PREMIO DI MAGGIORANZA, ASSENZA DI PREFERENZE, VOTO AI FUORISEDE: COSA PREVEDE LA LEGGE ELETTORALE
MONTECITORIO HA APPROVATO, ORA LA PALLA PASSA AL SENATO E NON E’ DETTO CHE IL TESTO RIMANGA LO STESSO
La legge elettorale approvata dalla Camera, ribattezzata “Stabilicum“, disegna un sistema proporzionale corretto da un premio di governabilità. Alla lista o coalizione che raggiunge almeno il 42% dei voti vengono assegnati 70 seggi aggiuntivi a Montecitorio e 35 a Palazzo Madama, fino a un massimo di 220 deputati e 113 senatori (esclusi gli eletti nella circoscrizione Estero). Il premio scatta soltanto se la stessa forza politica risulta prima in entrambi i rami del Parlamento: in caso di esiti divergenti tra Camera e Senato, o se nessuno tocca la soglia del 42%, si applica un proporzionale puro, senza alcun correttivo maggioritario. Non è previsto il ballottaggio.
Liste bloccate, niente preferenze
Gli elettori non potranno esprimere preferenze: il voto – ma potrebbe cambiare tutto al Senato – avviene su liste bloccate nei collegi plurinominali, mentre il premio viene distribuito attraverso listini circoscrizionali con i nomi stampati sulla scheda. Il tentativo di introdurre le preferenze — un emendamento a firma Fratelli d’Italia che prevedeva il capolista bloccato e fino a tre preferenze con alternanza di genere — è naufragato in Aula per un solo voto, 188 contrari e 187 favorevoli, a scrutinio segreto: un incidente che le opposizioni hanno attribuito a una trentina di franchi tiratori della stessa maggioranza e che ha spinto il centrosinistra a invocare la crisi di governo.
Soglie di sbarramento e ripescaggio
Restano le soglie del Rosatellum: 10% per le coalizioni e 3% per le singole liste. La novità è il cosiddetto “ripescaggio“: all’interno di ogni coalizione, la migliore lista rimasta sotto il 3% ottiene comunque seggi e partecipa al riparto proporzionale. Un emendamento di Forza Italia ha inoltre stabilito che i voti delle liste coalizzate al di sotto del “miglior perdente” non concorrano al calcolo della cifra elettorale nazionale ai fini del premio, con l’obiettivo dichiarato di scoraggiare la frammentazione e la proliferazione di micro-liste.
L’indicazione del candidato premier
Al momento del deposito del contrassegno, liste e coalizioni dovranno obbligatoriamente indicare — pena l’inammissibilità — il nome che intendono proporre come candidato alla presidenza del Consiglio, insieme al programma. Durante l’esame in commissione è stata precisata la salvaguardia dell’articolo 67 della Costituzione, che vieta il vincolo di mandato, e dell’articolo 92, che riserva al presidente della Repubblica la nomina del premier. È il punto più contestato dalle opposizioni, che parlano di un “premierato” strisciante introdotto per via ordinaria, senza riforma costituzionale.
Il voto dei fuorisede
Tra le novità più rilevanti, approvata all’unanimità, c’è la possibilità del voto ai fuorisede: chi vive lontano dal proprio Comune di residenza per studio, lavoro o cure mediche potrà votare nel luogo di domicilio temporaneo, previa iscrizione a un apposito albo. Il requisito è la permanenza in una provincia diversa da quella di residenza: almeno nove mesi per motivi di studio o lavoro, ridotti a tre per chi si sposta per ragioni sanitarie documentate.
I prossimi passaggi
Il provvedimento passa ora all’esame del Senato, dove il testo potrà essere – e probabilmente sarà – modificato. L’obiettivo della maggioranza è chiudere al più tardi a settembre, quando la legge sarà tra i primi provvedimenti in calendario a Palazzo Madama. Le opposizioni annunciano battaglia.
(da lespresso.it)
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