Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
LA DOCENTE TORINESE: “DISUMANO COSTRINGERE LE PERSONE A FARE LA CODA DI NOTTE AL FREDDO PER RINNOVARE IL PERMESSO DI SOGGIORNO”
“Ciò che mi ha spinto ad aiutare questa mia studentessa è stata la sofferenza che ho visto in lei”. “Un giorno mi è venuto di impeto dirle: ‘Forse se andiamo insieme, i poliziotti vedendo una persona di pelle bianca ci faranno entrare. È una frase veramente brutta da dire, ma pronunciata per l’impotenza provata in quel momento di fronte all’ingiustizia”.
A parlare, ai microfoni di Fanpage.it, è Rachela Baroni, la professoressa di italiano e storia all’istituto enogastronomico Beccari di Torino che lunedì 20 gennaio ha deciso di accompagnare una sua studentessa di 18 anni, nata in Italia ma di origine nigeriana, all’Ufficio immigrazione della questura del capoluogo piemontese per provare ad avviare le pratiche di rinnovo del permesso di soggiorno scaduto.
Da un anno la ragazza aveva provato invano ad accedere agli uffici, invece la presenza della sua docente pare essere servita. “Io non so se la mia presenza abbia inciso – confessa Baroni -, certo eravamo in una buona posizione per l’accesso, ma la mia studentessa sostiene che anche in passato si era trovata in coda tra i primi, senza tuttavia riuscire ad accedere”.
“Siamo andate alle 5 di mattina e ci siamo messe in coda – ci racconta la docente -. Davanti a noi c’erano 20 persone, ho portato due seggioline da spiaggia, un thermos con del té e dei biscotti. Pioveva, faceva freddo e molta gente dormiva nelle tende sotto i gazebo, qualcuno aveva acceso un fuoco per scaldarsi. Ho visto una coda rispettosa, silenziosa, ma sicuramente disumana”.
La situazione in corso Verona è da tempo ai limiti della decenza – come in altri luoghi analoghi d’Italia -, con l’Ufficio immigrazione preso d’assalto dai cittadini stranieri che risiedono nei 312 comuni della Città Metropolitana di Torino.
Senza documenti e senza un medico di base
All’istituto Beccari, dove insegna la professoressa Baroni, sono 96 gli studenti che non hanno la cittadinanza e che rischiano di trovarsi senza diritti, proprio come l’allieva che la docente ha voluto supportare. Dopo la morte della madre, nell’agosto del 2023, la ragazza ha cominciato a stare male, ma non avendo i documenti non poteva permettersi nemmeno un medico di base.
E, inizialmente, sembrava che la mancanza di documenti e della cittadinanza, avrebbe potuto compromettere l’esame di maturità. “Vorrei precisare che, rispetto a quanto riportato negli ultimi giorni dai media, l’Ufficio scolastico regionale ci ha rassicurati sul fatto che la mia studentessa potrà accedere all’Esame di Stato anche se sprovvista di documenti”.
Decisamente una buona notizia che fa il paio con la convocazione da parte della questura, giovedì 30 gennaio la professoressa Baroni e la sua alunna si sono recate nella sede centrale di corso Vinzaglio: “Ci hanno dato un elenco di documenti che la ragazza dovrà produrre, poi potrà tornare e avviare la pratica per il permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare”, dato che la sorella maggiore è già cittadina italiana.
“Credo – prosegue la docente – che sia opportuno creare dei percorsi di formazione e di informazione per tutti gli allievi, perché vengano informati delle diverse procedure che devono attivare per ottenere il rinnovo del permesso o della cittadinanza”. “Questa storia – conclude Rachela Baroni – ha incentivato in me il desiderio di impegnarmi in ambito civile. È importante schierarsi dalla parte degli umili e dei più fragili”.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
APPLAUSI DI SOLIDARIETA’ AI DEPORTATI DA PARTE DI DECINE DI CITTADINI
È arrivata a Bari in serata la motovedetta della Guardia costiera italiana salpata oggi dal
porto di Shengjin con a bordo i 43 richiedenti asilo trasferiti lo scorso martedì in Albania. I migranti non sono stati trattenuti nei centri albanesi per decisione della corte di appello di Roma. Per le persone appena sbarcate, la Prefettura ha disposto l’accoglienza nel Cara di Bari Palese, il più grande centro in Puglia che ospita stranieri.
