IL MINISTERO DELLE IMPRESE È KRYPTONITE: TENETEVELO! LA LEGA ALLONTANA L’IPOTESI DI UN INGRESSO NEL GOVERNO DI LUCA ZAIA, AL POSTO DI ADOLFO URSO, IN ROTTA DI COLLISIONE CON CONFINDUSTRIA
IL CARROCCIO NON SAREBBE INTERESSATO AL MINISTRO DELLE IMPRESE, FRUTTO SOLO DI ROGNE, TRA TAVOLI CON IMPRESE E SINDACATI, INCENTIVI CHE NON FUNZIONANO E VERTENZE
Da Palazzo Chigi lo si dice e lo si ripete. Guai a parlare di rimpasti: «Il presidente del
Consiglio ha passato la giornata a occuparsi dei dossier più rilevanti». E sarà al lavoro fino «all’ultimo giorno del mandato», come assicura il responsabile del partito Giovanni Donzelli.
La linea di FdI è tracciata: «Può essere che arrivi un ministro al Turismo, visto che ci sono state le dimissioni del ministro al Turismo. Ma noi non abbiamo mai messo
le bandierine, vedremo, deciderà il presidente del Consiglio d’accordo col presidente della Repubblica».
Meglio: «Nominerà il presidente della Repubblica sentito il presidente del Consiglio, così funziona la Costituzione».
E dunque si lavora per occupare le caselle rimaste vuote tenendo però presente che la premier ha assunto l’interim. E che per un nuovo ministro dovrà sentire il presidente Sergio Mattarella.
Meno formale è invece il possibile avvicendamento dei sottosegretari, basta un passaggio in Consiglio dei ministri. Il nome più accreditato in queste ore per sostituire Daniela Santanchè potrebbe essere il deputato di FdI Gianluca Caramanna.
Chi è vicino alla premier scaccia con un gesto della mano l’ipotesi che le deleghe di Delmastro siano divise tra gli attuali esponenti politici al ministero della Giustizia: il viceministro Francesco Paolo Sisto (Forza Italia) e il sottosegretario Andrea Ostellari (Lega). Più probabile l’indicazione della deputata di FdI Sara Kelany.
Matteo Salvini ieri ha riunito i vertici del partito in via Bellerio, sottolineando non soltanto «la piena fiducia in Giorgia Meloni e in tutta la squadra di governo». Da sottolineare: «Tutta la squadra».
Per proseguire: «Noi non chiediamo niente, non cambi nella squadra di governo, non rimpasti…». Poi, certo, se «gli alleati volessero aprire una riflessione più ampia rispetto al solo ministero del Turismo, la priorità della Lega è la sicurezza». Come dire: non ci si dimentichi del ministero dell’Interno caro al leader leghista.
In particolare, avrebbe detto, la Lega non sarebbe interessata al ministro delle Imprese, oggi incarnato da Adolfo Urso. Nell’ipotesi di un rimpasto, nell’area di governo ci sarebbero state alcune riflessioni riguardo a Luca Zaia per quel ruolo, anche in virtù del suo essere distante dai giochi interni ai partiti. Ma c’è chi riferisce che qualcuno nel consesso leghista avrebbe chiamato il Mimit «il ministero dei fallimenti». Molto ci sarà da lavorare, lo ha detto anche Giancarlo Giorgetti riferendo ai leghisti di un’Europa che «fa fatica a reagire alla crisi».
Ma, appunto, assumere la responsabilità di un ministero che rischia di deludere le imprese nell’ultima parte della legislatura viene respinto con un «No, grazie».
(da agenzie)
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