Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
IL “GUARDIAN”: “IL RISCHIO NON È SOLTANTO CHE GLI SPETTATORI SE NE ACCORGANO. È CHE I TENTATIVI DI GESTIRE LA NARRAZIONE FINISCANO PER RENDERE I BROADCASTER AMERICANI MENO CREDIBILI”
Le Olimpiadi moderne si vendono su una premessa semplice: tutto il mondo che guarda lo stesso momento, nello stesso istante. Venerdì sera a Milano, quell’illusione si è incrinata in tempo reale.
Quando il Team USA è entrato a San Siro durante la sfilata delle nazioni, la pattinatrice di velocità Erin Jackson ha guidato la delegazione in mezzo a un muro di applausi. Pochi istanti dopo, quando le telecamere hanno inquadrato il vicepresidente degli Stati Uniti JD Vance e la second lady Usha Vance, ampie porzioni del pubblico hanno risposto con dei fischi. Non fischi sommessi, ma chiaramente udibili e prolungati.
Li hanno sentiti gli spettatori canadesi. Li hanno sentiti i giornalisti seduti nelle tribune stampa dell’anello superiore, me compreso. Ma, come ho capito rapidamente da una chat di gruppo con amici negli Stati Uniti, non li hanno sentiti gli spettatori americani che seguivano la diretta su NBC.
Di per sé, una situazione del genere un tempo sarebbe potuta passare inosservata. Ma il tratto distintivo dell’attuale panorama mediatico sportivo è che nessun singolo broadcaster controlla più il momento. La CBC lo ha trasmesso. La BBC lo
ha raccontato nel suo liveblog. I tifosi lo hanno tagliato in clip. Nel giro di pochi minuti circolavano online più versioni dello stesso episodio — alcune con i fischi, altre senza — trasformando quella che un tempo sarebbe stata una normale scelta di produzione in un caso di studio sull’asimmetria informativa.
NBC ha negato di aver modificato l’audio del pubblico, anche se resta difficile spiegare perché i fischi, così evidenti nello stadio e in altre trasmissioni, fossero assenti per il pubblico statunitense.
Ma, in senso più ampio, sta diventando sempre più difficile — non più facile — curare la realtà quando il resto del mondo tiene in mano le proprie angolazioni di ripresa. E questo solleva una domanda scomoda mentre gli Stati Uniti si avviano a ospitare due dei più grandi eventi sportivi del pianeta: i Mondiali di calcio del 2026 e le Olimpiadi di Los Angeles del 2028.
Se un esponente dell’amministrazione statunitense verrà fischiato alle Olimpiadi di Los Angeles, o durante una partita dei Mondiali in New Jersey o a Dallas, le trasmissioni domestiche americane si limiteranno a silenziare l’audio del pubblico o a evitare di menzionarlo? E che cosa accadrà quando il segnale internazionale, o un’emittente straniera, mostrerà qualcosa di completamente diverso? Che cosa succede quando 40mila telefoni nello stadio caricano in tempo reale la propria versione dei fatti
Il rischio non è soltanto che gli spettatori se ne accorgano. È che i tentativi di gestire la narrazione finiscano per rendere i broadcaster americani meno credibili, non più credibili. Perché oggi il pubblico dà per scontato che esista sempre un’altra angolazione. Ogni volta che un’emittente compie quello scambio — credibilità in cambio di protezione — è uno scambio che, prima o poi, il pubblico nota.
Dietro decisioni di questo tipo c’è anche una pressione strutturale più profonda. L’era Trump è stata definita, in parte, da un’ostilità persistente verso le istituzioni mediatiche. I broadcaster non operano nel vuoto; operano all’interno di contesti regolatori, climi politici e valutazioni di rischio aziendale. Quando i presidenti e i loro alleati minacciano o prendono di mira apertamente le reti televisive, è ingenuo far finta che ciò non abbia effetti a cascata sulle scelte editoriali — soprattutto nelle dirette ad alta posta in gioco legate a diritti miliardari.
Ma c’è una differenza tra pressione contestuale e distorsione visibile della realtà. Quando il pubblico globale può confrontare i feed in tempo reale, quest’ultima inizia ad assomigliare a qualcos’altro: non giudizio editoriale, ma gestione della narrazione. Ed è per questo che i paragoni con i modelli di trasmissione statale in stile sovietico — un tempo esagerazioni retoriche un po’ isteriche — cominciano a sembrare meno iperbolici.
Il dissenso del pubblico non è un fallimento dell’ideale olimpico. Nelle società aperte è parte del modo in cui si esprime il sentimento pubblico. Tentare di cancellarne una metà rischia di appiattire la realtà in qualcosa di cui il pubblico non si fida più. E se Milano è stato un colpo di avvertimento, Los Angeles è l’evento principale.
Dalla prima presidenza di Donald Trump, la copertura politica americana attorno allo sport si è fissata sui micro-momenti: il presidente è stato fischiato o applaudito? La trasmissione lo ha mostrato? Ha partecipato o evitato eventi che potevano generare un pubblico ostile? Il dibattito è spesso sembrato un test di Rorschach, filtrato attraverso interpretazioni partigiane e clip selettive.
Le Olimpiadi di Los Angeles saranno qualcosa di completamente diverso. Non c’è modo per Trump di nascondersi da una cerimonia di apertura. Non c’è modo di evitare uno stadio quando la Carta Olimpica impone che il capo di Stato del paese ospitante dichiari ufficialmente aperti i Giochi. Non c’è modo di controllare come 200 broadcaster internazionali racconteranno quel momento
Se Trump sarà ancora alla Casa Bianca il 14 luglio 2028, un mese dopo il suo 82° compleanno e nel pieno di un’altra accesa campagna presidenziale statunitense, si troverà davanti a un pubblico televisivo globale come parte centrale della cerimonia di apertura.
Lo farà in California, in un contesto politico molto meno amichevole rispetto a molte arene sportive interne che ha frequentato nell’ultimo decennio. E lo farà in una città sinonimo dell’opposizione politica, potenzialmente nel cortile di casa del candidato presidenziale democratico.
Ci saranno applausi. Ci saranno quasi certamente fischi. Ci sarà tutto ciò che sta nel mezzo. E non ci sarà modo di farli sparire. Il vero rischio per i broadcaster americani non è che il dissenso sia visibile. È che il pubblico inizi a dare per scontato che tutto ciò che non viene mostrato sia stato nascosto. In un’epoca in cui la fiducia nelle istituzioni è già fragile, è una posizione pericolosa da cui operare.
Milano potrebbe essere ricordata, alla fine, come un momento minore — pochi secondi di rumore di folla durante una lunga cerimonia. Ma è sembrata anche l’anteprima della prossima fase della trasmissione sportiva globale: una fase in cui il controllo della narrazione è condiviso, contestato e immediatamente verificabile. Il mondo sta guardando. E questa volta, sta anche registrando.
(da www.theguardian.)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
“LA STAMPA”: “IL CONFRONTO SI STA TRASFORMANDO IN UN VOTO POLITICO. IL PUNTO È CHE GIORGIA MELONI HA DATO AI SUOI AVVERSARI L’ASSIST CHE VOLEVANO. AVREBBE POTUTO STARE FUORI DALLA PUGNA E DEDICARSI AL GOVERNO. INVECE OGNI EPISODIO, IN PARTICOLARE SULLA SICUREZZA, VIENE UTILIZZATO IN FUNZIONE ANTI-GIUDICI. E, VEDRETE, DOPO LE OLIMPIADI E SANREMO SARÀ UN CRESCENDO IN PRIMA PERSONA”
Sulla pagina Instagram di Atreju (Fratelli d’Italia, dunque), compare da ieri un
fotomontaggio ove sono immortalati, mentre si danno un tenero bacio sulle labbra, una giovanotta “antifa” – bandana e felpa di un centro sociale – e un canuto giudice della Cassazione, di ermellino vestito. Tecnicamente, una toga di velluto rosso, con evidente gioco evocativo.
Foto accompagnata dal titolo: “Una relazione tossica per l’Italia”. L’immagine riassume il racconto messo in campo, da quelle parti, dopo i fatti di Torino. E ha a che fare col referendum, ove si fa di tutta l’erba un fascio, dai centri sociali ai giudici della Cassazione.
La foto fa il paio col profluvio dichiaratorio degli ultimi giorni e con l’altra immagine, sempre sui social di FdI: incappucciati che picchiano il poliziotto con la scritta «se non sei come loro, vota sì». Poiché il minoritarismo e la propaganda (becera) sono rigorosamente bipartisan, questa, a sua volta, era la risposta alla speculare genialata del Pd: post sulle camicie nere di Casa Pound che «votano sì».
Fossero solo i social, poco male. Il problema è che sono diventati il paradigma di una politica rivolta alla parte più scalmanata delle curve. Sempre “contro” e mai “per”
Pensate alla pazienza di Sergio Mattarella. Da un lato, dopo aver sostenuto che era
giuridicamente ineccepibile la decisione (del governo) di integrare il quesito referendario dopo l’altrettanto ineccepibile pronunciamento della Cassazione, si ritrova da destra toni scomposti sull’Alta Corte.
Ecco, c’è un appuntamento referendario, ma il confronto è su tutto fuorché sui contenuti. Si sta trasformando, malamente, in un voto politico. Il punto è che Giorgia Meloni ha dato ai suoi avversari l’assist che volevano. Avrebbe potuto, come nelle intenzioni iniziali, stare fuori dalla pugna, offrire la riforma al paese e dedicarsi al governo.
Invece ogni episodio, in particolare sulla sicurezza, viene utilizzato in funzione anti-giudici. E, vedrete, dopo le Olimpiadi e Sanremo sarà un crescendo in prima persona, per mobilitare i suoi, dopo che, politicizzando la partita, ha scaldato i cuori degli altri, offrendo un bersaglio più unificante del sorteggio al Csm (che trovava dei favorevoli a sinistra).
Insomma, è cambiata la dinamica. E cambieranno gli effetti. Se la premier vince, lo scacco è micidiale per gli altri (che si inventano dopo l’allarme democratico?). Ma se, su questi presupposti, perde, è una vera una sconfitta politica. Difficile fischiettare.
Alessandro De Angelis
per “La Stampa”
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
VANCE E LA MOGLIE USHA IMBARAZZATI SUGLI SPALTI E L’APPELLO DI KID ROCK: “DEDICATE LA VITA A GESÙ!”…. RISULTATO: 4 MILIONI DI TELESPETTATORI CONTRO 195 MILIONI CHE ANNO SEGUITO BAD BUNNY
L’anziano rocker Kid Rock ha concluso l’half time alternativo a Bad Bunny organizzato per far piacere al movimento Maga con un appello agli spettatori che l’hanno seguito in streaming a dedicare la propria vita a Gesu’. Vero nome Robert James Ritchie, l’attempato cantante aveva aperto il concerto dedicato a Charlie Kirk, il fondatore di Turning Point Usa, con il suo successo del 1999 “Bawitdaba”.
La performance, applaudita alla vigilia dal presidente Donald Trump, e’ stata preceduta da una polemica: sono riemerse le parole di una canzone del 2001, Cool, Daddy Cool, che include le parole: “Giovani ragazze, giovani ragazze, mi piacciono minorenni/ per alcuni è sotto l’eta del consenso (‘statutory’) per me è obbligatorio (‘mandatory’).
Mentre 195 milioni di persone guardavano il Super Bowl XL con l’esibizione dell’intervallo della superstar Bad Bunny, un’altra esibizione si svolgeva contemporaneamente e Kid Rock era protagonista. Il programma dell’intervallo dell’organizzazione conservatrice Turning Point USA ha visto anche la partecipazione dei musicisti country Brantley Gilbert, Gabby Barrett e Lee Brice.
Alla fine c’è stato un tributo a Charlie Kirk, con la proiezione di foto e video del defunto fondatore di Turning Point.
Lo spettacolo, della durata di circa 30 minuti, è durato alcuni minuti nel terzo quarto della partita del Super Bowl. Appena 4 milioni di persone lo hanno seguito in diretta streaming su YouTube.
L’All American Halftime Show di Turning Point è stato annunciato dopo che la NFL ha scelto Bad Bunny, che si esibisce in spagnolo, come headliner dell’intervallo del Super Bowl. Alcuni conservatori hanno criticato aspramente la scelta dell’artista portoricano come headliner della partita, con alcuni che si sono rifiutati di guardarla definendo erroneamente il cantante uno “straniero”. Bad Bunny è nato a Porto Rico, che è un territorio degli Stati Uniti.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
I DISASTRI DI TRUMP, I SONDAGGI DEL REFERENDUM, IL “TRADIMENTO” DI VANNACCI: GLI ULTIMI ROVESCI SCATENANO ATTACCHI SCONSIDERATI AI GIUDICI E IL SOLITO VITTIMISMO
Gli attacchi scomposti alla sinistra e alla magistratura dopo gli scontri di Torino, i
decreti sicurezza presentati in pompa magna con annessi ulteriori attacchi ai giudici, la stretta sulla tv di Stato, con annessa telecronaca del fedelissimo Petrecca alla cerimonia inaugurale delle olimpiadi e relativa censura a Ghali. E per concludere in bellezza, la polemica della presidente del consiglio Giorgia Meloni e del vicepremier Matteo Salvini in difesa di Andrea Pucci, comico di destra che ha rinunciato a partecipare come ospite al Festival di Sanremo perché questa scelta è stata criticata sui giornali e sui social.
Se tutti questi attacchi sono misura di nervosismo, ecco, potremmo dire che dalle parti di Palazzo Chigi sono parecchio nervosi, ultimamente. E i motivi, a ben vedere, non mancano.
Uno: i disastri dell’ICE a Minneapolis, e la rivolta della popolazione locale contro le violenze agli stranieri hanno fatto declinare la popolarità del presidente americano Donald Trump, e di riflesso quella di chi, come la destra italiana, lo sostiene quasi acriticamente. I fischi al vicepresidente Usa JD Vance durante la cerimonia di apertura dei giochi olimpici invernali di Milano e Cortina sono un segnale, in questo senso.
Due: i sondaggi relativi al referendum sulla giustizia, dopo settimane di distacchi oltre i dieci punti, cominciano a essere meno favorevoli per il fronte del Sì. Addirittura ci sono sondaggi che danno meno di un punto di distacco tra i due schieramenti e l’aumento degli indecisi. Altro piccolo segnale: il governo che decide di non cambiare la data della consultazione, 22 e 23 marzo, nonostante la Cassazione abbia ammesso anche il secondo quesito, quello promosso da 15 giuristi e per il quale sono state raccolte 500mila firme.
Tre: il generale europarlamentare Roberto Vannacci ha lasciato la Lega e fondato un nuovo partito, Futuro Nazionale, che si pone come un’alternativa di estrema destra alla coalizione guidata da Giorgia Meloni. Uno spazio politico che prima non c’era
e che ora c’è, e che a quanto pare vale tra il 2% e il 4% dei consensi circa, ora come ora. Abbastanza per riaprire ancora di più la partita delle prossime elezioni politiche, previste per il 2027.
Ormai conosciamo come funziona la propaganda della destra: quando l’aria si scalda cominciano gli attacchi vittimistici per compattare l’elettorato addormentato e deluso: contro i giudici che scarcerano i delinquenti e non marciano assieme al governo. Contro i giovani, tanto più se di origini straniere, che manifestano la loro alterità al pensiero di Giorgia Meloni e compari. Contro i “traditori” come Vannacci, che loro stessi hanno costruito come personaggio simbolo della destra più reazionaria. E che gli si è rivoltato contro come le scope con l’apprendista stregone.
Buon ultima, contro la “spaventosa deriva illiberale della sinistra” – parole e musica di Giorgia Meloni – che impedisce a un comico di esibirsi a Sanremo – ma zitti e mosca su Trump che mette all’indice i libri e maltratta i giornalisti, o sui giornalisti spiati, o sull’occupazione della destra di ogni spazio editoriale o quasi, Rai, Mediaset, quotidiani, tutto.
Preparatevi quindi, che da qui al 22 e 23 marzo l’aria si farà molto pesante. La partita è appena cominciata.
(da Fanpage)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
ALLA MELONI DA’ FASTIDIO CHE LA DIPINGANO COME E’ IN REALTA’: PRONA AI VOLERI DI TRUMP… NON E’ BODY SHAMING COME FA INVECE PUCCI CON ELLY SCHLEIN, MA CRITICA POLITICA
Giorgia Meloni si è schierata con Andrea Pucci perché non sopporta «il doppiopesismo. È davvero la cifra della sinistra, la usano sempre. E non ci sto». Ma dice che il comico che ha rinunciato a Sanremo «a stento sapevo chi fosse». Mentre sul body shaming nei confronti di Elly Schlein da parte di Baccan (il suo vero nome) ha una risposta pronta: le vignette di Natangelo sul Fatto Quotidiano. E le cita oggi nel retroscena del Corriere della Sera. Quella in cui lei inginocchiata lecca il didietro di Trump. Quella in cui si piega in avanti con la battuta «noi saremo vicini all’Ucraina a 360 gradi, ma ne bastano 90». E la terza in cui ha la gonna alzata dal vento e sugli slip la scritta «FdI -1,3% e il titolo “È cambiato il vento”».
Meloni, Natangelo e il body shaming
Il body shaming è la pratica di criticare, deridere o umiliare qualcuno per il suo aspetto fisico, e per caratteristiche come peso, altezza, forma del corpo. Per esempio, se un comico tipo Andrea Pucci prende una foto di Shlein e ci scrive sopra
«Già che ci sei dentista e orecchie no???? Ridicolaaa», fa body shaming oltre che umorismo da terza elementare. Se invece sopra un’altra foto di Schlein scrive «Alvaro Vitali e Pippo Franco insieme», fa body shaming e insieme spiega in poche parole quali sono i suoi riferimenti culturali massimi.
Quando invece Natangelo ritrae Meloni mentre “lecca il culo” a Trump non fa che rendere in vignetta un’espressione metaforica che nell’italiano contemporaneo significa che il personaggio Meloni è appiattito sulle posizioni politiche di Trump. Allo stesso modo quando fa la battuta sui 90 gradi, che anche qui ha un significato metaforico.
La differenza tra body shaming e critica politica
Quindi Natangelo non deride o umilia qualcuno per il suo aspetto fisico ma fa una critica politica in forma di metafora. Ovvero fa satira. Che possa piacere o non piacere è assolutamente lecito, anzi: la satira serve proprio a esprimere giudizi.
C’è differenza tra satira ed umorismo da terza media.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
TERMOSIFONI GUASTI O SPENTI, LETTI DI FERRO RESIDUATI BELLICI, BAGNI ESTERNI DA RAGGIUNGERE NELLA NEVE E NEL FANGO E AMBIENTI INSALUBRI… E QUESTA SAREBBE LA “DESTRA” ATTENTA AI PROBLEMI DELLE FORZE ARMATE
«Mentre il mondo guarda con ammirazione alle vette di Cortina e Milano per l’apertura
dei Giochi Olimpici, dietro le quinte della sicurezza si consuma un trattamento indegno per le donne e gli uomini dell’Esercito Italiano». Inizia così la denuncia del sindacato Libera Rappresentanza dei Militari, che parla di condizioni fatiscenti nelle quali soggiornano i nostri militari impegnati nella sicurezza delle Olimpiadi di Milano-Cortina.
«Mentre si spendono miliardi per infrastrutture sportive e hospitality di lusso, i nostri soldati sono stati inviati in caserme dismesse, prive di riscaldamento, con letti in ferro che sembrano residuati bellici e standard igienici inesistenti», dichiara la Segreteria nazionale LRM.
I termosifoni guasti e i bagni esterni in mezzo alla neve
Tra i punti segnalati dal sindacato termosifoni guasti o spenti con temperature esterne che scendono ampiamente sotto lo zero, personale costretto a raggiungere bagni esterni alle palazzine, in mezzo alla neve e al fango e infine ambienti insalubri «che violano palesemente le norme del D.Lgs. 81/2008». «Non accetteremo che lo spirito di sacrificio dei militari venga scambiato per servitù o, peggio, per sopportazione di trattamenti degradanti», prosegue la nota del sindacato. «È offensivo che chi garantisce la sicurezza dei cittadini e dei turisti debba riposare in tuguri che non rispettano i minimi standard di dignità umana». E infine l’auspicio di Libera Rappresentanza dei Militari, che «confida in un tempestivo e risolutivo intervento dell’Amministrazione Militare e dei dicasteri competenti».
Chieste soluzioni rapide
«Siamo certi che i vertici della Difesa, da sempre attenti al benessere dei propri uomini, si attiveranno immediatamente per garantire trasferimenti in strutture idonee o il ripristino degli standard minimi di vivibilità. Il sindacato resta a completa disposizione per un confronto costruttivo, al fine di individuare soluzioni rapide che restituiscano dignità e serenità al personale impiegato per il successo di questo grande evento internazionale. I militari servono l’Italia con orgoglio; chiediamo che l’Italia garantisca loro il rispetto che meritano», conclude la nota.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
“PUCCI, CHE OGGI FA LA VITTIMA, È UNO CHE SI VANTA DI ESSERE ‘L’UNICO COMICO DI DESTRA’, DOPO CHE IL COMUNE DI MILANO CON UN SINDACO DI CENTROSINISTRA GLI HA ASSEGNATO L’AMBROGINO D’ORO. È TALMENTE UN OUTSIDER DA ESSERE OSPITE FISSO NEI PROGRAMMI: ‘LA SAI L’ULTIMA’, ‘ZELIG’, ‘QUELLI CHE IL CALCIO’, ‘MAURIZIO COSTANZO SHOW’, ‘COLORADO’, POI ‘TALE E QUALE SHOW’, CONDUTTORE DI ‘BIG SHOW’ SU ITALIA1. UN VERO DISSIDENTE”
Il martire no, per carità. Nemmeno il perseguitato politico. Perché Andrea Pucci, quello che nel suo camerino a Colorado, accanto a “Forza Inter”, disegnava una croce celtica, non è una vittima delle orde liberal. Non è un Tim Dillon, che in America spiega il woke con «sono solo ragazzini ricchi che pretendono di essere brave persone».
E non è nemmeno un corrosivo Dieudonné, l’antisemita francese che fa le battute sulle camere a gas e le lobby ebraiche. Purtroppo per la destra italiana, per Sanremo e per Carlo Conti, Andrea Pucci è quello che è: un Alvaro Vitali arrivato con trent’anni di ritardo. Il livello è quello.
Nei suoi spettacoli teatrali, che sono sempre sold out, c’è un sapore antico, da Bagaglino anni Ottanta.
I mariti e le mogli, che «sono stitiche ma cagano sempre il c…», che «se dovessi sempre seguire quello che dice mia moglie sarebbe un disastro», che «quando si vogliono accoppiare ti mettono il calcagno gelato sulle p…».
E la famiglia, le cene di Natale, «con il nonno che scoreggia», «lo zio di merda che infila il pandoro nel sacchetto e lo scuote per tutta la casa». Naturalmente non manca mai la lunghissima enciclopedia su genitali e affini, che dai tempi degli antichi romani condisce la comicità postribolare.
Ecco le visite dal proctologo, dall’urologo «con i suoi lunghi arti infilati in creme oleose», e «il c… mi era diventato un gamberetto sulla salsa cocktail», «qua c’è solo la pelle, ha portato anche l’osso?». I meridionali, da milanese caricaturale, non possono mai mancare nella sua galleria.
I sardi che sono piccolini, hanno le sopracciglia in cashmere sono incazzati neri 365 giorni all’anno, tanto che se gli fai gli auguri ti rispondono «vaff…»; i napoletani che urlano sempre e non si capisce niente, che passano con il rosso, che sulla Smart
salgono in quattro perché tanto «non mi rompere il c…»; i baresi con i loro pelazzi che escono dalle camicie sbottonate su collane d’oro da un chilo e mezzo.
Possono mancare i gay? A farne le spese anche il conduttore Tommaso Zorzi, che aveva vinto un’edizione del Grande Fratello, a cui nelle strutture per il Covid, invece di farti il tampone nelle narici, «se ti chiamavi Zorzi te lo infilavano nel c…». Risatone. «Se si è sentito offeso, mi scuso».
Pucci, che oggi fa la vittima, è uno che si vanta di essere «l’unico comico di destra», dopo che il comune di Milano con un sindaco di centrosinistra gli ha assegnato l’Ambrogino d’oro. Sessanta anni, garzone nella tabaccheria di famiglia, poi gioielliere, partito dai villaggi Valtur per arrivare al cabaret e alla televisione, dove Pippo Franco gli cambia il cognome da Baccan a Pucci, il comico “di destra” è talmente un outsider da diventare ospite fisso nei programmi: inizia con La sai l’ultima, diventa colonna a Zelig, Quelli che il calcio, Maurizio Costanzo, Colorado, poi giudice a Tale e quale show, conduttore di Big Show su Italia1. Un vero dissidente.
È sui social però che lascia andare la frizione, quando può esercitarsi contro le “zecche” o le donne della sinistra. Elly Schlein è la sua preferita, ne pubblica foto imbruttite e aggiunge le sue simpatiche didascalie: «Alvaro Vitali e Pippo Franco insieme», «già che ci sei dentista e orecchie no??? Ridicolaaa». «Non mi è simpatica – ammette – e l’ipocrisia di certa sinistra non la reggo». Su Rosy Bindi ricorre a un classico berlusconiano, «più bella che intelligente». Anche qui, risatone.
Di Andrea Pucci esiste anche una versione export, quella filoamericana. Sempre sui social, sprizza grande simpatia per Trump, ci sono i meme insieme al presidente Usa o i video da turista davanti alla Casa Bianca mentre intona l’inno americano: «Ho un appuntamento con Donald, poi vi dico».
Con l’inquilino della Casa Bianca, che ha appena pubblicato un video in cui Obama e Michelle hanno corpi da scimmie, Pucci è sicuramente in sintonia e non solo politica. La comicità da terza media è proprio la stessa.
(da Repubblica)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
SOLO NOMINANDO TUTTI PAESI AMERICANI DI FILA, BAD BUNNY FA UN GESTO POLITICO CHE TRAVOLGE TRUMP E LA POLITICA DELLE SQUADRACCE DELL’ICE. E, OVVIAMENTE UMILIA, IL PROGRAMMA ALTERNATIVO TRUMPIANO TURNING POINT USA CON KID ROCK. 5 MILIONI DI SPETTATORI CONTRO 135 MILIONI. E NON C’ERANO NEMMENO PUCCI E PETRECCA
Alla faccia della figuraccia di Paolo Petrecca commentatore alle Olimpiadi Invernali
Milano Cortina. Ma anche alla faccia di tutta la cerimonia di apertura con Matilda De Angelis, Mariah Carey, Sabrina Impacciatore, Andrea Bocelli.
Ma avete visto l’esibizione bomba di Bad Bunny, alias Benito Antonio Martinez Ocasio, durante l’intervallo, l’halftime, del Super Bowl diventato improvvisamente un musical sudamericano? 135 milioni di spettatori, il numero più alto di sempre, hanno sbarrato gli occhi di fronte a questo messaggio di unione pan-americana e quindi anti-trumpiana.
“Together we are America” era scritto sul pallone da football che stringeva Bad Bunny. E “The only thing more powerful than hate is love” recitava il cartello finale dell’esibizione bomba di quasi 15 minuti di Bad Bunny.
