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IL “NORDISTA” FOTI È L’ULTIMO PASTICCIO DELLA MELONI: IN FDI D’ITALIA È SCOPPIATA LA RIVOLTA PER LA DECISIONE DI NOMINARE IL DEPUTATO PIACENTINO COME SUCCESSORE DI FITTO AL MINISTERO CHE SI OCCUPA ANCHE DEL MERIDIONE, OLTRE CHE DEGLI AFFARI EUROPEI

Dicembre 4th, 2024 Riccardo Fucile

COSÌ LA DUCETTA HA FATTO MARCIA INDIETRO: HA DECISO DI TENERE PER SÉ LA DELEGA PER IL SUD…SPIAZZATO ANCHE IL QUIRINALE CHE, IN UNA NOTA UFFICIALE, AVEVA ACCENNATO ALL’INCARICO PER IL MEZZOGIORNO

Interventi sui social, comunicati ufficiali, dichiarazioni dense di giubilo alla stampa: lunedì pomeriggio decine di esponenti di Fratelli d’Italia, membri del governo o anche solo parlamentari semplici della maggioranza avevano esaltato la nomina di Tommaso Foti a ministro per il Sud. Citando quella delega come una delle quattro assegnate al successore di Raffaele Fitto.
Anche il Quirinale, in una nota ufficiale, aveva accennato all’incarico per il Mezzogiorno. Poi, ieri, la brusca retromarcia di Palazzo Chigi: quel dossier resta in capo alla presidente del Consiglio. E verrà forse attribuito a ridosso delle regionali del 2025 a un altro meloniano (ma non a Nello Musumeci, pare).
Dietro la scelta della presidente del Consiglio c’è certamente il pressing delle opposizioni. Ma soprattutto, pesa una rivolta sotterranea che ha agitato per ventiquattr’ore il partito di via della Scrofa.
Tecnicamente, il giuramento di Foti nelle mani di Sergio Mattarella è da semplice ministro senza portafoglio. È poi Meloni, sentito il consiglio dei ministri, ad attribuire le deleghe. Lo ha fatto durante la riunione di governo che si è tenuta ieri a Palazzo Chigi. La gestione del Sud, almeno sul piano formale, non è dunque mai stata affidata a Foti e poi sottratta qualche ora più tardi
È la ragione per cui fonti del governo hanno gioco facile a comunicare che la presidente del Consiglio «ha mantenuto in capo a sé il coordinamento delle politiche per il Sud e ha avviato, da subito, una ricognizione all’interno dell’esecutivo in merito a quanto già realizzato per rafforzare lo sviluppo del Mezzogiorno», tenendo conto del fatto che proprio il Sud è stato nel 2023 “la locomotiva d’Italia” per Pil e occupazione.
In realtà, quanto accaduto ha rappresentato una brusca inversione di rotta. Decisa nelle ore convulse successive alla nomina di Foti. E determinata da una pressione politica dei parlamentari e dei dirigenti meloniani meridionali. In particolare, si apprende, a muoversi sono stati i coordinatori regionali, capitanati in particolare da quelli della Campania e della Puglia, due dei territori chiamati alle urne nel 2025 per la scelta del nuovo governatore.
Il timore manifestato a Meloni è stato quello di subire una campagna ostile delle opposizioni per aver ceduto un tema sensibile come il Sud a un ministro settentrionale. E che dunque il centrosinistra avesse gioco facile a sostenere che l’attuale esecutivo, dopo aver colpito il Mezzogiorno con la contestata riforma dell’autonomia, volesse penalizzare ancora l’area più svantaggiata del Paese
(da agenzie)

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SVASTICHELLE DE’ NOANTRI: 12 PERSONE SONO STATE ARRESTATE IN TUTTA ITALIA CON L’ACCUSA DI FAR PARTE DI UN GRUPPO NEO-NAZI E SUPREMATISTA CHIAMATO “WERWOLF DIVISION”

