Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
“NON E’ STATO DETERMINATO AL MOMENTO UN COLLEGAMENTO TRA VACCINO E COAGULI”
L’Autorità nazionale danese per la salute ha sospeso in via precauzionale la somministrazione del
vaccino AstraZeneca dopo la segnalazione di alcuni gravi casi di coaguli di sangue. È la stessa Autorità ad annunciarlo in un comunicato.
Su questi casi sono in corso delle indagini per stabilire eventuali connessioni con la somministrazione del vaccino, come sottolineato dal ministro della Salute Magnus Heunicke via Twitter.
“Siamo nel bel mezzo del più grande e importante programma di lancio di vaccinazioni nella storia danese. E in questo momento abbiamo bisogno di tutti i vaccini che possiamo ottenere. Pertanto, mettere in pausa uno dei vaccini non è una decisione facile. Ma proprio perchè vacciniamo così tanto, dobbiamo anche rispondere con tempestività quando si è a conoscenza di possibili gravi effetti collaterali. Dobbiamo chiarire questo aspetto prima di poter continuare a utilizzare il vaccino di AstraZeneca”, afferma Soren Brostroem, direttore della National Health Authority.
Negli scorsi giorni, seguendo l’esempio di altri paesi dell’Ue come la Germania e il Belgio, le autorità sanitarie danesi avevano esteso la loro raccomandazione di utilizzare il vaccino anti-Covid AstraZeneca/Oxford alle persone di età superiore ai 65 anni, sulla base di uno studio scozzese. Finora Copenaghen non aveva raccomandato questo vaccino per le persone sopra i 65 anni, sostenendo che i dati scientifici non erano sufficienti.
La notizia della sospensione del vaccino AstraZeneca in Danimarca è stata commentata dal direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, nel corso convegno organizzato dalla Uil, ‘Vaccino per tutti!’. “Arrivano notizie non confortanti dalla Danimarca rispetto alla sospensione di un vaccino (di Astrazeneca, ndr) e questo non ci aiuta”, perchè “aumenta l’incertezza dei cittadini rispetto all’utilizzo di questo o quell’altro vaccino o di una supposta classificazione di vaccini cosiddetti di serie A e serie B”, ha detto Vaia.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 11th, 2021 Riccardo Fucile
PER FORTUNA PER ORA SONO ASINTOMATICI, MA SIAMO ALLA FOLLIA
Succede a Cesena: un’operatrice della casa di riposo Violante Malatesta ha rifiutato di sottoporsi alla
vaccinazione contro COVID-19 ed è poi risultata positiva. Ha contagiato sei ospiti che per fortuna sono asintomatici.
Gli anziani erano già stati infatti sottoposti alla seconda dose di vaccino il 6 febbraio: come spiega Annagrazia Giannini, direttrice della cooperativa ‘Il Cigno’ che gestisce la casa di riposo, gli ospiti sono asintomatici e sono stati sottoposti allo screening solo per anticipare il focolaio dopo che l’operatrice, che ora si trova in quarantena, era risultata positiva al test del tampone venerdì scorso dopo aver manifestato i primi sintomi.
Un contagio probabilmente avvenuto in ambito familiare. Sempre la Giannini, dispiaciuta per l’episodio, ha espresso biasimo per quanto accaduto, spiegando al Resto del Carlino: “Crediamo che per operatori che lavorano a contatto con persone tanto fragili, vaccinarsi sia un dovere morale oltrechè un impegno professionale”. Non è stato l’unico caso alla casa di riposo Violante Malatesta. Oltre all’operatrice positiva anche un’altra persona che segue gli anziani ha rifiutato il vaccino.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
LIBERI DI ANDARE AL LAVORO E FARE LA SPESA
Da un anno abbiamo imparato a nostre spese che il virus che sta condizionando il mondo si combatte modificando i nostri comportamenti, usando dispositivi e cautele e adottando distanze fisiche (perchè “distanziamento sociale” era e continua a essere una pessima definizione) che aiutano nella prevenzione del contagio.
