Marzo 10th, 2021 Riccardo Fucile
DALL’ACCORDO PER LA PRODUZIONE IN ITALIA SI SMARCANO TUTTI: GIORGETTI, DI MAIO E PERSINO LA LOMBARDIA… ESULTA SOLO SALVINI CHE SA BENE COSA C’E’ DIETRO, LA SOLITA MARCHETTA A PUTIN
L’accordo “privato”, come viene definito in ambienti di governo, per la produzione in Italia delle dosi del vaccino Sputnik V ha colto tutti di sorpresa, tranne la Lega. Il premier Mario Draghi, la Farnesina, la Commissione Europea e la Regione Lombardia prendono le distanze dal contratto firmato, il primo in Europa, tra il Fondo russo (Rdif), guidato da Dmitriev e che commercializza il vaccino, e la svizzera Adienne Pharma & Biotech, che ha uno stabilimento a Caponago in Brianza.
Ad annunciare l’intesa è stato il presidente della Camera di Commercio Vincenzo Trani: “Da luglio saranno prodotte 10 milioni di dosi entro l’anno”. La Lega a trazione Matteo Salvini, molto attenta ai rapporti con il Cremlino, esulta per questo accordo siglato tra Milano e Mosca. Non a caso pochi giorni fa era stato proprio il leader leghista a dire che bisogna guardare alla Russia come sta facendo San Marino. La partita è sì sanitaria, ma è anche politica. L’ex ministro dell’Interno conosce Trani, che in passato lo difese quando scoppiò lo scandalo sui presunti fondi russi alla Lega dicendo che si trattava di una “bufala”. Nell’inchiesta finì anche l’incontro all’hotel Metropol di Mosca, durante il quale Gianluca Savoini, esponente leghista e presidente dell’associazione Lombardia Russia, amico e collaboratore di Matteo Salvini, parla con alcuni russi di strategie sovraniste anti-Ue e di affari legati al petrolio.
Questo è il quadro per capire i rapporti che intercorrono tra la Lega e la Russa e il motivo di tanta esultanza che arriva dal partito di Salvini. Oggi addirittura il senatore Roberto Calderoli ringrazia il ministro dello Sviluppo economico Giancarlo Giorgetti e il premier Mario Draghi per il lavoro svolto: “Il cambio di passo nella battaglia per la vaccinazione di massa, con il nuovo Governo guidato da Mario Draghi, con l’attivismo del ministro Giorgetti, dopo i gravi ritardi accumulati dal precedente Governo, si vede eccome!”.
In realtà nulla di tutto questo è stato concordato con il governo nè tantomeno con il premier Draghi. Sia perchè si tratta di un accordo tra privati, sia perchè non ci sono ancora le necessarie autorizzazioni ma soprattutto perchè la produzione dello Sputnik V non rientra nei programmi italiani. La posizione che assume Palazzo Chigi è quella della Commissione Europea, che in una nota firmata dal portavoce parla chiaro: “In questa fase non sono in corso colloqui per integrare il vaccino Sputnik nella strategia vaccinale dell’Ue. Siamo fiduciosi che le nostre forniture consentiranno all’Ue di raggiungere l’obiettivo di vaccinare il 70% della popolazione europea entro l’estate”.
Tuttavia viene aggiunto che “la strategia è una strategia congiunta tra la Commissione e gli Stati membri, pertanto la Commissione e gli Stati membri possono sempre decidere insieme di modificare il portafoglio dei vaccini”. Ma al momento non sembra essere questo il caso. Anche la Regione Lombardia comunica che ne sapeva niente, “siamo estranei all’accordo”.
Piovono i comunicati per smarcarsi. Anche fonti vicine al ministro Giorgetti prendono le distanze. “La produzione di Sputnik V in Italia è una “operazione legittima che rientra nelle logiche di mercato” e in quanto tale “non può essere attribuita al ministero dello Sviluppo economico. Nel momento in cui si arriverà alla produzione il vaccino non potrà essere utilizzato fino a quando sarà completata l’istruttoria di Ema, e ogni suo utilizzo sarà vincolato al via libera della struttura competente”. Inoltre le stesse fonti fanno sapere che giovedì ci sarà una nuova riunione con Farmindustria, il commissario straordinario per l’emergenza Covid 19, Francesco Paolo Figliuolo, e il consulente economico del Mise per i vaccini, Giovanni Tria.