Dicembre 4th, 2024 Riccardo Fucile

I REATI CONTESTATI SONO DI TERRORISMO, PROPAGANDA, ISTIGAZIONE A DELINQUERE E DETENZIONE ILLEGALE DI ARMA DA FUOCO… IL NOME DEL “CLAN” DERIVA DAI “LUPI MANNARI” NAZISTI GUIDATI DA HIMMLER PER CONTRASTARE L’AVANZATA DELLE FORZE ALLEATE IN GERMANIA ALLA FINE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Dodici arresti in tutta Italia. È il bilancio di un’operazione della Polizia di Stato contro un gruppo neonazista e suprematista denominato “Werwolf Division”. Le accuse sono di associazione con finalità di terrorismo, propaganda e istigazione a delinquere per motivi di discriminazione razziale, etnica e religiosa e detenzione illegale di arma da fuoco.
Le misure cautelari in carcere sono state emesse dal Gip del Tribunale di Bologna, su richiesta della locale Procura della Repubblica. Contestualmente, sono in corso altre 13 perquisizioni domiciliari. L’operazione è coordinata dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e dalla Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione.
La “Werewolf Division” (il nome viene dai “lupi mannari” nazisti guidati da Heinrich Himmler per contrastare l’avanzata delle forze alleate e sovietiche in Germania alla fine della Seconda guerra mondiale) era già finita nel mirino di un’inchiesta della Procura di Napoli nel maggio 2023 con otto indagati. In quell’occasione era emersa una rete Telegram gestita da Bologna che sarebbe servita per organizzare «atti eversivi violenti», inneggiandosi alla Shoah.
(da agenzie)

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CORRUZIONE E ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, COSA C’E’ NELL’INCHIESTA CHE STA TRAVOLGENDO IL TRENTINO: ARRESTATI LA SINDACA LEGHISTA DI RIVA DEL GARDA. DIVERSI POLITICI DEL SVP, IMPRENDITORI E IL MAGNATE AUSTRIACO BENKO, INDAGATO IL CONSIGLIERE COMUNALE DI TRENTO DI FRATELLI D’ITALIA

Dicembre 4th, 2024 Riccardo Fucile

COINVOLTE 77 PERSONE, 11 SONO AMMINISTRATORI LOCALI, 20 DIRIGENTI E IMPRENDITORI

L’accusa è gravissima: hanno fatto parte, con ruoli e modalità diverse, di un gruppo affaristico in grado di influenzare e controllare le principali iniziative della pubblica amministrazione, soprattutto nel settore della speculazione edilizia in Trentino Alto Adige.
Per questo motivo la Procura distrettuale di Trento ha emesso un mandato d’arresto per il magnate austriaco René Benko, fondatore del gruppo Signa (finito poco meno di un anno fa sulla stampa internazionale per un mega crac) e per altre otto persone (tutte ai domiciliari), tra cui il commercialista bolzanino Heinz Peter Hager, la sindaca di Riva del Garda Cristina Santi (esponente della Lega) e l’ex senatore Vittorio Fravezzi (eletto con Unione per il Trentino). Le indagini sono state coordinate dalla Dda della Procura di Trento con Carabinieri del Ros e i Finanzieri del Nucleo di polizia economico-finanziaria della Finanza di Trento. Al centro dell’indagine l’area ex Cattoi di Riva del Garda.
Gli arresti
Sono 8, come detto, le persone destinatarie di un ordine di custodia ai domiciliari. Oltre a Benko, Hager, Fravezzi e Santi, ci sono anche l’imprenditore roveretano Paolo Signoretti, gli architetti Fabio Rossa e Andrea Saccani, il giornalista Lorenzo Barzon e la dirigente del Comune di Bolzano nell’ufficio gestione del territorio Daniela Eisenstecken. Dopo essersi presentato alla polizia di Innsbruck, dove è stato ascoltato dagli inquirenti, Benko è stato rilasciato. La polizia sta attualmente esaminando se i reati di cui è accusato in Italia siano punibili anche in Austria e se possano essere avviati procedimenti corrispondenti. Al momento non si presume che il mandato d’arresto debba essere eseguito. L’indagine, nata nel 2019, è partita dopo un accesso abusivo al sistema informatico di una dipendente comunale di Bolzano. Secondo gli inquirenti, gli imprenditori coinvolti avrebbero concesso favori, regali e denaro anche a funzionari e amministratori pubblici in cambio di appalti.
Indagati anche assessori provinciali
Le indagini coinvolgono 77 persone fisiche, tra cui 11 amministratori pubblici, 20 dirigenti e funzionari di enti locali e società partecipate, membri delle forze dell’ordine, professionisti e imprenditori. Tra gli indagati anche l’attuale assessore provinciale al turismo Luis Walcher (ex vicesindaco di Bolzano), il sindaco di Laives Giovanni Seppi e l’ex assessore provinciale e segretario particolare Werner Frick, tutti esponenti della Svp. Inoltre, numerose persone giuridiche sono state segnalate per responsabilità amministrativa. Il Gip ha condiviso la contestazione dell’utilizzo del metodo mafioso per il reato di associazione per delinquere ipotizzato dalla Procura.
Indagato consigliere comunale Fdi
Sotto inchiesta anche Andrea Merler, consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Trento e vicepresidente di Patrimonio del Trentino spa. Già candidato sindaco per la coalizione di centrodestra, a Merler si contestano diversi episodi, tra cui – nel suo ruolo di presidente della società immobiliare della Provincia di Trento – di aver agevolato la vendita di un terreno di proprietà della società pubblica a favore di una società privata in cambio di un presunto riconoscimento economico di circa 10.000 euro, che sarebbe poi stato versato allo studio legale di cui è socio. Merler – sempre secondo le contestazioni – si è anche adoperato per far ottenere ad una società di marketing vari affidamenti diretti, per cui ha ricevuto 21.595 euro. Merler risulta inoltre indagato per essersi proposto come facilitatore degli accordi tra il Comune di Riva del Garda e la Patrimonio del Trentino nell’ambito della gara relativa alla costruzione di un nuovo polo congressuale. Fra i vari reati contestati anche finanziamenti illeciti per la campagna elettorale per le elezioni comunali di Trento, l’utilizzo fraudolento dei servizi Aci per il recupero della sua auto in panne e l’aver esercitato indebite pressioni per gli accertamenti anagrafici in un’abitazione dove – secondo la Procura – risiedeva fittiziamente.
(da Il Fatto Quotidiano)

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CI SONO 113 SENATORI IN MENO MA IL SENATO COSTA 505 MILIONI DI EURO COME PRIMA

Dicembre 4th, 2024 Riccardo Fucile

GLI ITALIANI NON HANNO RISPARMIATO NEMMENO UN CENTESIMO CON LA RIFORMA CHE HA RIDOTTO I PARLAMENTARI.. E LORO SI LAMENTANO DEL MANCATO RECUPERO DELL’INFLAZIONE: VORREBBERO 136 MILIONI DI EURO IN PIU’

Quando è scattata la riforma sul taglio dei parlamentari, a partire da questa legislatura i senatori sono scesi da 315 a 200, con un taglio del 36%.
Siccome quella riforma era stata venduta come un taglio ai costi della politica gli italiani avranno immaginato che una riduzione simile sarebbe avvenuta per i costi di quella istituzione.
Invece nel 2021, ultimo anno con 315 senatori eletti, la dotazione del Tesoro per il funzionamento del Senato era di 505,3 milioni di euro. Nel 2024, come si legge nel bilancio di previsione 2024 di palazzo Madama approvato dall’assemblea dei Senatori, la dotazione è invece restata identica: 505,3 milioni di euro.
La grande riforma voluta dal M5s per tagliare i costi della politica non ha fatto risparmiare agli italiani nemmeno un centesimo di euro, visto che anche la dotazione della Camera dei deputati è restata identica a prima nonostante analoga riduzione degli eletti.
E i senatori si lamentano pure: con l’inflazione dovremmo avere 136 milioni di euro di più
Con il taglio del 36% dei senatori eletti si sarebbero dovuti risparmiare almeno 100 milioni di euro l’anno, perché a parte stipendi e indennità, avrebbe dovuto diminuire anche il personale necessario per l’attività parlamentare e sicuramente quello degli affitti di altri uffici e palazzi.
Gli attuali senatori però sono convinti del contrario: che avrebbero avuto bisogno di più soldi per recuperare l’inflazione (che però non hanno fatto recuperare a tutti gli italiani con loro provvedimenti legislativi). Lo ha sostenuto in aula fra gli applausi dei colleghi di tutti i gruppi il senatore questore Gaetano Nastri (FdI): «Se consideriamo l’effetto dell’inflazione, il valore reale della dotazione del Senato dal 2011 ad oggi è stata ridotta di circa 136,4 milioni di euro; la dotazione rivalutata si aggirerebbe attorno ai 641,4 milioni di euro».
Convinti che questo mancato recupero dell’inflazione sia gran sacrificio da loro sopportato senza che nessuno chieda come mai dalle tasse degli italiani si continuino a prelevare per il Senato gli stessi 505,3 milioni di euro l’anno di prima, i senatori di tutti i gruppi si sono fatti i complimenti per questo incredibile risultato.
Perfino il grillino Stefano Patuanelli che ha preso la parola per dire: «Per quanto riguarda il tema del risparmio, è evidente che in questi anni è stata fatta un’operazione, legata anche, ovviamente, al taglio del numero dei parlamentari, di riduzione dei costi dell’Amministrazione, che in percentuale non sembra così elevato, ma che in realtà deve considerare il fatto che, in una situazione di grande inflazione, riuscire a ridurre il costo della macchina nel suo complesso richiede uno sforzo doppio. Ma il plauso che deve essere rivolto all’Amministrazione Senato è legato anche al fatto che, nonostante le dinamiche di pensionamento e le fuoriuscite di personale, l’efficienza e l’efficacia è rimasta sempre altissima». E i tagli ai costi della politica rivendicati per anni? Passati in cavalleria.
Il Senato spende più di prima per mangiare, per treni e aerei e perfino per la cancelleria
Non si capisce leggendo il bilancio come non sia scesa di un centesimo nemmeno la spesa per il funzionamento dei gruppi parlamentari: nel 2021 per fare funzionare i gruppi di 315 senatori venivano trasferiti loro 21,12 milioni di euro. Nel 2024 per 200 senatori il trasferimento ai gruppi è stato identico: 21,12 milioni di euro.
Ma ci sono addirittura capitoli di spesa che aumentano. Per il cerimoniale e la rappresentanza del Senato nel 2021 si spendevano 1,45 milioni di euro. Nel 2024 la spesa prevista è di 1,93 milioni di euro. Per i servizi informatici tre anni fa si spendevano 10,89 milioni di euro, nel 2024 11,53 milioni di euro. Per assicurare 315 senatori e i dipendenti si spendevano 3,6 milioni di euro. Per assicurarne ora 200 senatori e meno dipendenti si spendono 4,11 milioni di euro. Incredibilmente si spende di più anche per i servizi di ristorazione: erano 1,9 milioni di euro e con molti senatori i costi sono saliti a 2 milioni di euro. Per canoni di locazione, utenze e corrispondenza si spendevano 4,78 milioni di euro e ora con meno eletti si spendono 5,32 milioni di euro. Stessa cosa per i servizi di mobilità (treni ed aerei): si spendevano per 315 senatori 6,26 milioni di euro. Oggi si spendono per 200 senatori 6,84 milioni di euro. Perfino per la cancelleria c’è stato un aumento: tre anni fa si spendevano 150 mila euro, ora si spendono 180 mila euro.
(da Open)

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I FORFAIT DI MELONI E MATTARELLA ALLA PRIMA DELLA SCALA NON SONO EQUIPARABILI: LA DUCETTA DISERTERÀ PERCHÉ HA PAURA DELLE CONTESTAZIONI DEI CENTRI SOCIALI, IL CAPO DELLO STATO HA SCELTO UNA POSTURA DI SOBRIETA’ PER NON DARE ECO ALLA MILANO OPULENTA CHE SI AUTOCELEBRA ALLA SCALA, MENTRE NEL MONDO INFURIANO GUERRE E I CITTADINI SONO IMPAURITI DALLA RECESSIONE

Dicembre 4th, 2024 Riccardo Fucile

MEGLIO RECARSI ALLA RIAPERTURA DI NOTRE-DAME, A PARIGI, E AFFIDARSI AL SIGNORE DEI CIELI

Come già avvenuto all’inaugurazione della stagione teatrale all’Opera di Roma, dove l’unica presenza istituzionale era il procuratore Lo Voi, alla prima della Scala del 7 dicembre, a Milano, saranno assenti sia il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che la Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.
Le loro assenze renderanno sì meno glamour la giornata scaligera ma non sono equiparabili.
La premier, come già avvenuto a Bologna per il comizio di chiusura della campagna elettorale delle Regionali in Emilia-Romagna, si terrà a distanza da Milano per timore di disordini, contestazioni da parte dei centri sociali o atti violenti dei movimenti antagonisti.
Diversa è la ragione del forfait di Mattarella. Il Presidente non vuole dare eco, con la sua presenza, al trionfo della Milano opulenta, che aspetta la Prima della Scala per tirare fuori dall’armadio gioielli e pellicce.
Il pensiero del Colle è che quest’anno il contesto internazionale sia divenuto talmente instabile e fuori controllo, una sostanziale terza guerra mondiale “a pezzetti” (come dice Papa Francesco), da richiedere una postura di sobrietà.
Tema che ricorrerà anche nel suo discorso di fine anno. Anche per questa ragione, ha accettato l’invito a presenziare all’inaugurazione della “nuova” cattedrale di Notre-Dame, ristrutturata dopo il drammatico incendio del 2019.
Al trionfo alto borghese meneghino, il capo dello stato preferisce affidarsi al Signore dei cieli, inginocchiato nella prima chiesa di Francia.
(da Dagoreport)

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IL “GOLPE BIANCO” DI YOON SUK YEOL: IL PRESIDENTE DELLA COREA DEL SUD DOPO AVER IMPOSTO LA LEGGE MARZIALE L’HA REVOCATA

