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VUOI VEDERE CHE LE BOMBE AMERICANE NON SONO SERVITE A NULLA? DALL’IRAN FANNO SAPERE CHE “CONTRARIAMENTE A QUANTO AFFERMATO DAL PRESIDENTE DONALD TRUMP” IL SITO NUCLEARE DI FORDOW “NON HA SUBITO GRAVI DANNI”, VISTO CHE “SOLO UNA PARTE DEL SITO E’ STATA ATTACCATA”

Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile

DUE GIORNI PRIMA CHE GLI AMERICANI SGANCIASSERO LE LORO BOMBE, UN CONVOGLIO HA TRASFERITO L’URANIO ARRICCHITO FUORI DALL’IMPIANTO DI FORDOW

“Contrariamente a quanto affermato dal presidente Donald Trump” il sito nucleare di Fordow “non ha subito gravi danni”. Lo ha afferma Mohammad Manan Raisi, deputato del Parlamento iraniano di Qom, dove si trova l’impianto nucleare, sottolineando che “non si è verificata alcuna emissione di materiale pericoloso dal sito nucleare dopo l’attacco, poiché il materiale a rischio era stato evacuato dal sito”. Lo riporta l’agenzia iraniana Mher. Anche il vicegovernatore di Qom, Morteza Heidari, ha affermato che solo una parte del sito di Fordow è stata attaccata, poiché il sistema di difesa aerea è stato attivato nell’area circostante.
Un’immagine satellitare che circola sui social network mostra un grande convoglio di mezzi vicino al sito nucleare iraniano di Fordow due giorni prima dell’attacco statunitense della notte scorsa: lo riporta il canale israeliano Abu Ali Express. L’immagine potrebbe rappresentare la prova del trasferimento di uranio arricchito fuori dall’impianto di Fordow, commenta il canale.
L’Iran avrebbe spostato quantità di uranio arricchito per sottrarlo all’attacco israeliano e consentire di andare avanti con il programma. A sostenerlo l’ex capo dei pasdaran, Mohsen Rezai. La dichiarazione può essere un gesto di sfida, una mossa di guerra psicologica.

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L’OSSESSIONE DI TRUMP PER IL NOBEL, SI INTESTA LA PACE TRA CONGO E RUANDO E RECRIMINA: “ANCHE IN QUESTO CASO NON RICEVERO’ IL NOBEL PER LA PACE”

Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile

“NON ME LO DARANNO MAI, MA LA GENTE SA QUELLO CHE FACCIO”… TRANQUILLO, LO SAPPIAMO, SOLO UN PAESE RIDICOLO POTEVA ELEGGERTI PRESIDENTE INVECE MANDARTI IN GALERA

Donald Trump torna a lamentarsi per non aver mai ricevuto il Premio Nobel per la Pace, proprio mentre considera un possibile attacco all’Iran. Il presidente degli Stati Uniti, ormai ossessionato dal riconoscimento assegnato anni fa a Barack Obama «senza che avesse fatto nulla», ha ribadito su Truth la sua frustrazione, intestandosi la pace in Congo: «Anche dopo il meraviglioso trattato tra Congo e Ruanda, che verrà firmato lunedì alla Casa Bianca, non riceverò il Nobel». Una frase che ha ripetuto ben sei volte, elencando (ancora una volta) i successi diplomatici della sua amministrazione.
«Non lo riceverò nemmeno se risolvessi la guerra tra Russia e Ucraina o Israele e Iran»
Trump ha, infatti, rivendicato di aver fermato il conflitto tra India e Pakistan (smentito da New Delhi, mentre Islamabad lo ringrazia e propone la candidatura per il Nobel), di aver contribuito alla pace tra Serbia e Kosovo, e di aver mantenuto l’equilibrio tra Egitto ed Etiopia. Ma soprattutto sottolinea il merito di aver promosso gli Accordi di Abramo in Medio Oriente, che – secondo lui – potrebbero portare a una storica unificazione dell’area. «Non riceverò mai il Nobel, nemmeno se risolvessi Russia/Ucraina o Israele/Iran, ma la gente lo sa, ed è questo ciò che conta per me», ha concluso con evidente frustrazione.
Le (non) candidature
Negli anni Trump è stato più volte candidato, persino – a detta del tycoon – dal premier giapponese Shinzo Abe per i suoi sforzi sulla
denuclearizzazione della Corea, mai concretizzati. Lo stesso vale per gli altri scenari di crisi, da Gaza all’Ucraina, mentre la questione iraniana resta in sospeso. «Resto sempre un uomo di pace», ha ribadito, «ma a volte serve durezza per raggiungerla», rilanciando la sua dottrina della «pace attraverso la forza».
(da agenzie)