Un anno fa abbiamo scelto che la nostra vita sociale e professionale venisse messa in pausa confidando che venissero prese tutte le iniziative utili per predisporre il contrasto: tamponi, tracciamento, trattamento sanitario, potenziamento del trasporto pubblico, rafforzamento della medicina di base, approntamento della campagna vaccinale, messa in sicurezza di scuole e di uffici, controllo serrato dei protocolli negli ambienti di svago e di lavoro.
Alcuni di questi punti sono stati disattesi o affrontati con forze inadeguate. Ma non è questo il punto, ora non si discute delle responsabilità .
Un anno dopo ci ritroviamo in una situazione non molto dissimile dal primo lockdown: ospedali in sofferenza, i vaccini mancano, i contagi crescono e le nuove varianti colpiscono nuove fasce di popolazione.
La strategia del governo però appare sempre la stessa: libertà di movimento per quel movimento che serve appena per spostarsi nei luoghi di lavoro e per gli approvvigionamenti che servono per sopravvivere.
Le ultime voci parlano di un lockdown “morbido” durante la settimana e di un pugno più duro durante il week-end. Per semplificare: lavorate, consumate e poi, solo poi, proteggetevi. Il modello è “produci, consuma, crepa”.
Decidere cosa chiudere e cosa tenere aperto significa comunque proporre un modello di priorità .
Siamo sicuri che queste priorità non possano essere messe in discussione?
La vita non viene forse prima dell’economia? Tutelare la salute non è forse il primo passo per far riprendere lo sviluppo?
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
ITALIA A DUE VELOCITA’, MA LE PARTI S’INVERTONO… IL SEGRETO DEL LAZIO? IL MODELLO ISRAELE
Dimenticate il Nord che traina il Sud, la locomotiva e i vagoni. Nella riscrittura della realtà che va facendo da un anno a questa parte, Covid sta modificando anche i termini della dialettica tra le due parti del Paese.
Sui vaccini, per esempio, il fronte più recente e strategico della battaglia contro il virus, il Lazio va veloce, la Lombardia arranca. L’Italia resta a due velocità , ma le parti si invertono. C’entra la politica, c’entra la capacità degli amministratori e c’entra anche Israele. Vediamo come e perchè.
I numeri, prima di tutto
Alle 6 di stamattina, 10 marzo – dati del Ministero della Salute – la Lombardia aveva somministrato il 74,4% (pari a 884.068) delle dosi consegnate (1.187.610), il Lazio l’83%, ossia 580.547 di 692.660. Distanza evidente, dunque. Che rischia di allargarsi nelle settimane a venire, dovendo tutte le regioni fare i conti con la mancanza di dosi che ostacola e di molto la progressione a pieno ritmo della campagna vaccinale nel Paese.
In Lazio, completata la vaccinazione per il personale sanitario e le Rsa, è già partita l’immunizzazione per le persone – in dialisi o che hanno subito un trapianto, per esempio – che rientrano nella fascia dei vulnerabili (7304 le dosi iniettate al 9 marzo) e da stamattina, al Policlinico di Tor Vergata, è stata avviata quella per gli autistici gravi e i loro i “caregiver”, i familiari che li assistono. Ancora, su 132.000 prenotati, sono oltre 65.000 gli insegnanti già vaccinati, 25.000 gli esponenti delle forze dell’ordine, più 180.000 su 300.000 prenotati – dunque il 60% – gli ultraottantenni. Proseguono spedite anche le prenotazioni, aperte a chi ha più di 70 anni: dopo le fasce 76-77 e 75-74, dalla mezzanotte di lunedì 15 marzo potranno prenotarsi anche 73 e 72enni. Sono stati coinvolti i medici di medicina generale, che vaccinano nei loro studi – oltre 1.842 quelli già attivi nella campagna e che hanno ritirato almeno una fiala dei vaccini alle farmacie delle Asl – ed è stata emanata una circolare per la presa in carico dei disabili gravissimi per la vaccinazione. Il 9 marzo in Lazio sono stati iniettati oltre 20mila vaccini
Quadro molto diverso in Lombardia, dove la vaccinazione è partita in ritardo (ricordate l’ex assessore al Welfare, Giulio Gallera, e la sua tesi che il piano non poteva essere anticipato perchè il personale sanitario era in ferie?) e non si è ancora ingranata la marcia giusta per dare alla campagna il ritmo adeguato alle necessità della regione, epicentro della pandemia in Italia, col triste record, certificato dall’Istituto Superiore di Sanità , del 47,7% sul totale dei morti italiani nella prima ondata e del 19,7%, dunque 1 sui 5, nella seconda.