La strategia del governo rimane dunque la stessa. Sostenere le aziende italiane dotate di bioreattori in grado di produrre i vaccini già autorizzati: Pfizer-BionTech, AstraZeneca e Moderna. Adienne, che nello stabilimento di Caponago in Brianza dovrebbe produrre lo Sputnik V, ha il bioreattore per produrre i vaccini basati su adenovirus, quindi l’AstraZeneca, a cui l’Italia pensa per produrre quante più dosi possibili. In questo modo, lo stabilimento verrebbe sottratto alla produzione principale su cui punta il governo italiano.
Il pericolo è tale che anche la Farnesina comunica di essere all’oscuro dell’operazione. Non risultata sia stata fornita alcune approvazione da parte dell’ambasciata italiana a Mosca. Il farmaco russo non è approvato dall’Agenzia europea del farmaco, dunque se nello stabilimento di Caponago fiale di vaccino non sarebbero utilizzabili e somministrabili in Europa. Ci sono rigidi protocolli e procedure da seguire previsti dall’Unione europea: ispezioni dell’Ema, verifiche sulla produzione e trial clinici per fasce e per tipo di popolazione sottoposta al campione.
(da Huffingotonpost)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
LA CAMERA DI COMMERCIO ITALO-RUSSA, UN ENTE MILANESE PRIVATO, ANNUNCIA CHE SAREMO IL PRIMO PAESE EUROPEO A PRODURRE LE DOSI: BRAVI, VENDETELE IN RUSSIA, DOVE IL 62% DELLA POPOLAZIONE NON LO VUOLE
Con un’accelerazione che riesce a spiazzare contemporaneamente Regione Lombardia, Palazzo Chigi
e Commissione Europea, facendo esultare la Lega sovranista e Forza Italia, la Camera di Commercio Italo-Russa (ente milanese privato) annuncia che l’Italia sarà il primo Paese europeo a produrre le dosi dello Sputnik V.
“Sarà coinvolto lo stabilimento della Adienne Srl a Caponago, a Monza, a partire da luglio – spiega Vincenzo Trani, presidente della Camera di Commercio Italo-Russa – È stato firmato un accordo tra l’amministratore delegato Kirill Dmitriev del Russian Direct Investment Fund (Fondo governativo del Cremlino, ndr) e l’azienda italiana. Produrranno 10 milioni di dosi entro l’anno”.
L’intesa maturata sull’asse Milano-Mosca, tanto caro a una certa ala del partito di Salvini, e a Salvini stesso, sembra però destinata a generare più polemiche che altro. Andiamo con ordine.
L’esultanza di Lega e di Forza Italia
Le prime reazioni di alcuni esponenti della Lega sono entusiastiche. “E’ un bellissimo segnale e motivo di orgoglio per la Brianza”, si affretta a dire l’onorevole Massimiliano Capitanio. E un leghista della prima ora come il senatore Roberto Calderoli aggiunge: “I 200 milioni liberati ieri dal ministro Giorgetti per la produzione nazionale di vaccini, l’accordo per produrre Sputnik in Italia, la pressione politica sulla Commissione Ue e sull’Ema (Agenzia europea del farmaco, ndr) per lo sblocco degli antidoti di Johnson & Johnson e Sputnik segnano un cambio di passo”.
Anche Forza Italia, attraverso il coordinatore nazionale Antonio Tajani, rivendica a sè un ruolo: “Siamo stati i primi a chiedere all’Ema di autorizzare lo Sputnik, utilizziamo ogni strumento possibile per sconfiggere il Covid-19”. E però, su tutta la partita, si allunga l’ombra della propaganda del governo di Mosca.
La Farnesina non sapeva e Bruxelles prende le distanze
Intanto perchè, a differenza di quanto sostengono alla Camera di Commercio Italo-Russa, non risulta che sull’“operazione Sputnik” sia stata fornita alcuna esplicita approvazione da parte dell’ambasciata italiana a Mosca, che si è limitata a mettere in contatto gli italiani con il fondo russo per possibili investimenti, ma non in ambito vaccini.
E la Commissione Ue, attraverso uno dei portavoce, fa sapere che “attualmente non sono in corso colloqui per integrare lo Sputnik V nella strategia Ue sui vaccini”. Se uno Stato membro intende procedere d’iniziativa, lo farà sotto la propria responsabilità .
