Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
AUMENTANO LE PREOCCUPAZIONI SULLA TEMPISTICA DELLE SOMMINISTRAZIONI
Secondo il nuovo piano vaccinale preparato dal Commissario straordinario per l’emergenza sanitaria, il generale Francesco Paolo Figliuolo, nei prossimi mesi verranno somministrate 500 mila dosi di vaccino al giorno su base nazionale, vaccinando almeno l’80% della popolazione entro il mese di settembre e quindi, di fatto, raggiungendo l’immunità di gregge a fine estate.
Un obiettivo ambizioso annunciato in precedenza anche dal Ministro della Salute Roberto Speranza che tuttavia potrebbe scontrarsi con gli ormai cronici ritardi nelle consegne dei vaccini da parte delle aziende farmaceutiche.
Lo stesso ministro tedesco della Sanità , Jens Spahn, all’indomani dell’autorizzazione da parte di Ema del vaccino di Johnson&Johnson ha dichiarato: “Le forniture alla Ue non avverranno prima di metà -fine aprile, a causa dell’incertezza delle decisioni politiche di Washington sulle esportazioni”.
Johnson&Johnson infatti è una società multinazionale statunitense e non è da escludere che Biden voglia trattenere negli USA più dosi possibile per immunizzare tutta la popolazione entro luglio.
Le Regioni italiane sono consapevoli che il siero J&J non arriverà prima di fine aprile: secondo il piano vaccinale se ne attendono 2,4 milioni di dose al mese per un totale di 7,3 milioni, sempre ammesso che l’azienda rispetti gli accordi.
Ma un altro problema ad aprile sarà quello con le forniture di AstraZeneca: dopo aver tagliato da 16 a 8, infine a 4,2 milioni le dosi inviate all’Italia nel primo trimestre contava di recuperare nel secondo con 10 milioni di dosi, ma sono subentrati nel frattempo importanti problemi nel sito di produzione che sarebbe dovuto sorgere in Olanda per affiancare quello belga a causa di problemi con le autorizzazioni da parte dell’UE.
La casa farmaceutica anglo-svedese difficilmente riuscirà a raggiungere l’obiettivo di 40 milioni di dosi all’Unione europea entro la fine di marzo (di queste 5 all’Italia) e nei prossimi mesi — cioè fino a giugno — arriverà a fatica a 70 milioni (avrebbero dovuto essere 180).
All’Italia arriveranno nel secondo trimestre dell’anno non più di 8 milioni di dosi, rispetto alle 10,7 previste nell’ultimo aggiornamento del piano vaccinale.
Anche per questo, a fronte di un nuovo taglio, la Commissione Europea ha deciso di reagire analizzando “con attenzione tutte le possibili misure da prendere”, come ha dichiarato una fonte Ue all’Ansa. Bruxelles — in particolare — starebbe valutando una sospensione dei pagamenti finchè le relative forniture non vengano portate a termine.
(da Fanpage)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
INTERVISTA AL PRESIDENTE DELL’ORDINE DEI MEDICI DI MILANO
Il nuovo piano vaccinale di Mario Draghi proverà a dare una svolta alla difficile lotta del Paese
contro il Covid-19. Insieme ai dettagli logistici di hub, personale medico e ritmo di somministrazione, il ministero della Salute ha deciso per una nuova classificazione di priorità nelle vaccinazioni.
Dopo over 80, docenti e forze dell’ordine, ora si procederà in ordine anagrafico decrescente.
Unica eccezione da dover rispettare sarà quella per i soggetti definiti “estremamente vulnerabili”, distinti secondo il nuovo piano dalla categoria dei “vulnerabili”.
Questi ultimi invece perderanno la priorità di cui godevano nel piano vaccinale precedente slittando dopo le fasce 79-70 e 69-60. Open ha già fatto chiarezza sulle patologie prese in considerazione sia per gli “estremamente vulnerabili” che per i soli “vulnerabili”.
Nella maggior parte dei casi a determinare la differenza tra le due categorie sarà il livello di gravità . Un criterio piuttosto complesso dettato per ora da generiche linee guida diffuse dal documento di governo e che di volta in volta dovrà essere determinato dalla figura del medico di base, impegnato nell’assistenza dei singoli pazienti.
