Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
“NON VOGLIAMO ESSERE CITTADINI PRIVILEGIATI, TUTTI SONO UGUALI DAVANTI ALLA LEGGE”… “I PROBLEMI SONO ALTRI: LE ASSUNZIONI E LA PREVIDENZA”
L’indagine per omicidio colposo nei confronti dei due poliziotti che hanno sparato all’assassino del brigadiere Carlo Legrottaglie, uccidendolo, ha riportato l’attenzione sullo ‘scudo penale’, vecchio cavallo di battaglia della Lega e di FdI, che sono tornati a chiedere forme di tutela processuale per gli agenti indagati. La proposta, che era stata già avanzata in fase di
stesura del dl Sicurezza e poi scartata, consiste nel superare l’automatismo dell’iscrizione nel registro degli indagati come ‘atto dovuto’.
Ma come spiega a Fanpage.it, Pietro Colapietro segretario generale di Silp, il sindacato di Polizia della Cgil, lo scudo penale è problematico, sia da un lato tecnico in quanto presenterebbe profili di incostituzionalità, che dal punto di vista del messaggio che rischia di far passare, ovvero il venir meno al principio secondo cui la legge è uguale per tutti.
Si parla nuovamente di scudo penale per gli agenti. Ci aiuta a capire meglio di cosa parliamo?
Lo scudo penale, così come la maggioranza lo aveva proposto in origine, consiste nella non iscrizione ‘automatica’ nel registro degli indagati. Ma l’eliminazione dell’atto dovuto, così come era stato formulato, presenta dei profili di incostituzionalità. Non è un caso che ci sia stata una levata di scudi trasversale. Noi non siamo cittadini diversi e lo scudo penale ci scollerebbe resto della cittadinanza rispetto all’obbligatorietà della legge penale. Perché noi dobbiamo essere diversi o non sottoponibili alle leggi come gli altri? Se c’è l’obbligatorietà della legge penale con tutto quello che ne comporta, vale per tutti. L’avviso di garanzia non dice nulla. Anzi va a garanzia perché consente di fare delle cose che tu in assenza di quella l’avviso non potresti fare: una perizia, una controperizia, la partecipazione a degli atti, a dei fatti. Quindi è a tutela, non è una condanna. Io interverrei su altro”
Altri sindacati però, parlano di “accuse obbligate” che possono provocare molto dolore per gli agenti indagati.
Sì, perché in quella misura uno si trova maledettamente solo e
questo è il vero problema, il fallimento della tutela legale come l’hanno concepita intervenendo soltanto sul quantum, ma non snellendo tutte le procedure. Per questo chi è indagato l’avviso di garanzia lo vive come un dramma, anche dal punto di vista economico. Se invece si intervenisse diversamente, garantendo già nell’immediato, la sofferenza sarebbe sicuramente minore.
La copertura delle spese legali per gli agenti indagati prevista dal dl sicurezza non è sufficiente?
Hanno aumentato il quantum, me l’hanno passata da 5mila a 10mila, ma mica la prendi subito. Pensi che gira voce che i colleghi stiano facendo una colletta. Se le cose stessero come le hanno narrate, cioè la tutela legale per gli agenti indagati, allora perché i colleghi dovrebbero fare la colletta? Perché evidentemente si ha difficoltà a chiedere l’anticipo e a ottenerlo subito. Invece chiediamo che quella tutela sia effettiva dall’inizio, in tutte le fasi. Poi se dovessero emergere responsabilità a titolo di colpa o di dolo, si restituisce naturalmente quello che si è avuto come anticipo.
Lo scudo penale quindi è pericoloso? Rischia di essere uno strumento di impunità?
Lo scudo penale ti pone al di fuori di un contesto costituzionale no, ma anche di specificità. Come lo poni? Noi siamo diversi dagli altri e non rispondiamo alla legge? È complicato, ripeto, dal punto di vista costituzionale ma anche come rapporto di fiducia con la gente perché poi rischia di privilegiare una determinata categoria. Le forme di tutela legale per me sono altre: intervenire per dare supporto economico, sul piano del regolamento di servizio, sul piano della disciplina. Noi abbiamo un regolamento di disciplina che precede addirittura il
regolamento di servizio: vuol dire che hanno previsto prima la sanzione e poi il precetto. Norme medievali che vanno assolutamente riviste. Quello vuol dire dare tutele.
