Novembre 14th, 2023 Riccardo Fucile
RIFLESSIONI SULLO SHOW DI GRILLO A “CHE TEMPO CHE FA”
Confesso di aver guardato tutto il quasi-monologo di Beppe Grillo a
Che tempo che fa scrutando più la comunicazione verbale e non verbale di Fabio Fazio che Grillo stesso.
Travolto dalla deflagrante logorrea del comico, il conduttore ha tentato invano di porre qualche domanda a Beppe Grillo con diversi escamotage: quello dell’inseguimento fisico, percorrendo circa sedici km attorno all’acquario, nel disperato tentativo di entrare se non nel discorso almeno nell’inquadratura.
Quello dell’interruzione della filippica toccando malinconicamente il braccio a Grillo, come a segnalare la sua presenza, a ricordagli “ehi ci sono anche io!”.
E poi, verso la fine, ponendogli le domande con un’accentuata inflessione ligure, suggeritagli forse dal suo inconscio, per tentare una disperata connessione geografica col suo ospite. Connessione fallita, perchè Beppe Grillo era lì per fare televisione e l’ha fatta a modo suo, con il suo consueto flusso di pensieri sciolti, di battute fulminanti, di guizzi tortuosi e di ingenue semplificazioni.
È passato dal parlare di lumache ermafrodite a Luigi Di Maio e sebbene tutto paresse scollegato, un filo conduttore c’è: entrambi, per sopravvivere, possono diventare qualunque cosa.
Maschio o femmina, grillino e draghiano, il meccanismo adattivo è lo stesso. E mentre Fazio lo inseguiva come i cani al parco, Grillo parlava di Intelligenza artificiale che ci ruberà il lavoro, il lavoro che forse gli italiani vorrebbero ancora fare. Sbeffeggiava il pubblico colpevole di presunto analfabetismo funzionale, rimproverava Fazio di fare battute del 1933 e poi tornava a parlare di Giuseppe Conte, della condivisione compulsiva della propria vita sui social che ti fa entrare il mondo in casa e di sua madre che siccome vivevano nello stesso palazzo di Donato Bilancia, se Beppe faceva tardi, gli diceva “Fatti accompagnare da Donato, così sto più tranquilla”.
Insomma, delle insidie di prima e di oggi, di quando non sapevi chi abitava nel tuo palazzo e di quando tutti sanno in che palazzo vivi tu. Fazio pareva divertito e terrorizzato come quando un figlio piccolo, a una cena con i nonni, inizia a dire che la notte sente rumori strani, tipo un gatto che piange, dalla camera di mamma e papà.
E poi c’è stato il passaggio su Giulia Bongiorno, avvocata della ragazza che accusa di violenza sessuale suo figlio: “È un avvocato, presidente della commissione Giustizia, è una senatrice della Lega che fa comizietti davanti ai tribunali dove c’è una causa a porte chiuse”. Lì Fazio è sbiancato, i pesci dell’acquario si sono messi a galleggiare supini fingendosi morti.
“È inopportuno anche parlarne, però, di questa cosa in televisione”, lo ha stoppato subito Fazio. Insomma, Grillo solleva il tema di un possibile conflitto di interessi e sarebbe inopportuno parlarne. Probabilmente, se di conflitto di interessi in questo paese si fosse parlato di più e ovunque, oggi Fazio avrebbe ancora il suo programma in Rai, ma questa è un’altra storia.
Una storia che in fondo Grillo sfiora appena, perchè poi torna sui gamberetti che fanno il giro del mondo per arrivare nelle nostre tavole, di pesca sovvenzionata, di nuove fonti di energia, di Bill Clinton, di leoni e di futuro, di questo governo che “è una decalcomania: più gli sputi sopra più si appiccica. Devi stare fermo, tanto si asciuga e si stacca da solo”.
E alla fine, mentre gli intelligenti del Paese oggi scrivono che “ha ammesso di aver peggiorato l’Italia”, Grillo ha ricordato anche che la capacità di comprendere lo humour è il parametro con cui si può misurare l’intelligenza delle persone.
Ecco, a giudicare da quello che si è letto sui social e sui giornali dopo la sua apparizione da Fazio, in pochi capiscono lo humour. Il resto del sillogismo lo faccio completare a voi.