Scenario pregresso e numeri avrebbero fatto immaginare un andamento diverso della campagna di immunizzazione. Nei fatti lenta e gravata da equivoci e ritardi che non lasciano intravedere un cambio di passo oggi reso ancora più necessario dall’arrivo delle varianti e dal peggioramento complessivo dei dati del contagio. Venerdì 5 marzo risultava vaccinato meno di un terzo del personale scolastico (insegnanti, Ata e presidi), precisamente il 32,3 per cento mentre le persone vulnerabili dovranno aspettare. Per loro l’immunizzazione partirà “prossimamente”, si legge nella scheda del piano vaccini pubblicata sul sito di Regione Lombardia.
Al momento si sta completando la prima fase e la piattaforma di Poste, su cui la Regione ha scelto di puntare per le prenotazioni, sarà operativa tra un paio di settimane. Così capita che le prenotazioni cadano nel vuoto, che tra gli ultra80enni, a Bergamo, a Brescia, a Milano ci sia chi attende per giorni la convocazione, che centri vaccinali abbiano ritardi e difficoltà negli accessi e anziani vengano “spediti” a vaccinarsi a 30-40 chilometri di distanza da casa loro.
Come aveva segnalato di recente Guido Bertolaso, l’ex capo della Protezione civile, dal 2 febbraio coordinatore della campagna vaccinale regionale, ammettendo “il problema delle prenotazioni e delle convocazioni per i vaccini soprattutto degli over ottanta, con il sistema che continua a funzionare male”. Il ritmo delle vaccinazioni sta aumentando col passare delle settimane: dall’1 al 7 marzo sono state somministrate 140.977 dosi, dal 22 al 28 febbraio erano state 86.203 e 70.373 dal 15 al 21 febbraio. Ma è ancora lontana la soglia delle 170mila dosi giornaliere, da centrare se si vuole centrare l’obiettivo di vaccinare 6 milioni di lombardi entro giugno. È stato lo stesso Bertolaso a indicarlo, nel giorno del suo arrivo.
Fontana smarrito nel suo labirinto, Zingaretti punta sul modello vincente
Accolto nella Regione guidata da Attilio Fontana come colui che avrebbe sbloccato l’impasse nella quale, appena partita, la campagna vaccinale era già precipitata, in realtà “l’uomo delle emergenze” sta già facendo i conti con disguidi e intoppi derivati anche da decisioni politiche che hanno sollevato malumori e polemiche.
La scelta di dare priorità agli atenei rispetto alle scuole, per esempio. Considerata l’ultima di una serie di gaffe, valutazioni e iniziative errate da parte dell’amministrazione regionale, che in quest’ultimo anno, complici gli scivoloni dell’ex assessore al Welfare Giulio Gallera, hanno riempito le pagine dei giornali un giorno sì e l’altro pure, restituendo della Lombardia l’immagine di una regione perennemente in crisi e del leghista Fontana quella di un presidente smarrito in una sorta di labirinto. Il contrario, anche qui, di quello che è avvenuto per Nicola Zingaretti.
L’efficacia della campagna vaccinale in Lazio – esito di una strategia di gestione complessiva che ha evitato al Lazio restrizioni che è stato necessario imporre in altre regioni – ha restituito all’immagine del presidente della Regione una forza e una grammatura che le difficoltà che lo hanno portato a rassegnare le dimissioni da segretario del Pd non hanno scalfito.
Zingaretti ha puntato su un’organizzazione molto stringente, in parte ispirata anche a quello che viene ritenuto il modello vincente ossia il metodo adottato da Israele.
“Abbiamo fatto diverse call con la task force israeliana – spiegano ad HuffPost dalla Regione Lazio – da loro abbiamo tratto suggerimenti per iniettare le dosi che restano inutilizzate perchè una percentuale di persone non si presenta all’appuntamento per vaccinarsi. Per evitare che vengano buttate o che finiscano ai cosiddetti “furbetti”, attiviamo immediatamente le Usca (le unità speciali di continuità assistenziali, ndr) che vanno a somministrare quei vaccini a domicilio”.
