PER QUANTO TEMPO DOVREMO ANCORA SOPPORTARE LA TEPPAGLIA CHE A CASAL BRUCIATO VUOLE IMPEDIRE L’ACCESSO ALLE CASE POPOLARI DEGLI AVENTI DIRITTO?
MINACCE E INSULTI ALLA FAMIGLIA ROM ASSEGNATARIA DA UNA CINQUANTINA DI RAZZISTELLI… IN ALTRI TEMPI LA SITUAZIONE SI RISOLVEVA DISTRIBUENDO SALUTARI MANGANELLATE E NESSUNO AVREBBE PIU’ ROTTO I COGLIONI PER TRE GENERAZIONI
“Andate via!”, “troia”, “a merda”, “ma tanto devono uscà”, “ti stupro”.
Sono queste le frasi urlate al passaggio della nomade con una bambina mentre rientravano nella palazzina di via Satta a Casal Bruciato, a Roma, scortate dalle forze dell’ordine in tenuta antisommossa. Al loro arrivo si è creato un vero e proprio parapiglia con insulti all’indirizzo dei nomadi.
Imer e la moglie con due figli, la più piccola Violette e il più grande di 21 anni, sono arrivati nel pomeriggio a Casal Bruciato per rientrare nella casa di via Sebastiano Satta. Ad accoglierli circa 50 manifestanti tra cui qualche rappresentante di Casapound. Caos e tensioni con la polizia all’ingresso nel civico. La famiglia ora è barricata in casa, le tapparelle delle finestre sono chiuse.
. “Vi devono impiccare tutti” avevano urlato stamani alcuni residenti. Insulti da un manifestante a mamma rom con bimba: “Ti stupro”
La polizia è intervenuta per allontanare la ressa di attivisti di CasaPound e cittadini che si opponevano al passaggio della mamma bosniaca di circa 40 anni, con in braccio una bambina. La donna all’ingresso nel palazzo è stata sommersa di insulti irripetibili: “Andate via!” e “Ti stupro”.
“Non ti far più vedere, se torni qui ti ammazziamo di botte”. Dopo una lunga notte trascorsa dentro l’appartamento spoglio e senza l’allaccio della corrente, Senada e Imed, la coppia rom di origini bosniache legittima assegnataria dell’appartamento in via Satta, a Casal Bruciato, stamani aveva incassato ulteriori minacce dai residenti in presidio permanente nel cortile delle case popolari.
“Li vogliamo vedere tutti impiccati, bruciati” dicono alcune donne radunate nel cortile condominiale proprio di via Satta.
La famiglia bosniaca comunque ha manifestato intenzione di rimanere nella casa popolare in questione a seguito di un incontro con l’assessora comunale alle Politiche abitative Rosalba Castiglione. “Ci sono una normativa regionale e un bando comunale, fatto nel 2012, sotto Alemanno, che legittimano questa assegnazione. Siamo pronti ad attivare ogni strumento di tutela per la famiglia legittima assegnataria. Alimentare un clima di odio e intolleranza non giova a nessuno” ha spiegato l’assessora.
(da agenzie)
Leave a Reply