Destra di Popolo.net

IL NOSTRO SILENZIO DI FRONTE AL RAPIMENTO ISRAELIANO DI THIAGO E SAIF E’ PIU’ CHE VERGOGNOSO, E’ COMPLICE”

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

HA VIOLATO TUTTI I VALORI CHE L’OCCIDENTE DEFINISCE UNIVERSALI, DAI DIRITTI UMANI AL DIRITTO INTERNAZIONALE

Entrambi erano sulle imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che stavano portando aiuti alla popolazione civile a Gaza, provando a forzare un blocco navale illegale di Israele, che quella popolazione la sta facendo morire di fame, nel silenzio di tutti i governi dell’Occidente, o quasi.
Le barche su cui stavano viaggiando Avila e Abukeshek sono state abbordate dalla marina israeliana al largo di Creta, in acque internazionali.
La marina greca, un Paese dell’Unione Europea, ha supervisionato a quello che nei fatti, è stata Meloni a usare questo termine, può essere assimilato a un “sequestro illegale”. Cioè, a un rapimento.
Nessun leader dell’Unione Europea ha avuto nulla da ridire in merito.
Dopo essere stati rapiti in acque internazionali, Avila e Abukeshek sono stati bendati e isolati per tutta la durata del viaggio, picchiati fino a far perdere loro conoscenza, e condotti nel carcere israeliano di Shikma.
Ad oggi, sono detenuti illegalmente da sei giorni e due giorni fa si sono presentati in tribunale coi ceppi alle caviglie.
Le accuse nei loro confronti sono accusati di assistenza al nemico in tempo di guerra, ma non esiste alcuna base giuridica per andare ad arrestare due cittadini stranieri al di fuori del territorio israeliano, in ragione di questo capo d’accusa.
Valesse questo principio, chiunque accusato di supportare Hamas, magari perché ha fatto una donazione a Gaza, potrebbe essere rapito da Israele a casa sua, in qualunque momento. E, se palestinese, come Abukeshek, rischierebbe la pena di morte.
Giorgia Meloni ha condannato l’abbordaggio israeliano e il rapimento degli attivisti, ma ha detto anche che non capisce l’utilità della Flotilla, che crea problemi ai governi
Ignazio La Russa, seconda carica dello stato, ha detto che quella degli attivisti della Flotilla è “propaganda a basso rischio”. E che gli attivisti come Avila e Abukeshek “se hanno la fortuna di essere fermati”, possono “gridare alla tortura”.
Matteo Piantedosi, ministro dell’interno, ha liquidato gli aiuti a Gaza come “irrisori”, mentre la popolazione civile muore letteralmente di fame, con gli aiuti raccolti attraverso canali ufficiali che restano bloccati in Israele.
Mentre La Russa e Meloni giustificano l’ingiustificabile, tutti noi, italiani ed europei, siamo testimoni silenziosi e acquiescenti di una gigantesca violazione dei diritti umani e dei diritto internazionale, perpetrata da un Paese che sta commettendo un genocidio, di fronte al quale siamo, allo stesso modo silenziosi e acquiescenti.
E anche questo è un fatto, non un’opinione.
(da Fanpage)

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LA SINDACA DI GENOVA SILVIA SALIS, IN VISTA DELL’ADUNATA DEGLI ALPINI NEL FINE SETTIMANA NEL CAPOLUOGO LIGURE, PROMETTE “TOLLERANZA ZERO” PER LE MOLESTIE (“ANCHE QUELLE VERBALI O TRAVESTITE DA “GOLIARDIA”, NON SONO FOLKLORE, SONO VIOLENZA”)

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

POI INVITA A “NON CADERE NELLA TRAPPOLA DEL PREGIUDIZIO” E A NON ”FAR LEVA SUI TIMORI DEI CITTADINI PER TRASFORMARLI IN INUTILE POLEMICA POLITICA”

«Invito a non trasformare questo fine settimana in uno scontro di trincea. Contrapposizioni, insulti, mancanza di rispetto da una parte e dall’altra non aiutano a festeggiare l’adunata né a proteggere la città ma rischiano di ferire genovesi e alpini».
La sindaca di Genova Silvia Salis prende la parola in Consiglio comunale in merito alle polemiche che stanno infuocando la città in vista dell’adunata degli alpini. Salis lo fa invitando a «non cadere nella trappola del pregiudizio» e a non «far leva sui timori dei cittadini per trasformarli in inutile polemica politica».
Il riferimento è alle scritte e ai volantini che sono comparsi nei giorni scorsi in centro storico in cui si parla di «alpini molestatori», in relazione alle adunate di Biella e Rimini in particolare, quando le associazioni femministe avevano raccolto 150 testimonianze di molestie e catcalling. A Genova, il prossimo weekend, arriveranno circa 400 mila persone per la 97esima adunata nazionale, migliaia di penne nere che si mescoleranno a una città di 560 mila abitanti
Nei giorni scorsi le attiviste di Non una di meno avevano protestato contro l’evento (assegnato alla città nel 2024 dall’amministrazione di Marco Bucci) parlando di «celebrazione della mascolinità tossica».
Dopo giorni quindi in cui le opposizioni hanno chiesto a Salis di intervenire, la sindaca ha preso ieri la parola in Consiglio per chiarire la sua posizione rivolgendosi alle donne: «Le molestie, anche quelle verbali o travestite da “goliardia”, non sono folklore, sono violenza. Su questo, a Genova, la tolleranza è e sarà sempre pari a zero».
(da Corriere della Sera)

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LA CORTE DEI CONTI BOCCIA LA NOMINA A CONSIGLIERE DELLA STESSA MAGISTRATURA CONTABILE DI MARCO MATTEI, CAPO GABINETTO DEL MINISTRO DELLA SANITA’ SCHILLACI E AMICO DELLE SORELLE MELONI – IL PARERE NEGATIVO SULLA NOMINA DEL GINECOLOGO ED EX SINDACO DI ALBANO LAZIALE: “MANCANO I REQUISITI. IL CANDIDATO È UN PROFESSIONISTA CON FORMAZIONE SPECIALISTICA IN AMBITO MEDICO, E NON UN GIURISTA O UN AVVOCATO”

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

L’INTERROGAZIONE DEL M5S: “SIAMO DI FRONTE AL PIÙ CLASSICO DEI PROVVEDIMENTI IMPRONTATI AD AMICHETTISMO”

Il consiglio di presidenza della Corte dei conti boccia la nomina di Marco Mattei, attualmente capo di gabinetto del ministro Orazio Schillaci, a consigliere della stessa Corte dei conti. Oggi è arrivato il parere negativo.
A chiedere il parere era stata l’Associazione magistrati della Corte dei conti, che aveva chiesto formalmente al Consiglio di Presidenza di valutare “rigorosamente i requisiti professionali che la legge richiede
Secondo l’Associazione dei magistrati la nomina di Mattei palesava un profilo carente sul fronte della preparazione giuridica e per questo avevo scritto una lettera durissima al presidente della Corte dei Conti Guido Carlino.
“Il candidato è infatti un professionista con formazione specialistica in ambito medico, e non un giurista o un avvocato” scrivevano nella lettera inviata al presidente Carlino dall’Associazione, aggiungendo che occorreva evitare “l’ingresso nei ruoli della magistratura contabile di soggetti non in possesso della prescritta preparazione giuridica o dei presupposti minimi di idoneità tecnica e adeguata esperienza”.
§Mattei era stato proposto in quota governo: ginecologo, vicino a Fratelli d’Italia, è stato sindaco ad Albano Laziale e assessore regionale presso la giunta Polverini. §Sulla sua nomina era stata presentata anche una interrogazione da parte del Movimento 5 stelle: “(…) Il dottor Marco Mattei è amico di Giorgia e Arianna Meloni, siamo di fronte al più classico dei provvedimenti improntati ad amichettismo”.
(da agenzie)

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IL MONDO È APPESO A UN FILO, ANZI A UNA RETE. L’ONU LANCIA L’ALLARME: “IL RISCHIO DI UNA CATASTROFE DIGITALE NON È UNA QUESTIONE DI SE, MA DI QUANDO”

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

GUASTI ALLE INFRASTRUTTURE DIGITALI RISCHIANO DI BLOCCARE IL PIANETA: PAGAMENTI SOSPESI, OSPEDALI SENZA DATI, ALLARMI DI EMERGENZA SILENZIATI E RETI ELETTRICHE AL COLLASSO – IL RAPPORTO DELLE NAZIONI UNITE EVIDENZIA QUATTRO AREE CHIAVE: RETI ELETTRICHE, CAVI SOTTOMARINI (CHE TRASPORTANO IL 99% DEL TRAFFICO DI INTERNET GLOBALE), SATELLITI E DATA CENTER

