Marzo 13th, 2021 Riccardo Fucile
“DOBBIAMO STRINGERE I DENTI A MARZO, RINGRAZIANDO LA COMUNITA’ SCIENTIFICA”: L’ENNESIMO GIRAVOLTA DEL COMICO
Vi ricordate Salvini che ancora pochi giorni fa diceva che era irrispettoso per gli italiani parlare di restrizioni a Pasqua
Ora che è stato deciso che i giorni di Pasqua saranno zona rossa per tutta l’Italia fa finta di nulla. L’ennesima giravolta dopo la sconfitta.
Infatti il 25 febbraio diceva: “Mi rifiuto di pensare ad altre settimane o mesi di chiusura, se ci sono situazioni locali si intervenga, ma parlare già oggi di una Pasqua chiusi in casa, di chiusure, non mi sembra rispettoso degli italiani”
Oggi il leader della Lega cambia versione
“Stiamo correndo il più possibile perchè abbiamo ereditato un ritardo incredibile sul piano vaccinale, sulla messa in sicurezza delle scuole, sui rimborsi. E dobbiamo correre sul piano vaccinale, producendo vaccini in Italia e comprandoli all’estero dove ci sono; correre sui rimborsi”. Soprattutto “dobbiamo stringere i denti a marzo, ringraziando la comunità medica e sanitaria: stanno facendo i miracoli e credo che sarà l’ultimo mese in cui stringere i denti. Da aprile spero si rinasca, si torni alla vita, alla normalità , allo sport, alla scuola, alla socialità “.
È l’auspicio di Matteo Salvini, dopo la decisione del governo Draghi, sostenuto anche dalla Lega, di imporre nuove restrizioni più severe per il contenimento del coronavirus
“Sarebbe un bellissimo segnale se per la giornata mondiale della salute, il 7 aprile, il piano vaccinale fosse pienamente operativo” e che in concomitanza si possa disporre “la riapertura, anche delle attività sportive, perchè lo sport è salute non solo lavoro. Stiamo lavorando perchè la Pasqua segni una vera resurrezione”, ha concluso parlando a margine di una visita all’ospedale in Fiera Milano.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA PANDEMIA HA RESO PIU’ POVERO UN MILIONE DI ITALIANI, MA GLI ALTRI HANNO AUMENTATO I CONTI IN BANCA, COMPRESI I POSTULANTI CHE RECLAMANO RISTORI UN GIORNO SI’ E L’ALTRO PURE
Un serio problema per l’economia e una bomba sociale si nascondono dietro la crescita della ricchezza degli italiani e delle loro imprese durante la pandemia, con le riserve liquide parcheggiate in banca che puntano ormai quota 2 mila miliardi di euro, più del prodotto nazionale.
“Non è un bel numero, a differenza di quel che può sembrare. Ma è anche un’opportunità “, ragiona Stefano Caselli, pro-rettore dell’Università Bocconi di Milano.
Cominciando dal lato oscuro del boom di liquidità parcheggiata in banca, basta elencarne le ragioni per capire che è il frutto di un corto-circuito.
Sul lato delle famiglie hanno giocato tre fattori: “Il primo è che sono crollati i consumi: le persone viaggiano di meno, si chiudono in casa e le spese scendono. Quindi l’ammontare del conto corrente sale”.
“Il secondo tema è l’atteggiamento delle persone: nei momenti d’incertezza la paura del futuro porta la propensione al risparmio a salire”, con una spirale “prudenziale” dalla quale aveva messo in guardia a tempo debito il governatore Visco.
“Il terzo aspetto è legato alla correzione che i mercati finanziari hanno registrato all’inizio della pandemia, pur recuperando successivamente: i risparmiatori parcheggiano la liquidità in attesa di capire dove investire”. L’insieme di questi fattori ha fatto crescere, ha stimato Unimpresa, i depositi delle famiglie di 66 miliardi (+6%), arrivando a quota 1.109 miliardi.
