MENTANA SI SENTE FUORI DA LA7 PERCHE’ HA SMESSO DI ESSERNE IL CENTRO
NESSUN SCONTRO IDEOLOGICO, LA REALTA’E’ CHE MENTANA DA TEMPO NON E’ IL SOLE DI UN CANALE CHE E’ DIVENTATO MATURO GRAZIE A LUI
Sono trascorsi 16 anni dall’arrivo a La7 di Enrico Mentana. Un trasferimento che all’epoca spostò gli assetti della Tv generalista, garantendo alla rete risonanza e autorevolezza poi consolidate negli anni da arrivi illustri, innesti importanti e di peso. Le sue maratone sono diventate esaltazione del concetto di diretta, ultimo elemento distintivo rimasto alla televisione, rendendo attraente un mondo, quello della politica, di per sé affascinante quanto il bugiardino di un farmaco per l’otite.
Molte le cose cambiate negli anni, dai governi alla proprietà stessa dell’emittente, con una sola costante: che il Sole di La7 fosse lui. Eppure oggi Mentana non esclude l’addio, da tempo il direttore mette in discussione la sua permanenza a La7 e lo fa relazionando i dubbi alla linea della rete, un presunto spostamento a sinistra e il ruolo di anti-Telemeloni che, a suo dire, sarebbe diventato come una sorta di sceneggiata napoletana, in cui si chiama Bocchino unicamente per dileggiarlo. “O diventa qualcosa che possono vedere tutti o penso che possa fare pure altro”, ha detto a un evento pubblico.
Una posizione che solleva quantomeno qualche perplessità. Mentana dovrebbe sapere meglio di altri che la televisione generalista si fa occupando spazi di racconto, specie per quanto riguarda l’informazione. Il vuoto antigovernativo lasciato dalla Rai negli ultimi anni era una voragine troppo grossa per non provare a riempirla e La7 non ha fatto nulla di diverso da Rete4 negli anni precedenti. Urge però ricordare che si parla anche di un canale che, tecnicamente, dà spazio a chiunque, in cui Vannacci è praticamente di casa; è un’emittente il cui patron, Urbano Cairo, ribadisce la linea apartitica, inseguendo il mercato come unica stella polare, dove lo stesso direttore Salerno, come diceva in un’intervista a Fanpage di alcune settimane fa, allontana da sé l’intenzione di dirigere una rete schierata. Allo stesso tempo Mentana è l’unico volto di La7 ad avere ospitato Giorgia Meloni da quando è a capo del governo. Su cosa si poggia, quindi, la polemica del direttore? Si tratta di una qualche forma di censura interna non chiarita? Di una linea editoriale che non gli va più giù? Forse una risposta alternativa c’è: Mentana non è più il centro di La7.
Da tempo si registra l’avanzamento di Gruber, Formigli, per certi versi lo stesso Parenzo, come volti di riferimento per il pubblico. Marianna Aprile consolida sempre più il suo profilo di “bastonatrice”, Floris fa numeri in prima serata che battono anche il Grande Fratello Vip, un’emittente di cui Diego Bianchi pare rappresentare in tutto e per tutto l’anima. Insomma, a La7 Mentana è ancora rilevante, e ci mancherebbe altro, ma forse non è più essenziale, fondamentale, cruciale. L’architrave sembra essersi spostata altrove, lui lo percepiscce e non lo gradisce.
Mentana non sarà certamente d’accordo e forse non leggerà mai queste parole, ma a scanso di equivoci è bene chiarirlo: qui l’egocentrismo non c’entra, si tratta di funzione. Cavalli di razza come Mentana, che della Tv dei giorni nostri è tra le figure più imponenti e trasversali, non sono interessati a ruoli gregari. Enrico Mentana serve quando c’è da fondare o rifondare, lo dice la sua storia, lo ha dimostrato al Tg5 e a La7, diventata matura grazie a lui. Per certi versi lo provano anche le indiscrezioni degli ultimi mesi, che lo vorrebbero vicino a NOVE se non a un clamoroso ritorno a Mediaset, dove di lavoro da fare ce ne sarebbe.
Resta solo da capire se andrà via e, nel caso, dove andrà a cercare il prossimo cantiere da aprire. E se la Tv generalista, oggi, abbia ancora spazio per un altro dei suoi regni.
(da Fanpage)
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