Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
COSA SCRIVEVA IL 18 APRILE 2016 SUI REFERENDUM: “RENZI RISPETTI CHI E’ ANDATO ALLE URNE PERCHE’ SONO SEMPRE DI PIU’ DI QUELLI CHE LO HANNO MANDATO A PALAZZO CHIGI. IL GOVERNO HA FATTO DI TUTTO PER FAVORIRE L’ASTENSIONISMO”
Giorgia Meloni è una banderuola che cambia idea sulla base delle proprie convenienze, una voltagabbana professionista.
Oggi i suoi elettori, la classe dirigente di Fdi e i media di regime irridono i 15 milioni di italiani che sono andati a votare ai referendum, ovvero un 30% di connazionali che volevano cancellare norme che favoriscono sfruttamento e precariato (quello che piace ai sovranisti), al pari di negare diritti a quei cittadini stranieri che contribuiscono al 9% del Pil, spaccandosi la schiena in lavori che i loro figli fighetti non vogliono fare.
A ranghi invertiti, con Renzi premier, ecco cosa scriveva la banderuola il 18 aprile 2016, a seguito dei referendum bocciati.
“I milioni di italiani che sono andati a votare al referendum non lo hanno fatto per calcoli politici, ma per difendere il nostro mare dalle lobby del petrolio amiche del Governo. Renzi si ricordi che deve rappresentare tutti gli italiani, anche chi la pensa diversamente. Abbia la decenza di rispettare chi si è recato alle urne perché sono sempre piu’ italiani rispetto a quelli che lo hanno votato premier. Il Governo ha fatto di tutto per favorire l’astensionismo e per non far raggiungere il quorum perché per loro il voto degli italiani è solo un intralcio ai loro giochi di potere”
Dedicato a quei coglionazzi che sui social sprecano tempo a sputare veleno contro chi vorrebbe un’Italia giusta ed equa, senza neanche accorgersi di essere presi per il culo.
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
BENVENUTI AL SEGGIO CON LA TEORICA DELLA PULIZIA OMOFOBA
“Gli scarti vanno eliminati”. E ancora “si eliminassero loro”. Così una scrutatrice di seggio
a Varese ha risposto a una domanda sul perché non fossero state eliminate le file divise per genere, come previsto ora dalle normative.
A denunciare quanto accaduto ieri sono stati Mauro Sabbadini, presidente di Arci Varese, e Marta Gilardi, collaboratrice di Arci e
Arcigay Varese, che si trovavano al seggio 15 della città per votare in occasione del referendum abrogativo dell’8 e del 9 giugno 2025. “Un episodio di grave discriminazione transfobica”, ha sottolineato Arci in una nota. La presidente di seggio, che non ha sentito le parole, ha comunque preso atto della segnalazione e provveduto a verbalizzare quanto accaduto, spiegano da Arci e Arcigay, che hanno già inviato una segnalazione al Comune di Varese e alla Prefettura chiedendo “l’accertamento immediato dei fatti, l’identificazione della persona coinvolta e l’adozione di provvedimenti disciplinari tempestivi” perché “non può esserci spazio per l’odio o la discriminazione nei luoghi in cui si esercita la democrazia”.
“Le elezioni devono essere un momento di democrazia, non di violenza verbale”, ha spiegato Giovanni Boschini, presidente di Arcigay Varese. “Chi svolge un ruolo pubblico ha il dovere di rispettare tutte le persone e garantire un ambiente sicuro per tutte le persone, comprese quelle transgender”.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
INVISIBILI IN VITA E ANCHE DOPO LA MORTE
Non ci sono fiori davanti al punto in cui sono stati ritrovati i corpi. In questi giorni in cui si cerca di ricostruire il giallo di villa Pamphili dove una neonata e una donna sono state ritrovate morte, nessuno ha portato nemmeno un biglietto. Nessuno chiede di loro. Nessuno sembra sapere chi fossero.
Da quelle parti restano solo i segni di un falò e rimasugli di cibo, lasciati probabilmente da qualche disperato che nel parco cerca un rifugio per la notte. E si racconta che anche quella donna e quella neonata si siano accampate da quelle parti.