Le riserve delle famiglie e delle imprese italiane
Ancor più rilevante l’incremento sul lato delle imprese: i ‘salvadanai’ delle aziende sono saliti di quasi 74 miliardi (+24%), arrivando a un passo da 385 miliardi.
Nel caso delle imprese familiari i c/c si sono gonfiati di 11 miliardi (+18%) fino a quota 75 miliardi.
In questo caso, la dinamica si spiega con un solo grande tema: il rinvio delle decisioni d’investimento. “Con i consumi in caduta libera e l’incertezza nel progettare il futuro, la reazione di ogni imprenditore è posticipare gli investimenti. Non vuol dire per forza stoppare grandi progetti di acquisto di impianti e o macchinari – dettaglia Caselli – Ma anche semplicemente rimandare il rinnovamento dei locali di un esercizio commerciale”.
Questo insieme di cause “non certo piacevoli” ha spinto dunque la massa di risparmi degli italiani verso quota 2 mila miliardi di euro.
Unimpresa traccia il quadro pandemico complessivo: le riserve degli italiani sono aumentate di oltre 133 miliardi (+7%), dai 1.823 miliardi di dicembre 2019 ai 1.956 miliardi di dicembre 2020. È cresciuta, in particolare, la liquidità sui conti correnti, con il saldo totale arrivato a 1.348 miliardi, in aumento di oltre 166 miliardi (+14%) in 12 mesi.
Dietro i grandi numeri, però, si nascondono storie assai diverse e differenti ordini di problemi. Il primo è di natura sociale: mai come nel caso di uno choc improvviso e profondo come la pandemia, le forbici rischiano di allargarsi pericolosamente.
“La crescita dei risparmi si accompagna all’aumento inquietante della povertà assoluta di molte famiglie italiane, che ormai ha raggiunto una incidenza molto forte – riflette Marcello Messori, economista e docente alla Luiss Guido Carli – e ci dice di una polarizzazione del reddito”.
Per Caselli “l’aumento dei nuovi poveri italiani è un dato durissimo, non degno di un Paese civile”. Secondo la recente fotografia Istat, un milione di persone è entrato nella fascia di povertà assoluta con un peggioramento marcato nelle più ‘ricche’ aree del Nord. “L’aumento del divario sociale è una vera e propria bomba: quando ci troveremo ai blocchi della ripartenza, speriamo il prima possibile, chi ha un reddito fisso e liquidità potrà fare uno sprint. Ma ci saranno persone neppure in grado di ripartire”.
Ormai più fonti di dati hanno confermato che blocco dei licenziamenti e ammortizzatori sociali hanno aperto un ombrello formidabile sui garantiti, mentre a uscire dall’attività sono stati i contratti determinati in scadenza (e non rinnovati), chi non poteva fare smart working: i più fragili.
L’altro aspetto problematico di questa fotografia del materasso di liquidità accumulato dalle famiglie coinvolge i meccanismi delle scelte finanziarie degli italiani.
Se questo è il quadro, fortemente a tinte scure, come questa montagna di ricchezza privata può diventare un’opportunità ? “Ridistribuire ricchezza e reddito” è l’imperativo principale, per Messori. “Spingerne una parte consistente verso il mondo produttivo, dal più piccolo esercizio commerciale alla grande impresa”, dice Caselli.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
LA CLINICA PRIVATA HA RICHIESTO BEN 900 DOSI, INOCULATE ANCHE A SOGGETTI CHE IN CLINICA NON ENTRANO MAI… FRATOIANNI CHIEDE L’INTERVENTO DELLA MAGISTRATURA
Dagli scienziati ai giardinieri, dai giornalisti della collegata Tele Venafro alle donne delle pulizie,
fino ai collaboratori esterni.
Sono tutte vaccinate le persone che orbitano intorno alla Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, un istituto di ricovero e cura a carattere scientifico di proprietà dell’europarlamentare Aldo Patriciello (Forza Italia), anche lui già immunizzato, attorno al quale gravitano e lavorano diverse società .