La decisione dei giudici della Corte d’Appello di Roma, presa ieri, 31 gennaio, aveva annullato il trattenimento delle persone migranti nel centro di Gjader, stabilendo appunto che dovessero essere riportati in Italia, rinviando gli atti alla Corte di giustizia europea, in attesa del suo pronunciamento, previsto per il 25 di febbraio. Questa è la terza volta che la Corte boccia l’operato del governo italiano, dopo altre due decisioni simili prese a ottobre e novembre.
L’arrivo al porto dei profughi è stato salutato dagli applausi di alcune decine di manifestanti dell’Arci fermi in presidio oltre la recinzione, che hanno gridato ‘libertà’ in diverse lingue e ‘no border’. I richiedenti asilo, tutti bengalesi ed egiziani, sono saliti a bordo di un pullman che li ha portati nel Cara di Bari Palese, la stessa struttura in cui furono portate le 12 persone migranti per le quali a ottobre il Tribunale di Roma non convalidò il trattenimento, in attesa della decisione sulla loro richiesta di protezione internazionale.
(da Fanpage”)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
VATTANI VENNE FILMATO NEL 2011 MENTRE SI ESIBIVA NEL SALUTO ROMANO A UNA MANIFESTAZIONE DI CASAPOUND A ROMA – L’AMBASCIATORE HA IL NOMIGNOLO DI “KATANGA” PER IL SUO PASSATO DA LEADER DEL GRUPPO FASCIO-ROCK “SOTTO FASCIA SEMPLICE”
A un anno dalla nomina di ambasciatore a vita, che tanto scalpore ha destato in ambienti diplomatici e politici, l’ambasciatore “fascio rock” Mario Vattani potrebbe ricevere un’ulteriore promozione, in una delle sedi più ambite in questo momento: quella di Washington. Sede che, per la fine dell’incarico il 1° luglio della stimata e premiata ambasciatrice (nonché prima donna italiana a ricoprire l’incarico oltreoceano), Mariangela Zappia, sta per lasciare vacante.
Prima di una serie di nomine che il governo Meloni nei prossimi mesi dovrà decidere per le sedi diplomatiche all’Estero, quella di Washington certamente è tra le più richieste, soprattutto da personalità vicine al centrodestra e non soltanto di provenienza strettamente diplomatica.
Nella rosa dei nomi, infatti, ci sarebbero anche politici – ad aprire la strada il precedente di Carlo Calenda, nel 2016 nominato dall’allora premier Renzi rappresentante dell’Italia nell’Unione europea – oltreché l’attuale capo di gabinetto del ministro degli Esteri Antonio Tajani, Francesco Genuardi.
Per Vattani, da un anno ambasciatore di grado della Repubblica italiana, da settembre 2021 ambasciatore a Singapore e da maggio 2023 Commissario Generale per l’Italia all’Expo 2025 di Osaka, sarebbe un ritorno alle origini. Washington infatti è la prima sede che gli venne assegnata nel 1995, quattro anni dopo il concorso vinto “con riserva”, perché in attesa di giudizio per i fatti del cinema Capranica (il pestaggio insieme con altri militanti del Fronte della Gioventù di tre giovani di sinistra) in cui viene poi assolto.
E anche una rivincita, perché no, dopo le critiche per la sua nomina a vita. Nonché alle critiche al suo incarico di console a Osaka da parte del sindacato diplomatico (Andmae) che ritenne il video che lo ritraeva nel 2011 mentre si esibiva nel saluto romano a una manifestazione di CasaPound a Roma “riconducibile all’apologia di fascismo in luogo pubblico da parte di un alto funzionario dello Stato” e quindi “tale da non poter essere minimizzata né tralasciata”.
Ora che di saluti romani si torna a parlare anche a Washington – vedi il gesto di Elon Musk all’insediamento di Donald Trump – il nome di Vattani, accostato in questi giorni alla presentazione del Padiglione Italia all’Expo di Osaka – torna in auge per l’incarico più ambito. Ambito al punto che anche alla Farnesina sono convinti che sia presto per indicare i successori di Zappia.
Vattani – anche detto “Katanga” per il suo passato da leader del gruppo fascio-rock “Sotto fascia semplice”, classe 1966 e figlio dell’ambasciatore Umberto, uno dei diplomatici italiani più influenti – con gli Stati Uniti coronerebbe una già fulgida carriera dopo il Giappone.
