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LA MELONI CHE HA NOMINATO BUTTAFUOCO PRESIDENTE DELLA BIENNALE DI VENEZIA E’ LA STESSA CHE SI OPPOSE ALLA SUA CANDIDATURA COME GOVERNATORE DELLA SICILIA PERCHE’ “MUSULMANO”?

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

NEL 2015 TUONO’: “SANTO DIO, NON CREDO SIA UNA BUONA IDEA CANDIDARE UNO CHE SI E’ CONVERTITO ALL’ISLAM”… COERENZA SOVRANISTA, OGGI BASTA ACCHIAPPARE UNA POLTRONA E VA BENE ANCHEA GIAFAR AL-SIQILLI

Il governo Meloni ha nominato Pietrangelo Buttafuoco presidente della Biennale di Venezia, elogiando lo scrittore, di fede musulmana, e descrivendolo come una persona di «spessore, competenza e autorevolezza».
Ma, in realtà, la leader di Fratelli d’Italia, non ha sempre avuto parole dolci per Buttafuoco.
Nel 2015, quando la Lega propose il suo nome come Governatore della Sicilia per le elezioni regionali, non usò giri di parole per commentare la scelta di Matteo Salvini: «Non credo sia una buona idea candidare una personalità che ha deciso di convertirsi all’Islam. Ognuno è libero di professare la religione che vuole, ma credo che in questi anni l’Italia e l’Europa debbano rivendicare le proprie origini greche, romane e cristiane davanti a chi vorrebbe spazzarle via. Non vorremmo dare un segnale di resa ai fanatici che rimpiangono il passato dominio arabo e musulmano sulla Sicilia» scrisse Meloni scritto su Facebook.
E in pubblico la leader di Fratelli d’Italia rincarò ulteriormente la dose:«È come se a Istanbul venisse candidato ed eletto un cristiano. Io sono per la libertà di culto, non ho nulla contro i musulmani e l’Islam… ma santo Dio!».
(da agenzie)

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A GAZA GLI OSPEDALI SONO AL COLLASSO: NON CI SONO PIÙ ANESTETICI, SE NELLE PROSSIME ORE NON DOVESSE ARRIVARE CARBURANTE SI RISCHIA DI DOVER FERMARE PERSINO LE INCUBATRICI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

SI USA L’ACETO PER DISINFETTARE, I FARMACI SONO POCHI E I 9MILA PAZIENTI MALATI DI CANCRO VENGONO CURATI UTILIZZANDO UN SOLO GENERATORE CHE HA ANCORA POCHE ORE DI AUTONOMIA