Mentre solo un 80enne su tre, in Italia, ha ricevuto le dosi di vaccino contro il Covid, il polo ha fatto richiesta per 900 dosi da iniettare ai propri dipendenti, anche coloro, come ha dimostrato un servizio di Piazzapulita, che in clinica non si recano mai e che quindi, secondo il piano vaccinale italiano, non avrebbero diritto a ricevere il farmaco immunizzante.
Questo in una regione, il Molise, dove anziani con patologie come la bronchite cronica ostruttiva si sono prenotati da un mese ma non hanno ancora ricevuto alcuna indicazione o somministrazione.
La giornalista del programma di La7 ha accesso alla struttura e, chiedendo alle persone che incontra se si fossero sottoposte al vaccino, riceve da tutte una risposta affermativa. Tra queste ci sono persone poco più che trentenni, che non operano all’interno della clinica, uomini e donne di mezza età che lavorano nella redazione della testata e anche Patriciello, 64 anni, che ai microfoni del programma difende la scelta dell’azienda: “Se lei si vaccina — dice rivolgendosi alla giornalista — non è che fa qualcosa di male”.
Quando gli viene fatto notare che il piano vaccinale stabilisce delle categorie prioritarie risponde: “Ma la legge non esiste. Ritengo veramente che non ci sia niente di male”.
Quando i giornalisti chiedono alla Regione chi avrebbe dovuto controllare la lista inviata da Neuromed, la risposta di Michele Colitti, uno dei componenti della cabina di regia che si occupa della programmazione vaccinale in Molise, risponde: “Non posso mettermi a controllare nome per nome e vedere il lavoro che fanno all’interno delle strutture sanitarie”. Ma la struttura commissariale, con una nota al programma, ha definito la situazione descritta dalle telecamere “spiacevole e getta ombre sulla campagna vaccinale”.
Sulla questione è intervenuto anche il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni: “Vedo che la ministra Gelmini afferma che è ora di dire basta alle furberie nella somministrazione del vaccino. Allora già che c’è faccia una telefonata all’europarlamentare del suo partito Patriciello e si faccia spiegare perchè in Molise, come riferiscono diversi organi di stampa, oltre a far vaccinare i dipendenti della struttura sanitaria di sua proprietà abbia fatto vaccinare anche il personale della tv locale di sua proprietà e immagino anche altre persone che non ne avevano diritto. Un’altra pagina vergognosa nella gestione sanitaria del Molise. Mi auguro che nelle prossime ore il ministro Speranza attivi i Nas per le indagini del caso e che si muova anche la magistratura. Comunque noi presenteremo in Parlamento un’interrogazione al governo perchè venga fatta chiarezza”.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
TUTTO IN DEROGA AI CONTRATTI DELLA UE CHE VIETANO LA COMPRAVENDITA PRIVATA
Nella puntata di giovedì di Piazzapulita è andata in onda la prima puntata di un’inchiesta di Alessio
Lasta su un vero e proprio mercato parallelo dei vaccini gestito da mediatori privati che propongono alle Regioni milioni di dosi di vaccino a prezzi ovviamente maggiorati.
Il tutto avviene in deroga ai contratti dell’Unione Europea con le aziende produttrici dei vaccini, che vietano esplicitamente la compravendita privata tra Stati e aziende.
Il ‘mercato nero’ dei vaccini si è generato in conseguenza al caos delle mancate consegne delle dosi promesse dalle aziende all’Ue.
In questo contesto, scopre Lasta, a Milano un mediatore offre 2 milioni e mezzo di dosi di Pfizer per 187 milioni di euro: “Io entro da Pfizer, carico il mio autotreno congelato a meno settanta e me li porto via”, spiega il mediatore, a capo di due società che fanno affari con le case farmaceutiche.
Il mediatore parla anche di AstraZeneca, che però smentisce categoricamente. Ma allora, come fa questo misterioso intermediario ad avere accesso alle dosi di vaccino?
