Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
DAL MOTTO “PER PAGARE E PER MORIRE C’E’ SEMPRE TEMPO” AL “NON PAGARE, TANTO ARRIVA IL CONDONO”
Non chiamatelo stato di necessità . Quando si fa un condono perchè il Fisco non funziona la necessità
è aggiustare l’amministrazione finanziaria e non fare regali a chi non ha pagato.
Ma in tempi di pandemia il consenso è merce rara e così a prevalere sono le necessità della politica, che ieri nel decreto ristori ha infilato il più classico dei condoni fiscali.
Un dono del tutto inutile per svuotare il magazzino delle scartoffie perdute nelle società di riscossione, in quanto lo stralcio circoscritto a chi dichiara fino a 30mila euro di reddito lascia in vita la stragrande maggioranza delle cartelle esattoriali.
Dunque il minimo risultato con il massimo costo, se nel conto mettiamo il messaggio che viene dato ancora una volta agli italiani: per pagare e per morire c’è sempre tempo, ma se si parla di tasse di tempo ce n’è molto di più, perchè in un modo o nell’altro un condono arriva sempre.
Lasciamo allora ogni speranza di vedere aumentare i cittadini onesti, e finiamola con cashback e lotterie degli scontrini. Fare la lotta all’evasione in questo Paese è come togliere l’acqua con un cucchiaino da una nave che affonda.
Giusto sarebbe stato in questo momento difficile per molte famiglie e imprese aiutare che vuole pagare e non riesce a farlo, azzerando gli interessi e allungando le rateizzazioni, ma far passare il concetto che oggi diventa carta straccia quanto dovuto fino a cinquemila euro — e domani magari sarà lo stesso per diecimila e più — è la pietra tombale di ogni promessa di rendere la vita difficile ai furbi che fanno fesso l’Erario.
Perchè qui il vero fesso è chi paga.
(da Infosannio)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
MANIFESTAZIONE NON AUTORIZZATA, COSA ASPETTA LA POLIZIA A CARICARE E FERMARE QUESTI SOGGETTI?
Centinaia di No Mask e No Vax si sono radunati oggi, 20 marzo, in piazza Carignano e in piazza Castello, nel cuore di Torino. «Diteci cosa ci mettete dentro il vaccino» contro il Coronavirus, hanno urlato mentre nessuno di loro portava con sè la mascherina.
I manifestanti si sono dati appuntamento tramite alcuni gruppi su Telegram, diversi di loro accompagnati anche dai bambini. Nel corso del pomeriggio, sono andate in scena due manifestazioni parallele: il Revolution Day e il World Wide Demo Torino 2021. I partecipanti hanno recitato gli stessi slogan: «Siamo qui per i diritti e per la libertà ».
Oltre quaranta multe, ferito un agente
Poi sono scattate decine di sanzioni. In 24 sono stati multati perchè senza mascherina e 20 perchè arrivati da altri Comuni, violando le norme anti-Covid.
Ad essere multata anche l’organizzazione degli eventi. Un uomo è stato anche denunciato per resistenza a pubblico ufficiale: il 36enne si è rifiutato di fornire i documenti agli agenti e ha fatto resistenza quando l’hanno afferrato per portarlo in questura. Nelle tensioni che ne sono scaturite, un agente è rimasto ferito a una mano ed è stato accompagnato in ospedale.
Per la Questura la manifestazione non è stata autorizzata
Marco Liccione, operaio di 31 anni con un recente passato in Fratelli d’Italia, ha preso il microfono per primo. Lui che durante il primo lockdown aveva già cercato di organizzare cortei di protesta. «Chi ha organizzato? Meglio tacere. Nessuno si può prendere la paternità di questa iniziativa perchè c’è il rischio di finire in prigione. Ma le autorizzazioni ci sono» ha detto Liccione, anche se le forze dell’ordine la pensano diversamente. La Questura nega di avere dato il permesso.
Quando gli è stato fatto notare che i contagi continuano ad aumentare e le terapie intensive sono sempre più affollate, Liccione ha risposto sostenendo che quelle sono «invenzioni mediatiche».
Nella folla anche due dipendenti in divisa di Fs (senza mascherina)
Ad animare la folla anche il giurista Ugo Mattei, professore di diritto privato nel capoluogo piemontese, che ha parlato di «giuste perplessità e critiche radicali alla gestione della pandemia». Identificate dalla Digos anche due dipendenti, in divisa, di Ferrovie dello Stato, in mezzo alla manifestazione: sono state invitate a indossare la mascherina. «Abbiamo finito di lavorare e siamo venute qui», hanno risposto.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
MESSE A RISCHIO 500 DOSI… “FOLLE, MANCA UNA STRATEGIA, DALLA REGIONE TANTI PROCLAMI E POI SOLO DISGUIDI”… CASI SIMILI ANCHE A COMO E IN BRIANZA
Medici pronti a vaccinare ma mancano i destinatari delle dosi. Succede a Cremona «dove l’Asst ha
rischiato di buttare via circa 500 dosi di vaccino anti-Covid, destinati agli over 80, perchè nessuno degli aventi diritto ha ricevuto il messaggio per la convocazione nell’hub».
A denunciarlo è Attilio Galmozzi, medico di pronto soccorso che ha portato a galla quanto successo oggi a Cremona (e non solo, visto che si sono registrati casi simili anche in Brianza e a Como).
«Stamattina i miei colleghi, intorno alle 8.30-9, hanno capito che qualcosa non andava — dice a Open Galmozzi -. Non si è presentato praticamente nessuno (solo 80 su 600 aventi diritto, ndr). Così, anche tramite le istituzioni locali, hanno iniziato a spargere la voce e con il tam tam si sono presentate centinaia di persone, anche in un numero maggiore rispetto alle dosi disponibili, al punto che l’Asst ha dovuto mandarne via qualcuno». Un vero e proprio caos, «una follia che evidenza una mancanza di strategia da parte di Regione Lombardia», aggiunge.
«Abbiamo rischiato di buttare via migliaia di euro»
«Oggi abbiamo rischiato di sperperare migliaia di euro perchè, è bene che si sappia, se i vaccini vengono scongelati vanno utilizzati entro 6 ore, altrimenti vanno buttati via», dichiara Galmozzi a Open.
E lui lo sa bene visto che è volontario vaccinatore a Crema (dove è anche assessore comunale): «Da noi la situazione è seria, non è più sotto controllo pur non essendoci i numeri di marzo o aprile dello scorso anno, quando l’Italia è andata in lockdown».
In Lombardia, la campagna vaccinale prosegue tra polemiche e problemi al sistema come è accaduto oggi. Un intoppo che è riconducibile alla piattaforma Aria, la società che gestisce per la Regione le prenotazioni per i vaccini. «Tante conferenze stampa, tanti proclami e poi solo disguidi.
Senza considerare, poi, gli over 80 rimbalzati da un posto all’altro, anche a distanza di 80-100 km, con comunicazioni che arrivano persino la notte prima dell’appuntamento. C’è gente che da Crema viene spostata a Mantova, altri a Casalmaggiore», spiega Galmozzi.
In questo caso — dichiara a Open Piloni, consigliere regionale in Lombardia, tra i primi a sollevare il caso Cremona — si è evitato il peggio solo perchè «il territorio è riuscito ad auto-organizzarsi per sopperire da una parte alla mancanza della Regione Lombardia e dall’altra per evitare in tutti i modi di sprecare dosi preziosissime. Merito del sindaco, dei sanitari e dei volontari che hanno recuperato subito la situazione».
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
CHI PENSAVA CHE NAOMO LODI AVESSE TOCCATO IL FONDO SI DEVE RICREDERE
Naomo Lodi colpisce ancora. L’ultima del vicesindaco di Ferrara è pessima persino per i suoi
standard non esattamente british: Lodi ha pensato bene di pubblicare sulla propria pagina Instagram le immagini di un senzatetto mentre viene multato — per la seconda volta in pochi giorni — dalla polizia municipale, esponendo l’uomo a una vergognosa gogna social.