Oramai non c’è più tempo. Se nelle prossime ore non dovesse arrivare a Gaza un po’ di carburante, la quasi totalità degli ospedali potrebbe chiudere o limitare al massimo le proprie attività. Ad esserne influenzati, soprattutto i macchinari salvavita, come le incubatrici, che rischiano di essere spente da un momento all’altro. Impossibile anche fornire il necessario ossigeno o l’illuminazione per le sale operatorie. Su 130 bambini che nascono a Gaza, più di 70 hanno bisogno di essere messi in incubatrice a causa di malnutrizione, malattie, nascite premature. Spesso nascono già orfani.
L’allarme sulla chiusura degli ospedali, è stato lanciato dal Ministro della salute di Gaza, allarme condiviso e sostenuto da tutte le agenzie delle Nazioni Unite. Gli ospedali non sono solo luoghi per i malati: negli ultimi tempi sono diventati rifugi per gli sfollati, che si assiepano lì ritenendoli luoghi sicuri, nella speranza che non vengano abbattuti nei raid. I nosocomi funzionanti sono in media al 150% in più della loro capienza solo di feriti o malati, più poi tutti i rifugiati. L’ospedale al-Shifa, di Gaza City, uno dei più grandi della Striscia, ogni giorno cura circa 5.000 pazienti, mentre la sua capacità è di 700. A questo ospedale, sono giunti dall’Organizzazione mondiale della sanità poco più di 10 mila litri di carburante.
Altri 20 mila litri sono stati distribuiti a strutture al Sud. Israele si rifiuta di far entrare il carburante, perché teme vada ad alimentare l’infrastruttura bellica di Hamas. L’esercito ha mostrato foto di satelliti che riprendono serbatoi dove è conservato il carburante dei miliziani.
I dati che giungono dal governo palestinese sono chiari: il 34% (12 su 35) degli ospedali non funziona, il 65% (46 su 72) dei centri di prima assistenza è chiuso. Gli ospedali sono al collasso, molte operazioni vengono effettuate non usando strumenti appropriati o anestetici e disinfettanti appropriati, alla luce dei cellulari. L’aceto sostituisce il disinfettante.
I circa 9.000 pazienti malati di cancro sotto chemioterapia che affollano l’unico ospedale per questo tipo di trattamento, il Turkish Hospital, vengono curati utilizzando un solo generatore che ha ancora poche ore di autonomia. Ai malati in dialisi, è stato ridotto il tempo per la cura da 4 a 2,5 ore. Sono più di 70 le vittime all’interno del personale medico, 90 i feriti. Sessantanove gli attacchi indiretti a strutture sanitarie, dodici delle quali sono fuori servizio
«Le scorte di medicinali – dicono dall’agenzia per i rifugiati palestinesi – stanno diminuendo gravemente e saranno disponibili solo per pochi giorni. I centri sanitari primari stanno esaurendo il carburante, mettendo a rischio la fornitura di servizi sanitari essenziali».
(da La Stampa)

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MELONI HA RIUNITO IL GABINETTO DI GUERRA DEI FEDELISSIMI E DETTA LA LINEA: “ATTACCARE I BERLUSCONI E FORZA ITALIA”

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA PREMIER, INVECE CHE PRENDERSELA CON SE STESSA PER IL CASO GIAMBRUNO, E’ INFURIATA PERCHE? “ALTRO MATERIALE POTREBBE USCIRE PRESTO”

Il Fatto Quotidiano racconta oggi di due vertici segreti a Palazzo Chigi. Il primo è andato in scena giovedì 20 ottobre di pomeriggio, dopo il primo e prima del secondo fuorionda di Striscia la notizia. È quello in cui Giorgia Meloni ha deciso di scrivere il post di addio ad Andrea Giambruno. Il secondo si è svolto lunedì 23 ottobre di mattina. La premier ha riunito una sorta di gabinetto di guerra con i fedelissimi. Ovvero la sorella Arianna Meloni, il di lei marito e ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e il sottosegretario Giovanbattista Fazzolari. E proprio in quella riunione Meloni avrebbe fatto sapere ai presenti che Striscia aveva altro «materiale» su Giambruno, «che potrebbe uscire presto». Per questo, avrebbe aggiunto, «arriveranno momenti difficili. Bisogna aspettarsi di tutto».
«Bisogna aspettarsi di tutto»
La sensazione dei presenti è che da qui ai prossimi giorni possano uscire indiscrezioni su Giambruno che possono coinvolgere l’intero governo. Ma durante la riunione si è deciso anche altro. Ovvero la strategia di Palazzo Chigi: «Attaccare i Berlusconi e Forza Italia». In quanto colpevoli di non aver fermato la pubblicazione dei fuorionda.
La prima ritorsione è stata l’irritazione sulla nomina di Giuliano Amato all’Intelligenza artificiale. Voluta, spiega il quotidiano, dall’uomo Mediaset Alberto Barachini. Non è un caso che Tommaso Foti, Giovanni Donzelli e lo stesso Lollobrigida abbiano successivamente attaccato Mediaset e anche Forza Italia. Proprio questo ha portato ieri Marina Berlusconi a smentire i retroscena e ad esprimere apprezzamenti nei confronti di Meloni, «come premier e come donna». A cui i vertici di FdI hanno risposto: «Quando mai Berlusconi ha detto una cosa vera da Vespa?».
(da Open)

