Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
“NON POTEVO FARLO NEL PUNTO DI PRIMO INTERVENTO DOVE ERO DI SERVIZIO, PERCHÉ ERO RIMASTO DA SOLO. HO AVVISATO DIRETTRICE. LA SETTIMANA SUCCESSIVA È ARRIVATA LA PEC. NESSUNO MI HA CHIESTO NEMMENO COME STESSI”
Un dolore improvviso al petto. Il respiro che gli mancava proprio come era accaduto l’anno
prima. Marco Castellano, medico di 65 anni della Croce Verde di Cavallino, Comune vicino a Jesolo, già operato al cuore con quattro stent coronarici, il 12 febbraio scorso si è allontanato otto minuti prima della fine del turno dalla sede del punto di primo intervento dove stava prestando servizio (a Ca’ Savio, frazione del comune di Cavallino), lasciandolo scoperto.
Lo ha fatto per chiedere aiuto al pronto soccorso di Jesolo, dove si è recato per farsi fare un elettrocardiogramma e scongiurare, dunque, l’ipotesi di un infarto in arrivo. Il sabato successivo l’uomo, che in passato ha lavorato in diversi pronto soccorso del Veneto, ha scoperto via pec che il suo incarico di libera professione era stato interrotto per «grave inadempienza».
Il motivo? Era uscito «senza informare preventivamente la direzione della Croce Verde, l’equipaggio né la centrale operativa Suem 118 di Venezia», come hanno spiegato Marina Bozzo e Nicolò Bacciolo, rispettivamente presidente e vicepresidente della Croce Verde di Cavallino, che aggiungono: «Il 118 sarebbe potuto intervenire per aiutarlo, visto che si sentiva male. Lasciare il punto di primo intervento non era necessario».
Il dottor Marco Castellano intanto ricostruisce quelle ore: «Ero di turno con un infermiere — spiega — che, di solito, sta con il medico in una stanza in attesa delle chiamate o si sposta al piano superiore. Il mio collega quella sera era su. Sono arrivati alcuni pazienti, ho fatto le scale un paio di volte di corsa per dirgli di scendere. Sarà stato per quello, forse ho esagerato, ma poi mi sono sentito male». I primi sintomi sono arrivati intorno alle 18.40, 18.45. Lì Castellano ha preso le sue medicine, e ha aspettato.
«Nel frattempo ho anche accolto dei pazienti — dice —. Sono uno che resiste alla fatica, per capirci. I sintomi un’ora dopo, però, non erano ancora passati. A quel punto ho pensato che per scagionare un possibile infarto fosse necessario fare un elettrocardiogramma, cosa non possibile nel punto di primo intervento di Ca’ Savio in cui mi trovavo perché lì ero rimasto da solo ed è un esame che va somministrato».
Così Castellano ha deciso di lasciare il presidio alle 19.52 invece che alle 20 (le tempistiche vengono tuttavia contestate dalla Croce Verde, ndr ) e di andare in ospedale. «Non avevo scelta — dice —. Alle 20.12 ho mandato un messaggio alla direttrice della Croce Verde per avvisarla. La settimana successiva è arrivata la pec. Nessuno mi ha chiesto nemmeno come stessi. Una circostanza mortificante. Nella lettera hanno inoltre detto che ho lasciato il punto di primo intervento aperto con il rischio che qualcuno rubasse le
medicine e poi sostengono che sia passato un bambino con la febbre alta quando non c’ero, tutte circostanze non verificate».
E intanto la Croce Verde precisa: «Si tratta di una revoca di un incarico libero professionale e autonomo, senza peraltro obblighi di durata. A seguito di una situazione che la nostra organizzazione non ha potuto accettare, si precisa che, consapevoli della carenza nazionale di medici, abbiamo preso nostro malgrado questa decisione difficile ma ragionata».
