Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
L’ASSE TRA I DUE: DALLA DC AL SALVATAGGIO DEL PD RENZIANO DA MAFIA CAPITALE, FINO ALLA NORMA BOCCIATA DALLA CONSULTA
Matteo Renzi e Franco Gabrielli sono entrati in sintonia quando il primo ha rivitalizzato i residui
della corrente morotea per rottamare il Pd e nominare Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, storico appartenente alla cosiddetta sinistra Dc sotto l’egida di Ciriaco De Mita: la stessa di cui fu militante negli anni ’80 il neo-nominato sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti.
Prima di entrare in Polizia, infatti, Gabrielli era il segretario giovanile della Dc di Massa, lanciato come promettente segretario politico, in qualità di capo staff del gruppo di Renzo Lusetti (non a caso traghettatore della Margherita nel Pd), di cui facevano parte anche Dario Franceschini e Angelino Alfano (poi entrambi ministri del Governo Renzi).
In quel periodo Gabrielli si legò a doppio filo, in particolare, a Simone Guerrini, che sostituì Lusetti alla guida dei giovani della Dc. Lusetti — una carriera in Finmeccanica — è attuale ascoltatissimo consigliere presso il Quirinale, direttore dell’Ufficio di Segreteria del Presidente della Repubblica ed è considerato il vero e proprio braccio destro di Sergio Mattarella.
La comunione di intenti (entrambi ferventi cattolici) si rafforza quando nel 2015 il premier Renzi, su proposta di Alfano, nomina Prefetto di Roma Gabrielli, il quale si rende protagonista di tre circostanze che, nel 2016, ne determinano la nomina a Capo della Polizia (direttore generale della Pubblica sicurezza).
Da Prefetto della Capitale, innanzitutto Gabrielli esautora di fatto il sindaco Marino (“ci sentiamo tra un’immersione e l’altra”, ironizzò sulle vacanze fuori Roma del primo cittadino), troppo ostile ai piani di Renzi e del suo fedele Matteo Orfini, presidente di quel Pd che rischiava di essere travolto politicamente dallo scandalo “Mondo di mezzo” (alias “Mafia Capitale”). Quello stesso Pd che il sindaco Marino — fervente, anche se un po’ maldestro, oppositore del “Mondo di mezzo” — voleva rifondare, ma ai danni del gruppo del premier.
Gabrielli in quei mesi è anche autore della famosa relazione in cui propone ad Alfano e Renzi (compiacenti) di non commissariare la Capitale, come indicato dalla commissione prefettizia, bensì solo il X Municipio di Ostia, così anche salvando l’establishment del Pd caro a Renzi.
Ma il Prefetto è anche l’unica Autorità di pubblica sicurezza presente in sede quando si tiene lo scandaloso funerale show del boss Casamonica che tiene in ostaggio Roma, con ulteriore grave danno per la credibilità istituzionale.
Nel frattempo Renzi fa varare dal governo, nel Dlgs 177/2016 contenente “Disposizioni in materia di razionalizzazione delle funzioni di polizia e assorbimento del Corpo forestale dello Stato”, una norma tanto nascosta nelle pieghe del decreto quanto “sovversiva” dell’ordinamento costituzionale, con particolare riferimento al principi di divisione dei poteri e di salvaguardia del segreto investigativo.
L’articolo 18 comma 5 del suddetto decreto, insidiosamente fuori contesto rispetto alla delega del Parlamento, sancisce infatti che “il Capo della Polizia e i vertici delle altre Forze di polizia adottano apposite istruzioni attraverso cui i responsabili di ciascun presidio di polizia interessato trasmettono alla propria scala gerarchica le notizie relative all’inoltro delle informative di reato all’autorità giudiziaria, indipendentemente dagli obblighi prescritti dalle norme del Codice di procedura penale”.
Una norma che Gabrielli si affretta ad attuare, immediatamente vergando e firmando di proprio pugno due circolari monstre per complessive 10 pagine fitte-fitte di ciò che appare da subito come uno strafalcione giuridico-costituzionale a carattere “sovversivo” (nel significato estensivo del termine, come ciò che tende a rivoluzionare e a sconvolgere uno stato di cose esistente). Tanto da determinare l’insorgere di procuratori capo della Repubblica di punta e del Csm, che nella circostanza viene pure così apostrofato dal Capo della Polizia: “Io servo lo Stato, non il Governo. Sul segreto delle indagini il Csm mi ha offeso”.
Parole gravi, indice di scarso equilibrio o peggio di “bipolarismo istituzionale”, soprattutto perchè espresse in modo violento nel momento in cui è pure esploso il caso Consip in cui sono coinvolti anche sodali e familiari di Renzi, nonchè il Comandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Tullio Del Sette, poi condannato in primo grado a 10 mesi per rivelazione del segreto d’ufficio e favoreggiamento per aver informato il presidente della Consip sulle indagini in corso.
