Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTE LE BALLE CONTENUTE NEL LIBRO
Primavera del 2001, le famiglie italiane ricevono in dono un prezioso volumetto illustrato stile fotoromanzo. È Una storia italiana, il libro che promette di raccontare chi è davvero Silvio Berlusconi.
Maggio 2016, viene pubblicato Secondo Matteo, la (quasi) autobiografia di Matteo Salvini.
Maggio 2021, Giorgia Meloni esce in libreria con Io sono Giorgia, l’autobiografia con la quale si prepara a vincere le prossime elezioni. Sembra quasi che se si ambisce a guidare il centrodestra italiano ci sia un modo solo per farlo, non primarie, non congressi: autobiografie.
Va da sé che queste pubblicazioni vadano oltre l’autodichiarato compito di raccontarsi e diventano invece un manualetto per militanti, candidati e sostenitori. Un prontuario con tutti gli alternative facts per rispondere alle obiezioni della controparte.
Curiosamente il libro della leader di Fratelli d’Italia e quello di Salvini condividono l’incipit. Salvini che nel 2013 sale sul palco del congresso che lo investirà leader della Lega “mentre il pubblico intona il coro ‘Matteo Salvini, là là là là là là, Matteo Salvini!’”.
Giorgia Meloni parte invece da quello di Piazza San Giovanni del 2019, quello dal quale lancerà il tormentone io sono Giorgia, sono una madre, sono una donna, sono italiana.
Non sono le uniche somiglianze: come Salvini anche lei ha una certa nostalgia per i vecchi Nokia e si parla pochissimo di mafia o ‘ndrangheta.
Nel libro della Meloni c’è tutto: l’infanzia difficile, i traumi, il bullismo, la militanza nel Fronte della Gioventù. Ragazzi descritti come dei sognatori e dei rivoluzionari . Dei tanti ex compagni del Fronte la Meloni dimentica di citare il vicepresidente di CasaPound Simone Di Stefano, che pure raccontò di averle fisicamente aperto la porta della sezione MSI della Garbatella.
Selvaggia Lucarelli ha fatto notare su TPI come il dettaglio di Giorgia Meloni che ha rischiato di essere abortita sia un po’ strano. Non solo perché l’aborto fosse illegale nel 1976 (la Meloni è nata a gennaio del 1977) quanto perché all’epoca era piuttosto raro fare gli esami clinici prima dell’interruzione di gravidanza.
Il problema è quando la biografia cede il passo alla mistificazione della realtà. Perché un conto è raccontare la storia di Giorgia che a quattro anni dà fuoco alla casa (per errore), rinasce dalle sue ceneri e si mette a cavallo del drago della Destra italiana.
Un altro è raccontare ad esempio che Alberto Angela abbia fatto nel 2017 in RAI un elogio dei muri, quelli che dividono e separano. Quando in realtà aveva precisato che “Non è il muro il nostro nemico, ma l’uso che se ne fa”, precisazione convenientemente omessa.
Il senso di Giorgia per la vita
Oppure, tornando al tema dell’aborto, quando si scaglia contro le “multinazionali dell’aborto” descrivendo l’orrore di quello che chiama “aborto a nascita parziale”.
Un termine che non esiste in ambito medico, che riguarda una pratica chirurgica (Intact dilation and extraction) che non viene utilizzata in Italia (ed era poco diffusa anche negli USA) dove si ricorre all’isterosuzione e al raschiamento. Nessuno in Italia ha mai chiesto di adoperare quella tecnica che la Meloni descrive. Ma soprattutto nessuno ne fa uso nel nostro Paese. Però è più comodo confondere le acque.
E non è l’unico caso. Nel 2018 ad Atreju arrivarono i genitori di Alfie Evans, un bambino britannico affetto da una rara malattia neurodegenerativa associata ad una grave forma di epilessia oggetto di un contenzioso legale tra i genitori e i medici che chiesero (e ottennero) dal giudice la sospensione dei trattamenti terapeutici che lo tenevano in vita. Con l’incredibile delicatezza che le deriva dall’essere mamma la Meloni scrive: “se ci hanno detto che il papà di Eluana Englaro doveva essere libero di poter staccare la spina della macchina che la teneva in vita, dato che ‘nessuno sa meglio di un genitore cosa sia bene per i suoi figli’, lo stesso diritto non è valso per i genitori di Charlie Gard e Alfie Evans, bambini ai quali i medici hanno voluto staccare la spina rivolgendosi addirittura ai giudici perché fosse imposta per legge quella decisione alle famiglie?”.
Questa però è una mistificazione. La battaglia legale che vide protagonista il padre di Eluana Englaro non riguardava la richiesta da parte di Beppino Englaro che fosse sancito che lui sapeva cosa fosse meglio per la figlia. Fu invece un processo per stabilire e ricostruire (attraverso diverse testimonianze) se davvero Eluana avesse espresso – prima del suo incidente avvenuto 17 anni prima – il desiderio di non continuare a vivere attaccata ad una macchina qualora si fosse trovata in quella situazione.
Fermo restando che Italia e Regno Unito hanno leggi differenti quindi il paragone è pretestuoso, non fu Beppino Englaro a decidere cosa era meglio per la figlia, esattamente come accadde per Charlie Gard e Alfie Evans.
Ma in questo modo la Meloni strumentalizza una vicenda drammatica che insieme ad altri casi bio-grafici simili contribuì ad avviare il lungo percorso che portò il nostro Paese a dotarsi nel 2017 della legge sulle Dichiarazioni Anticipate di Trattamento.
Sempre sul tema della famiglia Giorgia Meloni scrive che “in Italia non è consentita l’adozione ai single”. Ma non è vero, perché in casi particolari la legge consente l’adozione anche ai single.
L’affido ai single invece è consentito, come sa bene il capogruppo di Fratelli d’Italia al comune di Ferrara che nel 2019 presentò una curiosa interrogazione per sapere “quanti bambini ad oggi siano stati affidati a persone single (e, tra queste, quante si dichiarino omosessuali) e quanti bambini a coppie omosessuali nel nostro comune”.
Per Giorgia Meloni i radical chic hanno ucciso Willy Monteiro Duarte
Nel capitolo Il razzismo del progresso Giorgia Meloni se la prende con i buonisti che vorrebbero farla passare per razzista o peggio ancora per fascista quando in realtà i veri razzisti sono loro.
Non manca la stoccata al politicamente corretto ai figli di papà che distruggono “statue che ricordano eroi di guerra, memorie di nazioni” e che si scagliano “contro i grandi del passato, in nome di una riscrittura puritana della storia e della società” quando in realtà si abbattono statue di schiavisti o di re genocidi (Leopoldo del Belgio) e si chiede semplicemente di tenere in considerazione altre prospettive storiche.
Deve essere ben difficile per la Meloni coniugare la critica al colonialismo francese in Africa e far finta di non vedere come le potenze coloniali abbiamo scritto e insegnato una storia a senso unico.
Caso da manuale dell’ideologia buonista secondo la leader di Fratelli d’Italia è la vicenda dell’omicidio di Willy Monteiro Duarte a Colleferro il 6 settembre 2020.
A processo ci sono Marco e Gabriele Bianchi, Mario Pincarelli e Francesco Belleggia, accusati di omicidio volontario. Come ha scritto Valerio Renzi su Fanpage non si può negare che dal momento che Willy era di origine capoverdiana una certa componente di odio razziale possa aver avuto un peso ma gli imputati sarebbero imbevuti di una cultura machista (mascolinità tossica, direbbero i buonisti) che vede in certi modelli criminali un esempio e che non si limita al razzismo o a presunte simpatie neofasciste.
Giorgia Meloni fa di meglio. Scrive testualmente che i quattro “sono invece figli di tutt’altra ‘cultura’: quella di chi ha propagandato tra i giovani modelli come Gomorra per farci sopra i milioni» e di «di quei modelli cari a certi artisti ‘progressisti’, o ‘comunisti col Rolex’ che dir si voglia, per i quali il successo si misura con la cilindrata delle macchine, il costo delle borse, il numero di partner che si riescono ad avere e quello delle droghe che si riescono ad assumere”.
Insomma, nemmeno troppo velatamente dice che la colpa è dei vari Saviano (l’autore di Gomorra) e di tutti quelli che hanno scritto romanzi o serie televisive su temi simili (che ne so, Breaking Bad conta?). Non solo: è colpa anche degli artisti di sinistra, naturalmente drogati, promiscui e pieni di soldi (Mick Jagger e Keith Richards?).
Io sono Giorgia
I fatti alternativi proseguono come quando la Meloni scrive “il consigliere comunale a Roma lo faccio gratis, e dato che sono più presente del sindaco Raggi in assemblea capitolina, direi che è un bene che faccia il mio lavoro a Roma senza costare nulla alla collettività”.
Ora, a parte che il Sindaco non è un consigliere comunale mentre la Meloni sì i dati sulle presenze – incontestabili, si diceva un tempo – dicono un’altra cosa.
E cioè che su un totale di 108 giornate di seduta nel 2020 (ma negli anni precedenti la musica non cambia) la Meloni è risultata presente 43 volte.
Peggio di lei Alfio Marchini (11) e Virginia Raggi (16).
Ma se invece guardiamo le presenze effettive dei consiglieri in Assemblea Capitolina, commissioni capitoline, Capigruppo e Ufficio di Presidenza la Meloni è penultima con 45 presenze (nel 2020 perché gli anni precedenti erano poco più di una decina) mentre la media del consiglio è attorno alle 200 presenze.
La storia insomma la si può scrivere e riscrivere come si vuole. Ad esempio quando parla della nascita del Governo Monti nel 2011 con toni epici:
“Dissi a Berlusconi, con chiarezza, che il Popolo della Libertà non avrebbe dovuto assolutamente dare appoggio al governo Monti. Era intollerabile consegnare l’Italia agli emissari di quelle consorterie europee che avevano manovrato contro la nostra democrazia; era come dire che avevano ragione i nostri avversari, e non l’avevano”.
Ma dimenticandosi purtroppo di dire esplicitamente che poi lei la fiducia a Monti la votò. Così come votò il Salva Italia (che conteneva la Legge Fornero) e l’abbassamento del limite del contante a mille euro che oggi contesta. Eppure la Meloni del 2021 dice: “Nel 2011 l’asse franco-tedesco ha dato un segnale inequivocabile all’Italia: ‘La sovranità ve la potete scordare’”.
Ammesso e non concesso che le cose siano andate così, se è successo è anche perché qualcuno i voti a Monti li ha dati.
E quando spende parole di elogio per Guido Crosetto ricordando che “si era alzato in aula a Montecitorio per annunciare il suo voto contrario al Fiscal Compact” dimentica di dire che poi Crosetto aveva già votato a favore alla legge costituzionale che introduceva il Pareggio di Bilancio in Costituzione che è proprio uno dei punti del Trattato Europeo sul Fiscal Compact (curiosamente la Meloni era assente a tutte e due le votazioni finali).
(da TPI)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
REPORT SPARA LA BOMBA SUL CAPITONE… SALVINI: “NON RICORDO”
Non solo Renzi. Anche Matteo Salvini avrebbe avuto più incontri riservati con lo 007 Marco Mancini, già coinvolto nel caso Abu Omar, e anche lui avrebbe incontrato il dirigente dei servizi segreti pure in autogrill.
A sostenerlo è sempre Report, con un’anticipazione del servizio che andrà in onda lunedì prossimo. Occorrerà ora vedere cosa farà il Copasir, presieduto dal leghista Raffaele Volpi, dopo aver annunciato di voler chiedere al premier Mario Draghi l’autorizzazione per aprire un’indagine da affidare al Dis sul faccia a faccia tra l’esponente dell’intelligence e il leader di Italia Viva in un’area di servizio a Fiano Romano, nel dicembre scorso, in piena crisi di governo.
Il conduttore di Report, Sigfrido Ranucci, ha preannunciato che il segretario della Lega ha ammesso di aver incontrato varie volte l’agente segreto.
“Durante lo svolgimento dell’inchiesta – sostiene Ranucci – i nostri inviati avevano raccolto informazioni, poi confermate da una fonte qualificata, che Salvini avrebbe incontrato più volte Marco Mancini, non solo in sedi istituzionali, ma anche in autogrill, circostanza che il leader della Lega non conferma né smentisce. Sempre secondo una delle fonti incontrate da Report, la frequentazione tra il politico e l’uomo dei servizi sarebbe di vecchia data, i due si sarebbero incontrati anche a Cervia, in occasioni delle visite di Salvini al Papeete, il locale venuto alla ribalta nei giorni della crisi del primo governo Conte”.
Il conduttore di Report ha poi sottolineato che Salvini aveva affermato che era normale incontrare agenti segreti e aveva preso le difese di Matteo Renzi dopo la pubblicazione da parte della sua trasmissione del video dell’incontro riservato dell’ex premier con lo 007.
“Ho incontrato Marco Mancini da ministro più volte, in ufficio, al ministero, non in un autogrill. A mia memoria non l’ho incontrato in autogrill. Lo visitai per la prima volta in carcere a San Vittore, quando fu arrestato ed ero consigliere comunale”, ha detto il numero uno del Carroccio intervistato da Report.
Per tutta risposta la Lega ha sostenuto che Report, nella “foga di dover attaccare a tutti i costi la Regione Lombardia”, si è affidata a un falso medico, specificando che il sindaco di Robbio, Roberto Francese, per somministrare tamponi rapidi, molecolari e per fare persino prelievi di sangue a pagamento ai suoi concittadini, si sarebbe affidato al falso camice bianco.
lImmediata la replica di Ranucci.
Il conduttore ha affermato che Report non si è mai affidata a un falso medico e che le accuse della Lega sono false, “come è facile verificare dalle trascrizioni presenti sul sito”, aggiungendo di non aver mai né menzionato né intervistato Adessi, oggetto di indagini della Procura di Vercelli per abuso di professione, “che ha potuto esercitare indisturbato senza controllo delle autorità regionali”.
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
DIPINTI SPARITI NEL NULLA NELLA SEDE DI VIA MAZZINI E SOSTITUITI CON COPIE
Un dipinto a olio di Felice Casorati intitolato “Il deputato di Bombignac”. E poi “Architettura” di Ottone Rosai e “La domenica della buona gente” di Renato Guttuso. Ma anche “vita nei campi” di Giorgio De Chirico.
Con una strana storia dietro: è stato rubato e sostituito con una copia a sua volta trafugata.
Repubblica racconta oggi che dalla sede Rai di viale Mazzini a Roma sono spariti numerosi dipinti di pregio. Alcuni sono stati sostituiti da copie. Altri si sono semplicemente volatilizzati.
Sulla vicenda indaga la procura di Roma mentre la Rai, per tutelare un patrimonio che vale circa 100 milioni di euro, ha nominato un comitato tecnico scientifico con l’obiettivo di catalogare le opere.
Non sono solo dipinti, ma anche litografie, arazzi, sculture. Che Vittorio Sgarbi insieme ad Achille Bonito Oliva, Oliviero Toscani, il direttore degli Uffizi Eike Schmidt, Sylvain Bellenger la direttrice del Museo e Real Bosco di Capodimonte e molti altri dovranno concorrere a difendere.
«Con un lavoro certosino — dice Nicola Sinisi, il direttore dei Beni artistici della Rai — abbiamo iniziato a mettere al riparo il grande patrimonio» della tv di Stato. Peccato per i quadri spariti però:
L’allarme (indaga la procura di Roma) è scattato nel marzo scorso, quando proprio in viale Mazzini era caduto in terra quello che avrebbe dovuto essere “Architettura” di Ottone Rosai, un autore fiorentino del Novecento: qualcuno si è accorto che si trattava di una copia.
L’originale era stato rubato negli anni ’70 e venduto per 25 milioni di lire da un dipendente ormai in pensione, non più imputabile. È sparito anche “La domenica della buona gente” di Renato Guttuso. E “Vita nei campi” di Giorgio De Chirico, trafugato e sostituito con un falso, rubato a sua volta: il furto del furto.
Chissà come la prenderà la procura.
(da La Notizia)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL PREZZO CARISSIMO PER L’ITALIA CHE NON HA VACCINATO SUBITO GLI ANZIANI, ALTRO CHE CARENZA DI DOSI
A oggi l’Italia ha immunizzato più di 8 milioni di persone. Sono invece 18 milioni e
400mila quelle che hanno ricevuto almeno una dose.
Nelle ultime settimane il ritmo delle vaccinazioni è aumentato, ma la strategia italiana usata nei primi mesi potrebbe essere costata molte vite.
«Dall’inizio della campagna vaccinale in Italia abbiamo evitato la morte per COVID19 di 10.600 persone», osserva su Twitter l’analista dell’Ispi, Matteo Villa. «Se avessimo vaccinato nella maniera più corretta possibile (pur vaccinando tutto il personale sanitario) avremmo salvato 18.300 vite. Il 72% in più».
L’Italia ha ricevuto lo stesso numero di dosi pro capite degli altri Paesi europei, ma a marzo eravamo ancora tra gli ultimi in termini di vaccinazioni.
La strategia italiana, che ha privilegiato le vaccinazioni del personale sanitario, non è riuscita a portare avanti parallelamente anche le somministrazioni alla popolazione più fragile ed esposta: ovvero gli over 80. Una scelta, o una difficoltà della macchina vaccinale, che a partire da marzo, proprio mentre tornavamo in zona gialla, ha portato a centinaia e centinaia di morti che potevano essere evitate.
(da Open)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
L’OSTACOLO A UNA REPRESSIONE DELL’EVASIONE NON E’ TECNICO, MA POLITICO: CI SONO PARTITI CHE DIFENDONO GLI EVASORI E SFORNANO CONDONI
Il fenomeno dell’evasione fiscale è di vecchia data e presente, con intensità notevolmente diversa, in tutti i paesi membri dell’Ue.
Con riferimento all’anno 2014 Konrad Raczkowski (Università di Scienze sociali, Varsavia), aveva pubblicato un stima dell’evasione fiscale (in percentuale del Pil) nei diversi paesi membri nella quale l’Italia figurava detenere il poco invidiabile primato, con una stima di evasione pari al 13,8%, la Spagna presentava il 10,8%, Francia e Germania rispettivamente il 6,6 e il 6,3% e il Regno Unto il 3,3% e il Lussemburgo soltanto l’1,6%, la più bassa stima di evasione in tutta l’Ue.
Per l’anno 2015 sono oggi disponibili stime, paragonabili alle precedenti, elaborate da Richard Murphy (City University London) per conto del Parlamento europeo .
Ecco i dati che si confrontano a quelli indicati con riferimento al 2014: Italia 11,6% (pari a 190,9 miliardi di euro), Spagna 5,6% (60 miliardi), Francia e Germania rispettivamente 5,4% e 4,1% (117,9 e 125,1 miliardi), Regno Unito 3,4% (87,5 miliardi) e Lussemburgo 3,1% (1,6 miliardi).
L’Italia conserva la posizione di primo evasore d’Europa, sebbene la misura dell’evasione appaia diminuita di 2,2 punti percentuali.
Per l’anno 2015, nella ricerca effettuata per conto del Parlamento europeo, Murphy ha prodotto anche stime dell’evasione limitate alla sola IVA (imposta sul valore aggiunto); con riferimento ai paesi membri già considerati, abbiamo le seguenti stime percentuali di evasione rispetto al dovuto: Italia 25,78 %, Spagna 3,52%, Francia 11,71%, Germania 9,56%, Regno Unito 10,88%, Lussemburgo 5,56%.
Si tratta evidentemente di stime non confrontabili con le precedenti, in quanto riferite a due diversi indicatori dell’evasione fiscale, stime però sufficienti a confermare la rilevanza generale del fenomeno e la sua particolare gravità nel caso dell’Italia.
Per quanto riguarda l’Italia, tra le due stime considerate di elaborazione non italiana, soltanto quella di Murphy per l’anno 2015 ci permette di conoscere una somma in valore anziché in percentuale del Pil – precisamente 190 miliardi di euro – senza rischiare di mescolare dati non omogenei riguardo alla fonte.
Con riferimento all’anno 2014, la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva (anno 2018) del nostro Ministero dell’economia e delle finanze stima un’evasione complessiva (entrate tributarie e contributive) di 113 miliardi, decisamente più contenta di quella di Murphy per il 2015.
Con riferimento al più recente biennio 2017-2018 la Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva (Commissione Giovannini) segnala una significativa riduzione dell’evasione sull’IVA, rispettivamente 36,8 e 33.3 miliardi di euro. Con riferimento a questa imposta, una efficace attività di contenimento dell’evasione è dunque in atto.
La necessità di procedere con decisione in tutte le direzioni del contrasto all’evasione fiscale, comprese quelle più difficili da percorrere rimane comunque molto chiara, con l’obiettivo di consentire al bilancio pubblico di svolgere un ruolo molto più efficace di quanto sia stato nel primo ventennio di questo secolo.
Da una recente audizione al Senato del Direttore dell’Agenzia delle entrate Avv. Ernesto Maria Ruffini , apprendiamo che attualmente l’Agenzia delle entrate, attraverso un paziente e poco noto lavoro di programmazione organizzativa, ha da tempo intrapreso un percorso di aggiornamento e potenziamento della propria capacità operativa.
Dall’audizione si evince che l’Agenzia può già accedere in modo autonomo al Catasto della proprietà immobiliare, alla situazione dei conti correnti bancari, alla conoscenza delle diverse forme di ricchezza finanziaria in titoli quotati, all’informazione relativa ai debiti verso istituzioni finanziarie contratti per l’acquisto di immobili, ai dati relativi alla proprietà degli autoveicoli, ai dati del grande deposito della fatturazione elettronica.
Rimangono sempre i problemi connessi alla “schermatura” di proprietà registrate sotto nomi di copertura, rimangono aperti alcuni problemi relativi alla proprietà di valori mobiliari e immobiliari detenuti all’estero (nei casi di proprietà all’estero, l’individuazione delle coperture è evidentemente difficoltosa), ma una grande parte delle informazioni necessarie a conoscere l’entità patrimoniale dei contribuenti italiani sono già disponibili all’Agenzia delle entrate che ha il compito di reprimere l’evasione fiscale.
Quale è dunque l’ostacolo che ancora si frappone a una drastica repressione dell’evasione?
Il contrasto all’evasione fiscale, come è noto, avviene anche attraverso la limitazione all’uso del contante. Il ricorso alle carte e agli strumenti elettronici ovviamente permette la tracciabilità dei pagamenti ed è avversato dalle categorie che maggiormente praticano la non fatturazione o la riduzione del suo importo.
Le norme intese a ridurre l’uso del contante vengono spesso contrastate con argomenti speciosi, non esclusa l’asserita convinzione, in alcuni settori della società, che “non si debba infierire sulle categorie produttive più deboli”.
(Presentato all’Accademia Nazionale dei Lincei il 14 maggio 2021)
(da agenzie)
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Maggio 15th, 2021 Riccardo Fucile
ALLORA FACCIA IL DON ABBONDIO NEI PROMESSI SPOSI, NON IL GIUDICE… “LA PROCURA HA SCELTO ME PERCHE’ CI VOLEVA UNO CHE REGGESSE L’IMPATTO DELLA SENTENZA”: PERCHE,’ ERA GIA’ SCRITTA?
In un’intervista al Corriere della Sera il giudice Nunzio Sarpietro spiega cosa sarebbe successo se Matteo Salvini fosse andato a processo per il caso della nave Gregoretti
“Il rinvio a giudizio del senatore Salvini avrebbe comportato l’incriminazione dell’ex premier Conte e dei ministri dell’epoca Di Maio e Toninelli, perché erano tutti d’accordo sulla redistribuzione dei migranti”.
Così in un’intervista al Corriere della Sera il giudice Nunzio Sarpietro, presidente dell’ufficio gip-gup di Catania, dopo la pronuncia della sentenza di non luogo a procedere per l’ex ministro dell’Interno per il caso della nave Gregoretti.
Perché allora a Palermo Salvini è stato rinviato a giudizio per il caso Open Arms? “Non parlo del lavoro dei colleghi – risponde Sarpietro intervistato da Repubblica – Ci sono elementi di fatto diversi. Io ho svolto un’istruttoria approfondita avendo il dovere di assumere alcuni elementi, suggeriti dalla memoria difensiva, che hanno provato l’estraneità di Salvini . Spiegherò tutto nella motivazione di una sentenza che richiederà tempo, stenti e patimenti, perché ogni parola verrà valutata ai raggi X. Quando con i colleghi abbiamo preso la decisione che sarei stato io a presiedere questa udienza sapevamo che ci sarebbe voluto un magistrato anziano con 40 anni di esperienza e con le spalle larghe per reggere l’impatto che la sentenza avrebbe avuto sul sistema politico.”
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2021 Riccardo Fucile
A SORPRESA LE REGIONI MIGLIORI SONO QUELLE DEL SUD, ECCO I DATI DEL MINISTERO
Non bastano le 535mila dosi al giorno raggiunte venerdì 7 maggio: l’Italia resta
ancora lontana dall’obiettivo di somministrare almeno 500mila vaccini anti-Covid al giorno anche questa settimana (così come la precedente).
Il commissario straordinario per l’emergenza Coronavirus, Francesco Paolo Figliuolo, e il governo guidato da Mario Draghi avevano fissato come obiettivo, per metà aprile, quello delle 500mila vaccinazioni al giorno: non un picco, ma una media giornaliera.
Che rimane lontana anche ora, circa un mese dopo.
La campagna vaccinale italiana non è decollata e la media settimanale è rimasta ben al di sotto di questo obiettivo, seppur in lieve crescita.
Finora in Italia sono state somministrate 25.849.925 dosi, a fronte di 29,58 milioni di vaccini consegnati: si tratta dell’87,7%, dato leggermente più rispetto rispetto a quanto atteso considerando che le scorte dovrebbero essere intorno al 10%.
Sulla base dei calcoli effettuati da Fanpage.it ricorrendo ai dati disaggregati messi a disposizione dal governo, nella settimana dal 7 al 13 maggio in Italia sono state somministrate 3.265.515 dosi, mentre la scorsa settimana erano state 3,13 milioni: il dato è, quindi, leggermente in crescita e non è definitivo, considerando che non si tratta di numeri consolidati ma che potrebbero ancora subire qualche variazioni tra oggi e domani. Ad ora la media, in salita, è di 466mila vaccini al giorno, contro le 449mila della scorsa settimana. Sempre al di sotto dell’obiettivo di 500mila di media giornaliera.
In generale le Regioni del Nord che hanno vaccinato di più all’inizio ora vanno a rilento, mentre recuperano terreno quelle del Sud: tra i territori che raggiungono il target quotidiano ce ne sono solamente alcuni del Mezzogiorno.
Sulla base dei target regionali forniti dal commissario straordinario per il 29 aprile, giornata in cui l’obiettivo era raggiungere le 500mila dosi totali nazionali, è possibile vedere quali Regioni riescono a raggiungere il traguardo e quali no. Target raggiunto solamente da Regioni del Sud: Basilicata, Calabria, Campania, Puglia e Sicilia.
Nella tabella sottostante sono riportate in verde e raggiungono tutte abbondantemente il target. Il blu nella tabella rappresenta le Regioni che non hanno raggiunto il target di un soffio, ma che potrebbero farlo con il consolidamento dei dati: è il caso solamente del Molise.
Sotto l’obiettivo, ma di poco, si attestano invece Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Liguria, Marche, Trento, Sardegna, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto. Molto al di sotto del target ci sono Emilia-Romagna, Lombardia, Bolzano, Piemonte e Toscana.
Altro confronto è quello rispetto alla settimana precedente. A migliorare, tra le Regioni che hanno raggiunto il target, ci sono Basilicata, Calabria, Puglia, Sicilia e Molise. Non hanno raggiunto l’obiettivo ma sono comunque in miglioramento Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia, Lazio, Bolzano, Piemonte, Sardegna, Toscana, Umbria.
Peggiora, pur restando ben al di sopra dell’obiettivo fissato dal commissario straordinario, la Campania. Mentre fanno poco peggio rispetto ai sette giorni precedenti, restando al di sotto dell’obiettivo, Abruzzo, Liguria, Marche, Valle d’Aosta, Veneto. Infine, chi peggiora di tanto e resta ben al di sotto del target è la Lombardia, insieme alla provincia autonoma di Trento.
(da Fanpage)
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Maggio 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL FINANZIAMENTO DI 81 MILIONI ALLA BIOTECH DI CASTEL ROMANO GIUDICATO ILLEGITTIMO E QUINDI NULLO
La Corte dei Conti ha bloccato i fondi per ReiThera. La biotech di Castel Romano
che sta sperimentando il vaccino italiano non riceverà gli 81 milioni promessi a gennaio da Invitalia.
Il progetto, arrivato alla fase due delle sperimentazioni, rischia di finire qui. Senza quei finanziamenti ReiThera non potrà avviare la fase 3 né ricevere l’autorizzazione all’uso. Il vaccino aveva avuto risultati positivi nella fase uno. Ha appena completato la fase due su circa mille volontari ed è in attesa di raccogliere i risultati.
La palla passa ora al governo, che dovrà decidere come procedere, e in particolare al Ministero per lo sviluppo economico, che all’inizio dell’anno aveva approvato il cofinanziamento.
“Lo schema dell’investimento è illegittimo e quindi nullo” si è limitata a commentare la Corte, il cui parere era atteso da un mese e mezzo circa.
I vertici di ReiThera, che nel progetto del vaccino ha investito 12 milioni propri, hanno accolto la notizia – arrivata tramite la stampa, senza alcuna comunicazione ufficiale – con sorpresa. Il loro unico commento è che restano in attesa di leggere il parere formale della Corte.
(da agenzie)
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Maggio 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL POST DEFINITO “INDEGNO” DAL RETTORE, MA CI SONO VOLUTI SEI MESI PER DELIBERARE UNA SANZIONE RIDICOLA
«Se vai a letto con gli uomini giusti e ‘ammanicati’, allora puoi anche fare da spalla a
un uomo affetto da demenza. Praticamente è la storia di Cenerentola», aveva scritto il professorr Bassani lo scorso novembre
Alla fine, a distanza di sei mesi, i provvedimenti disciplinari sono arrivati. Il professor Marco Bassani, docente dell’Università statale di Milano, autore del post sessista contro Kamala Harris, è stato sospeso dall’insegnamento e dovrà rimanere senza stipendio per un mese.
Il contenuto apparso sulla bacheca Facebook del docente lo scorso novembre era stato pubblicato dopo l’elezione della vicepresidente americana e aveva scatenato subito una serie di accese polemiche tra studenti e insegnanti.
La decisione di sospendere il docente di Storia delle dottrine politiche è arrivata oggi, nel corso della riunione del consiglio di amministrazione della Statale di Milano.
Il contenuto del post che finì nella bufera – definito «indegno» dal rettore della Statale – non lasciava dubbi di interpretazione. «Se vai a letto con gli uomini giusti e ‘ammanicati’, allora puoi anche fare da spalla a un uomo affetto da demenza. Praticamente è la storia di Cenerentola»: le parole usate dal professor Bassani per riassumere il successo della vicepresidente Usa Harris.
Il post, rimosso in meno di 24 ore, risale all’8 novembre dello scorso anno e fu screenshottato come prova da molti studenti del docente ora sospeso dall’insegnamento.
(da agenzie)
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