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AL BANO SI LAMENTA AL TG1 DALLA RUSSIA: “PER LA TV ITALIANA QUA E’ PIENO DI BOMBE, TU LE VEDI?”

Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile

LA GIORNALISTA LO RIDICOLIZZA: “GUARDI CHE NON E’ QUI LA GUERRA”

A San Pietroburgo dice di essere andato per vedere con i suoi occhi qual è la vera situazione dopo l’invasione russa in Ucraina, non certo per i soldi del cachet. E tocca alla corrispondente da Mosca del Tg1
svelare all’artista salentino la verità sulla guerra, che è in Ucraina dal febbraio 2022
Al Bano ha partecipato con convinzione al concerto «per la pace», secondo lui, che si è tenuto a San Pietroburgo in occasione del Forum economico internazionale. Una scelta mirata a portare un messaggio di pace, ha ribadito in più occasioni il cantante, che non teme le polemiche e le accuse di «essere un amico di Vladimir Putin».
Dell’invasione russa in Ucraina però non deve essergli tutto chiarissimo. Almeno stando a sentire le sue parole raccolte dal Tg1, dove innanzitutto ribadisce di non essere andato in Russia per i soldi, ma di essere voluto andare per vedere con i suoi occhi quel che succede.
La scoperta di Al Bano sulla guerra in Ucraina
Proprio a margine del concetto dello scorso 20 giugno, davanti a una folla di fan esaltati per l’esibizione di Felicità e altri successi dell’artista salentino, Al Bano si è lamentato al Tg1. Secondo lui i media italiani raccontano una versione distorta dell’invasione russa in Ucraina. Alla corrispondente da Mosca Caterina Doglio, Al Bano chiede ironico: «Tu accendi il televisore in Italia e sembra che qua bombe, cannoni da tutte le parti. A te risulta?». L’ingrato compito di rispondere tocca alla giornalista: «No, ma non è qui la guerra».

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L’UGOLA IRRIDUCIBILE

Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile

NON C’E’ GUERRA E DEVASTAZIONE DOVE NON CI SIA AL BANO CON IL SUO CAPPELLO BIANCO CHE CANTA “FELICITA’”

Il “concerto per la pace” di Al Bano a San Pietroburgo (guest star Iva Zanicchi, inspiegabile l’assenza di Pupo) è una buona notizia: testimonia che la specie umana è indistruttibile. Non si spezza e non si piega. Non c’è guerra, bombardamento, angoscia, patimento, dittatura, umiliazione che possa seriamente attentare, in modo irrevocabile, alla serenità e alle abitudini di un cospicuo numero di persone, di tutti i Paesi e di tutte le epoche, che potremmo definire i soli veri irriducibili. Ci vuole ben altro che una guerra, o due guerre, o cento guerre, per piegarli. E chi siamo noi — direbbe il precedente papa — per giudicarli?
Non è una questione ideologica (l’ideologia, va detto, produce danni al buonumore), è proprio una questione di metabolismo. È la buona salute, il buon risveglio al mattino, è il vigore naturale dell’essere umano a organizzare il palcoscenico. Si ha da cantare, dunque si canti.
Se aguzzate l’orecchio, e fate un piccolo sforzo di fantasia, non c’è scenario della storia che sia abbastanza drammatico, abbastanza grave, da escludere che, sullo sfondo, oltre i crateri, oltre le navi affondate, sorvolando le bocche dei cannoni e il baluginare delle baionette, bucando il fumo degli incendi, ci sia Al Bano, con il
cappello bianco, che canta Felicità. Alle Termopili, a Waterloo, a Little Big Horne, sulle dune di Normandia, lui c’era già. Pare di vederlo, pare di sentirlo. Già alle Termopili il concerto era programmato da un bel pezzo, doveva forse sospenderlo?
Tra mille anni, dopo che la Quinta guerra nucleare avrà incenerito gli umani, dalle macerie si udrà una voce melodiosa: è Al Bano che canta Felicità.
(da Repubblica)