Cosa comporterà il dover scegliere il livello di gravità tra un malato oncologico e un altro? Come si procederà per definire una malattia respiratoria più rischiosa per l’infezione rispetto ad un’altra? Il presidente dell’Ordine dei Medici di Milano, il dottor Roberto Rossi, riflette sui possibili rischi della nuova classificazione decisa dal governo.
«Partiamo col dire che la scelta di ragionare secondo un criterio di rischio e quindi prendendo come riferimento il tasso di letalità provocato dal virus su determinati profili di pazienti è dal punto di vista clinico una scelta sensata. A questo proposito l’età non può che essere una discriminante, considerate le alte percentuali di ricoveri e mortalità registrate in questi mesi di pandemia proprio per le fasce d’età più avanzate».
Una scelta che trova parere favorevole anche da parte dei medici oncologici, pur trattandosi di una delle patologie più a rischio. Ma se un malato di tumore, o di diabete, o di una patologia respiratoria arrivasse nel suo studio per chiedere di essere vaccinato oggi cosa dovrebbe rispondere?
«In questo momento non sappiamo esattamente come avverrà il procedimento di comunicazione dei criteri che ci permetteranno di decidere quale paziente avrà la priorità in quanto “estremamente vulnerabili” e quale dovrà attendere perchè “vulnerabile”. Il documento del governo presenta delle linee guida generiche ma voglio immaginarmi che il prossimo passo da parte del governo centrale sarà quello di accordare con le Ats un database di casi e criteri specifici che possano giustificare le eventuali esclusioni da dover compiere nell’immediato».
Si dice però che ogni decisione dovrà essere affidata anche all’importante discrezione del medico chiamato a valutare il caso specifico. A cosa si sta andando incontro?
«Qui il rischio da scongiurare è quello di una giungla delle priorità . Ci aspettiamo criteri di riferimento più dettagliati possibili per poter valutare e nel caso escludere dalla vaccinazione immediata alcuni dei pazienti che verranno a chiederci di prenotarsi. Se questo non venisse fatto si aprirebbe una lunga fila di questuanti che verrebbero a convincerci della maggiore gravità del proprio stato di salute rispetto a quello di altri pazienti. Uno scenario da dover evitare nel modo più assoluto, soprattutto in un momento di grande confusione normativa come questo. Chiediamo quindi un approccio tecnico e rigoroso: la categoria dei malati fragili o estremamente fragili è composta da persone che soffrono. La follia collettiva delle priorità a cui si rischia di andare incontro provocherebbe un’inutile lotta tra medico e paziente, oltre che al pericolo da parte nostra di scelte avventate o sbagliate».
La classificazione fatta dal governo comprende 16 macro aree di patologie, più le forme gravi di disabilità . Andando nel pratico, se un paziente lombardo malato di Parkinson da 10 anni e in più cardiopatico, che secondo il piano precedente avrebbe avuto priorità in quanto “fragile”, venisse da lei per chiedere di essere vaccinato, ora dovrebbe rassegnarsi ad attendere ancora?
«Purtroppo sì. A meno che il livello invalidante della sua patologia farà rientrare la condizione nella legge 104 art.3 comma 3. Stabilire criteri implica fare una scelta. Dall’altra parte il nodo non secondario da dover sciogliere, considerata la situazione attuale, sarà la disomogeneità delle campagne vaccinali sul territorio. Se abbiamo intenzione di procedere con la lentezza con cui la maggior parte delle regioni sono andate avanti finora, anche le nuove classificazioni di cui stiamo parlando avranno vita difficile. Prima ancora della suddivisione tra “estremamente fragili” e “fragili”, la categoria dei soggetti con una o più patologie era nelle liste d’attesa di molte Regioni senza ancora aver visto vaccino. La Lombardia è una di queste, qui si lotta ancora per far avere la prima dose agli over 80».
(da Open)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
CLUSTER AL SAN MARTINO… “INACCETTABILE NON PROTEGGERE I PAZIENTI”
La Liguria potrebbe introdurre il vaccino obbligatorio contro il Coronavirus per tutto il personale sanitario, dopo il caso dell’infermiera di Genova in servizio al San Martino che ha rifiutato la dose ed è risultata positiva.
La direzione dell’ospedale ha confermato la presenza di un cluster derivante da variante inglese al primo piano del Padiglione Maragliano. Al momento i soggetti contagiati sono dieci, infermiera compresa.
