Settembre 28th, 2019 Riccardo Fucile
I SERVI DI MOSCA PENSANO DI SCREDITARE LA GIOVANE SVEDESE INVENTANDOSI COMPLOTTI
Sui blog della destra cospirazionista e sui social continuano a circolare affermazioni infondate
secondo cui Greta sarebbe manovrata da Soros
Greta Thunberg, la giovane attivista svedese che da mesi lotta in prima linea per lo sviluppo sostenibile e contro i cambiamenti climatici, continua a esser uno dei soggetti principali bersagliati dalla diffusione di false notizie da parte di siti complottisti e cospirazionisti.
L’attivista 16enne, che ha recentemente tenuto un discorso sui cambiamenti climatici all’Onu, è accusata di essere manovrata dai cosiddetti “poteri forti” e, più recentemente, di essere pagata e manovrata da George Soros, imprenditore e filantropo ungherese naturalizzato statunitense, da diversi anni menzionato in teorie complottiste che si sono rivelate — de facto — infondate.
E proprio in concomitanza con il Global strike for future del 27 settembre, che ha riunito solo nelle piazze italiane «più di un milione» di manifestanti, sono riemerse sui social network alcune immagini che denuncerebbero i presunti collegamenti tra Greta Thunberg e George Soros.
Greta “al soldo” di Soros attraverso l’attivista Luisa-Marie Neubeuer? No
A seguito di un articolo comparso su NyaTider, un blog svedese appartenente alla destra cospirazionista, sono emerse una serie di immagini che ritraggono Greta Thunberg affiancata da Luisa-Marie Neubeuer, un’attivista di origine tedesca e organizzatrice in Germania delle principali manifestazioni contro i cambiamenti climatici, ispirati agli scioperi di Greta Thunberg.
Luisa-Marie Neubeuer, inoltre, è anche una delle giovani ambasciatrici della One Campaign, un’associazione indipendente che dal 2004 opera per sensibilizzare le istituzioni e l’opinione pubblica per sostenere politiche e programmi per porre fine, entro il 2030, alla povertà estrema, alla fame nel mondo, alla cura dell’ambiente e all’accessibilità globale alle cure mediche, specialmente nei Paesi in via di sviluppo.
«Gli Youth Ambassador sono giovani attivisti estremamente motivati che conducono attività di sensibilizzazione in tutta Europa per porre fine alla povertà estrema. Sollecitano un impegno concreto dei responsabili politici, lavorano con i mezzi di comunicazione per aumentare la visibilità delle campagne della One e incoraggiano il pubblico ad agire nella lotta contro la povertà con attività online ed eventi locali. Il programma è un’ottima opportunità per studenti appassionati di affari internazionali e cooperazione internazionale».
In questo caso, semplicemente, ci si ritrova davanti a due giovani attiviste che hanno obiettivi, interessi e temi comuni su cui dibattere che hanno unito le forze nella stessa fase storica con il fine di sensibilizzare sempre più persone e giovani sulla lotta ai cambiamenti climatici.
Cos’è la One campaign
Cos’è la One campaign
La One Campaign è stata fondata nel 2004, unendo undici organizzazioni umanitarie senza scopo di lucro. Tra le organizzazioni coinvolte figurano, tra gli altri, la Data di Bono Box, frontman degli U2, la World Vision International, il movimento cristiano statunitense Bread for the World.
Nella lista dei finanziatori, pubblicata regolarmente e con trasparenza sul sito ufficiale della One Campaign, figurano la Bill & Melinda Gates Foundation dell’imprenditore informatico e filantropo statunitense Bill Gates, fondatore della Microsoft, e poi anche la Open Society Foundation di George Soros.
Chi fa parte della One Campaign e da chi è finanziata
La lista dei 21 membri del consiglio di amministrazione della One Campaign — consultabile sul sito ufficiale dell’organizzazione — include «persone con una vasta esperienza in difesa e attivismo, politica, politica e affari». Tra i vari nomi, figura quello di Morton H. Halperin, il consulente senior dell’Open Society Foundation di George Soros.
Un solo nome legato a Soros su ventuno. E a ben guardare gli altri membri del Cda della One Campaign emergono nomi di artisti, filantropi, attivisti, ma anche di politici repubblicani statunitensi come la senatrice Kelly Ayotte, così come politici conservatori britannici, come David Cameron. Identità politiche con ideali opposti rispetto a quelli spesso associati a George Soros.
Tuttavia, è doveroso ricordare che associazioni come la One Campaign operano di certo attraverso libere donazioni, e che tali fondi, a prescindere dal giudizio personale che il singolo può avere circa il donatore, vengono apertamente riportati e dichiarati. Al netto di ciò, risulta improbabile pensare che possa esistere un “complotto” nascosto quando tutti i dati e i nomi delle persone coinvolte vengono riportati in modo trasparente e accessibile a tutte e tutti.
Il fotomontaggio di Greta Thunberg con George Soros
Ma nell’ultima settimana sui social di tutto il mondo, così come in Italia, è circolata anche un’immagine di Greta Thunberg in compagnia dell’imprenditore e filantropo ungherese Soros.
La foto è però falsa, in quanto frutto di un fotomontaggio del volto di Soros che è stato sovrapposto su quello dell’ex vice presidente degli Stati Uniti Al Gore, anche lui attivista contro il cambiamento climatico.
La foto originale di Greta Thunberg e Al Gore, infatti, risale al 30 dicembre 2018, ed è presente sui social dell’attivista svedese sin da allora.
Non si tratta quindi di accordi siglati dietro le quinte dai “potenti del mondo” sfruttando ragazzini e ragazzine. Sembra piuttosto che sulla figura di Greta Thunberg si concentrino sempre più teorie cospirazioniste infondate e circostanze volontariamente alterate per darle contro e screditarla.
(da Open)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 26th, 2019 Riccardo Fucile
LA SORELLA: “APRITE GLI ARCHIVI DI STATO, UN PEZZO DI VERITA’ E’ LI'”… IL GIORNALISTA SOCIOLOGO INDAGAVA SU UN TRAFFICO D’ARMI
“Che grande amarezza – sussurra Carla Rostagno – non sappiamo ancora i nomi degli assassini di mio fratello. Ogni anno che passa è un’altra coltellata in pancia. Anche perchè nessuno più indaga sulla morte di Mauro”.
Di anni ne sono passati trentuno, ma la sorella del sociologo che voleva cambiare Trapani con la sua Tv non vuole arrendersi.
“Dopo un lungo silenzio e tanti depistaggi, la magistratura ha fatto tanto – dice – adesso, però, è necessario che intervenga la politica. Perchè un pezzo di verità è ancora custodito dentro qualche archivio di Stato”.
Carla Rostagno lancia un appello: “Vorrei che il presidente del Consiglio Giuseppe Conte desse un segnale chiaro in questa direzione. Disponendo l’apertura di tutti gli archivi”
La sera del 26 settembre del 1988, entrò in azione un commando per uccidere suo fratello. L’anno scorso, l’unico killer finito sotto processo, Vito Mazzara, è stato assolto dalla corte d’assise d’appello di Palermo, che ha invece confermato la condanna per uno dei mandanti, il capomafia di Trapani, Vicenzo Virga.
Una “sentenza illogica” l’ha definita lei. Ne è ancora convinta
“Dopo aver letto le motivazioni della decisione, ancora di più. Mi conforta che la procura generale diretta da Roberto Scarpinato abbia fatto ricorso in Cassazione. C’era una prova scientifica contro Mazzara: una traccia del suo Dna era emersa su un pezzo di fucile ritrovato sul luogo del delitto. Ma non è bastato”.
Mazzara ha messo in campo l’ex comandante del Ris di Parma, il generale Luciano Garofano, per smontare la perizia
“Gli esperti che sostenevano l’accusa erano altrettanto bravi e autorevoli. Confido nella Cassazione”.
Dall’esame sul pezzo di fucile era emersa un’altra traccia.
“Era stata avviata un’ulteriore inchiesta della procura distrettuale antimafia di Palermo, ma non ha portato a nessun sviluppo. E i componenti del commando di sicari sono rimasti senza nome. Mauro non merita questo destino, lui che ha lottato sempre per la ricerca della verità “.
A Trapani è in corso il processo a tredici testimoni che in corte d’assise non avrebbero detto tutto quello che sapevano.
“Spero che la prescrizione non spazzi via quest’altro percorso. È ormai passato molto tempo. Sono comunque grata al presidente Angelo Pellino, che ha presieduto la corte d’assise del primo processo, ha fatto una ricostruzione certosina”.
In questo caso giudiziario, il depistaggio nelle indagini non è più solo un’ombra, ma una certezza. E anni fa, i vertici del Sismi, l’ex servizio segreto militare, opposero il segreto di Stato ai magistrati di Trapani che volevano approfondire il ruolo svolto da alcuni agenti in Sicilia. L’inchiesta ruotava attorno all’ipotesi che suo fratello avesse scoperto un traffico d’armi nel vecchio aeroporto di Kinisa
“Ci vorrebbe un’iniziativa chiara da parte della politica, del governo. Chissà quante verità sulle vicende siciliane sono conservate dentro gli archivi di Stato, quelli dei ministeri, delle forze dell’ordine”.
Dopo 31 anni ha ancora fiducia che si possa arrivare a una verità ?
“Per anni ho combattuto in solitudine la battaglie per la verità , studiando le carte delle richieste di archiviazione e proponendo opposizione. Oggi, c’è bisogno dell’impegno di tutta la società civile per continuare questa ricerca su un delitto che fu politico-mafioso”.
Da dove ricominciare
“Nelle carte ci sono molti spunti, che riguardano ad esempio personaggi che gravitavano attorno a Francesco Cardella, morto improvvisamente all’estero mentre all’interno del processo veniva ripetutamente citato per varie circostanze. Sarà morto davvero? Questa, di certo, è una storia ancora piena di misteri”.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 23rd, 2019 Riccardo Fucile
RESTIAMO DELLA NOSTRA IDEA: CON QUESTA FECCIA I TEMPI DELLA DISCUSSIONE SONO FINITI
Oggi ha cominciato a circolare su Facebook e Twitter questo status di una persona che ha nella foto il simbolo della Lega Nord e si è rivolta ad Emma Marrone, la quale ha annunciato un ritiro temporaneo dalle scene perchè la sua salute è in pericolo: “Emma Marrone… Impegnata a combattere la malattia… forse ora non avrà tempo per insultare Salvini“.
Nel post è presente anche un altro commento che sostiene: “È inutile che adesso facciate tutti i virtuosi e difendiate l’indifendibile. Questa stupida ragazzotta ha creduto di mettersi in vista insultando Salvini nei suoi concerti, probabilmente si è tirata addosso gli accidenti di tante persone e qualche accidente è andato a segno”; ovvero nel 2019 questo signore crede ancora che le malattie vengano per il malocchio.
“Ben le sta”, ha continuato il troglodit il tizio, “nella prossima vita impara a tacere e a non fare il politica”.
Ma la Marrone non aveva in nessun modo insultato Salvini, anche se per certi soggetti criticare qualcuno significa insultarlo.
“Solo una parola: vergogna — si leggeva nel post di Emma Marrone in cui parlava di Carola Rackete — Il fallimento totale dell’umanità . L’ignoranza che prende il sopravvento sui valori e sul rispetto di ogni essere umano. Stiamo sprofondando in un buco nero. Che amarezza”.
In ogni caso, la Marrone ha risposto con un video: “Non mi ha ammazzato neanche il cancro, figuriamoci se mi ammazzi tu”.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 21st, 2019 Riccardo Fucile
LA TEPPAGLIA DI 8 RAGAZZI, ALCUNI MINORENNI, HA MASSACRATO DI BOTTE UN AUTISTA CHE LI AVEVA RIMPROVERATI … NON ESSENDO IMMIGRATI, LA FOGNA SOVRANISTA TACE
Sono tutti italiani e giovanissimi, alcuni anche minorenni, i ragazzi identificati dai poliziotti del commissariato Aurelio ieri sera su Lungotevere dei Tebaldi, in zona Campo de’ Fiori, per l’aggressione a un autista di un bus ATAC su via Boccea, nella periferia della Capitale, all’interno dell’autobus 46.
Le posizioni dei sette, che si trovavano insieme al 17enne accusato di aver picchiato l’autista del bus, sono al vaglio della polizia.
Alcuni di loro sono scappati su un taxi. La polizia, grazie a un testimone, sarebbe arrivata al tassista che ha ricostruito il punto in cui li aveva accompagnati.
Poco dopo è stato così rintracciato in centro il 17enne, denunciato con le accuse di lesioni e interruzione di pubblico servizio.
Durante il tragitto i giovani hanno messo in azione la leva di emergenza delle porte e quando il conducente è uscito dalla cabina, forse dopo averli rimproverati, lo hanno picchiato colpendolo al volto con pugni. Soccorso, è stato trasportato in ospedale dove è stato giudicato guaribile in 30 giorni per la frattura del naso.
Gli otto giovani, che sono tutti italiani, sono fuggiti, quattro a bordo di un taxi e quattro a piedi. Sul posto, intorno a mezzanotte, sono arrivate le Volanti della polizia che, sentiti i testimoni presenti, si sono messe subito alla ricerca dei ragazzi nella zona di Trastevere e Campo de’ Fiori.
E’ stato un intervento lampo che, nel giro di mezz’ora, ha portato i poliziotti a rintracciare i giovani mentre camminavano sul Lungotevere dei Tebaldi. Gli agenti hanno riconosciuto l’aggressore, il 17enne che ha poi ammesso il fatto, dalle descrizioni dei testimoni e lo hanno bloccato.
Anche gli altri ragazzi che erano con lui sono stati identificati e ora le loro posizioni sono al vaglio della polizia del commissariato Aurelio che sta cercando di ricostruire l’esatta dinamica dei fatti.
Dai primi elementi emersi sarebbe lo stesso 17enne responsabile dell’aggressione ad aver azionato la leva di emergenza.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 19th, 2019 Riccardo Fucile
INSULTATO, RAPINATO DEL CELLULARE E DELL’INCASSO … I FERMATI SONO DUE SPACCIATORI ITALIANI
È iniziato tutto con un inseguimento in via Satrico. I ragazzi a bordo di un’auto, hanno tagliato
la strada ad un tassista, gli si sono affiancati insultandolo e, dopo aver percorso contromano la circonvallazione Appia, sono riusciti a raggiungerlo in piazza Finocchiaro Aprile, dove l’uomo, un 57enne di origine indiana, è stato costretto a fermarsi in prossimità di un semaforo rosso.
I tre ragazzi hanno iniziato a prendere a calci e pugni il taxi, per poi aggredire anche l’autista tirandolo a forza, fuori dall’auto. La vittima è stata anche insultata con epiteti razzisti, nonchè rapinata del cellulare e dell’incasso giornaliero.
La pattuglia del commissariato San Giovanni che, grazie ad un video acquisito da un passante è riuscita a risalire alla targa della macchina utilizzata per la rapina. Scoperto che l’auto era stata noleggiata, gli agenti sono risaliti all’identità del noleggiatore e hanno iniziato a seguirne gli spostamenti.
Individuata l’auto in via Praia a Mare in prossimità di un hotel, gli agenti sono riusciti a rintracciare due degli aggressori, due fratelli d.L. Di 19 anni e d.M di 18 anni.
All’interno della loro stanza i poliziotti hanno sequestrato un panetto di hashish, mentre all’interno della vettura, è stato trovato un secondo panetto di hashish e uno di marijuana, nonchè il cellulare rapinato.
Nel prosieguo delle indagini, nell’abitazione dei due fratelli, gli agenti hanno sequestrato oltre 15 barattoli contenenti fertilizzante minerale per un peso complessivo di quasi 5 kg, un estrattore di fumo e altri panetti di hashish e marijuana per un peso complessivo di circa 1.173 grammi.
Inoltre, dall’analisi dei cellulari dei due ragazzi, gli investigatori hanno trovato numerosi messaggi che facevano riferimento all’attività di spaccio e foto di un’ingente somma di denaro. Pertanto, alla fine di effettuare approfonditi accertamenti, i due fratelli sono stati sottoposti al fermo per i reati di rapina con l’aggravante dell’odio razziale e detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti. Le indagini proseguono per rintracciare il terzo rapinatore.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 17th, 2019 Riccardo Fucile
LA VITTIMA E’ RICOVERATA IN PROGNOSI RISERVATA
Nella notte di domenica scorsa, i poliziotti delle Volanti di Messina hanno arrestato due minori messinesi, un diciassettenne già noto agli uffici di polizia ed un quattordicenne, ritenuti responsabili in concorso tra loro dei reati di rapina aggravata, tentato omicidio e violenza sessuale in danno di un donna di 90 anni.
Inoltre, entrambi sono indagati a piede libero per il reato di porto di strumenti atti ad offendere.
In particolare, nel pomeriggio di sabato, perveniva alla Centrale Operativa della Questura di Messina una richiesta di intervento da parte di una signora, la quale segnalava una presumibile aggressione subita dalla madre, all’interno della propria abitazione.
Sul posto, il personale operante rinveniva l’anziana donna ancora cosciente ma riversa sul pavimento con il volto tumefatto e sanguinante, che riferiva agli operatori di aver acconsentito poco prima all’ingresso all’interno della sua abitazione di due giovani, uno dei quali a lei noto in quanto amico di un suo nipote.
Subito dopo, i due minorenni, minacciandola e percuotendola ripetutamente, mettevano a soqquadro l’abitazione in cerca di denaro ed oggetti preziosi. Dai successivi accertamenti si riusciva a risalire agli autori dell’aggressione che venivano poco dopo rintracciati, con gli abiti intrisi di sangue ed in evidente stato di agitazione.
Sono stati trovati in possesso di un coltello a serramanico ed oggetti appartenenti alla vittima della brutale aggressione.
L’anziana donna è stata ricoverata in prognosi riservata con fratture multiple, contusioni ed escoriazioni in varie parti del corpo. Inoltre, dalle visite cliniche effettuate, è emerso che l’anziana ha subito violenza sessuale.
I due minori arrestati sono stati trasferiti in un primo momento al Centro di Prima Accoglienza presso il Tribunale per i Minorenni di Messina, a disposizione dell’Autorità giudiziaria competente.
E’ stato convalidato dal gip a Messina il fermo dei due giovani di 14 e 17 anni e ora si trovano in carcere con l’accusa di rapina aggravata, tentato omicidio e violenza sessuale, possesso di oggetti “atti a offendere”.
“Quello che abbiamo visto — spiega il capo della squadra Volanti di Messina, Giovanni Puglianisi — è stato sconvolgente. La povera anziana era a terra dolorante e sotto shock, non riuscendo a muoversi. Aveva numerose contusioni e fratture ed è stata portata al Policlinico di Messina in gravi condizioni, ma non in pericolo di vita. I medici si sono riservati la prognosi”.
“I due, come ci ha detto la vittima, erano due conoscenti e lei li ha fatti entrare in casa senza problemi anche perchè uno dei due è amico del nipote — aggiunge Puglianisi-. Sono riusciti a rubare le chiavi dell’appartamento, che si trova in pieno centro a Messina, e sono tornati qualche ora dopo. Una volta varcata la soglia, i due hanno cominciato a rovistare nei cassetti alla ricerca di denaro e di oggetti preziosi. Hanno picchiato e aggredito la donna perchè non voleva rivelare loro dove era nascosto il denaro e i preziosi e, prima di fuggire con un bottino di un paio di occhiali e una bici, l’hanno violentata. Un gesto gratuito, inspiegabile e gravissimo. L’anziana è riuscita a rivelare il nome dei due aggressori e li abbiamo rintracciati sul viale principe Umberto a Messina mentre camminavano tranquillamente“.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL PUNTO E’ UN’ALTRO: ESISTE UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE RAZZISTA CHE DIFFONDE SCIENTIFICAMENTE NOTIZIE FALSE E NESSUNO FINISCE IN GALERA
Il 16 settembre 2019 un utente pubblica un tweet con un video dove una piccola imbarcazione vuota viene trainata da una più grande.
Secondo il messaggio sovranista pubblicato su Twitter, si tratterebbe di una ONG con a bordo dei migranti da portare in Italia:
“Nave ONG traina imbarcazione vuota dopo aver preso a bordo pseudoimmmigrati in acque territoriali libiche.Arrivati in acque territoriali italiane vengono fatti salire a bordo dell’imbarcazione trainata e viene lanciato l’ S.O.S. per “avvistamento naufraghi”. #truffaONG #business”
Il video era stato pubblicato dalla Polizia di Stato e ne avevamo parlato a Open in un articolo del 21 giugno 2019:
“È giunto nel porto di Licata (Agrigento) il peschereccio — intercettato dalla Guardia di Finanza al largo di Lampedusa — che trasportava 81 migranti, di cui 75 uomini, 3 donne e 3 bambine, poi trasbordati su un barchino e infine tratti in salvo e fatti sbarcare a Lampedusa. Le Fiamme Gialle hanno fermato i 7 membri dell’equipaggio, sei di nazionalità egiziana e un tunisino, che ora sono accusati di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. “
Nessuna ONG.
Il problema è che per alcuni utenti una nave che soccorre dei migranti sia per forza un’organizzazione non governativa come lo sono Open Arms e Sea Watch.
(da Open)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 16th, 2019 Riccardo Fucile
IL PROCURATORE PATRONAGGIO: “CRIMINI CONTRO L’UMANITA’, AGIRE A LIVELLO INTERNAZIONALE” … COINVOLTE LE ISTITUZIONI UFFICIALI LIBICHE, QUELL’ASSOCIAZIONE A DELINQUERE CHE L’ITALIA FINANZIA A MILIONATE PER FARE IL LAVORO SPORCO
Lasciati morire, torturati, violentati, ricattati in un centro di detenzione della polizia libica. È un condensato di orrori, ma soprattutto una tragica conferma di quanto denunciato nei giorni scorsi da un rapporto dell’Onu il racconto di alcuni dei migranti soccorsi e sbarcati a Lampedusa dalla nave Alex della Ong Mediterranea che hanno consentito alla squadra mobile di Agrigento diretta da Giovanni Minardi di avviare l’inchiesta che questa mattina ha portato al fermo di tre persone, altri migranti giunti in Italia con precedenti sbarchi, che erano ancora ospitate nell’hotspot di Messina.
L’inchiesta, coordinata dalla Procura di Agrigento e poi passata alla Dda di Palermo che ha firmato il provvedimento di fermo, per la prima volta contesta in Italia il reato di tortura oltre a quelli di sequestro di persona e tratta di esseri umani.
“Questo lavoro investigativo – spiega il procuratore di Agrigento Luigi Patronaggio – è suscettibile di ulteriori importanti sviluppi e ha dato conferma delle inumane condizioni di vita all’interno dei cosiddetti capannoni di detenzione libici e la necessità di agire, anche a livello internazionale, per la tutela dei più elementari diritti umani e per la repressione di quei reati che, ogni giorno di più, si configurano come crimini contro l’umanità “.
I torturatori
I tre arrestati, Mohamed Condè, detto Suarez, 27 anni della Guinea, Hameda Ahmed, 26 anni, egiziano e Ashuia Mahmoud, 24 anni, egiziano anche lui, sequestravano i migranti al loro arrivo in Libia e li lasciavano partire solo dopo mesi e mesi di drammatiche violenze e dopo aver ricevuto il riscatto pagato dai familiari. O dopo aver rivenduto come schiavi chi non poteva pagare.
Le vittime, che coraggiosamente hanno dato la loro testimonianza, hanno raccontato di aver assistito a omicidi, ma anche di aver visto morire di stenti loro compagni di detenzione. Hanno riconosciuto gli autori delle violenze nelle foto che gli agenti della Mobile di Agrigento hanno mostrato loro, come fanno ad ogni sbarco nelle prime indagini condotte negli hotspot proprio alla ricerca di eventuali componenti le organizzazioni di trafficanti che spesso arrivano anche loro in Italia sui gommoni.
Il centro di detenzion
Il lager in cui avvenivano le torture oggetto dell’inchiesta è quello di Zawiya, un centro di detenzione ufficiale gestito dalla polizia libica
“C’erano anche donne e bambini. Sostanzialmente era una prigione della polizia libica. Presso questa ultima struttura, malgrado – racconta uno dei migranti ai poliziotti – la stragrande maggioranza di noi migranti pativa la fame e la sete. Nessuno veniva curato e quindi lasciato morire in assenza di cure mediche. Personalmente ho assistito alla morte di tanti migranti non curati. Molti di noi aveva malattie alla pelle”.
Le testimonianze: “Ci davano da bere solo acqua di mare”
“Tutte le donne che erano con noi, una volta alloggiate all’interno di quel capannone, sono state sistematicamente e ripetutamente violentate da due libici e tre nigeriani che gestivano la struttura. Eravamo chiusi a chiave. I due libici e un nigeriano erano armati di fucili mitragliatori, mentre gli altri due nigeriani avevano due bastoni”. È il racconto di una delle vittime dei carcerieri del campo di prigionia di Zawiya. “Le condizioni di vita, all’interno di quella struttura, erano inaudite. Ci davano da bere acqua del mare – racconta – e, ogni tanto, pane duro. Noi uomini, durante la nostra permanenza, venivamo picchiati per sensibilizzare i nostri parenti a pagare denaro in cambio della nostra liberazione. Ci davano un telefono col quale dovevamo contattarli per dettare loro le modalità di pagamento. Durante la mia prigionia ho avuto modo di vedere che gli organizzatori hanno ucciso a colpi di pistola due migranti che avevano tentato di scappare”.
“I carcerieri erano spietati – spiega ancora il testimone – Il capo del campo si chiama Ossama ed è un libico. Vestiva in abiti civili ed aveva delle pistole sempre con sè”. “Ho visto morire tanta gente, – racconta – in particolare due fratelli della Guinea morti per le ferite subite nel campo. Con me all’interno di quel carcere c’era mia sorella Nadege che purtroppo è morta lì per una malattia non curata. Mia sorella aveva al seguito le due figlie di 7 e 10 anni che sono ancora detenute in Libia. Ho visto che molte donne venire violentate da Ossama e dai suoi seguaci”.
L’atto d’accusa
“Sistematiche percosse con bastoni, calci di fucili, tubi di gomma, frustate e somministrazione di scariche elettriche”, ma anche “ripetute minacce gravi” messe in atto “con l’uso delle armi o picchiando brutalmente altri migranti quale gesto dimostrativo”, “accompagnate dalla mancata fornitura di beni di prima necessità , quali l’acqua potabile, e di cure mediche per le malattie lì contratte o le gravi lesioni riportate in stato di prigionia- acute sofferenze fisiche e traumi psichici e un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”.
Ecco alcune delle torture subite dalle vittime nei cambi di detenzione in Libia, scrivono i magistrati nel provvedimento di fermo firmato dal procuratore aggiunto Marzia Sabella e dai sostituti Ferrara e Caputo.
(da agenzie)
argomento: criminalità | Commenta »
Settembre 13th, 2019 Riccardo Fucile
GUADAGNI ILLECITI, TORTURE, STUPRI: UN RAPPORTO DOCUMENTATO DIMOSTRA CHE L’ITALIA CONTINUA A FINANZIARE UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, DIVENTANDONE PARTECIPE E COMPLICE
L’Onu ha le prove: «La Guardia costiera libica trasferisce migranti in centri di detenzione non ufficiali», dove si ritiene che funzionari del governo «vendano i migranti ai trafficanti». Non prima di avere torturato, schiavizzato, stuprato.
L’ultimo rapporto del segretario generale sulla Libia è già sul tavolo del procuratore del Tribunale internazionale dell’Aja. E non piacerà ai leader europei.
I crimini sono stati documentati e riassunti nelle 17 pagine che costituiscono un pesante atto d’accusa che Antonio Guterres ha messo nero su bianco, dopo avere raccolto le informazioni di tutte le agenzie Onu sul campo, coordinate dall’Unsmil, la missione delle Nazioni Unite a Tripoli.
La sequenza di violazioni chiama in causa la responsabilità di quei Paesi, come l’Italia, che finanziano ed equipaggiano a fondo perduto le autorità libiche, senza mai riuscire a ottenere neanche il minimo impegno per il rispetto dei diritti fondamentali.
Il 7 giugno l’Alto commissario per i diritti umani «ha invitato il governo di accordo nazionale – rivela Guterres – a lanciare immediatamente un’indagine indipendente per individuare le persone scomparse». Centinaia di migranti intercettati in mare, infatti, vengono regolarmente fatti sparire. Ma dell’inchiesta, nessuno sa nulla.
Alle donne, specialmente le più giovani, tocca il trattamento più infame. «Continuano a essere particolarmente esposte a stupri e altre forme di violenza sessuale».
E stavolta le fonti non sono le organizzazioni umanitarie, ma gli osservatori delle Nazioni Unite a cui si sono aggiunti nell’ultimo anno gli investigatori della Corte penale dell’Aja. «L’Unsmil ha continuato a raccogliere resoconti da donne e ragazze migranti — si legge nel dossier — che erano state vittime di abusi sessuali da parte di trafficanti, membri di gruppi armati e funzionari». Nel periodo osservato sia le donne libiche che le straniere «hanno continuato a rischiare di subire abusi sessuali da parte delle guardie carcerarie».
Entro novembre il procuratore internazionale Fatou Bensouda depositerà un aggiornamento sulle investigazioni, ma dalla relazione di Guterres è facile prevedere alcuni dei capi d’accusa: «Perdita della libertà e detenzione arbitraria in luoghi di detenzione ufficiali e non ufficiali; tortura, compresa la violenza sessuale; rapimento per riscatto; estorsione; lavoro forzato; uccisioni illegali. I migranti hanno continuato a essere detenuti in sovraffollamento, in condizioni disumane e degradanti, con cibo, acqua e cure mediche insufficienti e servizi igienico-sanitari molto scarsi».
I colpevoli, secondo il segretario generale, sono indistintamente «funzionari statali, membri di gruppi armati, contrabbandieri, trafficanti e membri di bande criminali».
Un cartello criminale che può contare sul ruolo decisivo dei guardacoste.
I “soccorsi” in mare, infatti, riforniscono di migranti i boss del traffico internazionale, moltiplicando gli introiti.
Le operazioni della cosiddetta Guardia costiera, fieramente sostenuta da Bruxelles e da Roma, sono una delle principali cause delle violazioni. Non è un caso che Guterres si guardi bene dal parlare di «soccorsi».
«Il numero di prigionieri – si legge – è cresciuto a seguito dell’aumento delle intercettazioni in mare e della chiusura delle rotte marittime». Una manna per i contrabbandieri di vite umane.
Tutto alla luce del sole. «L’Unsmil ha continuato a ricevere segnalazioni credibili di detenzione prolungata e arbitraria, torture, sparizioni forzate, cattive condizioni di detenzione, negligenza medica e rifiuto di visite da parte di famiglie e avvocati da parte di i responsabili delle carceri e di altri luoghi di privazione della libertà ».
Al momento si contano 4.900 rifugiati e migranti detenuti nelle prigioni del governo, «ma un ulteriore numero sconosciuto di persone è detenuto in altre strutture» clandestine.
Il 29 luglio, vista «l’assenza di misure per far fronte a queste condizioni», l’Onu aveva chiesto «la chiusura di tutti i centri di detenzione». Invano.
(da “Avvenire”)
argomento: criminalità | Commenta »