E poi c’è “la carta vincente”, la decisione di procedere “per fasce d’età e non per categorie. In questo modo – è il ragionamento – si evitano lungaggini e intoppi nei quali gli altri si stanno perdendo”. Il criterio, come proposto dall’assessore alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, è stato recepito nel piano nazionale rimodulato con cui il governo si prepara a gestire la vaccinazione di massa. Capito Fontana?
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA FEDERAZIONE PUBBLICI ESERCIZI DENUNCIA LA DISATTENZIONE DI POLITICA E STAMPA: “ALMENO CON CONTE I SOLDI ARRIVAVANO”
“Adesso non ti chiamano più a parlare di queste cose”. Lo chef stellato Gianfranco Vissani in
televisione come sui giornali non aveva risparmiato critiche al governo Conte sugli aiuti alle piccole imprese. Ora — apparentemente — non parla più.
Ma non perchè le cose siano cambiate. Anzi. Stando alle ultime indiscrezioni il decreto Sostegni arriverà in Consiglio dei ministri solo la prossima settimana. Quanto ai tempi effettivi di erogazione dei ristori si ipotizza la fine di aprile.
“Draghi è stato accolto con la fanfara, ma la situazione non è certo migliore. E quando dice che non tutti verranno salvati mi dà un colpo al cuore”, commenta Vissani. “A un anno dall’inizio del primo lockdown, l’incertezza non è più accettabile”, aggiunge il vicepresidente della Federazione italiana pubblici esercizi di Confcommercio (Fipe), Aldo Cursano, ristoratore con due locali nel centro storico di Firenze dove nel 2020 ha perso il 70% del fatturato.
“Una tragedia, c’è gente che ha visto gli ultimi soldi a novembre. Pensino almeno ad un acconto entro marzo”, chiede Cursano, che lamenta una maggiore disattenzione da parte della politica come della stampa in generale.
“Conte non era perfetto però aveva messo in moto un meccanismo”. Inizia così il post che due ristoratori di Livorno hanno pubblicato su Facebook. “Il 30 del mese l’Inps pagava la cassa integrazione, faceva un decreto per la chiusura e prevedeva i ristori, ci metteva la faccia e te lo spiegava in diretta tv, i ristori arrivavano. I tempi erano lunghi, i ristori giusto per la sopravvivenza, la Cig nel mio settore una sorta di mancetta. Ma era qualcosa che ci ha aiutato a sopravvivere”, scrivono Silvia Biondi e Giovanni Puccini della Bodeguita di Livorno, convinti che adesso il meccanismo si sia inceppato. E al Fattoquotidiano.it spiegano: “Non ci interessa difendere Conte, ma con questo governo ci sentiamo ancora più soli”. Quanto agli aiuti del nuovo decreto, “prima di fine aprile soldi non ne vedremo, questo è chiaro”.
Tra crisi di governo e formazione del nuovo esecutivo sul fronte ristori si è perso più di un mese, ragionano fonti interne al Ministero dell’economia. Ma non è finita. Un ulteriore allungamento dei tempi potrebbe arrivare proprio dalla principale novità inserita nell’imminente decreto Sostegno e già sul tavolo del precedente governo Conte. L’esigenza di calcolare su base annua il calo del fatturato, e non più su base mensile come era stato fatto nei precedenti decreti, comporterà tempi più lunghi, dalla compilazione delle domande alle operazioni di erogazione dell’Agenzia delle entrate. “Almeno quaranta giorni”, calcola il vicepresidente di Fipe Cursano. “Bene parametrare gli aiuti al fatturato dell’intero anno per evitare esclusioni e discriminazioni legate alla stagionalità di alcune imprese”, continua. “Ma intanto serve un acconto immediato calcolato col precedente sistema, che arrivi entro marzo, perchè il settore è tutto in mora, molti sono sotto sfratto e indietro su ogni tipo di fiscalità ”. E suggerisce di arrivare a saldo in un momento successivo, dopo che i tecnici del governo avranno rifatto tutti i calcoli.
“Ossigeno per una ristorazione in terapia intensiva”, lo definiscono alla Fipe. Ricordando come ulteriori ritardi vanno sommandosi ai precedenti. I rimborsi del bonus ristorazione voluto dall’ex ministra Teresa Bellanova sono partiti solo di recente, con Poste che ha avviato i pagamenti dell’anticipo del 90% negli ultimi dieci giorni. “Noi la domanda l’abbiamo fatta a fine ottobre”, raccontano Silvia e Giovanni da Livorno. E poi ci sono le utenze e gli affitti: “I ristori che siamo riusciti a prendere fino ad ora sono andati tutti nell’affitto, perchè in Italia i sacrifici si chiedono al lavoro, mai alla rendita”, attaccano i due ristoratori, al punto da domandarsi se non ci sia la volontà di “attendere che la maggioranza di noi si arrenda per ridurre la platea sulla quale intervenire”.
E avvertono: “Intanto c’è una criminalità organizzata arrapata da questa situazione”. Un’analisi che la Fipe ha messo nero su bianco. “I bilanci delle imprese della ristorazione evidenziano che in Italia ci sono 15mila ristoranti (quasi la metà delle 33mila che operano come società di capitale) a rischio di infiltrazioni criminali a causa della loro fragilità finanziaria. E il 13% delle imprese ritiene di aver subito negli ultimi 6 mesi pressioni per vendere l’attività a prezzi molto più bassi del valore di mercato ed il 14% ha avuto l’offerta di prestiti fuori dai canali ufficiali”, si legge in un rapporto consegnato a febbraio alla Commissione attività produttive della Camera. “Di questo passo quante attività sopravvivranno? E a che prezzo?”, si chiede Cursano. Che alla politica manda un messaggio: “Siamo di fronte al rischio di tenuta del sistema sociale, anche corpi intermedi responsabili come il nostro stanno valutando di alzare il livello dello scontro”
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
220 PERSONE SI SONO PRENOTATE SENZA AVERNE DIRITTO IN LOMBARDIA
220 persone si sono prenotate senza averne diritto in Lombardia, utilizzando un link interno, che doveva essere riservato al personale medico, ma che è girato di chat in chat, e che ha permesso di mettersi in lista presso l’Ats Città Metropolitana di Milano.
Dopo la scoperta di Radio Popolare la direzione Aziendale dell’ASST Santi Paolo e Carlo di Milano, tramite controlli incrociati, ha scovato chi non doveva essere in lista e lo ha rimosso. Racconta il Fatto:
L’ultimo l’ha svelato Radio Popolare, che, grazie a una sua ascoltatrice, ha dimostrato come per almeno due settimane chiunque abbia potuto prenotarsi per il vaccino e farselo somministrare all’Ospedale militare di Baggio.
A prescindere da età e professione (potevano prenotarsi solo over80 e docenti). Una scorciatoia possibile grazie a un linkche dava acceso diretto all’agenda delle prenotazioni gestita dall’Asst San Carlo.
Così i medici militari hanno vaccinato studenti e commercialisti (i due casi ricostruiti dall’emittente), ma è impossibile sapere in quanti ne abbiano approfittato. Il link per settimane ha girato di chat in chat. Tanto che il direttore dell ‘Ospedale, Giorgio Cattaneo, ha ammesso: “Ogni giorno eliminiamo dalle liste chi non appartiene alle categorie autorizzate ”.
Una nota dell’Asst Santi Paolo e Carlo ha precisato: “Il sistema di prenotazioni interne all’Azienda grazie ad attente verifiche e controlli effettuati quotidianamente prima dell’accesso al Centro Vaccinale collocato presso il Centro Ospedaliero Militare prevede l’identificazione del soggetto avente diritto: il giorno antecedente l’appuntamento si effettuano controlli incrociati con l’elenco degli aventi diritto e, successivamente in loco, si prosegue con l’identificazione dell’individuo, la compilazione di autocertificazione del diritto alla somministrazione del vaccino e colloquio informativo con il medico”
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
L’IMPORTANTE E’ TOGLIERSI I FIGLI DA CASA… L’ANALISI SU 6.156 ISTITUTI
Una situazione non certo da paese del G7. Ricade in aerea sismica 1 e 2 il 4% delle scuole, di cui solo
poco più del 30% è costruito con la tecnica antisismica, mentre più dell′87% degli edifici è sotto la classe energetica C.