I due corpi, al momento, non hanno un nome. Le impronte digitali della donna non trovano riscontri in nessuna banca dati.
I luoghi dove i passanti hanno notato i cadaveri sono a un centinaio di metri di distanza. La piccola era abbandonata tra rovi e tronchi caduti. E tutto fa pensare a una sorta di giaciglio improvvisato, appena visibile tra la vegetazione. Accanto al nastro bianco e rosso che delimita l’area, restano le tracce di un fuoco spento, braci nere, una buccia d’arancia.
A villa Pamphili i più si preoccupano della sicurezza della zona. «C’è quel cancello divelto che non è mai stato messo a posto. Dopo quando accaduto, ho paura», si sfoga Eleonora. Mentre Marco, un
runner, si ferma stupito davanti ai nastri che delimitano la scena del crimine: «Corro sempre da queste parti. In realtà pensavo fossero i nastri per segnalare gli alberi pericolanti».
È Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, ad ampliare la riflessione. «È un dolore per tutti. Da tempo denunciamo che a Roma ci sono troppe povertà estreme, non viste o che non si vogliono vedere». E aggiunge: «Se vedi persone in queste condizioni non puoi continuare a fare la tua corsetta. Devi fermarti e segnalare la situazione». Parole che pesano, perché intorno a quelle due vite aleggia un silenzio assordante. Nessuno ha denunciato la loro scomparsa, nessuno si è preoccupato di lasciare nemmeno un biglietto.
Le dinamiche della vicenda non sono ancora chiare. E anche il fatto che siano madre e figlia resta un’ipotesi.
Se sul corpo della donna non ci sono segni di violenza e la procura ha disposto degli esami tossicologici, a quanto emerso dall’autopsia sembra che la piccola sia stata strangolata. Dagli accertamenti sarebbero emersi segni sul collo, sul braccio e sulla testa, come se la neonata fosse stata picchiata. Dall’autopsia è emerso che la piccola è morta tra le 12 e le 36 ore prima del ritrovamento, sabato scorso intorno alle 16. La donna, ritrovata lo stesso giorno alle 20, pare fosse morta da quattro giorni.
Alcuni passanti raccontano di aver visto una donna con una neonata, a volte accompagnate da un uomo, aggirarsi nel parco. Dettagli frammentari, che gli inquirenti stanno cercando di ricomporre. Ma intanto restano lì, in silenzio, la cenere, i rovi, e due vite senza nome.
(da Fanpage)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
AI QUASI 20MILA MINORENNI CHE ALLOGGIANO NEL CAMPO VIENE INSEGNATA LA PROPAGANDA DEL CREMLINO, COME LE VERSIONI “UFFICIALI” DELLA STORIA E LA “FEDELTÀ ALLO STATO”
Dove Palmiro Togliatti venne a fare il suo ultimo discorso prima d’accasciarsi — «cari
pionieri della gioventù, assieme lottiamo per la pace e la fratellanza…!» —, adesso giocano a pallone i bambini.Il malore che uccise il Migliore, qui non se lo ricorda più nessun
Ad Artek, la storia è andata avanti. Abbandonata con la fine dell’Urss, riaperta con l’indipendenza dell’Ucraina, quindi riinvasa da Putin, infine restaurata, la colonia estiva sul Mar Nero che un tempo ospitava i Giovani Pionieri del comunismo, oggi alloggia i piccoli prigionieri del putinismo: 19.546 minorenni, secondo il governo di Kiev, rapiti fin dall’inizio dell’invasione e poi sparsi un po’ ovunque.
Più di 4mila, fra i 6 e i 16 anni, anche in questa cella dorata nella Crimea occupata: «Artek è un campo di proprietà del governo russo», dice un rapporto del Dipartimento di Stato americano, dove ai bambini ucraini «vengono impartiti programmi di rieducazione patriottica» che violano la volontà delle famiglie e le convenzioni dell’Onu. Veri crimini di guerra. Quelli per cui Putin è un ricercato internazionale.
Artek è un bel posto. Immerso nelle querce e nei carpini, 4 chilometri quadrati, 150 edifici, ospitalità fino a 27mila bambini. Una grande statua di Lenin che vigila dalla collina. La colonia, la costruirono cent’anni fa esatti per un’ottantina di piccoli tubercolotici, che venivano a mangiare bene e respirare meglio. Ma Stalin decise presto di farne altro, «rieducazione fisica e formazione ideologica»
C’è voluto Putin con le manie neo-imperiali e l’invasione della Crimea, per rifare della colonia quel che fu ai tempi dell’Urss: «Un modello della rinascita russa e un ponte col passato sovietico — spiega lo storico Mathias Neumann, dell’East Anglia University —, per modellare le menti, promuovere le versioni ufficiali della storia, coltivare la fedeltà allo Stato».
I cosiddetti «programmi d’amicizia», che negli ultimi anni avevano coinvolto anche i figli del dittatore siriano Bashar al-Assad, ora s’adattano benissimo alla «russificazione» che Mosca impone ai bambini ucraini deportati da Karkhiv, Kherson, Zaporizhzha. Negli ultimi mesi, con la mediazione vaticana, qualche centinaio di piccoli è rientrato in patria. Ma agli altri «non è permesso di tornare — scrive un rapporto Ue — e vengono spinti a mostrare sostegno alla Russia».
Il direttore del campo, Kostantin Fedorenko, è sulla lista internazionale dei sanzionati. La responsabile del «programma ucraino», Tatiana Makarova, sostiene che «il nostro compito è eliminare la pressione psicologica che i bambini hanno subìto prima d’arrivare qui». Pochi video clandestini usciti da Artek mostrano i piccoli prigionieri che cantano l’inno russo all’alzabandiera. «Li trattano bene», dicono le famiglie, «hanno camere d’albergo, piscine, una buona mensa. Ma devono stare lì».
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
IL SUO GODIMENTO PER IL FLOP DEL REFERENDUM E L’AFFONDO CONTRO LE OPPOSIZIONI NON HANNO NULLA DI “ISTITUZIONALE” … LA RUSSA FAREBBE MEGLIO A MORDERSI LA LINGUA INVECE DI LIQUIDARE IL REFERENDUM COME UNO SPRECO DI DENARO … LE OPPOSIZIONI LO AZZANNANO: “SI DIA UN CONTEGNO”, “CHI PENSA CHE UN REFERENDUM SU LAVORO E CITTADINANZA SIA UNO SPRECO DI DENARO NON HA UNA GRANDE CULTURA DEMOCRATICA”
Ignazio La Russa aveva già fatto parlare di sé quando aveva annunciato una propaganda referendaria affinché le persone non andassero a votare e rimanessero a casa. Si è attirato non poche critiche poiché le sue frasi erano state giudicate inopportune in quanto presidente del Senato e ieri, ospite di La7, ha affondato il colpo: «Il campo largo, se mai fosse nato, oggi è definitivamente morto, la campagna di odio ha schifato gli elettori».
La Russa, ospite in tv, è un fiume in piena. Se la prende con il Pd che «ha tentato di trasformare questo referendum in una vicenda interna di partito anziché fare un congresso. Ha pensato di far spendere milioni allo Stato per vedere se aveva ragione la Schlein o i suoi oppositori. Gli altri hanno tentato di fare un referendum contro il governo. Hanno perso gli uni e gli altri».
Il presidente dei senatori Pd, Francesco Boccia, non accetta che la discussione venga posta in questi termini: «Chi pensa che un referendum su lavoro e cittadinanza sia uno spreco di denaro non ha una grande cultura democratica». Per il capogruppo M5S in Senato, Stefano Patuanelli, «la maggioranza si dovrebbe solo vergognare per la campagna di sabotaggio dei referendum messa in atto in queste settimane». E a La Russa rimprovera «le dichiarazioni di giubilo ed esaltazione totalmente fuori luogo, come se quegli oltre 14 milioni di voti fossero insignificanti e non contassero nulla».
La capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella chiede al presidente del Senato «di darsi un contegno» dopo le «parole di disprezzo nei confronti delle opposizioni». E poi aggiunge: «Capiamo che nella cultura di La Russa le opposizioni sono un fardello ma gli ricordiamo che siamo in democrazia, cambi tono perché l’odiatore sembra proprio lui».
Tuttavia La Russa ci tiene a far sapere di essere andato a votare «domenica mattina presto», come infatti aveva annunciato in un secondo momento sulla scia delle polemiche. Ha espresso un solo “no” al quesito che riguardava gli infortuni sul lavoro.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
ATTRAVERSO I SOCIAL, I MEMBRI DEL GRUPPO (ALCUNI PREGIUDICATI) DIFFONDEVANO PROPAGANDA NEONAZISTA, XENOFOBA E ANTISEMITA E SI ERANO MOBILITATI PER ACQUISTARE ARMI PER COMPIERE DEI BLITZ
Un 17enne è stato indagato e sottoposto a una misura restrittiva dell’uso del web per due
mesi dalla Polizia, nel Comasco, e due altri minorenni sono stati perquisiti, quali promotori di un gruppo finalizzato “alla propaganda e all’istigazione a delinquere” per motivi di odio razziale “anche mediante l’apologia della Shoah”.
Le due perquisizioni sono state operate in Friuli Venezia-Giulia, nei confronti di un presunto membro del gruppo, e nel Comasco, ad un terzo minorenne “possibile possessore di armi”. I tre appartengono ad ambienti dell’estrema destra radicale e suprematista, con richiami a fascismo e nazismo sul web.
La specifica misura cautelare è stata emessa dal gip presso il Tribunale per i minorenni di Milano, e dispone per il 17enne, incensurato e mai segnalato, cittadino italiano con una famiglia di origine turca, il “divieto di utilizzo di strumenti per l’accesso al web per due mesi”.
Secondo le indagini è il promotore di un gruppo “finalizzato alla propaganda e all’istigazione a delinquere per motivi di odio razziale, anche mediante l’apologia della Shoah” ma sul web venivano diffuse anche idee fasciste e omofobe, L’attività investigativa, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i minorenni di
Milano e condotta dalla Sezione Antiterrorismo di Destra della Digos di Milano e Como, in sinergia con la Direzione Centrale della Polizia di Prevenzione, ha preso avvio dal monitoraggio sul web degli ambienti dell’estrema destra radicale e suprematista.
Così è stata individuata una piattaforma social di un gruppo, amministrato dall’indagato “di esplicita ispirazione fascista – precisa la Questura di Milano – e con aperti richiami al nazismo, nel cui ambito il minore ha svolto attività di propaganda, anche di tenore marcatamente xenofobo, omofobo ed antisemita, e reclutamento di giovani e giovanissimi”.
Obiettivo del gruppo di estremisti di destra individuato dalla Polizia di Stato, che ha denunciato tre minorenni tra la Lombardia e il Friuli, ma che era frequentato anche da maggiorenni già colpiti da provvedimenti giudiziari per reati analoghi, era quello di istigare i giovani che li seguivano sul web a compiere atti di violenza e “spedizioni punitive” mossi da ideologia estremista.
Oltre a tentare di costituire una sorta di movimento antisistema “anche prospettando – ha riferito la Questura di Milano – la possibilità di procurarsi del danaro per l’acquisto di armi”. Nel corso dell’indagine è emerso come il principale indagato avesse creato un vero e proprio “arcipelago” di gruppi, canali e pagine, visibili a tutti ma su diverse piattaforme social, per rendere virali i contenuti propagandati e reclutare sempre più persone.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
I DUE INCARICHI ERANO INCOMPATIBILI E RANIERI E’ SEMPRE STATO UN “SIGNORE” ATTENTO AL RISPETTO DELLE REGOLE
Claudio Ranieri ha rinunciato alla possibilità di diventare Commissario Tecnico della Nazionale, dopo che il suo nome era stato indicato da molti come il profilo ideale per guidare l’Italia in un momento delicatissimo, all’indomani dell’esonero di Luciano Spalletti seguito alla clamorosa sconfitta degli Azzurri in Norvegia. Il tecnico romano, reduce da una stagione esaltante sulla panchina della Roma e in procinto di iniziare un nuovo percorso come senior advisor dei proprietari americani del club giallorosso, è amatissimo da tifosi e addetti ai lavori e gode di un profilo sobrio e istituzionale.
Il motivo giuridico che non consentiva l’ambo Fgci-Friedkin
Non c’è stato un annuncio formale, ma Ranieri ha fatto sapere di non essere disponibile per l’incarico. Una rinuncia che potrebbe essere legata anche a un motivo giuridico preciso: non avrebbe potuto cumulare il ruolo di CT della Nazionale con la sua posizione attuale, nemmeno se definita come “consulenza esterna”. A stabilirlo è
l’articolo 40, comma 4, del Regolamento del Settore Tecnico della FIGC, che recita: “Ai tecnici delle squadre nazionali, compresi i viceallenatori, è fatto divieto di essere sotto contratto o comunque impiegati nello svolgimento di attività tecniche a favore di società di calcio”.
L’intesa con la Roma per il rapporto di consulenza con la proprietà
Ranieri ha un’intesa con i Friedkin per continuare a lavorare nel club giallorosso in una veste nuova: non come dirigente formale, ma come figura di riferimento per la proprietà. Proprio questa esteriorità è stata da alcuni evocata come possibile soluzione per evitare il divieto di cumulo. Si è sostenuto che, non trattandosi di un ruolo tecnico in senso stretto né di un incarico nell’organigramma della società, non ci sarebbe incompatibilità. Ma si tratta di un’interpretazione forzata, che contrasta con il testo e la ratio della norma. Il regolamento, infatti, non limita il divieto solo al passaggio da una funzione federale a un club (o viceversa), ma vieta qualsiasi sovrapposizione concreta tra l’attività tecnica federale e quella prestata in favore di una società calcistica. Una norma pensata per evitare ogni possibile conflitto di interessi, e che si applica indipendentemente dall’ordine temporale con cui vengono assunti i due incarichi.
I precedenti che riguardavano membri degli staff degli azzurri
Non sarebbe stato rilevante se Ranieri fosse prima “nominato” CT o prima diventasse consulente della Roma: ciò che conta è che non possa esercitare contemporaneamente ruoli – anche informali – per entrambe le parti. Qualcuno ha osservato che in passato membri dello staff tecnico di varie rappresentative (preparatori, match analyst, viceallenatori) hanno avuto collaborazioni parallele con club. Ma questi precedenti – se effettivamente avvenuti – non
modificano il contenuto della norma, che è tuttora valida e vincolante. E nel caso del Commissario Tecnico della Nazionale maggiore, il livello di esposizione pubblica e di responsabilità richiede un’applicazione ancora più stringente. Un altro argomento utilizzato per sostenere la compatibilità è che la posizione di Ranieri nella Roma non sarebbe un incarico tecnico, bensì una consulenza dirigenziale. Ma qui si rischia un equivoco pericoloso: non basta la qualificazione formale dell’attività, perché ciò che rileva è la sostanza.
Non c’era altra strada per lui oggi che rinunciare al tricolore
Se Ranieri – anche informalmente – fornisce orientamenti strategici alla proprietà della Roma, si tratta comunque di un apporto professionale nell’interesse del club, dunque incompatibile con un incarico federale. La rinuncia di Ranieri, pur non formalmente motivata, appare quindi in linea con il quadro regolamentare vigente. In questo contesto, tutti gli attori della vicenda erano chiamati a una scelta netta: o si guida la Nazionale, oppure si lavora – in qualsiasi forma – per un club. Non esiste formula contrattuale, etichetta o precedente che possa aggirare una norma pensata per proteggere la credibilità delle istituzioni calcistiche. E la decisione di Ranieri sembra confermare, ancora una volta, la sua attenzione per le regole e l’etica sportiva.
(da Open)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
PROTESTE IN TUTTI GLI USA, GIORNALISTI ARRESTATI_ E’ IL PRODOTTO DELLE LEGGI LIBERTICIDE DEL CRIMINALE
Il governatore Newsom: «Trump è antiamericano». Le proteste per le deportazioni della
presidenza si allargano ad altre città. La Casa Bianca mobilita i Marines e valuta di invocare l’Insurrection Act
Atlanta, Seattle, Dallas, Louisville e New York, oltre a Los Angeles e San Francisco: le proteste contro i raid anti immigrati illegali stanno dilagando in tutti gli Stati Uniti. Tra Los Angeles e San Francisco, secondo le ultime comunicazioni ufficiali delle forze dell’ordine, i manifestanti arrestati hanno superato quota 300. Nelle altre città è difficile invece tenere il conto: secondo la Cnn «diverse
persone» sono state prese in custodia dalla polizia locale.
