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NATI IN FRANCIA CON IL SOGNO DI COMBATTERE IN SIRIA

Luglio 26th, 2016 Riccardo Fucile

UNO DEI DUE KILLER ERA STATO ARRESTATO PER TERRORISMO

Al momento non sono molti gli elementi disponibili per tracciare il profilo dei due terroristi che questa mattina sono entrati in azione nella chiesa di Saint-Etienne-de-Rouvray, nei pressi di Rouen.
Ma ancor prima di conoscere l’identità  dei due uomini, uccisi dalle forze speciali francesi dopo aver sgozzato un anziano sacerdote e ridotto in fin di vita un parrocchiano, quei pochi elementi concorrono a un primo pesante giudizio.
Non su di loro, ma sulle autorità  francesi. Per la superficialità  con cui hanno affrontato la minaccia jihadista che covava sotto la cenere anche in Normandia.
La stessa superficialità  esibita a Nizza la sera del 14 luglio.
I due “soldati” dello Stato Islamico, come vengono definiti nella rivendicazione di Daesh, erano francesi e originari di Saint-Etienne-de-Rouvray, secondo quanto riferiscono fonti “bene informate” citate da BFM-TV.
Sarebbero stati addirittura riconosciuti dalle vittime dell’attacco.
L’attenzione è concentrata soprattutto su uno dei due, di cui è trapelato il nome, Adel, l’iniziale del cognome, K., l’età , 19 anni.
Viveva a Saint-Etienne-du-Rouvray, a casa dei genitori. Ed era ben noto alle forze dell’ordine. Perchè Adel K. era costretto a portare il braccialetto elettronico, come conferma una fonte vicina all’indagine all’Afp, a seguito di una vicenda per la quale avrebbe dovuto trovarsi in modo naturale sotto ben più stretta sorveglianza in un Paese come la Francia, da quasi due anni oppresso dalla cappa del terrorismo di matrice islamista.
Adel K. era un aspirante jihadista che nel 2015 aveva cercato per due volte di raggiungere la Siria per unirsi allo Stato Islamico.
In maggio era stato intercettato e respinto dalla Turchia, quindi arrestato all’aeroporto di Ginevra. Secondo il quotidiano svizzero La Tribune de Genève, Adel K. aveva trascorso qualche giorno in cella nel carcere ginevrino di Champ-Dollon, poi era stato estradato in Francia.
Condannato per associazione a delinquere con finalità  di terrorismo, Adel K. aveva scontato quasi un anno di detenzione per poi essere scarcerato il 22 marzo scorso e posto in libertà  vigilata con l’applicazione del braccialetto elettronico.
Contro il provvedimento la Procura antiterrorismo di Parigi aveva fatto ricorso senza successo.
Con il segnalatore alla caviglia, il 19enne poteva disporre di libertà  di movimento per quattro ore, dalle 8.30 alle 12.30.
Così Adel K. ha sfruttato quella “finestra” temporale per portare a compimento l’attacco costato la vita a un parroco e il ferimento grave di un’altra persona, scattato con l’irruzione nella chiesa intorno alle 9.30.
Ad aggravare il quadro, le dichiarazioni rese ai media da due giovani musulmani di Saint-Etienne du Rouvray in forma anonima.
Parole da prendere con la dovuta cautela, in attesa che le indagini evidenzino in esse un fondo di verità .
“E’ un coglione – afferma uno degli intervistati riferendosi ad Adel K. -. Ha tolto la vita a gente che non c’entrava niente con le sue storie. Era arrabbiato perchè voleva andare in Siria e lo hanno fermato. Voleva vendicarsi per essere stato in prigione. Poteva vendicarsi in prigione invece di fare una cosa cosi nel quartiere”.
Il ragazzo prosegue, aggiungendo al racconto un altro inquietante elemento. L’esistenza di un fratello di Adel K. attualmente in Siria con il Daesh.
“Hanno provato ad andare in Siria, lui e il fratello. Hanno truccato i documenti, li hanno scambiati, una cosa del genere. Ma lui è stato fermato e rimandato indietro, era furioso. Il fratello però è passato, sta là  adesso”.
“Sì, è lì e si addestra – gli fa eco il secondo giovane musulmano – dicono che manda anche foto dal campo in Siria”.
Anche l’emittente francese Rtl riporta la testimonianza di “due amici” di Adel K., forse gli stessi, incastrando un’altra tessera nel puzzle dell’orrore che, mai come in questo caso, poteva essere evitato.
Uno dichiara: “Mi disse: sul Corano e sulla Mecca, attaccherò una chiesa. Me lo disse due mesi fa uscendo dalla moschea. Sulla vita di mia madre, non gli ho creduto. Ma non mi sono stupito, me ne parlava tutto il tempo. Parlava dell’islam, che avrebbe fatto cose del genere”.
Passano le ore ed ecco saltare fuori un’intervista rilasciata dalla madre di Adel K. un anno fa a La Tribune de Geneve all’epoca dell’arresto.
La donna individuava nella strage della redazione di Charlie Hebdo il “detonatore” della radicalizzazione di suo figlio.
“A partire da gennaio 2015 (mese dell’attacco al giornale satirico), da che era un ragazzo allegro, gentile, amante della musica e delle uscite con gli amici, ha iniziato a frequentare assiduamente la moschea”.
In meno di tre mesi e, secondo la donna, Adel K. era un’altra persona: “Diceva che in Francia non si poteva osservare tranquillamente la sua religione, parlava con espressioni che non gli appartenevano, era come stregato”.
Adel K. aveva iniziato a chattare su Facebook con altri soggetti radicalizzati e il 23 marzo aveva messo in atto il cosiddetto “Piano A”: prendere un treno per la Bulgaria, proseguire per la Turchia e passare in Siria per unirsi l’Is. Fallito. Del “Piano B” oggi parla il mondo.
Raccontando l’orrore di Saint-Etienne-de-Rouvray, c’è chi si è chiesto come sarebbe stato possibile immaginare e prevenire che il terrorismo colpisse in una piccola chiesa alla periferia di Rouen. Probabilmente sarebbe stato possibile.
Questa volta è Le Parisien a ricordare come a fine novembre 2015, sulla scia degli attentati di Parigi, fosse stata tracciata una filiera jihadista nel Dipartimento della Seine-Maritime in Normandia.
Giovani adepti dell’Islam radicale, aspiranti jihadisti desiderosi di raggiungere la Siria, erano soliti ritrovarsi in due moschee: una proprio a Saint-Etienne-du-Rouvray, l’altra a Saint-Pierre-lès-Elbeuf.
I sospetti erano stati interrogati dalla Direction gènèrale de la sècuritè intèrieure (DGSI) ed era emerso come tutti orbitassero attorno alla moschea di tendenza salafita di Saint-Etienne-du-Rouvray.
All’epoca, il procuratore di Rouen, Jean-Franà§ois Bohnert, dichiarò: “Abbiamo a che fare con gente giovane, che all’inizio si frequentava via internet. Poi (in moschea) l’occasione di entrare in contatto, vedersi, arruolare nuovi membri e soprattutto distinguere gli uni dagli altri”.
Tre dei giovani interrogati, un ragazzo e due ragazze, erano stati tratti in arresto a Saint-Pierre-lès-Elbeuf. Un quarto ricercato, un 22enne originario di Vernon (Eure, altro Dipartimento della Normandia), fu considerato già  in Siria con lo Stato Islamico. Anche lui frequentava la moschea salafita di Saint-Etienne-du-Rouvray.
Non era la prima volta che una filiera jihadista veniva alla luce in Normandia. Originario del villaggio di Bosc-Roger-en-Roumois, sempre nell’Eure, è anche Maxime Hauchard, 22 anni, riconosciuto in un video come uno dei macellai dell’Is che sgozzarono 18 ostaggi siriani.
Hauchard è ritenuto essersi unito al Daesh dal 17 agosto del 2013 e figura sulla lista dei terroristi più ricercati dagli Stati Uniti.
Nel suo “percorso formativo” al Jihad, Hauchard ha svolto anche il ruolo di reclutatore. In particolare, si era tirato dietro un amico del suo villaggio di cui è noto solo il nome, Jean, iglio di agricoltori e brillante studente.
I due avevano lavorato nella stessa pizzeria “halal” di   Bourg-Achard, a due passi da Bosc-Roger-en-Roumois, dove facevano consegne a domicilio.
Dal 2012 Jean è in Arabia Saudita, ufficialmente per “studiare teologia”.

(da “La Repubblica”)

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LA CONDANNA DELLE COMUNITA’ ISLAMICHE FRANCESI: “ATTO TERRORISTICO VILE E BARBARO, SOLIDARIETA’ AI CRISTIANI”

Luglio 26th, 2016 Riccardo Fucile

APPELLO A TUTTI I FRANCESI PER COMBATTERE UNITI IL TERRORISMO

“Un atto terroristico vile e barbaro”. Con queste durissime parole il Conseil Franà§ais du Culte Musulman, l’organo rappresentativo ufficiale delle comunità  islamiche francesi, condanna l’attacco alla chiesa di Saint-Etienne-du-Rouvray, in Normandia, dove due affiliati all’Isis hanno preso in ostaggio e poi sgozzato un sacerdote di 84 anni.
L’attentato è stato rivendicato dal Califfato pochissime ore dopo l’episodio.
E rapidamente è arrivato anche il comunicato colmo di disgusto del Consiglio francese per il culto musulmano: “Un sacerdote è stato vigliaccamente assassinato. Condanniamo con estrema forza questo atto terroristico vile e barbaro che colpisce nuovamente il nostro Paese, dopo pochi giorni dalla strage di Nizza”, scrivono gli imam.
“Il Cfcm esprime grande emozione e solidarietà  ai cristiani di Francia”, continua il comunicato, informando che il presidente dell’associazione ha inviato un messaggio di cordoglio al presidente della conferenza episcopale francese mons. George Pontier.
Infine un appello a tutti i francesi per combattere il terrorismo senza dividersi: “Dinnanzi alla gravità  della situazione, questo Consiglio rivolge un nuovo appello a tutta la Nazione affinchè rimanga unita e solidale. La successione degli atti terroristi in questa estate colma di morte dimostra ancora una volta la necessità  di una mobilitazione senza preedenti di tutte le energie e la coesione di tutti i componenti della comunità  nazionale per mettere fine al flagello del terrorismo”.
Analoga condanna anche dall’imam che conosceva personalmente il sacerdote assassinato, padre Jacques Hamel, tanto da definirlo “un amico”.
Si tratta del presidente del Consiglio regionale per il culto musulmano dell’Alta Normandia, Mohammed Karabila, che si è detto “sconvolto per la morte del mio amico”.

(da “Huffingtonpost“)

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“ARMATO SOLO DI FRATERNITÀ E AMORE”

Luglio 26th, 2016 Riccardo Fucile

CHI ERA PADRE JACQUES HAMEL, UCCISO DAI TERRORISTI DELL’ISIS

Il santo Etienne era un ebreo e venne considerato a posteriori come primo martire della cristianità . Jaques Hamel era uno dei preti della parrocchia di Saint-Etienne du Rouvray e, se la matrice terroristica dei suoi assassini fosse confermata, sarebbe il primo parroco martire del terrore dell’Isis che sta sconvolgendo questa parte di secolo.
Otto anni fa Jacques Hamel festeggiò il suo “giubileo d’oro”.
Nel 2008 spegneva infatti le candeline di 50 anni di sacerdozio. Le sue uniche “armi”, come ha ricordato la diocesi francese scossa dalla sua morte, erano “la fraternità  e l’amore”.
Nato nel 1930 a Darnetal e ordinato nel 1958 Hamel era oggi prete ausiliario della parrocchia di Saint Etienne du Rouvray
Vista l’età  da qualche tempo aiutava padre Auguste Moanda-Phauati nella gestione della parrocchia.
A padre Moanda il compito, in quella comunità  di poco più di 20mila anime, di celebrare comunioni e cresime mentre padre Jacques continuava a celebrare qualche messa proprio come quella di questa mattina quando alle 9.45 due terroristi hanno fatto irruzione nella chiesa.

(da “Huffingtonpost”)

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ISIS COLPISCE IN NORMANDIA, DUE UOMINI IRROMPONO IN UNA CHIESA: SGOZZATO IL PARROCO, FERITI TRE FEDELI

Luglio 26th, 2016 Riccardo Fucile

UNO DEI KILLER AVEVA IL BRACCIALETTO ELETTRONICO, FALLE NELLA SICUREZZA FRANCESE

È terminato l’assalto in una chiesa vicino Rouen, in Normandia: i due assalitori che avevano preso in ostaggio un sacerdote e diverse fedeli, tra le quali due suore, sono stati uccisi dalla polizia francese.
Non è ancora chiaro se le vittime siano due o una. Il prete, Jacques Hamel, è stato sgozzato e ucciso. I due terroristi erano entrati attraverso la porta posteriore della chiesa durante la Messa mattutina. L’Isis ha rivendicato l’attacco a Rouen affermando che è stato compiuto da due ‘soldati’ del gruppo. Lo riferisce l’agenzia Aamaq.
Uno dei due assalitori aveva scontato un anno di prigione ed era stato liberato il 22 marzo: è quanto riferiscono fonti giudiziarie citate da I-Tèlè.
Nel 2015 cercò di arruolarsi nella jihad in Siria ma venne bloccato alla frontiera turca. All’uscita di prigione, il 22 marzo, era stato posto in libertà  vigilata con il braccialetto elettronico. Poteva uscire di casa ogni giorni dalle 8:30 alle 12:30.
Il presidente Francois Hollande, recatosi sul posto, ha condannato “l’ignobile assalto” e ha spiegato che si tratta di un attentato terroristico perpetrato da due individui che hanno agito “in nome dell’Isis”.
Il presidente francese ha continuato: “Ci troviamo ancora una volta di fronte a una prova, la minaccia è molto elevata”.
“È una guerra da condurre con tutti i mezzi nel rispetto dei diritti” ha aggiunto Hollande ricordando che i “terroristi vogliono dividerci”. “Sono voluto venire qui per esprimere il nostro dolore e sostegno anche alle forze di sicurezza che hanno evitato un bilancio ancora più pesante. Ringrazio pompieri, soccorsi, tutto il personale intervenuto rapidamente”.
Uno dei due assalitori di Saint-Etienne-de-Rouvray era stato condannato nel 2015 per un tentativo di arruolamento nella jihad in Siria.
Non ci riuscì e venne fermato alla frontiera turca: è quanto riferiscono fonti di polizia citate da diversi media francesi. “Era stato liberato e posto sotto sorveglianza con il braccialetto elettronico. La procura antiterrorismo aveva fatto appello contro questa decisione”.
Informazioni che devono ancora trovare l’ufficiale conferma delle autorità  francesi.
L’assalitore non sarebbe stato schedato come un vero e proprio potenziale terrorista, quindi come una sicura minaccia per la sicurezza nazionale, bensì come un “velleitario del jihad”, cioè piuttosto come fanatico con ambizioni radicali ma senza un’effettiva capacità  di realizzarle.
Non sarebbe dunque stato schedato con la ‘S’ riservata ai criminali più pericolosi.
E’ quanto riferisce l’edizione on-line del quotidiano ‘Le Figaro’, che cita fonti investigative riservate, secondo cui comunque è ancora in corso l’identificazione.

(da “Huffingtonpost“)

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ALTRO MATTO IN GERMANIA SI FA ESPLODERE VICINO A UN FESTIVAL MUSICALE, MUORE SOLO LUI

Luglio 25th, 2016 Riccardo Fucile

E’ UN RIFUGIATO SIRIANO DI 27 ANNI IN CURA PSICHIATRICA, CON DUE TENTATI SUICIDI E REATI DI DROGA ALLE SPALLE

Continua la scia di sangue nel sud della Germania. E in Baviera è ancora terrore. Uno scoppio improvviso, alle 22 di ieri sera, dinanzi a un ristorante nel centro di Ansbach. La gente è in preda al panico, il Paese vive l’ennesimo incubo. Il terzo in 48 ore.
Un rifugiato siriano di 27 anni, che soffriva di disturbi psichici, si è fatto saltare in aria durante un festival musicale, provocando 12 feriti, nessuno dei quali in pericolo di vita.
Il concerto è stato immediatamente interrotto e i circa 2.500 spettatori sono stati allontanati dall’area. Inizialmente Bild online e Ntv avevano dato come possibile causa una fuga di gas, poi la sindaca Carda Seidel ha parlato di un ordigno. Quindi la polizia ha reso noto che l’unica vittima era l’attentatore.
In una successiva conferenza stampa, il ministro dell’Interno bavarese, Joachim Herrmann, ha precisato che l’uomo aveva cercato di entrare nell’area in cui si svolgeva il concerto ed era stato bloccato dagli addetti alla sicurezza perchè non aveva il biglietto.
Ora si sa che l’attentatore soffriva di disturbi psichici. La sua domanda d’asilo era stata respinta un anno fa, ma gli era stato concesso di continuare a vivere in Germania con un permesso di soggiorno provvisorio in considerazione del conflitto in Siria.
Aveva tentato il suicidio due volte ed era stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. Viene però descritto come ” un tipo che non dava nell’occhio, gentile e cordiale” dal direttore dell’ufficio sociale della città  sulla base delle informazioni fornite dai suoi collaboratori. Non è ancora chiaro se abbia agito con intento suicida o se volesse uccidere.
Subito dopo la deflagrazione ci sono state scene di panico. La zona è stata immediatamente isolata dalla polizia, dai reparti speciali e dai vigili del fuoco. Forze dell’ordine e mezzi di soccorso sono stati coordinati dall’alto da un elicottero. Nel municipio è stata istituita un’unità  di crisi.
La Germania è ancora sotto shock per la strage di Monaco e il livello di allarme è altissimo.

(da “La Repubblica”)

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“UN DEPRESSO EMULO DI BREIVIK, L’ISIS NON C’ENTRA”

Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

ALI SONBOLY HA AGITO DA SOLO, TROVATI LIBRI SU STRAGI, “CHIARI LEGAMI” CON BREIVIK

La follia omicida di un depresso, non un terrorista islamico.
Il 18enne tedesco-iraniano autore della strage di Monaco di Baviera è stato identificato come Ali Sonboly da alcuni media britannici tra cui il Daily Mail e il Telegraph.
Il giovane potrebbe aver lanciato l’annuncio dei menù gratis per attirare clienti al McDonald utilizzando il profilo di una ragazza, Selina Akim.
Secondo la testimonianza di un vicino raccolta dal sito web del settimanale Stern, il padre del giovane è un tassista mentre la madre ha lavorato nella catena di grandi magazzini Karstadt.
La polizia di Monaco ha reso noto che fra le vittime del killer che ieri sera ha ucciso 9 persone ci sono 5 minori. Gli altri 4 morti sono “adulti”, ha aggiunto un portavoce. Sono 27 i feriti, di cui 10 in gravi condizioni. Non ci sono vittime fra i turisti.
L’autore della strage ha agito solo, non aveva complici, e a casa sua non è stato trovato materiale legato a Isis, ma solo documentazione su stragi del passato: lo ha detto in conferenza stampa Hubertus Andrae, capo della polizia di Monaco, precisando che “non c’è alcun legame” tra la strage e il tema dei profughi.
Andrae ha detto che le indagini continuano negli ambienti frequentati dal ragazzo. Ha usato una pistola Glock 9mm con la matricola abrasa, ed aveva circa 300 proiettili nello zaino. Si è suicidato con un colpo in testa. Il killer di Monaco “si trovava in cura medica e psichiatrica e si trattava di una malattia depressiva” ha annunciato il rappresentante della procura. “Questo dovrebbe dare un quadro generale della persona”, ha aggiunto.
“È evidente il legame” dell’eccidio di Monaco con la strage compiuta da Anders Breivik a Utoya di cui ieri cadeva il quinto anniversario, ha detto il capo della polizia. Uno dei libri trovati in casa si intitola “La furia nella testa: Perchè gli studenti uccidono”.
Trovato anche altro materiale e documenti che testimoniano, hanno spiegato gli inquirenti, il suo interesse ossessivo per le stragi e le sparatorie di massa commesse da giovani e studenti. La polizia ha sequestrato anche il computer del 18enne tedesco di origine iraniana.
L’autore della strage ha violato il profilo Facebook di una terza persona per pubblicare il finto annuncio sul social network che offriva cibo gratis in un ristorante McDonald’s vicino al centro commerciale Olympia dove è avvenuta la carneficina: lo ha detto il procuratore capo della polizia di Monaco, Thomas Steinkraus.
Il britannico Mail online, spiega che l’attentatore ha pubblicato il messaggio incriminato sul profilo Facebook di una certa Selina Akim.
Il tabloid spiega che si tratta di un finto profilo e pubblica il testo del presunto messaggio: ‘Venite oggi alle 16:00 da Meggi (McDonald’s, ndr) all’OEZ (l’acronimo del centro commerciale Olympia di Monaco, ndr). Posso comprarvi qualcosa se volete, ma niente di troppo caro”.

(da “Huffingtonpost“)

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ATTENTATO MONACO, IL KILLER SUL TETTO LITIGA CON UN UOMO: “PER COLPA VOSTRA VITTIMA DI BULLISMO”

Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

INSULTI CONTRO GLI STRANIERI CONFERMATI DA DUE TESTIMONI

Uno scambio di accuse e insulti, molto acceso, in dialetto bavarese. È un video in cui un cittadino, dal tetto del palazzo adiacente al centro commerciale OEZ di Monaco di Baviera dove è avvenuto l’attacco che ha provocato numerose vittime, insulta l’attentatore chiamandolo con l’equivalente tedesco di “stronzo” .
Il killer dice “sono tedesco”, nato in Germania, in un quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico (‘Harz IV’).
La discussione è molto animata. L’attentatore dice di essere stato in cura, il suo interlocutore lo insulta dicendogli che quello è il luogo dove dovrebbe stare, “in cura psichiatrica”.
Secondo altri media, l’assalitore, che secondo la polizia si è suicidato e avrebbe agito da solo, avrebbe gridato “Turchi di m***a”.
La Bild aveva precedentemente citato il racconto fatto da un testimone oculare all’emittente tedesca Rtl, secondo cui l’uomo aveva gridato “ScheiàŸ Auslà¤nder”, cioè “Stranieri di m***a”.
Gli insulti nei confronti degli stranieri sono stati confermati anche da un altro testimone, Luan Zequiri.
L’uomo ha raccontato all’emittente n-tv che si trovava nei pressi del McDonald’s teatro della sparatoria e che ha sentito l’attentatore urlare “molto forte” insulti nei contro gli immigrati.
A questo punto l’attentatore e l’uomo sul balcone cominciano a urlare l’uno contro l’altro.
L’uomo sul balcone sembra rivolgersi alle persone che stanno riprendendo la scena in video e dice riferendosi all’attentatore: “Ha una pistola, il tipo ha una pistola”.
Voce fuori campo: “Turchi del cazzo!”.
Uomo sul balcone: “Straniero del cazzo”.
L’uomo sul balcone si rivolge a qualcun altro: “Ehi! Quello ha una pistola! Ha caricato la sua pistola. Chiamate i poliziotti”.
Attentatore: “Io sono tedesco”.
Uomo sul balcone: “Tu sei un coglione, ecco cosa sei”.
Attentatore: “Smettetela di filmare!”.
Uomo sul balcone: “Tu sei un coglione. Che cazzo stai facendo?”.
Attentatore: “Sì cosa, io sono nato qui”.
Uomo sul balcone: “Sì e che cazzo credi di fare?”.
Attentatore: “Io sono cresciuto qui nella zona della Hartz 4” (riferito al quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico, ndr).
L’uomo sul balcone e l’attentatore parlano allo stesso tempo.
Uomo sul balcone: “Sì, il trattamento è quello che fa per te”.
Attentatore: “Io qui non ho fatto niente per (incomprensibile)… Per favore stai zittò.
Uomo sul balcone: “Sei un pezzo di merda”.
Uomo sul balcone alle persone vicine: “Ehi, quello sta al piano superiore”.
La persona con la videocamera corre al riparo quando l’attentatore comincia a sparare e l’uomo sul balcone dà  del “pezzo di merda” all’attentatore.
Uomo sul balcone: “Scommetto che da tempo stanno cacando nella tua testa”.
Attentatore: “No, non lo stanno facendo, non lo stanno facendo, questo è il punto. Non lo stanno facendo”.
Poi il video si interrompe. Poco dopo è iniziata la sparatoria.

(da “La Repubblica”)

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“GESTO DI FOLLIA, NESSUN COLLEGAMENTO CON L’ISIS”: SUICIDA IL 18ENNE TEDESCO DI ORIGINE IRANIANA

Luglio 23rd, 2016 Riccardo Fucile

IL PM: “CHIARO LEGAME CON BREIVIK, MA IL KILLER ERA IN CURA PSICHIATRICA”… ALL’ORIGINE DEL GESTO IL BULLISMO CUI ERA VITTIMA A SCUOLA

Dieci morti e 27 feriti, tre dei quali in modo grave, nella strage compiuta ieri pomeriggio a Monaco di Baviera tra un ristorante McDonald’s e un affollato centro commerciale a nord della città .
A sparare, ha annunciato in nottata dalla polizia, è stato un ragazzo di 18 anni, nato e cresciuto in Baviera, ma di origini iraniane.
Secondo alcuni media britannici il giovane è stato identificato come Ali Sonboly. Il padre del ragazzo è un tassista e la madre lavora nella catena di grandi magazzini Karstadt. Dei numerosi feriti, solo 4 sono stati raggiunti da colpi di pistola.
Il ragazzo ha ucciso 9 persone e poi si è sparato.
Una giornata di lutto nazionale è stata proclamata per oggi in Baviera, in memoria delle vittime dell’attentato. Il presidente del Land ha dato disposizione che in tutti gli edifici pubblici vengano esposte bandiere a mezz’asta.
Il killer, con doppia cittadinanza tedesca e iraniana e da diversi anni residente a Monaco, ha iniziato a sparare con una pistola poco prima delle 18 davanti al fast food. È stato inseguito da agenti in borghese e poi, come confermato dal capo della polizia di Monaco, Hubertus Andrae, si è suicidato a circa un chilometro dal centro commerciale “Olympia”, teatro del massacro.
Il caos iniziale e le voci su un’auto partita a forte velocità  con tre persone a bordo avevano fatto pensare inizialmente all’azione di un commando. Gli investigatori ora escludono che il giovane avesse complici o che ci fossero altri attentatori
Interrogato il padre del killer.
Il diciottenne viveva con i genitori nella periferia della città , a Maxvorstadt. Il giornale Bild ha scritto che andava a scuola nei pressi di casa e cita un suo vicino che lo aveva visto anche ieri: “Abitava vicino a me, lo conoscevo – ha detto il ragazzo-, un mio amico era suo compagno di classe e diceva che era un tipo tranquillo”.
Il padre del killer stato portato in caserma dalla polizia per essere interrogato e per verificare una circostanza legata ad alcune frasi urlate dal giovane mentre si trovava sul tetto del centro commerciale: parlando a distanza con un uomo che lo insultava da una finestra, il killer avrebbe detto tra l’altro: “Sono sotto trattamento”.
Gesto di un ‘forsennato’, nessun legame con Is.
La polizia bavarese, nel corso di una conferenza stampa, ha firnito alcune informazioni relative al killer: “era uno studente che viveva in un appartamento di una stanza che è stato perquisito. Nessun rapporto con l’Is”.
Il ragazzo, sostengono gli investigatori, ha agito solo, non aveva complici, e a casa sua non è stato trovato materiale legato allo Stato islamico, ma solo documentazione su stragi del passato: il capo della polizia di Monaco ha anche precistao che “non c’è alcun legame” tra la strage e il tema dei profughi. Quindi si propende per l’ipotesi di un gesto di “un forsennato”.
Certo è, per gli investigatori, il legame con la strage compiuta da Anders Breivik a Utoya 5 anni fa (77 morti) “di cui ieri cadeva il quinto anniversario”.
Per la Dpa, che cita fonti dei servizi tedeschi, il killer aveva trascorso molto tempo davanti al pc utilizzando giochi di sparatorie ed ammirava l’autore della strage di Winnenden, nei pressi di Stoccarda, dove nel 2009 uno studente 17enne uccise 15 persone in una scuola.
Nessun ‘parallelismo’, invece, con il recente attacco a colpi di ascia e coltello sul treno a Wuerzburg. Sulle frasi urlate durante l’attacco, le dichiarazioni dei testimoni sono contrastanti e non chiariscono il movente.
Zaino pieno di proiettili.
Il killer ha usato una pistola Glock 9mm con la matricola abrasa, ed aveva circa 300 proiettili nello zaino, dicono ancora gli investigatori. Stando a quanto riferito dal   procuratore di Monaco Thomas Steinkraus-Koch, l’autore della strage si era sottoposto a terapia psichiatrica per curare la depressione: “Soffriva di crisi depressive ed era stato ricoverato nel 2012”, hanno spiegato gli inquirenti.
Il dialogo dal tetto.
Indagini anche sul video che ha ripreso un dialogo tra lo sparatore e un cittadino poco prima della strage: una persona, da un palazzo adiacente al centro commerciale, lo insulta chiamandolo con l’equivalente tedesco di “stronzo”.
Lo scambio fra i due avviene in dialetto bavarese. L’attentatore dice “sono tedesco, nato in Germania, in un quartiere povero e abitato da percettori di sussidio pubblico”. E fa riferimento al fatto di essere stato vittima di bullismo. In una chat room, un autore anonimo ha rafforzato questa pista:”Conosco questo maledetto, il suo nome è Ali Sonboly, era in classe mia, lo prendevamo sempre in giro e lui diceva sempre che ci avrebbe ucciso”, ha riportato il Daily Mail.
Vittime giovani. Tra le nove vittime dell’attacco di Monaco (la decima è l’assalitore, che si è suicidato) ci sono tre donne, ha detto Andrae, confermando che fra i morti ci sono cinque minorenni. Il capo della polizia ha riferito che alcune delle vittime hanno le seguenti età : una di 15 anni, tre di 14, una di 19, una di 20 e una di 45. I morti erano tutti “residenti a Monaco”, ha aggiunto. Secondo il ministero degli Esteri di Pristina, tra i morti ci sono anche tre giovani cittadini del Kosovo. Tra gli altri morti, tre sono turchi e uno è greco.
Violato profilo Facebook per attirare giovani.
L’autore della strage di Monaco ha violato il profilo Facebook di una persona per pubblicare il finto annuncio sul social network che offriva cibo gratis in un ristorante McDonald’s vicino al centro commerciale Olympia dove è avvenuta la carneficina: lo ha detto il procuratore capo della polizia di Monaco, Thomas Steinkraus, durante una conferenza stampa.
A quanto pare, il killer ha pubblicato un messaggip sul profilo di una certa Selina Akim: ‘Venite oggi alle 16:00 da Meggi (McDonald’s, ndr) all’OEZ (l’acronimo del centro commerciale Olympia di Monaco, ndr). Posso comprarvi qualcosa se volete, ma niente di troppo caro”.

(da “La Repubblica”)

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MONACO SOTTO ASSEDIO, SPARI IN CENTRO COMMERCIALE, ALMENO SETTE MORTI, ATTENTATORI IN FUGA

Luglio 22nd, 2016 Riccardo Fucile

LA POLIZIA: “AL MOMENTO NESSUNA INDICAZIONE DI PISTA ISLAMICA”… UNO DEGLI ATTENTATORI: “SONO TEDESCO, STRANIERI DI MERDA”

Monaco di Baviera è sotto assedio per un attentato terroristico in corso.
Le autorità  hanno dichiarato “lo stato d’emergenza” in tutta la città . Arrivate le forze Speciali Gsg9 della polizia per dare la caccia ai tre sospetti attentatori che al centro commerciale Olympia hanno ucciso almeno 6 persone ferendone molte altre.
La polizia ha anche esortato i cittadini di tutta la città  – dove ogni trasporto pubblico è stato sospeso – a restare in casa. In un comunicato ufficiale la polizia di Monaco ha parlato di una “grave situazione terroristica”.
Tutto è iniziato poco prima delle 18 in un fast food nel centro commerciale nel quartiere Moosach, la zona che ospitò il villaggio delle Olimpiadi del 1972, ma per parlare di terrorismo la polizia ha atteso le 20.
Le esplosioni si sentono chiaramente in un video amatoriale trasmesso dalle tv all news tedesche, in cui si vede la gente in fuga e un uomo che esce dal McDonald’s con una pistola in mano sparando sui passanti. Non si sa ancora chi lo abbia pubblicato su Twitter.
C’era anche un uomo che sparava dal tetto del centro commerciale.
Lo riferiscono testimoni ai media locali, mentre le tv mostrano un video che mostra appunto un uomo, molto probabilmente armato, sul tetto del centro commerciale. “Testimoni hanno riferito di tre persone con armi da fuoco”: lo scrive la polizia di Monaco sulla sua pagina Facebook
Secondo il quotidiano Tagersspiegel, che cita fonti della polizia, almeno uno dei tre killer che ha aperto il fuoco avrebbe indossato un giubbotto antiproiettile.
Le stesse fonti riferiscono che gli attentatori sarebbero armati con fucili d’assalto. Testimoni oculari hanno detto che gli autori della sparatoria imbracciavano “fucili” e hanno sparato a caso sui passanti. Lo ha riferito la tv bavarese Br, aggiungendo che le motivazioni dell’attacco sono ancora ignote.
Il giornale ha anche pubblicato un video, che sembra girato da un edificio sovrastante al tetto del supermercato della sparatoria, in cui si vede il presunto attentatore. Secondo il quotidiano il presunto terrorista urla “sono tedesco”.
La tv N24 ha riferito che una testimone oculare avrebbe sentito uno dei tre attentatori gridare “stranieri di merda”.
La notizia non ha al momento una conferma ufficiale ma viene riferita anche dal sito del quotidiano locale Abendzeitung citando “altri testimoni”, ma aggiunge che si tratta di “voci”.
Il sito della rivista tedesca Focus riferisce che sarebbe stato arrestato uno dei tre terroristi. Ma la polizia ha smentito.
In centro si sono diffuse voci, anche queste poi smentite, di altri attentati. Ci sono state scene di panico, le persone che affollavano l’area pedonale hanno gridato, alcune sono scoppiate in lacrime, accentuando il caos.
La situazione resta totalmente caotica. Testimoni oculari riferiscono che tutti i negozi del centro di Monaco sono chiusi con i clienti asserragliati all’interno che non escono. La stessa polizia ha lanciato l’appello a non percorrere le piazze e a cercare rifugio dove possibile.
Oltre ad evacuare tutta la metro la polizia ha chiuso la stazione centrale della città  bavarese, la Hauptbahnof. Bloccati tutti i treni in arrivo e in partenza. In stazione la gente ha iniziato a camminare sui binari per scappare. Il traffico automobilistico in entrata verso la città  è bloccato. Fermi i trasporti pubblici
Una portavoce delle forze dell’ordine ha confermato che nel centro è in corso una seconda operazione di polizia, separata rispetto a quella scattata in seguito alla sparatoria nel centro commerciale.
Testimoni citati dalla stampa locale hanno parlato di 15 corpi a terra. Altre fonti riferiscono di almeno sei morti.
“Al momento è in corso una grande operazione, si prega di evitare la zona”, scrive la polizia di Monaco di Baviera su Twitter. “A causa della situazione ancora poco chiara chiediamo a tutte le persone nell’area urbana di Monaco di stare a casa o di cercare protezione negli edifici vicini a dove si trovano”, afferma ancora la polizia
“La polizia è molto nervosa, gruppi di 10-12 poliziotti pattugliano la zona dove è avvenuta la sparatoria e si muovono armi alla mano in tutte le direzioni”, riferisce un reporter della tv pubblica bavarese Br sul luogo.
Sul posto sono giunte le truppe speciali, pompieri e decine di ambulanze. “L’intera zona attorno al centro commerciale Olympia è stata evacuata, l’azione della polizia è in corso”.
Il presidente della Baviera Horst Seehofer e il ministro dell’Interno del Land Joachim Hermann hanno riunito l’unità  di crisi alla cancelleria di Monaco. Hermann è rientrato precipitosamente in città  appena avuta notizia della sparatoria.
La Farnesina ha attivato l’Unità  di crisi. Lo ha annunciato il ministero degli Esteri in un tweet. Sono in corso verifiche con il consolato generale italiano
I social media hanno attivato un “safety check” dopo l’attentato di Monaco per far sapere ad amici e followers che si sta bene. E come già  accaduto in altri attentati diversi abitanti di Monaco offrono ospitalità  a chi è rimasto in mezzo alla strada. Usano su Twitter l’hashtag #OffeneTà¼r oppure #opendoor, ovvero ‘porta aperta’ in tedesco e inglese, per informare la gente dove è possibile rifugiarsi.

(da “la Repubblica”)

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