A dargli la promozione sarebbe proprio la premier che nel 2012 con altri deputati ex-Alleanza Nazionale presentò un’interrogazione contro la sua rimozione dall’incarico.
Reintegrato infatti, dopo la vittoria al Tar nel 2014 dall’allora direttrice generale per le risorse della Farnesina, Elisabetta Belloni per il coordinamento del settore Asia-Pacifico (in mezzo la sconfitta alle urne in Campania con la Destra di Storace nel 2013), nel 2021 Vattani viene designato ambasciatore a Singapore
(da Fatto quotidiano)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
WALL STREET JOURNAL: “LA GUERRA COMMERCIALE PIU’ STUPIDA DEL MONDO”
“Sicuramente“. Così Donald Trump, parlando ai reporter nello Studio Ovale, ha
confermato l’intenzione di imporre dazi sulle importazioni anche dall’Unione europea, dopo l’entrata in vigore dal 1° febbraio di quelli nei confronti di Canada, Messico e Cina.
“Volete la risposta vera o quella politica? Certo che lo farò, l’Europa ci ha trattati malissimo“, ha detto. Parole a cui un portavoce della Commissione europea ha risposto con fermezza, richiamando le posizioni già espresse nei giorni scorsi dalla presidente Ursula von der Leyen e dal commissario al Commercio Maroš Šefčovič: “L’Ue resterà fedele ai suoi principi e, se necessario, sarà pronta a difendere i propri interessi legittimi”. “Non c’è niente che Canada, Messico e Cina possano fare per evitare i dazi”, ha detto Trump nello Studio Ovale. Abbozzando anche un calendario dei prodotti che verranno tassati: dopo acciaio e farmaceutici, per cui le tariffe sono entrate in vigore il 1° febbraio, “attorno al 18 febbraio” toccherà a microchip, petrolio e gas.
La guerra dei dazi di Donald Trump è iniziata: prima contro i vicini degli Stati Uniti e l’avversario cinese ma presto, stando alle minacce del presidente americano, potrebbe scagliarsi anche contro l’Unione europea. Certo è che l’iniziativa di Trump, arrivata a meno di due settimane dal suo ritorno alla Casa Bianca, ha segnato una forte escalation nella sua politica commerciale ed è il segno che la più grande economia del mondo vuole tassare i suoi partner commerciali più importanti. Secondo il database Trade Data Monitor, infatti, nel 2023 le importazioni di beni statunitensi da Ue, Canada, Messico e Cina sono state di 1,9 trilioni di dollari, circa il 60% del totale.
Nonostante l’opposizione degli investitori e il rosso di Wall Street, Trump ha mantenuto la promessa di imporre dal primo febbraio dazi del 25% a Canada e Messico e del 10% alla Cina. Sui beni che saranno tassati il commander-in-chief è stato piuttosto vago parlando di un elenco che include acciaio, alluminio, rame, prodotti farmaceutici, medicine, ma anche microchip, gas e petrolio in un secondo momento, a partire dal 18 febbraio. Sta di fatto che le tasse sulle importazioni da quei Paesi avranno un peso sulle tasche degli americani che, secondo uno studio dell’università di Yale, si tradurrà in 1.300 dollari di spese annuali in più per famiglia. “Gli americani capiranno“, è convinto Trump secondo il quale la sua politica “renderà gli americani più ricchi“.
Immediata la reazione del governo canadese, che tramite il premier Justin Trudeau si è detto pronto a rispondere con “forza e immediatamente. Non è quello che vogliamo ma, se andrà avanti, agiremo anche noi”.
Il giorno successivo si è fatto sentire anche Mark Carney, il favorito alla carica di primo ministro dopo le dimissioni di Trudeau: “Il presidente Trump probabilmente pensa che il Canada cederà. Ma noi siamo intenzionati a resistere al bullo e non ci tireremo indietro, siamo uniti e reagiremo”, ha detto. In Messico, invece, la presidente Claudia Sheinbaum ha convocato una riunione di urgenza con i ministri interessati del suo governo. In precedenza, Sheinbaum aveva assicurato che il Messico è pronto “a qualsiasi scenario” e agirà “con sangue freddo”, mantenendo al contempo sempre aperto “il dialogo” con Washington.
