Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
PERO’, NEL LORO COVO SEGRETO NEL PARCO DELLA CAFFARELLA, A ROMA, LA DIGOS HA TROVATO MITRAGLIATRICI, PISTOLE, COLTELLI, SIMBOLI ESOTERICI E RIFERIMENTI AL TERZO REICH… NELLE CHAT, SABELLI SI FACEVA CHIAMARE “CESARE” E, INSIEME AI SUOI SODALI, DERIDEVA EBREI, OMOSESSUALI, E INNEGGIAVA A TERRORISTI COME ANDERS BREIVIK
“Non eravamo neonazisti. Ma un gruppo di gamer che si era conosciuto online sul gioco Wizard101. Le armi, le cellule sparse in Italia e i piani d’assalto erano solo riferimenti alla nostra gilda virtuale”.
Si è difeso così in corte d’Assise Claudio Sabelli, 27 anni e — per la procura — leader di Unione Forze Identitarie: “Un’associazione paramilitare — si legge negli atti — con finalità di terrorismo”, che mirava a cercare sul web adepti da indottrinare e a realizzare un sistema “basato su idee e principi del nazismo e del fascismo”, con cellule sparse in tutta Italia e una struttura piramidale.
Sabelli era al vertice. In chat si faceva chiamare ‘Cesare’. Ed era il capo, l’uomo che dava ordini. Fino a quando, nel 2024, la Digos ha smantellato il gruppo scoprendo anche il covo segreto, nel parco della Caffarella, all’interno del casale della “Vaccareccia”. All’interno, sono state trovate mitragliatrici, pistole, e un coltello con la svastica, si legge nell’ordinanza di misura cautelare.
Poi i processi in tutta Italia, anche a Roma, dove si è costituito parte civile il ministero dell’Interno, rappresentato dall’avvocato Alberto Giua. È nella capitale che Sabelli ha tentato di difendersi dalle accuse, cercando di contestualizzare le conversazioni intercettate: “Quando parliamo di gittata, proiettili…parliamo del
gioco (online, ndr). Basta controllare. Per esempio, le munizioni a proiezione espansa esistono solo nel mondo virtuale. Io do ordini agli altri solo perché senza coordinamento non si possono superare alcuni livelli”.
Lo stesso vale per tutti i simboli esoterici nazisti: “È un gioco di maghi, è normale si parli di rune, triskell e svastiche. Io sono appassionato di esoterismo, non disegno quei simboli come loro, ma in maniera antropologica”
I pm sostengono che il gruppo si addestrasse anche all’uso delle armi: “Faccio survivalism — si è difeso Sabelli — Un gioco di ruolo di campeggio dove si finge di dover sopravvivere a un evento drammatico, come una guerra. Al massimo, però, dal punto di vista di un civile, non di un soldato. È un gioco, una volta abbiamo finto un’apocalisse zombie”.
Infine, i contenuti di propaganda: deridevano ebrei, omosessuali, inneggiavano a terroristi come Anders Breivik e Brenton Tarrant e invitavano alla lotta.
(da Repubblica)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
TENSIONE ALLE STELLE NEL TEATRO VENEZIANO CON I MUSICISTI AL CONTRATTACCO: “PENSARE CHE UN INTERO TEATRO SIA SINDACALIZZATO E GESTITO IN MODO ANARCHICO È ASSURDO, RIDICOLO E OFFENSIVO…”… E LA VENEZI SBAGLIA PURE LA CITAZIONE DI BOSKOV
Beatrice Venezi rompe il ghiaccio con parole arriganti. Danno d’immagine al Teatro La
Fenice, gestione in mano ai sindacati e partita ancora in gioco. Dopo quattro mesi di assoluto silenzio la pianista e direttrice d’orchestra lucchese ha parlato per la prima volta del caso Fenice.
Parole poco concilianti che rischiano di riportare, ancora una volta, la tensione alle stelle nel già rovente rapporto tra maestranze del Teatro La Fenice — coro, orchestra e tutto il resto del personale — e direzione, rappresentata dal soprintendente Nicola Colabianchi e dal sindaco e presidente della Fondazione Teatro La Fenice Luigi Brugnaro, ma anche dai sostenitori di Venezi, ovvero dal ministro della Cultura Alessandro Giuli, dal presidente della commissione Cultura della Camera Federico Mollicone e dal sottosegretario Gianmarco Mazzi.
Come ormai è noto, il caso esplode lo scorso 22 settembre quando Colabianchi nomina all’improvviso Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice da ottobre 2026 a marzo 2030. Fino a pochi giorni prima lo stesso soprintendente aveva dichiarato che Venezi era tra i papabili, ma che c’era tempo di affrontare la questione e di confrontarsi con le maestranze.
Poi, la nomina, seguita a fine settembre dalla dichiarazione dei sindacati dello stato di agitazione come segno di protesta sia per la modalità sia per il curriculum di Venezi, considerato inadeguato per il ruolo assegnatole.
In questi quattro mesi ci sono stati tre scioperi e diverse mobilitazioni, l’ultima la spilla con la chiave di violino, indossata al Concerto di Capodanno da Coro e Orchestra. Venezi ha detto che «l’avrebbe fatta più stilizzata, magari con uno Swarovski», sorvolando sul fatto che era stata realizzata per continuare la protesta in modo silenzioso contro di lei e per la sospensione del welfare alle maestranze della Fenice.
Immediate le reazioni. Mercoledì la Rsu (Cgil, Cisl, Uil, Fials e Usb) si riunirà in assemblea per decidere il da farsi, ma intanto Marco Trentin, violoncellista e segretario di Fials, ha detto: «I danni d’immagine non li hanno creati i lavoratori, ma chi ha causato questa situazione. I sindacati, ricordo, rappresentano i lavoratori della Fenice. Venezi dovrebbe leggere meglio la stampa estera che ha dato giudizi ben diversi su questa vicenda».
Perplessità anche dai non iscritti ai sindacati: «Pensare che un intero Teatro sia sindacalizzato e gestito in modo anarchico è assurdo, ridicolo e offensivo – ha detto
Eugenio Sacchetti, violinista del Teatro —. Io non sono iscritto a nessuna sigla sindacale, come tanti altri, ma siamo tutti uniti dalla stessa idea. Senza contare la tristezza del paragone con la partita di calcio. Essere direttore musicale del Teatro La Fenice non è un gioco e il Teatro non è uno stadio». Paragone bocciato anche da Trentin: «Boškov diceva: “rigore è quando arbitro fischia”».
(da Corriere della Sera)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
TIRONE HA CHIESTO A UN TECNICO INFORMATICO DI FARE UNA PROVA SUL SUO PC: SI È INTRUFOLATO NEL SUO DISPOSITIVO E HA VISTO CIÒ CHE STAVA FACENDO IL GIUDICE, MODIFICANDO ANCHE UN DOCUMENTO. NÉ DURANTE, NÉ DOPO LA PROVA IL GIUDICE HA RICEVUTO ALCUN TIPO DI ALERT SULL’INTRUSIONE
Aldo Tirone, giudice del Tribunale di Alessandria, conferma lo scoop di Report su ECM, il programma informatico installato su tutti i pc dell’amministrazione giustizia che può permettere di videosorvegliare i magistrati. Venuto a conoscenza di ECM, il giudice Tirone ha chiesto a un tecnico informatico di fare una prova sul suo computer.
L’esperimento – ripetuto tre volte a distanza di tempo, l’ultima solo poche settimane fa, a inizio dicembre – cancella ogni dubbio: il tecnico è entrato nel suo pc e ha visto ciò che stava facendo, modificando anche un documento. Né durante, né dopo la prova il giudice ha ricevuto alcun tipo di alert sull’intrusione.
È la dimostrazione che ECM può permettere di accedere ai dispositivi dei magistrati a loro insaputa. La testimonianza smentisce anche il comunicato del ministro Nordio, secondo cui “le funzioni di controllo remoto non sono attive né sono state mai attivate” e “in ogni caso, il loro eventuale uso necessiterebbe di una richiesta dell’utente e di una sua conferma esplicita”. L’esperimento conferma che qualsiasi tecnico con il ruolo di amministratore può configurare a suo piacimento il programma ECM, attivarlo ed eliminare la notifica all’utente.
(da agenzie)
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Gennaio 22nd, 2026 Riccardo Fucile
LA PROVA COMPIUTA DA UN MAGISTRATO DIMOSTRA CHE IL RISCHIO E’ REALE… LA SEGNALAZIONE DELLA PROCURA DI TORINO DI UN ANNO FA AL MINISTERO, MA NESSUNO HA MOSSO UN DITO… IN UN PAESE NORMALE NORDIO E MELONI IN GIORNATA SAREBBERO DIMISSIONARI PER LA VERGOGNA
Report rivela che tutti i computer dei magistrati d’Italia sono resi vulnerabili da un software
installato su 40mila terminali che consente di accedere da remoto ai pc senza che loro se ne accorgano.
Il Ministero ammette che questo software esiste, ma sostiene che non è attivato e che richiede il consenso. Lo scontro diventa subito politico, con il Pd che chiede le dimissioni del ministro e Carlo Nordio che nega ogni rischio e ribalta la questione: “Ci accusate di spiare i magistrati, una cosa gravissima”. E rincara: “Ranucci crea allarme sociale”.
Eppure la prova provata c’è, e l’ha fatta proprio un magistrato. con un test autorizzato che ha dimostrato il contrario: un tecnico è entrato nel suo pc senza alcun alert.
Il giudice Aldo Tirone del tribunale di Alessandria ha autorizzato un tecnico locale a intrufolarsi nel suo computer per verificare di persona se il software ECM/SCCM di Microsoft consente davvero il controllo remoto invisibile. Ha provato. Ha ottenuto accesso totale. Senza neanche una notifica sullo schermo. Senza alcun alert che chiedesse il consenso. Sigfrido Ranucci ha mostrato questa “prova pratica” in un video di anticipazione della puntata che andrà in onda domenica sera su Rai3 alle 20.30.
Tirone cha accettato di mettere la faccia, raccontando in chiaro come un tecnico si sia introdotto nel suo desktop mentre lui era seduto al tavolo di lavoro, osservando ogni movimento sullo schermo, ogni file aperto, ogni operazione compiuta. Nessun segnale visibile dell’accesso remoto. Nessun modo per il magistrato di sapere che stava accadendo in tempo reale.
Non solo. Report raccoglie anche la testimonianza di un esperto di cyber sicurezza indipendente che lavora con le procure. Mostrerà come funziona nella pratica: qualsiasi tecnico con privilegi amministrativi può entrare nei setting del software, riconfigurarlo, disabilitare gli alert in modo che non compaia nessuna richiesta di autorizzazione all’utente. Le tracce dell’accesso rimangono nei log solo per 10 minuti. Dopo si cancellano. Impossibile sapere a posteriori se qualcuno è stato nel computer.
Il software è ECM/SCCM, un prodotto Microsoft per la gestione centralizzata dei dispositivi: aggiornamenti software, configurazioni, manutenzione da remoto. Dal 2019 è installato su 40mila computer in procure e tribunali. Il Ministero della Giustizia sostiene che il controllo remoto è disattivato come impostazione predefinita e che se attivato chiederebbe il consenso. Ma gli esperti sentiti da Report spiegheranno invece che è uno strumento pensato per i totem delle metropolitane o i registratori di cassa dei supermercati: completamente inadatto per computer che trattano fascicoli sensibili dello Stato e informazioni coperte da segreto istruttorio.
Nel 2024 la Procura di Torino ha sollevato il problema direttamente al Ministero della Giustizia. Cosa è successo? La questione è stata “archiviata” rapidamente. Una testimonianza raccolta da Report racconta che un dirigente ministeriale locale ha comunicato ai colleghi della Procura una direttiva precisa: “Non devono rompere ” perché “questa cosa ce l’ha chiesta la Presidenza del Consiglio“. Report ha chiesto chiarimenti a Palazzo Chigi sulla questione.
Il Ministero sostiene pubblicamente che la gestione del sistema è limitata a un “ristretto nucleo di persone”. Non è così. I tecnici con accesso amministrativo sono centinaia: i tecnici locali in ogni distretto giudiziario (Piemonte, Lombardia, Lazio, ecc.), il personale del Dipartimento per i servizi tecnologici a Roma, le ditte esterne in appalto per la manutenzione. Uno solo compromesso, uno solo mosso da cattive intenzioni, avrebbe accesso ai computer di qualsiasi magistrato della Repubblica.Il Ministero non ha risposto alle richieste di chiarimenti di Report, dicendo che i contratti con Microsoft sono coperti da “clausole di segretezza”. La difesa ministeriale si regge sull’affermazione che il software è disattivato nelle configurazioni standard, ma come spiegheranno gli esperti, chiunque con privilegi di amministratore può riattivarlo senza lasciare tracce verificabili.
La cronologia dei fatti parla da sola: una Procura segnala il rischio nel 2024. Il Ministero lo archivia. Un magistrato fa una prova autorizzata e scopre che il rischio è reale. Il Ministero continua a negare. E aspetta che sia la televisione a raccontare quello che lui non ha voluto dire. Report trasmette l’inchiesta completa domenica alle 20.30 su Rai3.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile
IL CAPITOLO IMMIGRAZIONE REGALA A TRUMP UN 42% DI POPOLARITÀ, MA MOLTI AMERICANI CONTESTANO IL DISPIEGAMENTO DELL’ICE, LA POLIZIA ANTI-IMMIGRAZIONE… INTANTO IL TYCOON APRE UN ALTRO FRONTE: PRENDE ANCORA DI MIRA LA COMUNITÀ SOMALA CHE VIENE “DA UN PAESE CHE NEMMENO È UN PAESE”
Donald Trump celebra il suo primo anno alla Casa Bianca presentandosi nella James Brady Briefing Room per un faccia a faccia con i giornalisti. In mano ha una pila di fogli tenuti insieme da una spilla, sono i risultati raggiunti in 365 giorni.
Dal podio il presidente inizia a parlare mostrando le foto segnaletiche degli immigrati illegali arrestati in Minnesota nelle sette settimane di operazioni guidate dall’Ice (Immigration and Custom Enforcement).
Il presidente parla di 10mila criminali presi e mostra i volti di stupratori, assassini,
persone legate ad Hezbollah e prende ancora di mira la comunità somala che viene «da un Paese che nemmeno è un Paese».
Trump ha anche citato Renee Good, la 37enne uccisa il 7 gennaio da un agente. «È stata uccisa, è un dramma e io capisco entrambe le parti», ha detto sostenendo anche che i manifestanti sono degli agitatori pagati. Affermazione che ha basato su uno dei video del 7 gennaio: «C’era un’altra donna, gridava “vergogna, vergogna, vergogna”. Questa era una professionista, non era una persona normale». Trump ha anche riconosciuto che «può capitare che Ice compia degli errori».
L’offensiva mediatica di Trump nell’anniversario del ritorno alla Casa Bianca però fa a pugni con i sondaggi che gli attribuiscono una popolarità del 39% e prestazioni sui maggiori dossier che non soddisfano gli americani. Il suo tasso di approvazione su politica economica, relazioni internazionali, sanità, tariffe oscilla fra il 36% e il 39%.
Il capitolo immigrazione regala a Trump un 42% di popolarità, ma molti americani contestano il dispiegamento dell’Ice: il 56% ritiene che l’agente che ha ucciso a Minneapolis Renee abbia agito in modo «sconsiderato» e solo il 26% lo difende.
Le operazioni dell’Ice secondo il 51% dei cittadini rendono quartieri e città meno sicuri, chi invece vede dei vantaggi nel contrasto alla criminalità è appena il 31%.
C’è un’espressione che fa da filo conduttore nelle impressioni degli americani verso la presidenza Trump. «Too far», l’Amministrazione si è spinta troppo in là, troppo avanti su molti dossier, dall’immigrazione (52%) sino al ruolo degli Usa nel mondo (59%) al ricorso ai poteri presidenziali (58%) e ai cambiamenti apportati alle grandi istituzioni culturali come Kennedy Center e lo Smithsonian (il 62% ritiene che Trump abbia agito fuori dalla legge).
Trump è nel mirino anche perché non si è spinto oltre abbastanza («not gone far enough») quando si tratta delle misure per ridurre i prezzi dei beni di consumo quotidiano.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile
IL THINK TANK DI VANNACCI INVITA L’AMBASCIATORE PARAMONOV A UN INCONTRO “INIZIATICO” IN PROVINCIA DI ALESSANDRIA… MASSIMO FRANCO: “LE VERE INSIDIE PER PALAZZO CHIGI SI ANNIDANO DENTRO L’ESECUTIVO. IL CARROCCIO USA LA POLITICA ESTERA A FINI INTERNI, E VICEVERSA
Il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov, nella sua conferenza stampa di inizio anno, l’ha
detta così, anche riferendosi alla proposta di Giorgia Meloni di un dialogo Ue con Mosca: «Se volete parlare in modo serio, chiamateci. I canali diplomatici ci sono». I rapporti tra Russia e Italia rimangono al «livello più basso», ha aggiunto Lavrov, criticando la cancellazione delle esibizioni di artisti russi nel nostro Paese: «Non mi aspettavo questo dall’Italia, è uno dei nostri amici di più vecchia data, ma non abbiamo scelto noi questa situazione».
Ma a proposito di inviti, detto fatto. Luca Sforzini, il creatore del neonato laboratorio culturale Rinascimento nazionale, che fa capo al movimento di Roberto Vannacci — il quale, intanto che porta avanti l’organizzazione del suo partito, rimane vicesegretario della Lega — chiama l’ambasciatore russo in Italia, Georgij Paramonov. C’è anche la proposta del luogo per un incontro “iniziatico”: il castello di Castellar Ponzano, acquistato proprio da Sforzini, che si trova in provincia di Alessandria.
I legami di aiuto e di amicizia tra Italia e Russia devono restare un monito vivo». La proposta, va detto, è coerente con le posizioni di Vannacci in politica estera, schierato per la “pace” in Ucraina e contrario ad ogni ulteriore invio di aiuti militari per Kiev, anche invitando il Carroccio ad una specie di ammutinamento rispetto alle decisioni prese dal governo.
L’invito si inserisce in un contesto politico interno alla Lega e alle forze sovraniste bello agitato: il protagonismo di Vannacci, mezzo milione di preferenze alle Europee del 2024, rischia di spaccare il fronte e il Carroccio. Una forza di ultradestra, sul modello tedesco dell’Afd, potrebbe rosicchiare voti fondamentali al centrodestra per le Politiche. Il posizionamento palesemente filo-russo è uno dei temi dov’è più facile rompere con forze considerate “di sistema”. Da qui quella che sembra una provocazione, ma non lo è: cercare un filo diretto con Paramonov, accoglierlo con tutti gli onori e accreditarsi come voce attenta e riconosciuta alle ragioni di Mosca.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile
IL RAS DELLE CLINICHE SPERA CHE “IL GIORNALE” SI RIVELI UTILE PER PARTECIPARE ALLA GRANDE CUCCAGNA DELLA SANITÀ LOMBARDA
Editoria Italia, l’azienda della famiglia Angelucci, ha acquisito un’ulteriore quota del 25% de Il Giornale srl e della controllata Il Giornale.it srl, precedentemente detenuta da Pbf, la holding finanziaria di Paolo Berlusconi, che mantiene una partecipazione del 5%. Lo annuncia la stessa Editoria Italia, che in una nota sottolinea come l’operazione, ‘avviata nel solco del percorso iniziato nel 2023’, consenta al gruppo di ‘consolidare il proprio ruolo di azionista di riferimento’ e di rilanciare ‘il progetto editoriale del quotidiano, in linea con la strategia industriale di lungo periodo definita’.
‘Il rafforzamento della compagine societaria – prosegue la nota – conferma la
volontà del gruppo di investire nel settore editoriale, sostenendo il pluralismo dell’informazione e lo sviluppo di realtà editoriali solide e capaci di affrontare le trasformazioni del mercato.
Nel nuovo assetto societario – conclude la nota – Paolo Berlusconi manterrà il ruolo di presidente onorario, garantendo continuità al percorso editoriale condiviso negli anni’. Con l’acquisizione di oggi Editoria Italia, l’azienda della famiglia Angelucci, sale al 65% de Il Giornale srl e della controllata Il Giornale.it srl, mentre Pbf, la holding finanziaria di Paolo Berlusconi, scende al 5%. Il restante 30% è in mano a Lmdv Capital di Leonardo Maria Del Vecchio, che lo scorso 19 dicembre ha acquistato da Antonio e Giampaolo Angelucci la partecipazione nel quotidiano fondato da Indro Montanelli.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile
IN QUANTO “PRESIDENTE INAUGURALE”, TRUMP AVREBBE IL POTERE DI INVITARE O ESCLUDERE CHI VUOLE, DESIGNARE IL PROPRIO SUCCESSORE E RESTARE COMUNQUE QUALE RAPPRESENTANTE DEGLI STATI UNITI, ANCHE DOPO CHE IL SUO MANDATO ALLA CASA BIANCA SARÀ TERMINATO, NEL CONSIGLIO, DI CUI FARANNO PARTE AUTOCRATI E DITTATORI (PUTIN, LUKASHENKO, ERDOGAN, AL THANI, AL SISI…)
Kiev è al buio, al freddo e senza acqua in questo inverno sottozero, dopo la metodica
distruzione delle centrali elettriche da parte dei russi. Invece il presidente degli Stati Uniti si è limitato a invitare Zelensky a partecipare al cosiddetto «Board of Peace» che, da Gaza, la Casa Bianca vorrebbe trasformare in una sorta di sostituto delle Nazioni Unite, con una differenza fra le altre: in quanto «presidente inaugurale» di questo «Consiglio della Pace» — secondo la carta dell’organismo che sta circolando — Trump avrebbe il potere di invitare o escludere chi vuole, designare il proprio successore e restare comunque quale rappresentante degli Stati Uniti anche dopo che il suo mandato alla Casa Bianca sarà terminato.
In sostanza, Trump si vede co me una sorta di imperatore a vita del suo «Board of Peace» che dovrebbe trattare un numero sempre più vasto di questioni. Ha invitato Vladimir Putin e il dittatore bielorusso Alexander Lukashenko a farne parte e ora voleva Zelensky.
Secondo lui, il leader ucraino dovrebbe abbandonare la sua capitale martoriata e venire fra i ricchi e famosi di Davos per questo: accettare di sedersi a un tavolo e parlare d’altro con Putin e Lukashenko, i due uomini che lavorano per la sua fine fisica e la fine dell’Ucraina come nazione indipendente.
(da agenzie)
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Gennaio 21st, 2026 Riccardo Fucile
“MELONI CERCA IL DIALOGO? NON C’È NESSUNA PACIFICAZIONE POSSIBILE CON TRUMP. BASTA LUSINGHE. QUELLO È UN T-REX: O LO AFFRONTI FRONTALMENTE O TI DIVORA, IN UN MODO O NELL’ALTRO. DOVE DIAVOLO SIETE STATI TUTTI? SMETTETELA CON QUESTA DIPLOMAZIA DEL CAZZO FATTA DI CONVENEVOLI. ABBIATE UN PO’ DI SPINA DORSALE”
«Non devo essere diplomatico. Assolutamente. È follia». Gavin Newsom, governatore democratico della California e probabile candidato alle presidenziali del 2028, ieri ha parlato a un ristretto numero di giornalisti al World Economic Forum e ha risposto alle domande del Corriere.
Ha un messaggio per gli europei preoccupati per la pressione della Casa Bianca sulla Groenlandia?
«Sì, è ora di reagire. È ora di fare sul serio e smettere di essere complici. È ora di stare dritti e saldi, di avere spina dorsale. L’ho visto negli Stati Uniti, con il Congresso supino che gioca su due fronti: dicono una cosa in un messaggio o in un tweet e un’altra in pubblico. È ora di avere dei principi. È ora di stare dritti e forti. E di restare uniti».
Ma cosa consiglia agli europei?
«Gli europei dovrebbero decidere da soli cosa fare. Ma una cosa che non possono fare è continuare a fare quello che hanno fatto finora, perché sono stati manipolati. Questo tizio (Trump, ndr ) sta manipolando la gente, li prende per scemi. È imbarazzante».
Gli europei pensano che la diplomazia alla fine funzionerà.
«Diplomazia, con Trump? È un T-Rex. O ti allei con lui o ti divora, non ci sono vie di mezzo. La gente deve reagire».
E gli europei stanno per essere divorati?
«Potrebbero esserlo se continuano su questa strada. Devono rimanere saldi, uniti.
Avremmo dovuto avere questa conversazione un anno fa e loro non l’hanno fatto. Ora ne state pagando il prezzo»
L’assenza di reazione potrebbe portare alla fine dell’Unione europea?
«Non voglio essere iperbolico, ma questo tizio è una palla da demolizione. Spero che la gente stia aprendo gli occhi. Questo è un codice rosso. E voi state ancora giocando secondo tutte le regole. Ragazzi, questo tizio è senza freni. Con lui è la legge della giungla.
Spero che il mondo stia iniziando a capire con cosa abbiamo a che fare. È una cosa seria. Questo tizio non è pazzo. È molto determinato, ma è fuori controllo e squilibrato».
Qual è il suo obiettivo?
«L’obiettivo è quello che lui vuole che sia. L’obiettivo è un mondo a sua immagine.
È un narcisista. Insomma, è questione di buon senso. Perché la gente non fa pubblicamente quello che dice in privato? Perché non fanno semplicemente quello che sanno che è giusto? Tutti parlano alle sue spalle. Ridono di lui. Intanto gli leccano i piedi. È imbarazzante. È questo il comportamento che date come esempio ai nostri figli? Questa non è diplomazia. È stupidità».
Trump cercherà una soluzione militare sulla Groenlandia?
«Non lo so. Chi può sapere cosa succede con Donald Trump. Avete visto cosa è successo a Maduro. Avete visto cosa sta succedendo nelle strade americane, cosa è successo in California, dove ha schierato 700 marines in servizio attivo. Ora ci sono 1.500 membri delle forze armate in servizio vicino a Minneapolis.
Questo tizio ha instaurato uno Stato di polizia. C’è un tizio con l’uniforme delle SS, Greg Bovino. Avete visto cosa sta succedendo con l’Ice, la polizia segreta, le persone che scompaiono? Svegliatevi. Dove diavolo siete stati tutti? Smettetela con questa diplomazia del c… fatta di convenevoli. Smettetela di dire una cosa in privato e un’altra in pubblico. Abbiate un po’ di spina dorsale».
(da agenzie)
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