Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
LA SORA GIORGIA BENEDICE ANCHE “ITABLOID”, TESTATA ONLINE DI “GIORNALISTE ITALIANE”, L’ASSOCIAZIONE FONDATA DALL’EX
PORTAVOCE GIOVANNA IANNIELLO… LA “BESTIA” MELONIANA DI PROPAGANDA E’ GIA’ RICCA: “LIBERO”, “IL GIORNALE”, “IL TEMPO”, LA RAI, I TALK DI RETE4, “IL SECOLO D’ITALIA”, “LA VERITA'” – E SI RITROVA IL NON-OSTILE “CORRIERE DELLA SERA” E IL SIMPATIZZANTE DEL VECCHIO, NEO-EDITORE DI “QN”
Tutto fa campagna elettorale. Perennemente, quotidianamente. Come fosse all’opposizione, e
non al governo. Lo ha sempre teorizzato, Giorgia Meloni: «Palazzo Chigi mi sta stretto, a me piace la lotta politica». Ora lo mette in atto, sempre di più e con la potenza di fuoco di essere la presidente del Consiglio, che ha la certezza di assicurarsi un titolo, qualunque cosa dica.
È noto che Meloni voglia anticipare alla primavera del 2027 le elezioni. Settimana più settimana meno, mancano 14-15 mesi. È a quell’obiettivo che bisogna guardare per comprendere la strategia comunicativa sempre più aggressiva che sta emergendo in questi giorni.
E che si compone dei contributi di diversi consiglieri, ufficiali e non, sviluppandosi su diverse piattaforme. Quotidiani, telegiornali, talk e canali social.
Nascono anche nuove testate, che sono funzionali all’ecosistema Meloni, e alle sfide elettorali, di cui il referendum rappresenta un passaggio cruciale.
Due giorni fa la premier ha salutato la nascita di ITabloid, «testata libera – i suoi auguri- garanzia di un’informazione vera e professionale».
Il periodico digitale nasce come organo di Giornaliste Italiane, l’associazione fondata dall’ex portavoce di Meloni, Giovanna Ianniello, poi spedita alla vicedirezione del Secolo d’Italia (storico giornale della destra), e da altre professioniste che in questi anni in Rai hanno compiuto un salto di carriera. Come vedremo, le porte girevoli tra Palazzo Chigi e la rete informativa che la sostiene sono sempre in funzione.
Ieri Report su Raitre ha raccontato la storia di Esperia, nuovo brand dell’informazione di destra, nato poco meno di un anno fa, in grande ascesa su Instagram e TikTok. Dietro ci sono esperti della comunicazione un tempo pienamente integrati nel M5S e nella Casaleggio Associati. Come Pietro Dettori, figura che è stata centrale nel mondo grillino, autore di alcune delle campagne più aggressive ai tempi di Gianroberto Casaleggio (di cui era stato dipendente), di Beppe Grillo e di Luigi Di Maio.
Oggi è passato a destra ed è impegnato in prima linea a costruire una narrazione sulla giustizia e a favore del Sì al referendum che è all’opposto di quella dei suoi vecchi datori di lavoro.
Dettori, attraverso un intreccio societario, ha quote di controllo di Esperia, assieme a Lara Fanti, compagna di Tommaso Longobardi, social media manager di Meloni a Palazzo Chigi. Longobardi, anche lui formatosi nella Casaleggio Associati, è un perno della strategia della leader di Fratelli d’Italia.
È un sostenitore della «personalizzazione» della comunicazione di Meloni e degli attacchi «alla sinistra», citata così, in modo generico e spesso vago.
Il messaggio è sempre lo stesso, martellante: «La sinistra colpevole», ogni volta di qualcosa di diverso. Che sia la «complicità» con i black bloc che assaltano Torino e Milano, «la deriva illiberale», perché il comico Andrea Pucci, dopo un paio di critiche dell’opposizione, ha rinunciato a Sanremo, o i magistrati rossi.
Meloni non prende posizione sulla figuraccia planetaria, durante la diretta delle Olimpiadi invernali, di Paolo Petrecca, direttore di Rai Sport, il primo direttore nominato in quota FdI, quando il partito era ancora all’opposizione, e Viale Mazzini lontana dall’accusa di essere TeleMeloni.
La premier non cita la censura denunciata dal cantante Ghali, critico verso Israele e che proprio Petrecca si dimentica di citare per nome durante la sua esibizione. Ma prende le difese di un comico che parla contro le «zecche comuniste».
Il leader di Iv Matteo Renzi, che di comunicazione se ne intende, mette in guardia: «Non cascate nel suo gioco», convinto che in questo modo, usando una polemica su Sanremo, voglia coprire le difficoltà su crescita, inflazione, sicurezza.
Nessuno spazio, nessuna notizia di cronaca che abbia una minima rilevanza politica deve essere trattata in maniera asettica.
Questo è l’ordine degli strateghi di Palazzo Chigi, anche gli ex, finiti altrove, come Mario Sechi, anche lui ex portavoce e oggi direttore di Libero. Basta aprire ogni giorno uno qualsiasi dei quotidiani di destra, Il Giornale, Libero, Il Tempo, La Verità.
I primi tre sono di proprietà di Antonio Angelucci, deputato eletto con la Lega. Gli articoli e gli editoriali spesso anticipano le dichiarazioni di Meloni e di FdI.
La premier ha un rapporto diretto e frequente con alcuni direttori di queste testate.
In molti casi gli articoli vengono allegati alla nota che lo staff di Giovanbattista Fazzolari invia a deputati e senatori per dettare la linea da tenere in pubblico. «Sinistra irresponsabile», «Sinistra in tilt», «sinistra complice».
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
SECONDO L’ANALISI DELL’EUROPEAN POLICY INNOVATION COUNCIL, “BEN 234 RACCOMANDAZIONI (61,1%) SONO ANCORA IN FASE DI ATTUAZIONE O NON SONO STATE ATTUATE”
Le misure proposte da Mario Draghi nel suo rapporto per rinnovare l’Unione Europea vengono attuate al rallentatore e a gennaio 2026 solo 58 raccomandazioni (15,1%) sono state pienamente attuate, in leggero aumento rispetto alle 43 (11,2%) del settembre 2025. A condurre l’analisi è lo European Policy Innovation Council.
Il documento, consultato dal Financial Times e visto dall’ANSA, prosegue indicando che “91 raccomandazioni (23,8%) sono state parzialmente attuate, mentre
234 raccomandazioni (61,1%) sono ancora in fase di attuazione o non sono state attuate”. In generale, l’avanzamento rappresenta “un aumento netto di 7,5 punti percentuali nell’attuazione complessiva in cinque mesi e un aumento di 3,9 punti percentuali nelle misure pienamente attuate”.
I progressi sono “incrementali e consolidativi, piuttosto che trasformativi”, afferma lo European Policy Innovation Council. La maggior parte delle misure recentemente attuate riflettono infatti “l’operatività delle linee politiche esistenti, il passaggio da un’attuazione parziale a una completa o la conferma dell’attuazione attraverso atti giuridici vincolanti”. Tuttavia, le raccomandazioni che richiedono l’integrazione strutturale del mercato unico, la riforma degli aiuti di Stato o norme di mercato che impongano determinati risultati “rimangono in gran parte parzialmente attuate o inalterate”.
“La direzione intrapresa è chiaramente positiva e i progressi registrati in questo aggiornamento sono giuridicamente duraturi”, si legge ancora. “Allo stesso tempo, più di sei raccomandazioni su dieci formulate da Draghi rimangono ancora da attuare, il che sottolinea l’entità del compito che ci attende”.
Draghi prenderà parte al consiglio europeo informale di giovedì prossimo, organizzato da Antonio Costa proprio per dare un fresco impulso alle riforme legate alla competitività.
(da agenzie)
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Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
L’EMENDAMENTO È STATO FIRMATO DA FEDERICO MOLLICONE, PRESIDENTE DELLA COMMISSIONE CULTURA DELLA CAMERA E PREZZEMOLONE DELLE SERATE ROMANE
Una dote di 3 milioni di euro per il museo affidato al “poeta di Comunione e liberazione”,
molto amato anche dal vicepremier leghista Matteo Salvini.
Tra gli emendamenti segnalati al decreto Milleproroghe, in esame nelle commissione Affari costituzionali e Bilancio della Camera, è infatti spuntata la proposta di Fratelli d’Italia, firmata da Federico Mollicone e sottoscritta dal collega di partito Alessandro Amorese, per assegnare 1,5 milioni di euro e mezzo nel 2026 e nel 2027 alla «Fondazione museo nazionale di fotografia», con sede a Cinisello Balsamo (in provincia di Milano), guidata da Davide Rondoni, intellettuale e poeta, molto vicino a Cl, assurto agli onori della cronaca, nel 2018, per il suo pubblico abbraccio al leader della Lega.
La prima nomina alla guida della fondazione (con una precedente denominazione) risale all’estate 2022 con il governo Draghi. Ma con Meloni a palazzo Chigi e la destra al potere, è arrivata la presidenza del comitato per la celebrazione dell’ottavo centenario della morte di San Francesco. Un poetico abbraccio alla maggioranza.
(da Domani)
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Febbraio 10th, 2026 Riccardo Fucile
VEDIAMO DI CHE SI TRATTA QUESTA VOLTA E I SOLITI PROBLEMI GIURIDICI
La prossima settimana, secondo quanto ha annunciato il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare un nuovo pacchetto di norme che riguarda l’immigrazione. Tra queste dovrebbe essere incluso il cosiddetto ‘blocco navale’. E vista la delicatezza della materia, non è esclusa una nuova interlocuzione con il Quirinale, come avvenuto per il decreto Sicurezza varato dal governo pochi giorni fa.
In pratica il nuovo provvedimento, un disegno di legge, dovrebbe dare attuazione al Patto europeo Migrazione e Asilo che entrerà in vigore a giugno e al cui interno confluiranno una serie di norme stralciate dal ddl sulla Sicurezza emanato giovedì: tra le norme il cosiddetto blocco navale e il ritorno del ‘sistema Albania’, con la possibilità “laddove esistono accordi con Paesi terzi sicuri di trasferire persone in luoghi diversi per effettuare le procedure d’asilo”, ha spiegato il ministro.
Prevista la possibilità di un’interdizione non superiore a 30 giorni, prorogabile di altri trenta fino a un massimo di sei mesi, dell’attraversamento del limite delle acque territoriali, “nei casi di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale intesa come rischio concreto di atti di terrorismo o di infiltrazione di terroristi”, ha detto Piantedosi, ma anche nei casi di “pressione migratoria eccezionale tale da compromettere la gestione sicura dei confini”
Seguendo le indicazioni del ministro, i casi in cui i migranti, a bordo delle navi Ong, potrebbero essere bloccati, sono sostanzialmente quattro: minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale; pressione migratoria eccezionale; emergenze sanitarie globali; eventi internazionali di alto livello.
In queste situazioni i migranti secondo il governo potrebbero essere “condotti anche in Paesi terzi diversi da quello di appartenenza o provenienza con i quali l’Italia ha stipulato appositi accordi”, come ad esempio i centri in Albania. A valutare l’interdizione sarà il Consiglio dei ministri e, ha detto ancora Piantedosi, “dovrà essere certificata la condizione di particolare pressione migratoria e incidenza sulla sicurezza nazionale per una serie di fattori”.
Non è chiaro se nella bozza del nuovo pacchetto immigrazione ci sia anche la cosiddetta norma ‘salva Almasri’, che era contenuta nelle bozze del ddl Sicurezza e prevedeva “la consegna allo Stato di appartenenza di persona pericolosa per la sicurezza nazionale o per la compromissione delle relazioni internazionali”, o nei casi in cui si renda necessaria per rispettare obblighi derivanti da accordi internazionali.
Nella bozza del ddl, secondo quanto scrive il Sole 24 Ore dovrebbe esserci anche una norma che consenta al giudice di espellere uno straniero “nei casi di condanna per gravi fattispecie delittuose, come violenza o minaccia a pubblico ufficiale, delitti contro la persona o contro il patrimonio, partecipazione a rivolte nei Cpr.
Cosa non va nel ‘blocco navale’ in arrivo nel prossimo ddl sull’immigrazione
Per comprendere e analizzare tutte le criticità della nuova norma sul ‘blocco navale’ in arrivo bisogna aspettare di leggere il testo del ddl, che ancora non è pronto. In mancanza del testo, per il momento però si possono fare solo alcune considerazioni, sulla base di quello che ha detto Matteo Piantedosi. Non sono molto chiari i paletti della norma. Piantedosi però mette insieme questioni diverse, tutte molto problematiche, e fa un pasticcio: da una parte la possibilità di interdire, da 30 giorni a 6 mesi, l’attraversamento del limite delle acque territoriali, e dall’altra la possibilità di trasferire le persone in luoghi diversi da quello del territorio nazionale per effettuare le procedure di asilo.
Secondo il professor Luca Masera (Asgi), la misura presenterebbe dei profili di illegittimità. In primo luogo, quando si parla di ‘blocco navale’, con interdizione delle acque territoriali, sarebbero troppo generiche le definizioni “di rischio di atti
di terrorismo o di infiltrazione di terroristi”: “Se c’è un sospetto di terrorismo bisogna comunque dimostrarlo, non basta che il governo dica che c’è un pericolo, ci devono essere elementi concreti, forniti dall’autorità giudiziaria. Altrimenti scatteranno i ricorsi. E lo stesso vale per l’eccezionale pressione migratoria: in un sistema liberale e di diritto questo deve essere verificato”.
E poi le autorità italiane non potrebbero imporre a una nave Ong straniera dove portare i migranti: “Le navi Ong che soccorrono persone in mare potrebbero non rispettare queste indicazioni, come è stato confermato in decine di processi. Al massimo il governo potrebbe ordinarlo a una nave militare italiana: in presenza di accordi, che al momento però non sono stati ancora stipulati, potrebbero portare i migranti verso Paesi terzi sicuri. Ma prima questi accordi andranno scritti. In ogni caso è una procedura che al governo Meloni converrebbe applicare con le proprie navi, che sono quelle che soccorrono il 90% dei migranti. Il restante 10% delle operazioni viene portato avanti dalle Ong. Ma l’esecutivo non potrebbe imporre loro di recarsi verso Paesi terzi”, spiega il professore.
Tra l’altro, ricorda Masera, l’accordo stipulato tra Italia e Albania prevede che possano essere portati nei centri albanesi solo le persone soccorse da navi italiane, per cui la nuova norma, se includesse anche le navi straniere, sarebbe palesemente in contrasto con il patto stretto con Tirana.
(da Fanpage)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
SELVAGGIA LUCARELLI RICORDA IL DOPPIOPESISMO DELLA PREMIER E DEI SUOI, CHE IERI SI SONO SCAGLIATI IN DIFESA DELLA LIBERTÀ DI SATIRA: “TOCCA RINFRESCARE LA MEMORIA ALLA PALADINA DEL DIRITTO DI FARE COMICITÀ. PROPRIO MELONI, NEL 2021, HA QUERELATO IL COMICO DANIELE FABBRI CHIEDENDOGLI 20 MILA EURO DI RISARCIMENTO PERCHÉ L’AVEVA DEFINITA SCHERZOSAMENTE ‘PUZZONA’ E ‘CACCOLONA'”
Giorgia Meloni sa quando è il momento di far sentire la sua voce. Non si scomoda per
nulla, ma quando la Nazione chiama, Giorgia risponde. Ieri, per esempio, il comico Andrea Pucci ha comunicato che ha deciso di rinunciare al ruolo di co-conduttore di Sanremo con Carlo Conti perché l’annuncio della sua partecipazione è stato accolto non troppo bene.
Strano, le sue battute sui gay a cui i tamponi si fanno nel culo o le foto di Elly Schlein sbeffeggiata per le orecchie e la dentatura promettevano così bene. Tanto per cominciare, Pucci ha rinunciato spontaneamente alla conduzione , non risulta che “la sinistra” lo abbia rapito e nascosto nella foresta nera fino alla proclamazione del vincitore del Festival. Ma soprattutto Giorgia Meloni che difende la satira difendendo Pucci è essa stessa satira.
Infine tocca rinfrescare la memoria alla paladina del diritto di fare comicità. Proprio Giorgia Meloni nel 2021 ha querelato il comico Daniele Fabbri chiedendogli 20.000 euro di risarcimento perché, invitando tutti a non usare insulti sessisti contro di lei, l’aveva definita scherzosamente “puzzona” e “caccolona”. Il processo è ancora in corso.
Nello stesso anno, per la mia battuta “La Meloni ha rispolverato la trousse Deborah dell’85” (ironizzavo su un suo ombretto con i brillantini), fui accusata dal suo partito – da Guido Crosetto a Daniela Santanchè a tutta la stampa di destra – di bodyshaming. Ricevetti circa 18.000 insulti solo su Fb.
Do una notizia: né io né Fabbri ci siamo ritirati frignando. Per fortuna io non sono stata neppure querelata dal suo ombretto che – lo ammetto – avevo offeso in modo imperdonabile. Scusami ancora, ombretto di Giorgia.
Selvaggia Lucarelli
per “il Fatto Quotidiano”
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
DOPO LA MOSSA DI ATP MEDIA (IN CUI LA FITP HA UNA MINIMA PARTECIPAZIONE) DI CEDERE AL BISCIONE DI PIER SILVIO LA PARTE IN CHIARO DELL’EVENTO, BINAGHI SI PREPARA A TOGLIERE DI MEZZO LE MANINE DI “SPORT E SALUTE”, E QUINDI IL GOVERNO MELONI, DALLA GESTIONE DEL TORNEO CHE VALE OLTRE MEZZO MILIARDO DI EURO?
Ci pensa oggi il sito Sassate.it, ad annunciare un’altra debacle per la Rai. Dopo l’olimpica Patacca-Petrecca, arriva un’altra mazzata per Tele-Meloni che riesce nell’impresa di perdere le future pallettate tra Sinner e Alcaraz. I diritti in chiaro per le ATP Finals dal 2026, infatti, li ha acquistati Mediaset che ha bruciato viale Mazzini.
Dopo la mossa di Atp Media (in cui la Fitp ha una minima partecipazione) di cedere al Biscione di Pier Silvio la parte in chiaro dell’evento, il presidente della Fitp Angelo Binaghi si prepara a togliere di mezzo le manine di “Sport e Salute”, e quindi il governo Meloni, dalla gestione del torneo che vale oltre mezzo miliardo di euro.
Ma andiamo con ordine, e ricostruiamo l’intricata vicenda. Con la conversione in legge del Decreto Sport, la Federtennis si trova di fronte ad una scelta: condividere con “Sport e Salute”, cioè la partecipata governativa guidata dal melonissimo Marco Mezzaroma, la gestione degli Internazionali di Roma e delle ricchissime Atp Finals di Torino, oppure, in alternativa, rinunciare a oltre 100 milioni di contributi pubblici che erano stati previsti per la manifestazione.
Su Roma è stato già trovato un accordo, su Torino le parti stanno, invece, negoziando sulla “compartecipazione” a livello organizzativo di un evento che la Fitp gestiva prima in completa autonomia. Il torneo è una vera e propria gallina dalle uova d’oro.
Uno studio di Boston Consulting Group ha stimato in 503,4 milioni di euro l’impatto complessivo dell’edizione 2024, tra spesa dei visitatori, indotto e gettito fiscale. Il ritorno per lo Stato è stato di 84,5 milioni, mentre i posti di lavoro generati o sostenuti ammontavano a 3.431.
L’Atp, l’associazione che riunisce i tennisti professionisti di tutto il mondo, ha chiesto garanzie annunciando il rinnovo dell’accordo che manterrà le ATP Finals in Italia fino al 2030.
L’estensione garantisce al Paese l’organizzazione del torneo di fine stagione per altri cinque anni, ma non assegna in modo definitivo la sede a Torino che la organizzerà fino al 2026, mentre per le edizioni successive l’Atp valuterà “diverse opzioni di località in Italia”. In pratica, si dovrà scegliere tra Torino e Milano.
E Binaghi si dice che scioglierà la riserva solo prima degli Internazionali. Qualche mese fa il numero uno della Fitp in una intervista a “La Stampa” ha fissato i paletti:
“Abbiamo firmato il rinnovo del contratto, il governo ne conosce il testo da tanto tempo. Tornare indietro non si può, sarebbe una grave perdita di credibilità per il Paese”
Come ha raccontato “Report”, la Federtennis con Binaghi “è diventata ricchissima, forse persino troppo: ha accumulato un patrimonio di 50 milioni, con cui l’anno scorso ha fatto un investimento senza precedenti. Ha comprato un antico convento in uno dei quartieri più prestigiosi della Capitale, una sede di lusso costata addirittura 18 milioni di euro”.
Il presidente della Federtennis ricorda spesso che quando il tennis non contava nulla, non c’era nessuno che mostrava interesse, adesso che il movimento è ricco e vincente genera gli appetiti del governo che, tramite “Sport e Salute” vuole mettere le mani sul tesoretto delle Finals per ragioni economiche e di visibilità.
Cosa farà Binaghi ora? Rinuncerà ai contributi pubblici e si gestirà le Finals da solo?
(da Dagoreport)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
“LEI E SALVINI SPIEGHINO COME INTENDONO SOSTENERE LE OLTRE 1500 PERSONE SFOLLATE CHE HANNO PERSO TUTTO E COME VOGLIONO FAR FRONTE AI DUE MILIARDI E MEZZO DI EURO DI DANNI PROVOCATI DAL CICLONE HARRY AL SUD. DI FRONTE A UN’EMERGENZA DRAMMATICA, IL GOVERNO HA RISPOSTO CON QUALCHE TOUR IN ELICOTTERO SOPRA LE ZONE COLPITE”
Elly Schlein attacca il governo dopo la difesa del comico Andrea Pucci che ieri ha deciso
di non partecipare come co-conduttore per una serata di Sanremo.
“Mi chiedo se oggi Giorgia Meloni e Matteo Salvini, dopo aver passato il fine settimana a occuparsi della scaletta del Festival di Sanremo, trovino almeno cinque minuti per spiegare come intendono sostenere le oltre 1500 persone sfollate di Niscemi, che hanno perso tutto, e come vogliono far fronte ai due miliardi e mezzo di euro di danni provocati dal ciclone Harry al Sud”.
“Finora, di fronte a un’emergenza drammatica, il governo ha risposto con qualche tour in elicottero sopra le zone colpite e con risorse del tutto insufficienti rispetto alla reale entità dei danni”.
Schlein continua: “Abbiamo chiesto di utilizzare le risorse del Ponte, quel miliardo stanziato per il 2026 che comunque non potrà essere utilizzato per lo stop della Corte dei Conti. Aspettiamo risposte, il Sud aspetta risposte”.
(da agenzie)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
NON C’È SOLO L’ORMAI FAMIGERATO DOCUMENTO DEL 2022 A ESSERE STATO IGNORATO DALL’EX GOVERNATORE DELLA REGIONE SICILIANA: GIÀ NEL 2019 ERA TOCCATO AL GENIO CIVILE, DIPENDENTE DALL’ASSESSORATO ALLE INFRASTRUTTURE DELLA REGIONE, SEGNALARE LA FRAGILITÀ DEI TERRENI. IMPENSABILE CHE LA PRESIDENZA NON FOSSE STATA AVVISATA
Nello Musumeci, una vita spesa a far ardere la fiamma in Sicilia, ha lasciato la sua amata isola per volare a Roma ormai da quattro anni. L’opportunità del resto era ghiotta: ministro per le Politiche del mare e la Protezione civile nel primo governo dei post missini e così uscire dalle faide e dai successi politici locali.
E’ il ruolo governativo ad avergli ora provocato più di un problema a causa della disastrosa frana di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, che ha prodotto 1.600 sfollati.
Lo smottamento lo ha rimandato alle vecchie responsabilità: la gestione delle emergenze e la prevenzione del dissesto idrogeologico. Solo che nelle ore più drammatiche della frana di Niscemi, Musumeci sembrava un passante qualsiasi molto inesperto: ha annunciato l’indagine amministrativa, che per forza di cose lo riporterà agli anni in cui governava la Sicilia. Detta con una battuta dell’opposizione: «Indagherà su sé stesso?».
La storia e i documenti in possesso di Domani confermano che tra delibere, interrogazioni cadute nel vuoto e progetti mai partiti, la situazione a Niscemi era nota all’allora presidente Musumeci, che aveva il compito di vigilare e curare i territori feriti, e ora ministro che scarica le responsabilità. Lui schiva le accuse, e scarica tutto su sindaci, enti, fatalità.
Musumeci team.
Una qualità che non ha smarrito nel trasloco dalla Sicilia a Roma è l’antica abitudine di circondarsi di fedelissimi. In Sicilia ricoprono posti chiave nel contrasto al dissesto idrogeologico. Una figura centrale nella cabina di regia sul maltempo è l’attuale assessore alle Infrastrutture, Alessandro Aricò. Con Musumeci hanno messo in piedi, nel 2014, il progetto politico “Diventerà bellissima” per preparare l’assalto alla regione.
Nonostante il trasloco dell’ex governatore nella capitale, è rimasto protagonista: nominato a guardia delle Infrastrutture nella giunta-Schifani. […] Allo stesso tavolo Aricò ritrova un suo amico, Gaetano Armao, a sua volta già vicepresidente della giunta-Musumeci nonché compagno di Giusi Bartolozzi, capa di gabinetto del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. Di recente Domani ha raccontato che è diventato consulente del presidente della regione, Renato Schifani.
Ma Armao vede ogni mese lo stipendio decurtato: è indebitato con l’ex moglie, non ha onorato le disposizioni della causa di divorzio.
L’ex vicepresidente ha anche perso la causa con l’Amat, l’azienda pubblica dalla quale pretende oltre tre milioni di euro per aver ricoperto un incarico di consulente, aveva ricevuto diverse liquidazioni delle sue parcelle, ma per cifre ritenute insufficienti. Ha perso e ora deve ancora pagare le spese legali.
In regione, comunque, trovano sempre un posto all’avvocato amministrativista. Anche l’attuale assessore alle Infrastrutture Aricò ha avuto un contenzioso. Nel 2021 è stato condannato, insieme ad altri ex assessori e due ex presidenti, a risarcire quasi 9mila euro alla regione di cui oggi è assessore per la scelta del segretario generale. Un risarcimento prontamente pagato.
Alla corte di Musumeci figura pure Salvo Cocina, inizialmente spedito al dipartimento Acque e rifiuti. Dopo tre anni è andato a dirigere il dipartimento regionale della Protezione civile.
Profilo tecnico, molto caro alla destra, oggi riconducibile alla sfera di Musumeci. Anche Cocina siede nella cabina di regia sull’emergenza. Di tanto in tanto deve partecipare pure alle udienze in tribunale: il potente dirigente è imputato in due processi legati a reati ambientali commessi in altrettante discariche dell’isola
Il dirigente è lo stesso che, da responsabile della Protezione civile regionale, ha firmato nel 2023 l’interpello, rivolto ai professionisti anti-dissesto, per il progetto di messa in sicurezza di Niscemi. Iniziativa di cui si sono perse le tracce: i finanziamenti del Pnrr sono finiti altrove in Sicilia.
Non c’è nella cabina di regia, invece, Maurizio Croce, ex commissario al dissesto idrogeologico, nominato da Rosario Crocetta, confermato da Musumeci e poi da Schifani. È uscito di scena dopo aver patteggiato tre anni e sette mesi in un’inchiesta per corruzione nel novembre scorso.
Con queste premesse, il ministro Musumeci ha avuto l’ardire di annunciare l’avvio di un’indagine amministrativa dopo la frana a Niscemi. Un impegno solenne. Ma nei documenti troverà atti che ha firmato durante il mandato, di cinque anni, alla presidenza della regione Sicilia. Oltre all’ormai famosa relazione del 2022, ci sono altre delibere e ordinanze che Domani ha consultato.
Una tappa fondamentale è il dicembre 2019. Niscemi finisce tra le «zone sulle quali si sono abbattute trombe d’aria e forti temporali che hanno provocato allagamenti in aree urbane, frane, esondazioni di corsi d’acqua, crolli di infrastrutture e di alberi e interruzioni nei collegamenti stradali e ferroviari». Musumeci parlava con aria decisa, dimostrando di conoscere il rischio.
Chiedeva di eliminare «ogni ulteriore situazione di rischio per le popolazioni. Si tratta di aree particolarmente vulnerabili per le quali non vanno lesinate risorse: gli interventi dovranno essere tempestivi e risolutivi».
Nei giorni scorsi si è giustificato facendo scaricabarile: «Mi sono chiesto se dal comune fosse arrivata una richiesta di intervento, ma i miei tecnici mi dicono che nulla di tutto questo sia avvenuto». Ma il quadro gli era chiarissimo. Nel 2019 era toccato pure al Genio civile, dipendente dall’assessorato alle Infrastrutture della regione, segnalare la fragilità dei terreni. Impensabile che la presidenza non fosse stata avvisata.
Agli atti risulta poi l’interrogazione su Niscemi del consigliere regionale del Pd, Giuseppe Arancio, dopo l’interruzione di due strade provinciali, la Sp 10 e la 12, sempre a causa di frane, per conoscere le iniziative adottate per ripristinare la
viabilità. L’allora assessore alle Infrastrutture, Marco Falcone, aveva spiegato che gli interventi di riapertura erano di natura temporanea. E ancora: nel novembre 2021, il dipartimento regionale dell’autorità di bacino ha adottato un progetto di aggiornamento del piano per l’assetto idrogeologico.
Fino alla conclusione dell’iter, approvato l’anno successivo, in cui c’è scritto che le disposizioni contenute nel documento assumono «valore di “misure di salvaguardia” fino all’approvazione definitiva». Passa un anno e, come denunciato nei giorni scorsi dalle opposizioni, la regione aggiorna il piano. A pagina due c’è l’intestazione “Regione Sicilia, presidente Nello Musumeci”. L’attuale ministro ha parlato di sciacallaggio: «Gli unici interventi richiesti sono stati relativi al commissariato e alla strada provinciale che risentiva degli effetti della frana del 1997». Ma c’era dell’altro in quella relazione, datata 2022, in particolare un sopralluogo effettuato dall’ente regionale con i tecnici comunali.
«Su segnalazione verbale da parte del tecnico comunale durante il sopralluogo sono stati ampliati i dissesti sempre per erosione accelerata che hanno coinvolto tratti della viabilità locale; in particolare il secondo interessa i piloni del viadotto sulla provinciale», si leggeva. Nella tabella dei dissesti allegata veniva assegnata a quattro punti un peggioramento della pericolosità, al livello massimo. Una situazione allarmante. Ignorata da Musumeci.
(da “Domani”)
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Febbraio 9th, 2026 Riccardo Fucile
IL CDR DI “RAISPORT”: “DA TRE GIORNI SIAMO TUTTI IN IMBARAZZO, NESSUNO ESCLUSO E NON PER COLPA NOSTRA. DA OGGI E FINO ALLA FINE DEI GIOCHI RITIRIAMO LA NOSTRA FIRMA DA SERVIZI, COLLEGAMENTI E TELECRONACHE. AL TERMINE DEI GIOCHI ATTUEREMO IL MANDATO DI 3 GIORNI DI SCIOPERO”
“Da tre giorni siamo tutti in imbarazzo, nessuno escluso e non per colpa nostra. È tempo
di far sentire la nostra voce – si legge nel comunicato dei Cdr di RaiSport, firmato anche dal fiduciario di Milano – perché siamo di fronte alla figura peggiore di sempre di RaiSport all’interno di uno degli eventi più attesi di sempre.
Da oggi alle ore 17 e fino alla fine dei Giochi ritiriamo la nostra firma da servizi, collegamenti e telecronache in attesa che l’azienda prenda finalmente coscienza del danno che il direttore di RaiSport ha recato nell’ordine: ai telespettatori che pagano il canone, alla Rai come azienda e a tutta la redazione di RaiSport che sta lavorando come sempre con passione in questo grande evento.
Questa non è una questione politica, come qualcuno vorrebbe far credere, ma è una questione di rispetto e di dignità per il servizio pubblico. Da oggi alle 17 abbiamo chiesto la lettura di un comunicato sindacale in tutti i tg olimpici e nelle trasmissioni Mattina Olimpica e Notti Olimpiche. Al termine dei Giochi attueremo
il mandato di 3 giorni di sciopero che la redazione ha votato dopo la doppia bocciatura del piano editoriale del direttore”.
(da agenzie)
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