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MELONI VERSIONE “DUAL USE”: PRIMA ADDITA, POI PERDONA

Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile

PER LA SERIE “QUANTO E’ UMANA LEI”

Per la serie “come è umana lei”, Giorgia Meloni fa sapere che incontrerà l’incauto professor Addeo, che su Fb aveva augurato a sua figlia “la fine della ragazza di Afragola”.
Il riferimento era alla giovane vittima di femminicidio Martina Carbonaro. Una frase raccapricciante letta da quattro gatti, che l’account ufficiale di FdI si era precipitato ad amplificare: “clima di odio contro Meloni e il suo governo”. Probabilmente io sono un ministro del governo Meloni e non lo so, perché di commenti simili, forse peggiori, me ne arrivano quotidianamente (così come a qualsiasi personaggio esposto), ma sorvoliamo. Meloni – che non ha
minacce di guerre mondiali o altre priorità a cui pensare – ha subito ripreso sui suoi social il commento definendolo frutto di “odio ideologico”, e così Arianna Meloni, Piantedosi, Gasparri, Roccella e pure Tajani solidale “da padre e da nonno” (viene l’atroce dubbio che da “zio” sia solidale col prof). Il docente, nel giro di due ore, riceve dal governo più cazziatoni che Netanyahu in due anni. Perfino Mattarella telefona alla premier per esprimerle solidarietà. “Ad avvisare la presidente del Consiglio del commento del prof è stata l’intelligence”, racconta il Messaggero. Addirittura. Ecco perché Giorgia faccia la gnorri su Gaza, Iran e più o meno tutto ciò che richiederebbe un suo intervento deciso: non si finge morta, ma è al telefono con l’intelligence che la aggiorna minuto per minuto sui commenti social di Ciccio78.
La stampa parla di “minaccia” alla premier e il ministro Valditara, anziché preoccuparsi dell’analfabetismo funzionale del Paese che impedisce di distinguere una “minaccia” da un “augurio”, fa sospendere il prof dall’insegnamento. Ovviamente scatta anche l’indagine per accertare tutti i reati del docente, inclusi l’abigeato e la pirateria lacustre. A quel punto il pericoloso criminale chiede scusa, poi tenta il suicidio, ma si salva. Ed è una vera fortuna perché la sua sopravvivenza consente di mostrare alla Nazione quanto tollerante, generosa, caritatevole sia la nostra premier. Che prima fa lapidare il docente dai suoi scagnozzi di FdI, poi lo crocifigge in sala mensa e infine, quando è ormai agonizzante, lo riceve come fosse il papa. Potremmo dire che il prof – per Meloni – è dual use come l’atomica: prima l’ha usato a scopo bellico, per far scoppiare la solita bomba vittimistica; poi l’ha sfruttato a scopo civile, per dimostrare alla società la sua magnanimità. Lei invece è come l’uranio: quando vede che il consenso si impoverisce, lo arricchisce con una bella lezione morale al Paese. Il solito genio.
(da ilfattoquotidiano)

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TRUMP ATTACCA L’IRAN VIOLANDO LA COSTITUZIONE AMERICANA CHE RICHIEDE IL VOTO DEL CONGRESSO, MA L’IRAN LO GELA: “NESSUN DANNO GRAVE AI SITI NUCLEARI”

Giugno 22nd, 2025 Riccardo Fucile

PRIMA DEL BLITZ L’IRAN AVEVA SPOSTATO L’URANIO ALTROVE… AD ANDARE DIETRO A UN ASSASSINO SI RIMEDIANO SOLO BRUTTE FIGURE…. PIOVONO MISSILI SU ISRAELE

