Agosto 21st, 2020 Riccardo Fucile
PER CERTA GENTE C’E’ SOLO IL TSO O LA GALERA
-Sono contrari alla didattica a distanza, ma non solo. Per loro la mascherina a scuola non va bene. Il distanziamento? Se ne può fare a meno, o meglio “non intendono accettarlo”. In nessuna forma. Sono solo alcuni dei singolari contenuti di una serie di diffide sono giunte a dirigenti scolastici da parte di genitori scettici sul Coronavirus.
Ispirandosi a movimenti negazionisti, che chiedono la riapertura delle classi senza seguire alcuna linea guida ministeriale di contenimento del Covid-19, i genitori mandano a dire ai presidi “che La riterranno personalmente responsabile di tutti i danni (alla salute psicofisica, danni economici e di ogni altra natura) che Sue eventuali decisioni di adozione di suddette misure causeranno al loro figlio/a”.
Come ha spiegato il presidente dell’associazione nazionale Presidi, Antonello Giannelli, questi atti sono arrivati a dirigenti scolastici in tutta Italia ma si tratta comunque di un numero esiguo e sono “destituite i fondamento”.
“Con le diffide – ha spigato Giannelli – vogliono che ci sia una riapertura delle scuole senza il rispetto del distanziamento tra gli alunni perchè ciò nuocerebbe allo sviluppo del bambino, sono contrari anche ad altri provvedimenti e ipotesi ministeriali per la riapertura come la sala di attesa dove portare i casi sospetti”.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
CHI SI OPPONE AL REGIME FINISCE AVVELENATO: I CINQUE CASI PRECEDENTI
Navalny, 44 anni, è in coma, ventilato artificialmente, presso l’ospedale di Omsk, sud-ovest della Siberia. È in pericolo di vita, ma le sue condizioni sono definite “stabili” e i medici assicurano che “faremo di tutto per salvargli la vita”. Il suo staff sta cercando di portarlo all’estero, la Germania potrebbe essere una destinazione.
Il Cremlino mostra il volto buono, augura “pronta guarigione” all’oppositore “come per ogni altro cittadino della Federazione russa”, promette che se sarà confermato l’avvelenamento aprirà un’inchiesta, non vede alcun ostacolo a un trasferimento per curarlo all’estero se dovesse essere richiesto.
Alle parole del portavoce di Putin, fanno da contraltare quelle del direttore della Fondazione anticorruzione creata da Navalny, Ivan Zhadanov, il quale denuncia che alla moglie non sarebbe stato permesso per ore di vederlo, mentre il primario dell’ospedale si sarebbe rifiutato di fornire i documenti, indispensabili per trasferire l’attivista in un’altra struttura più adeguata all’estero.
“Pensiamo che sia stato avvelenato con qualcosa di mescolato nel suo tè, quella era l’unica cosa che ha bevuto la mattina” ha affermato la portavoce Kyra Yarmysh, “i medici dicono che il veleno è stato rapidamente assorbito dal suo organismo mediante la bevanda calda”. Su Twitter viene postato un video, girato a bordo dell’aereo su cui viaggiava.
Nel tragitto Navalny ha cominciato a sudare freddo, poi ha chiesto alla portavoce che era con lui di parlargli in modo da potersi concentrare sul suono di una voce. Frastornato, è andato in bagno e lì ha perso conoscenza. L’aereo su cui era a bordo ha effettuato un atterraggio di emergenza a Omsk. Navalny era in Siberia per la campagna in vista delle elezioni locali del 13 settembre per sostenere i candidati anti-Putin.
Media russi parlano però di avvelenamento da “ossibutirrato di sodio”, un neurodepressore del sistema nervoso centrale che può causare problemi respiratori gravi, è incolore e insapore e dà effetti repentini, per cui se non si interviene rapidamente può sopraggiungere il coma e la morte. Viene utilizzato anche come sostanza stupefacente nota come “droga dello stupro”.
La Russia ha vissuto anche nel passato recente una lunga scia di episodi simili contro gli oppositori del regime.
Navalny stesso nel 2017 fu aggredito con uno spray tossico, che gli ha danneggiato un occhio. Lo scorso anno poi, fu portato d’urgenza in ospedale dal carcere dove era detenuto per un reato amministrativo per un sospetto avvelenamento, ma i medici dissero che si trattava di un forte attacco allergico e lo rispedirono subito in cella.
Ben più eclatanti altri casi degli ultimi decenni.
Alexander Litvinenko, agente dei servizi segreti russi, lasciò l’incarico accusando Putin di essere il mandante di omicidi e attentati compiuti dall’intelligence per consolidare il suo potere. Rifugiatosi a Londra, morì in agonia nel novembre 2006 tre settimane dopo aver bevuto un tè trattato con polonio-210 altamente radioattivo in un hotel di Londra.
Le autorità britanniche hanno accusato formalmente Mosca, ma i russi hanno sempre negato. Litvinenko stesso, dal letto di morte, accusò il Cremlino.
Il veleno colpì anche in Ucraina, nel 2004, Viktor Yushenko, che stava conducendo una campagna contro il candidato alla presidenza sostenuto dalla Russia, e si ammalò gravemente dopo aver ingerito una quantità enorme di diossina, rimanendo sfigurato in volto.
E ancora il caso della giornalista investigativa Anna Politkovskaja, che nel 2004 si ammalò gravemente e perse conoscenza dopo aver bevuto una tazza di tè, due anni prima di essere uccisa a colpi d’arma da fuoco a Mosca.
Nello stesso modo viene ucciso Boris Nemtsov, la sera del 27 febbraio 2015. In un agguato per strada, nei pressi del Cremlino. Cinque ceceni vengono condannati, ma resta il mistero sul mandante. Nemtsov, vicepremier negli anni ’90 durante la presidenza Eltsin, di estrazione liberale, era diventato uno dei principali sfidanti di Putin in Parlamento.
Ancora, nel 2018 l’ex spia Sergei Skripal e la figlia Yulia vengono ritrovati privi di sensi in una panchina nella città britannica di Salisbury, avvelenati con l’agente nervino Novichok, e guarirono solo dopo un lungo ricovero. Anche in quella occasione Londra accusò Mosca, che negò.
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
DEI 25 MILIONI RACCOLTI DALLA SUA FONDAZIONE PER FINANZIARE IL MURO, UN MILIONE DI DOLLARI SONO FINITI NELLE SUE TASCHE PER SPESE PERSONALI
Steve Bannon è stato arrestato per truffa e riciclaggio di denaro
L’ex consigliere e stratega di Trump è accusato di aver raccolto donazioni per costruire un pezzo del muro al confine con il Messico, ma di avere usato i soldi per spese personali
Steve Bannon, ex consigliere e stratega di Donald Trump e noto attivista di estrema destra, è stato arrestato con l’accusa di truffa e riciclaggio di denaro per essersi appropriato delle donazioni che aveva raccolto per contribuire alla costruzione di un muro in un tratto del confine tra Messico e Stati Uniti, allo scopo di fermare i migranti. Bannon è stato arrestato a New York insieme ad altre tre persone, tutte accusate di aver partecipato alla truffa. Secondo la procuratrice di New York, Audrey Strauss, avevano raccolto 25 milioni di dollari da privati cittadini, anche online, promettendo che li avrebbero usati esclusivamente per finanziare la costruzione di un tratto di muro: invece avevano usato parte di quel denaro, centinaia di migliaia di dollari, per spese personali.
La costruzione di un muro tra il Messico e gli Stati Uniti era stata una delle principali promesse elettorali di Donald Trump ed era stata molto sostenuta dai movimenti di estrema destra che Bannon rappresentava nel comitato elettorale e poi nell’amministrazione Trump (di cui Bannon aveva fatto parte per 8 mesi, fino al luglio 2017). Nel 2019, insieme all’ex soldato Brian Kolfage, Bannon aveva contribuito a fondare We Build The Wall, un’associazione senza scopo di lucro per raccogliere fondi e finanziare la costruzione di una parte del muro. Bannon era diventato consigliere e presidente del consiglio di amministrazione di We Build The Wall, di cui erano entrati a fare parte anche altri politici e personaggi conservatori noti per le loro posizioni contro l’immigrazione.
Kolfage, Bannon e gli altri esponenti di We Build The Wall avevano ripetutamente detto che la loro era un’organizzazione di volontari, che nessuno sarebbe stato pagato e che tutti i soldi raccolti sarebbero stati usati per finanziare la costruzione del muro. Secondo la procura di New York e secondo quanto sostenuto dalla stessa organizzazione, We Build The Wall aveva raccolto 25 milioni di dollari (21 milioni di euro), ricevendo donazioni online, anche da molti privati. La procura sostiene però che parte di quei soldi siano stati usati per spese personali di Kolfage e Bannon, oltre che di Andrew Badolato e Timothy Shea, le altre due persone arrestate oggi.
Facendo passare il denaro tramite altre ONG controllate da Bannon e Shea con dei versamenti con causali inventate, secondo la procura sono stati sottratti a We Build The Wall fondi per centinaia di migliaia di dollari. Kolfage, secondo l’accusa, avrebbe ottenuto circa 350.000 dollari; Bannon avrebbe ottenuto circa 1 milione di dollari. Tutti e quattro gli arrestati sono stati accusati di truffa e riciclaggio e rischiano fino a 20 anni di carcere.
In parte, i soldi raccolti sono comunque stati usati per finanziare la costruzione di tratti del muro sul confine in Texas e in Nuovo Messico. A inizio luglio, un’indagine di ProPubblica aveva però mostrato che i fondi impiegati per il muro erano stati molto modesti (1,5 milioni di dollari) e che i brevi tratti di muro che erano stati già costruiti avevano grossi problemi strutturali e carenze progettuali.
(da “il Post”)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
IL MAESTRO DEI SOVRANISTI HA TRUFFATO CENTINAIA DI MIGLIAIA DI FINANZIATORI NELLA RACCOLTA FONDI… SALVINI E MELONI SONO RIMASTI ORFANI
Stephen Bannon, l’ex controverso stratega di Donald Trump, è stato arrestato per frode. Bannon è
accusato dalle autorità di New York insieme ad altre tre persone nell’ambito della campagna online di raccolta fondi ‘We Build The Wall’.
“Hanno frodato centinaia di migliaia di finanziatori capitalizzando sul loro interesse a finanziare la costruzione del muro al confine (con il Messico, ndr) e sotto la falsa pretesa che i fondi sarebbero stati spesi per la costruzione”, denunciano le autorità di New York.
“Non solo hanno mentito ai finanziatori” della campagna ma “li hanno truffati nascondendo” l’uso reale dei fondi, molti dei quali andati a finanziare il loro stile di vita, aggiungono le autorità .
(da agenzie)
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Agosto 20th, 2020 Riccardo Fucile
SALVINI E MELONI TACCIONO SULL’ENNESIMO CRIMINE SOVRANISTA… GLI EX AGENTI COMUNISTI DEL KGB, DIVENTATI MILIARDARI SULLE SPALLE DEL POPOLO RUSSO, ELIMINANO COSI’ GLI OPPOSITORI
Alexei Navalny, leader dell’opposizione russa, è ricoverato in terapia intensiva in un ospedale della
Russia per un avvelenamento da “ossibutirrato di sodio, un potente psicodislettico”: lo ha annunciato in una serie di tweet la sua portavoce Kira Yarmysh.
Secondo quanto affermato dalla donna, Navalny, 44 anni, si è sentito male mentre si trovava a bordo di un areo che da Tomsk, in Siberia, lo stava ripotando a Mosca. Il pilota ha effettuato un atterraggio di emergenza a Omsk per consentire all’uomo di essere ricoverato d’urgenza.
I medici sostengono che Alexei Navalny sarebbe stato avvelenato con un liquido caldo. “Crediamo che Alexei sia stato avvelenato da qualcosa mescolato nel suo the”, ha scritto Yarmysh, aggiungendo: “Era l’unica cosa che beveva al mattino”.
Poco dopo la portavoce ha scritto che Navalny “è in coma e in condizioni gravi” sottolineando anche che “la polizia è stata chiamata in ospedale su nostra richiesta”.
La portavoce, inoltre, ha accusato i medici: “Solo due ore fa erano pronti a condividere qualsiasi informazione e ora stanno chiaramente giocando per il tempo e non dicono quello che sanno”.
Secondo i media locali, il leader dell’opposizione russa sarebbe stato avvelenato con “ossibutirrato di sodio, un potente psicodislettico”. Alexei Navalny, diventato noto come blogger anti-corruzione, è uno dei maggiori oppositori del presidente russo Vladimir Putin ed è stato sottoposto a continue pressioni da parte delle autorità , tra cui numerose pene detentive. Un anno fa, Navaln dichiarò di essere stato avvelenato mentre era in prigione.
(da agenzie)
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Agosto 19th, 2020 Riccardo Fucile
L’IGNOBILE FIGURA DI SALVINI A “IN ONDA”: NON RISPONDE ALLA DOMANDA SE STA CON IL POPOLO BIELORUSSO O CON IL DITTATORE, SVICOLA TRE VOLTE E CAMBIA DISCORSO… SOVRANISTI AL SERVIZIO DEI POTERI STRANIERI
Si parla di discoteca e saltano fuori i clandestini. 
Matteo Salvini continua a battere sullo stesso chiodo come un pugile suonato anche nel corso del suo intervento da Telese a In Onda su La 7.
Partendo dalla questione discoteche, dal distanziamento sociale e dall’utilizzo della mascherina — che il leader leghista mette una volta sì e nove volte no — si è arrivati a parlare dei clandestini e di come vendano alcol in maniera abusiva ai giovani, che si fanno le canne (che diventano “canni”).
Il ragionamento e l’errore di pronuncia della parola canne sono valsi a Salvini una menzione speciale.
Proseguendo questo discorso Salvini sottolinea che se non vanno in discoteca i giovani non solo si prendono le birre dall’abusivo ma «già che ci sono si fanno due canni senza mascherine e senza prova di febbre».
Telese continua a fargli notare che a Ibiza — isola celebre per le discoteche, per la vita notturna e la cui economia si basa prettamente su questo — le discoteche sono e restano chiuse ma Salvini passa a parlare dei porti che andrebbero chiusi prima dei locali da ballo.
Tra l’errore di pronuncia di canne e il tirare in ballo sempre e comunque gli immigrati il video ha fatto il giro del web scatenando l’ironia di molti, come sottolinea Bufale.net.
La Bielorussia
Poi gli viene chiesto a bruciapelo: “Lei sta con il popolo bielorusso che scende in piazza per la libertà e la democrazia o con il dittatore Lukashenko?”.
Salvini tace per cinque secondi, diventa pallido, poi bonfonchia “non devo decidere io, decideranno i bielorussi”. Telese incalza: “è un problema che non può non riguardare un leader politico europeo”. Salvini prova a cambiare discorso “sono più preoccupato delle scadenze fiscali degli italiani”. Telese: “non si sente di condannare un regime che falsifica le elezioni? Eppure Bossi aveva fatto una bandiera la difesa dei popoli oppressi, lei sta con un dittatore?”… Salvini sempre più in imbarazzo non risponde e parla del suo processo per sequestro di persona. Ultimo tentativo di Telese: “lei giustifica la galera per gli oppositori e la protezione di Putin a un tiranno”… Salvini sta per crollare: “In Bielorussia decideranno i bielorussi”m la banalità assoluta visto che le elezioni sono truccate.
Sul web il video diventa virale, abbiamo capito tutti: il sovranista “russo” sta con gli oppressori del popolo.
(da agenzie)
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Agosto 17th, 2020 Riccardo Fucile
L’AMBULANZA STAVA SOCCORRENDO UN RAGAZZO MA IL TURISTA ROMANO VOLEVA PASSARE: LA FECCIA L’ABBIAMO IN CASA
Pietro Paolo Cossu, 50 anni, autista di ambulanza e soccorritore, ieri è stato preso a pugni da un
turista mentre l’ambulanza era ferma all’ingresso della discoteca Just Cavalli a Porto Cervo in Sardegna, per soccorrere un ragazzo che stava male.
Racconta oggi il Corriere della Sera:
È sceso dall’auto: «Spostatevi. Fatemi passare! Mi rovinate la vacanza!». Un operatore ha cercato di dissuaderlo: «Abbia pazienza qualche minuto, stiamo finendo l’intervento». Risposta: «Levati di mezzo» seguita da un pugno. Parapiglia, intervento di altri volontari, finale con il turista che, risalito sull’auto, ha accelerato rischiando di investirli ed è fuggito.
La notte di Ferragosto si è conclusa con Pietro Paolo Cossu all’ospedale: frattura scomposta al setto nasale, volto tumefatto, 15 giorni di cura. E il turista denunciato dai carabinieri di Porto Cervo per interruzione di pubblico servizio, lesioni e altri reati per i quali si è attivata la Procura di Tempio Pausania.
Di lui si sa che ha 32 anni ed è romano. La sua identità verrà probabilmente tenuta riservata, per prudenza, dopo le migliaia di post sui social, quasi tutti di sardi furiosi, molti decisi a «dargli una lezione».
Pietro Paolo Cossu, 50 anni, tre figli, è ritornato a casa. Per decenni volontario, dal 2007 assunto come autista soccorritore dall’associazione Arzachena Agosto 89, presidente Salvatore Locci: «È una brava persona. Forte, ma non farebbe male a una mosca».
Con il Billionaire, il Sotto e il Sopravento, il Just Cavalli, che si affaccia sul Golfo del Pevero, è tra i locali più esclusivi della Costa Smeralda, 200 euro cena di Ferragosto, più di 6 mila per un privè. Ricorda Cossu: «Ci hanno chiamato verso le 5, un ragazzo era fuori della discoteca, sembrava in coma etilico. Abbiamo iniziato a soccorrerlo. È arrivata questa Mercedes gialla, cercava di infilarsi rischiando di investire anche il ragazzo a terra. Ho detto all’uomo che guidava: non c’è spazio, siamo in emergenza, ma finiamo subito. Lui gridava e a un tratto ha detto: “Mi avete rotto i c… Sgombrate, mi state rovinando la vacanza”. Ha aperto lo sportello e mi ha sferrato un pugno. Ho provato a proteggermi con le braccia, siamo scivolati per terra». Davanti al Just Cavalli c’erano centinaia di persone. «Sono intervenuti i buttafuori e hanno evitato che finisse in zuffa. Lui insultava: “Ti aspetto, non ti basta? Vieni che ti do ilresto”. Io non ho reagito, sarei passato dalla ragione al torto».
(da “NextQuotidiano“)
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Agosto 16th, 2020 Riccardo Fucile
IL TERRIBILE RACCONTO DELLA REPRESSIONE POLIZIESCA IN ATTO NEL REGIME CORROTTO DEL DITTATORE AMICO DI PUTIN TRA MIGLIAIA DI ARRESTI E TORTURE
In queste ore a Minsk in Bielorussia migliaia di persone hanno sfilato nel nome di Alexander Taraikovsy, il 34enne ucciso dalle forze di polizia nel secondo giorno delle proteste che hanno seguito la controversa rielezione del presidente in carica da 26 anni, Alexander Lukashenko.
Si tratta soltanto di una di molte storie che gradualmente stanno emergendo sulle violenze, i soprusi, le vere e proprie torture perpetrate ai danni dei cittadini bielorussi che hanno osato dire “no” a chi voleva far loro ingoiare l’ennesima elezione farsa.
La violenza con cui è stato represso il dissenso nel Paese ha fatto storcere il naso all’Ue, che ha annunciato di non accettare il risultato elettorale.
Lukashenko, sempre più isolato, ha respinto le proposte di mediazione e si è rivolto al presidente russo Vladimir Putin per lamentarsi di quella che definisce «aggressione che sta montando contro di noi».
Nel colloquio telefonico avvenuto tra i due, Putin si è detto «fiducioso» che in Bielorussia si trovi una rapida soluzione alla crisi. Nel frattempo, in piazza migliaia di manifestanti invocavano a grande voce la sfidante di Lukashenko, Svetlana Tikhanovskaya, che dal suo esilio a sua volta ha invocato la formazione di un governo di transizione.
Dopo le foto degli arresti e delle manifestazioni, i filmati di poliziotti che prendono a manganellate i manifestanti in piccoli “branchi” o dei giovani — giovanissimi — ragazzi che si filmavano nelle camionette mentre andavano a combattere contro i loro connazionali come se fossero in un videogioco, adesso i canali social dei media indipendenti e di alcuni giornalisti bielorussi trasmettono le storie dell’orrore dei sopravvissuti ai centri di isolamento e detenzione.
Tra loro c’è anche Maxim (nome di fantasia), 16enne di Minsk, che racconta di essere stato arrestato mentre attraversava la strada in compagnia di sua madre e della sua ragazza. Anche i suoi genitori sono stati arrestati: il padre è stato rilasciato soltanto ieri, la madre il giorno prima. Lui invece dopo circa 6 ore passate in cella, senza motivo.
«All’improvviso sono arrivati due furgoni piene di persone con il viso coperto. Mia madre e la mia ragazza sono riuscite a scappare. Io invece sono stato picchiato e mi hanno portato via, mi hanno trasferito su un camion della polizia e hanno gettato altre quattro persone nel camion, uno sopra l’altro, e ci hanno picchiati duramente. Eravamo in cinque in una piccola cella nel camion che potrebbe racchiudere una sola persona. Stavamo soffocando».
Poi cos’è successo?
«Poi ci hanno portato nella stazione di polizia — eravamo in tutto un centinaio di uomini — e ci hanno fatto sdraiare con le facce a terra. Sono stato in quella posizione per circa 6 ore prima che mi liberassero».
Ti hanno spiegato perchè sei stato arrestato?
«No, non stavo nemmeno protestando, stavo solo attraversando la strada. Non riesco nemmeno a crederci quando ci penso. Hanno inventato le accuse, dicendo che avevo attaccato la polizia in un posto diverso da quello in cui mi trovavo. In Bielorussia accade così adesso, le persone vengono catturate, picchiate e detenute. I miei genitori sono stati arrestati più tardi sempre quella sera. Erano venuti a cercarmi in una stazione della polizia e improvvisamente è arrivato un altro camion delle forze dell’ordine. Mia madre è stata rilasciata dopo due giorni, mio ​​padre dopo tre. Quello che è successo a loro è ancora peggio»
Perchè?
«Li hanno mandati in un posto speciale, un centro sulla strada Akrescina a Minsk. In questo momento sembra davvero un campo di concentramento. Le condizioni erano terribili, li hanno costretti a cantare l’inno nazionale e a recitare preghiere, sono stati picchiati uno di fronte all’altro, denudati e minacciati. Mia madre ha il diabete e le sono state negate le medicine».
Che violenze avete subìto?
«Io ho molti lividi e anche i miei genitori li hanno — in questa prigione dove si trovavano hanno anche messo le persone in una posizione tale per cui le loro mani iniziavano a fare molto male. A me hanno minacciato di cacciarmi dall’università e che mi avrebbero trovato e ucciso. Hanno anche minacciato mia madre quando ha chiesto di chiamare un medico, dicendo che le avrebbero lanciato una granata»
Conoscete altre persone che hanno vissute esperienze simili?
«Molti dei miei amici sono stati arrestati. Uno di loro, 18 anni, è stato condannato a una pena di 25 giorni: adesso si trova in ospedale perchè è stato picchiato così duramente che non riusciva più a muovere le mani. Alcuni dei miei amici sono scomparsi, siamo riusciti a trovarne la maggior parte, ma alcuni mancano, perchè le persone vengono mandate da Minsk in altre città , visto che le carceri qui sono sovraffollate. Anche mio zio è stato arrestato».
Adesso che è libero tornerà in piazza?
«Penso che prenderò parte alle manifestazioni. Secondo alcuni media il nostro ministro dell’Interno ha condannato le azioni della polizia, ma noi non ci crediamo, perchè è stato lui a ordinarle. L’intero sistema deve cambiare. Il nostro presidente ha perso le elezioni e deve accettarlo. Avevo preso parte alle proteste anche prima delle elezioni per via del fatto che gli altri candidati erano stati esclusi e ho partecipato alle manifestazioni del 9 agosto, nel giorno delle elezioni. Le proteste stanno continuando in questo momento, sono molto pacifiche e penso che mi unirò».
Cosa pensa del gesto di portare dei fiori alla polizia in segno di pace, come hanno fatto alcuni e alcune manifestanti in questi giorni?
«Penso che, come ha detto Jimi Hendrix, ‘quando il potere dell’amore supererà l’amore per il potere’, il mondo sarà un posto migliore. Approvo fermamente queste azioni e penso che questa sarà una forte mobilitazione di pace. Penso che molte di queste persone non abbiano modo di capire cos’è l’amore e cos’è la misericordia, ma penso che sia un ottimo modo per dimostrare che le nostre proteste sono pacifiche».
L’Unione europea sta facendo abbastanza?
«Sono grato agli Stati baltici e alla Lituania e ai diversi paesi per aver espresso la loro posizione in modo molto chiaro, rifiutando di riconoscere Lukashenko, tuttavia ritengo che debbano essere imposte sanzioni severe e il tribunale internazionale debba agire come fece dopo le guerre in Jugoslavia».
Oggi è fiero di essere bielorusso?
«Abbiamo sempre avuto un problema con il governo: Lukashenko è al potere da 26 anni, da 10 anni prima che io nascessi. Le proteste vanno avanti da molto tempo: amo il mio Paese e la mia gente, ma c’è uno stato di polizia brutale e penso che sia arrivato il momento di affrontarlo».
(da Open)
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Agosto 14th, 2020 Riccardo Fucile
MANDANTI ED ESECUTORI VANNO PERSEGUITI, LE FOGNE SI ESPURGANO SENZA PIETA’… LA POLIZIA POSTALE FACCIA IL LAVORO PER CUI E’ PAGATA DAI CITTADINI ONESTI E PROCEDA A IDENTIFICAZIONI E DENUNCE
Partiamo dal presupposto che non si tratta di una novità . La Lega e Matteo Salvini hanno il mal
costume di condividere immagini e frasi di personaggi più o meno noti mandandoli letteralmente in pasto ai follower del partito politico e del leader.
La quantità di odio e di insulti sessisti riservati alle donne prese di mira è allucinante e stavolta è toccato a Elodie; la cantante il mese scorso aveva definito Salvini un «piccolo uomo» per l’attacco contro Sergio Sylvestre e contro la sua esecuzione dell’inno nazionale prima della finale di Coppa Italia.
Anche in quel caso su Sylvestre era calata la scure degli insulti dei fan leghisti. Elodie paga con un paio di mesi di ritardo la difesa del collega.
L’odio si è letteralmente versato su Elodie quando l’account della Lega ha condiviso le frasi della cantante totalmente decontestualizzate.
«E noi donne vi mettiamo pure al mondo», commenta la giovane donna condividendo un collage di alcuni tra gli insulti peggiori che le sono arrivati sotto il post della Lega. C’è chi, facendo allusioni all’immagine, parla di un allenamento a praticare rapporti orali — ed è l’insulto che va per la maggiore — e chi l’accusa di stare con un marocchino o di dover tornare in Africa sulla base di non si sa bene quali considerazioni, considerato che Elodie nasce a Roma da padre italiano e madre francese creola originaria della Guadalupa.
Come si può ben notare si tratta sempre e solo di quello: se sei donna sei pompin*ra, t*oia, putt*ana, lo devi prendere dai ne*ri e tutta una serie di oscenità che sono originate da una cosa soltanto.
La mentalità sessista che prevale in determinate fasce della popolazione italiana arriva a picchi vergognosi che è giusto denunciare, come ha fatto la cantate stessa, non vergognandosi di essere oggetto di frasi del genere.
Il coraggio di Elodie nel condividere queste frasi sul suo profilo personale e di farsi veicolo di denuncia per questa mentalità di cui lei e tante altre donne più o meno famose sono vittima è da apprezzare e si spera sempre possa portare nella giusta direzione.
Il punto di arrivo? Un mondo in cui nessuna donna debba più essere (s)qualificata per l’aspetto, il modo di vestire, la sessualità vissuta liberamente. In un mondo in cui, magari, non si debba nemmeno supporre o parlare in maniera inadeguata della sessualità di una donna.
(da agenzie)
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