Un musical sudamericano, dicevo, pieno di vita, di donne bellissime, di pugili, di riferimenti alla cultura latina, di bandiere, ricchissimo, c’era pure la celebrazione di un vero matrimonio, costruito in mezzo allo stadio con Bad Bunny vestito di bianco che da portoricano chiamava a raccolta tutte le nazioni sudamericane in mezzo a balli, esibizioni di altre star come Ricky Martin con pizzetto e una grande Lady Gaga in rosa che cantava in versione salsa “Die With a Smile”, apparizioni di Jessica Alba, Pedro Pascal, Cardi B, Karol G.
Ci credo che Donald Trump non è andato al Superbowl. Se hanno fischiato a Milano il suo vice Vance, figurati come lo avrebbero accolto qua. Mettiamoci anche lo spot delle sopravvissute alle violenze di Epstein che richiedono a Pam Bondi il rilascio di tutti gli Epstein Files. Come risposta Donald Trump lancia un messaggio che descrive come “terribile, uno dei peggiori” l’halftime di Bad Bunny. “Un affronto alla Grandezza dell’America e non rappresenta i nostri standard di Successo, Creatività o Eccellenza”.
Solo nominando tutti paesi americani di fila, Bad Bunny fa un gesto politico che travolge Trump e la politica delle squadracce dell’ICE. E, ovviamente umilia, il programma alternativo trumpiano Turning Point USA con Kid Rock che canta per la morte di Charlie Kirk. 5 milioni di spettatori, contro 135 milioni. E non c’erano nemmeno Pucci e Petrecca.
(da Dagoreport)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
PORTO RICO IN SPAGNOLO, BALLERINE, VECCHI AL DOMINO, MATRIMONIO IN DIRETTA: TUTTO QUELLO CHE TRUMP ODIA SERVITO IN MONDOVISIONE
La vendetta perfetta servita sul campo del Super Bowl. Bad Bunny è salito sul palco più americano che ci sia – quello dell’halftime show – dopo mesi di insulti, schermaglie e scaramucce con l’amministrazione Trump. E che cosa ha fatto? Ha lasciato parlare la musica. Li ha ignorati bellamente. Zero polemiche, zero risposte, zero dignità concessa agli odiatori.
Ha portato semplicemente quello che lui rappresenta: Porto Rico, le casitas, i vecchi che giocano a domino, i barbieri, le feste di quartiere. Tutto rigorosamente in spagnolo, con centinaia di figurazioni speciali e ballerine, ballerini. Un marasma erotico di ventri e bacini uno contro l’altro. Tutta roba che, in teoria, dovrebbe far saltare la testa ai benpensanti americani. La reazione di Donald Trump sul suo social Truth dimostra, se non altro, che Bad Bunny ci è riuscito.
E ha fatto bene. Uno show incredibile, come l’avrebbe fatto nella sua Vega Baya. Con la stessa energia, la stessa sensualità e la stessa identità. C’è stata perfino una coppia che si è sposata sul palco durante l’esibizione (non sappiamo se realmente oppure no, sembrava tutto così vero!) e c’è stato un momento bellissimo, quello di lui che consegna il Grammy alla sua versione da bambino. Lady Gaga e Ricky Martin come ospiti. Pedro Pascal, Karol G, Cardi B tra le figurazioni. E alla fine, la bandiera americana accanto a quelle di Venezuela, Colombia, Messico, Argentina, Puerto Rico.
Il messaggio finale è chiaro: “Siamo tutti americani”.
E c’è una lezione finale, detta forte e chiaro alla camera. Devi credere in te, quanto lo ha fatto Bad Bunny. E quando ti attaccano, non devi giustificarti. Non devi moderare quello che sei. Devi semplicemente essere te stesso con ancora più forza. Trump voleva farlo fuori dal Super Bowl, avevano tutta l’intenzione di organizzare un contro-evento. Risultato? Bad Bunny ha fatto il miglior halftime show degli ultimi anni, rimasto fedele a se stesso, senza cedere di un millimetro.
Quello che è ha fatto Bad Bunny la possiamo chiamare egemonia culturale. Che – si prenda appunti in Italia dopo il caso Pucci – si impone sempre dal basso (o si fa in modo di), mai dall’alto.
(da Fanpage)
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