(da “Corriere della Sera”)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
IL GESTO DEI CALCIATORI DELL’URAWA RED DIAMONDS PER PORGERE AI TIFOSI LE PIU’ SENTITE SCUSE
Il gol di Valentin Carboni ha permesso all’Inter di centrare la sua prima vittoria al Mondiale per Club con Christian Chivu in panchina. Un successo arrivato al termine di una partita che in realtà sembrava persa per i nerazzurri che solo nel finale con Lautaro e lo stesso Carboni sono riusciti a ribaltare l’iniziale vantaggio dell’Urawa Red Diamonds.
La squadra giapponese si è mostrato più ostica che mai dando del filo da torcere a Barella e compagni i quali hanno riscontrato non poche difficoltà durante la sfida contro i nipponici. Ma alla fine è poi arrivata la rimonta con vittoria.
Un ko difficile da digerire per l’Urawa supportato per tutta la partita da tantissimi tifosi giapponesi di fede Red Diamonds i quali hanno incoraggiato la squadra anche a fine partita.
La scena è di fatto diventata virale. I calciatori dell’Urawa dopo il triplice fischio si sono recati proprio sotto il settore occupato dai propri tifosi scusandosi con un gesto di assoluto rispetto: l’inchino. Non un normale inchino ma un gesto dal valore importante, fondamentale per esprimere rispetto e cortesia. In Giappone di fatto ci sono diversi tipi di inchini che cambiano a seconda del significato.
L’immagine è forte e anche dal forte impatto emotivo. I calciatori dell’Urawa in fila sotto il settore occupato dai tifosi giapponesi dopo la sconfitta. Dopo un breve gioco di sguardi ecco che i protagonisti della partita si sono inchinati di fronte al proprio popolo che si era mobilitato in massa per seguire la squadra negli States in questi Mondiali per Club.
Non un semplice inchino ma un gesto dal significato profondo che abbiamo già ammirato anche in occasioni dei Mondiali 2o22 in Qatar quando il CT del Giappone, Hajime Moriyasu, si inchinò dinanzi al proprio popolo dopo il ko agli ottavi con la Croazia che costò l’eliminazione dei nipponici dalla competizione internazionale.
Il significato del Saikerei, l’inchino fatto dall’Urawa Reds dopo l’Inter
In questo caso, così come accaduto in Qatar, come suggerisce la cultura giapponese, il significato dell’inchino fatto dai calciatori dell’Urawa rientra nella categoria dei Saikeirei, ovvero il più profondo e ossequioso di tutti. Ma cosa significa precisamente?
Si tratta dell’inchino più profondo e formale di tutti usato principalmente per esprimere il massimo rispetto o per porgere le più sentite scuse, come accaduto in questo caso.
Esistono infatti anche altre categorie di inchini nella cultura giapponese, a seconda dell’inclinazione, che possono esprimere un semplice saluto, il rispetto nei confronti di qualcuno con una posizione sociale più alta o dal significato di profondo di pentimento per un’azione molto grave che si è compiuta.
(da Fanpage)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
PRIMA LA MOZIONE CONTRO DI LUI A RAINEWS24, VOTATA DALL’84% DEI GIORNALISTI, POI DUE BOCCIATURE DEL PIANO EDITORIALE A RAISPORT… SI DOVREBBE PRENDERE ATTO CHE UN CAPO CHE NON GODE DELLA FIDUCIA DEL SUO GRUPPO DI LAVORO NON PUÒ RESTARE. MA I “FRATELLI D’ITALIA” AL COMANDO DELLA RAI NON VOGLIONO TOCCARE PETRECCA
Tre sfiducie in tre mesi: è record. Appartiene al neodirettore di RaiSport Paolo Petrecca, che
con la seconda bocciatura del suo piano editoriale – già affondato una prima volta tre settimane fa – ha conquistato un primato che in Rai nessuno può vantare. Primo direttore meloniano della tv pubblica, a marzo era stato trasferito da RaiNews24 proprio a seguito di una mozione di “sgradimento” votata dall’84% dei giornalisti.