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LA MELONI VALUTA IL RITIRO DELLE DELEGHE A VITTORIO SGARBI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LA PREMIER ATTENDE SOLO L’ANTITRUST… LA STORIA DEL COLLABORATORE-TALPA

La poltrona di sottosegretario alla Cultura per Vittorio Sgarbi è in bilico. Dopo la storia dei 300 mila euro incassati per mostre e premi il suo ministro Gennaro Sangiuliano l’ha scaricato pubblicamente. Il critico d’arte ha cercato di smentire l’intervista a il Fatto Quotidiano senza successo. E ora Giorgia Meloni pensa di scaricarlo. La premier, rivela il quotidiano diretto da Marco Travaglio, sta «approfondendo il caso consulenze». E nelle prossime ore prenderà una decisione. Ma è anche «furibonda» per come è stata gestita la vicenda. Nei prossimi giorni potrebbe decidere di ritirargli le deleghe. Ma soltanto una volta che sarà dimostrata l’illegittimità dei suoi compensi. Quindi l’idea è di attendere la fine dell’istruttoria dell’Antitrust, attivato da una segnalazione di Sangiuliano.
Il ritiro delle deleghe
Sangiuliano ieri ha confermato di non sentire Sgarbi da due giorni. E ha chiesto «24 o 48 ore» per chiudere il caso. Che era considerato in bilico già a luglio, dopo le uscite sessiste con Morgan in occasione di un duetto al museo Maxxi di Roma. Nell’occasione la fidanzata Sabrina Colle lo difese definendolo un eroe solitario vittima dei conformisti. Ma la decisione dovrà essere presa con gli alleati di Forza Italia. Anche se nel frattempo il Movimento 5 Stelle ha presentato una mozione per la revoca della delega. E nelle prossime settimane arriverà l’avviso di conclusione indagini per l’accusa di evasione fiscale. Secondo i pubblici ministeri Sgarbi non ha pagato debiti con l’Agenzia delle Entrate per un totale di 715 mila euro. E ha fatto acquistare proprio alla compagna Colle il quadro “Il giardino delle fate” di Vittorio Zecchin. Per mettere l’opera al riparo dal fisco.
I rimborsi richiesti e annullati
Nella replica di ieri a il Fatto Sgarbi ha parlato anche dei rimborsi. Prima negando di averli mai chiesti perché viaggia con il suo autista. Poi dicendo che erano legittimi. Quelli per la trasferta per l’evento “Messina Bendata”, pagato 5 mila euro su Iva, il sottosegretario li ha fatti annullare dopo la pubblicazione dell’inchiesta.
Mentre sulla visita ad Arpino Sgarbi aveva chiesto un’auto con autista per visite istituzionali. Il sottosegretario sostiene che la visita servisse alla riconsegna di un dipinto del ‘600 finito in una Asl di Sora. Il problema, secondo fonti del Fatto, è che «la sua agenda funziona al contrario, va dove lo pagano e attorno ogni volta che gli è possibile costruisce visite ed eventi istituzionali concomitanti».
Sgarbi e Corona
Intanto su il Fatto il direttore Travaglio scrive che «Sgarbi è il Fabrizio Corona della politica. Più fa danni, più se lo contendono. Quasi quasi ne chiederemmo le dimissioni se non temessimo di fare ciò che ha fatto Striscia con i fuorionda di Giambruno: un favore al governo. Ma è uno sporco mestiere e qualcuno deve pur farlo».
Lui intanto in un’intervista al Corriere della Sera dice che l’intervista del Fatto è falsa e che è pronto a denunciare tutti: «Dimissioni? Ma cosa sta dicendo? Ho sempre fatto il mio dovere, non vedo da cosa dovrei dimettermi». Poi dà la sua versione dei fatti sulla fuga di notizie: «Un mio collaboratore, a questo punto ex, si è infilato nel mio computer, ha rastrellato informazioni dalla mia agenda e poi ha inviato tutto via mail ai vertici del ministero, a Palazzo Chigi e alla stampa. Il tutto con un account del ministero. Stiamo parlando di un “corvo”: dobbiamo dare credibilità a chiunque?».
Il collaboratore
Annuncia la presentazione di una querela alla polizia postale. «È una persona che era sparita a lavoro: ci ha raccontato che era stato in coma, mentre poi abbiamo scoperto che era stato arrestato per una truffa». Conferma di aver chiesto un parere all’Autorità Anticorruzione per le sue consulenze. E sull’accusa di evasione fiscale: «Chiarirò anche questo. È tutto in regola, certo». Intanto il Garante della concorrenza conferma: ha ricevuto la documentazione inviata dagli uffici del ministro. Ed ha «immediatamente iniziato l’esame della documentazione ricevuta».
(da Open)