Il governo sin dal suo insediamento si è posto come molto vicino alle forze dell’ordine, pronto ad assicurargli le giuste tutele. Secondo voi invece non è stato fatto abbastanza?
Assolutamente no. L’abbiamo ritenuto spesso propaganda. D’altronde se l’ultimo decreto legge, da loro prospettato come la panacea e la soluzione di tutti i mali, lascia sul terreno molti quesiti, tra cui quello legato alla tutela legale effettiva, c’è qualcosa che non torna. Poi non c’è nulla sul piano previdenziale. Noi abbiamo un sistema previdenziale molto molto delicato, io dico perverso, per cui l’ultimo anno devi lavorare di più per guadagnare una misera somma in più sul piano della pensione. Noi chiediamoci perché a 60 anni si è costretto ancora a stare sulla macchina esattamente per due ragioni: la prima esigenza di portare venti o trenta euro in più sulla pensione e la seconda perché c’è una carenza di organico ormai insostenibile. E non si copre nemmeno il turnover. Su questi due temi, previdenziale e assunzioni, non è stato fatto nulla e sono le cose che servono. Non è mai stata avviata la previdenza complementare. Sono stati stanziati anche dai governi precedenti delle somme per partire con quella dedicata e non siamo mai partiti. Di questo abbiamo bisogno.
(da Fanpage)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
I LEADER UE AL G7 IN CANADA SPIAZZATI DAL COMPORTAMENTO DEL TYCOON, CHE HA LASCIATO IL VERTICE IN ANTICIPO: L’UNICA LINEA ROSSA CHE MACRON, STARMER, MERZ E MELONI HANNO POTUTO METTERE (POCO CONVINTI) È CHE PUTIN NON VA RIABILITATO
Qualche minuto prima del G7, in un angolo del Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge.
Donald Trump si ferma per qualche minuto con Emmanuel Macron, Keir Starmer e Giorgia Meloni. Gli europei ci mettono un attimo a capire quello che già sentono di aver intuito: Israele non si fermerà, non subito. Non lo farà perché il presidente americano sostiene l’azzeramento del regime. Si tratta di uno scenario che i big continentali non possono – e neanche davvero vogliono – fermare. E dunque lo accettano, di fatto.
Cercheranno di non parlare troppo di de-escalation, limitandosi al più blando concetto di «negoziato». Proveranno però almeno a sollecitare un’eventuale transizione ordinata a Teheran. Vogliono evitare il caos politico e la guerriglia etnica, un vuoto di potere che infiammi la regione e sfoghi i suoi effetti sul vecchio continente.
Ma soprattutto, lavoreranno per disturbare un’opzione geopolitica che sentono approssimarsi: un patto tra il tycoon e Putin. Che includa non solo il Medio Oriente, ma anche Kiev. Sulla pelle degli ucraini. Scaricando l’Europa. Ne avevano discusso anche domenica sera, al bar del resort dei Sette.
Da alcune ore, l’intelligence e la diplomazia delle principali cancellerie Ue, Roma compresa, hanno ricevuto infatti un altro messaggio degli iraniani: siamo pronti a negoziare, se gli Usa
restano fuori dal conflitto.
Letto in controluce, è un segnale di debolezza, indizio di imminenti rivolgimenti. […Il tedesco Friedrich Merz è il più netto a sostegno della campagna d’Israele: l’Iran – si espone – non può avere l’atomica, e Tel Aviv ha diritto a difendersi, fermo restando la necessità di uno «spazio diplomatico» per il negoziato.
Sanno che l’indomani il tycoon traccerà la nuova mappa del mondo. E temono la sponda tra Washington e Mosca per scambiare il nuovo corso a Teheran con la sostanziale sottomissione degli ucraini alle condizioni del Cremlino.
La strategia europea, se davvero di strategia in questo caos di può parlare, è tentare di reagire fissando almeno una linea rossa che l’Europa «non può accettare»: nessuna riabilitazione di Putin. Prima ancora del principio, prevale una valutazione pratica: ne va della sicurezza del continente.
Chi l’ha detto in chiaro è Macron: «Non credo a una sua mediazione». Anche Merz non vede lo Zar in «quel ruolo». Lo lascia intendere Starmer, chiedendo nuove sanzioni alla Russia per fermare una «guerra illegale». Meloni si espone meno, fedele alla necessità di non strappare con Trump. Ma siede al tavolo europeo, condivide le stesse angosce. Su X le condensa in poche parole, un invito all’unità: «Costruire pace, stabilità e crescita. Per un Occidente più forte. Insieme».
Pubblicamente sceglie però di impegnarsi su un altro dossier, in queste ore meno centrale: Gaza. Studia una proposta per il cessate il fuoco, la sottopone ai big europei ricevendo – dice Palazzo Chigi – alcune «aperture». Certo è che l’italiana continua a coltivare anche il nuovo rapporto di necessità con
Macron. Le telecamere rubano un colloquio fitto, con il francese che siede al suo fianco. A un certo punto la leader si mostra stupita e fa segno di approvazione con il pollice.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
LO SMARTPHONE DORATO MADE IN USA E LA RETE “TRUMP MOBILE”
Lo smartphone dorato costerà 499 dollari. L’abbonamento alla rete mobile del presidente americano si chiamerà «The 47 Plan» e sarà offerto al prezzo di 47,45 dollari al mese
La presidenza degli Stati Uniti, e il rischio di un lampante conflitto di interessi, non sembra aver posto alcun fren
all’animo imprenditoriale di Donald Trump. Prima le criptovalute, ora il mondo degli smartphone formalmente portato avanti dai figli attraverso la Trump Organization: il tycoon non ha intenzione di lasciare da parte la sua vocazione imprenditoriale. Sarebbe pronto al lancio definitivo il T1 Phone, uno smartphone rigorosamente a stelle e strisce – almeno così viene descritto – che arriverà ai clienti con una rivestitura in oro brillante. Sul retro, accanto alle telecamere da 50 megapixel, la bandiera americana e il logo della T, ovviamente l’iniziale del cognome di The Donald.
Il nuovo smartphone a stelle e strisce
L’intenzione di Trump, insomma, sembra essere quella di passare dalle parole ai fatti. Un Yes, we can per dimostrare agli scettici che sì, si può progettare e assemblare uno smartphone di ultimissima generazione senza uscire dai confini nazionali. Al momento il supercellulare trumpiano è un work in progress: il lancio è previsto «soon», idealmente entro agosto. Rispettare poi le scadenze e le tempistiche è tutt’altro paio di maniche. Intanto, però, sul sito apposito è già possibile pre-ordinare il dispositivo alla modica cifra di 499 dollari. Anche perché i dettagli citati sul web fanno pensare a un cellulare costruito con i sacri crismi: sistema Andorid, schermo Amoled da 6.8 pollici, batteria da 5.000 mAh, 256 Giga di memoria, sensore per le impronte digitali e per il riconoscimento facciale.
Il nuovo piano telefonico: Trump Mobile e la tariffa in onore del presidente
Non solo smartphone. Trump avrebbe intenzione di gettarsi anche nel mondo delle offerte di telefonia mobile. È in arrivo anche la Trump Mobile, un’azienda nuova di zecca che offrirà
tariffe a prezzo competitivo senza rinunciare a incoronare il tycoon e il suo successo politico. Il primo piano di abbonamenti lanciato è il «The 47 Plan», come il presso di 47,45 dollari al mese per poter navigare su Internet, chiamare e scrivere Sms illimitati. Due numeri scelti non a caso, perché Donald >Trump è stato il 45esimo ed è il 47esimo presidente degli Stati Uniti. La sim, inoltre, permetterà di chiamare senza rincari aggiuntivi verso oltre cento Paesi esteri, garantendo «la stessa copertura dei tre principali servizi nazionali». Per funzionare, si appoggerà a Liberty Mobile che a sua volta sfrutta la solida rete di T-Mobile. Il tutto, ovviamente, solo per i cittadini americani. E senza la minima preoccupazione riguardo alla sovrapposizione, tanto inusuale quanto potenzialmente pericolosa, della sfera del business con quella della Casa Bianca.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
ERA STATO ASSOLTO PER “IL RITARDO DI REAZIONE DELLA VITTIMA”… “E’ TEMPO CHE LA RESPONSABILITA’ DELLE VIOLENZE SE LE ASSUMINO GLI AGGRESSORI, NON LE AGGREDITE”
La Cassazione ribalta la sentenza sui 30 secondi. E fa celebrare un nuovo processo per
violenza sessuale nei confronti dell’ex sindacalista della Cisl Raffaele Meola. L’addetto all’aeroporto di Malpensa è accusato di abusi nei confronti della hostess Barbara D’Astolto. È stato assolto in primo e secondo grado. Perché secondo i giudici la vittima difesa dall’avvocata Teresa Manente di “Differenza donna” «in 30 secondi» — tanto era durata l’aggressione — avrebbe potuto opporsi a quelle molestie.
30 secondi di molestie
Secondo il Palazzaccio le motivazioni delle due sentenze vanno annullate. Perché «il ritardo nella reazione della vittima nella manifestazione del dissenso, è irrilevante per la configurazione della violenza sessuale».
Su questo punto, dicono i precedenti, la giurisprudenza è netta. Perché la sorpresa di fronte all’abuso «può essere tale da superare la contraria volontà, ponendo chi subisce nella impossibilità di difendersi».
Nella sentenza di Busto Arsizio che risale al 2022 D’Astolto ha reagito a Meola e questo secondo i giudici faceva si che non si configurasse il reato. La terza sezione penale guidata da Giulio
Sarno ha annullato e rinviato in appello. Criticando entrambe le sentenze.
Le sentenze
Quei giudici, pur non avendo dubitato dell’aggressione, «hanno ritenuto che la breve durata del contatto escludesse l’insidiosità del gesto». D’Astolto «era rimasta del tutto disorientata e sguarnita rispetto ai comportamenti dell’uomo». «Finalmente la Cassazione si mette nei panni della vittima e non dell’aggressore. In un paese con un così alto tasso di violenza di genere, le vittime non possono più essere colpevolizzate. È tempo che le responsabilità delle violenze se le assumano gli aggressori e non gli aggrediti», commenta l’ex hostess.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
LA DUCETTA È RIUSCITA A PLACCARE IL TYCOON PER UN “BILATERALE” IMPROVVISATO SU UNA PANCHINA DI LEGNO: NELLE IMMAGINI DIFFUSE DALLA MACCHINA DI PROPAGANDA DI PALAZZO CHIGI SI VEDE LA DUCETTA PROTESA IN AVANTI CHE PARLA A UN MEZZO ADDORMENTATO DONALD… LA NOTA: “RIAFFERMIAMO L’OPPORTUNITÀ DI RIAPRIRE AL NEGOZIATO CON L’IRAN E LAVORARE PER IL CESSATE IL FUOCO A GAZA”
“A margine del Vertice G7 di Kananaskis, e alla viglia della sessione dedicata ai temi di politica estera, il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha avuto un incontro bilaterale con il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump”. Lo riferisce una nota di Palazzo Chigi, spiegando che “il colloquio ha permesso di discutere dei più recenti sviluppi in Iran, riaffermando l’opportunità di riaprire la strada del negoziato”.
Nel corso della conversazione con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, la premier Giorgia Meloni “ha anche ribadito la necessità, in questo momento, di lavorare per il raggiungimento di un cessate il fuoco a Gaza”.
La conversazione col presidente americano Donald Trump ha permesso alla presidente del consiglio Giorgia Meloni “di confermare l’importanza del conseguimento di un accordo sul negoziato commerciale Ue-Usa e di affrontare il tema delle prospettive del prossimo Vertice Nato dell’Aja”: lo rende noto una nota di Palazzo Chigi dopo l’incontro a Kananaskis a margine del G7.
Il bilaterale fra la premier Giorgia Meloni e il presidente degli Stati Uniti a margine del G7 si è svolto su una panchina di legno del Pomeroy Kananaskis Mountain Lodge, sede del vertice. L’incontro è stato immortalato nelle immagini diffuse da Palazzo Chigi, in cui si vede Meloni protesa in avanti parlando al presidente americano, che ha partecipato alla cena con cui si chiude la prima giornata del summit prima del ritorno a Washington.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
47 PALESTINESI SONO STATI AMMAZZATI MENTRE ERANO IN FILA AL CENTRO DISTRIBUZIONE DI AIUTI UMANITARI A KHAN YOUNIS. I TESTIMONI: “I DRONI ISRAELIANI HANNO APERTO IL FUOCO E I TANK HANNO SPARATO DIVERSI COLPI” – OLTRE 200 PERSONE SONO RIMASTE FERITE E TRASPORTATE ALL’OSPEDALE NASSER
Almeno 47 palestinesi sono stati uccisi e a decine sono rimasti feriti dal fuoco israeliano
mentre erano radunate vicino a un centro di distribuzione di aiuti a Khan Younis, nel sud di Gaza. Lo denuncia la protezione civile della Striscia.
Il portavoce dell’organizzazione umanitaria, Mahmoud Bassal, ha dichiarato all’AFP che oltre 200 persone sono rimaste ferite mentre migliaia di palestinesi attendevano di ricevere farina nel centro di distribuzione, “I droni israeliani hanno aperto il fuoco sulle persone. Pochi minuti dopo, i tank israeliani hanno sparato
diversi colpi, causando un gran numero di morti e feriti”, ha detto.
Un membro dello staff dell’ospedale Nasser di Khan Younis, nel sud della Striscia di Gaza, ha riferito che quasi 300 palestinesi, tra morti e feriti, sono arrivati nella struttura dopo essere stati attaccati con “carri armati” mentre aspettavano il cibo.
“Quasi 300 tra morti e feriti sono appena arrivati ;;all’ospedale Nasser”, ha affermato il dottor Mohammed Saqer, responsabile infermieristico dell’ospedale. “La situazione è ormai fuori controllo. L’ospedale non è più in grado di gestire un numero così elevato di casi”.
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
IL DOPPIO STANDARD NON E’ SOLO IPOCRITA MA PERICOLOSO… L’OCCIDENTE PREDICA BENE MA RAZZOLA MALE
Mentre l’eco dei missili israeliani su suolo iraniano scuote l’equilibrio già precario del Medio Oriente, dal Palazzo Chigi non arriva alcuna dichiarazione ufficiale. Giorgia Meloni tace. Un silenzio che, in tempi di crisi e conflitti, pesa quanto un discorso. Un silenzio che suona assordante, soprattutto se paragonato all’attivismo verbale e politico mostrato nei confronti dell’aggressione russa in Ucraina
Non è la prima volta che il governo italiano, come molti altri in Europa, adotta due pesi e due misure a seconda dell’identità dell’aggressore. Ma in questo caso, l’assenza di una presa di posizione netta da parte della Presidente del Consiglio solleva interrogativi inquietanti: perché, quando a colpire è Israele, improvvisamente la fermezza occidentale si trasforma in cautela diplomatica? Perché, se a violare l’integrità territoriale è uno “Stato amico”, la condanna non è automatica e le sanzioni non sono nemmeno ipotizzate?
La risposta più ovvia è anche la più imbarazzante: convenienza geopolitica. L’Occidente, e l’Europa in particolare, ha costruito una narrazione in cui le regole del diritto internazionale valgono sempre, tranne quando a infrangerle sono gli alleati.
Israele, che da decenni gode di un rapporto privilegiato con gli Stati Uniti e gran parte dei governi europei, viene trattato con una tolleranza che sarebbe impensabile se si trattasse di Mosca o Pechino. E l’Italia di Giorgia Meloni non fa eccezione.
La premier, che ha fatto della difesa dei “valori occidentali” una bandiera del suo governo, sembra dimenticarli proprio nel momento in cui andrebbero riaffermati con più coerenza.
Perché se davvero si crede nella legalità internazionale, nella difesa dei popoli e nella condanna dell’aggressione militare come principio universale, allora non si può tacere di fronte a un’azione militare che rischia di far esplodere un’intera regione.
Il doppio standard non è solo ipocrita, ma pericoloso. Alimenta la convinzione, nel Sud globale e non solo, che l’Occidente predichi bene e razzoli male. Che i diritti umani, la pace e la sovranità siano valori a geometria variabile, applicati in base agli interessi del momento. È proprio questa incoerenza ad aver
minato, negli ultimi anni, la credibilità morale dell’Europa sullo scacchiere internazionale.
Un’escalation militare che, a parti invertite, avrebbe fatto gridare all’”atto di guerra” e scatenato una raffica di sanzioni e isolamento diplomatico. Basti pensare a quanto rapidamente l’Unione Europea ha reagito all’invasione russa dell’Ucraina: sanzioni economiche pesanti, isolamento nelle sedi internazionali, rafforzamento dell’Ucraina in termini militari e politici. Nessuno ha invocato “comprensione” per le ragioni di Putin.
Eppure ora, di fronte a un attacco unilaterale, la stessa Europa tentenna. E l’Italia, invece di alzare la voce, scompare. Non una dichiarazione della Presidente del Consiglio, non un confronto parlamentare urgente. Solo un silenzio opaco.