Anziché rimuoverlo, i vertici aziendali a trazione FdI l’hanno promosso alla guida dello Sport. Dove per prima cosa Petrecca ha nominato sei vice di provata fede che hanno trasformato la testata in un monocolore di destra: oltre a confermare Lollobrigida (FdI), Bulbarelli (Lega) e Pescante (FI), ha alzato i gradi a Massimo Proietto (in quota Noi Moderati, seguiva il bordo campo della serie C), Andrea De Luca (altro leghista con base a Milano) e Annalisa Bartoli.
Quindi ha affidato la co-conduzione di 90° minuto e del programma sul calcio- mercato a un’ex tronista di Uomini e donne e una meteorina di Rainews. In rivolta la redazione, che si è subito vendicata. […] E ora? Si dovrebbe prenderebbe atto che un capo che non gode della fiducia del suo gruppo di lavoro non può restare. Ma i “fratelli” al comando della Rai non vogliono toccare Petrecca.
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
MARCELLO SORGI FA IL RITRATTO PSICOLOGICO DI CONTE: “LA PERMALOSITÀ LO SPINGE ANCORA OGGI A CONSIDERARE UNA ‘MANCANZA DI RISPETTO’ IL ‘TRADIMENTO’ OPERATO NEL 2021 DAL PD NEI SUOI CONFRONTI, ACCETTANDO IL PASSAGGIO DAL GOVERNO GIALLOROSSO A QUELLO PRESIEDUTO DA DRAGHI. PER CONTE QUELLA RIMANE UN’ONTA CHE IL PD PUÒ LAVARE SOLO IN UN MODO: OFFRENDOGLI LA GUIDA DELLA COALIZIONE E LA CANDIDATURA A PALAZZO CHIGI ALLA QUALE, IN ANIMO SUO, NON HA MAI RINUNCIATO”
C’è sicuramente un elemento di propaganda nella partecipazione alla manifestazione pacifista – percorsa da qualche striatura antisemita – di cui Conte, ieri, è diventato il protagonista assoluto (e alla quale, va detto, sono intervenuti anche alcuni esponenti del Pd vicini alla segretaria Schlein).
Ma c’è qualcosa di più, che lo porterà fino all’Aja a guidare una protesta anti-Nato, come se fosse diventato un capo dei Black-bloc, e non di un movimento grazie al quale ha guidato due governi in Italia. Che poi questa collocazione radicale, che gli ha fatto firmare con Bonelli e Fratoianni – e anche Schlein – una mozione comune contro la cooperazione con Israele, gli frutti una messe di consensi tale da riportare i 5 stelle alle percentuali mai più viste negli ultimi anni, e a sorpassare il Pd, sarà da vedere.
Conte, va ricordato, non nasce a sinistra. E neppure il grillismo, che anzi, ai tempi del Fondatore, aveva anche un’anima qualunquista di destra. Se adesso si è collocato da una parte sola è perché viene da anni di opposizione a Meloni, che considera quasi imbattibile, mentre a sinistra, malgrado i risultati recenti di Schlein, la crisi del Pd, con le sue inguaribili divisioni interne, gli appare irreversibile.
Poi, c’è un elemento personale, e in un certo senso meridionale, detto senza pregiudizi, che Conte non ha mai superato, anche se in politica rappresenta un limite: la permalosità che lo spinge ancora oggi a considerare una “mancanza di rispetto” il “tradimento” operato nel 2021 dal Pd nei suoi confronti, accettando il passaggio dal governo giallorosso a quello tecnico di unità nazionale presieduto da Draghi.E poco importa che a far cadere il governo sia stato Renzi, e senza i voti di Italia viva non c’era più la maggioranza. Per Conte quella rimane un’onta che il Pd può lavare solo in un modo: offrendogli la guida della coalizione rinata e la candidatura a Palazzo Chigi alla quale, in animo suo, non ha mai rinunciato. Ma può il candidato premier del centrosinistra nel 2027 essere lo stesso che due anni prima andava a manifestare contro la Nato?