Tutto ciò ha delle conseguenze ancor più gravi: a seguito del caso dei fratelli Occhionero — arrestati per aver messo a rischio la riservatezza/sicurezza di alte cariche dello Stato (compreso Renzi) all’insaputa di Gabrielli, il Capo della Polizia per ritorsione rimuove “tout court” e sanziona il responsabile dell’indagine, sino al giorno prima considerato un “superpoliziotto”, nonchè direttore del Servizio di Polizia Postale e delle comunicazioni e del Cnaipic (Centro nazionale anticrimine informatico per la protezione delle infrastrutture critiche).
L’alto dirigente, però, fa ricorso al Tar del Lazio, che annulla il decreto firmato da Gabrielli. Ma il Capo della Polizia non ottempera alla sentenza: i giudici gli ordinano quindi di eseguirla, cancellando la sanzione inflitta all’alto dirigente per non aver informato dell’indagine in corso il Capo della Polizia, e condannando pure alle spese Gabrielli per complessivi 2.500 euro più oneri accessori, anche per aver violato il giudicato.
Non contento, Gabrielli impugna le pronunce del Tar al Consiglio di Stato, ove tutto si blocca: nel frattempo, infatti, la Corte Costituzionale con sentenza n.229/2018 ha dichiarato illegittima la norma fortemente voluta da Renzi e violentemente attuata da Gabrielli.
Proprio leggendo le motivazioni della Suprema Corte si percepisce la gravità del contesto sinora descritto: “Un vero e proprio conflitto tra poteri dello Stato” tale da “pregiudicare immediatamente le attribuzioni costituzionali dell’autorità giudiziaria requirente (…) prevedendo in capo agli appartenenti alla Polizia giudiziaria, e a beneficio dei superiori gerarchici di quest’ultimi, obblighi informativi sulle notizie di reato, ponendo quindi le relative informazioni nella disponibilità di una ‘scala gerarchica’ che conduce potenzialmente fino ai vertici del potere esecutivo”.
Mentre dalle conclusioni della Corte si acclara il carattere “sovversivo” del comportamento assunto dal duo Renzi-Gabrielli: “Il coordinamento informativo e quello organizzativo non coincidono con quello investigativo. Si tratta di funzioni diverse, che la legislazione ordinaria non può confondere o sovrapporre, a prezzo di violare il sistema costituzionale”.
(da TPI)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
LEGATO ALLA CURVA ULTRAS DEL VERONA E’ STATO RINVIATO A GIUDIZIO PER IL GESTO DA AVANSPETTACOLO IN COMUNE
La Lega di Matteo Salvini tessera Andrea Bacciga e fa un’opa all’estrema destra veronese. Il consigliere comunale legato alla curva sud dell’Hellas Verona, già rinviato a giudizio per aver fatto il saluto romano in consiglio comunale, era stato eletto nella lista civica del sindaco Federico Sboarina.
Trentanove anni, avvocato, la sua fede politica legata all’ultradestra è nota. Ma nota era pure la sua vicinanza alla Lega.
La vicenda giudiziaria in cui è rimasto coinvolto nasce proprio da una battaglia politica della Lega veronese, che due anni fa propose due mozioni per lasciare alle associazioni cattoliche più libertà nel contrastare l’aborto libero e gratuito, nonchè l’attuazione di un programma di “sepoltura dei bambini mai nati”, anche senza il consenso della donna coinvolta e a carico della sanità pubblica. In quell’udienza del consiglio comunale, a luglio 2018, si presentarono anche le attiviste dell’associazione “Non una di meno”, pronte a dar vita a una protesta silenziosa e pacifica. Al suo ingresso in aula Bacciga si rivolse alle attiviste facendo il saluto romano. Una vicenda, questa, condannata da Pd e Anpi. Ma il feeling tra Bacciga e la Lega è addirittura antecedente.
Ad agosto 2017, come evidenzia il quotidiano l’Arena, insieme al leghista Vito Comencini si oppose a una mozione proposta dal centrosinistra ma condivisa anche da una parte della maggioranza, che chiedeva una ferma condanna nei confronti dei cori inneggianti il nazismo intonati alla festa dell’Hellas. Sempre con i leghisti di area cattolica aveva poi contestato duramente il disegno di legge Zan-Scalfarotto contro l’omotransfobia e la violenza di genere, bollandola come: “Una legge bavaglio che viola la libertà di pensiero”. L’altro alfiere della mozione era Alberto Zelger, leghista, antiabortista e cattolico radicale, già promotore del congresso delle famiglie tradizionali.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
NON AVREBBE PATOLOGIE PREGRESSE… ANCHE UNA BIMBA DI 11 ANNI E’ ANCORA IN TERAPIA INTENSIVA
Un ragazzo di 14 anni è stato ricoverato nella serata di ieri in una delle terapie intensive
dell’ospedale Sant’Orsola di Bologna dopo aver sviluppato alcune complicazioni dovute al Covid-19.
È quanto riporta il quotidiano La Repubblica, che cita fonti ospedaliere. Le sue condizioni sarebbero gravi ma non sarebbe in pericolo di vita.