Il governatore della Liguria, Giovanni Toti, ha subito dichiarato: «Ho dato mandato ai miei uffici di valutare la possibilità di intervenire con una legge regionale per obbligare il personale sanitario a vaccinarsi. Chi fa questo lavoro e rifiuta di proteggere se stesso con il vaccino non protegge i pazienti di cui dovrebbe prendersi cura. E questo è inaccettabile».
Anche il professor Matteo Bassetti, che al San Martino dirige la clinica di Malattie Infettive, ha lanciato un appello in questo senso, rivolgendosi però direttamente al premier Mario Draghi: «Un sanitario, che aveva deciso spontaneamente di non vaccinarsi per il Covid, ha probabilmente infettato alcuni pazienti generando un cluster ospedaliero. Sostengo, insieme ad altri colleghi, da vari mesi la necessità di una legge nazionale per rendere obbligatorio il vaccino per i sanitari».
Il medico ha quindi aggiunto: «Occorre intervenire rapidamente su questo tema per evitare nuovi episodi in altri ospedali e strutture sanitarie del Paese. Non aver pensato per tempo a una legge nazionale denota mancanza di cultura politica vaccinale. Come medici e sanitari che hanno a cuore la salute dei nostri pazienti, chiediamo al presidente Draghi di intervenire con urgenza per garantire sicurezza e serietà ai nostri ospedali. Anche questo rappresenta quel cambio di passo che chiediamo al nuovo governo».
A gennaio, a Genova, un operatore era stato allontanato dal contatto con i pazienti di una Rsa proprio perchè non aveva voluto immunizzarsi.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA RICHIESTA AL GOVERNO DOPO NUOVI DATI FORNITI DALL’AGENZIA PER IL FARMACO NORVEGESE
Le autorità sanitarie dell’Irlanda hanno chiesto al governo la sospensione temporanea del vaccino
AstraZeneca dopo aver analizzato nuovi dati forniti dall’Agenzia per il farmaco norvegese sul rischio di coaguli nel sangue. Lo riporta Skynews.
“Questa raccomandazione è stata formulata a seguito di un rapporto dell’Agenzia norvegese per i medicinali su quattro nuove segnalazioni di gravi eventi di coagulazione del sangue in persone adulte dopo la vaccinazione con il vaccino per il Covid-19 di AstraZeneca”, ha dichiarato il vice Chief medical officer dell’Irlanda, Ronan Glynn, citato dai media locali.
Glynn ha precisato che non è stato appurato “alcun legame” tra il vaccino e questi casi. “Tuttavia, agendo in base al principio di precauzione e in attesa di ricevere ulteriori informazioni, il National Immunization Advisory Committee ha raccomandato il rinvio temporaneo del programma di vaccinazione con AstraZeneca in Irlanda”, ha aggiunto.
Eventi tromboembolici segnalati in una trentina di pazienti avevano finora spinto 7 nazioni, tra cui la Norvegia, a sospendere l’inoculazione del farmaco. In Irlanda sono state somministrate quasi 120 mila dosi del vaccino di AstraZeneca, per lo più a lavoratori del settore sanitario.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
IL DOCENTE E’ MANCATO NELLE SCORSE ORE DOPO 24 ORE DALL’AVER RICEVUTO LA DOSE DEL VACCINO… UN ALTRO CASO A BOLOGNA
Nuovi guai per AstraZeneca. A seguito della morte di un uomo a cui era stato somministrato ieri il vaccino anti-Coronavirus dall’azienda anglo-svedese, la Regione Piemonte ha deciso di sospendere con effetto immediato su tutto il territorio regionale la somministrazione delle dosi provenienti da un lotto sospetto (ABV5811) e non più di tutti i lotti, come era stato deciso in un primo momento.
«Si tratta di un atto di estrema prudenza, in attesa di verificare se esista un nesso di causalità tra la vaccinazione e il decesso», commenta l’assessore della Sanità della Regione, Luigi Genesio Icardi.
«A oggi in Piemonte — aggiunge Icardi — non era mai stata segnalata nessuna criticità particolare dopo la somministrazione dei vaccini». Si riunirà nel pomeriggio la Commissione piemontese sulla farmaco-vigilanza per l’attivazione di tutte le procedure previste.