Marcello Sorgi
per “la Stampa”
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
OLTRE L’80% CREDE CHE L’ABUSO DEI SOCIAL SIA TRA LE CAUSE DI VIOLENZA E ISOLAMENTO.. MA SONOGòLI STESSI CHE COMPRANO LO SMARTPHONE AI LORO FIGLI
Il tema del rapporto tra adolescenti e tecnologia, in particolare l’uso dei cellulari e dei social
network, è diventato centrale nel dibattito pubblico e scolastico. Sono molti i Paesi in Europa che stanno mettendo allo studio delle contromisure per limitare la vita on line dei minorenni. Francia, Austria, Spagna, Svezia, Regno Unito e Repubblica Ceca hanno già adottato una serie di provvedimenti per limitare l’utilizzo dei cellulari nelle scuole. In Italia, una circolare del Ministro Valditara dei giorni scorsi, ha esteso il divieto di utilizzare i cellulari in classe a tutti i livelli fino all’istruzione superiore. Nei due rami del Parlamento sono già state depositate due proposte di legge per portare a 15 anni l’età minima di accesso ai social, rendendo obbligatoria la verifica dell’età da parte delle piattaforme. A 12-13 anni il cervello è ancora in fase di sviluppo, l’uso eccessivo di smartphone e social può interferire con la capacità di concentrazione, con il sonno, con lo sviluppo delle competenze sociali reali e con l’equilibrio emotivo.
Sono molti gli studi che collegano un uso intensivo dei social network a un aumento di ansia, depressione e bassa autostima nei giovani, soprattutto a causa di confronti sociali e cyberbullismo. È evidente che senza una guida adulta costante, i minori rischiano
anche di imbattersi in contenuti violenti, sessuali o fuorvianti, non sempre adatti alla loro età. Ecco perché la Fondazione Marisa Bellisario con Only Numbers, entrambe con all’attivo diversi osservatori permanenti sulle questioni sociali, economiche e politiche, hanno concretizzato una ricerca che facesse luce su quello che pensano gli italiani nel merito. Nel sondaggio il campione di cittadini maggiorenni è stato messo a confronto con un target di circa 800 donne manager e imprenditrici amiche della Fondazione che fa capo a Lella Golfo.
La posizione generale emersa è quella di una forte volontà a proteggere i ragazzi da un utilizzo precoce e potenzialmente dannoso degli smartphone, promuovendo un equilibrio tra la tecnologia e le esperienze di vita reale. Il 67.1% del campione nazionale e il 68.1% del target di manager e imprenditrici è favorevole all’introduzione di una legge che vieti l’uso dei cellulari per i ragazzi minori di 14 anni. Uno su due si dichiara –addirittura- totalmente favorevole senza eccezioni. Risulta chiaro il ruolo fondamentale dei genitori. La loro responsabilità nel monitorare e gestire l’uso degli smartphone da parte dei figli è indispensabile, non solo per proteggere il loro benessere psicofisico, ma anche per educarli a un utilizzo consapevole e sano. Le principali preoccupazioni indicate riportano ad una riduzione della socialità (50.9% campione nazionale – 83.0% target donne manager e imprenditrici) e una vulnerabilità per la salute mentale che a sua volta potrebbe portare a stati di ansia e depressione (49.1% campione nazionale – 64.2% target donne manager e imprenditrici). Secondo gli intervistati l’utilizzo senza controllo può creare forme di dipendenze tecnologiche (48.3% campione nazionale – 62.4% target donne manager e imprenditrici), possibilità di subire atti di cyber bullismo (35.2% campione
nazionale – 54.7% target donne manager e imprenditrici), nonché essere facilmente vulnerabili nella tutela dei dati personali (26.0% campione nazionale – 41.1% target donne manager e imprenditrici). Non con meno polarizzazioni appaiono nell’elenco le apprensioni per lo sviluppo cognitivo (39.0% campione nazionale – 53.0% target donne manager e imprenditrici), per la distrazione dallo studio (36.6% campione nazionale – 43.8% target donne manager e imprenditrici), per i possibili disturbi del sonno (24.5% campione nazionale – 40.1% target donne manager e imprenditrici) e per eventuali danni alla salute fisica (29.0% campione nazionale – 36.2% target donne manager e imprenditrici).