Ben prima degli attacchi di questa notte ai siti nucleari da parte degli Stati Uniti, le autorità iraniane avrebbero fatto evacuare le strutture. In più sarebbero stati trasferiti «i materiali ingrado di causare radiazioni», secondo quanto riporta Sky News Arabic che cita l’agenzia iraniana Irna.
In particolare l’attacco al sito di Fordow non avrebbe provocato i danni sperati da Donald Trump. Si tratta di uno dei principali obiettivi, in cui il programma nucleare iraniano sarebbe stato a un livello molto vicino alla produzione di un ordigno.
Il convoglio con l’uranio trasferito da Fordow
«Contrariamente a quanto affermato dal presidente Donald Trump» il sito nucleare di Fordow «non ha subito gravi danni», ha detto Mohammad Manan Raisi, deputato del Parlamento iraniano di Qom, dove si trova l’impianto nucleare, sottolineando che «non si è verificata alcuna emissione di materiale pericoloso dal sito nucleare dopo l’attacco, poiché il materiale a rischio era stato evacuato dal sito», come riporta l’agenzia iraniana Mher.
Anche il vicegovernatore di Qom, Morteza Heidari, ha affermato che solo una parte del sito di Fordow è stata attaccata, poiché il sistema
di difesa aerea è stato attivato nell’area circostante. Un’immagine satellitare che circola sui social network mostra un grande convoglio di mezzi vicino al sito nucleare iraniano di Fordow due giorni prima dell’attacco statunitense della notte scorsa: lo riporta il canale israeliano Abu Ali Express.
L’immagine potrebbe rappresentare la prova del trasferimento di uranio arricchito fuori dall’impianto di Fordow, commenta il canale.
Le ondate di missili contro Israele dopo il blitz Usa in Iran
Sono stati sentiti forti boati per le esplosioni nel centro di Tel Aviv, confermati dall’agenzia Ansa, dopo che l’Idf ha lanciato l’allarme per il lancio di missili dall’Iran.
La reazione di Teheran ai blitz Usa sui siti nucleari sarebbe partita con almeno 30 missili diretti su tutto il Paese israeliano, in particolare sulla capitale. Dopo una prima ondata di attacchi, le sirene continuano a suonare per l’arrivo di nuovi missili dall’Iran. Un missile avrebbe colpito Haifa, procurando gravi danni secondo i media israeliani. Ingenti distruzioni sono state causate agli edifici nei punti di impatto dei missili lanciati dall’Iran su Tel Aviv, secondo i soccorritori.
Le minacce Houthi ai militari Usa
I ribelli Houthi yemeniti lanceranno attacchi contro le forze statunitensi nel Mar Rosso in risposta agli attacchi ai siti nucleari dell’iran: lo ha affermato il Consiglio politico supremo del gruppo filo-iraniano citato dall’agenzia russa Tass. Minacce che seguono quelle già lanciate dalla Tv di Stato iraniana, secondo cui «ogni cittadino americano, o militare, nella regione è ora un legittimo obiettivo».
«Attacco criminale e illegale», la reazione del ministro degli Esteri iraniano
Durissima la reazione del ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, che ha condannato i bombardamenti americani sui siti nucleari definendoli «oltraggiosi» e ha affermato che il suo Paese ha il diritto di difendere la sua sovranità. «Quanto accaduto questa mattina è oltraggioso e avrà conseguenze eterne», ha scritto su X aggiungendo che gli attacchi sono stati «illegali e criminali». «In conformità con la Carta delle Nazioni Unite e le sue disposizioni che consentono una legittima risposta di autodifesa – aggiunge il ministro -, l’Iran si riserva tutte le opzioni per difendere la propria sovranità, i propri interessi e il proprio popolo».