(da Globalist)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
IL MATEMATICO SEBASTIANI: “PER UN MESE SIAMO RIMASTI A GUARDARE, ALTRI 15 GIORNI PER DECIDERE: LE STESSE SOLUZIONI ORA COSTERANNO MAGGIORI SACRIFICI”… “TUTTI GLI SCIENZIATI SANNO CHE LA RIAPERTURA DELLE SCUOLE CAUSA UN AUMENTO DEL 25% DEI CONTAGI”
“Abbiamo perso un mese e mezzo. Anzi di più, perchè adesso uscirne richiederà il doppio del tempo”. Ne è convinto Giovanni Sebastiani, matematico dell’Istituto per le applicazioni del Calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr).
Ma la sua non è un’opinione, a parlare sono i numeri.
Da quelli che non abbiamo considerato quando avremmo dovuto, a quelli che ci costringeranno a raddoppiare gli sforzi per abbassare la curva del contagio e riprendere il controllo dell’epidemia.
“Siamo in ritardo, ancora una volta”. La conclusione è quella di chi non ha mai smesso di incrociare i dati della pandemia. Dati che a un anno dal primo lockdown hanno molto da raccontare. “Fossimo intervenuti a fine gennaio, un’altra chiusura come quella di Natale sarebbe stata sufficiente”, dice Sebastiani
Ma andiamo con ordine.
Due le principali variabili che hanno portato a questa nuova ondata: “La riapertura delle scuole e la presenza di varianti più diffusive”, spiega il matematico del Cnr, che ai primi di gennaio invocava un rinvio della ripresa delle lezioni in presenza per valutare a pieno efficacia e tenuta delle restrizioni adottate a Natale.
In ordine sparso, governo e regioni rinvieranno di alcune settimane, ma nel frattempo i benefici della chiusura natalizia faranno in tempo a esaurire del tutto.
“E nonostante fossimo ancora lontani da una situazione sotto controllo, per quasi quattro settimane siamo rimasti a guardare una curva ormai piatta”, ricorda Sebastiani.
Eppure già a dicembre uno studio condotto su 131 paesi e pubblicato dalla rivista The Lancet indicava come il ritorno alla didattica in presenza aumentasse del 25% l’indice di contagio (Rt) in appena quattro settimane.
“Così nella seconda metà di febbraio già assistevamo ai risultati delle lezioni in presenza, con le terapie intensive che aumenteranno maggiormente nelle regioni che per prime avevano riaperto le aule”, aggiunge.
Ora il governo di Mario Draghi si appresta a reintrodurre misure più severe: cosa aspettarci a questo punto? “Arriviamo in ritardo alle stesse soluzioni che avremmo dovuto applicare a fine gennaio, ma allora sarebbe bastato un periodo più breve. Oggi due settimane non bastano più”, spiega Sebastiani.
E mette in fila le percentuali dei positivi sui tamponi molecolari: “Dal 16 percento di metà novembre siamo scesi al 10 percento grazie alle restrizioni. Con le attività pre-natalizie siamo risaliti al 13 e poi col lockdown di Natale giù fino all’8 percento, valore raggiunto il 10 gennaio”.
Non si può sbagliare: “Quello è il guadagno che possiamo avere in due settimane, attorno al 5 percento”, chiarisce lo scienziato ricordando che il livello di oggi è dell’11 percento. “Quindi se va bene scendiamo al sei, ma non basta per far ripartire il tracciamento e riprendere le redini del contagio”.
L’obiettivo è noto: una percentuale di test molecolari positivi inferiore al 3%, un traguardo che oggi significa almeno un mese di lockdown severo, con tanto di scuole chiuse.
“Meglio una doppia chiusura di due settimane separate da un mese di rilascio, scelta più sostenibile”, propone Sebastiani, che però avverte: “Va pianificata fin da subito e comunicata per tempo, indicando una volta per tutte strategia e risultati da perseguire”.
E non parliamo di risultati inediti nella battaglia contro il Covid. “Alla fine di giugno scorso la percentuale di positivi rilevata dai tamponi molecolari era molto bassa, sotto lo 0,5%”, racconta Sebastiani.
