GIORGIA MELONI SARÀ COSTRETTA A METTERCI LA FACCIA: IL 12 MARZO, AL TEATRO PARENTI DI MILANO, LA DUCETTA TERRÀ UN COMIZIO PER IL SÌ AL REFERENDUM SULLA GIUSTIZIA
AVEVA PROMESSO CHE NON SAREBBE STATO UN VOTO SU DI LEI, E CHE NON AVREBBE PERSONALIZZATO, PER NON FARE LA FINE DI RENZI, MA I SONDAGGI CERTIFICANO LA RIMONTA DEL NO, E LA SORA GIORGIA NON PUÒ LASCIARE LA CAMPAGNA IN MANO A QUEL TRACANNA-SPRIZT DI CARLO NORDIO
Il tam-tam dentro Fratelli d’Italia è partito: «Giorgia ci sarà». Il 12 marzo, al teatro Parenti di Milano e guerra permettendo, la premier terrà il primo (e unico) comizio della sua campagna referendaria.
Evento solo di FdI, senza gli altri leader di maggioranza. Manca ancora l’ufficialità , ma lo stato maggiore del partito è stato avvisato: tutti convocati, da Ignazio La Russa in giù. Sull’opportunità di esserci, Meloni ha ragionato fino all’ultimo.
Siamo al rush finale, però. Diciotto giorni alla data X. Nel Pd sono meno inquieti: i «nostri» sono già mobilitati, dicono. Mentre nel centrodestra il grande cruccio è l’affluenza. Per questo da un paio di settimane, i big meloniani bisbigliano all’orecchio della leader: solo tu puoi convincere i nostri elettori a recarsi ai seggi.
I sondaggi sono sempre più ballerini. Per la prima volta su Polymarket, la più grande piattaforma di scommesse in criptovalute al mondo, i contrari all
separazione delle carriere sono dati in testa: 52%. A palazzo Chigi ogni giorno c’è un briefing.
Ecco perché Meloni, nonostante l’iniziale ritrosia (figlia dello sbandierato «non politicizzare») è pronta alla discesa in campo. Non solo in tv. I Fratelli preparano anche un comizio bis, diverso da quello del 14, organizzato dall’Unione camere penali: il 19 a Roma, al palazzo dei congressi.
Ma senza la premier: ci sarà la sorella Arianna, con Carlo Nordio.
Il Guardasigilli continua a essere il front runner del sì, nonostante le polemiche e le sortite sghembe. Dopo il Csm «paramafioso», ieri in un’altra intervista, alla Gazzetta del Mezzogiorno, ha paragonato il consiglio superiore della magistratura a un «verminaio», un «mercato delle vacche».
Per poi aggiungere, durante un evento a Bari: «La giustizia risente ancora del fascismo». Vincesse il sì, è la promessa del ministro, la «riforma sarà il primo passo», perché l’intenzione è «mettere mano al codice, soprattutto sulla custodia cautelare».
(da La Repubblica)
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