Dicembre 4th, 2024 Riccardo Fucile

MENTRE I MILITARI ENTRAVANO ALL’INTERNO DEL PARLAMENTO, L’ASSEMBLEA È RIUSCITA A RIUNIRSI E HA VOTATO ALL’UNANIMITÀ PER INVALIDARE IL COLPO DI MANO… CHIESTO L’IMPEACHMENT – DA QUANDO È DIVENTATO PRESIDENTE NEL 2022, CON UNO SCARTO DELL’1% SUL PROPRIO AVVERSARIO, YOON È STATO “UN’ANATRA ZOPPA” – AGGRESSIVO NELLA SOPPRESSIONE DELLA LIBERTÀ DI STAMPA E INDEBOLITO DA UNA SERIE DI SCANDALI CHE COINVOLGONO ANCHE SUA MOGLIE

La Corea del Sud è precipitata in una crisi costituzionale senza precedenti ieri quando, con una mossa politicamente disperata che ha riportato il Paese indietro di oltre 40 anni, il Presidente Yoon Suk Yeol ha dichiarato lo stato di emergenza e imposto la legge marziale.
Il tentativo di sospendere la democrazia con l’appoggio delle Forze armate ha subìto però un altrettanto repentina battuta d’arresto quando, nel giro di poche ore, il Parlamento è riuscito a riunirsi e a votare all’unanimità per invalidare il colpo di mano.
In base alla Costituzione , il presidente è tenuto a rispettare le decisioni dell’Assemblea. Cosa che, dopo uno stallo di alcune ore, ha promesso di fare, mettendo così fine alla parte più acuta della crisi e, quasi certamente, alla propria carriera politica.
L’annuncio del tentato auto-colpo di Stato del presidente è giunto senza preavviso, a tarda sera, durante un messaggio televisivo nel corso del quale l’opposizione è stata accusata di simpatizzare con la Corea del Nord e di paralizzare l’azione di governo. La decisione di sospendere le libertà politiche è stata definita da Yoon come indispensabile per difendere l’ordine costituzionale del Paese.
Nonostante la presenza di soldati attorno all’edificio e l’atterraggio di almeno tre elicotteri dell’aeronautica militare all’interno del compound, 190 deputati sono riusciti a riunirsi e votare all’unanimità per annullare il provvedimento presidenziale «con effetto immediato», un diritto che la Costituzione riconosce alle maggioranze parlamentari.
Il leader dell’opposizione Lee Jae-myung, forte del voto in Parlamento ha immediatamente dichiarato che chiunque avesse agito su ordine di Yoon o dei vertici militari avrebbe commesso un reato, perché la legge marziale era stata «invalidata». Fuori dal Parlamento ci sono stati scontri isolati tra manifestanti e forze di sicurezza, ma quest’ultime non hanno mai aperto il fuoco, dando la sensazione che l’esercito non fosse pronto a un bagno di sangue pur di garantire un futuro politico al presidente Yoon.
Anzi. Dopo il voto, i militari hanno accolto l’invito del presidente del Parlamento affinché si ritirassero dall’Assemblea nazionale, mentre i deputati hanno annunciato che non avrebbero abbandonato l’edificio fino a che il presidente non avesse revocato la legge marziale. Intanto, nelle strade, il numero di persone in marcia verso il Parlamento al canto di: «Arrestate Yoon Suk Yeol!» andava crescendo.
Da quando è diventato presidente nel 2022, con uno scarto dell’1% sul proprio avversario, Yoon è stato un’«anatra zoppa»: aggressivo nella soppressione della libertà di stampa; indebolito da una serie di scandali che coinvolgono sua moglie, Kim Keon Hee; e sistematicamente incapace di promuovere la sua agenda politica a causa di un Parlamento controllato dall’opposizione. Pochi giorni fa l’opposizione ha addirittura imposto la sua linea sulla legge di bilancio e avviato le procedure per mettere in stato d’accusa alcuni alti funzionari a cui imputa un trattamento di favore per la first lady.
Nella notte, quando sembrava che il Paese fosse destinato a una svolta autoritaria, il ministro delle Finanze aveva dichiarato che il governo avrebbe utilizzato «tutte le misure possibili per la stabilizzazione dei mercati finanziari e valutari, inclusa l’iniezione illimitata di liquidità». A notte fonda, il Korea Stock Exchange non aveva ancora fatto sapere se oggi, mercoledì, sarebbe stato aperto o meno, mentre la Banca centrale ha annunciato un incontro straordinario del suo board.
(da agenzie)

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