Il paziente è stato portato in ambulanza da Modena, dove era arrivato dopo essere risultato positivo al virus. Poi da qui è stato trasferito d’urgenza nel nosocomio bolognese in ambulanza. Apparentemente, riferiscono le stesse fonti, non ha importanti patologie pregresse ma su questo aspetto sono in corso degli approfondimenti.
La vicenda del 14enne arriva a pochi giorni di distanza da quella della bambina di 11 anni di origine pachistana e residente a Cona, che risulta ancora ricoverata in prognosi riservata nella rianimazione Covid del policlinico.
Un caso che gli esperti avevano definito più unico che raro, dal momento che la piccola non presentava patologie pregresse. Tuttavia, aveva spiegato il primario di pediatria, Marcello Lanari, “la paziente ha qualche fattore sottostante di una qualche patologia cronica, come i due precedenti che avevano anche loro una importante patologia cronica che probabilmente lo avrebbe portati al decesso anche per altri tipi di infezione. Su di lei stiamo indagando, il sospetto forte è che di sottostante ci sia qualcosa”.
Anche a Firenze era stata ricoverata in rianimazione una ragazzina di 14 anni per complicanze da Covid. Per fortuna, però, le sue condizioni sono migliorate, come ha sottolineato a Fanpage.it la direttrice sanitaria dell’ospedale Meyer Francesca Bellini. Anche in quel caso, la giovane paziente non presentava patologie pregresse, ma non è mai stata intubata anche se necessitava di ossigeno dopo essere risultata positiva al Coronavirus.
Il che conferma come siano sempre di più i minori che rischiano di essere infettati dal virus. Ma su questo, è intervenuto sempre Lanari a rassicurare, soprattutto sulla possibilità che questo aumento di contagi tra i bambini in età scolare c’entri in qualche modo la diffusione della variante inglese: “La sensazione — ha spiegato il primario bolognese — è che questo nuovo ceppo del virus sia più contagioso e nei grandi numeri ci cadono anche i bambini, ma non ritengo che sia aggressiva in particolare per quest’ultimi”.
(da Fanpage)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL DIRETTORE GENERALE: “LA SITUAZIONE E’ DRAMMATICA”
Una vera e propria emergenza sangue sta colpendo l’Ospedale Cardarelli di Napoli tanto da dover lanciare un appello per convincere i cittadini a donare.
“Se avete tra i 18 e i 60 anni e siete in buona salute, vi preghiamo, venite a donare il sangue”, è l’appello lanciato dal Centro trasfusionale dell’Azienda ospedaliera e rilanciato dalla Direzione strategica per voce del direttore generale Giuseppe Longo.
“Il timore del contagio – spiega – si è frapposto come un freno allo slancio di molti a donare. Purtroppo la carenza di sangue è già di per sè un problema, al di là della pandemia. Siamo però ora ad un punto oltre il quale l’allarme potrebbe diventare un dramma. Per questo facciamo appello alla generosità dei cittadini, affinchè vengano a donare. Il gesto di ciascuno può fare la differenza”.
Il Cardarelli ricorda che “è possibile donare il sangue al Cardarelli in assoluta sicurezza e senza bisogno di accedere ad alcun reparto che ospiti o nel quale transitino pazienti Covid”.
“Il nostro Centro Trasfusionale – ricorda il direttore sanitario Giuseppe Russo – è distaccato da qualunque altro padiglione designato alla degenza Covid o all’emergenza. Ormai da tempo abbiamo messo a punto protocolli di sicurezza che rendono la donazione assolutamente sicura, meno rischiosa sotto il profilo di un possibile contagio Covid di tutte le attività che svolgiamo quotidianamente, come andare a fare la spesa. Solo che, a differenza di tante altre attività quotidiane donare il sangue, mai come in questo momento significa salvare delle vite”.
Chi sceglie di donare il sangue al Cardarelli, inoltre, potrà richiedere in forma del tutto gratuita un test sierologico.
Il Centro trasfusionale del Cardarelli è aperto tutti i giorni dalle 8 alle 12, festivi esclusi.
E anche possibile prenotare la donazione chiamando il numero 331.6702222 dalle ore 8 alle 16. In questo modo si riceverà un appuntamento preciso evitando ogni possibile attesa.
(da Fanpage)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL VIROLOGO: “POTREBBE DEGNARSI DI DESTINARE ALCUNE SUE RISORSE A SPIEGARE COSA E’ ACCADUTO”
“Giungono notizie allarmanti riguardo al vaccino AstraZeneca (un solo lotto?) di cui non posso dirvi niente. Spero che AstraZeneca, che ha 76mila dipendenti e 3miliardi di utili annui, possa degnarsi di destinare alcune delle sue risorse a spiegare quello che è accaduto”. L’attacco del virologo Roberto Burioni contro l’azienda farmaceutica AstraZeneca parte da Twitter.
Le notizie a cui fa riferimento il docente dell’università Vita-Salute San Raffaele di Milano sono quelle relative al lotto ABV5300 del vaccino anti-Covid dell’azienda anglo-svedese, finito sotto esame per un decesso registrato in Austria (un caso di embolia polmonare e due segnalazioni di eventi tromboembolitici).