È a Los Angeles e a San Francisco, al di là del polverone politico e dello scontro frontale tra Donald Trump e il governatore californiano Gavin Newsom, che si stanno però concentrando i maggiori disordini. Il centro città di Los Angeles è stato definito una «zona di assembramento illegale» e la polizia ieri notte ha allontanato una troupe della Cnn scortando cameraman e giornalisti al di fuori del perimetro delle manifestazioni con le mani dietro alla schiena, ma non ammanettate.
La tensione è alle stelle soprattutto da quando la presidenza Trump ha annunciato l’invio di 700 marines. Scatenando la reazione dello stesso Newsom, che ha parlato della «folle fantasia di un presidente dittatoriale». Sono arrivate anche le prime cariche di alleggerimento contro i manifestanti, insieme a granate stordenti e proiettili di gomma. Mentre Elon Musk ha rilanciato su X i post di Trump e Jd Vance sulla protesta, tentando forse un riavvicinamento con l’amministrazione.
Un alto funzionario dell’amministrazione ha fatto sapere all’Afp che, dopo gli scontri sui raid per l’immigrazione, «i Marines statunitensi in servizio attivo di Camp Pendleton saranno inviati a Los Angeles per contribuire a proteggere agenti ed edifici federali». Ieri si parlava di 500 berretti verdi, alla fine sono 200 in più. L’esercito americano ha confermato separatamente l’invio da un battaglione di fanteria. Secondo i militari si integreranno «perfettamente» con le forze della Guardia Nazionale che il presidente repubblicano Trump ha inviato lì sabato senza il consenso del governatore democratico. L’invio ha lo scopo di garantire «un numero adeguato di forze», ha aggiunto. Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth aveva accennato per la prima volta alla possibilità di schierare i Marines – una misura del
tutto insolita contro i civili – già sabato.
La rabbia di Newsom: «Follia schierare i Marines davanti ai loro connazionali»
Newsom non l’ha presa bene. «I Marines statunitensi hanno prestato servizio onorevolmente in numerose guerre per difendere la democrazia. Sono eroi. Non dovrebbero essere schierati sul suolo americano, di fronte ai propri connazionali, per realizzare la folle fantasia di un presidente dittatoriale. Questo è antiamericano», ha detto. Per poi provocare il deputato repubblicano Jim Jordan rispondendo ad un post sulle proteste a Los Angeles con bandiere messicane in cui affermava che «noi sventoliamo la bandiera americana in America». «Così?», ha replicato il governatore, pubblicando le foto con le bandiere del tricolore Usa usate dai fan di Donald Trump nel famigerato assalto a Capitol Hill.
La Guardia Nazionale e la minaccia di duplicare gli uomini
Newson ha anche accusato il presidente di duplicare la Guardia Nazionale: «Sono appena stato informato che Trump sta dispiegando altri 2.000 soldati della Guardia nazionale a Los Angeles. I primi 2.000? Senza cibo né acqua. Solo circa 300 sono schierati: il resto è fermo, inutilizzato, negli edifici federali senza ordini», ha scritto su X. E ancora: «Non si tratta di sicurezza pubblica. Si tratta di accarezzare l’ego di un presidente pericoloso. Questo è spericolato. Inutile. E irrispettoso nei confronti dei nostri soldati». Il governatore ha minacciato di portare Trump in tribunale: «Uno dei pilastri fondamentali della nostra Nazione e della nostra democrazia è che il nostro popolo sia governato da un sistema civile, non militare. I Padri Fondatori hanno sancito questi principi nella nostra Costituzione: un governo deve essere responsabile nei confronti del suo popolo, guidato dallo stato di diritto e da un’autorità civile, non militare. La California difenderà questi principi in tribunale».