L’annuncio di Trump dopo l’attacco ai siti nucleari iraniani
«A questo punto o ci sarà la pace, oppure una tragedia senza precedenti». Con queste parole il presidente americano Donald Trump si è rivolto alla nazione dalla Casa Bianca dopo l’attacco contro l’Iran.
Il post su Truth che anticipa l’attacco in Iran
L’annuncio del bombardamento e del conseguente coinvolgimento Usa nel conflitto Israele-Iran era stato dato dal presidente americano con un post su Truth. «Abbiamo completato con successo il nostro attacco ai tre siti nucleari in Iran, tra cui Fordow, Natanz ed Esfahan. Tutti gli aerei sono ora fuori dallo spazio aereo iraniano. Un carico completo di bombe è stato sganciato sul sito principale, Fordow».
Un alto funzionario israeliano ha riferito ad Axios che Stati Uniti hanno avvisato Israele prima di colpire i siti nucleari iraniani durante la notte. Tempestiva la replica dei Guardiani della Rivoluzione: «Adesso è iniziata la guerra», è il post pubblicato sull’account X, in seguito all’attacco americano. La tv di Stato iraniana ha, inoltre, affermato che «ogni cittadino americano, o militare, nella regione è ora un legittimo obiettivo»
In un video appena pubblicato in inglese, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ringraziato il presidente Usa per l’attacco agli impianti nucleari iraniani. «La decisione di Trump è coraggiosa e cambierà la storia», ha affermato il primo ministro. «Io e il presidente Trump diciamo spesso, “la pace attraverso la forza”. Prima viene la forza, poi viene la pace. E stasera il presidente Trump e gli Stati Uniti hanno agito con molta forza», ha aggiunto.
La conferma dell’Iran
Gli attacchi sono stati confermati anche dal portavoce del quartier generale per la gestione delle crisi della provincia di Qom, in Iran. «Poche ore fa, dopo l’attivazione del sistema di difesa aerea di Qom e l’individuazione di obiettivi ostili, parte dell’area del sito nucleare di Fordow è stata attaccata dal nemico». Contemporaneamente, nella provincia di Isfahan, siamo stati informati che «gli impianti nucleari di Isfahan e Natanz sono stati attaccati dal nemico», ha aggiunto. Secondo il direttore dell’agenzia di stampa statale iraniana Irib, l’Iran avrebbe evacuato «qualche tempo fa» i tre siti nucleari che gli Stati Uniti affermano di aver colpito, come riportato dall’agenzia di stampa semiufficiale iraniana Mehr.
Media: «Sganciate sei bombe bunker buster»
Il deputato repubblicano: «Non è costituzionale agire così»
Sconcerto al Congresso perché Trump non ha chiesto l’autorizzazione del potere legislativo prima di bombardare l’Iran. «Non è costituzionale», ha dichiarato il deputato Thomas Massie, repubblicano del Kentucky, co-firmatario di una risoluzione volta a bloccare qualsiasi azione militare in Iran senza l’autorizzazione di capitol Hill. Rispondendo direttamente alla dichiarazione di Trump, il deputato Jim Himes, democratico del Connecticut e membro della
Commissione Intelligence, ha a sua volta scritto che «secondo la Costituzione che entrambi abbiamo giurato di difendere, la mia attenzione a questa questione viene prima che cadano le bombe. Punto».
Sanders: «È gravemente incostituzionale»
Il senatore del Vermont Bernie Sanders è il primo democratico a reagire all’attacco americano contro l’Iran. «È gravemente incostituzionale. L’unica entità che può portare questo Paese in guerra è il Congresso degli Stati Uniti. Il presidente non ne ha il diritto», ha dichiarato durante un comizio Tulsa, in Oklahoma.
(da Open)

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LA LEGA NON SI DIMENTICA DEGLI AMICI: NEL DECRETO INFRASTRUTTURE, IL CARROCCIO RILANCIA LA NORMA PER SALVARE LA CONCESSIONE ALL’IMPRENDITORE ALDO SPINELLI DEL GENOA PORT TERMINAL

Giugno 21st, 2025 Riccardo Fucile

È UNA DELLE ATTIVITÀ PIÙ IMPORTANTI DEL GRUPPO, FINITA IN BILICO DOPO LA SENTENZA DEL CONSIGLIO DI STATO, ACCOGLIENDO IL RICORSO DELLA SECH, CHE CHIEDEVA UNA DIVERSA DISTRIBUZIONE DELLE COMPETENZE SUL TERMINAL

La Lega ci riprova. Nel decreto Infrastrutture rilancia la norma per salvare la concessione all’imprenditore Aldo Spinelli del Genoa Port Terminal. Si parla della gestione di circa 150 metri quadri nel porto del capoluogo ligure. Ed è una delle attività più importanti del gruppo, finita in bilico dopo la sentenza del Consiglio di stato, accogliendo il ricorso della Sech, che chiedeva una diversa distribuzione delle competenze sul terminal.
Nel provvedimento in esame alla Camera è spuntato così l’emendamento “salva-Spinelli”. A presentarlo è stato il deputato salviniano Domenico Furgiuele con il sostegno di altri colleghi di partito. La firma che si vede in controluce è però quella di Edoardo Rixi, viceministro delle Infrastrutture e uomo forte del partito in Liguria . E che su Genova detta legge.
Spinelli è balzato alla ribalta della cronaca dopo il coinvolgimento nell’inchiesta che ha travolto la politica ligure lo scorso anno, portando il governatore Giovanni Toti alle dimissioni. L’imprenditore, figura chiave di quel sistema di potere, ha patteggiato a tre anni e due mesi, dopo l’accusa di corruzione, decidendo poi di presentare ricorso contro lo stesso patteggiamento. La Cassazione ha respinto l’istanza, confermando la pena da scontare ai lavori socialmente utili. Il legame tra Spinelli e il centrodestra ligure è di vecchia data.
Durante una campagna elettorale Rixi ha beneficiato di un finanziamento della fondazione Change dell’ex presidente della regione Toti, a sua volta foraggiata da Spinelli. Il blitz per salvare la concessione era stato tentato già nel testo del provvedimento. Nelle prime bozze circolate era presente l’intervento legislativo per risolvere il contenzioso a favore di Spinelli.
Successivamente la norma era sparita. Ora, lontano dai riflettori, la Lega vuole portare a compimento l’operazione. Il partito di Matteo Salvini vuole l’approvazione, ha inserito la proposta tra quelle “segnalate”. Le votazioni a Montecitorio sugli emendamenti inizieranno la prossima settimana.
La formulazione dell’emendamento è in apparenza tecnica, ma incide in maniera chirurgica sulla concessione del terminal, predisponendo il colpo di spugna decisivo sulla vicenda oltre ad avere effetto su tutti gli altri porti italiani: «Le caratteristiche e la destinazione funzionale delle aree si intendono riferite agli ambiti complessivamente considerati, come disegnati e specificati nel piano regolatore portuale (Prp) e non alle singole porzioni dei medesimi».
Cosa comporterebbe l’approvazione? Verrebbe abbattuta la tesi del consiglio di Stato che aveva accolto il ricorso della Sech, società operante nel settore full container.
«L’operatività del tutto prevalente nei traffici full container da parte di un terminalista in ambito multipurpose (dove agisce il gruppo di Spinelli, ndr), peraltro non sottoposto agli oneri di investimento e ai costi operativi tipici dei terminal contenitori, determina un’evidente distorsione, in danno di questi, dell’assetto concorrenziale come regolato dal piano portuale, tradendo ex post il loro affidamento sulle chiare risultanze del piano stesso», hanno scritto i giudici di palazzo Spada nella sentenza.
(da Domani)

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“ISRAELE VIOLA I DIRITTI UMANI A GAZA E CISGIORDANIA”: LE ACCUSE DI KAJA KALLAS NEL RAPPORTO UE

Giugno 21st, 2025 Riccardo Fucile

“AFFAMA, TORTURA, USA ARMI PESANTI, DETIENE SENZA ACCUSE”