Invece, aggiunge lo scienziato postando le rassicurazioni diffuse dalla compagnia, “ecco la dichiarazione di AstraZeneca sulla sospensione del vaccino. Come potete vedere è esaustiva, completa, convincente e tranquillizzante (sono sarcastico). Non seguite il mio profilo per avere novità , perchè su questo argomento non dirò niente. Spetta a loro parlare. Perchè questo è il loro solito comportamento. Fregarsene dei pazienti che assumono i loro vaccini quando notizie preoccupanti vengono diffuse, tanto ci sono gli altri che si preoccupano lavorando gratuitamente per loro, prendendosi responsabilità ”, si sfoga Burioni.
Burioni continua scrivendo che “in questo momento dovrebbero essere già online tutte le analisi di sicurezza del batch ABV5300 del vaccino AstraZeneca, tutti i luoghi dove è stato distribuito, i dati crudi che hanno portato alla approvazione del batch stesso. Invece niente, solo silenzio. E noi glielo consentiamo”.
In un ultimo post sull’argomento, il virologo sottolinea che è “appena uscita una comunicazione tranquillizzante di Ema”, (l’Agenzia europea del farmaco), “sulla questione vaccino AstraZeneca, nel silenzio vergognoso della casa farmaceutica che non è accettabile. Sono loro che dovrebbero dirci anche le virgole di cosa è successo”, ribadisce il virologo.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
SUL DECESSO DI STEFANO PATERNO’ LA PROCURA DI SIRACUSA HA APERTO UN’INCHIESTA… UN ALTRO CASO DI MORTE SOSPETTA A CATANIA
Sono una decina gli indagati dalla procura di Siracusa che dovrà accertare eventuali criticità sulla
corretta conservazione e sull’utilizzo della dose di vaccino AstraZeneca somministrata lunedì mattina al sottufficiale della Marina Stefano Paternò, morto per arresto cardiocircolatorio tra le mani dei medici rianimatori del 118 ventiquattr’ore dopo avere ricevuto l’immunizzazione.
Per tutti l’accusa è omicidio colposo. Su disposizione della procura, il Nas dei carabinieri sta sequestrando le fiale del lotto Abv 2856 in tutta Italia.
Un fascicolo al momento senza indagati in cui si ipotizza il reato di omicidio colposo è stato invece aperto dalla procura di Catania. Riguarda la morte di Davide Villa, 50 anni, agente della squadra mobile di Catania, deceduto 12 giorni fa.
Villa due settimane prima del decesso era stato sottoposto al vaccino AstraZeneca. Al poliziotto era stata somministrata una dose proveniente dallo stesso lotto (2856) di cui l’Agenzia italiana del farmaco ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo su tutto il territorio nazionale.
L’inchiesta è stata aperta su notizie di stampa relative alle morti di un sottufficiale della Marina (Stefano Paternò) e di un carabiniere il vicecomandante della sezione di Pg di Trapani (Giuseppe Maniscalco): tutti e due sono stati vaccinati con il siero AstraZeneca proveniente dal lotto 2856. Le indagini sono state delegate dal procuratore Carmelo Zuccaro ai carabinieri del Nas di Catania.
Sul caso si muove anche il ministero della Salute che invierà i suoi ispettori. Visiteranno l’Asp di Siracusa, il reparto medico della base militare della Marina nel quale è stato somministrato il vaccino e sentiranno i medici del 118 che per 45 minuti sono intervenuti la notte tra lunedì e martedì nel momento in cui Stefano Paternò con la febbre alta ha iniziato ad avere le convulsioni, prima del decesso per arresto cardiocircolatorio.
Bisognerà fare luce sulla conservazione delle dosi del vaccino nella sede Asp di Siracusa, sino alle fasi dell’inoculazione nella base militare di Augusta. Per tutto questo sarà indispensabile l’esito dell’autopsia che verrà effettuata domani pomeriggio nell’obitorio dell’ospedale Cannizzaro di Catania da un’equipe composta da un medico legale, un infettivologo, un tossicologo e uno specialista che dovrà studiare l’anamnesi di Stefano Paternò.
A nominarli il pm della procura di Siracusa Gaetano Bono in stretta intesa con la procuratrice Sabrina Gambino. Risolto il giallo sulla competenza territoriale dell’inchiesta che è sempre stata quella di Siracusa che ha poi dato incarico per rogatoria alla procura di Catania di compiere gli atti, in quel momento irripetibili. Per i legali della famiglia Paternò che hanno nominato due loro consulenti medici, sotto “osservazione” c’è il vaccino in quanto, sottolineano, il marinaio non aveva patologie pregresse ed era in ottima forma.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
DUE EVENTI SIMILI IN AUSTRIA, ANCHE VIENNA AVEVA DECISO DI INTERROMPERE LE SOMMINISTRAZIONI, AVVIATE INDAGINI, DUE CASI SOSPETTI ANCHE IN SICILIA
Un lotto del vaccino AstraZeneca, spedito in 17 paesi europei ma non in Italia, è stato sospeso per due settimane in Danimarca.