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ROVIGO, PIAZZANO ORDIGNI FUORI DALLE ABITAZIONI DEI MIGRANTI: ARRESTATI TRE TERRORISTI RAZZISTI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

TRA GLI INDAGATI ANCHE UN CARABINIERE

Tre giovanissimi, tra i 21 e 23 anni, sono stati arrestati ai domiciliari con l’accusa di detenzione, porto in luogo pubblico di ordigno esplosivo e tentato omicidio plurimo con dolo.
Atti aggravati, secondo l’accusa, da una matrice xenofoba.
Nello specifico, lo scorso 31 marzo avrebbero fatto esplodere un ordigno artigianale ai piedi del portone di un condominio ad Adria (Rovigo) dove vivono alcune famiglie, italiane e straniere.
La struttura, inoltre, si trova vicino al centro d’accoglienza dei migranti di Borgo Fiorito, dove al momento sono ospitate 120 persone. L’esplosione avrebbe ha distrutto l’ingresso del palazzo, e le porta di tre appartamenti tra il primo e il secondo piano.
L’inchiesta
La magistratura ritiene che «la circostanza fortuita che non si fossero, nonostante la potente deflagrazione, verificati danni alle persone, ma solo alle cose, non escludeva la gravità di quanto accaduto», come riporta una nota della procura della Repubblica di Rovigo.
C’è poi un altro episodio, risalente al 29 luglio, accaduto a Rosolina Mare. Secondo quanto riporta il Corriere del Veneto, i tre (nascosti da un passamontagna e con le targhe delle auto coperte) avrebbero lanciato materiale esplodente in prossimità degli appartamenti del villaggio Tizè, dove vivono alcune famiglie di origini straniere. Le esplosioni sarebbero state tre: una in direzione degli appartamenti situati a sud-est della struttura e i successivi in zona nord-est.
«Indole violenta e xenofoba»
In questo caso l’aggravante risiede anche nel momento che hanno scelto: le 4 di mattina, così da ostacolare la pubblica e privata difesa. Stando alle indagini dei carabinieri di Adria, scrive ancora il Corriere, sono emerse «l’indole violenta, xenofoba – come scrive ancora la procura – e intenzioni di spedizioni punitive e le modalità di commissione dei fatti particolarmente accorte, quali la copertura della targa del mezzo con cui gli indagati erano giunti sul luogo di commissione del delitto il 31 marzo 2023, nonché la capacità di operare altre iniziative organizzate per azioni violente con modalità professionali quali l’uso di passamontagna e la scelta di percorsi non coperti da telecamere pubbliche». È inoltre indagato un militare con l’accusa di rivelazione di segreto d’ufficio: i tre si sarebbero rivolti a lui per chiedere conto delle indagini in corso sugli episodi.
(da Il Corriere del Veneto)

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“VIGLIACCHI CON I FUCILI”: VETERINARIO PICCHIATO DA CACCIATORI PERCHE’ LI FILMA MENTRE SPARANO VICINO ALLE CASE