Per il 93.1% delle associate l’utilizzo dei social network ha un ruolo considerevole nei fenomeni che vanno dalla violenza all’isolamento dei ragazzi, l’82.6% per il campione nazionale. L’opinione pubblica, invece si divide sul ruolo che dovrebbe svolgere la scuola nell’educazione digitale: per il 44.6% dei cittadini è compito della scuola formare i ragazzi mentre per un altro 40.5% la formazione andrebbe fatta in collaborazione con le famiglie. Più polarizzata invece la propensione delle associate alla Fondazione, dove il 63.1% affiderebbe alle istituzioni scolastiche la preparazione in questo campo. È comprensibile voler proteggere i più giovani dai rischi del digitale, ma un divieto assoluto sotto i 14 anni potrebbe risultare inefficace e persino controproducente.
Vietare non sempre aiuta. È spesso più utile educare ad un uso consapevole della tecnologia, cercando di insegnare fin da piccoli ai ragazzi come comportarsi on line e come proteggersi on line. Se è vero, come dimostrano molti studi, che l’utilizzo incontrollato degli smartphone per ragazzi under 14 anni può abituare a forme di dipendenza che potrebbero compromettere il rendimento scolastico
la capacità di vivere esperienze reali, come lo sport o l’amicizia dal vivo…, è altresì vero che il cellulare è diventato ormai un mezzo importante per mantenere i contatti con la famiglia, con la scuola soprattutto per motivi di sicurezza e organizzativi: uscite, emergenze, spostamenti, … Dalla ricerca emerge che sarebbe meglio puntare su un approccio educativo e graduale: accompagnando i ragazzi nell’uso dei dispositivi, stabilendo regole condivise, coinvolgendo la scuola e la famiglia per costruire una cultura digitale consapevole… Anche perché, vietare senza portare a compimento l’educazione, non garantisce che il divieto venga rispettato. Alla fine, consapevolmente o meno, siamo tutti “dipendenti” dai nostri smartphone (51.4% campione nazionale – 68.1% target donne manager e imprenditrici), tuttavia dare l’esempio rimane uno degli strumenti educativi più potenti. L’onestà, il rispetto, la responsabilità… sono concetti astratti finché non vengono vissuti e mostrati nella realtà quotidiana.
Alessandra Ghisleri
(da lastampa.it)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
NON SOLO LE CONCESSIONI NON VENGONO AUMENTATE DEL 10% COME PREVEDE L’ACCORDO CON LA UE, MA ARRIVANO GLI SCONTI DEL 50%
Non è solo un piccolo sconto. E proprio un taglio che somiglia davvero all’ultimo regalo prima delle gare che l’Italia dovrà bandire. Matteo Salvini prepara una grande sforbiciata ai canoni che lidi e stabilimenti balneari devono pagare allo Stato: una riduzione delle tariffe che varia dal 40 al 50 per cento. «Un regalo inaccettabile mentre il governo chiede sacrifici agli italiani su diversi fronti», dice il deputato di Avs Angelo Bonelli.
Tra il ministero delle Infrastrutture e quello dell’Economia circola l’allegato tecnico al decreto attuativo del Salva-infrazioni: una bozza
già bollinata dal Mef, che attende adesso il parere del Consiglio di Stato. E qui i numeri dei canoni non solo non vengono incrementati del 10 per cento, come previsto da un primo accordo con l’Unione europea, che da tempo chiede l’applicazione della direttiva che obbliga alla liberalizzazione del settore con delle vere gare per affidare le spiagge e la costa ai privati. Ma li taglia di netto.
Ad esempio, per le aree scoperte il canone passerebbe da 3,3 euro al metro quadrato a 2 euro, per gli impianti attrezzati da 5,5 euro a 3,4. E, ancora, per le spiagge di maggiore valore economico, e con «aree e specchi acquei occupati con impianti di difficile rimozione nonché dalle pertinenze demaniali marittime anche destinate ad attività commerciali, terziario-direzionali e di produzione di beni e servizi», il canone passerebbe da 7,3 a 4,5 euro.