Dopo la somministrazione infatti si sono verificati alcuni casi di trombosi, che seguono altri due eventi simili avvenuti nei giorni scorsi in Austria. Due le vittime segnalate finora, una in Danimarca e una in Austria. Anche Vienna, con Estonia, Lituania, Lettonia e Lussemburgo avevano deciso per precauzione ieri di interrompere le somministrazioni. Oggi si sono unite Norvegia e Islanda.
In Italia i decessi di un militare e un poliziotto in Sicilia hanno spinto anche la nostra Aifa, Autorità italiana del farmaco, a sospendere il lotto con cui le due vittime erano state vaccinate: “A seguito della segnalazione di alcuni eventi avversi gravi, in concomitanza temporale con la somministrazione di dosi appartenenti al lotto Abv2856 del vaccino AstraZeneca anti Covid-19, Aifa ha deciso in via precauzionale di emettere un divieto di utilizzo di tale lotto su tutto il territorio nazionale e si riserva di prendere ulteriori provvedimenti, ove necessario, anche in stretto coordinamento con l’Ema, agenzia del farmaco europea. Al momento non è stato stabilito alcun nesso di causalità tra la somministrazione del vaccino e tali eventi. Aifa sta effettuando tutte le verifiche del caso, acquisendo documentazioni cliniche in stretta collaborazione con i Nas e le autorità competenti. I campioni di tale lotto verranno analizzati dall’Istituto Superiore di Sanità . Aifa comunicherà tempestivamente qualunque nuova informazione dovesse rendersi disponibile”.
Mercoledì l’Ema, Agenzia Europea dei medicinali, aveva escluso il legame fra i due casi di trombosi in Austria e l’iniezione, sottolineando che la percentuale di eventi simili fra i vaccinati non è superiore a quella della popolazione generale. “Un’indagine più approfondita verrà comunque avviata di sicuro, spiega Antonio Clavenna, ricercatore dell’Istituto farmacologico Mario Negri. “Non ci sono elementi per capire la ragione di questi eventi. La procedura corretta in questi casi è comunque sospendere le inoculazioni fino a quando non ci sarà chiarezza”.
Le ipotesi al momento sono quattro: “La trombosi potrebbe essere del tutto indipendente dal vaccino” spiega Clavenna. Vuol dire che il problema si sarebbe verificato comunque e la concomitanza con l’iniezione è solo casuale. “Può darsi che il vaccino abbia favorito una predisposizione” è la seconda possibilità , secondo il ricercatore. “Oppure che il lotto ora bloccato contenesse delle impurità . Sicuramente verranno avviate delle indagini approfondite sul suo contenuto”.
L’ultima possibilità , infine “è che nelle fiale ci sia una quantità eccessiva di principio attivo, cioè di adenovirus. Anche in questo caso, le analisi saranno in grado di dircelo a breve”.
Il primo caso in Austria aveva riguardato una persona vaccinata con il lotto Abv5300 di AstraZeneca. Poco più tardi aveva sofferto di trombosi multipla (formazione di coaguli nei vasi sanguigni) ed era morta 10 giorni dopo il vaccino.
Una seconda persona aveva invece avuto un’embolia polmonare (cioè un coagulo che aveva bloccato un’arteria nei polmoni) ma è in via di guarigione. “Fino al 9 marzo — aggiunge il rapporto dell’Ema — abbiamo ricevuto altri due casi di eventi tromboemolitici per questo lotto”. Abv5300 comprende un milione di dosi, spedite in 17 paesi. Il fatto che diversi casi di malattia siano avvenuti con questo lotto ha insospettito le autorità sanitarie. Per il resto l’Autorità europea non aveva particolari indicazioni di rischio. “Il numero di eventi tromboemolitici fra i vaccinati – spiegava mercoledì – non è superiore a quello della popolazione generale: al 9 marzo registriamo 22 casi su 3 milioni di vaccinati”.
In Italia intanto, a Catania, è stata aperta un’indagine per la morte di un poliziotto per trombosi avvenuta il 7 marzo, dopo la somministrazione del vaccino che apparteneva al lotto Abv2856. A Siracusa un’altra inchiesta riguarda la morte di un sottufficiale di Marina, Stefano Paternò, di 43 anni, colpito però da un problema diverso (arresto cardiaco) dopo l’iniezione, sempre con lo stesso lotto, all’inizio di questa settimana.
E’ la stessa procuratrice Sabrina Gambino a gettare acqua sul fuoco: “Non ci sono evidenze – dice il procuratore Sabrina Gambino – che il decesso sia legato alla somministrazione del vaccino, al momento non risulta alcuna correlazione. Avvieremo gli accertamenti sul caso e sarà l’autopsia a stabilire quali sono state le cause della morte”.