Il rischio di una catastrofe digitale non è una questione di se, ma di quando. E’ quanto avverte un rapporto dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione del rischio di catastrofi, realizzato insieme all’Unione internazionale delle telecomunicazioni.
Pagamenti bloccati, ospedali privati dei dati, allarmi di emergenza silenziati, reti elettriche al collasso: il rapporto descrive uno scenario di “pandemia digitale” più plausibile di quanto pensiamo, per il quale il mondo non è preparato. I guasti alle infrastrutture digitali potrebbero innescare interruzioni a cascata in diversi settori e oltre i confini nazionali, riferisce il rapporto, così come i danni ai cavi sottomarini, che trasportano oltre il 99% del traffico internet globale, potrebbero isolare intere regioni per settimane, causando disagi economici e logistici.
Alla base di questi rischi si trova una fitta rete di interdipendenze tra i sistemi, ma anche un’interdipendenza geografica. Il rapporto individua quattro aree infrastrutturali chiave: reti elettriche, cavi sottomarini, satelliti e centri dati; le cui interconnessioni costituiscono il fondamento dei sistemi digitali globali.
Oggi, riferisce l’Onu, circa 5,5 miliardi di persone, quasi il 70% della popolazione mondiale, utilizzano Internet, un mezzo fondamentale per le loro vite: sistemi sanitari, mercati finanziari, servizi pubblici e persino le elezioni si basano su una complessa rete di infrastrutture digitali che ormai si estende in tutto il mondo.
Questa intensa interconnessione globale, rileva il rapporto, presenta grandi vantaggi, ma comporta anche grandi rischi. Il documento raccomanda pertanto di rafforzare gli standard internazionali, di mantenere le capacità di backup analogiche e di migliorare il coordinamento in merito ai sistemi spaziali, ai cavi sottomarini e ai centri dati. “Sarebbe quindi meglio iniziare a prepararci fin da ora”, ha dichiarato il capo dell’Ufficio delle Nazioni Unite per la riduzione dei disastri, Kamal Kishore.
(da agenzie)

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LA PRINCIPESSA KATE SCEGLIE REGGIO EMILIA PER IL PRIMO VIAGGIO DOPO LA MALATTIA: LA VISITA NASCE DALL’INTERESSE DELLA “ROYAL FOUNDATION CENTRE FOR EARLY CHILDHOOD”, LA FONDAZIONE PER L’INFANZIA FONDATA NEL 2021, PER IL “REGGIO EMILIA APPROACH”, IDEATO DA LORIS MALAGUZZI E DIVENTATO UN PUNTO DI RIFERIMENTO INTERNAZIONALE NELL’EDUCAZIONE DELLA PRIMA INFANZIA

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

LA FILOSOFIA È MOLTO VICINA A QUELLA PROMOSSA DA KATE MIDDLETON ATTRAVERSO LA SUA FONDAZIONE

La visita di Kate Middleton a Reggio Emilia nasce dall’interesse del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la fondazione creata dalla principessa del Galles nel 2021, per il Reggio Emilia Approach ideato da Loris Malaguzzi e diventato un punto di riferimento internazionale nell’educazione della prima infanzia.
“Il bambino è fatto di cento” scriveva Loris Malaguzzi negli anni Ottanta. Dalla visione caleidoscopica dell’infanzia come culla di possibilità, nasce il Reggio Emilia Approach: una filosofia educativa fondata sull’immagine di un bambino con forti potenzialità di sviluppo e soggetto di diritti.
Parole che tornano, speculari, nel manifesto del Royal Foundation Centre for Early Childhood, la fondazione reale istituita nel 2021 dalla principessa del Galles, Kate Middleton, la cui visita a Reggio Emilia rappresenterà un importante passo in avanti nel lavoro e nell’espansione globale del centro reale per la prima infanzia. «I primi cinque anni di vita – continua – gettano le basi fondamentali per il nostro futuro. È in questo periodo che impariamo a gestire le nostre emozioni e i nostri impulsi, a prenderci cura degli altri e a provare empatia, e quindi a instaurare relazioni sane con noi stessi e con gli altri. Ciò che plasma la nostra infanzia plasma gli adulti e i genitori che diventeremo.
I bambini che crescono bene sono il risultato di adulti che si prendono cura di loro. Investire nei bambini significa quindi investire anche nelle persone che li circondano: genitori, educatori, nonni, operatori della prima infanzia e molti altri. Pertanto, la trasformazione della prima infanzia è una responsabilità che spetta a ognuno di noi. Investire in un bambino significa in definitiva investire nella salute e nella felicità future della nostra società, ma per realizzare questa visione è necessario che l’intera società faccia la sua parte.
Con la creazione di Royal Foundation Centre for Early Childhood, la nostra missione è quella di sensibilizzare e promuovere azioni concrete sull’impatto trasformativo dei primi anni di vita. Puntiamo a cambiare il modo in cui le persone concepiscono la prima infanzia attraverso nuove ricerche volte a individuare opportunità, collaborazioni per ampliare le soluzioni e campagne creative per dare risalto a questo tema. Lo faremo continuando ad ascoltare gli altri e basandoci sui
dati. Non sarà facile, la trasformazione non lo è mai, ma i grandi cambiamenti iniziano in piccolo».
(da gazzettadireggio.it)

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IL COLONO ISRAELIANO CHE SPUTA DAVANTI A UNA CHIESA A GERUSALEMME (PER LA SERIE FATEVI SEMPRE RICONOSCERE)

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

RIPRESO DALLE TELECAMERE DI SORVEGLIANZA DAVANTI ALL’INGRESSO DELLA CATTEDRALE DI SAN GIACOMO

Un colono israeliano è stato ripreso dalle telecamere di sorveglianza mentre sputava più volte davanti alla porta di ingresso della Cattedrale di San Giacomo a Gerusalemme. Rivolgendosi alle telecamere, con aria di sfida, il colono ha anche
usato il dito medio per formare il simbolo della croce. Il video è stato rilanciato dall’emittente al-Jazeera, che ha ricordato che la cattedrale di San Giacomo è una chiesa armena costruita nel XII secolo.
I cristiani a Gerusalemme
L’azione del colono è solo l’ultima di una serie che hanno preso di mira i cristiani a Gerusalemme. Il 28 aprile un uomo ha aggredito la suora cattolica francese Marie-Reine in pieno giorno sul Monte Sion, nella Città Vecchia di Gerusalemme, a poca distanza dal Cenacolo. Le immagini choc dell’aggressione hanno provocato reazioni di condanna a livello internazionale e segnano un crescente clima di intolleranza verso i cristiani in Terra Santa.
I numeri
Il Religious Freedom Data Center ha documentato, nei primi tre mesi del 2026, almeno 31 casi di aggressività o violenza contro i cristiani in Terra Santa. Secondo un rapporto, già nel 2025 si era registrata un’impennata del 63% di episodi ostili contro i cristiani. I più numerosi hanno riguardato sputi (oltre il 50%), seguiti da insulti, urla o minacce (18%), azioni contro simboli religiosi (15%), atti di violenza fisica (5%), profanazione di luoghi sacri (3%).
(da agenzie)

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CHI PAGA LA GUERRA DI TRUMP?

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

A OGNI FAMIGLIA ITALIANA COSTERA’ 1.000 EURO

Carburanti, trasporti, generi alimentari. L’inflazione non fa sconti e pesa sulle famiglie italiane. Sono ormai trascorsi due mesi da quando gli Stati Uniti, di concerto con Israele, hanno deciso di aggredire l’Iran, trascinando il mondo intero in una nuova crisi umanitaria, politica e commerciale. Il Codacons, elaborando gli ultimi dati ISTAT sul rincaro dei prezzi, ha provato a quantificare i danni per l’economia reale italiana. «Un’inflazione al +2,8% si traduce, a parità di consumi e considerata la spesa totale delle famiglie, in una stangata media da +926 euro annui per la famiglia “tipo” (2 adulti e un figlio, NdR) che sale a +1.279 euro annui per un nucleo con due figli», scrive l’associazione dei consumatori.
Un mese di bombardamenti in Asia Occidentale che non hanno risparmiato i siti energetici e la chiusura (ancora attiva) dello Stretto di Hormuz stanno mettendo a dura prova l’economia mondiale, soprattutto i mercati più dipendenti dalla regione, come quello europeo. Proprio qualche giorno fa, la presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen aveva ammesso i costi della guerra all’Iran, quantificandoli in perdite da mezzo miliardo di euro al giorno: «in soli 60 giorni di conflitto la nostra spesa per l’import di combustibili fossili è aumentata di oltre 27 miliardi di euro». Il tutto a beneficio delle multinazionali statunitensi degli idrocarburi, che hanno visto crescere le proprie esportazioni di petrolio verso l’Europa, riproponendo lo schema già visto con la sostituzione del gas russo.
Per quanto riguarda l’Italia, l’ISTAT ha di recente pubblicato i dati sull’inflazione: ad aprile l’indice generale dei prezzi è cresciuto del 2,8% rispetto allo stess
periodo dell’anno scorso. L’inflazione è trainata dalla risalita dei prezzi energetici e alimentari. «Solo per la spesa alimentare, con i prezzi del comparto che salgono del +3,1% su anno con punte del +6% per i non lavorati, l’aggravio di spesa è pari a +198 euro per la famiglia tipo, +287 euro per quella con due figli», calcola il Codacons. Ci sono poi i rincari per i beni del settore energetico, cresciuti in media dell’8%. L’associazione dei consumatori stima per quest’anno, a parità di consumi, «una stangata media da +926 euro per la famiglia “tipo” che sale a +1.279 euro per un nucleo con due figli». I calcoli sono suscettibili di essere ritoccati al rialzo, in base all’andamento dell’inflazione che rischia di crescere ulteriormente a maggio, vista l’incertezza geopolitica. Con gli stipendi fermi al palo e i prezzi dei beni in aumento, le famiglie potrebbero rivedere nuovamente le proprie abitudini alimentari, diminuendo quantità o qualità del cibo acquistato.
«Le misure messe in campo dal governo non hanno evitato l’impatto devastante della crisi in Medio Oriente sulle tasche degli italiani», ha chiosato il Codacons, auspicando «la proroga del taglio delle accise fino al termine dell’emergenza, per evitare che i prezzi al dettaglio di beni e servizi salgano ulteriormente devastando i bilanci di milioni di famiglie». Il 30 aprile il governo Meloni ha rinnovato per altre tre settimane il taglio dei 20 centesimi al litro per il diesel, riducendolo invece a 5 centesimi per la benzina che oggi, dopo due anni, supera la quota di 1,9 euro al litro.
(da lindipendente.online)

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“BASTA SCUOLA FACILE, O SI SELEZIONA O È DECADENZA”, IN FRANCIA. LA SCUOLA DIVENTA PIÙ SEVERA: STOP ALLE PROMOZIONI AUTOMATICHE

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

UNO STUDENTE SU QUATTRO RISCHIA LA BOCCIATURA AL “BREVET” (IL NOSTRO ESAME DI TERZA MEDIA). INFURIA LA POLEMICA SULLA RIFORMA VOLUTA DAL MINISTRO DELL’ISTRUZIONE GEFFRAY: PER I SOSTENITORI È MERITOCRAZIA, PER I CRITICI È “FINTA UGUAGLIANZA CHE TRASFORMA LE DISUGUAGLIANZE IN COLPE PERSONALI”

Un balzo all’indietro di quasi trent’anni, almeno quanto a severità e selezione, è il probabile effetto della riforma del «brevet», l’esame della scuola dell’obbligo francese più o meno paragonabile al nostro esame di terza media (ma in Francia gli anni del ciclo compreso tra elementari e superiori – il collège – sono quattro). «Bisogna aspettarsi un caduta piuttosto drastica del tasso di successo», dice il ministro dell’Istruzione, Edouard Geffray, autore della riforma.
Il ministro ha accolto le invocazioni di quanti, da anni, lamentano il livellamento verso il basso della scuola francese, la mancanza di selezione e quindi di sforzo da parte degli allievi, e gli esami di brevet a 14 anni e poi bac a 18 superati in modo quasi automatico.
L’eccessiva facilità della «scuola per tutti» viene spesso indicata come una delle cause profonde della crisi del Paese e della perdita di competitività della Francia. Il ministro Geffray ha deciso di cominciare dal brevet: «Alla fine otterrà il brevet solo il 75% degli allievi – ha spiegato – anche perché si tratta di non illudere i ragazzi sul loro livello, altrimenti si rischia di incoraggiare il risentimento nei confronti degli insegnanti quando poi incontrano difficoltà una volta arrivati al liceo».
Al di là degli aspetti tecnici, l’importanza della riforma è che asseconda quel clima di insoddisfazione per la scuola di massa che in Francia è uno dei cavalli di battaglia della destra, ma non solo. Molti intellettuali, per esempio Alain Finkielkraut, indicano nella scuola lassista la causa principale della decadenza francese, e invocano il ritorno della severità o meglio della meritocrazia.
Sulla retorica della meritocrazia La Monde pubblica però l’interessante contributo di Saïd Benmouffok, professore di filosofia e consigliere comunale eletto nella lista del sindaco socialista Emmanuel Grégoire, secondo il quale «La meritocrazia non corregge le diseguaglianze, le riqualifica moralmente», riprendendo in parte le tesi espresse dal filosofo politico americano Michael Sandel in «La tirannia del merito» (Feltrinelli, 2023).
«Quel che la scuola ha prodotto non è l’uguaglianza ma una competizione generalizzata le cui regole rimangono profondamente sbilanciate», scrive Benmouffok. Nel vecchio mondo, la diseguaglianza era collettiva e apertamente prodotta dalla società: i ragazzi delle classi popolari non intraprendevano studi lunghi, non ci provavano neppure perché ciascuno restava al suo posto, la riproduzione sociale come la chiamava Pierre Bourdieu passava attraverso l’interiorizzazione dei limiti. La brevità di una carriera scolastica non era vissuta come una colpa personale, ma come la conseguenza di una struttura sociale.
(da Corriere della Sera)

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I SOCIAL SONO UN SUK DELL’INGIURIA, DOVE LE VECCHIE OFFESE DENIGRATORIE COME “TERRONE”, “FROCIO”, “NEGRO”, VENGONO SOSTITUITE CON NUOVI EPITETI E CASISTICHE, CHE SPAZIANO DAL REVENGE PORN AL BODY SHAMING FINO AL CYBERBULLISMO

Maggio 6th, 2026 Riccardo Fucile

UNA RISSOSITÀ PERMANENTE SDOGANATA DALL’HATER-IN-CHIEF, DONALD TRUMP, QUOTIDIANAMENTE OCCUPATO A INSULTARE CHIUNQUE, DAI PASDARAN “PAZZI BASTARDI” AI “CONIUGI-SCIMMIA OBAMA” FINO A KIM “PICCOLO UOMO RAZZO” E IL PAPA “DEBOLE E PESSIMO”

Viviamo l’«epoca d’oro dell’ingiuria». Così scriveva il linguista Filippo Domaneschi in un libro di qualche anno fa, quando non era ancora incominciata la seconda presidenza Trump
In politica, i limiti si sono rotti con la seconda Repubblica dei «coglioni», del «vaffa» e dello «psiconano».
I social sono trasmettitori privilegiati di hate speech anonimi in forma di metafore, similitudini, onomatopee, iperboli, sineddochi, neologismi eccetera.
Ora, un bel libro di Ilaria Fiorentini ( L’italiano dei social network , Carocci) dedica un capitolo alla maleducazione online. Se una volta bastava buttar là uno «stronzo!» o uno dei soliti insulti ben noti, come i cosiddetti slurs , gli epiteti denigratori che colpiscono una persona in quanto membro di un gruppo («terrone», «frocio», «negro» eccetera), l’epoca d’oro dell’ingiuria ha sviluppato invece una nuova ricchissima casistica dell’offesa.
Si va dal body shaming (sulla base dell’aspetto fisico) al revenge porn (la diffusione, a scopo vendicativo, di foto o video privati dell’avversario), dal cyberbullismo al cyber – stalking .
La rissosità è amplificata nei social dalla conoscenza solo virtuale […] tra l’insultante e l’insultato. Si parla infatti di «decorporeizzazione» dello scambio comunicativo, anche se imperversa anche il turpiloquio tra amici nei gruppi WhatsApp, in cui però prevale l’aspetto giocoso o goliardico degli intercalari (i «fanculo», i «minchia» e i «brutto stronzo» non hanno sempre lo scopo di ferire).
L’ultimissimo grido dell’insulto, va da sé, si deve al presidente Trump, quotidianamente occupato a insultare chiunque, dai messicani «stupratori» ai
pasdaran «pazzi bastardi», dai «coniugi-scimmia Obama» al «disonesto» Trudeau, da Assad «animale» a Kim «piccolo uomo razzo» al Papa «debole e pessimo». La novità è che il tycoon non ha paura di metterci il grugno […]. L’altra novità, però, è che a differenza degli altri miliardi di follower sa anche di rimanere impunito.
(da Corriere della Sera)

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