Il decreto Salvini arriva in quello che ormai, dopo le decine di sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato, si annuncia come l’ultimo anno delle proroghe delle concessioni: diversi Comuni hanno avviato le procedure per le gare.
L’opposizione protesta e chiede il ritiro del decreto prima della pubblicazione in Gazzetta ufficiale: «Mentre Giorgetti ha chiesto sacrifici, Salvini fa il super regalo agli imprenditori balneari, dal Twiga al Papeete, riducendo il canone di concessione — osserva ancora il deputato di Avs Bonelli — che già è a prezzi bassissimi: il Twiga ad esempio paga solo 21mila euro l’anno a fronte di un fatturato di 10 milioni. Dalle oltre 24mila concessioni lo Stato ha incassato nel 2024 solo 120 milioni di euro con una morosità di 30 milioni. Con i nuovi canoni lo Stato incasserà 74 milioni di euro».
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
LE SUE VERGOGNOSE PAROLE VENGONO CRIVELLATE DA ZELENSKY: “LA RUSSIA STA RIPETENDO I CRIMINI DEI NAZISTI: FOSSE COMUNI DI CIVILI, PRIGIONIERI TORTURATI, BAMBINI RAPITI, CITTÀ DISTRUTTE”
Se ognuno è autorizzato ad interpretare il diritto all’autodifesa come crede, il mondo rischia
di sprofondare in un “caos completo”. Lo ha detto il ministro degli Esteri russo Serghei Lavrov in un’intervista alla televisione di Stato ripresa dall’agenzia Ria Novosti. Lavrov si riferiva agli attacchi di Israele contro l’Iran, ma non ancora a quelli americani.
Lavrov ha detto che quelli che parlando di Israele affermano che agisce in base al suo diritto all’autodifesa, “come ha detto Emmanuel Macron”, sono “i più grandi cinici”. “Autodifesa da cosa?”, ha chiesto il ministro degli Esteri. “Se ogni Paese – ha aggiunto – è autorizzato ad interpretare il diritto all’autodifesa, previsto dalla Carta dell’Onu, in modo tale da dire, ‘decido per conto mio quando usare il mio diritto’, allora “non ci sarà più un ordine mondiale, ma il caos completo”.
“Ottant’anni fa, il mondo sconfisse il nazismo e giurò: ‘Mai più’. Ma oggi la Russia sta ripetendo i crimini dei nazisti: fosse comuni di civili, prigionieri torturati, bambini rapiti, città distrutte”: lo scrive su Telegram il presidente ucraino Volodymr Zelensky. “Oggi, gli ucraini combattono contro il razzismo con lo stesso coraggio con cui i nostri antenati sconfissero il nazismo – conclude -. Perché questa è una lotta per l’essenza stessa dell’umanità: per la libertà, la dignità e la giustizia”.
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
IL “NEW YORK TIMES”: “IL PAESE POTREBBE RIPRENDERSI E SEGUIRE IL PERCORSO TRACCIATO DA PYONGYANG, CON UNA CORSA ALLA COSTRUZIONE DI UNA BOMBA. OGGI, LA COREA DEL NORD POSSIEDE 60 O PIÙ ARMI NUCLEARI, UN ARSENALE CHE PROBABILMENTE LA RENDE TROPPO POTENTE PER ESSERE ATTACCATA. L’IRAN POTREBBE CONCLUDERE CHE QUESTA È L’UNICA STRADA PER TENERE A BADA LE POTENZE PIÙ GRANDI E OSTILI”
Negli ultimi due decenni, gli Stati Uniti hanno usato sanzioni, sabotaggi, attacchi informatici e negoziati diplomatici per cercare di rallentare la lunga marcia dell’Iran verso l’arma nucleare.