Trani, l’uomo di Mosca in Italia
Il presidente Vincenzo Trani è uomo assai conosciuto dal Cremlino. È in contatto con Antonio Fallico, presidente di Banca Intesa Russia. Il quale ha appena annunciato che ci sono altre due aziende italiane interessate alla produzione del vaccino russo sono due: “Molto note nel settore – spiega Fallico – sono nella fase finale delle trattative con il Fondo russo”.
Il nome di Trani spunta anche nelle carte dell’indagine vaticana su monsignor Becciu e i fondi della Santa Sede attraverso la Mikro Kapital, di cui è fondatore. “Una volta mi arrivò l’indicazione di investire 30 milioni in Mikro Kapital, che fa prestiti a piccole imprese”, ha raccontato in un’intervista Enrico Crasso, che per 27 anni è stato gestore del patrimonio riservato della Segreteria di Stato.
Trani, che ha sempre difeso l’operato dell’ex ministro Salvini all’epoca dello scandalo del Metropol e di Savoini, era anche presente alla cena a Villa Madama organizzata nel luglio del 2019 in onore della visita in Italia del presidente Vladimir Putin.
Sputnik non è autorizzato
Il farmaco russo non è approvato dall’Agenzia europea del farmaco, che giusto in queste ore ne comincia la cosiddetta “rolling review”, la procedura di analisi prodromica alla valutazione finale.
Dunque, se anche dallo stabilimento di Caponago (che fa parte della società biofarmaceutica Adienne Pharma & Biotech, con sede a Lugano) uscissero all’improvviso milioni di fiale, non sarebbero utilizzabili e somministrabili in Europa. Non solo. Le autorità sanitarie russe dovrebbero aprire i laboratori agli ispettori ema, permettendo loro di verificare tutte le fasi della produzione, e rendere disponibili i dati dei trial clinici per fasce e per tipo di popolazione sottoposta al campione.
L’irritazione di Palazzo Chigi
Ora, il punto è che l’accelerazione salutata con giubilo dalla Lega non è stata minimamente concordata nè con la Regione Lombardia (“non ne sapevamo niente, siamo estranei all’accordo”) nè soprattutto con Palazzo Chigi.
La strategia Draghi, per come è stata declinata sinora dal ministro Giorgetti, punta a sostenere aziende italiane dotate di bioreattori in grado di produrre i vaccini già autorizzati: Pfizer-BionTech, AstraZeneca e Moderna.
Non sono tante quelle che, nel Paese, hanno le strumentazioni necessarie, dunque si capisce l’irritazione del governo di fronte alla “colonizzazione” da parte del fondo russo di una delle aziende candidate.
“Adienne – confermano dalla Camera di Commercio Italo-Russa – ha il bioreattore per produrre i vaccini basati su adenovirus”. Come quello di AstraZeneca, per intenderci, a cui l’Italia si affida per la campagna vaccinale di massa.
Le manovre russe
È evidente, però, che la partita che si sta giocando attorno al vaccino non è, soltanto, di natura sanitaria. Dietro ci sono manovre di politica estera perchè oggi quelle fiale pesano molto più di qualsiasi tipo di armi.
Lo sa anche la nostra intelligence che da mesi sta seguendo le manovre attorno a Sputnik. Non è un caso che Mosca abbia scelto San Marino per dimostrare all’Europa la bontà del suo vaccino. E non è un caso che a muoversi in Italia siano stati direttamente Dmitriev, il capo del fondo sovrano russo, e Vincenzo Trani che in Italia è considerato il riferimento diretto di Putin. Dmitriev, prima di arrivare alla Adienne di Monza, aveva contattato altre aziende offrendo lo stesso pacchetto.
(da “La Repubblica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
“NON HANNO COMPETENZE ED ESPERIENZA, TROPPI ERRORI”…”ALLA BOZZA DI UN PIANO PER I TAMPONI ELABORATO DA CRISANTI E FIRMATO DA 150 ACCADEMICI NON HANNO NEANCHE RISPOSTO”
“Non hanno nemmeno un virologo. Agiscono dove non hanno competenze. Gli esperti hanno poca
esperienza“. La rivista inglese Nature boccia senza appello l’operato del Comitato tecnico scientifico italiano.
La rivista inglese forse più prestigiosa nella comunità scientifica mondiale, ha letteralmente fatto a pezzi il nostro Cts, i 24 esperti che consigliano il governo sulla pandemia di coronavirus. L’elenco degli errori non è di poco conto.