«Sulla base delle valutazioni effettuate dalle istituzioni internazionali indipendenti vi sono indicazioni che Israele violerebbe i propri obblighi in materia di diritti umani ai sensi dell’articolo 2 dell’accordo di associazione Ue-Israele».
È questa la conclusione a cui giunge il rapporto che Kaja Kallas, alta rappresentante Ue per la politica estera, ha inviato ai ministri degli Esteri dei ventisette Paesi dell’Unione, in vista del vertice che si terrà lunedì 23 giugno a Bruxelles. Lo anticipa Askanews, che ha preso visione del documento sulla valutazione del rispetto, da parte dello Stato ebraico, dell’articolo 2 dell’accordo di associazione tra l’Unione europea e Israele.
La violazione dell’articolo 2 dell’accordo Ue-Israele
L’articolo che secondo Bruxelles il governo di Benjamin Netanyahu avrebbe violato stabilisce che le relazioni tra Ue e Israele «si basano sul rispetto dei diritti umani e dei principi democratici, che guidano la loro politica interna e internazionale e costituiscono un elemento essenziale». Questi principi, secondo il rapporto elaborato dell’ufficio di Kallas, sono stati violati da Israele nell’ambito dell’offensiva sulla Striscia di Gaza e dell’occupazione illegale dei
territori palestinesi in Cisgiordania. La conclusione a cui è giunta Bruxelles, si precisa nel documento, è basata sulle valutazioni di organi internazionali e indipendenti come la Corte Internazionale di Giustizia (Cig), l’Ufficio dell’Alto Commissariato per i Diritti Umani (Ohchr) e la Corte Penale Internazionale (Cpi) e diversi enti delle Nazioni Unite.
Le accuse di Bruxelles su Gaza e la Cisgiordania
Il documento inviato da Kallas ai ministri degli Esteri Ue punta il dito contro gli attacchi da parte di Israele alle strutture sanitarie, alle infrastrutture civili, l’uccisione di giornalisti, la «detenzione arbitraria di palestinesi» e le continue richieste di evacuazione di grosse porzioni del territorio palestinese. L’Ue condanna poi il blocco totale imposto il 2 marzo 2025 all’ingresso di qualsiasi rifornimento – inclusi cibo, carburante e medicine – all’interno della Striscia di Gaza. Il 27 maggio, ricorda ancora il rapporto di Bruxelles, «Israele ha avviato un meccanismo di distribuzione militarizzata di rifornimenti alimentari (‘Gaza Humanitarian Foundation – Ghf’)». Questo «sistema militarizzato di distribuzione degli aiuti» istituito da Israele – continua il documento – «solleva preoccupazioni» ed «è associato a ripetuti episodi di sparatorie contro palestinesi che cercano di accedere a rifornimenti alimentari, con conseguenti vittime di massa». Per quanto riguarda la Cisgiordania, l’Ue rileva che «le tendenze negative in materia di discriminazione, oppressione e violenza contro i palestinesi sono peggiorate dal 7 ottobre, con una crescente tensione tra palestinesi e israeliani (inclusa la violenza dei coloni) e una continua espansione degli insediamenti».
L’ipotesi (remota) di sanzioni Ue contro Israele
Nei giorni scorsi, Kaja Kallas è intervenuta al Parlamento europeo
per replicare alle critiche di alcuni eurodeputati sul sostegno dell’Ue a Israele. Incalzata sulla necessità di introdurre sanzioni contro il governo Netanyahu, l’ex premier estone ha ammesso di essere favorevole, ma ha precisato anche di non avere i numeri sufficienti per approvarle. «Se spettasse a me decidere, personalmente io una decisione la prenderei, ma non lo posso fare perché serve l’unanimità», ha tuonato Kallas intervenendo a Strasburgo. «Questa è la mia frustrazione – ha aggiunto – e se portassi la proposta al Consiglio forse mi sentirei meglio ma so che non passerebbe e mostrerebbe la nostra divisione», ha detto ancora.
(da agenzie)

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VUOI VEDERE CHE LO SPIONAGGIO A DANNI DI FRANCESCO CANCELLATO, CIRO PELLEGRINO E ROBERTO D’AGOSTINO E’ STATO FATTO DAI SERVIZI SEGRETI DI UN GOVERNO STRANIERO, MAGARI IN UNA LOGICA DI “SCAMBIO” CON GLI 007 ITALIANI?

Giugno 21st, 2025 Riccardo Fucile

E’ LA TEORIA DEL QUOTIDIANO “DOMANI”: “SE È VERO CHE PARAGON VENDE I SUOI PRODOTTI SOLO A ENTI GOVERNATIVI, E SE DAVVERO I SERVIZI SEGRETI NON HANNO MAI TENTATO DI INTERCETTARE I TELEFONI DEI TRE GIORNALISTI (PER ORA DAVANTI AL COPASIR SONO STATI SENTITI SOLO SU CANCELLATO), LO SPIONAGGIO SULLE DUE TESTATE POTREBBE ESSERE STATO REALIZZATO DA UN GOVERNO AMICO, ANCH’ESSO CLIENTE DI PARAGON, IN UNA LOGICA DI SCAMBIO DI FAVORI TRA SERVIZI SEGRETI”

Chi può aver interesse a spiare i vertici di Dagospia e Fanpage? Se davvero non è stato il governo italiano, come altro possono essere andate le cose? In mancanza di risposte, bisogna riepilogare i fatti e andare per esclusione. Al momento sono tre i giornalisti italiani che hanno denunciato di essere stati vittima di attacco: Francesco Cancellato e Ciro Pellegrino, direttore e capo cronaca di Fanpage, e il fondatore di Dagospia, Roberto D’Agostino.
Tutti e tre hanno presentato un esposto come parti lese nell’inchiesta delle procure di Roma e Napoli sul caso di spionaggio. I magistrati hanno disposto per lunedì gli accertamenti tecnici irripetibili, cioè l’analisi dei telefoni. Verrà fatta dagli specialisti della polizia postale alla presenza dei tecnici di parte delle vittime
Sarà possibile capire con certezza se e con quali spyware sono stati attaccati? E sarà possibile individuare il mandante degli attacchi? […] sarà difficile dare una risposta certa a queste due domande, soprattutto alla seconda, ma la differenza con l’analisi fatta da Citizen Lab è che stavolta i telefoni verranno analizzati fisicamente, mentre il laboratorio dell’Università di Toronto ha esaminato solo alcuni file inviati dalle vittime. Dunque, qualche possibilità di capire meglio come sono andate le cose c’è.
L’obiettivo dell’analisi è trovare un’impronta, un codice alfanumerico che identifichi lo spyware, e che i risultati non arriveranno prima di autunno.
In attesa dei risultati, restano alcuni fatti. L’analisi di Citizen Lab ha provato che Graphite, lo spyware prodotto da Paragon Solutions, ha attaccato sicuramente il telefono di Pellegrino e, con molta probabilità, ha tentato di violare quello di Cancellato. Su D’Agostino, per ora, non si sa se l’attacco sia avvenuto con Graphite. Al di là dello strumento utilizzato, i tre condividono una caratteristica: sono giornalisti di testate italiane critiche nei confronti del governo.
Paragon Solutions ha sempre detto di aver venduto il suo spyware solo a enti governativi. Chi può aver avuto interesse ad intercettarli, se non il governo Meloni attraverso i servizi segreti? La conclusione è stata però smentita dai vertici di Aise e Aisi, che davanti al Copasir hanno garantito di non aver usato Graphite contro Cancellato, unico caso finora analizzato dal Comitato.
La domanda però resta: e allora chi ha cercato di spiare lui e Pellegrino? Chi ha cercato di fare lo stesso con D’Agostino? Le ipotesi sono solo due. Se è vero che Paragon vende i suoi prodotti solo a enti governativi, e se davvero i servizi segreti non hanno mai
tentato di intercettare i telefoni dei tre giornalisti (per ora davanti al Copasir sono stati sentiti solo su Cancellato), lo spionaggio sulle due testate potrebbe essere stato realizzato da un governo amico, anch’esso cliente di Paragon, in una logica di scambio di favori tra servizi segreti, oppure da una struttura esterna ai servizi italiani.
Secondo gli esperti sentiti da Domani, quest’ultima è una strada più improbabile, perché per utilizzare lo spyware sarebbe stato necessario inserire login e password di Aise o Aisi, dunque l’operazione sarebbe rimasta tracciata nei registri di audit analizzati dal Copasir.
I parlamentari del Comitato che vigila sui servizi, nella loro relazione, hanno scritto di aver avuto accesso ai registri di audit di Aise ad Aisi, su cui rimane traccia «delle operazioni e degli accessi al sistema», e hanno aggiunto che questi «dati non possono essere cancellati dal cliente». Insomma, se un’operazione c’è stata una traccia rimane. Si vedrà se i vertici di Aise ed Aisi verranno chiamati di nuovo dal Copasir. Di sicuro, se anche per questi giornalisti la risposta dovesse essere negativa, la pista più logica resta quella dello scambio di favore con un governo straniero cliente di Paragon.
(da agenzie)

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