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

LE IMMAGINI DELLA TEPPAGLIA IN DIRETTA FACEBOOK

«Ti spacco la testa»: così alcuni cacciatori di Novello hanno aggredito il dottor Massimo Vacchetta, veterinario del Centro recupero ricci La Ninna, colpevole di aver filmato i loro spari vicino alle case.
Nel corso del pomeriggio, il dottor Vacchetta ha udito colpi di fucile provenire da una zona nelle vicinanze del paese e ha deciso di indagare sulla loro origine. Poco dopo, si è recato sul posto in cui si trovavano le auto dei cacciatori e ha iniziato una diretta su Facebook per documentare la pericolosa vicinanza dell’attività venatoria all’area residenziale.
«Stanno sparando troppo vicino alle abitazioni nel centro del paese – ha dichiarato Varchetta durante la diretta – Guardate quanti cacciatori ci sono, e proprio lì c’è un cinghiale morto».
Tanto è bastato per far innervosire il gruppo di cacciatori, che hanno notato l’uomo che filmava la scena con il cellulare e lo hanno minacciato. Uno di loro, che gli amici chiamano Gianni, prima lo ha avvertito («Ti spacco la testa!») e successivamente si è avvicinato per aggredirlo fisicamente. Un altro uomo con una pettorina arancione lo ha trattenuto, continuando a minacciare il veterinario con la stessa violenza. «Se filmi ancora ti spacco le corna» aggiunge uno, «Non te li porto più i ricci» afferma un altro.
A quel punto, secondo quanto testimonia Vacchetta, la diretta si sarebbe interrotta proprio a causa della caduta del suo cellulare a seguito di una spinta ricevuta. Nel video, si può vedere un cacciatore con il fucile ancora in spalla allontanarsi dall’obiettivo. «Sei un drogato, hai gli occhi da drogato» si sente ancora, «vattene che ti conviene». E così la situazione degenera ulteriormente, e un uomo con gli stivali gli sferra un calcio. A questo punto, il dottor Vacchetta ha chiesto l’intervento delle forze dell’ordine.
(da Open)

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MIGLIAIA DI TIFOSI DEL CELTIC, DURANTE LA PARTITA CON IL REAL MADRID, SVENTOLANO LA BANDIERA DELLA PALESTINA

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

“YOU’IL NEVER WALK ALONE” DIVENTA UN INNO PER LA PALESTINA

I colori rosso, nero, bianco verde, hanno dominato le tribune del Celtic Park nella terza partita del girone dei gironi Champions League, la sfida tra Celtic e Atletico Madrid.
Le bandiere della Palestina sono state distribuite all’esterno dello stadio ai tifosi, che le hanno poi sventolate a migliaia nei minuti precedenti l’inizio del match.
Ma non solo, alcune centinaia di supporter si sono coordinati e hanno indossato dei copri-pioggia colorati a formare una grande bandiera palestinese umana, e un’altra di stoffa di notevoli dimensioni è stata notata anche dai cronisti della Bbc, mentre veniva srotolata nel settore della Green Brigade.
Come ulteriore gesto a sostegno della popolazione della Striscia di Gaza, i tifosi scozzesi hanno intonato il loro inno You’ll Never Walk Alone in una versione rivisitata e dedicata esplicitamente alla Palestina.
(da Open)

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UNA PROSTITUTA DELLE FESTE CON COCAINA A GENOVA HA I VIDEO DELLE SERATE HARD E LI AVREBBE VENDUTI INSIEME ALLE SUE MEMORIE

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

“AI FESTINI CON LA COCA LA MAGGIOR PARTE ERANO POLIZIOTTI E CARABINIERI, UNA VOLTA HO VISTO ANCHE IL LEGHISTA PIANA, C’ERA ANCHE UN ASSESSORE”

