ELLY SCHLEIN: “C’E’ UN PEZZO DI ESTABLISHMENT CHE NON MI VUOLE A PALAZZO CHIGI. SCONTO ANCHE IL FATTO DI ESSERE UNA DONNA, DI STARE CON UN’ALTRA DONNA E DI AVERE QUARANT’ANNI. MA ANDREMO AVANTI LO STESSO, SE NE FACCIANO UNA RAGIONE”
SCHLEIN VUOLE SCEGLIERE IL CANDIDATO PREMIER ATTRAVERSO LE PRIMARIE, CONTE NO (“POTREMMO FARE COME NELLE REGIONI, DOVE ABBIAMO VALUTATO INSIEME IL CANDIDATO PIÙ COMPETITIVO”): ECCO, BRAVO, ALLORA PROPONI SILVIA SALIS SE VUOI DAVVERO VINCERE
L’8 e il 15 luglio i leader di Pd, M5S e Avs saranno tutti insieme a Napoli e a Padova, come rivela a Omnibus su La7 Angelo Bonelli. Ma quello che Francesco Boccia ha dipinto come un «blocco politico» omogeneo (definizione che è stata criticata da Graziano Delrio, intervenuto ieri nella direzione dem a nome dei riformisti) sembra meno unito di quanto voglia far apparire.
C’è Elly Schlein che punta alla premiership: «C’è un pezzo di establishment che malsopporta una leadership progressista a Palazzo Chigi. Poi io sconto anche il fatto di essere una donna, di stare con un’altra donna e di avere quarant’anni… Ma andremo avanti lo stesso, se ne facciano una ragione».
E c’è Giuseppe Conte che nutre la stessa ambizione, come ammette lui stesso, intervistato alla festa de La Verità
C’è Elly Schelin che vuole scegliere il leader con il metodo delle primarie o con quello in voga negli altri Paesi europei secondo cui il candidato premier è il capo del partito più grande. E c’è Giuseppe Conte che non accetta questa seconda opzione e ne tira fuori una terza: «Potremmo fare come nelle regioni dove non abbiamo fatto le primarie ma abbiamo valutato insieme il candidato più competitivo».
E ancora. C’è Elly Schlein che dice che «l’alleanza progressista è già una realtà e va allargata e non ristretta». E c’è Giuseppe Conte che si rifiuta di dire se Matteo Renzi farà parte della coalizione, beccandosi una replica durissima dal leader di Iv, ospite dell’ Aria che tira su La7: «Se qualcuno preferisce mettere veti invece di prendere voti si spara sui piedi. Nel momento in cui la destra era in difficoltà sono riusciti a creare una nuova divisione nel centrosinistra, un capolavoro. Se vogliamo giocare a chi è più di sinistra, Conte può spiegare chi ha portato Salvini al ministero dell’Interno. Ma io non voglio litigare…».
C’è quindi il Pd che — come dice la leader dem, annunciando la festa dell’Unità a Reggio Emilia dal primo al 13 settembre — «è sano, cresce ed è la prima forza», ma che tanto unito non è.
Come dimostra l’intervento di Delrio in direzione. Il senatore dem critica Goffredo Bettini, che sponsorizza Alessandro Onorato, perché «l’identità del nostro partito non appalta il riformismo ad altri». Poi prende di mira Boccia: «Noi non siamo un blocco con Avs e M5S. Siamo il Pd». Quindi è il turno di Marta Bonafoni, che ha imputato il crollo di Starmer alla sua politica di destra: «Il problema nel Regno Unito — sottolinea Delrio — non è che il premier fosse troppo di destra, ma è Farage».
Infine il senatore dem pronuncia parole chiare sul tema Renzi sì, Renzi no e sull’allargamento della coalizione ai cosiddetti centristi: «Nell’alleanza ci si sta tutti e tutti devono avere pari dignità». E a proposito di Renzi Bettini ci tiene a precisare come la pensa in direzione: «Per me sta nel centrosinistra perché sta combattendo e combatte da tempo con efficacia il governo Meloni».
Intervistato da Sky, Paolo Gentiloni mette in guardia il Pd: «Il problema è il profilo dell’alleanza che non può essere troppo radicale, troppo spostato a sinistra».
Ma anche nei dintorni del centro non regna l’armonia.
Pare ormai scontato che quell’area andrà al voto con due liste, visto che Onorato e Renzi non sono compatibili. Stefano Bonaccini, per l’ennesima volta, invita tutti all’unità: «Se ci dividiamo ancora ci prendono a calci nel sedere». Il presidente del Pd lancia un appello anche a Carlo Calenda, che gli risponde ironico: «Quando avrete un programma confrontiamolo».
(da Corriere della Sera)
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