Nel frattempo il Wall Street Journal, il più importante quotidiano economico-finanziario del mondo, attacca l’iniziativa di Trump definendola “la guerra commerciale più stupida della storia“: in un editoriale si critica in particolare l’imposizione di tariffe più alte per i Paesi confinanti con gli Usa rispetto a quelle adottate contro la Cina.
“I famigerati avversari degli americani, Messico e Canada saranno colpiti da una tassa del 25%, mentre la Cina, un vero avversario, del 10%. Una mossa che ricorda la vecchia battuta di Bernard Lewis secondo cui è rischioso essere nemico dell’America ma può essere fatale esserne amico“, si legge nell’articolo. Ma in ogni caso, sostiene il quotidiano, “la guerra commerciale di Trump non ha nessun senso e renderà l’economia degli Stati Uniti meno competitiva”.
Intanto Trump ha preso un’altra decisione indicativa della direzione che vuole imprimere alla sua politica economica: il licenziamento del direttore del Consumer Financial Protection Bureau, Rohit Chopra nonostante il suo mandato scada nel 2026, come riporta il New York Times. A capo dell’agenzia che tutela i clienti di banche e finanziarie, Chopra è stato una spina nel fianco di Wall Street per il suo approccio aggressivo nel far rispettare le leggi per proteggere i consumatori e stabilendo nuove regole. È stato grazie al suo giro di vite che nel 2022 Wells Fargo è stata costretta a pagare 2 miliardi di dollari ai clienti frodati.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 2nd, 2025 Riccardo Fucile
UN CULTO SENZA RADICI CHE FA DANNI INCALCOLABILI
“Qualsiasi cosa faccio diventa virale su TikTok”, dice Fabrizio Corona, “siamo a 320 mila iscritti, il mio obiettivo è arrivare a un milione. Può essere antesignano di un partito politico che, come hanno fatto i 5 Stelle, vinca le elezioni”. Non si può dire se il programma dell’ormai stagionato paparazzo avrà successo. Ma si può dire che è legittimo, plausibile, perfettamente dentro l’epoca. Potrebbe farcela, e molto meglio e ben prima di lui potrebbe farcela chi di followers ne ha milioni, per qualunque motivo, per qualunque merito, o anche senza alcun motivo, e per zero meriti.
Chiunque cerchi di capire l’epoca, di afferrarne il senso, non può ignorare che QAnon, il sito più paranoico tra i paranoici, quello che sostiene che il mondo sia retto da un complotto di pedofili e di ebrei, ha milioni di followers.
E che Trump è diventato presidente degli Stati Uniti anche, se non soprattutto, in virtù dell’appoggio entusiasta di quel genere di seguaci. Trump non è molto diverso da Corona (se non per i quattrini, che Corona vorrebbe avere ma non ha), non lo è per cultura né per ideologia, l’ideologia della forza e del denaro come unica leva, il resto è merda da disprezzare e da sottomettere.
Un sacco di gente adora questo culto della sopraffazione, specialmente i sopraffatti, i deboli e i frustrati che sperano di vendicarsi per interposta persona.
È un culto senza radici e dunque destinato al deperimento e alla morte, senza amore e dunque destinato alla meschinità e all’abbrutimento. Ma funziona, nel breve fa sfracelli, e danni incalcolabili. Corona ha presentato il suo “libro” a Milano in una libreria importante. Il suo editore (importante) non è nemmeno il mandante, o il complice. È solo lo spettatore impotente, come noi tutti.
(da repubblica.it)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 1st, 2025 Riccardo Fucile
PER LA CORTE, LA RICOSTRUZIONE DELL’ARRESTO DI ALMASRI NON È UN COMPLOTTO COME IL GOVERNO MELONI VORREBBE FAR CREDERE: E’ IL NOSTRO PAESE CHE, AL CONTRARIO, AVREBBE AVUTO UN COMPORTAMENTO OMISSIVO E INERTE… “VIENE SOSTENUTO CHE IL MINISTERO DELLA GIUSTIZIA NON ERA STATO INFORMATO DELL’ARRESTO DI ALMASRI. MA NON È VERO. IL 19 GENNAIO NORDIO VIENE AVVISATO DALLA DIGOS DI TORINO, IL 20 DAL PROCURATORE GENERALE DI ROMA, GIUSEPPE AMATO. E, DA QUANTO RISULTA A ‘REPUBBLICA’, QUEI DOCUMENTI SONO ARRIVATI ANCHE IN VIA ARENULA. INVIATI DALL’AMBASCIATA. DOVE PERÒ NESSUNO LI PRENDE IN CARICO. DA QUI L’INERZIA DI CUI SI PARLA ALL’AIA”
Per l’atteggiamento contraddittorio del governo di Giorgia Meloni sull’assassino e
torturatore libico Osama Almasri sul quale pendeva un mandato di cattura della Corte penale internazionale, arrestato e poi liberato, interviene l’Unione europea che ricorda gli obblighi di collaborazione. Il portavoce dell’esecutivo ha invitato ieri «tutti gli Stati membri a garantire la piena cooperazione con la Corte, compresa la tempestiva esecuzione dei mandati d’arresto».