I dati sono emersi dall’analisi effettuata su un campione di 6.156 edifici in 87 comuni capoluogo di provincia, frequentati da circa 1,2 milioni di studenti, fotografata nel rapporto ‘Ecosistema scuola 2021’ (dati 2019) di Legambiente.
Dalla rilevazione emerge anche che non è stato ancora bonificato l’amianto in 145 edifici (in gran parte al nord) di quelli oggetto d’indagine, frequentati ogni giorno da 28.500 studenti. La metà delle scuole non ha impianti per lo sport e solo il 55% circa ha la mensa scolastica. Dati medi nazionali che, lungo i vent’anni di indagine, mostrano la permanenza di un costante divario tra nord, centro, sud e isole.
â€³È il momento di rimettere la scuola al centro delle comunità e dei territori come leva di emancipazione sociale e crescita collettiva e, per questo, di fare in modo che ogni investimento sia parte di questa visione complessiva e non solo una spesa per ‘riparare’ quello che non va ”, ha sottolineato Claudia Cappelletti, responsabile scuola Legambiente. “La Fondazione Agnelli, sulla base dei dati dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, ha quantificato in circa 200 miliardi i fondi necessari per ristrutturare e rinnovare le scuole italiane: una cifra importante che ci può fare da punto di riferimento per andare a comporre un quadro di risorse che saranno sempre parzialmente sufficienti se non gestite con un cambio di passo della governance dell’edilizia scolastica”.
Per garantire una gestione virtuosa dei fondi per migliorare la qualità degli edifici scolastici occorre, secondo Legambiente, innanzitutto mappare i bisogni attraverso lo strumento dell’anagrafe dell’edilizia scolastica, programmare gli interventi secondo una scala di priorità a partire dall’efficientamento energetico e dalla messa in sicurezza, sostenere le strutture tecniche delle amministrazioni che sono più indietro nel reperimento dei fondi e nella capacità progettuale, semplificare le linee di finanziamento, il loro accesso e la loro gestione per ridurre il divario esistente tra i progetti finanziati e quelli conclusi e conseguentemente, tra gli importi stanziati e quelli rimborsati agli enti locali.
Solo in questo modo,i fondi a disposizione potranno incidere in maniera significativa ed efficace su un patrimonio edilizio vetusto e poco curato nel tempo, sperequazioni territoriali importanti fra la qualità degli edifici e dei servizi scolastici tra nord, centro, sud e isole, l’eccessiva concentrazione di studenti in spazi non adeguati al benessere e alla didattica, la necessità di interventi strutturali urgenti, la progressiva perdita dei servizi pubblici collettivi rivolti alle scuole, a cominciare dai trasporti.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
“I CASI POTREBBERO RADDOPPIARE IN DUE SETTIMANE”
L’ordine dei medici di Torino chiede la zona rossa immediata per il Piemonte. “Abbiamo alcune stime secondo cui l’incidenza di persone positive in Piemonte, che al 7 marzo era di 277 ogni 100.000 abitanti, potrebbe raddoppiare entro le prossime due settimane a parità di condizioni – sottolinea il presidente dell’Ordine dei Medici Guido Giustetto che critica il meccanismo di analisi dei dati che di fatto li esamina quando ormai sono vecchi di quasi due settimane. È la terza volta che l’Ordine chiede il lockdown. L’aveva fatto l’8 marzo 2020, due giorni prima che scattasse in tutta italia, e 1° novembre.
“È demenziale che il governo assuma decisioni sulla base di rilevazioni risalenti a 10 giorni prima, utilizzando un sistema farraginoso che non tiene conto di tutti i dati già a disposizione e delle proiezioni possibili. Intervenire quando la situazione è ormai fuori controllo non serve” sostiene il medico secondo il quale “la situazione epidemiologica attuale in Piemonte vede un costante aumento, giorno dopo giorno, dei contagi e dei ricoveri per Covid-19, con il concreto rischio di saturazione dei reparti ospedalieri”.