“I documenti secretati per lungo tempo. La mancanza di tamponi nel Paese fino alla confusione su cosa dovessero fare le persone asintomatiche”, sottolinea la rivista.
E ancora la mancata considerazione dei centri di ricerca. Che è stata “la prima di numerose decisioni prese dal Cts. Che, nell’ultimo anno, hanno lasciato perplessi gli esperti italiani che considerano il test e il tracciamento come chiave”.
La rivista riconosce che il comitato scientifico che guida il governo sulla scelte anti-covid ha esperti di alto livello in molti campi. Ma è privo di figure che, in questa fase, sarebbero cruciali.
Tra gli errori più clamoroso la mancanza di attinenza ai problemi da risolvere. Il Cts — secondo l’inchiesta della rivista scientifica britannica — ha fornito indicazioni su tematiche “su cui ha poca o nessuna competenza”. “A gennaio, ha affermato che proseguire con l’insegnamento a distanza avrebbe causato negli studenti ‘un grave impatto sull’apprendimento. La loro psicologia e la loro personalità ‘. L’affermazione ha avuto conseguenze sulle politiche nazionali, ma nessun membro del Cts ha esperienza in campo pedagogico. In psicologia dell’infanzia o in neuropsichiatria”.
D’altronde spiega la rivista, “meno della metà dei suoi attuali membri (del Cts, ndr) sono nominati a titolo personale, mentre gli altri sono responsabili di istituzioni sanitarie nominati d’ufficio al Cts. Solo due membri hanno una chiara esperienza nel campo della biotecnologia, ma in campi estranei alle malattie infettive”.
A quel punto la rivista scrive: “Una ristretta gamma di competenze nel Cts può essere una delle ragioni alla base di tali decisioni. Il pannello ha figure di livello mondiale in pneumologia, malattie infettive, gerontologia ed epidemiologia, ma manca di aree critiche di competenza nella diagnostica molecolare, virologia molecolare e screening ad alto rendimento”.
Ad agosto, racconta Nature, Crisanti inviava al Ministero della Salute una bozza di piano per elaborare fino a 400.000 test molecolari al giorno, “un aumento di sette volte rispetto alla capacità nazionale”.
Il piano, era “sostenuto da 150 accademici di diversa estrazione, si basava su un’automazione pesante e gestori di liquidi ad alto rendimento per ridurre i costi e il tempo per campione. Nemmeno Crisanti ha ricevuto risposta dal governo. I verbali delle riunioni del CTS non menzionano alcuna discussione sulla sua proposta”.
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
IL SOLITO SISTEMA DEI SERVIZI RUSSI: FAKE NEWS PER LEDERE LA REPUTAZIONE DELLA CONCORRENZA
Il Wall Street Journal ha riportato per primo la notizia della disinformazione vaccini Usa operata a alcuni portali russi.
Le false narrative proposte sarebbero sugli organi di stampa russi News Front, New Eastern Outlook e Oriental Review avrebbero poi avuto risonanza anche in altri media sia russi che internazionali.
Questi tre organi sono stati identificati dal Global Engagement Center del Dipartimento di Stato americano, agenzia che si occupa di monitorare le azioni gli attacchi esteri che si basano sulla disinformazione. Dietro l’azione ci sarebbe la l’Intelligence russa ma il Cremlino ha negato ogni tipo di coinvolgimento.
I bersagli dell’azione di disinformazione sono, in particolare i vaccini, Pfizer/BioNTech e Moderna. Il tutto farebbe parte di un’azione organizzata per ledere alla reputazione dei vaccini occidentali tramite la messa in dubbio dell’efficacia e dello sviluppo dei vaccini, affermando per esempio che, i processi per l’approvazione sarebbero stato accelerati andando a danneggiare il livello di sicurezza dei farmaci.
In particolare il funzionario del GEC ha parlato di quattro pubblicazioni che sarebbero servite da copertura per l’azione dell’intelligence russa.
Oltre a mettere in dubbio l’efficacia dei vaccini i siti hanno aumentato la portata degli effetti collaterali registrati; si veda l’esempio del primo caso di shock anafilattico registrato in Giappone in seguito alla somministrazione di Pfizer.
L’utilizzo da parte della Russia di fake news per creare confusione e fare i propri interessi non è certo nuovo e stavolta lo scopo sarebbe screditare i vaccini occidentali così da indurre gli altri paesi a preferire Sputnik, visti anche tutti i problemi riguardanti i vaccini che non arrivano.
«Questi siti variano tutti per portata, tono e pubblico», ha spiegato il portavoce della GEC, « ma tutti stanno diffondendo propaganda e disinformazione. La scoperta da parte del Dipartimento di Stato di un collegamento tra questi siti e l’intelligence russa è il risultato di una conclusione congiunta tra agenzie».
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
I LEGHISTI HANNO PERSO LA FACCIA: DAL GOVERNO AUTORITARIO CHE AFFAMA I CITTADINI A SERVI PRONI DI CHI NON RIESCE NEANCHE A PAGARE I RISTORI STANZIATI DA CONTE DUE MESI FA E LI RIMANDA A DOPO PASQUA… MA I RISTORATORI IN PIAZZA NON SCENDONO PIU’? NON HANNO PIU’ FAME O SONO AL SERVIZIO DI DRAGHI?
Ma ve la ricordate la “dittatura sanitaria”? Dico, vi ricordate tutto il baccano che si accendeva ogni
volta che nell’aria si annusava il bisogno di un nuovo lockdown o anche semplicemente si ventilava l’ipotesi di nuove restrizioni?
C’era Salvini, era lui l’agitatore degli aperturisti, che strillava come un matto per convincerci che ogni nuova limitazione non fosse altro che la conferma dell’incapacità di quelli che governavano. Altri gli andavano dietro a scia, i suoi parlamentari e gli alleati di Fratelli d’Italia e anche qualche berlusconiano. Che vergogna, che schifo, ci dicevano, ora non si sentono più.
Ve le ricordate le prese per i fondelli per i colori delle regioni? Vi ricordate gli schiamazzi di chi ci spiegava che era un metodo punitivo che uccideva gli italiani e che veniva usato come arma politica? Ora i colori sono aumentati, c’è l’arancio scuro, il rosso rossissimo, il bianco con toni di grigio. Ma non si sente più nessuno strillare.
Vi ricordate le grandi battaglie di Salvini e dei suoi compagnucci aperturisti contro il coprifuoco? Vi ricordate tutte le ciance per la libertà e i vaneggiamenti sul diritto di pisciare il cane alle 4 del mattino? Che tempi: tutti esperti di Costituzione. Ora il coprifuoco potrebbe addirittura allargarsi e quelli, al solito, tutti zitti, spariti.
Vi ricordate le critiche ai Dpcm? Vi ricordate costituzionalisti, Renzi e Salvini, quelli che lamentavano la presenza di un governo autoritario?
Sono gli stessi che criticavano la pletora di esperti che esautorava la politica e il Parlamento delle loro funzioni, quelli che chiamavano i tecnici “amichetti” e i consulenti li chiamavano “compagni”. Ora continuano i Dpcm, si allarga la schiera di esperti, eppure non s’ode una protesta manco a pagarla, niente.
E le scuole? Che vergogna, dicevano, le scuole chiuse e le famiglie in difficoltà che non sanno come tenere i propri figli. Ci risiamo, ma quelli che strillavano ora hanno perso il dono della protesta.
E vi ricordate quando dicevano di dare notizie certe, di smetterla di bisbigliare? Da giorni si discute di un lockdown senza fonti certi, retroscena dappertutto ma quelli tacciono, niente di niente.
E i ristori che arrivavano in ritardo? Ora è cambiato il nome, ma comunque si chiamino continuano a non arrivare, la sostanza non cambia, solo gli sfegatati oppositori tacciono. Insomma, il trucco era semplice semplice: bastava fare entrare i contestatori nel governo e continuare come prima. Intorno s’è fatto tutto accondiscendenza.
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
“SERVE UN PIANO CONTRO LE VARIANTI E TRACCIARE I CONTAGI O TUTTO E’ INUTILE”
È atteso per oggi il nuovo documento del Comitato tecnico scientifico, il team di esperti che si è riunito stamattina per dare un parere sulla gestione delle varianti del Coronavirus (che poi spetterà al governo seguire o meno). Andrea Crisanti, direttore del Laboratorio di microbiologia e virologia di Padova, concorda sulla necessità di misure più restrittive.
Soprattutto perchè non si può vaccinare «mentre c’è un’elevata trasmissione virale»: in quel modo, dice, si «favorirebbe l’emergere di varianti resistenti».