Dichiarazioni ingombranti per un esecutivo accusato di aver riportato in Libia un indagato che deve rispondere di omicidi, torture, rapimenti e violenze sessuali commessi da febbraio 2015. Una fonte della Cpi a L’Aia rivela a Repubblica che la Corte sta valutando di avviare una procedura contro l’Italia, in violazione dello statuto della Corte penale internazionale, che potrebbe concludersi davanti al Consiglio di sicurezza dell’Onu. Una macchia per il governo.
Vista da L’Aia, la ricostruzione dell’arresto di Almasri non è un complotto internazionale come la maggioranza parlamentare vorrebbe far credere. Né tantomeno il tentativo di mettere in difficoltà l’Italia. Che, al contrario, avrebbe avuto un comportamento omissivo e inerte. Emergono diverse falle nella procedura politico-giudiziaria quando Almasri finisce nelle mani italiane.
La Cpi ha indagato su Almasri come se fosse un latitante. Documentava i fatti che poi gli sono stati contestati, però non aveva la certezza del posto in cui si trovava. E in base alle prove raccolte lo scorso ottobre i magistrati hanno chiesto al tribunale internazionale di emettere un mandato di cattura. In quell’occasione ha fatto diffondere tramite Interpol il codice Blue notice, che serve per raccogliere ulteriori informazioni sull’identità, la posizione o le attività di una persona in relazione a un’indagine penale.
Almasri arriva l’11 gennaio a Londra. Ma non scatta l’alert. Si sposta verso Bruxelles e da lì in Germania quando c’è la prima segnalazione: il 16 Almasri viene fermato in Germania dalla polizia tedesca mentre viaggia su un’auto a noleggio. Un normale controllo. Almasri esibisce il documento di identità che, caricato sul database della polizia tedesca — siamo al 17 gennaio — fa scattare il Blue notice.
È da questo momento che i magistrati all’Aia entrano nella loro operatività. Viene sollecitata la richiesta d’arresto perché hanno la prova, solo in quel momento, che Almasri è in territorio europeo. Il 18 gennaio arriva il mandato di cattura. In serata, tramite Interpol, viene emesso il codice Red notice: sono le persone da trovare perché devono essere arrestate. Qualche ora dopo, come previsto dalle procedure, Cpi consegna materialmente il mandato di arresto all’ambasciata d’Italia all’Aia.
Di fatto è come se lo avesse notificato al ministero della Giustizia, l’ambasciata è “il focus point” indicato dal governo: il luogo cioè deputato a fare arrivare quel tipo di documenti.
Deve essere cura dell’ambasciata trasmettere agli uffici del ministero della Giustizia gli atti nel più beve tempo possibile. In ogni caso gli investigatori, tramite l’informazione raccolta dalla polizia tedesca, accertano che l’auto sulla quale viaggiava Almasri doveva essere riconsegnata a Fiumicino.
Il 18 gennaio Cpi invia il mandato di cattura non solo all’Italia e alla Germania, ma anche ad altri quattro Paesi limitrofi, perché non è certa la destinazione finale del ricercato.
In Italia è notte quando Almasri viene segnalato a Torino. Alle tre e mezza del mattino di domenica 19 gennaio, mentre si trovava in un hotel in piazza Massaua, gli agenti della Digos lo arrestano.
Viene sostenuto che il ministero della Giustizia non era stato informato. Ma non è vero. Il 19 gennaio il ministro Nordio viene avvisato dalla Digos di Torino, il 20 dal procuratore generale di Roma, Giuseppe Amato.