Alle 2:30 circa di domenica in Iran, il Presidente Trump ha dato una dimostrazione di forza militare che ognuno dei suoi ultimi quattro predecessori aveva deliberatamente evitato, per paura di far precipitare gli Stati Uniti in una guerra in Medio Oriente.
Dopo aver dichiarato per giorni di non poter correre il rischio che i mullah e i generali di Teheran, sopravvissuti agli attacchi di Israele, facessero un ultimo salto verso l’arma nucleare, ha ordinato a una flotta di bombardieri B-2 di mezzo mondo di sganciare le più potenti bombe convenzionali sui siti più critici dei vasti complessi nucleari iraniani.
L’obiettivo principale era il centro di arricchimento profondamente sepolto di Fordow, che Israele non era in grado di raggiungere.
Per Trump, la decisione di attaccare l’infrastruttura nucleare di una nazione ostile rappresenta la più grande – e potenzialmente più pericolosa – scommessa del suo secondo mandato.
Egli scommette che gli Stati Uniti possano respingere qualsiasi ritorsione ordinata dalla leadership iraniana contro le oltre 40.000 truppe americane dislocate nelle basi di tutta la regione. Tutti sono nel raggio d’azione della flotta missilistica di Teheran, anche dopo otto giorni di attacchi incessanti da parte di Israele. E scommette di poter dissuadere un Iran ampiamente debilitato dall’utilizzare le sue tecniche familiari – terrorismo, presa di ostaggi e attacchi informatic
– come linea di attacco più indiretta per vendicarsi.
Soprattutto, scommette di aver distrutto le possibilità dell’Iran di ricostituire il suo programma nucleare. Si tratta di un obiettivo ambizioso: l’Iran ha chiarito che, se attaccato, uscirebbe dal Trattato di non proliferazione nucleare e porterebbe il suo vasto programma sottoterra.
È per questo che il Presidente Trump si è concentrato così tanto sulla distruzione di Fordow, l’impianto che l’Iran ha costruito in segreto a metà degli anni Duemila e che è stato reso pubblico dal Presidente Barack Obama nel 2009. È qui che l’Iran produceva quasi tutto il combustibile quasi-bomba che più allarmava gli Stati Uniti e i suoi alleati.
Sabato sera gli assistenti di Trump hanno detto a questi alleati che l’unica missione di Washington è distruggere il programma nucleare. Hanno descritto il complesso attacco come un’operazione limitata e contenuta, simile all’operazione speciale che ha ucciso Osama bin Laden nel 2011.
“Hanno detto esplicitamente che non si trattava di una dichiarazione di guerra”, ha detto un alto diplomatico europeo nella tarda serata di sabato, descrivendo la sua conversazione con un alto funzionario dell’amministrazione.
Ma, ha aggiunto il diplomatico, bin Laden aveva ucciso 3.000 americani. L’Iran non ha ancora costruito una bomba.
In breve, l’amministrazione sostiene di aver compiuto un atto di prelazione, cercando di porre fine a una minaccia, non al regime iraniano. Ma è tutt’altro che chiaro che gli iraniani lo percepiranno in questo modo.
Ora, dopo aver fatto arretrare la capacità di arricchimento dell’Iran, Trump spera chiaramente di poter approfittare di un notevole
momento di debolezza – la debolezza che ha permesso ai bombardieri americani B-2 di entrare e uscire dal territorio iraniano con poca resistenza.
Dopo la feroce rappresaglia di Israele per gli attacchi terroristici del 7 ottobre 2023 che hanno ucciso oltre mille civili israeliani, l’Iran è improvvisamente privo dei suoi proxy, Hamas e Hezbollah. Il suo più stretto alleato, il siriano Bashar al-Assad, ha dovuto abbandonare il Paese. E la Russia e la Cina, che avevano stretto una partnership di convenienza con l’Iran, non si sono più viste dopo l’attacco di Israele.
Rimaneva solo il programma nucleare come ultima difesa dell’Iran. È sempre stato più di un semplice progetto scientifico: era il simbolo della resistenza iraniana all’Occidente e il fulcro del piano della leadership per mantenere il potere.