A denunciare tutto è il Partito Democratico della città estense, che affida ai social — questa volta a Facebook — tutta la propria indignazione.
“Succede oggi a Ferrara, pieno centro. Nicola Lodi, Vicesindaco, pubblica sulla propria pagina Instagram la foto di un senzatetto mentre viene identificato dalla Polizia Municipale. Il tutto ovviamente per rendere evidentemente riconoscibile il soggetto fermato e per dare in pasto la notizia agli haters che trovano puntualmente spazio sotto i sui post.
Per discutere di come sia possibile che un “rappresentante delle istituzioni” possa divulgare sui propri canali foto di persone soggette ad operazioni di polizia vi sarà tempo. E certamente non abbiamo bisogno di chiedergli dove sia la sua umanità , perchè in questi anni è riuscito a tenerla ben nascosta.”
Dal pass per disabili alla casa popolare, chi è Naomo Lodi
Naomo Lodi è già noto al grande pubblico per un curriculum imbarazzante persino per un esponente della Lega.
Prima delle elezioni Regionali in Emilia-Romagna, il buon Naomo si era presentato davanti alle telecamere facendo a tutta la sinistra un gesto che nel raffinato linguaggio dei segni significa pressapoco “Vi faremo un culo così”. Poi sappiamo tutti com’è andata a finire.
Non tutti però conoscono e apprezzano la lunga serie di vicende (molto poco politiche) che hanno visto protagonista Lodi.
Nell’ordine: cinque condanne in patteggiamento per furto, usurpazione di funzioni pubbliche, sottrazione di cose pignorate e manifestazione non autorizzata; si è scoperto che viveva in una casa popolare, nonostante un reddito percepito di 3400 euro al mese; non pago, è stato pizzicato ad utilizzare regolarmente un pass per disabili, nonostante abitualmente corra, vada in bici e sollevi pesi.
Nonostante tutto questo, non solo Lodi è ancora lì, ma passa pure il suo tempo a umiliare anziani e senza fissa dimora in nome di un decoro che lui per primo ha calpestato a più riprese.
“Quello che è assolutamente inaccettabile, tuttavia, è l’uso distorto e denigratorio che Lodi fa di materiale che la sua coscienza, prima che il diritto, gli dovrebbe impedire di divulgare per alimentare odio e cattiveria. Spiace doverlo ricordare a Lodi, che come il capo Salvini è sempre pronto a dimostrarsi forte solo con i deboli: in Italia vige ancora lo stato di diritto che comporta la protezione dei dati individuali dei cittadini, soprattutto quando sono soggetti a operazioni delicate e serie come quelle che attua la Polizia. Non siamo l’Ungheria di Orban” conclude il post del Partito Democratico ferrarese.
(da agenzie)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
SCONTRO SU ROMA E COPASIR TRA SALVINI E LA MELONI, NESSUNO CI VUOLE METTERE LA FACCIA: SONO I CUOR DI LEONE DEL SOVRANISMO
Impantanati nelle trincee delle comunali (per fortuna loro e del Pd ancora lontane), i partiti del
centrodestra sono finiti in rotta anche sulla guida delle commissioni parlamentari di garanzia. Giorgia Meloni contro tutti o tutti contro Giorgia Meloni, è un po’ il mood della coalizione che, a poche settimane dalla nascita del governo Draghi, registra già distanze siderali al proprio interno. Il termometro per l’esattezza segna temperature polari tra la leader di Fdi e Matteo Salvini. Complici, chissà , anche gli ultimi sondaggi, che darebbero l’unico partito di opposizione in crescita di un punto (al 16,5) e la Lega in discesa al 20.
L’ultimo botta e risposta ieri: sulla nascita di un nuovo soggetto sovranista europeo su input dell’ungherese Orban e col coinvolgimento del capo leghista. Ma i rapporti sono ai ferri corti soprattutto sulle candidature: Roma e le altre città che in autunno andranno al voto.
Una cosa è certa, in nessuna delle cinque grandi città i tre partiti (Lega, Fi e Fdi) non riusciranno a presentare loro uomini, solo civici. Il buco nero (anche) del centrodestra resta Roma. Tre giorni fa il forfait di Guido Bertolaso. Su di lui puntava e punta ancora Forza Italia.
L’ex sottosegretario alla Protezione civile resta il candidato ideale di Matteo Salvini (che lo ha sponsorizzato al suo governatore lombardo Fontana per la gestione della campagna vaccinale). “Chi ha detto no a Bertolaso per mesi ora faccia qualche proposta alternativa”, è sbottato giovedì il segretario chiamando in causa espressamente gli alleati di Fdi.
Ieri la replica risentita di Giorgia Meloni: “Per noi basta mezz’ora per chiudere sulle candidature nelle città e in Calabria. Non credo che Salvini abbia detto davvero queste cose. Sa benissimo che su Roma, dove le ipotesi in campo sono due ed entrambe autorevoli, Guido Bertolaso e Andrea Abodi, come su Milano, ma anche sulla Calabria abbiamo deciso insieme di approfondire e poi rivederci. Per noi si può chiudere anche prima di Pasqua. Basta mezz’ora. Spero sia lo stesso per Salvini”.
Ora sembra che quel tavolo sarà convocato prima o subito dopo Pasqua. La tensione resta. “Attenzione, Roma non è terreno per esperimenti o esordi”, avverte Maurizio Gasparri da quel fronte forzista che resta saldo in sostegno di Bertolaso. E sembra riferirsi oltre che ad Abodi, il presidente dell’Istituto di credito sportivo citato da Meloni, anche all’altro nome in circolo, quello di Francesco Rocca, a capo della Croce rossa.
Ma fosse solo Roma. A Napoli, dove centrosinistra e M5S potrebbero convergere sulla candidatura forte del presidente della Camera Roberto Fico, il centrodestra si starebbe ritrovando in sostegno del magistrato Catello Maresca. Il quale però non vuole bandiere o liste di partito al suo seguito.
Salvini si è detto subito disponibile a rinunciare al simbolo (anche perchè la Lega lì non raggiunge le due cifre), Fdi ha fatto sapere di non essere d’accordo.
Milano è in altissimo mare. Quattro i potenziali civici in corsa.
Su nessuno c’è intesa: il dirigente del gruppo Pellegrini Roberto Rasia dal Polo, i docenti universitari Paolo Veronesi e Maurizio Dall’Occhio, infine Simone Crolla, consigliere della Camera di Commercio americana in Italia. Stessa storia a Bologna.
Si sono detti disponibili al “sacrificio” col centrodestra l’ex ministro centrista Gianluca Galletti e l’ex M5S Giovanni Favia. E poi il responsabile Ascom Giancarlo Tonelli e l’imprenditore Fabio Battistini. L’unico accordo raggiunto riguarda Torino e l’imprenditore Paolo Damilano.
Ma è di queste ore anche lo scontro sulle commissioni parlamentari di garanzia.
Se la Vigilanza Rai (oggi al forzista Alberto Barachini) spetterebbe all’opposizione per “prassi”, spetta a un partito d’opposizione per legge il Comitato di controllo sui Servizi, il Copasir.
La Lega non intende passare il testimone, togliendolo dalle mani di Raffaele Volpi. Roberto Calderoli lo ha fatto capire abbastanza chiaramente nella riunione avuta negli ultimi giorni al Senato con Ignazio La Russa (Fdi) e Licia Ronzulli (Fi).