Gli esperti in queste circostanze invitano a non tradurre una coincidenza temporale in un nesso di causa ed effetto. “Accadde anche nel 2014 con il Fluad, vaccino contro l’influenza” ricorda Clavenna. “Ci furono alcuni casi di eventi avversi avvenuti in concomitanza con la somministrazione, che poi a un esame più approfondito risultarono indipendenti dal vaccino”. Ora di sicuro verranno esaminate le fiale del lotto sotto osservazione, per studiarne con cura il contenuto. Poi si deciderà se riprendere normalmente la campagna o confermare l’allarme. La Norvegia a metà gennaio aveva avviato un’indagine sulla morte di 29 anziani in condizioni già molto precarie che avevano ricevuto il vaccino Pfizer-BioNTech. Nessun legame era stato trovato tra l’immunizzazione e il decesso.
(da “La Repubblica”)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
PER CHI E’ SOTTO I 60 ANNI LE PREVISIONI SONO DA META’ LUGLIO, MA POI BISOGNA DISTINGUERE TRA PRENOTAZIONE E VACCINAZIONE VERA E PROPRIA
Secondo la bozza del nuovo piano vaccinale che sarà presentato oggi in Conferenza unificata sono cinque in base a fragilità ed età le categorie previste: ”Categorie prioritarie in base all’età e alla presenza di condizioni patologiche; Elevata fragilità (persone estremamente vulnerabili; disabilità grave); Persone di età compresa tra 70 e 79 anni; Persone di età compresa tra i 60 e i 69 anni; Persone con comorbidità di età inferiore ai 60 anni, senza quella connotazione di gravità riportata per le persone estremamente vulnerabili; Resto della popolazione di età inferiore ai 60 anni”.
Quando toccherà agli under 60? Spiega La Stampa che riporta anche un’infografica del calendario:
Il turno degli over 60 arriverà tra maggio e giugno, poi sarà il turno di quelli più giovani dando priorità a chi ha malattie più gravi. Tutti gli altri dovranno aspettare luglio per alzare la barriera al virus
Nel nuovo piano restano considerate ”prioritarie le seguenti categorie, a prescindere dall’età e dalle condizioni patologiche” che sono ”il personale docente e non docente, scolastico e universitario, le forze armate, di Polizia e del soccorso pubblico, servizi penitenziari e altre comunità residenziali”. Nel piano vaccini c’è anche una svolta ‘anti-furbetti’: nel nuovo testo è stata infatti eliminata come categoria prioritaria quella dei lavoratori essenziali. Una scelta che potrebbe essere riconducibile alla volontà di prevenire eventuali tentativi di prevaricazione da parte di alcune categorie.
(da agenzie)
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Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
IL LAZIO HA IL RECORD DI ANZIANI IMMUNIZZATI
Da oggi partono le vaccinazioni anti-Covid anche per la fascia di età tra i 70 e gli 80 anni. Il criterio seguito dal piano vaccinale è quello delle età decrescenti: si finirà quindi di vaccinare over 80, docenti e forze dell’ordine, per poi procedere con i pazienti cosiddetti “fragilissimi”.
Ogni Regione si trova ad affrontare criticità differenti. Ecco quindi un quadro della situazione da Nord a Sud.
Piemonte, dal 15 è il turno dei “fragilissimi”
Dei 350mila over 80 piemontesi, in 110 mila hanno ricevuto la prima dose del vaccino nelle prime tre settimane della campagna vaccinale che, per loro, durerà ancora un mese, considerando che dalla prossima settimana la Regione intende fare 15mila vaccinazioni al giorno, che diventeranno 20mila da fine mese. Già vaccinata oltre la metà (16mila) dei 25mila appartenenti alla forze dell’ordine e il 25 per cento del personale scolastico, docente e universitario, con 22mila vaccinati su circa 81mila prenotati sulla piattaforma digitale (100mila la platea). La stessa che da lunedì sarà disponibile anche per 450 mila over 70: dovranno registrare la pre adesione e sarà il medico di base a fissare l’appuntamento nel proprio ambulatorio o in quelli per la medicina di gruppo per la somministrazione del siero AstraZeneca. Sempre dal 15 saranno chiamati i pazienti “estremamente fragili” affetti dalle tredici patologie indicate dal ministero della salute e, per i più gravi, è prevista anche la vaccinazione dei caregivers conviventi. Per loro, vaccini Pfizer o Moderna, nei centri vaccinali.
Lombardia, vaccinazione in tre fasi. E gli sms non arrivano
In Lombardia, il piano per la vaccinazione anti Covid della popolazione si articola in tre fasi. Fase 1, che ha riguardato il personale sanitario e le forze dell’ordine ed è iniziata il 10 febbraio e la fase 2. Con la somministrazione delle dosi agli ultra ottantenni (700mila) che è iniziata il 18 febbraio. Dall’8 marzo è iniziata la vaccinazione degli insegnanti, la prossima settimana quella dei pazienti “fragili”. Mentre l’11 aprile dovrebbe partire la fase massiva che riguarda 6,6 milioni di persone. Per vaccinarsi bisognava prima registrarsi su un portale della Regione (visto che la vaccinazione è volontaria. Si riceveva via sms un codice di verifica e poi un secondo messaggio con il luogo e la data della somministrazione della dose. La registrazione si può fare anche nelle farmacie e dai medici di famiglia).
Dopo qualche problema iniziale per il sovraccarico delle richieste, il portale ha funzionato, ma i problemi sono sorti sulla consegna degli sms. Prima perchè non arrivavano. Poi, perchè il portale non aveva caricato i Codici di avviamento postale cambiati e fissava quindi gli appuntamenti lontano dal domicilio degli over ottanta. Tanto che la Regione ha annunciato che il servizio non sarà più affidato ad Aria, ma a Poste Italiane. Finora le adesioni complessive sono state 763.201. Quelle della fascia over 80 sono state 583.401. Le adesioni del personale scolastico 166.308. Finora si sono vaccinate 884.068 persone. Di cui 216mila ultra ottantenni. 142.484 tra gli 80 e i 90. 73.506 oltre i novanta anni. Al portale la Regione non segnala tempi di attesa, mentre restano le disfunzioni sugli sms. Per la vaccinazione di massa saranno allestiti 66 hub sparsi su tutto il territorio regionale. I centri vaccini saranno in spazi fieristici, palazzetti dello sport, palestre e luoghi concordati con i sindaci dei vari comuni.
Liguria fanalino di coda per le somministrazioni
Nella settimana del via alle prenotazioni dei vaccini anti Covid di under 65 e personale scolastico, la Liguria continua a rimanere in fondo alla classifica delle somministrazioni divise per regione. A fronte di un 7,21 per cento dei cittadini che hanno ricevuto la prima dose di vaccino, e un 3,1 che ha completato il ciclo, ieri era ancora al penultimo posto per dosi somministrate su dosi consegnate: 157,981 su 226,180, il 69,9 per cento della fornitura a disposizione dell’amministrazione sanitaria. Un ritardo a fronte del quale la Regione ha annunciato per la fine del mese un’accelerata anche nelle consegne (già ieri sono arrivate alle strutture liguri 16,500 nuove dosi di Astrazeneca e 24,570 di Pzifer) e il coinvolgimento di cliniche private e farmacie, ma sul quale pesano ancora diversi problemi di sistema. Per primo, la falsa partenza del programma informatico con cui i medici di base hanno iniziato martedì scorso a prenotare le somministrazioni per i cittadini cosiddetti vulnerabili e ultra vulnerabili, al via lunedì prossimo. Già in corso, invece, con 19mila vaccini a settimana, la campagna rivolta agli over80.
Emilia-Romagna, una campagna a due velocità
Gli anziani corrono, i professori meno. L’Emilia-Romagna è tornata a vaccinare 15mila persone al giorno, ha sfondato quota 520mila dosi somministrate, è quarta in Italia per popolazione “immunizzata” (in 166mila hanno fatto entrambe le dosi) e si trova nel gruppone delle regioni che ha usato più dell’80% delle forniture consegnate. Sullo sfondo emerge però una campagna a doppia velocità . Il 5,5% della popolazione over 80, infatti, ha fatto il vaccino e anche sulle prime dosi la regione è tra le prime: i vaccini si fanno nei punti individuati dalle Ausl (in particolare la Fiera e i poliambulatori a Bologna) e a domicilio. Lunedì si parte con le prenotazioni agli over 75, che però, allo stato attuale, troveranno posto per la puntura a metà aprile. In coda il personale della scuola: 40mila i docenti vaccinati dai medici di famiglia, un terzo del totale. In generale, più della metà delle dosi è stata somministrata a personale sanitario e non sanitario, circa 6.300 alle forze dell’ordine.
Toscana, qui gli over 80 si vaccinano anche dai medici di base
La Toscana ha attivato un sito internet (prenotavaccino.sanita.toscana.it) dove possono prenotare le categorie che vengono vaccinate con AstraZeneca, cioè personale di scuola e università e delle forze dell’ordine. La Regione è tra le poche ad aver aggiunto anche i lavoratori degli uffici giudiziari e gli avvocati. Da ieri, inoltre, la possibilità di fissare l’appuntamento è stata aperta a chi ha tra i 76 e i 79 anni. Tutte queste categorie vengono vaccinate negli hub e nelle altre strutture delle Asl, 50 in tutto. Allo stesso sito avevano prenotato anche i lavoratori della sanità , pubblica e privata, oltre a operatori e ospiti delle Rsa, che sono ormai quasi tutti stati coperti con Pfizer e Moderna. Per quanto riguarda gli over 80, si è scelto, praticamente unici in Italia, di coinvolgere i medici di famiglia. Sono circa 35mila gli anziani che hanno ricevuto il farmaco fino ad ora ma questa settimana il numero dovrebbe raddoppiare. Ogni medico riceve tre fiale, cioè 18 dosi, alla settimana.
Lazio, la Regione che ha vaccinato più anziani
Nel Lazio sono state vaccinate finora 7.304 persone vulnerabili gravi. Oggi (10 marzo) prendono il via le vaccinazioni per i pazienti autistici gravi e i caregiver al Policlinico di Tor Vergata e l’ospedale pediatrico Bambino Gesù, dove sono stati già vaccinati 250 pazienti over 16 anni. Per le persone estremamente vulnerabili ci sono tre modalità per essere vaccinati: attraverso le strutture sanitarie che li hanno in carico, che sono state avvisate dalla Regione, attraverso il medico di famiglia e prenotando on line dal 4 marzo sul sito di Salutelazio.it.
