I GHIACCIAI DELLE ALPI DEVASTATI DAL CALDO, LA META’ SPARITA DAL 2000: “MAI VISTO NULLA DI SIMILE”
IN 25 ANNI LA SUPERFICIE DEI GHIACCIAI SI E’ RIDOTTA DEL 39%
Sudata nonostante i pantaloncini, le maniche corte e i 2.500 metri di quota, Vanda Bonardo è
rientrata ieri sera dalla missione di monitoraggio del ghiacciaio Vanoise, sulle Alpi francesi.
Responsabile Alpi per Legambiente, la naturalista ha appena terminato la prima tappa della Carovana dei Ghiacciai: il monitoraggio sulle principali vette alpine che l’associazione conduce ogni anno insieme alla Fondazione Glaciologica Italiana e a Cipra, la branca italiana della commissione per la protezione delle Alpi.
Il 39% della superficie in meno
Dal 2000 la superficie ghiacciata sull’intera catena montuosa si è ridotta di oltre un terzo: ha perso il 39% della sua estensione. Dal 2000 in media si sono fusi 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio ogni anno nel mondo, secondo il World Glacier Monitoring Service che ha pubblicato il suo rapporto su Nature a febbraio dell’anno scorso. Sono equivalenti all’acqua che la popolazione mondiale consuma in 30 anni, e la velocità di fusione è ancora in aumento. Nel 2025 la quantità di ghiaccio perso è infatti arrivata a 408 miliardi di tonnellate.
“I ghiacciai sembrano immobili e silenziosi” commenta Bonardo. “In realtà ci parlano, con il rumore dell’acqua che scorre dove fino a poco tempo fa c’era ghiaccio e con il rumore dei crepacci che rendono sempre più pericoloso il cammino, costringendo alla chiusura di molti sentieri”.
Già molti ghiacciai alpini si sono estinti, ma secondo Legambiente entro il 2050 scompariranno tutti quelli al di sotto dei 3.500 metri di quota. Il primo a essere declassificato è stato nel 2000 il Calderone, l’unico degli Appennini. Poi abbiamo detto addio al Flua sul Monte Rosa nel 2022 e al Trobio l’anno successivo, solo per restare in Italia.
Nel 2025 quel che restava del ghiacciaio del Birch, in Svizzera, è precipitato sul villaggio di Blatten, che era stato evacuato in precedenza. Una sorte simile rischia oggi un altro villaggio svizzero, Kandersteg, sovrastato dal sempre più instabile Spitze Stei. Il ghiacciaio è monitorato costantemente. I piani di evacuazione sono già pronti, anche se non ci si attende un collasso immediato.
“Mai visto nulla di simile in 65 anni di studio”
Anche Claudio Smiraglia, in maglietta e pantaloncini a 1.200 metri a Bormio, con 34 gradi di pomeriggio, guarda sconsolato il ghiacciaio dei Forni che ha studiato per 65 anni come professore di glaciologia all’università Milano Bicocca.
“Avevamo già usato l’espressione annus horribilis per il 2022. Una stagione come questa però non l’avevo mai vista in tutta la mia carriera. Il Forni era già spezzato in tre, ora una quarta porzione si sta separando. Ha un colore tra il grigio e il nero. Non lo riconosco. Ho esaurito anche le parole per descrivere una situazione così drammatica”.
A Ferragosto lo Stelvio, unico sito per lo sci estivo in Europa, aveva dovuto chiudere gli impianti per mancanza di neve. In precedenza, sempre in Italia, era toccato al Cervino e la campionessa Federica Brignone aveva postato un video con le piste grigie e la musica del Titanic. Gli impianti di risalita per il Forni restano però aperti. “Sono affollatissimi. Con il caldo, l’alta quota è sempre più meta di turismo”, riflette Smiraglia.
“Sulle Alpi occidentali, a differenza di quelle orientali, lo scorso inverno ha nevicato molto” spiega Bonardo. “Speravamo che la coperta di neve fresca proteggesse il ghiacciaio. Invece dopo una prima perlustrazione del Vanoise abbiamo visto che il caldo ha fatto già fondere lo strato di neve nuova. Con lo zero termico che per tutta l’estate è rimasto tra i 4 e i 5mila metri, d’altra parte, cosa potevamo aspettarci?”
(da agenzie)
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