Il paradosso è che proprio Meloni, che ha sempre accusato la sinistra di ambiguità verso regimi autoritari, oggi si rifugia in una ambiguità ben più grave: quella del potere. Tacere ora, per timore di disturbare gli equilibri con Washington o Tel Aviv, significa abdicare a ogni principio. E se davvero il governo italiano vuole difendere la pace e l’ordine internazionale, dovrebbe iniziare a parlare anche quando è scomodo. Anche quando chi sbaglia è un alleato.
La coerenza, si sa, ha un prezzo. Ma il costo dell’ipocrisia, alla lunga, è molto più alto.
(da ilfattoquotidiano.it)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
DECIDONO DI UCCIDERSI DEGLI PSICOAPATICI IN PREDA AL DELIRIO DI ONNIPOTENZA, MA LE VITTIME SONO SEMPRE I CIVILI
Uccidere il capo della teocrazia iraniana metterebbe fine alla guerra, dice Netanyahu (che a
sua volta parla ogni giorno di più come un capo teocratico: ma questo è un altro discorso).
L’idea, già messa in pratica con Saddam, è primitiva ma suggestiva: se davvero bastasse uccidere il capo dei nemici per vincere una guerra, ci sarebbe da farci seriamente un pensiero, perché in termini di costi umani, e di costi in generale, un solo missile che coglie un solo bersaglio è meglio di mille missili che inceneriscono le città.
Il problema è che — al netto del cosiddetto diritto internazionale, che non credo contempli l’uccisione del capo di un altro Paese tra le pratiche legittime — non funziona così. Nemmeno un po’.
Così come a Gaza e in decine, centinaia di conflitti precedenti, la guerra non è mai un colpo di bisturi. È un macello schifoso e ingiustificabile, nel quale muoiono a centinaia, a migliaia, persone che non c’entrano nulla: né con Khamenei, né con Netanyahu.
Sempre considerate “effetti collaterali” dei regolamenti di conti tra i boss, un tempo carne da cannone e oggi carne da drone e da macerie, gente che magari sta cucinando, guardando la tivù, mettendo a letto i figli, e viene cancellata dalla faccia della terra perché un tizio molto potente vuole accoppare un altro tizio
molto potente (mi scuso per la semplificazione, ma grosso modo è esattamente così che funziona).
Siamo considerati tutti, l’umanità intera, effetti collaterali, ed è proprio questo che rende moralmente disgustosa la guerra moderna. Non sono gli Orazi e i Curiazi a battersi, non sono solamente i guerrieri a morire. Sono soprattutto i civili, bambini compresi. Sarebbe molto più morale, oltre che più efficace, organizzare un duello alla pistola, o all’arma bianca, tra i capi in disputa.
(da La Repubblica)
argomento: Politica | Commenta »
Giugno 17th, 2025 Riccardo Fucile
LA VALUTAZIONE DELL’INTELLIGENCE USA DIMOSTRA CHE I TERRORISTI ISRAELIANI HANNO VOLUTO IMPEDIRE CHE I COLLOQUI TRA IRAN E USA ANDASSERO A BUON FINE
L’Iran non stava attivamente lavorando alla costruzione di un’arma nucleare, prima di essere colpito da Israele. E ci sarebbero voluti almeno tre anni prima che fosse in grado di produrre un’arma nucleare e di utilizzarla contro un obiettivo. Questa la valutazione dell’intelligence statunitense alla vigilia dell’attacco israeliano contro siti militari e nucleari iraniani, come scrive la Cnn citando quattro fonti ben informate. Una valutazione che snetisce l’allarme lanciato da Israele, secondo il quale l’Iran si stava rapidamente avvicinando a un punto di non ritorno nel suo tentativo di ottenere armi nucleari e che i raid in corso da cinque giorni sono necessari per ‘autodifesa’.
Gli attacchi condotti da Israele hanno finora inflitto ingenti danni al principale impianto iraniano per l’arricchimento dell’uranio, quello di Natanz, ma il sito fortemente fortificato di Fordow è rimasto sostanzialmente intatto.
Gli esperti di difesa hanno spiegato che Israele non è in grado di danneggiare Fordow senza armi specifiche e senza il supporto aereo da parte degli Stati Uniti
(da agenzie)
argomento: Politica | Commenta »