(da Il Fatto Quotidiano)
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Novembre 14th, 2023 Riccardo Fucile
A OGNI CDM OGNI MINISTERO VIENE RIORGANIZZATO: AUOMENTA IL NUMERO DEI DIRIGENTI (AMICI) SI TOGLIE POTERE AI SEGRETARI GENERALI E SI CREANO “OSSERVATORI”
La vera riforma di Meloni è il “dirigenziato”. Non ha bisogno di referendum e la premier l’ha già approvata. A ogni Cdm, nei comunicati, c’è una voce che passa inosservata. E’ la voce “riorganizzazione dei ministeri”. In silenzio, si sta rivedendo, e moltiplicando, la pianta organica di governo. Si procede alla progressiva eliminazione della figura del segretario generale, si scorporano dipartimenti. Al ministero del Turismo l’organico delle aree passa da 159 a 294. I dirigenti da 21 a 30. A cosa serve? Serve a stipendiare, a fidelizzare funzionari in ministeri dove manca perfino il wi-fi. Al Mase, il ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, la connessione è definita “problematica”. Qui la transizione si è fermata al cavo telefonico.
Cos’è il “dirigenziato”? E’ il premierato del funzionario che grazie al governo Meloni viene promosso, incoronato. Quando la premier ha formato il governo, in molti hanno sorriso di fronte allo sfrenato desiderio di rinominare ministeri. Si credeva fosse dadaismo.
Al posto dell’Agricoltura, la sovranità alimentare, il vecchio Sviluppo economico è diventato Made in Italy. Le competenze venivano passate da un ministero a un altro. Ebbene, è servito più di un anno per prendere le misure e per varare queste “riorganizzazioni”. Vengono impilate a ogni Cdm tra una nomina e un’altra. Le ultime riguardano il Turismo, la Salute, l’Ambiente, e il ministero delle Infrastrutture. Sono documenti interni. Il 30 ottobre 2023, la ministra Santanché ha definito la riorganizzazione “un atto necessario dal punto di vista tecnico”. Vediamola. I dirigenti di prima fascia nel precedente regolamento erano 4 e ora diventano 7. I dirigenti di seconda da 17 passano a 23. Nel nuovo regolamento si prevede anche la nomina di un vicecapo segreteria del ministro. Un’altra novità. Viene istituito un Osservatorio nazionale sul turismo. La missione? Fare coordinamento statistico e informatico. Significa mettere insieme i dati di regioni, governo. Ovviamente andrà pagato. Ci sarà un presidente che avrà un emolumento annuo fino a 50 mila euro mentre altri 200 mila mila euro servono per far funzionare l’osservatorio. Come si possono chiedere risparmi agli italiani se si moltiplicano uffici? Il ministero del Turismo fino a pochi anni fa neppure esisteva. Faceva parte del ministero della Cultura. Adesso ha il suo portavoce, capo ufficio stampa, consigliere diplomatico (ci si augura che verifichi le telefonate). E’ curioso.
In molti di questi regolamenti c’è di solito una frase che recita senza “ulteriore aggravio”. Chiediamo a un ex ministro, uno di tre governi passati, come sia possibile avere più dirigenti e spendere sempre la stessa cifra. Risponde: “E’ una presa in giro. E’ chiaro che i ministeri diventano stipendifici. Naturalmente è denaro che poi viene a mancare per le politiche del ministero”. Andiamo alla Salute. Qui viene superata la carica di segretario generale. Stessa cosa avviene al Mimit. Il segretario generale di Urso è un dirigente che abbiamo imparato a conoscere. E’ “Mister Prezzi”, Benedetto Mineo. Non deve stare molto simpatico al ministro. Il primo gennaio, secondo questa riorganizzazione che entrerà a regime, Mineo farà altro. Per la destra, la figura del segretario generale dei ministeri è una specie di vampiro. Il più famoso è stato, per anni, con governi di destra e sinistra, Salvo Nastasi. Reggeva il ministero della Cultura, altro ministero dove, per volere di Sangiuliano, tutta la vecchia pianta è saltata.