I genitori caregiver invece devono prenotare chiamando il numero 06164161841. Per chi ha bisogno di vaccinazione domiciliare c’è il numero verde regionale 800118800.
Sempre da oggi (10 marzo) partono le prenotazioni on line per le persone di 77 e 76 anni. Dal 12 potranno prenotarsi i 75 e i 74enni, dal 15 le persone di 73 e 76 anni. Sempre attraverso Salutelazio.it. Mentre è attiva dal 5 marzo la prenotazione per quelli di 78 e 79 anni. Per prenotare bastano la tessera sanitaria da dove prendere il codice fiscale e le ultime 13 cifre del codice numerico Team sul retro della tessera.
Continua la vaccinazione degli over 80 con Pfizer e Moderna: sono state superate le 180mila inoculazioni, pari al 60% dei prenotati con più di 80 anni. Il Lazio è la regione che ha vaccinato più anziani. Si sono chiuse 2 giorni fa le prenotazioni per i professori di scuole e università e per tutto il personale scolastico: 132 mila i prenotati, finora vaccinati oltre 50 mila.
I centri vaccinali su cui può contare il Lazio sono 130, ai quali si aggiungono i grandi hub come l’aeroporto di Fiumicino, la Nuvola di Fuksas all’Eur, la stazione Termini, l’Auditorium, la Città militare alla Cecchignola.
Campania: dializzati e oncologici ancora in attesa del vaccino
In Campania la percentuale di vaccinazione in base alle dosi ricevute supera l’89 per cento. Completata la profilassi per il personale sanitario (pima e seconda dose con Pfizer), è in fase avanzata quella riservata al mondo della scuola. Da sabato anche le forze dell’ordine sono state convocate nei centri allestiti: prof e poliziotti sono destinatari del siero AstraZeneca. Procede anche se a singhiozzo la profilassi per gli over 80, alcuni sono alla seconda dose, altri ancora in attesa di convocazione dopo essersi registrati sulla piattaforma regionale. Nella sola Napoli su 20.162 anziani prenotati ne sono stati vaccinati oltre 11mila. Polemiche sulle decisione della Regione di privilegiare alcune categorie rispetto ad altre: vaccini ai docenti universitari, ma i disabili e in generale le “persone con fragilità ” lasciate ancora in attesa. “Colpa della mancanza delle fiale di Pfizer e Moderna” replicano da Palazzo Santa Lucia, sede della Regione, il cui governatore Vincenzo De Luca, però, ha anticipato tutti vaccinandosi tra i primi: “Ho fatto da cavia per i campani”, si è giustificato. Al momento sono rimasti fuori anche i malati oncologici e i dializzati. Solo nei piccoli centri è iniziata la vaccinazione domiciliare. “Per gli over 65 attendiamo la scheda di consenso informato che deve inviarci il ministero”.
In Puglia ogni Comune ha il suo punto vaccinale
In Puglia sono in corso le vaccinazioni sul personale della scuola, delle forze dell’ordine e sugli over 80 che non hanno problemi di deambulazione. La Regione ha attivato 290 punti di somministrazione: “In ogni comune ce n’è uno”, dice l’assessore alla Salute, Pier Luigi Lopalco. Che conta di chiudere questa fase della campagna entro fine mese. Dal 6 aprile toccherà ai 3mila 600 medici di famiglia scendere in campo, ma non sono previste prenotazioni: saranno loro a contattare gli over 80 in assistenza domiciliare e i pazienti fragilissimi. Ad aprile, in base alle priorità , toccherà ai 390mila pugliesi fra i 70 e 79 anni. “Ma non abbiamo dettagli, perchè non sappiamo quanti vaccini avremo”, rimarca Lopalco. È possibile che siano attivati i canali Cup e FarmaCup. In arrivo un sito Internet per pubblicizzare il programma
Sicilia, per i fragili ancora niente vaccino
Al via oggi in Sicilia la prenotazione per gli over 70, ma per i fragili ancora niente vaccino. Nell’Isola è possibile fissare l’appuntamento tramite Poste in uno dei 144 centri vaccinali solo per over 80 (180 mila su 320 mila i prenotati, appuntamenti disponibili dai primi di aprile) e per il personale scolastico (170 mila prenotati su 135 mila e date libere da marzo). Sono partite le vaccinazioni a domicilio per 11 mila disabili gravissimi, ma restano fuori gli altri disabili. Per i servizi essenziali si procede in ordine sparso: sono partite le somministrazioni su chiamata diretta delle Asp, tramite elenchi forniti dalla Regione, per avvocati e magistrati mentre sono ai nastri di partenza netturbini, personale della Protezione civile e impiegati di Agenzia delle entrate. Per personale della sanità , rsa, forze dell’ordine e carceri le vaccinazioni sono alle battute finali. Aperti finora quattro hub con oltre 50 postazioni ciascuno a Palermo, Catania, Messina e Siracusa.
(da agenzie)
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