Cosa sta succedendo a Los Angeles
Los Angeles è infiammata da tre giorni di proteste e scontri tra polizia e manifestanti con bandiere del Messico e di altri Paesi centroamericani per i raid anti migranti dell’amministrazione Trump. Finora sono 150 gli arresti, mentre alcuni cronisti sono stati colpiti da proiettili di gomma. Molti negozi sono stati saccheggiati e alcune auto della polizia sono state bruciate. La polizia ha sparato lacrimogeni e usato manganelli. La folla ha risposto con lanci di pietre, bottiglie, qualche molotov e pure una moto contro un cordone di polizia. La protesta rischia di allargarsi ad altre città, da San Francisco a Sacramento. Ma anche ad altre metropoli americane, rischiando di infiammare l’intero Paese. Come successe dopo l’uccisione di George Floyd da parte della polizia, quando Trump tentò invano di usare l’Insurrection Act.
L’insurrection Act e la decisione di Donald Trump
Trump per ora non ha invocato, anche se non l’ha esclusa, la legge del 1807 che consente al presidente di impiegare l’esercito per reprimere disordini interni o far rispettare le leggi federali all’interno di uno Stato quando le autorità statali non sono in grado o non vogliono farlo. The Donald ha preferito usare una legge federale simile che consente al presidente di «federalizzare» le truppe della Guardia Nazionale in tre circostanze. Ovvero invasione o pericolo di invasione; ribellione o pericolo di ribellione contro l’autorità del governo statunitense. Oppure quando il presidente non è in grado di «far eseguire le leggi degli Stati Uniti» con le forze regolari. Ma la legge stabilisce anche che gli ordini per tali scopi «devono essere emanati tramite i governatori degli Stati». L’Insurrection Act e le leggi correlate sono state utilizzate durante l’era dei diritti civili per
proteggere attivisti e studenti che desegregavano le scuole.
(da agenzie)
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Giugno 10th, 2025 Riccardo Fucile
MA PENSA CHE STRANO, A MOSCA I BAMBINI PASSEGGIANO NEI PARCHI
“Non riesco a credere ai miei occhi. Ovunque nei giardini e nei parchi donne e bambini passeggiano senza temere per la propria vita”. Appena arrivato a Mosca il signor Errol Musk, papà del noto Elon, ha così espresso la propria ammirazione per la Russia, per Putin e per la straordinaria esperienza che gli è toccata in sorte: vedere mamme e bambini che vanno a passeggio senza temere per la propria vita.
Succede anche a Pavia, Salonicco, Chattanooga (Tennessee), Aix-en-Provence, Toledo, Brno, Comacchio, Oporto e (il calcolo non è ufficiale) in altre duecentosedicimilatrecentodiciannove città del mondo. Ma vuoi mettere in quale stato di ebbra felicità le mamme e i bambini vanno a spasso per Mosca, lanciando ghirlande di fiori ai passanti?
Musk senior è nella capitale russa per partecipare a un convegno di intellettuali nazionalisti panslavi capitanati da Dugin, tutta gente tosta convinta che la Russia debba gonfiare di botte l’Occidente ateo e debosciato, insomma i radical non chic dei quali non solo la Russia abbonda.
Il buon Errol deve avere intuito di essere stato invitato non per il suo prestigio accademico e la sua fama intellettuale: è lì solo in quanto babbo del maggiore finanziatore di fascisti che il mondo abbia mai conosciuto, l’impulsivo e nevratile Elon, sire degli astri e dei messaggini. Per ricambiare, si sente in dovere di meravigliarsi per le condizioni prospere della metropoli che lo ha accolto. Ci sono anche marciapiedi, semafori, case anche di parecchi piani, perfino la luce
elettrica.
Dimenticavo. Gli altri nomi maschili della dinastia dei Musk, ottenuti consegnando a IA l’equazione “Errol+Elon=X”, sono i seguenti: Elton, Egon, Elvis, Exor, Ettor, Eolo, Extra, Entox, Epis, Erpes, Efrem. Il fondatore della dinastia si chiamava Epam (diminutivo di Epaminonda).
(da Repubblica)
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