“A quel punto si può mappare e sorvegliare preventivamente le categorie a rischio, e soprattutto controllare l’eventuale sviluppo di altre varianti. Una condizione decisamente più favorevole anche per la campagna vaccinale”, aggiunge. “Ma dobbiamo acquisire una tempestività d’azione che ad oggi continua a mancare: la politica deve essere capace di attuare le restrizioni anche quando sono impopolari perchè ancora non sembrano servire”.
(da Open)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
IERI HANNO CONVOCATO 900 ANZIANI OVER 80 MA LE VACCINAZIONI ERANO SOLO PER 600
Suona strano sentirlo dire da lui ai suoi, ma ieri Guido Bertolaso, il super consulente della Regione Lombardia, ha attaccato Aria, la partecipata regionale che gestisce la campagna di vaccinazione, e con lei chi l’ha fortemente voluta questa società , e cioè l’assessore regionale leghista al Bilancio Davide Caparini: “Una vergogna”.
Perchè? Perchè Aria ha mandato un sms a 900 over 80: “Presentativi giovedì 11 marzo al centro vaccinale di Niguarda”. Peccato però che le vaccinazioni potessero essere al massimo 600. E così, centinaia di anziani in piedi, lì fuori, tutti insieme, poca distanza, e che -forse- non verranno vaccinati. A pubblicare la foto con tanto di didascalia dura è stato proprio Guido Bertolaso:
a coda degli anziani fuori dal centro vaccinale di Niguarda per gli errori di Aria che manda 900 convocazioni al posto delle 600 previste è una vergogna! Ho mandato la Protezione Civile ad assisterli, mi scuso con tutti loro!
Un attacco non da poco. A chi? A loro stessi.
Perchè la società Aria è stata fortemente voluta dall’assessore regionale al Bilancio Davide Caparini. Assessore di chi? Di Attilio Fontana. E Caprini infatti non l’ha presa un granchè bene. Menomale che poi — almeno — quei 300 over 80 non siano stati rispediti a casa, e che siano riusciti ad avere il vaccino.
Scrive sempre Guido Bertolaso:
La Protezione Civile è intervenuta assistendo tutte le persone che si sono presentate al Niguarda per la somministrazione dei vaccini anti-covid. L’Ospedale ha risposto prontamente vaccinando sia i 600 cittadini “programmati” che i 300 “in più”.
Ovviamente molto dure sono state le reazioni delle opposizioni. Vinicio Piluffo, segretario Pd lombardo:
Regione Lombardia è un disastro senza fine, una ne pensa e cento ne sbaglia. Ma ancor peggio degli errori sui vaccini, sui tamponi o sui numeri, sono i continui rimpalli di responsabilità , gli scaricabarile, quella sindrome da accerchiamento dell’amministrazione che non trova giustificazione alcuna nella realtà .
Gregorio Mammì, consigliere regionale M5s:
“Peccato che alle scuse non segua una chiara assunzione di responsabilità e un cambio di strategia. Insieme alle dimissioni immediate di chi ha sbagliato”.
(da agenzie)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
MANZIONE, UNA DONNA PER TUTTI I GOVERNI IN CUI C’E’ RENZI
Antonella Manzione, una donna per tutti i governi in cui c’è Matteo Renzi. Da capo dei vigili urbani
di Firenze, quando Renzi era sindaco, a Palazzo Chigi, e poi al Consiglio di Stato, quando Renzi era presidente del Consiglio, a breve dovrebbe diventare la responsabile dell’Ufficio legislativo del ministero delle Pari opportunità e della Famiglia, guidato dalla ministra Elena Bonetti di Italia Viva, il partito di Renzi, anche stavolta al governo.
Sarà il plenum del Cpga, il Csm del Consiglio di Stato, a dover autorizzare Manzione. Nei giorni scorsi, come risulta al Fatto Quotidiano, la ministra Bonetti ha inviato la sua richiesta al presidente del Consiglio di Stato, Filippo Patroni Griffi: “Illustre presidente, le comunico la mia intenzione di nominare” come capo dell’ufficio legislativo “il Cons. Antonella Manzione…”.
