NON DISTURBATE ELLY SCHLEIN E GIUSEPPE CONTE: I DUE PROPRIO NON SI RENDONO CONTO CHE IL “CAMPO LARGO” VA ALLARGATO A TUTTE LE FORZE RIFORMISTE. AD OGGI, DI UNA COALIZIONE ALTERNATIVA ALL’ARMATA BRANCA-MELONI, NON C’È TRACCIA
SE CONTE E SCHLEIN TENESSERO DAVVERO ALLA VITTORIA DELLA COALIZIONE, PIÙ CHE ALLA PERSONALE AMBIZIONE DI ANDARE A PALAZZO CHIGI, AVREBBERO DA TEMPO FATTO UN PASSO INDIETRO E MESSO DA PARTE IL LORO EGO ESPANSO. IN CASO DI SCONFITTA ALLE POLITICHE DEL 2027, RISCHIAMO DAVVERO DI SVEGLIARCI UNA MATTINA CON MELONI AL QUIRINALE E VANNACCI A PALAZZO CHIGI…
Mentre Casa Italia brucia, tra pistoleri e generali, non disturbate Elly Schlein e Giuseppe Conte: i nostri leader sono impegnatissimi a cincischiare su quale tipo di secchio è quello giusto per spegnere l’incendio appiccato da una destra sempre più in preda a un autoritarismo fascio-sovranista.
I due leader proprio non riescono a rendersi conto che la coalizione va allargata a tutte le forze moderate e riformiste, dai civici di Onorato a Italia Viva di Renzi, dai gruppi cattolici di Ruffini a +Europa di Magi.
Invece, ad oggi, di una coalizione alternativa all’Armata Branca-Meloni, non c’è traccia. Pd, M5s e Avs, non solo non hanno ancora stilato un programma condiviso per governare il Paese, né hanno individuato un candidato premier da estrarre a sorte nei gazebi delle primarie o tantomeno un “papa straniero” che potrebbe sostenere il confronto con la Ducetta.
La nascente “gamba centrista”, che avrebbe tutto l’interesse a unirsi, visto l’emendamento “sfolla-centro” by Forza Italia, che permette solo alla prima lista sotto il 3% di entrare in Parlamento, non riesce a prendere forma.
Se Carlo Calenda non ne vuole sapere di partecipare, Matteo Renzi è contro Alessandro Onorato, Onorato è contro Casa Riformista, Ruffini contro tutti. Un controsenso, visto che renziani, centrini e grillini si sono già alleati più volte, a partire dall’elezione del sindaco di Genova, Silvia Salis, e sostengono insieme i presidenti di Toscana e Campania, Eugenio Giani e Roberto Fico.
Lasciamo poi perdere la diatriba infinita su chi sarà il federatore del centro di gravità permanente. Tolta di mezzo Silvia Salis che rischiava di vincere, svolazzava il nome di Franco Gabrielli che, nonostante il curriculum e la credibilità istituzionale, i sondaggi non hanno premiato, data anche la sua ancora scarsa visibilità politica.
All’ex capo della polizia, si è aggiunto poi quello di Gaetano Manfredi, ma il sindaco di Napoli che accontenta sia Elly che Peppiniello non possiede una leadership nazionale ma solo il carisma di un professore universitario.
Se Conte e Schlein tenessero davvero alla vittoria della coalizione, più che alla personale ambizione di andare a Palazzo Chigi, avrebbero da tempo fatto un passo indietro per individuare un terzo nome capace di unire e mettere ordine tra le varie e litigiose anime del centro-sinistra.
Tra i nomi più gettonati, finora, per la candidatura a candidato premier spiccano il presidente della Regione Puglia, Antonio Decaro, gradito dai piddini e grillini ma non dai sondaggi (al nord è un perfetto sconosciuto), e quello di Roberto Gualtieri, ex ministro del Tesoro e oggi primo cittadino di Roma, a cui la nobile arte del compromesso politico non ha mai fatto difetto, ma pare poco gradito dalla galassia massimalista dei pentastellati.
Insomma, Conte ed Elly, che in ogni intervista si ergono a difesa della Carta costituzionale, per il bene del Paese dovrebbero mettere da parte il loro ego espanso per il semplice motivo che, in caso di sconfitta alle politiche del 2027, rischiamo davvero di svegliarci una mattina con Meloni al Quirinale e Vannacci a Palazzo Chigi.
(da Dagoreport)
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