Destra di Popolo.net

GAZA, ARABI ED EBREI INSIEME IN PIAZZA CONTRO LA GUERRA: “RIFIUTIAMO DI ESSERE NEMICI”

Maggio 17th, 2021 Riccardo Fucile

MANIFESTAZIONI IN VARIE CITTA’ ISRAELIANE CONTRO L’ESCALATION MILITARE … “LA POLIZIA ISRAELIANA E’ UNA VERGOGNA”

A ridosso degli attacchi missilistici e degli scontri che si sono verificati sulla Striscia di Gaza, a Gerusalemme e in altre città di Israele, arabi ed ebrei hanno sfilato insieme in manifestazioni pacifiste contro le tensioni.
L’iniziativa è stata promossa dall’Ong Standing Together e ha visto l’adesione di cittadini per esprimere dissenso contro le violenze. «A Gaza e Sderot i bambini vogliono vivere», si legge su alcuni cartelli portati dai manifestanti a Gerusalemme, dove 150 persone, tuttavia, sono state disperse dalla polizia. Il corteo nella Città Santa era partito da Zion Square, nel centro città.
«La polizia israeliana è semplicemente una vergogna. Invece di proteggerci, agisce ripetutamente in modo violento contro i manifestanti, e quando si tratta di palestinesi che sono cittadini di Israele, non si astiene nemmeno dall’uso di armi vere», hanno denunciato in un tweet dalla stessa Ong Standing Together.
Le manifestazioni hanno coinvolto anche altre piazze come a Giaffa e Akko, dove erano state incendiate alcune proprietà e attività commerciali e dove arabi ed ebrei si sono uniti per spegnere i roghi.
(da Open)

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GIORNATA INTERNAZIONALE CONTRO L’OMOFOBIA, MATTARELLA: “RIFIUTO ASSOLUTO DI OGNI FORMA DI DISCRIMINAZIONE E DI INTOLLERANZA”

Maggio 17th, 2021 Riccardo Fucile

“LA COSTITUZIONE SANCISCE IL PRINCIPIO DI UGUAGLIANZA, LA FERITA INFERTA ALLA SINGOLA PERSONA OFFENDE LA LIBERTA’ DI TUTTI”

La Giornata internazionale contro l’omofobia, la transfobia e la bifobia, per il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, “è l’occasione per ribadire il rifiuto assoluto di ogni forma di discriminazione e di intolleranza e, dunque, per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea”.
“Le attitudini personali e l’orientamento sessuale – continua il capo dello Stato nel suo messaggio – non possono costituire motivo per aggredire, schernire, negare il rispetto dovuto alla dignità umana, perché laddove ciò accade vengono minacciati i valori morali su cui si fonda la stessa convivenza democratica. La società viene arricchita dal contributo delle diversità. Disprezzo, esclusione nei confronti di ciò che si ritiene diverso da sé rappresentano una forma di violenza che genera regressione e può spingere verso fanatismi inaccettabili”.
“La ferita inferta alla singola persona – sostiene Mattarella – offende la libertà di tutti. E purtroppo non sono pochi gli episodi di violenza, morale e fisica che, colpendo le vittime, oltraggiano l’intera società. Solidarietà, rispetto, inclusione, come ha dimostrato anche l’opera di contrasto alla pandemia, sono vettori potenti di coesione sociale e di sicurezza”.
(da agenzie)

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LO SCIVOLONE DI URBANO CAIRO CONTRO CHIARA APPENDINO: “E’ UNA DEFICIENTE”

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

L’ATTACCO PER I LAVORI AL CENTRO SPORTIVO DEL TORINO… LA SINDACA: “NON RISPONDO AGLI INSULTI”

“Hanno trovato mile scuse, quella lì è veramente una def…”. Il presidente del Torino, Urbano Cairo, attacca la sindaca Chiara Appendino.
In un video girato da alcuni tifosi, diffuso dal quotidiano Tuttosport e diventato virale sul web, il patron granata se la prende con la prima cittadina, arrivando anche ad alcuni insulti, per il mancato avvio dei lavori del Robaldo, il nuovo centro sportivo che il club attende di realizzare da anni. “Appena andrà via lei avremo subito le autorizzazioni”, sostiene Cairo.
La reazione di Appendino al video, girato in occasione della trasferta a La Spezia, non si è fatta attendere.
“Non intendo rispondere a degli insulti, sono frasi che si commentano da sole – dice a Tuttosport e sui social -. Ciò che mi auguro, da sindaca della città, è che il Torino, nelle prossime due partite, possa fare i punti necessari per rimanere in A. Nel merito del Robaldo, come il presidente ben sa – puntualizza -, non sussistono questioni politiche, ma solo tecniche”.
(da agenzie)

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DA ISRAELE NESSUNA PROVA DEL “NASCONDIGLIO” DI HAMAS NEL PALAZZO BOMBARDATO

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

I PRECEDENTI IMPUNITI DI ATTACCHI A SCUOLE, OSPEDALI E STAFF ONU, INFRASTRUTTURE CIVILI E UMANITARIE

Nella giornata di ieri l’esercito israeliano nel corso di una sessione di bombardamenti a tappeto su Gaza ha colpito e raso al suolo la torre Al Jala, un edificio di 13 piani – sessanta uffici, tra redazioni, studi medici, studi di avvocati – nel centro della città della Striscia.
Quasi immediatamente è uscita la notizia che il palazzo, individuato dalle Idf come un “rifugio di alcuni terroristi di Hamas e dei loro uffici di intelligence”, agli ultimi piani ospitava diversi giornalisti e le sedi delle emittenti internazionali per cui lavoravano, come Al Mayadeen, Voice of Prisoners, Doha media center, AP e Al Jazeera, tra le poche ad avere reporter di guerra non solo in Israele ma anche nella Striscia, oggetto da tre giorni di una brutale campagna militare.
A nulla è servita la telefonata, ripresa in diretta da Al Jazeera, che il proprietario della torre Al Jala, Jawad Mehdi, ha avuto nei pressi dell’edificio con un ufficiale delle IDF, chiedendogli più tempo per evacuare gli equipaggiamenti.
“È la vostra vita, non la mia, prega il Profeta“, dice ad un certo punto l’ufficiale, pochi secondi prima del crollo.
Immediato il comunicato di Joel Simon, direttore esecutivo del Committee to Protect Journalist (CPJ): “Questo attacco su un palazzo che Israele sapeva ospitare giornalisti solleva il dubbio che esso prenda deliberatamente di mira i media, così da impedire la copertura delle sofferenze umane provocate a Gaza. Chiediamo al governo israeliano di fornire un resoconto dettagliato e la documentazione necessaria a giustificare questo attacco su una infrastruttura civile, vista la possibile violazione del diritto umanitario internazionale”.
“Siamo scioccati e disgustati dal fatto che Israele abbia deciso di distruggere il palazzo che ospitava la AP e altri media a Gaza“, ha commentato per BusinessInsider Gary Pruitt, Ceo della AP. “Israele è da tempo al corrente di dove si trovi il nostro bureau, così come era al corrente che nel palazzo c’erano dei giornalisti. Ci hanno avvertito che l’edificio sarebbe stato colpito, e per poco non abbiamo perso una dozzina di giornalisti. Si tratta di uno sviluppo davvero inquietante, per via di ciò che è successo il mondo da ora avrà minore possibilità di sapere cosa accade a Gaza”, ha concluso, confermando che ai reporter è stato dato un preavviso di un’ora, senza la possibilità di mettere in salvo le strumentazioni.
“Ogni volta che vedete reporters collegati in diretta da Gaza, normalmente trasmettono dal tetto della torre Al Jala”, commenta la giornalista Halla Mohiedeen.
Più duro il direttore del Media network di Al Jazeera, Mostefa Souag, il quale al Guardian ha descritto questo bombardamento come una “palese violazione dei diritti umani e un crimine di guerra”, invitando poi la comunità internazionale a condannare l’attacco e “mettere Israele di fronte alle proprie responsabilità”.
Gli ha fatto eco Walid Al Omari, capo del bureau di Al Jazeera a Gerusalemme: “È chiaro che coloro che stanno portando avanti questa guerra non vogliono solo seminare distruzione e morte a Gaza, ma anche silenziare i media che ne sono testimoni, che documentano ciò che davvero sta accadendo. Ma questo è impossibile. È solo uno dei crimini che Israele ha commesso nella Striscia”.
E’ possibile radere al suolo un palazzo con sessanta uffici, tra i quali quelli delle uniche emittenti internazionali a Gaza, nella convinzione che all’interno si nascondano dei membri di Hamas?
È anche necessaria una “armonizzazione” delle versioni israeliane, se è vero che il portavoce delle IDF, Jonathan Conricus, non si è limitato a parlare della presenza di Hamas all’interno della torre, bensì ha esplicitamente negato che la stessa ospitasse sedi di emittenti giornalistiche, affermazione che risulta in ogni caso falsa.
Israele – che qualche ora prima della torre al Jala ha colpito un campo profughi uccidendo un paio di famiglie, in totale 10 persone di cui 8 bambini – non è nuova a questo tipo di operazioni su infrastrutture civili o umanitarie, sia a Gaza che altrove. Andando a ritroso, Tel Aviv già nell’estate 2014, durante l’operazione “margine protettivo” su Gaza, colpì in tre diverse sessioni di bombardamenti a tappeto i rifugi dell’Unrwa, uccidendo 44 civili, di cui 10 membri dello staff delle Nazioni Unite.-
Nell’operazione “piombo fuso” del 2009, sempre a Gaza, le IDF colpirono, nel popoloso quartiere di Tal Hawa, l’ospedale al Quds, una scuola, un altro media center e il quartier generale delle Nazioni Unite, ferendo tre persone del suo staff, alcune delle quali dichiararono che nei bombardamenti era stato usato il fosforo bianco.
In quell’occasione l’allora primo ministro israeliano, Ehud Olmert, dopo aver sostenuto che nel palazzo c’erano alcuni membri di Hamas – affermazione “priva di senso”, secondo il direttore operativo dell’Unrwa, John Ging -, si scusò per le “tristi conseguenze”, aggiungendo che “non sarebbe dovuto accadere niente di simile”.
Non solo a Gaza ma anche in Libano. Nella guerra del 2006, quattro peacekeepers disarmati delle Nazioni Unite (di nazionalità austriaca, cinese, finlandese e canadese) furono uccisi in un raid israeliano mentre si erano rifugiati in un bunker all’interno di in una stazione di osservazione nel sud del Paese, nei pressi di Khiyam, dove gli israeliani avevano “appaltato” all’Esercito del Libano del sud la gestione di un centro di detenzione e tortura, poi assediato e dismesso nel 2000 durante un’operazione di Hezbollah e di un centinaio di volontari locali.
Anche in quel caso le IDF affermarono che nell’area erano presenti postazioni di Hezbollah. Più o meno negli stessi giorni avviene il bombardamento aereo di Qana, nel quale vengono uccisi 56 civili, di cui 32 bambini, ed altri incidenti minori (tra cui quello in cui muore a Sidone un membro dello staff Unrwa, Abdel Saghir, in cui vengono feriti dei soldati della missione Unifil, in un paio di occasioni anche dal fuoco di Hezbollah.
Per il villaggio di Qana non si trattava delle prima volta: il 18 aprile 1996, durante l’operazione “Grappoli di rabbia”, le Israeli Defense Forces colpirono con l’artiglieria un compound delle Nazioni Unite, dove si erano rifugiati circa 800 civili. Centosei di essi furono uccisi, e altri 116 feriti, tra cui quattro soldati fijiani dell’Unifil in modo grave.
Pur esprimendo cordoglio e dispiacere per le vittime provocate, le autorità israeliane in tutte queste occasioni rigettarono le accuse e i report di Amnesty International, Human Rights Watch e delle Nazioni Unite – dalle quali non potrebbero essere sanzionati, visto il potere di veto statunitense nel Consiglio di Sicurezza -, definendoli “parziali” e “fuorvianti”.
(da Il Fatto Quotidiano)

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SALVINI VUOLE BLINDARE I SERVIZI, HA PAURA CHE EMERGA QUALCOSA?

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

IL GIALLO DEL COPASIR E GLI INCONTRI CON LO 007 MANCINI… REPORT PREANNUNCIA NOVITA’ …. IL PRESIDENTE DEL COPASIR HA ACCESSO A MOLTE INFORMAZIONI RISERVATE, PER QUELLO LA LEGA NON MOLLA LA POLTRONA

Nella Lega il servizio di Report che andrà in onda domani sera sugli incontri tra Matteo Salvini e il capo reparto del Dis, Marco Mancini, preoccupa molti.
Tant’è che l’ordine di scuderia arrivato da via Bellerio è quello di non commentare per non accostare il nome del leader della Lega al dirigente dei Servizi che già il 23 dicembre aveva incontrato Matteo Renzi in piena crisi di governo: se esplodesse il caso politico, come per Renzi, infatti, Salvini difficilmente riuscirebbe a sfuggire da una convocazione del Copasir.
I leghisti non sono solo preoccupati dall’ammissione del segretario sui suoi incontri con Mancini, ma anche da quello emergerà dalla puntata. Ovvero l’attenzione di Salvini per il tema dei Servizi.
Nell’inchiesta di Walter Molino, infatti, si parla della guerra sulla presidenza del Copasir, oggi occupata dal leghista Raffaele Volpi, che per legge spetterebbe a Fratelli d’Italia ma che la Lega non ha mai voluto lasciare. Il perché non si è ancora capito. Il caso però sembrava sciolto in partenza perché, come scritto dal Fatto il 21 febbraio e come confermato a Report dal vicepresidente del Senato Ignazio La Russa, Volpi era in pole per fare il sottosegretario alla Difesa.
Al cronista di Report, La Russa spiega: “Volpi poteva fare il sottosegretario. Fino al giorno prima”. La notizia l’aveva avuta dal “capogruppo o dal vicecapogruppo della Lega in Senato”: “Mi ha detto guarda che il problema (del Copasir, ndr) forse si risolve perché mi pare sia in pole position per fare il sottosegretario”. Poi non andò così: “Il giorno dopo è uscita la lista dei sottosegretari e non c’era Volpi – continua La Russa – Lui era, questo lo so, sicuro di andare a fare il sottosegretario”. Perché il presidente del Copasir non ha ottenuto la poltrona di sottogoverno?
La vulgata è che Salvini, dopo lo smacco dei ministri vicini a Giancarlo Giorgetti, avesse chiesto tutti sottosegretari a lui fedeli (Volpi è vicino a Giorgetti). Ma forse il motivo è più recondito. E ad adombrarlo a Report è proprio La Russa.
Secondo il senatore di FdI non è stato Volpi a non voler mollare la poltrona (“Volpi è una brava persona, è un soldato”): “L’unica cosa che tutti hanno capito è che il problema non è Volpi” conclude La Russa. Potrebbe allora essere stato lo stesso Salvini a chiedere a Volpi di restare alla presidenza del Copasir? Volpi smentisce: “Assolutamente no”. Il sospetto – in queste ore in cui sono emersi gli incontri Salvini-Mancini, non sappiamo quanto retrodatati nel tempo – che quella poltrona possa essere particolarmente cara al leader della Lega è venuto a molti, però.
D’altronde il presidente del Copasir ha accesso a molte informazioni riservate e viene informato preventivamente da Palazzo Chigi sulle nomine. E alla vigilia delle scelte sui nuovi vertici di Dis e Aisi avere un amico a San Macuto poteva tornare comodo.
E forse non è un caso che ieri sul Corriere sia uscito un articolo in cui si raccontavano i timori del numero due della Lega Giorgetti che evocava una guerra di dossier che coinvolge il mondo dei Servizi. “Si prospettano mesi d’inferno” ha preconizzato Giorgetti, più preoccupato di questo che dei vaccini o del Recovery.
Il titolare del Mise ipotizza che dopo gli incontri tra Renzi e Salvini con Mancini usciranno altri dossier preoccupanti, per la guerra che sarebbe in corso tra 007.
Sarà anche per questo che la Lega ora si muove come i renziani: provare a delegittimare Report. Il capogruppo in Vigilanza Massimiliano Capitanio e il deputato Fabrizio Cecchetti attaccano la trasmissione su un servizio del 26 ottobre scorso sulla Regione Lombardia e la gestione dei test sierologici: “Per attaccare la Lega, Report si è affidato a un falso medico”. Peccato che sia falso, come ha spiegato Sigfrido Ranucci: per quel servizio Report non ha mai “né intervistato né menzionato” il medico oggi indagato per abuso di professione.
(da agenzie)

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L’ORDINE DEI MEDICI DI MILANO BOCCIA IL GREEN PASS: “E’ INUTILE, BASTA IL CERTIFICATO VACCINALE”

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

“NON SOLO E’ UNA SPESA PER IL CITTADINO, MA UN AGGRAVIO BUROCRATICO PER I MEDICI E NON RISOLVE I PROBLEMI”

Aspre critiche per il Green pass, che a detta di molti poteva essere uno strumento utile per riprendere a muoversi e viaggiare, ma che secondo l’Ordine dei Medici di Milano ha molti difetti e potrebbe essere sostituito da un semplice certificato vaccinale.
“Da giorni il centralino dell’Ordine dei medici è bombardato dalle telefonate dei medici di famiglia che non sanno cosa rispondere ai loro pazienti, che si informano o richiedono il cosiddetto green pass. Voglio rassicurare tutti i nostri pazienti, che al momento non c’è alcuna comunicazione ufficiale per questo ‘pass'”.
Lo ha chiarito Roberto Carlo Rossi, presidente dell’Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri di Milano, all’Hub della Fabbrica del Vapore dove si trovava, con altri 12 consiglieri volontari, per vaccinare i cittadini.
“Tra l’altro questo ‘certificato’ non solo è una spesa per il cittadino (non fa parte dei certificati convenzionati), non solo è un ulteriore aggravio burocratico per i medici di medicina generale – prosegue – ma non risolve i problemi dei cittadini”.
Il ‘green pass’, rimarca Rossi, “è inutile perché il medico di famiglia dovrebbe dichiarare, ad esempio, l’avvenuta vaccinazione quando il paziente possiede già quella rilasciata al momento della vaccinazione. Non serve un certificato nemmeno nel caso di un tampone negativo nelle ultime 48, perché c’è già quello del tampone. In sostanza, il medico dovrebbe certificare ciò che è già certificato da un laboratorio di analisi. E, mi domando, che utilità può esserci nel fatto che lo si riporti in un certificato redatto da un medico di medicina generale, che non fa altro che prenderne atto”, conclude Rossi confermando che “ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna indicazione che ci dica cosa fare. E’ tutto molto confuso, ma rassicuriamo i cittadini: le ricevute di vaccini e tamponi sono sufficienti”.
(da agenzie)

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IL SOSTEGNO INTERNAZIONALE AD ISRAELE “SI STA AVVICINANDO ALLA FINE”

Maggio 16th, 2021 Riccardo Fucile

LA MISURA E’ COLMA: SOLO OGGI 33 VITTIME CIVILI NEI BOMBARDAMENTI, 13 SONO BAMBINI

Vertice straordinario in Ue previsto per martedì 18 maggio. Josep Borrell, alto rappresentante per la politica estera, ha convocato un incontro tra ministri degli Esteri dell’Unione europea «in considerazione dell’escalation in corso tra Israele e Palestina e del numero inaccettabile di vittime civili».
«Ci coordineremo – ha scritto su Twitter – e discuteremo di come l’Ue può contribuire al meglio per porre fine all’attuale violenza».
Non si fermano gli attacchi aerei di Israele sulla Striscia di Gaza. Dopo aver colpito un leader di Hamas, i bombardamenti delle ultime ore da parte dell’esercito israeliano, entrati ormai nel loro settimo giorno consecutivo, hanno ucciso 33 persone, di cui 13 bambini. Sono invece un’altra dozzina le persone rimaste ferite. Due edifici residenziali sono stati distrutti.
Nel frattempo, il Gabinetto di sicurezza del governo israeliano starebbe valutando una possibile tregua, mentre pressioni per un cessate il fuoco aumentano da ogni parte. Secondo il quotidiano israeliano Haaretz, che cita fonti diplomatiche a Gerusalemme, il sostegno internazionale nei confronti di Israele si «sta avvicinando alla fine» e questo potrà forzare lo stato ebraico a muovere verso un cessate il fuoco.
Nelle prime ore di oggi, domenica 16 maggio, almeno 4 palestinesi sono stati uccisi dagli attacchi di Israele. A sette giorni dall’inizio dell’escalation, sono stati distrutti a Gaza altri due edifici e ferite decine di persone.
Nella notte la popolazione di Tel Aviv si è nascosta nei rifugi e l’esercito israeliano ha lanciato il suo sistema di difesa aerea “Iron Dome” contro una raffica di razzi lanciati da Gaza. Dopo l’uccisione di due cittadini israeliani, il premier Benjamin Netanyahu ha annunciato che l’offensiva su Gaza durerà «per tutto il tempo necessario». Ieri sera, Hamas aveva annunciato via Telegram un nuovo attacco con dei razzi, in risposta ai missili israeliani che avevano colpito un campo profughi palestinese uccidendo almeno 10 persone, di cui 8 bambini, e abbattendo un altro edificio che ospitava, tra le altre cose, le redazioni della Associated Press e di Al Jazeera.
In tutto, secondo fonti mediche locali, almeno 181 palestinesi, tra cui 52 bambini, sono stati uccisi nella Striscia di Gaza nella settimana appena trascorsa. Altri 1.200 sono rimasti feriti. Nella West Bank, invece, l’esercito israeliano ha ucciso almeno 13 persone. Il bilancio delle vittime in Israele è di 10 persone, di cui 2 bambini.
(da agenzie)

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UNA MIGRANTE 17ENNE SOPRAVVIVE PER 22 GIORNI ALLA DERIVA SENZA ACQUA NE’ CIBO: SALVATA CON ALTRE DUE PERSONE AL LARGO DELLE CANARIE. A BORDO ERANO MORTI DI FAME E DI SETE 56 MIGRANTI

Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile

SONO QUELLI CHE QUALCHE LURIDO RAZZISTA DICE CHE “VENGONO PER TURISMO”

Una 17enne della Costa d’Avorio e altre due persone sono sopravvissute per tre settimane senza acqua né cibo, a bordo di una fatiscente piccola imbarcazione di legno, a un viaggio verso la Spagna iniziato in Mauritania e costato la vita a ben 56 persone. A raccontare la storia di Aicha, questo il nome della ragazza, è oggi un video della Bbc che mostra anche le operazioni di salvataggio della 17enne e dei suoi due compagni di viaggio.
Il 26 aprile scorso, infatti, l’equipaggio di un elicottero dell’aeronautica spagnola ha avvistato la piccola imbarcazione a 500 km a sud-ovest dell’isola di El Hierro, nell’arcipelago delle Canarie, e ha tratto in salvo i tre superstiti.
La piccola barca di legno era alla deriva da 22 giorni, durante i quali, racconta la stessa Aicha nel video, sono morte di fame e di sete 56 persone, i cui corpi sono stati gettati in mare.
Il lungo viaggio di Aicha, sottolinea Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, è cominciato lo scorso novembre, quando la giovane ha lasciato la sua casa diretta verso la Mauritania informando dei suoi piani solo sua sorella maggiore. Si tratta della più grande tragedia che abbia mai coinvolto un’imbarcazione di migranti nelle acque delle Canarie.
(da agenzie)

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NON CHIAMATELA GUERRA: QUELLO DI ISRAELE A GAZA E’ UN MASSACRO A SENSO UNICO

Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile

L’OCCIDENTE DOVREBBE INTIMARE A ISRAELE DI PORRE FINE A UNA POLITICA RAZZISTA DI SEGREGAZIONE E DISCRIMINAZIONE

Le parole sono importanti? Bene, e allora smettiamo di chiamarla guerra, quella tra Israele e Palestina. O meglio, smettiamo di raccontare la storia per cui ci sono due parti che lottano per far soccombere l’altra. Un tempo era così, forse.
Oggi, nonostante tutto, le forze in campo sono talmente sbilanciate che non ha più nemmeno senso parlare di conflitto. Ma di massacro. A senso unico.
Lo raccontano le cifre di poche ore di bombardamenti su Gaza, 122 morti dall’inizio delle ostilità, 33 dei quali bambini, 11 solo nelle ultime 24 ore, cui si sommano più di 250 feriti, contro i sette morti israeliani.
Lo racconta, anche, la facilità con cui Israele, grazie al sistema d’arma mobile Iron Dome – letteralmente Cupola di Ferro – ha intercettato e reso inoffensiva la pioggia di missili di Hamas su Tel Aviv e su numerose altre città.
Ancora più delle cifre, tuttavia, lo racconta la sproporzione della forza economica e militare in campo, con un fazzoletto di terra lungo 40 chilometri e largo 10, poverissimo e sovrappopolato come nessuno al mondo che si ritrova a combattere nemmeno si capisce bene per cosa contro un nemico ricchissimo, all’avanguardia globale della tecnologia militare e scientifica – parliamo del primo Paese al mondo che ha raggiunto l’immunità di gregge contro il Covid-19 – che per di più lo circonda su tre lati del confine, di fatto assediandolo e impedendo la libera circolazione dei suoi abitanti, anche solo per cercare un lavoro altrove.
Fossimo in Sudafrica, nel secolo scorso, lo chiameremmo apartheid, e parleremmo di segregazione, e nessuno nell’opinione pubblica parlerebbe di equidistanza come sinonimo di obiettività.
Solo che siamo in Medio Oriente, e maneggiamo la materia infiammabile della Shoah e del senso di colpa occidentale per secoli di persecuzioni antisemite, così come quella del’islamofobia che pervade le nostre società dopo gli attentati di matrice islamista che hanno punteggiato questo inizio di millennio.
E allora, in fondo, del massacro di Gaza ci importa relativamente poco. E ci importa poco del fatto che Israele decida a proprio piacimento – come ha fatto con le deportazioni di Sheikh Jarrah – di alzare a proprio piacimento il volume della tensione per avere il pretesto per tagliare l’erba di Gaza a suon di bombe, per far dimenticare gli scandali che coinvolgono il presidente Bibi Netanyahu con una bella prova di forza, per far insediare altri coloni israeliani nei Territori palestinesi, in nome della sicurezza nazionale e del diritto a Israele a esistere.
Solo che, piccolo dettaglio, qui è in gioco il diritto di Gaza a esistere, non quello di Israele. E se, come comunità internazionale, abbiamo anche solo il dubbio che quel diritto vada difeso, forse dovremmo smetterla con le ipocrite e pilatesche manifestazioni di equidistante solidarietà, e chiedere a Israele di smettere di segregare, discriminare, bombardare chi vive nell’enclave di Gaza.
Se non lo facciamo – e non lo stiamo facendo – non siamo altro che complici di un massacro a senso unico, l’ennesimo che facciamo finta di non vedere. Niente di nuovo, pure qua.
(da TPI)

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