Dal 2010 al 2013, Manzione fu comandante della polizia municipale di Firenze, fedelissima dell’allora sindaco Renzi che poi la nominò, per un anno, direttore generale del Comune. Quando, nel 2014, Renzi diventa presidente del Consiglio, facendo politicamente le scarpe a Enrico Letta, Antonella Manzione lo segue a Palazzo Chigi come potente capo dell’Ufficio legislativo e il fratello Domenico, magistrato, viene nominato sottosegretario all’Interno: evidentemente il renzismo è una passione di famiglia.
Ma torniamo alla consigliera di Stato. Approda a palazzo Spada nell’ottobre 2016, per volere di Renzi presidente del Consiglio, tra roventi polemiche dentro al Cds e con un no del futuro (allora imprevedibile) presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in quel periodo membro laico del Cpga, riunito in plenum per esprimere, come previsto, il parere alle nomine proposte dal governo.
Manzione, infatti, divenne consigliera di Stato nonostante avesse 53 anni mentre la norma prevede che bisogna averne almeno 55 per essere di nomina governativa.
A sostenere quella scelta di Renzi fu anche l’allora presidente del Consiglio di Stato, Alessandro Pajno, che giustificò la deroga al vincolo dell’età parlando di interpretazione “evolutiva” della normativa alla luce dell’abbassamento dell’età pensionabile dei magistrati, anche amministrativi, da 75 a 70 anni.
A Pajno rispose Conte, facendo capire che si stava avallando un superamento ad personam dell’età minima: se si pensa a una deroga, disse, allora “sarebbe stato auspicabile che fosse stato fatto prima e per tutti e non ad hoc”. Ma non fu solo quello il motivo per cui Conte fu tra i consiglieri che si opposero.
Non lo convinceva neppure il curriculum di Manzione, laureata in Giurisprudenza sì, ma nessun dottorato, nessun ruolo da docente universitaria, nessuna esperienza di lungo corso come avvocato, un curriculum “buono, ma non elevato per quello che riguarda gli studi giuridici compiuti” e non offre neppure “ferma indipendenza di giudizio”. Ora Manzione si appresta a lavorare al ministero guidato dalla renziana Bonetti, senza neppure l’obbligo del fuori ruolo.
P. s. Proprio la ministra per le Pari opportunità , che dovrebbe essere più attenta della media alla parità di genere anche nel linguaggio, nella lettera al presidente Patroni Griffi declina al maschile il titolo di Antonella Manzione, la chiama “Il Consigliere”.
(da “NextQuotdiano”)
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Marzo 12th, 2021 Riccardo Fucile
NEL PRIMO TRIMESTRE SARANNO 30 MILIONI DI DOSI, UN TERZO DEGLI OBBLIGHI CONTRATTUALI
AstraZeneca ha annunciato un ulteriore taglio alla fornitura di dosi nell’Ue: nel primo trimestre
saranno 30 milioni dosi, un terzo degli obblighi contrattuali e il 25% in meno rispetto agli impegni presi il mese scorso. Lo riporta la Reuters.
Secondo gli ultimi dati forniti a Bruxelles, l’azienda farmaceutica prevede di fornire 30,1 milioni entro la fine marzo e altri 20 milioni ad aprile. Il 25 febbraio, il Ceo di AstraZeneca, Pascal Soriot, aveva annunciato in commissione al Parlamento europeo che la società avrebbe tentato di fornire 40 milioni di dosi entro la fine di marzo.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
CHI SONO ALLORA I CONNIVENTI CON I PAESI FONDAMENTALISTI ISLAMICI?
Giorgia Meloni sostiene che la sinistra (non Renzi) è responsabile di connivenza con gli stati fondamentalisti islamici. Questo nell’ambito della sua campagna xenofoba che punta sulla islamofobia per alimentare l’equazione immigrazione uguale fondamentalismo islamico ergo sinistra che tace.
«È terrificante quanto emerge da questo servizio de Le Iene sul principe bin Salman e l’omicidio del giornalista Khashoggi. Invito tutti voi a guardarlo e farlo girare. Magari la sinistra italiana e tutti coloro che hanno sempre taciuto sugli Stati fondamentalisti islamici, dal Qatar all’Arabia Saudita, finalmente si sveglieranno».
A Giorgia Meloni si può ben dire che non c’è bisogno delle Iene: dovrebbe ricordare che gli affari con questi paesi ‘fondamentalisti islamici’ venivano fatti allegramente dal governo del quale lei aveva fatto parte.
Cosa diceva Palazzo Chigi nel 2009
Basta riprendere un articolo basato su un comunicato di palazzo Chigi nel 2009 quando la signora era ministra della gioventù e non sembrava così contraria a fare affari con quei due paesi.
Diceva l’articolo del novembre 2009: “Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi è giunto ieri sera a Jeddah, una delle principali città dell’Arabia Saudita, per una visita di due giorni. Il premier si tratterrà fino a domenica, quando partirà alla volta di Doha, capitale del Qatar, per la seconda tappa di questo breve tour nei paesi arabi che – spiegano da palazzo Chigi – mira principalmente a rafforzare quella «diplomazia commerciale» a favore delle imprese italiane su cui il governo Berlusconi punta molto. A Jeddah Berlusconi incontrerà stasera a cena a palazzo Reale il sovrano saudita Adbullah, mentre in giornata incontrerà il ministro della Finanza saudita, Ibrahim al Assaf e poi il principe Naif bin Abdul Aziz, secondo vice primo ministro e ministro degli Interni. Berlusconi sarà accolto a Jeddah dal governatore della Mecca, il principe Khaled Al Faisal e dall’Ambasciatore d’Italia a Riad Eugenio D’Auria. La visita ha come principale obiettivo quello di rafforzare le relazioni economiche bilaterali, con un Paese che – oltre ad essere il più grande produttore di petrolio – offre «straordinarie opportunità » per le imprese italiane.
Ma l’Arabia Saudita, spiegano ancora da palazzo Chigi, è anche un Paese centrale nello scacchiere mediorientale e importante per la stabilità di diverse aree di interesse italiano: Riad ha peso politico nel conflitto israelo-palestinese, in Libano, in Afghanistan e in Iraq ed è dunque «strategica per la sicurezza e la stabilità » dell’intera regione.
Da Jeddah Berlusconi si sposterà , domenica 22, in Qatar. Paese decisamente più piccolo, ma che per palazzo Chigi rappresenta una realtà economica nuova, molto attiva e dinamica, che offre grandi opportunità soprattutto alle piccole e medie imprese italiane, e principalmente nel settore infrastrutturale.
Con Doha c’è anche un’importante partnership economica, testimoniata dalla presenza dell’emiro Sheik Hamad Bin Khalifa Al Thani all’inaugurazione del rigassificatore di Rovigo. Con l’emiro Berlusconi avrà un colloquio nella giornata di lunedì 23, a distanza di pochi giorni dal bilaterale avuto a palazzo Chigi in occasione del vertice della Fao”.
Cosa accadeva quando Meloni taceva
Nel 2009 l’Arabia Saudita non aveva ancora ucciso Khashoggi ma era sotto accusa per i suoi rapporti con il fondamentalismo islamico e la presenza di tanti sauditi finanziati da organizzazioni caritatevoli in Al Qaeda.
Nel 2009 l’Arabia Saudita era come sempre e come ora una monarchia assoluta nella quale non si rispettavano i diritti civili e delle donne e il dissenso veniva represso.
Nel 2009 l’Arabia Saudita finanziava molte scuole coraniche.
Giorgia Meloni, ministra della gioventù, cosa fece per opporsi a quel viaggio? Cosa fecero i suoi amici di partito?
(da Globalist)
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