E, da quanto risulta a Repubblica, quei documenti sono arrivati anche in via Arenula. Inviati dall’ambasciata. Dove però, evidentemente, nessuno li prende in carico. Da qui l’inerzia di cui si parla all’Aia. Eppure il 21 il difensore di fiducia di Almasri deposita l’istanza di scarcerazione che viene accolta perché il ministero non ha inviato alla Corte d’appello l’atto d’arresto.
«Il ministro della Giustizia italiano non può esprimere alcuna valutazione sull’arresto già disposto dal tribunale internazionale» dicono fonti della Cpi, facendo notare che «il ministro deve solo far transitare il documento verso gli uffici giudiziari competenti nel minor tempo possibile».
Quello che Nordio, invece, non ha fatto. Facendo in modo che il torturatore libico, per un cavillo giudiziario, tornasse a casa, perché pericoloso. Ma non arrestato
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 1st, 2025 Riccardo Fucile
ERA SCONTATO CHE I TRATTENIMENTI SAREBBERO STATI RESPINTI LEGGE ALLA MANO, I SOVRANISTI HANNO VOLUTO FORZARE PER GIUSTIFICARE LA GUERRA ALLA MAGISTRATURA… TANTO LA LORO PROPAGANDA LA PAGANO GLI ITALIANI
Prima di tutto i fatti: i giudici della Corte d’Appello di Roma hanno sospeso il giudizio di convalida dei trattenimenti dei 43 migranti trasferiti in Albania e rimesso “gli atti alla Corte di Giustizia dell’Unione europea ai sensi degli artt. 267 TFUE, 105 e ss. del Regolamento di procedura e 23 bis dello Statuto della Corte”.
Una pronuncia in linea con le precedenti decisioni operate dai Tribunali, malgrado nel frattempo fosse intervenuta una sentenza della Cassazione che il governo aveva provato a interpretare favorevolmente rispetto alla possibilità di riprendere il trasferimento dei migranti nei centri in Albania per la procedura accelerata di espulsione. Per la Corte d’Appello, dunque, “il giudizio va sospeso nelle more della decisione della Corte di Giustizia europea” e, per effetto di tale sospensione, “poiché è impossibile osservare il termine di quarantotto ore previsto per la convalida, deve necessariamente essere disposta la liberazione del trattenuto, così come ha ripetutamente affermato la Corte Costituzionale in casi analoghi”.
Un flop gigantesco, insomma, che ha già scatenato la reazione furibonda della maggioranza, che parla di “sentenza sconcertante”, di “decisione preoccupante”. Il canovaccio delle prossime ore lo conosciamo. Gli esponenti della maggioranza urleranno al complotto e i giornali amici parleranno del tentativo della magistratura di sostituirsi al potere politico. Vespa tuonerà dal pulpito di Rai Uno. Mario Giordano urlerà qualcosa senza contraddittorio. Del Debbio dirà che i giudici non rispettano la volontà popolare. E così via.
La realtà dei fatti è diversa, molto più semplice. Come già accaduto in precedenza nei Tribunali, i giudici della Corte d’Appello non hanno potuto fare altro che sospendere il giudizio e rimettere gli atti alla Corte di Giustizia UE, che a breve, brevissimo, sarà chiamata a esprimersi sulle eccezioni sollevate in casi analoghi e a dirimere la questione sui “Paesi sicuri” e sulla compatibilità delle norme del governo con l’ordinamento europeo.
Il governo si era illuso che bastasse la sentenza della Cassazione, che pure chiaramente lasciava al giudice il compito di valutare singolarmente i casi. In tanti erano convinti che sarebbe andata in questo modo e avevano spiegato come non avesse alcun senso “riprovare” a mandare in Albania qualche decina di persone, con il concreto rischio di doverli riportare indietro in brevissimo tempo. Del resto, non c’era alcuna urgenza. Si poteva tranquillamente aspettare la decisione della CGUE, che comunque è attesa nelle prossime settimane
Non aveva senso, certo, a meno che non si fosse voluto creare l’ennesimo caso. Un nuovo “incidente” con i giudici, per potersi nuovamente giocare la carta vittimista e usare la questione migranti come clava nello scontro con la magistratura.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 1st, 2025 Riccardo Fucile
NON SOLO: IL CAPOGRUPPO DELLA LEGA IN CONSIGLIO COMUNALE AVEVA ANNUNCIATO L’INTENZIONE DI CANDIDARE VERONICA VERLICCHI, MA È STATO SUBITO SMENTITO DAI VERTICI DEL CARROCCIO… IL SEGRETARIO DELLA LEGA ROMAGNA, JACOPO MORRONE, HA INDICATO L’85ENNE AVVOCATO ALVARO ANCISI
Il centrodestra potrebbe presentarsi diviso alle elezioni comunali che si svolgeranno in
primavera a Ravenna, anticipate rispetto al termine del mandato vista l’elezione del sindaco Michele de Pascale alla presidenza della Regione.