Così, proprio La Russa ha scritto alla presidente Casellati per rimarcare appunto come “la legge, in forma insuperabile, assegna ad una forza di opposizione” quella presidenza. E siccome la Lega cita come precedente il caso di Massimo D’Alema – rimasto al Copasir nel 2011 nonostante l’avvento del governo Monti e l’ingresso del Pd in maggioranza – il senatore di Fdi sostiene che sono “circostanze non comparabili”. Perchè in quel caso l’esecutivo era completamente tecnico, perchè si era a fine legislatura e perchè su D’Alema c’era l’unanimità , ovvero il voto favorevole anche della Lega, allora unico partito di opposizione. Oggi invece l’unico partito di opposizione, Fdi, è contrario alla permanenza in carica di Volpi. Peccato che Salvini non abbia alcuna intenzione di mollare il controllo parlamentare sui Servizi segreti.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 20th, 2021 Riccardo Fucile
IL REGOLAMENTO: “LA PAROLA D’ORDINE E’ IL SILENZIO, GUAI A CHI NUOCE AL PARTITO”… E QUALCUNO RICORDA IL BRACCIO DESTRO DEL NUMERO DUE DELLA LEGA IN CALABRIA, CONDANNATO A 12 ANNI E 9 MESI NEL PROCESSO CONTRO LA MAFIA
Parola d’ordine, silenzio. Soprattutto con i giornalisti. 
Fresca di restyling interno, la Lega calabrese si dà le sue “regole di condotta”. Arrivano a tutti i militanti per mail e sotto forma di “promemoria”, ma più che indicazioni sembrano ordini perentori.
Pena, sembra dare a intendersi, l’esclusione dalla giostra di nuove nomine interne messe in agenda per dopo le regionali. A firmare è il neocommissario regionale, l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, che forse memore dei modi carbonari di “Calabria libera” – lega regionale calabrese di ispirazione secessionista poi confluita in Forza Italia – di cui è stato tesoriere, sembra dare parecchio peso alla riservatezza.
E va subito al dunque, indicando “le condotte assolutamente vietate”.
Prima fra tutte, “comunicare ai giornali e ad i media eventuali insofferenze o altre notizie che possano nuocere al partito” perchè a quanto pare la stampa è il nemico, bravo solo a mettere zizzania.
Stesso motivo per cui ai leghisti calabri è assolutamente vietato “commentare negativamente azioni o provvedimenti assunti dagli organi del partito o da rappresentanti dello stesso nelle istituzioni”.
Soprattutto adesso che il leader della Lega, Matteo Salvini, sembra intenzionato a lanciare la candidatura a governatore del presidente facente funzioni Nino Spirlì, con buona pace dei vecchi accordi con le altre forze di centrodestra e dei mal di pancia di non pochi leghisti calabresi.
Medesima ispirazione sembra animare anche il divieto numero tre: i militanti calabresi del Carroccio sono tenuti a non “assumere atteggiamenti non consoni allo stile della Lega e cioè prudenza, umiltà , condivisione, responsabilità , credibilità , militanza, rispetto e, comunque – si specifica per l’ennesima volta – adesione alle direttive del partito”.
Per lungo tempo dilaniata da una guerra per bande più che da una lotta fra correnti, la Lega calabrese sembra intenzionata più che a cambiare passo a trovare un metodo per lavare – strettamente in famiglia – i panni sporchi.
E “per evitare che si possa dire ‘io non sapevo’ ” – scrive il neocommissario regionale Saccomanno – a tutti ricorda che “ogni problematica esistente si discute all’interno delle sedi ufficiali del partito dove si devono trovare delle soluzioni condivise sempre nell’interesse del movimento”. Insomma, se si deve litigare, lo si fa all’interno e meglio che nessuno lo venga a sapere. Anche perchè il nuovo assetto del partito in regione è tutto da ridisegnare e – si fa intendere – non si tollereranno sgarri alle regole.
“Il partito – recita il promemoria – saprà riconoscere l’impegno di ognuno e saprà assumere quei provvedimenti che possano comprovare, appunto, la costanza di ognuno e l’attività proficua portata avanti”. A insindacabile giudizio del neocommissario, ovviamente. E la posta in gioco è alta, perchè in ballo ci sono le liste per le regionali, come la gerarchia interna tutta da ridisegnare dopo l’ennesimo “congelamento” di nomine e incarichi.
Allo scopo, Saccomanno inizia a dettare le regole di autocandidatura, o meglio “manifestazione di disponibilità “, per gli aspiranti dirigenti interni che dovranno presentare il curriculum, certo, ma anche certificato penale, quello attestante i carichi pendenti e quello relativo alle indagini in corso. Tutti immacolati, ovviamente.
Criteri che potrebbero mettere non poco in difficoltà militanti come Pasquale Malena, uomo forte del Carroccio nel cirotano e braccio destro dell’avvocato dei vip Cataldo Calabretta che la Lega ha voluto come numero due del partito in Calabria e commissario della Sorical, società in house di gestione delle risorse idriche.
Malena è infatti fresco di condanna a 12 anni e 9 mesi nel maxiprocesso antimafia “Stige”.
Se poi tali diktat fossero anche retroattivi qualche problemino potrebbe averlo anche Domenico Furgiuele, l’unico deputato leghista calabrese, attualmente indagato nell’inchiesta Waterfront della procura antimafia di Reggio Calabria con l’accusa di aver fatto parte di un cartello di imprenditori costituito per aggiustare le gare.
Ma di questo – fedele alle regole che lui stesso ha snocciolato – Saccomanno non fa menzione.
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2021 Riccardo Fucile
QUATTRO SONO GOVERNATE DALLA LEGA: LOMBARDIA, VENETO, FRIULI E MOLISE
Proprio così: le dieci peggiori regioni nel rapporto somministrazioni/consegne dei vaccini sono
amministrate daI sovranisti.
I dati sono del Ministero della Salute, e parlano chiaro: all’ultimo posto c’è la Sardegna (che gode però della fortuna di essere l’unica bianca), poi la Calabria, Liguria, Lombardia, Veneto, Sicilia, Umbria, Molise, Fiuti-Venezia Giulia, Basilicata.
Eppure il centrodestra si è sempre vantato della propria organizzazione: tra questi (oltre a Donatella Tesei per il Molise, già Lega Nord) c’è il leghista Massimiliano Fedriga, ma ancor di più c’è l’alter ego di Matteo Salvini: niente po’ po’ di meno che Luca Zaia.
E, non è finita: c’è il numero uno della regione che ha sempre rivendicato di essere un modello da seguire. Chi? Il signor Attilio Fontana (che con Moratti e Bertolaso ne promettono una dopo l’altra). Ma attenzione, perchè non c’è solo la Lega.
Anche Forza Italia e simili fanno la loro parte con tutte le altre 7 regioni peggiori. Tra le migliori invece ci sono la Valle D’Aosta, la Provincia di Bolzano, la Puglia e la Campania. Poi Piemonte e Trento.
La capolista è la Valle D’Aosta. Ma che significa questo rapporto somministrazioni/consegne? Sarebbe la quantità di vaccini inoculati alla popolazione rispetto a quelli consegnati ma non ancora iniettati.
C’è chi dice che è così perchè almeno si possono conservare i richiami. Ma a molti questa risposta non convince.
Ecco la lista completa (media nazionale: 76,9%), aggiornata al 19 marzo.
Valle D’Aosta: 86,9%
P.A. Bolzano: 85,8%
Puglia: 82,8%
Campania: 82,1%
Piemonte: 80,5%
Abruzzo: 80,03%
P.A. Trento: 80%
Emilia-Romagna: 79,9%
Toscana: 79,7%
Marche: 79,3%
Lazio: 78,8%
Basilicata: 78%
Friuli-Venezia Giulia: 77,4%
Molise: 77%
Umbria: 76,9%
Sicilia: 75,4%
Veneto: 74,4%
Lombardia: 72,7%
Liguria: 67,5%
Calabria: 66,2%
Sardegna: 63,4%
(da agenzie)
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Marzo 19th, 2021 Riccardo Fucile
“PRIMA CRITICAVA CONTE SUI RISTORI, ORA CHE E’ AL GOVERNO NON HA FATTO NULLA”
Non ce la fanno più. Da un anno i ristoratori chiedono risposte (e ristori), vogliono sapere come e quando riaprire in sicurezza.
Adesso — raccontano a Open — sono «stremati» e «non credono più a nessuno», nemmeno a chi in un primo momento sembrava aver preso a cuore la loro condizione legata alla mancata riapertura serale dei locali a causa del Covid e alla serrata totale al pubblico in zona arancione e rossa.
«Salvini ci ha traditi, ci ha delusi. Ha pensato solo ai suoi interessi. In queste settimane non ha fatto nulla, peccato che poco tempo fa — come peraltro dimostrano le foto — indossava persino la mascherina e la maglietta di “#ioapro” . Ci aveva detto “farò il possibile dal 6 marzo per riaprire in sicurezza” e, invece, niente. Non ha nemmeno votato l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia sulla riapertura di bar e ristoranti in zona gialla anche a cena. Lega e Forza Italia si sono astenute».
A parlare a Open è Umberto Carriera, ristoratore di Pesaro (titolare de La Macelleria) e promotore di #ioapro che nei mesi scorsi ha mobilitato centinaia di ristoratori, in tutta Italia, e che ha organizzato — come documentato da questo giornale — con altri ristoratori, alcune cene illegali, in violazione dei Dpcm, per protestare contro i provvedimenti.
«Stiamo preparando una class action contro il governo»
Ora, però, non è più tempo di riaperture illegali, #ioapro è acqua passata (o, almeno, così sembra). «Siamo passati ai tribunali, al Consiglio di Stato. Adesso, con una class action che stiamo preparando e per la quale abbiamo già raccolto 5mila adesioni, chiediamo al governo un risarcimento dei danni pari al mancato incasso di questo anno, al netto dei pochissimi ristori ricevuti», spiega Carriera.
Intanto per sabato 20 marzo è prevista a Modena una manifestazione (“#noinonsiamoloro”) a cui prenderanno parte non solo i ristoratori ma anche baristi, dj, proprietari di palestre, parrucchieri, operatori dello spettacolo, «tutti i dimenticati di questo governo».
L’idea di un nuovo gruppo politico
Non una protesta a caso. Carriera — pur non volendo anticipare troppo — lascia intendere che la sua idea, considerando le poche risposte ricevute finora dalla politica, sarebbe quella di convogliare questo malcontento «in un partito» che dia le risposte che nessuno ha avuto il coraggio di dare loro in questi mesi di pandemia. Un gruppo politico che rappresenterebbe le partite Iva, tutte, senza alcuna distinzione.
«Pronti allo sciopero della fame, adesso basta»
A rincarare la dose è Paolo Polli, titolare del ristorante Ambaradan, di Milano, tra i promotori della riapertura serale dei locali previo tampone all’ingresso.
Polli, così come altri colleghi, è pronto anche a fare «lo sciopero della fame qualora il governo non dovesse ascoltare le nostre istanze». «Salvini ha pensato solo alla poltrona, prima criticava Conte perchè non ci dava i ristori e gridava “le aziende stanno morendo, fate velocemente”, ora che si trova al governo non ha fatto più nulla. Non parla più di ristori stranamente».
La «bolla» delle consegne a domicilio
Le consegne a domicilio, poi, sembrano non essere affatto sufficienti a tenere a galla le loro attività , spiega Polli: «Sono una “bolla”, non incassiamo nulla. Tutti i ristoratori hanno aperto al domicilio e quindi adesso ci ritroviamo in tantissimi a spartirci questa piccola torta. Senza considerare poi le alte percentuali che si prendono i delivery classici, fino al 35 per cento. Cosa ci guadagniamo? Io, ad esempio, sono passato da 1.000 a 100 euro di incasso al giorno. Questo significa che se sto chiuso spendo meno, almeno non pago le bollette».
«In un anno — continua — ho recuperato il 2 per cento del mio fatturato annuale, nulla quindi. E so di dipendenti di locali, in cassa integrazione, costretti a lasciare Milano perchè, con quello che prendono, cioè solo una parte del loro stipendio, non riescono a pagarsi nemmeno l’affitto. Che ci fai con 600-800 euro a Milano? Insomma, va peggio di prima».
(da Open)
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Marzo 19th, 2021 Riccardo Fucile
ERA IL 2010: “L’EVASIONE E’ UN FRENO ALLA CRESCITA PERCHE’ RICHIEDE TASSE PIU’ ALTE PER CHI LE PAGA”… E OGGI APPROVA QUELLO CHE E’ STATO DEFINITO “PEGGIO DI UN CONDONO”
“Macelleria sociale è una espressione rozza ma efficace e io credo che gli evasori siano tra i responsabili“. Correva l’anno 2010 e Mario Draghi, che l’anno successivo sarebbe approdato alla Bce, stava leggendo le considerazioni finali da governatore di Bankitalia.
Si interruppe per continuare a braccio, aggiungendo frasi lapidarie sull’evasione fiscale: “È un freno alla crescita perchè richiede tasse più elevate per chi le paga, riduce le risorse per le politiche sociali, ostacola gli interventi a favore dei cittadini con redditi modesti”. Stringato, ma apparentemente altrettanto netto, il passaggio inserito nel discorso per la fiducia al Senato, lo scorso 17 febbraio: “Va studiata una revisione profonda dell’Irpef (…) riducendo gradualmente il carico fiscale e preservando la progressività . Funzionale al perseguimento di questi ambiziosi obiettivi sarà anche un rinnovato e rafforzato impegno nell’azione di contrasto all’evasione fiscale“.
Un mese dopo, il primo provvedimento economico del governo Draghi contiene quello che la sottosegretaria Maria Cecilia Guerra definisce “peggio di un condono” perchè “è una cancellazione con cui si abbuonano imposta, interessi e sanzioni anche a chi potrebbe pagare”.
Come ha spiegato l’ex ministro Vincenzo Visco, si tratta di “evasioni conclamate” perchè quei debiti sono stati messi a ruolo dopo che il contribuente non ha pagato. Chi aveva una cartella e desiderava mettersi in regola poteva aderire alle numerose possibilità di rateizzazione offerte negli ultimi anni, ,a ha fatto il furbo.
Di condono si tratta, dunque. Eppure nel 2006, audito alla Camera sempre nelle vesti di numero uno di via Nazionale, Draghi aveva deprecato l’abitudine a “condoni e sanatorie“: “Sono stati ridotti in questa finanziaria (quella del governo Prodi, che tagliava i termini di prescrizione per i reati contabili. A fine anno il governo avrebbe fatto marcia indietro, ndr) ma ahimè non sono scomparsi…”.
E ancora: ”Non sono un fiscalista ma la sensazione diffusa è che ci sia un forte squilibrio nella base imponibile e che bisogna combattere elusione ed evasione recuperando equità ”. Leggi: far pagare a tutti il dovuto.
Concetto ripetuto a più riprese negli anni alla guida di Bankitalia, quando Draghi ha rimarcato senza sosta l’importanza di utilizzare i proventi della lotta all’evasione per ridurre le aliquote agli onesti e per quella via aumentare il potenziale di crescita dell’economia, in un circolo virtuoso: ”I progressi nel contrasto all’evasione e all’elusione”, spiegava nel 2007, “consentono di distribuire il prelievo in modo meno distorsivo e più equo”.
Quello di oggi è un vero condono, visto non c’è alcun distinguo tra crediti fiscali davvero inesigibili — quelli che gonfiano il magazzino dell’Agenzia delle Entrate Riscossione — e ruoli che invece si potrebbe ancora tentare di recuperare.
(da agenzie)
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