L’uomo, un docente, sarebbe morto nelle scorse ore a Biella. Per il momento non si hanno ulteriori dettagli. Nel frattempo è atteso per questo pomeriggio l’arrivo degli ispettori del ministero della Salute per gli accertamenti sulla morte del sotto-ufficiale della Marina militare Stefano Paternò, 43 anni, deceduto a Catania dopo aver ricevuto la prima dose del vaccino AstraZeneca, evento che — insieme alla morte del poliziotto Davide Villa, deceduto 12 giorni dopo aver ricevuto l’inoculazione — ha portato l’Italia a bloccare le somministrazioni delle dosi dal lotto incriminato in via precauzionale, così come era accaduto per un altro lotto in altri Paesi europei, tra cui la Danimarca.
Un altro caso a Bologna
Anche in Emilia-Romagna si è verificato un caso apparentemente analogo. A Vergato nel Bolognese, Giuseppe Morabito, 61 anni, vicepreside dell’istituto secondario di primo grado ‘Veggetti, è mancato nella notte scorsa, circa dieci giorni dalla somministrazione di una dose del vaccino di AstraZeneca. La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo ed è attualmente in atto un’indagine per verificare se esista una correlazione tra la sua scomparsa e l’assunzione del vaccino. Il Procuratore capo Giuseppe Amato ha invitato alla calma: «Non c’è nessun allarmismo e nessun indagato al momento. Accerteremo quali sono le cause della morte, poi ne trarremo le conseguenze — ha dichiarato in un’intervista al Resto del Carlino -. Insistiamo con il dire che le vaccinazioni se ci sono vanno fatte, anzi dovrebbero essere fatte a tutti. Al momento non c’è alcuna preoccupazione in questo senso».
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
HA INVITATO PURE I SUOI FOLLOWERS A FARE ALTRETTANTO, LA MORANI CHIEDE ALLA MELONI DI ESPELLERLO
Ancora insulti online, sempre ai danni di una donna. Dopo le offese, in una trasmissione radiofonica, di un professore universitario contro Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, a essere vittima di parole oltraggiose è questa volta Alessandra Morani, deputata del Pd. Ad attaccarla con insulti postati sulla sua pagina Facebook, un esponente di Fratelli d’Italia (il partito di cui è leader Meloni).
A denunciare il fatto è la stessa Morani. “Succede – scrive – che un esponente di Fdi di Pesaro, Fabiano Arcangeli, dalla sua pagina Facebook continua a scrivere post contro di me e ieri sera ha a chiesto ai suoi followers di aiutarlo ad insultarmi poichè ‘ha finito gli aggettivi dispregiativi’ nei miei confronti e chiede ‘una mano per coniarne di nuovi'”.
Gli insulti a Morani
Un attacco contro cui la deputata dem chiede ora immediati provvedimenti da Giorgia Meloni, che,dice, “dovrebbe espellerlo da Fdi”. Agli insulti di Morani si sono però aggiunti quelli dei simpatizzanti di Arcangeli.
“I suoi amici – racconta Morani – hanno preso alla lettera la sua richiesta d’aiuto e tra di loro abbiamo chi si augura che io abbia ‘la bocca tappata con qualcosa di lungo e duro’ oppure che io vada ‘al ponte di Loreto a guadagnarmi il pane'”. Ma c’è anche chi definisce la deputata del Pd come “una povera scema” “vomitevole” e altri, come ricorda Morani stessa, secondo cui è una “stronza” e “demente” che “serve solo da concime”.
Parole inaccettabili contro cui la Dem sta ora valutando se sporgere querela.
“Credo – ribadisce – che Giorgia Meloni debba espellere questo signore dal suo partito e mi auguro che ne prendano le distanze anche gli altri esponenti di Fratelli d’Italia delle Marche, a partire dal presidente Acquaroli, dall’assessore Baldelli e dal consigliere regionale Baiocchi che compare spesso in foto con Arcangeli. Non si possono più tollerare questi comportamenti. Ora basta davvero”.
Le reazioni
A Morani è arrivata la solidarietà di altri esponenti politici. “Chiedo a Giorgia Meloni di prendere provvedimenti. Se la politica per prima non smette di usare il linguaggio misogino, l’odio verso le donne non avrà mai fine”, scrive su twitter la deputata dem Laura Boldrini.
” La politica anche da parti contrapposte si deve confrontare sul terreno delle idee e mai travalicare il rispetto delle persone”, dice il commissario regionale Marche di Fdi, Emanuele Prisco. “Per la gravità di quanto accaduto – prosegue – prenderemo i dovuti provvedimenti nei confronti del nostro iscritto, rispetto a comportamenti incresciosi che Fratelli d’Italia vuole censurare e che sono quanto di più lontano dal nostro modo di interpretare la politica”.
(da agenzie)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
NON E’ CAMBIATO NULLA, MA E’ BASTATO SILENZIARE L’OPPOSIZIONE IN CAMBIO DI POLTRONE (E I MEDIA SI ADEGUANO)
Basta con la vergognosa dittatura sanitaria.
Basta con la galera del lockdown che ha trasformato la democrazia in un gulag.
Basta con i Dpcm illegali, anticostituzionali.
Basta con la buffonata delle regioni rosse, arancioni e gialle.
Basta con lo stato di polizia.
Basta con la didattica a distanza che sottrae l’avvenire ai nostri giovani.
Basta con le lezioni online quando gran parte delle famiglie italiane non possiede un computer.
Basta con le umilianti autocertificazioni da esibire anche per andare a prendere il latte. Basta con i bar e i ristoranti chiusi. Basta con l’asporto.
Basta con i giri del palazzo con la scusa che il cane deve pisciare.
Basta con le palestre chiuse e i parrucchieri pure.
Basta con il grido di dolore degli albergatori con gli hotel sprangati.
Basta con i ristori che ritardano sempre e che non bastano neppure per un caffè, anche perchè i bar sono chiusi.
Basta con i vaccini insufficienti. Basta con gli Arcuri, vogliamo i colonnelli.
Basta con il governo degli incompetenti e degli incapaci.
Basta con il governo Conte. Basta con Giuseppi. Basta con il favore delle tenebre.
Il governo Conte non c’è più. Giuseppi è stato mandato a casa. Lo ha sostituito il governo dei migliori guidato da Mario Draghi.
Come mai l’opposizione non scende in piazza a protestare? Perchè Salvini e Berlusconi sono al governo. Sì, con il Pd e i 5Stelle.
Alla logistica c’è un generale. La campagna di vaccinazione procede come prima ma con grande entusiasmo, e il problemino con AstraZeneca è roba da nulla.
La Juve è stata di nuovo eliminata dalla Champions. A Sanremo hanno vinto i Maneskin con Zitti e buoni. No, non è il nuovo inno nazionale.
E poi ci sono ancora i Pooh. I Puuuh.
(da “IlFatto Quotidiano”)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
FOLLA NELLE GRANDI CITTA’, COSI’ LA VARIANTE SI DIFFONDE MEGLIO… LA FOTO DEL PARCO DEL VALENTINO A TORINO: ASSEMBRAMENTI SENZA MASCHERINA
Mezza Italia in lockdown da lunedì 15 marzo fino a Pasqua. E allora, nelle (tante) Regioni che stanno
per passare in zona rossa a causa delle restrizioni contro i contagi da Coronavirus, è corsa all’aria aperta, all’ultimo taglio dal parrucchiere, all’ultimo pranzo fuori, in spiaggia magari, all’ultimo — di fatto — assembramento.
Accade da nord a sud, da Milano e Torino fino a Roma, per quello che viene percepito a tutti gli effetti come l’ultimo fine settimana di libertà prima del debutto dei nuovi cambi di colore regionali.
Il rischio — come già visto nelle precedenti vigilie di lockdown — è il caos e il tripudio dell’assembramento: per questo il Viminale ha schierato 50 mila agenti in tutta Italia per l’intero weekend. Lo scopo è quello di poter fare più controlli su strade e piazze, entrare in azione contro le feste private e in eventuali locali che vìolano le norme vigenti.
Lombardia
Sono ore di verifiche da parte delle forze dell’ordine a Milano, che passerà come tutta la Lombardia in zona rossa a partire da lunedì: i controlli hanno prodotto come effetto non poche multe causate dal mancato rispetto delle norme anti-Covid.
Non sono mancate le segnalazioni di party casalinghi e cene in casa con tanto di karaoke, mentre si fa l’aperitivo in strada nel quartiere Isola ma non solo.
Solo nella giornata di ieri — 12 marzo — sono scattati i controlli su una 90ina di ragazzi — 17 di loro di età tra i 16 e i 20 anni — che si sono visti comminare una multa. Oggi, sabato 13 marzo, le vie del centro di Milano si sono riempite di persone in giro per shopping, tra i negozi di piazza Duomo, via Torino o corso Buenos Aires che da lunedì chiuderanno nuovamente causa area rossa. Non è mancato l’aperitivo (da asporto) alla Darsena.
Lazio
Aperitivi e pranzi all’aperto anche a Roma, con il pienone nell’area pedonale del quartiere Pigneto, alla vigilia di quel lunedì che vede il Lazio tornare per la prima volta alle regole del lockdown dai tempi di quello nazionale dell’anno scorso. In centro a Roma gli agenti della polizia locale del I gruppo Trevi hanno chiuso l’area di Fontana di Trevi in ragione della folla presente. Chiusa anche al traffico pedonale via del Corso, da largo Goldoni a Largo Chigi.
Sold out nei ristoranti al mare di Fiumicino e in generale del litorale. «Oggi tutto esaurito in tanti ristoranti romani. E anche domani ci sono ottime prospettive, in quanto è slittata anche la domenica ecologica», dice il presidente della Fiepet Confesercenti Roma Claudio Pica. «La sensazione è che la gente stia cercando di fare in questi due giorni quello che non potrà più fare in zona rossa. Si rischia si facciano più danni così…», commenta.
Le forze dell’ordine sono intervenute nella zona del Pontile, sul litorale di Ostia, ma anche a piazzale dei Ravennati e piazza Anco Marzio.
Secondo Confesercenti gli ultimi due giorni hanno registrato in tutta Italia un aumento del +100% di richieste e prenotazioni per parrucchieri e barbieri (+70% per le donne per pedicure e manicure, ricrescita, colore, ceretta).
«Le richieste di appuntamenti sono raddoppiate, rispetto ai ‘normali’ fine settimane dell’ultimo anno, e per accontentare tutte le clienti avrei bisogno del 30% in più di personale», racconta il presidente di Confesercenti immagine e benessere, Sebastiano Liso. Sembra quasi una di quelle giornate che anticipano la chiusura estiva, con la differenza che domani non andiamo al mare. In molti, anzi, hanno pensato a un’apertura straordinaria per domani ma non in tanti non sono riusciti a organizzarsi.
(da Open)
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Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
500 MILIONI DI EURO PERSI, IN GERMANIA VENGONO GARANTITI I PRIVATI MA NON LE AMMINISTRAZIONI LOCALI
Wifi comunale per le vie della città , trasporto pubblico gratis, pressione fiscale relativamente bassa:
Monheim am Rhein è un tranquillo centro di circa 40mila anime che sorge sulle rive del Reno pochi chilometri a nord di Colonia ma la serenità del municipio si è improvvisamente rotta qualche giorno fa quando un nuovo scandalo finanziario ha investito in pieno l’ennesima banca tedesca senza che nessuno fino ad allora battesse ciglio.
E ora gli abitanti di circa 50 municipi come Monheim, o di Emmerich, Colonia o Bad Duerrheim temono di doverci rimetterci di tasca propria migliaia di euro. §
Mentre il clamore per l’affare Wirecard ancora non si è sopito, la Germania si ritrova a dover fare nuovamente i conti con l’ennesimo crac di un istituto che fa piovere nuove ombre sull’ente di vigilanza tedesco, la Bafin.
Tutto inizia dall’australiana Greensill Capital, una delle principali società di finanziamento della supply chain con sede a Londra, che una settimana fa ha presentato domanda di insolvenza a causa del mancato rinnovo da parte di una società , la Bond and Credit Company (Tokyo Marine), di garanzie assicurative su 4,6 miliardi di dollari di prestiti.
La società , fondata dall’ex banchiere Lex Greensill, finanzia il capitale circolante delle imprese, di cui si fa carico di pagare i fornitori, lucrando sullo sconto che applica alle loro fatture, poi incassate integralmente.
L’assenza di garanzie, minacciando la capacità di funding di Greensill, ha spinto Credit Suisse a sospendere a inizio marzo i fondi di investimento di propri clienti in supply chain contenenti i suoi prestiti, a causa delle incertezze sulla loro valutazione, seguita a stretto giro di ruota da Gam.
Si è innescato il più classico degli effetti domino. Pochi giorni prima del collasso, Greensill Bank, la controllata tedesca con sede a Brema, si è vista congelare le operazioni dall’autorità di vigilanza federale. L’ente regolatore ha anche depositato una denuncia in procura per manipolazione dei bilanci e nel mentre anche la Bce si è attivata sondando l’esposizione degli istituti di credito.
L’impatto della crisi in cui è sprofondata Greensill è stato dirompente, costringendo il colosso Credit Suisse a congelare quattro fondi da 10 miliardi di dollari che ne contenevano i prestiti, oltre a far emergere un finanziamento diretto di 140 milioni di dollari che in pochi ritengono recuperabile.
Tre manager della banca elvetica sono saltati mentre un hedge fund australiano ha scommesso al ribasso sul Credit Suisse, convinto che dovrà indennizzare i clienti dei suoi fondi.
Pochi giorni il tentativo del fondo Apollo di rilevare una parte degli asset della banca anglo-australiana è deragliato per effetto indiretto dell’intervento di Taulia, cliente di Greensill Capital, entrato in scena con un consorzio (con J.P. Morgan, UniCredit, UBS e BBVA) per finanziare i fornitori sulla sua piattaforma che sono collegati ai clienti dell’istituto britannico.
Di fronte all’eventualità di ritrovarsi a gestire i creditori meno affidabili, Apollo si è perciò tirato fuori. Ora però il crac rischia di estendersi anche a clienti di dimensioni imponenti come la GFG Alliance, l’impero del magnate indiano dell’acciaio Sanjeev Gupta.
Proprio durante una verifica relativa al colosso indiato, BaFin ha riscontrato che Greensill Bank AG non era in grado di fornire la prova dell’esistenza di crediti nel suo bilancio che aveva acquistato dal GFG Alliance Group. Da qui l’ente tedesco ha preso la decisione di congelare le attività dell’istituto di credito.
Greensill in Germania ha tra i suoi clienti una marea di soggetti istituzionali, Comuni come Monheim, lander come la Turingia, la città di Colonia che lì aveva depositato circa 15 milioni da utilizzare per la ristrutturazione del teatro dell’opera. Sono più di 50 gli attori pubblici che hanno scelto di rivolgersi a Greensill Bank e la ragione è nella caccia spasmodica a tassi di interesse convenienti: Greensill Bank offriva commissioni vantaggiose sui depositi in un periodo storico caratterizzato dai tassi negativi imposti dalla Bce per garantire adeguata liquidità e prestiti a imprese e famiglie.
Basti pensare che le casse di risparmio tedesche (Sparkassen) applicano un tasso dello 0.5% sui depositi di investitori istituzionali.
Qui nasce il problema: come in altri Paesi anche in Germania i depositi sono garantiti dall’assicurazione dello Stato ma questo non vale, dal 2017, per i soggetti pubblici, esclusi per legge dallo schema di tutela di depositi.
Circa l′85% dei 3,5 miliardi di euro depositati fanno capo a investitori retail, e quindi garantiti, ma ci sono circa 500 milioni di euro di clienti istituzionali, principalmente i Comuni che ora hanno un solo timore: dover dire ai cittadini di aver perso i loro soldi.
La città di Monheim sul Reno ha investito 38 milioni di euro nella banca ora a rischio crac, circa mille euro che ogni abitante rischia di rimetterci. Anche Emmerich, un paesino di trentamila anime, ne aveva investiti sei: “Se la banca fallisce, la maggior parte dei soldi andrà probabilmente persa”, ha dovuto ammettere il sindaco Peter Hinze pochi giorni fa. Ma le casse del suo municipio già da tempo versano in cattive acque e ora il Comune deve fare i conti anche con una denuncia per appropriazione indebita arrivata dalla cittadinanza. Wiesbaden, capitale dell’Assia, ha investito circa 20 milioni in Greensill, mentre la città ai margini della Foresta Nera Bad Duerrheim ne aveva messi due, la città universitaria di GieàŸen circa una decina.
“Se dovessimo depositare tutta la nostra liquidità di 200 milioni di euro presso la nostra cassa di risparmio locale, ci costerebbe circa un milione di euro all’anno”, ha detto al Financial Times Axel Imholz, tesoriere della città di Wiesbaden. D’altonde, il rating di Greensill Bank è sempre stato elevato e sul suo operato doveva vigilare la Bafin, la Consob tedesca, si sono subito giustificati gli amministratori locali, già in fila per chiedere al Governo Merkel di ripianare i crediti contratti con la banca in procinto di finire gambe all’aria. Mentre circa due dei tre miliardi e mezzo verranno attinti dal fondo di tutela dei depositi.
(da Huffingtonpost)
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