MARCIARE DIVISI PER COLPIRE UNITI AL BALLOTTAGGIO! L’IDEA DEL PD PER LE PRIMARIE: OLTRE A SCHLEIN, CANDIDARE ANCHE GIORGIO GORI PER “ATTRARRE” I RIFORMISTI.L’IDEA E’ QUELLA DI FAR CONVERGERE I LORO VOTI SU ELLY IN CASO DI BALLOTTAGGIO
SIGNIFICATIVO L’ANNUNCIO DI FRANCO GABRIELLI: L’EX CAPO DELLA POLIZIA VOTEREBBE RUFFINI E IN SECONDA BATTUTA SCHLEIN
Il Pd potrebbe presentarsi con due candidature alle primarie. L’ipotesi che alla fine, oltre
alla segretaria del partito Elly Schlein, possa irrompere nell’agone Giorgio Gori è tutt’altro che peregrina.
Ma, al contrario di quello che potrebbe apparire a tutta prima, questa operazione non avrebbe come obiettivo quello di impallinare la leader. Al contrario sarebbe il modo per far convergere, al secondo turno, i voti dei riformisti dentro e fuori il partito sulla segretaria.
Per farla breve, agli elettori di Italia viva, del movimento di Ernesto Maria Ruffini, come di +Europa, del Psi di Maraio e persino quella parte di amministratori che sta con Alessandro Onorato e che, al contrario dell’assessore capitolino, non ha in simpatia Giuseppe Conte, verrebbe più agevole votare al primo turno Gori e al secondo Schlein. Significativo da questo punto di vista l’annuncio di Franco Gabrielli: l’ex capo della polizia voterebbe Ruffini e in seconda battuta Schlein.
È ovvio che questa operazione presuppone che alle primarie ci sia il ballottaggio. Un obiettivo su cui punta il Pd e su cui, soprattutto, puntano i riformisti, che il 26 ottobre terranno la loro assemblea nazionale a Prato. Dopo il convegno del correntone che si terrà a Montepulciano dal 23 al 25 ottobre, inizialmente previsto per i primi di quel mese e poi spostato, dopo che l’intervista contro le primarie rilasciata da Roberto Speranza al Corriere aveva provocato non poche polemiche dentro il partito.
Schlein, però, è sparata sulle primarie, e il correntone, per quanto incerto, dovrà accettarle. «Dopo aver dato la parola ai militanti del centrosinistra — è il ragionamento della segretaria — nessuno si permetterà di mettere in discussione il risultato o di contestare il leader appena eletto. I primi a non capire sarebbero gli elettori stessi». A questo punto Speranza si è adeguato.
Insomma, la macchina dei gazebo sembra essere già partita. Ed è già partito anche il lavorìo per cercare di mettere insieme il Pd, da una parte, e Avs e 5 stelle, dall’altra, sull’Ucraina. Operazione non facile, questa. Anche se a detta del senatore riformista Filippo Sensi «Conte, alla fine, dovrà fare pippa come si dice a Roma». Tradotto: dovrà appoggiare un programma che sosterrà l’Ucraina.
(da agenzie)
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