Il capogruppo della Lega in consiglio comunale Gianfilippo Rolando aveva annunciato nei giorni scorsi l’intenzione di candidare Veronica Verlicchi, ma è stato subito smentito dai vertici del suo partito: il segretario della Lega Romagna Jacopo Morrone ha infatti annunciato che il candidato sindaco di una lista composta anche dal Popolo della Famiglia, sarà l’avvocato Alvaro Ancisi, 85 anni, da circa mezzo secolo protagonista della vita politica ravennate, con una lunghissima esperienza in consiglio comunale.
Un passaggio che Alberto Ferrero, consigliere regionale e coordinatore provinciale di Fdi, parlando con l’edizione locale del Resto del Carlino ha definito “confuso, contraddittorio e frettoloso. Vogliamo tentare di proseguire su lla strada maestra, cioè individuare un candidato unico di tutte le opposizioni. Le ultime vicende non sembrano andare in questa direzione”.
Anche i responsabili di Forza Italia parlano di un rischio più che concreto di presentarsi divisi alle elezioni. “L’importante – ha detto il candidato della Lega Ancisi – sarà presentarsi uniti al secondo turno”. Per la successione di de Pascale, il Pd ha invece da mesi scelto il segretario del Pd Alessandro Barattoni, con l’obiettivo di costruire un’alleanza versione campo larghissimo, che ricalchi in sostanza quella che ha eletto l’ex sindaco di Ravenna alla presidenza della Regione.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Febbraio 1st, 2025 Riccardo Fucile
LA SUA “COLPA”? HA AMMESSO CHE LE AUTOSTRADE SICILIANE NON REGGEREBBERO AL PASSAGGIO DEI MEZZI NECESSARI PER COSTRUIRE IL PONTE SULLO STRETTO DI MESSINA. E CHE LE INFRASTRUTTURE DELL’ISOLA NON SONO PRONTE A SOPPORTARE IL NUOVO TRAFFICO EVENTUALMENTE GENERATO DALLA MESSA IN FUNZIONE DELLA GRANDE OPERA
Ha ammesso che le autostrade siciliane non reggerebbero al passaggio dei mezzi necessari per costruire il Ponte sullo Stretto di Messina. E che le infrastrutture dell’isola non sono pronte a sopportare il nuovo traffico eventualmente generato dalla messa in funzione della grande opera. Per questo motivo, Franco Calogero Fazio, direttore generale del Consorzio autostrade siciliane (Cas) sarà defenestrato dall’ente della Regione siciliana.
Il cda dell’organismo che gestisce alcuni tratti autostradali nell’isola, compresa, appunto, l’A20 Palermo- Messina, ha avviato il procedimento di contestazione che prelude alla risoluzione dell’incarico. Il dirigente aveva espresso quel parere nel corso di un’audizione al Consiglio comunale di Messina: «La rete autostradale siciliana – ha detto – non sarà in grado di sopportare l’aggravio di traffico di mezzi pesanti durante la lunga fase di cantiere, né il nuovo traffico di mezzi pesanti e leggeri derivanti dal ponte stesso, una volta costruito».
Parole che, secondo il dirigente che ieri ha corretto il tiro, sarebbero state travisate. Ma non sono piaciute al governo regionale di centrodestra che lo ha invitato a evitare esternazioni pubbliche e a presentare le sue spiegazioni direttamente al presidente del Cas.
«Sono stato molto colpito – ha detto il presidente della Regione Renato Schifani – da queste dichiarazioni che condivisibili o meno, credo che necessitassero di una verifica dell’organo amministrativo. Una cosa è certa: il Ponte si farà». il caso finirà presto in parlamento.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »