“BERLUSCONI NON SOPPORTA SALVINI, LO DISPREZZA”: E DOPO LA NOTIZIA DELL’INCONTRO CON CASALEGGIO, ANNULLA IL FACCIA A FACCIA CON IL LEADER DELLA LEGA
SENTENZA STRASBURGO, BERLUSCONI NON CI FA CONTO
La notizia arriva come una boccata di ossigeno per Silvio Berlusconi: la Corte di Strasburgo
ha fissato per il 22 novembre l’udienza per il suo ricorso, e il verdetto sulla sua incandidabilità ci sarà , giorno più giorno meno, dopo sei mesi.
A maggio. Il che significa che, con ogni probabilità , arriverà solo dopo le elezioni politiche e il vecchio Silvio potrà condurre una campagna elettorale come un “vittima” della giustizia italiana, dei comunisti, eccetera ma al tempo stesso speranzoso che c’è un giudice a Strasburgo che gli darà ragione.
Certo, sarebbe stato meglio avere una sentenza favorevole prima del voto. Ma non era affatto questa l’aria che si respirava.
Il pool di avvocati internazionali “pagati una fortuna” non si è mai sbilanciato, sottolineando la complessità della questione. E Niccolò Ghedini, ascoltato in materia come un oracolo, da settimane ha fatto capire che era meglio non puntarci troppo. “Ghedini la vede male”, “il presidente in cuor suo non ci crede più”, questo l’umore a corte.
Si spiega così il repentino cambio di posizione sul voto anticipato (“urne a ottobre in cambio del proporzionale”): meglio non aspettare il verdetto perchè se la Corte dovesse stabilire che è stato legittimo e sacrosanto dichiarare il Cavaliere incandidabile, sai che danno in campagna elettorale.
Sussurra uno degli “habituè” di palazzo Grazioli: “La cosa che temevamo di più era una sentenza in piena campagna elettorale”. Maggio allontana l’incubo per l’ex premier, convinto ancora che il centrodestra non abbia altro leader all’infuori di sè e che lavora con gioioso impegno per fare in modo che non ci sia.
Al netto della stanca litania dell’uniti si vince, recitata senza neanche tanta convinzione, la verità è che non c’è uno straccio di disegno politico razionale nel centrodestra.
C’è invece molta insofferenza quasi antropologica pre-politica:
“Parliamoci chiaro — prosegue la stessa fonte — il presidente non sopporta Salvini, lo disprezza. Punto”.
E con un certo compiacimento è stato recitato a Grazioli tutto un repertorio sull’inaffidabilità del leader leghista sul caso del suo presunto incontro con Casaleggio jr.
Anzi il Cavaliere con una certa soddisfazione si è messo anche a fare un po’ lo sdegnoso, cogliendo l’occasione per non fissare il famoso incontro col leader della Lega.
Perchè al netto del giallo di giornata, l’ammiccamento della Lega verso i Cinque Stelle nelle ultime settimane è stato piuttosto evidente.
E col tedesco gli schemi in campo per il dopo voto erano due: un governo Renzi-Berlusconi e un governo Salvini-Grillo.
Nè il leader della Lega ha fatto qualcosa per dissimulare questo corteggiamento pubblico. Solo ieri, sul Corriere, Salvini, commentava in modo indulgente il risultato alle amministrativa dei cinque Stelle (“Il grande sconfitto non è Grillo, ma Renzi”) e negava ogni ipotesi di lista unica di centrodestra alle politiche.
Attenzione, non di partito unico, ma di lista che, se si vota con la legge vigente, è un tema che prima o poi va affrontato.
Tutte uscite che hanno alimentato un clima da galli del pollaio e nessuna iniziativa politica degna di questo nome.
Basta vedere l’atteggiamento di tutti i media della casa nel dopo voto: i toni da propaganda su Forza Italia “primo partito”, Berlusconi che dice “comando io”.
(da “Huffingtoonpost”)
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