Una delle escort coinvolte nel caso dei festini a base di cocaina a Genova ha provato a vendere uno dei video a La Verità. L’inchiesta della procura di Genova pone sotto la lente l’imprenditore Alessandro Cristilli e l’albergatore Christian Rosolani. Entrambi sono finiti agli arresti con le accuse di sfruttamento della prostituzione e spaccio. Mentre il vicepresidente della giunta regionale Alessandro Piana è finito sulla graticola perché avrebbe partecipato a uno degli happening (lui ha smentito). La trattativa, spiega oggi il quotidiano, è stata lunga ed è improvvisamente naufragata. Ma dopo qualche giorno la stessa escort ha fatto sapere di aver venduto ad altri sia le sue memorie che i filmati.
Il caso e i filmati
La vicenda comincia il 12 ottobre. La prostituta si presenta all’hotel Shangri La di Roma con il compagno imprenditore. Sostiene di sapere tutto della vicenda e in effetti è citata nell’ordinanza che ha portato in carcere Rosolani e Cristilli. «Ho tanto da raccontare. Ma mi deve garantire l’anonimato», dice all’inizio. «Sono entrata in rapporti intimi con diversi personaggi. Mi dica cosa mi offre. Io mi sono assunta le mie responsabilità, sono stata schedata come prostituta. Adesso un amico poliziotto mi ha convinta: “Tu le cose le sai, vai e vedi cosa ti offrono”». Dice di aver subito un interrogatorio e che nell’occasione ha riconosciuto due agenti presenti come suoi clienti. «Quando l’ho dichiarato, chi mi stava facendo le domande ha detto al collega: “Chiudi il pc, il verbale termina qui”. E allora io ho ribattuto: “Ma così non vale”».
La clientela
Secondo la prostituta la maggior parte della sua clientela erano poliziotti, finanzieri e carabinieri. Poi parla dei video: «Io ho delle immagini fooorti, ma non tanto a livello sessuale. Forti per il personaggio che si vede e per la droga. Ci sono belle scene». Ma non è Piana: «No, ma io facevo ‘sti video quasi per caso e gli altri si raccomandavano: “Non li pubblicare mai!». Prosegue: «Piana l’ho visto una sola volta. La data della festa non me la ricordo. Con lui non ho fatto sesso. Ma c’era, anche se non ho le prove, né un messaggio, né un video». E riguardo la cocaina, la escort conferma: «A quelle feste si andava solo per quello».
Poi parla di un suo cliente: «C’è un personaggio di cui non mi viene in mente il nome, un personaggio di quel genere, forse un assessore. È stato con me nella casa di appuntamento e a delle feste. Un giorno, lavoravo in un bar della Foce, me lo sono trovata davanti con la moglie intento a fare colazione. Quando mi ha vista è diventato verde».
I filmati
Nei filmati «ci sono io che vesto da donna *** (uno dei personaggi citati nell’inchiesta, ndr). Era la sua passione. Aveva perso una penitenza e gli ho messo le calze a rete, il rossetto. Era seduto sul gabinetto con un collare. Gli dicevo: “Fai il mio cane “. Se lo faccio pubblicare gli rovino la carriera». E poi «alcuni invitati che pippano, le penitenze…». E il sesso? «Mi creda, ben poco, roba da ragazzini drogati… gente nuda con le calze a rete. Facevano questi giochetti, queste partite a biliardo, uomini contro donne. Una sana tr… non se la faceva nessuno». Tutte le volte che andava le davano mille euro
(da Open)

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CON LA CULTURA CI SI MANGIA, SGARBI PURE TROPPO: SANGIULIANO NON CE LA FA PIU’ E PASSA LA GRANA ALLA MELONI

Ottobre 26th, 2023 Riccardo Fucile

ANCHE FORZA ITALIA LO SCARICA: NON E’ IN QUOTA NOSTRA, LO HA VOLUTO LA MELONI

Per dire quanto si vogliono bene, Gennaro Sangiuliano e Vittorio Sgarbi, basti ricordare che nel totogoverno di ottobre il critico d’arte pressò a più riprese il Cavaliere, pur di arrivare a capo del Collegio Romano. “Volevo fare il ministro della Cultura. Volevo un placet di Berlusconi, ma lui ha in mente solo la Ronzulli”, si lamentò poi Sgarbi.
Al suo posto trovò Gennaro Sangiuliano. Che aveva il placet di Giorgia Meloni. Così fu che il critico d’arte dovette acconciarsi a fare il cadetto. E’ l’inizio di una convivenza movimentata.
A Sgarbi, il neoministro dà deleghe pesanti – a partire dai musei e dai parchi archeologici, e poi l’arte contemporanea e la sicurezza – e uno staff consistente, di otto persone. Ma lo obbliga a riferire ogni iniziativa. “Il Sottosegretario di Stato, prof. Vittorio Sgarbi informa il Ministro in ordine alle attività svolte in ragione delle funzioni delegate”. Raccomandazione non rispettata, evidentemente. Tra i due inizia una fitta corrispondenza di amorosi sensi.
Così quando Sgarbi, forse pensando di interpretare il sangiulianesimo con una tirata a favore dei direttori italiani, mette al bando i direttori stranieri. “Adesso se ne vanno. Siamo arrivati noi e se ne vanno loro”, dice. Pochi minuti e Sangiuliano lo stoppa. “Gli stranieri non vanno discriminati. Se sono bravi devono poter lavorare da noi”.
Oppure quando Sgarbi, novello sottosegretario, vorrebbe l’amico Morgan a capo di un dipartimento della musica. Il ministro: “Non so se Morgan ha i titoli”. Sgarbi lancia i musei gratis. E Sangiuliano: “Sono assolutamente contrario”. Deng, deng, deng.
A giugno il caso più noto, quello del turpiloquio al Maxxi. Fatti noti: Sgarbi e Morgan sul palco, ospiti di Alessandro Giuli, show con battute da bar, offensive al punto che le dipendenti scrivono una lettera di protesta. Sangiuliano lo sconfessa pubblicamente. “Sono da sempre e categoricamente lontano da manifestazioni sessiste e dal turpiloquio”, scrive a sua volta.
Nulla a che vedere col muro contro muro di queste ore. Il Fatto Quotidiano scrive che Sgarbi avrebbe incassato per varie consulenze 300mila euro in nove mesi, fatturate da due società gestite dal portavoce e dalla compagna. Lui smentisce, con una nota dettagliata. Ma quel che più conta è che Sangiuliano si è già mosso per mettere in mora il sottosegretario. Il ministro, in un colloquio col Fatto, taglia i ponti. Si dice “indignato, mai avrei pensato che Sgarbi si facesse pagare per queste cose”.
Annuncia di aver mandato le carte all’Antitrust, che ha aperto un dossier. E di aver segnalato i fatti a Giorgia Meloni, che ha nominato Sgarbi. “Deve essere lei a intervenire”. Quanto a lui, Sangiuliano mette in chiaro: “Non l’ho voluto io, lo tengo a debita distanza, mi tocca rimediare ai guai che fa in giro. Lo vedo una volta ogni tre mesi, perché voglio averci a che fare il meno possibile”.
Il sottosegretario prova a edulcorare. Ai giornalisti racconta che l’intervista di Sangiuliano “e’ un falso, che sono generiche parole di circostanza tradotte in un’intervista”. Altro che j’accuse del ministro, Sangiuliano con lui è stato “straordinariamente affettuoso”. A Bologna, dov’è in visita ispettiva alla torre Garisenda, dopo il terremoto in Emilia, Sgarbi rassicura sulla torre – nessun danno – e sul suo destino: “Ho sentito Sangiuliano 12 ore fa, e mi ha fatto venire a Bologna dimostrando un affetto straordinario. E’ tutto falso”, dice, e mostra anche un biglietto ricevuto dal ministro.
Molto meno affettuosamente il titolare dei Beni culturali pochi minuti dopo lo smentisce ancora una volta su tutta la linea. “Non ho scritto a Sgarbi nulla. Non l’ho sentito al telefono. La nostra ultima telefonata è anteriore ai fatti raccontati dal Fatto”, dice.
Punto e a capo. Mentre Sgarbi ispeziona con l’aiuto del drone la Torre Garisenda, in Parlamento il M5s presenta una mozione di sfiducia e il Pd chiede a Sangiuliano di riferire in aula e di sospendere le deleghe al sottosegretario. Tecnicamente lui deve rassegnare le dimissioni nelle mani del presidente del consiglio, non in Parlamento. Ma le aule possono impegnare il governo a revocare il mandato. Una possibilità non remota. Al momento, nessuno sembra prendere a cuore la causa del sottosegretario.
Alla buvette del Senato Antonio Tajani strabuzza gli occhi: “Oddio e mo’ che ha fatto Sgarbi?”. Anche un uomo abituato alle mediazioni come il ministro dei Rapporti col Parlamento Luca Ciriani, di Fdi, svicola: “Non mi occupo di cultura, sono un uomo terra terra”, scherza.
Il capodelegazione di Fdi Francesco Lollobrigida se ne farebbe una ragione. “E’ un sottosegretario solo. Ce ne sono in tutto 65”.
Sgarbi sebbene non nominato in quota Berlusconi, potrebbe diventare la pietra di scambio nello scontro tra Forza Italia e Fratelli d’Italia. Lui a scanso di equivoci tiene a chiarire che non c’è “nessuna possibilità che si dimetta”. Vuole passare per il voto dell’aula. E a chi gli ricorda che nel caso delle consulenze è implicata anche la compagna, Sabrina Colle, fa un riferimento al caso Giambruno. “Il rapporto che c’è tra una cosa che riguarda una persona e quello che riguarda un’altra, è quello che il premier ha dimostrato sul suo compagno. Io non rispondo per Sabrina Colle”, dice.
Giorgia Meloni fa sapere di aver preso in mano il dossier “per approfondirlo”. Poi valuterà. Il duello Sangiuliano-Sgarbi è al primo atto. Se le opposizioni attaccano, Forza Italia non si straccia le vesti.
Il partito di Berlusconi non vuole politicizzare il caso. Come fece Sgarbi dopo il Maxxi, quando cominciarono a circolare voci su sue possibili dimissioni: “Sarebbe un atto fascista. Il ministero dovrebbe chiudere le porte per sempre”, disse. Oggi tra gli azzurri circola una valutazione diversa: “Sgarbi è Sgarbi. Non può essere incasellato. A onore del vero, non è al governo in quota Forza Italia ma per volere di Meloni”.
Più precisamente, Sgarbi è il leader di un partito meteora ma perfettamente in linea con l’incarico di sottosegretario: Rinascimento italiano. In virtù di questa leadership è entrato in maggioranza nel raggruppamento che fa capo a Maurizio Lupi, Noi moderati. In seno ai moderati potrebbe nascere una soluzione che eviti le dimissioni. Quando Lupi era al ministero delle Infrastrutture ebbe come sottosegretario Vincenzo De Luca, sottosegretario ma senza deleghe, perché il Pd era contrario a concederle.
Ora quel modello potrebbe essere rispolverato per Vittorio Sgarbi. Ma sono puntualizzazioni al limite della perversione. Deciderà Giorgia Meloni. In Transatlantico, a sera, il ministro Gennaro Sangiuliano sembra deciso ad andare avanti. “Io Sgarbi non l’ho chiamato e non gli ho scritto neanche un biglietto”, conferma. Ma allora come finisce? “Datemi qualche giorno e vedrete. E ora parliamo di Immanuel Kant e della critica della ragion pura…”. Ogni riferimento a Sgarbi è del tutto casuale.
(da Huffingtonpost)

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