DEMOCRAZIA ALLA PUTINESCA: ELEZIONI FARSA, RISULTATO SCONTATO. DA DOMANI IN RUSSIA SI VOTA PER IL RINNOVO DEL PARLAMENTO: IL CREMLINO HA ESCLUSO DAL VOTO I PARTITI D’OPPOSIZIONE, COME JABLOKO, CHE ERA STIMATO AL 24%, E HA ESCLUSO ANCHE CANDIDATI DELLE FORMAZIONI FILO-PUTIN CHE RISCHIANO DI PORTARE VIA TROPPI VOTI AL PARTITO DELLO ZAR, RUSSIA UNITA
LE ELEZIONI SERVIRANNO SOLO A TESTARE IL LIVELLO DI MALCONTENTO DELLA POPOLAZIONE, DOPO OLTRE QUATTRO ANNI DI GUERRA: L’INTENSIFICARSI DEI RAID UCRAINI E IL TIMORE DI UNA NUOVA MOBILITAZIONE MILITARE HANNO CREATO INSOFFERENZA TRA I RUSSI
Alcuni vecchi slogan non passano mai di moda. Che siano presidenziali, oppure parlamentari come quelle che si terranno da domani al 20 settembre, rimangono «vybory bez vybora» ovvero elezioni senza scelta, da vent’anni almeno. Ma sono comunque una faticaccia, almeno per Sergey Kirienko, l’uomo del Cremlino incaricato di trovare la giusta miscela che dia soddisfazione agli alleati di Russia Unita, il partito personale di Vladimir Putin, e distribuisca loro le briciole.
L’esclusione di Jabloko dalle liste proporzionali non è bastata a far quadrare i conti. Se avesse preso parte alla gara, l’unico partito pacifista russo avrebbe raggiunto un fantasmagorico 24,6%, in base agli ultimi sondaggi. Quindi, c’era da fare un bel repulisti anche nei collegi uninominali, anche qui si vota con un sistema misto.
Agli aspiranti deputati di Nizhny Novgorod è stata fatale una foto che li riprendeva con la maglietta del gruppo rock Motorhead e degli Iron Maiden. Uno è stato accusato di propaganda nazista, l’altro di satanismo. A San Pietroburgo, piazza pulita di qualunque spot elettorale con dentro la parola «pace», ma anche «libertà» e «vita».
Ma i conti non quadravano comunque. La livella del Cremlino ha colpito anche il Partito comunista, allineato sulle posizioni guerrafondaie ma reo di essere troppo alto nei sondaggi.
Nel caso più clamoroso, un deputato uscente di Saratov è stato tolto dalla competizione per via di una vecchia foto di Aleksej Navalny sul suo canale Telegram, risalente però a quando il defunto oppositore era ancora «legale». Colpito anche Rodina (patria), che aveva denunciato Jabloko per aver ricevuto fondi stranieri.
A cosa servono dunque queste elezioni di facciata, oltre che al rinnovo dei 450 deputati della Duma? Per il potere, sono un indicatore degli umori della gente. Il risultato deciso dal Cremlino sarà comunque garantito, ma occorre sapere dove il malcontento supera i livelli consentiti, come reagiscono le varie fasce di età e di categoria, e se per caso la guerra ha alzato la soglia di coinvolgimento politico, che non deve prevalere sull’apatia tanto coltivata dai governanti.
Per altro, il sistema con il voto spalmato su tre giorni consente di seguire le tendenze in anticipo, ed eventualmente di correggerle.
Per dirla con le parole usate ieri da Putin, «si vota in piena conformità alla Costituzione, e si dimostrerà che dietro ai nostri soldati stanno milioni di russi». Nel suo messaggio, il presidente ha detto che queste elezioni «saranno la risposta comune a coloro che vogliono indebolire la Russia».
Un candidato moscovita di Russia Unita promette «più rifugi antiaerei e antidroni per tutti», un comunista siberiano garantisce la costruzione di città da tre milioni di abitanti «in soli tre anni», un altro si limita ad assicurare per il futuro «la benzina gratis e Internet libero».