La destra ha sempre definito i segretari generali, dei vari ministeri, “i veri ministri”. Con le nuove riorganizzazioni “scalano” i capi di gabinetto. E poi ci sono i “galloni”. Qui la destra fa la sinistra. E’ socialista. Allarga. Dicevamo della sanità. Da 1.699 funzionari si passa a 2.332. Nell’area “tre” del ministero si registra il grande balzo in avanti. Fino a meno di un anno fa era governato da un segretario generale e 12 direzioni generali. Adesso si avranno quattro dipartimenti 12 direzioni generali. I dirigenti di prima fascia da 13 salgono a 16. I dirigenti di seconda fascia da 111 a 134.
Spostiamoci al Mase, dal gozzaniano ministro Pichetto Fratin. Gli uffici sono in via Cristoforo Colombo. Era l’ex ministero di Cingolani. Il sito web era finito sotto attacco hacker. Si è lavorato per mettere in sicurezza i sistemi. Ma, e lo dicono i dipendenti, non funziona la connessione wi-fi. Anche qui si riorganizza. Da dieci direzioni si passa a 12. Per i dipartimenti Amministrazione generale, pianificazione e patrimonio natura, Sviluppo sostenibile, viene istituita una segreteria tecnica che sarà, a sua volta, coordinata da un capo segreteria. Il personale degli uffici di diretta collaborazione si allarga: da 110 unità a 140. Aumenta pure il numero dei consiglieri giuridici, economici, scientifici. Da 26 a 31.
Si eleva pure il trattamento economico del capo della segreteria del ministro. Nel ministero di Matteo Salvini, da quello che si è potuto sapere, la grossa variazione riguarda una direzione. E’ la direzione per le strade e autostrade. Da una se ne fanno due. Negli appunti di Giorgia, il rito della premier, del dirigenziato non se ne parla. Come si concilia la necessità di risparmiare con questa “piantagione” di dirigenti che cresce? E se proprio si vuole essere buoni: serviva più di un anno per varare la “necessaria riorganizzazione”? L’anno passato era dunque una esercitazione di guida? La speranza è che almeno per il Mase venga assunta una squadra di tecnici informatici.
(da Il Foglio)
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Novembre 14th, 2023 Riccardo Fucile
PER LA MELONI LE CAUSE DELLA INSTABILITA’ VANNO RICERCATE NELLA COSTITUZIONE
Giorgia Meloni ha rivelato il progetto della destra, quella che da
settantacinque anni attende di vendicarsi della Costituzione del 1948. Nel video che ha divulgato in questi giorni, ha detto esplicitamente che se nonostante i tanti cambiamenti – di leggi elettorali, di governi e di partiti – esiste ancora instabilità, la causa va cercata a monte. Nella Costituzione. La Costituzione antifascista è il problema.
Meloni lo ha finalmente detto. È giunto il tempo di rottamarla, per introdurre quel che la democrazia parlamentare non può ammettere: maggioranze medio-lunghe decise con assoluta certezza prima ancora che si formino in parlamento.
Maggioranze generate da una legge elettorale che assegna un premio generosissimo a chi vince anche con una manciata di voti e che incorona il capo dell’esecutivo. Una riedizione della legge Acerbo.
Un tradimento della rappresentanza che lascerebbe il posto al conteggio arbitrario dei seggi della maggioranza: qui sta per Meloni la garanzia della stabilità, ottenuta con la sepoltura del sistema parlamentare, che prevede lo scioglimento anticipato delle camere.
Una clausola di sicurezza e di controllo che vuole far sentire ogni maggioranza sempre e solo una maggioranza tra le altre e mai in totale comando. Ma per Meloni questa è instabilità; causata, ha detto, da un sistema politico basato sul pluralismo dei partiti; un pluralismo che lei concepisce al massimo in successione cronologica, come una maggioranza dopo l’altra che governi senza ostacoli; alla base di tutto, il comando del governo.
Il modello politico della destra è una democrazia delegata nella quale i cittadini esprimono un “si/no” a un capo, e poi se ne vanno a casa, buoni buoni, attendendo altri cinque anni, prima di esprimere la loro voce sovrana. Tra un’elezione e l’altra un sistema addomesticato di informazione, il maltrattamento delle opinioni discordanti, un’opposizione parlamentare a malapena sopportata, e soprattutto impotente, ridotta a una condizione inerme, idealmente incapace a pensarsi come futura maggioranza.
Meloni ha condito il suo discorso con una dose massiccia di antipartitismo. Eleggere il capo del governo per sganciare l’esecutivo dal potere dei partiti. Anche questa è una visione che collide con la democrazia, per la quale la relazione dell’esecutivo rispetto al sovrano popolare deve essere indiretta, generata dal parlamento nel quale si formano maggioranza e opposizione e si manifesta la rappresentanza dei cittadini. I partiti, scriveva Giovanni Sartori, sono connaturati alla libertà politica, per cui gli uni e l’altra vivono e decadono insieme. Non sono un orpello da sopportare, ma la forma della politica come intermediazione, opposta all’immediatezza, alla diretta espressione della volontà al potere.
La requisitoria contro il governo parlamentare si sovrappone dunque a quella contro i partiti e la pratica del compromesso. Nel messaggio di Meloni si sintetizzano trent’anni di storia politica nazionale, che dal primo governo Berlusconi ha flirtato largamente con la retorica populista dell’antipartitismo, oggi in cerca di una sistemazione costituzionale.
Scriveva Delio Cantimori nel 1928, in segno di apprezzamento delle idee di Carl Schmitt, che prima di entrare in parlamento occorre che si abbia «con assoluta sicurezza, il comando, la direzione», ovvero che il parlamento sia la sede della maggioranza. Un’idea antidemocratica che rivive oggi in questa destra radicale che si candida a forza costituente, per rottamare la casa edificata nel 1948.
(da editorialedomani.it)
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Novembre 14th, 2023 Riccardo Fucile
L’ESITO SHOCK DELLE VERIFICHE DEI CARABINIERI: SEQUESTRATI OLTRE 700 CHILI DI DERRATE ALIMENTARI
Oltre un servizio di mensa scolastica su quattro in Italia è fuori legge. È la scioccante conclusione di un’indagine a tutto campo condotta nell’ultimo mese dai carabinieri sulle aziende di ristorazione collettiva che operano presso gli istituti scolastici del Paese: delle circa 1.000 in cui il comando dell’Arma per la tutela della salute ha operato verifiche d’intesa con il ministero della Salute, 257 hanno evidenziato irregolarità, pari al 27%. Quelle più frequenti hanno riguardato alimenti mal conservati, scarsa igiene nei locali di preparazione dei pasti, presenza di umidità, muffa e in alcuni casi anche di insetti ed escrementi di roditori. A seguito delle verifiche sono state sequestrate 13 cucine e accertate 361 violazioni penali e amministrative. Ma sono stati anche sequestrati nel complesso oltre 700 kg di derrate alimentari (carni, formaggi, pane, pasta, acqua minerale) riscontrate in assenza di tracciabilità, scadute di validità e custodite in ambienti inadeguati.
Tra i casi più gravi quello di un asilo nido in provincia di Taranto, peraltro non censito, il cui approvvigionamento idrico avveniva con acqua non idonea per usi alimentari, di cui è stata ordinata la chiusura.
E quello di un centro di preparazione pasti della provincia di Reggio Emilia, in cui sono state rilevate carenze igienico-sanitarie per la presenza di carcasse di insetti blatte, perfino all’interno delle celle frigo adibite allo stoccaggio delle materie prime, oltre che escrementi riconducibili a roditori, pavimentazione danneggiata e tubature divelte nel reparto di lavorazioni carni.
La maggioranza delle irregolarità ha riguardato però carenze strutturali e gestionali nella preparazione dei pasti, la mancanza della tracciabilità degli alimenti e l’omessa comunicazione della presenza di eventuali allergeni, in particolare nelle fasce sensibili delle utenze scolastiche.
(da Open)
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Novembre 14th, 2023 Riccardo Fucile
“DA GARANTE INTERPRETAZIONE COMPIACENTE AL GOVERNO”
I sindacati tirano dritto sullo sciopero generale del 17 novembre dopo
lo scontro a distanza con il ministro Matteo Salvini e le critiche del Garante per gli scioperi.
“Confermiamo lo sciopero – ha detto a Radio24 il segretario della Cgil Maurizio Landini – come atto di responsabilità abbiamo esentato il trasporto aereo e portato a quattro ore dalle 9 alle 13 quello dei vigili del fuoco”.
“Come abbiamo detto alla Commissione troviamo sbagliata l’interpretazione che dice che non è sciopero generale. Mette in discussione un diritto. E’ una interpretazione compiacente” e ” utilizzata dal ministro Salvini in modo strumentale” per impedire diritto di sciopero.
“Troveremmo sgradevole – ha aggiunto ancora Landini – se il ministro pensasse di fare interventi di autorità, sarebbe volontà politica di mettere in discussione il diritto di sciopero per difendere i propri diritti”.
(da agenzie)
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Novembre 14th, 2023 Riccardo Fucile
LETTO IN TRIBUNALE L’ELENCO DEI DEBITI DI CANIO GIOVANNI MAZZARO
C’era anche una fattura da 9 mila euro per venti segnaposto in argento acquistati dal Twiga. Poi 30 mila euro per vari interventi dal dentista, come corone e faccette dentali, almeno sette fatture da Hermes per acquisti vari, come una Birkin da 6.900 euro. E ancora 9.500 euro di abiti confezionati da una nota sartoria napoletana, 8 sedie da 8 mila, un Rolex da 9 mila.
Queste, per l’accusa, sarebbero solo alcune delle spese che Canio Giovanni Mazzaro, l’ex compagno di Daniela Santanchè, ha caricato su una società sua e della madre, la M Consulting, mentre per il Fisco italiano era un “nullatenente” ma “con barca” e con un’esposizione debitoria da un milione e mezzo di euro al primo aprile del 2019.
Quel giorno, per l’accusa con l’obiettivo di sottrarre al Fisco l’unico asset che avrebbe potuto aggredire, la barca appunto – lo yacht “Unica” da 393 mila euro – Mazzaro l’avrebbe venduta interponendo però la società Biofood di cui la ministra al turismo era legale rappresentante.
A elencare il dettaglio delle spese, oggi in aula, nel corso della prima udienza del processo, è stata una funzionaria dell’agenzia delle entrate chiamata dal pm Paolo Filippini a testimoniare nel processo che vede accusato Mazzaro di sottrazione fraudolenta al Fisco.
Com’è stato spiegato anche dalla Gdf davanti al giudice Emanuele Mancini della seconda sezione del Tribunale di Milano, «le retribuzioni e gli emolumenti percepiti in relazione alle cariche sociali e prestazioni professionali e manageriali in Ki Group e nelle altre società del gruppo» di Mazzaro venivano di fatto spostati dall’imprenditore «alla società M consulting», col duplice effetto, sempre per l’accusa, di garantirsi una tassazione più favorevole e sottrarsi al pagamento delle cartelle esattoriali. Tant’è che in aula è stata definita la “cassaforte” di Mazzaro.
Così, dopo che il 19 settembre del 2018 l’imprenditore ha ricevuto dal Fisco un avviso di accertamento per 589.000 euro, il primo aprile 2019 ha venduto alla maltese Flyingfish Yachting Ltd la sua imbarcazione. Ma, per non rischiare che il ricavato finito sul suo conto venisse pignorato dall’agenzia delle entrate, tra sé e l’acquirente avrebbe interposto la Biofood. E, a firmare gli atti della compravendita, come si legge nelle carte dell’inchiesta del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf, sarebbe stata proprio la legale rappresentante Daniela Santanchè, inizialmente indagata con Mazzaro. In seguito, però, la posizione della senatrice di Fratelli d’Italia è stata stralciata dalla procura che ha richiesto l’archiviazione su cui ancora deve pronunciarsi il gip.
Lo stralcio è stato deciso dopo che la ministra ha chiesto di essere interrogata dagli inquirenti. E, difesa dall’avvocato e attuale presidente del Senato, Ignazio La Russa, avrebbe spiegato che nella sostanza non sapeva neppure che cosa stesse firmando. In quanto, nonostante fosse legale rappresentante della società, non avrebbe avuto «alcun ruolo gestionale, operativo, strategico» all’interno della stessa. Peraltro, riteneva di fare il “bene” dell’azienda, perché attraverso la compravendita, Mazzaro avrebbe appianato un debito da 391 mila euro che lui stesso aveva con Biofood.
(da agenzie)
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