Insieme alla repressione del dissenso, il programma era diventato l’ultimo mezzo di difesa per gli eredi della rivoluzione iraniana iniziata nel 1979. Se nel 1979 la presa di 52 ostaggi americani fu il modo in cui l’Iran si oppose a un avversario molto più grande e potente, negli ultimi due decenni il programma nucleare è stato il simbolo della resistenza.
Un giorno gli storici potrebbero tracciare una linea di demarcazione tra le immagini degli americani bendati, tenuti in ostaggio per 444 giorni, e lo sganciamento delle bombe GBU-57 sulla ridotta montuosa chiamata Fordo. Probabilmente si chiederanno se gli Stati Uniti, i loro alleati o gli stessi iraniani avrebbero potuto agire diversamente.
E quasi certamente si chiederanno se l’azzardo del signor Trump ha pagato.
Se l’Iran non sarà in grado di rispondere efficacemente, se la presa
sul potere degli ayatollah si allenterà o se il Paese rinuncerà alle sue ambizioni nucleari di lunga data, il Presidente Trump affermerà senza dubbio che solo lui era disposto a usare la portata militare dell’America per raggiungere un obiettivo che i suoi ultimi quattro predecessori ritenevano troppo rischioso.
Ma c’è un’altra possibilità. L’Iran potrebbe lentamente riprendersi, i suoi scienziati nucleari sopravvissuti potrebbero portare le loro competenze sottoterra e il Paese potrebbe seguire il percorso tracciato dalla Corea del Nord, con una corsa alla costruzione di una bomba. Oggi, secondo alcune stime dell’intelligence, la Corea del Nord possiede 60 o più armi nucleari, un arsenale che probabilmente la rende troppo potente per essere attaccata.
L’Iran potrebbe concludere che questa è l’unica strada per tenere a bada le potenze più grandi e ostili e per impedire agli Stati Uniti e a Israele di portare a termine un’operazione come quella che ha illuminato i cieli iraniani domenica mattina.
(da agenzie)
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Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile
IL SEGRETARIO DI FORZA ITALIA NELLE ULTIME SETTIMANE È MEJO DEL MAGO OTELMA. IL 12 GIUGNO HA DETTO: “NON CI SONO SEGNALI DI UN ATTACCO ISRAELIANO ALL’IRAN”. MENO DI 24 ORE DOPO, I CACCIA DI NETANYAHU BOMBARDAVANO TEHERAN… TRA I FORZISTI GIRA QUESTA BATTUTA: “QUANDO AFFERMA UNA COSA LO DICE CHIARO E TONTO”
“Tutto dipende da quello che farà l’Iran”. A sottolinearlo è stato il ministro degli Esteri
Antonio Tajani, ragionando sul conflitto in corso e le prospettive di una de-escalation in un intervento
all’edizione straordinaria del Tg1.
“L’altro ieri ho parlato a lungo con il ministro degli Esteri iraniano chiedendo di parlare direttamente con gli Stati Uniti per trovare un accordo”, ha aggiunto, e “ieri la nostra ambasciatrice a Teheran era andata al ministero degli Esteri per ribadire le nostre sollecitazioni per favorire ripresa del dialogo. Noi – ha quindi annunciato – eravamo pronti ad accogliere a Roma una riunione tra americani e iraniani diretta senza intermediazione”.”Vediamo se dopo l’attacco di questa notte” gli iraniani “cambieranno idea”, ha continuato il ministro. “Siamo con tutte le nostre forze al lavoro per favorire una de-escalation, una soluzione diplomatica di questa vicenda.
Speriamo che l’Iran accetti di sedersi a un tavolo dopo un’azione che punta a impedire la creazione della bomba atomica, che rappresenterebbe come detto anche dal G7 un pericolo per tutta l’area mediorientale. Speriamo comprendano che questo è il momento giusto per sedere a un tavolo negoziale e chiudere una guerra che non deve provocare una escalation nell’area”.
(da agenzie)
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