Nel 2021, Russia Unita prese il 49,8%, rispetto al 19,9% dei comunisti arrivati secondi. Quest’anno c’è un maggiore affollamento di partiti satelliti, perché oltre ai soliti noti si sono aggiunti anche gli ultranazionalisti di Rodina e Gente nuova, una forza politica che molti ritengono creata dall’amministrazione del Cremlino per risucchiare i voti degli elettori della classe media moderatamente critici.
Quindi, tutti contro i comunisti, per rimpicciolirli e aggiungere posti a tavola. I liberaldemocratici del defunto Zhirinovskij propongono uno spot con un leone ruggente davanti ad un gattino e la scritta «come vi sentite quando proponete agli scolari di venerare un capo morto come Lenin al posto di prospettive reali?».
IL REFERENDUM DELLO ZAR SUL CONFLITTO CONTRO KIEV CON I DISSIDENTI IN CELLA
«La vittoria richiede tempo, pazienza e ponderatezza». «La sconfitta del nemico è compito dell’intero collettivo». Sono gli slogan di uno spot elettorale in cui condottieri russi del passato, animati con l’intelligenza artificiale, promuovono le elezioni alla Duma di Stato che si terranno questo fine settimana. Il consenso intorno alla guerra è infatti il tema centrale delle prime elezioni alla camera bassa del Parlamento dall’inizio dell’invasione dell’Ucraina.
Di conseguenza, si tratta anche di un referendum sulla legittimità del regime, ormai totalmente identificato con quella che il Cremlino descrive come una «guerra esistenziale» contro l’Occidente collettivo.
Legittimità che apparirà confermata nel caso in cui Russia Unita, «il partito di Putin», attualmente in controllo di 310 dei 450 seggi, mantenga la maggioranza in Parlamento che detiene ormai da ventitré anni: un esito ritenuto scontato, dato il controllo del Cremlino sul sistema politico russo.
Le elezioni, che si terranno il 18, 19 e 20 settembre, si svolgeranno tuttavia in un contesto difficile per il regime, segnato dalla crescente stanchezza per la guerra in Ucraina, evidente dai sondaggi, dall’intensificarsi dei raid ucraini, che negli ultimi mesi hanno reso il conflitto più vicino a un numero crescente di russi, e dal timore di una nuova mobilitazione imminente.
Jabloko, l’unico partito tra quelli registrati a chiedere un cessate il fuoco immediato in Ucraina, è stato escluso dalla competizione in seguito a una sentenza della Corte Suprema ad agosto.
La decisione è arrivata proprio quando il partito aveva registrato un inaspettato aumento di popolarità, soprattutto tra i giovani attivi sui social. Secondo la piattaforma di indagine sociologica ExtremeScan, in uno scenario ipotetico in cui gli fosse concesso di partecipare, Jabloko arriverebbe al secondo posto dopo Russia Unita
Gli altri principali partiti — il Partito Comunista, il Partito Liberal-Democratico (Ldpr), Russia Giusta e Nuova Gente — per quanto critichino il governo su problemi come l’aumento dei prezzi, la corruzione e il welfare, sostengono la linea del Cremlino in Ucraina: ovvero continuare l’offensiva fino a quando gli obiettivi dell’«operazione militare speciale» non saranno raggiunti.
Gli oppositori in esilio Yulia Navalnaya e Maksim Katz hanno esortato i russi a votare per qualsiasi partito tranne Russia Unita, mentre il leader di Yabloko, Nikolai Rybakov, ha chiesto ai sostenitori di rendere «nulle» le schede elettorali in segno di protesta.
L’assenza di una reale competizione si manifesta nell’apatia e nello scarso interesse che circondano la campagna elettorale: in video diventati virali, presentatori televisivi annunciano la cancellazione dei dibattiti perché i partecipanti non si sono presentati.
Per evitare che questa apatia si traduca in una bassa affluenza alle urne, il Cremlino potrà ricorrere, come di consueto, alla «risorsa amministrativa», ovvero alla pressione sugli impiegati del settore pubblico e delle grandi imprese affinché prendano parte alla votazione.
(da agenzie)
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