“In queste ore a livello nazionale e a livello locale è in corso una discussione sull’opportunità di istituire una “zona rossa” nella nostra regione a partire dalla prossima settimana. Come Ordine dei Medici di Torino – prosegue Giustetto – riteniamo invece che la zona rossa debba partire immediatamente: aspettare ancora altri giorni prima di procedere con nuove misure, che in ogni caso dovranno essere adottate, non ha alcuna logica nè dal punto di vista sanitario nè dal punto di vista economico e sociale”.
Il pericolo, secondo l’Ordine, è infatti che “la situazione di qui alla prossima settimana possa aggravarsi ulteriormente causando, di conseguenza, un più marcato aumento dei contagi, dei pazienti ricoverati e purtroppo dei decessi. Ma non solo: una chiusura tardiva, oltre a essere meno efficace rischia anche di rivelarsi più lunga e quindi meno sopportabile per le attività economiche e per le ripercussioni sotto il profilo sociale e psicologico”.
L’appello dell’Ordine dei medici arriva insieme a quello dell’Anaao, il sindacato degli ospedalieri. “Se deve essere zona rossa, come dicono i numeri, lo sia da subito. Posticipare le restrizioni permette al contagio di diffondersi in misura tale che poi la ripresa, sia essa economica, delle scuole, dell’attività ordinaria delle strutture ospedaliere, della vita sociale, sarà più complessa e tardiva -scrive il sindacato in una nota – L’andamento del contagio e la pressione sugli ospedali, ci classificano come zona rossa. Posticiparla causerà , oltre a maggiori danni all’economia e ad una esponenziale diffusione del contagio, soprattutto un maggiore numero di decessi”. Il mondo della sanità chiede insomma alla Regione di fare “scelte coraggiose e dolorose per tutelare i propri cittadini, e di farle al più presto. Senza aspettare decisioni centrali, perchè al tempo perso corrispondono vite perse e attività produttive in maggiore affanno”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
LA CANTANTE RISPONDE A TONO AI SOLI RAZZISTELLI LEONI DA TASTIERA: “POVERETTI STRONZI E FRUSTRATI CHE COMMENTANO UNA RAGAZZINA DI 18 ANNI, MA FATEVI I CAZZI VOSTRI”
Elodie 3. Odiatori 0. Si potrebbe riassumere così il botta e risposta andato in scena sui social, tra
Facebook e Instagram, che ha visto protagonista ancora una volta Elodie Di Patrizi, la star dell’ultimo Festival di Sanremo, questa volta nelle vesti di conduttrice. Elodie è intervenuta in una serie di video-stories sulla sua pagina Instagram per rispondere alle decine di commenti di hater che le sono piovuti addosso dopo la pubblicazione su Facebook di una sua foto, a 18 anni, durante il suo provino di X-Factor.
“Trans”. “Rifatta”. “Guarda che vestiti”, sono alcune delle frasi che hanno colpito di più Elodie, che, attraverso il suo canale ha deciso di rispondere in modo diretto e, come di consueto, senza troppi giri di parole.
Ecco cos’ha detto:
“Sono finita su un post di quando avevo 18 anni, del provino di X Factor e ho letto un po’ di commenti. Un po’ così, diciamo, senza senso. Qualcuno diceva ‘una piccola trans’. Non sono una trans, ma non credo sia un’offesa. È un’offesa? È brutto? Qual è il problema? Non capisco”, commenta la cantante attraverso alcune Instagram Stories. Ma non è finita qui: “Oppure qualcuno ha scritto ancora ‘Si vede che è cresciuta e si è rifatta come tutte le altre’. Non mi sono rifatta e pure se fosse, anche qui, i c***i vostri? Terzo, un’altra ‘È andata a fare il provino con dei vestiti, guarda’. Non avevo una lira. Mi sono messa un pantalone e una maglietta. Avevo 18 anni. Comunque tutto questo per dire che comunque ci stanno un sacco di str**zi fuori, frustrati a commentare il video di una ragazzina di 18 anni. Che tristezza infinita”.
Elodie ha così voluto mettere un punto a questi attacchi gratuiti, ma ha già dimostrato tutto il proprio talento sul palco dell’Ariston, destregiandosi alla grande tra canzoni, balletti e gag, raccontando anche il suo passato e la sua persona attraverso un monologo.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »