivere a causa della devastante crisi economica (oltre alla drammatica rivalità tra i partiti religiosi) e le sollecitazioni provenienti dall’Iran, di cui il Libano è diventato l’appendice sul cruciale mar Mediterraneo e l’unico “confine” con Israele.
Ma è ad Amman, la capitale della Giordania, dove si è svolta la protesta più vasta.
Circa 5 mila manifestanti si sono radunati nei pressi dell’ambasciata israeliana. Il numero dei manifestanti potrebbe aumentare nonostante le forze di sicurezza giordane abbiano bloccato le strade che portano all’ambasciata. Malgrado le restrizioni, si stanno moltiplicando sui social gli appelli a scendere in piazza. Il Re di Giordania è il custode dei luoghi sacri dell’Islam a Gerusalemme e la sua posizione si complica di ora in ora. Per la giornata della preghiera del venerdì, si prevedono ulteriori manifestazioni, ma ancora più partecipate.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
“HO APPREZZATO TAJANI, IL CONFINE TRA GIUSTIZIA E VENDETTA NON VA TRAVALICATO”
Sconfiggere Hamas non può voler dire punire il popolo di Gaza. La causa palestinese è un’altra cosa. E il confine tra giustizia e vendetta non va travalicato. La segretaria del Partito Democratico Elly Schlein parla a Rtl 102 e 5 della guerra tra Israele e Hamas. Ma c’è un accenno anche alla legge di bilancio: «Offro asilo politico ai colleghi della maggioranza», dice. Visto che il governo ha vietato di presentare emendamenti. «Dall’inizio abbiamo fatto una netta e ferma condanna degli attacchi terroristici di Hamas e chiesto di fermare l’escalation», esordisce Schlein. «Abbiamo chiesto ieri al ministro Tajani in Aula di adoperarsi per aprire dei corridoi umanitari», aggiunge.
Poi la chiosa: «Sconfiggere Hamas non può voler dire punire tutta la popolazione di Gaza».
La segretaria Dem aggiunge che «il Partito Democratico usa tutti i suoi canali internazionali per dare il suo contributo diplomatico a cercare di fermare questo conflitto e l’escalation». E dice che «bisogna riprendere il processo di pace in Medio Oriente, quello che guarda alla soluzione dei due popoli e due Stati perché sia israeliani che palestinesi hanno diritto di vivere in pace e sicurezza. E da questo punto di vista apprezziamo che anche il ministro Tajani abbia detto che l’impegno del governo va in questa direzione».
Ma, avverte, «in democrazia c’è un confine tra giustizia e vendetta che non va mai valicato. Bisogna cercare di fare ogni sforzo diplomatico per dialogare con i Paesi arabi e isolare Hamas nel mondo palestinese e anche nel mondo arabo e in tutta la regione».
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
LUI FA IL PROVOLONE (“SEI UNA DONNA INTELLIGENTISSIMA, MA PERCHÉ NON TI HO CONOSCIUTA PRIMA?”), LEI NON LO DEGNA DI UNO SGUARDO…CLASSE 1987, VIVIANA GUGLIELMI HA INIZIATO LA SUA CARRIERA OCCUPANDOSI DI SPORT: “LO STILE GIUSTO? QUELLO DI CANNAVO’
Finisce nell’occhio del ciclone l’ennesimo scivolone televisivo di
Andrea Giambruno , questa volta immortalato in un pessimo fuori onda del suo programma Diario del giorno su Rete 4. Dopo le esternazioni degli ultimi tempi, dal caso degli stupri di Palermo e dopo aver usato il termine “transumanza” per parlare di immigrazione, il giornalista Mediaset viene colto in fallo da Striscia La Notizia, mentre tenta un approccio non ricambiato con la collega e giornalista in studio Viviana Guglielmi che, imbarazzata, non lo degna nemmeno di uno sguardo.
Viviana Guglielmi è una giornalista delle reti Mediaset. Nata nel 1977 a Sanremo ma cresciuta nel bergamasco, ha una laurea in Scienze della Comunicazione ed è iscritta all’Albo dei giornalisti della Lombardia dal giugno 2009. Inizia la sua carriera nel giornalismo televisivo occupandosi di sport e di intrattenimento. Nel 2008 approda ad Antennatre con il programma Azzurro Italia e dal 2010 viene affidata alla conduzione di Happy Hour, in onda su Tele Lombardia. Ha collaborato anche per diverse testate, da Il Giornale alla rivista Style. È apparsa sugli schermi di Inter Channel, poi su Sistal Tv: Approda infine a Gazzetta TV e in seguito nella redazione di Tgcom24. “Sono appassionata di sport.
Da ragazzina facevo i campionati regionali di nuoto, stile libero. In tv non perdevo una puntata de La domenica sportiva. E mi dicevo: “Un giorno mi piacerebbe condurre un programma di calcio…”, ha raccontato in un’intervista al Corriere nel 2015 ai tempi di GazzettaTv. “Il mio modello? Candido Cannavò. Mi sono nutrita dei suoi editoriali, dei suoi libri. Lo vedevo in tv e dicevo: “Quello è lo stile giusto, compassato e profondo, mai sopra le righe, mai una parola fuori luogo”.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
SI AVVICINA FACENDO IL GIGIONE, LE ACCAREZZA I CAPELLI E LA RIEMPIE DI COMPLIMENTI, POI ESONDA: “MA NON MI ROMPESSERO IL CAZZO COL CIUFFO, HO 42 ANNI E CE LI HO I CAPELLI, QUA DENTRO SONO TUTTI PELATI”, “LA CINA? CI STA SUL CAZZO!”…LE POSE DA BORGATARO, LE MANI SUL PACCO E LA STRANA ECCITAZIONE IN STUDIO
Nella puntata di mercoledì 18 ottobre di Striscia la Notizia si inaugura una nuova rubrica dedicata ad uno dei nomi che più hanno fatto discutere in questa stagione tv: Andrea Giambruno.
Il giornalista, nonché conduttore televisivo e compagno di Giorgia Meloni, durante un fuori onda recuperato dal tg satirico di Canale 5, si lascia andare ad alcune considerazioni piuttosto colorite e, inoltre, si rivolge alla collega presente facendole battute allusive.
In prima battuta Giambruno si lamenta del fatto che i suoi capelli siano diventati oggetto di scherno e, infatti, tra una pausa dalla diretta e l’altra non esita a commentare: “Ma non mi rompessero il ca**o col ciuffo, ho 42 anni e ce li ho i capelli, qua dentro sono tutti pelati, ma non mi rompessero i cog***ni, qua c’è gente che bestemmia in onda, mi vanno a guardare i capelli”. Il giornalista, poi, in un successivo momento di stop, si avvicina alla sua collega giornalista presente in studio dicendo: “L’unico giudizio che conta per me è quello della Viviana, ma la bellezza di questo blu estoril, una donna acculturata come te dovrebbe saperlo, blu Cina no, non ti si addice, sei di un livello superiore, meglio oggi? Sei di buon umore? Mi è dispiaciuto ieri vederti un po’…Sei una donna intelligentissima, ma perché non ti ho conosciuta prima”
Poi è un continuo camminare nervosamente e toccarsi i genitali
(da Fanpage)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
FIORELLO SCATENATO SUL FUORIONDA DEL “SIGNOR MELONI” CHE FA IL PROVOLONE CON LA GIORNALISTA VIVIANA GUGLIELMI E, RIFERENDOSI ALLA RECENTE SENTENZA DELLA CASSAZIONE, DA’ UN CONSIGLIO IRONICO ALLA “DUCETTA”
Prosegue il tormentone di Fiorello su Giorgia Meloni con finte
telefonate della premier nelle dirette Instagram di ‘Aspettando Viva Rai2’ (anche in differita su RaiPlay). Questa volta le battute dello showman si sono concentrate sul “first gentleman” e sul Pd, per far tornare il ‘buonumore’ alla premier dopo il servizio dedicato ieri a ‘Striscia la notizia’ a Andrea Giambruno, tra gaffe e fuori onda.
Sempre in collegamento dal ‘glass di cortesia’ di via di Vigna Stelluti, quartiere di Roma Nord, che lo ospiterà fino al trasloco nel nuovo spazio del Foro Italico del 6 novembre, giorno del ritorno in diretta su Rai2 del programma mattutino, lo showman ha aperto la puntata proprio con una finta telefonato alla Meloni: “Giorgia, sei un po’ arrabbiata ancora per il servizio di ‘Striscia’ di ieri? Ma ti posso dire? Ormai si divorzia in 24 ore”.
Fiorello è intervenuto anche sullo sciopero dei mezzi di 24 ore indetto per venerdì 20 ottobre, per sdrammatizzare con una battuta sul Pd: ”Domani i lavoratori dei servizi pubblici incroceranno le braccia e resteranno fermi. L’ira del PD: ‘Ci copiano i programmi!'”. Dopo la battuta, come ormai da prassi, sono scattate le risate a crepapelle della finta Presidente del Consiglio, ‘collegata’ in diretta telefonica.
(da agenzie)
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Ottobre 19th, 2023 Riccardo Fucile
E’ L’ISTITUZIONE PIÙ COSMOPOLITA E PRESTIGIOSA DELLA CULTURA ITALIANA NEL MONDO. MA ANCHE LA PIÙ COMPLESSA (CINEMA, ARTE E ARCHITETTURA, DANZA, TEATRO, MUSICA CONTEMPORANEA)… IL MUSULMANO CHE NON HA SPESO UNA PAROLA PER LA PALESTINA
Entro la fine dell’anno, verosimilmente per la metà di dicembre, lo scrittore e saggista Pietrangelo Buttafuoco diventerà il nuovo (designato) presidente della Fondazione Biennale di Venezia. Ormai non è più una indiscrezione: tra gli addetti ai lavori la nomina viene data con sicurezza, questione di giorni.
Il mandato dell’attuale presidente, Roberto Cicutto, insediato nel febbraio 2020 e indicato dall’allora ministro Dario Franceschini, scade ufficialmente il 2 marzo 2024. Ma sia a Venezia che nei Palazzi romani tutti sanno che il rapporto tra il ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, e Cicutto è stato all’inizio del governo Meloni molto freddo e poi inesistente, nonostante Cicutto sia molto apprezzato dagli addetti ai lavori, visti i lusinghieri risultati delle Mostre del cinema, della Biennale Arte 2022 e della Biennale Architettura 2023.
Il ricambio era dunque nell’aria e segue idealmente la nomina del novembre 2022 di Alessandro Giuli al Maxxi- Museo nazionale delle arti del XXI secolo a Roma, altro intellettuale vicino all’area politico-culturale dell’attuale governo. La nomina prevede una designazione da parte del ministro Sangiuliano e poi il parere delle commissioni Cultura della Camera e del Senato. Solo dopo questo passaggio arriverà il decreto di nomina da parte di Sangiuliano con un rituale anticipo rispetto alla scadenza di Cicutto. È la norma, nulla di straordinario.
Buttafuoco può contare anche su un appoggio bipartisan: da tempo collabora alla Fondazione Leonardo Civiltà delle Macchine di cui è presidente Luciano Violante, ex magistrato, ex Pci poi Pds-Ds-Pd, ed ex presidente della Camera dei Deputati. Buttafuoco e Violante, da tempo amici, hanno anche curato insieme (accanto a Emiliana Marrese) il volume di saggi Pedagogia e politica. Costruire comunità pensanti (Pensa Multimedia, 2021).
La Biennale è un organismo molto complesso. Realizza la mostra annuale del Cinema, le rassegne biennali di Arte e Architettura, il Festival di danza contemporanea, il Festival internazionale di teatro, il Festival internazionale di musica contemporanea, cura l’ampio Archivio storico delle arti contemporanee, con documenti dal 1895 in poi.
(da agenzie)
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