Nonostante l’arma «formidabile» del vaccino, infatti, esiste una «minaccia di varianti potenzialmente resistenti al vaccino». In quel caso, laddove si manifesteranno cluster, «bisogna chiudere tutto come a Codogno, perchè non possiamo permetterci che si diffondano nel Paese. Significherebbe — ha sottolineato — dover resettare l’orologio un anno indietro».
«Serve un sistema di tracciamento degno di un Paese sviluppato»
Serve dunque una strategia di contenimento specifica, ma non si può solo chiudere: come ripete da un anno, bisogna continuare a tracciare. «Serve un piano nazionale finanziato per il monitoraggio delle varianti — ha sottolineato — e serve potenziare il sistema di sorveglianza con tamponi». In assoluto, per contenere la pandemia ci sono tre strade: «Vaccinare oltre la soglia dell’immunità di gregge, continuare con distanziamento e mascherine e, finalmente, creare un sistema di tracciamento degno di un Paese sviluppato».
(da Open)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
“LE MISURE DRASTICHE SERVIVANO PRIMA, SE L’AVESSIMO FATTO NON SAREMMO IN QUESTA SITUAZIONE”
Le decisioni del Cts per il contenimento del contagio da Coronavirus per Massimo Galli sono come
una «martellata sugli alluci».
Il Comitato tecnico scientifico ha infatti proposto di istituire zone gialle rafforzate, misure restrittive nel weekend sul modello di quelle usate a Natale e zone rosse locali con regole più stringenti.
Per il responsabile del reparto Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano il lockdown, ora come ora, è «triste» e arriva tardi per frenare la crescita del contagio. «Non fa piacere, non fa piacere affatto. Ed è terribile, pesante, triste, ma purtroppo è tardivo. Le misure drastiche servivano prima, se l’avessimo fatto sarebbe stato meglio per tutti», ha detto Galli all’Adnkronos.
Per quanto una politica fatta di restrizioni sia necessaria, le nuove misure «le accolgo, come tutti, con lo stesso gusto con cui mi darei martellate sugli alluci».
Oltre alle restrizioni il Cts ha invitato il governo Draghi a estendere le vaccinazioni «a più soggetti possibili e nel più breve tempo possibile». In questo modo si procederebbe all’immunizzazione dei cittadini, strategia che secondo gli esperti è da adottare in parallelo alle misure anti Covid.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 9th, 2021 Riccardo Fucile
ALESSANDRO PORTO E’ ORA ASSESSORE AL COMUNE DI CATANIA: ALLE ELEZIONI SOSTENEVA IL CENTROSINISTRA, POI PRIMA DEL VOTO PASSA CON FORZA ITALIA, ORA ALLA LEGA
“Spero di tornare presto in Sicilia ma per occuparmi di altro”. Matteo Salvini lo ripete praticamente al termine di ogni udienza del processo in cui è accusato di sequestro di persona per i casi Gregoretti e Open Arms.
In realtà , i viaggi tra Catania e Palermo del segretario del Carroccio coincidono da mesi anche con vicende extra giudiziarie.
Dalla convention della Lega, a inizio ottobre 2020, fino al faccia a faccia con il presidente Nello Musumeci e lo stato maggiore del partito nell’Isola subito dopo l’insediamento del governo Draghi.
L’ultima tappa, venerdì scorso, ha portato in dote anche un nuovo leghista che andrà ad allargare il fronte isolano: si tratta di Alessandro Porto, assessore alla Protezione civile nella giunta di destra che guida il Comune di Catania. Salgono così a due gli esponenti del Carroccio che siedono a fianco del sindaco Salvo Pogliese. Insieme a Porto c’è Fabio Cantarella, assessore con delega a rifiuti e sicurezza e componente della segreteria nazionale.
L’annuncio, nemmeno a dirlo, è stato dato con l’immancabile foto di rito postata su Facebook. Vicini e felici ci sono Porto, Salvini e il parlamentare Nino Minardo nella veste di segretario regionale del partito.
Per il nuovo arrivato la Lega è l’ultimo partito di una carriera politica all’insegna del movimentismo e con qualche punta d’incertezza. Basta riavvolgere il nastro dei ricordi e fermarsi al 5 novembre 2017.
Anno delle regionali in Sicilia e della candidatura di Porto a deputato quando sedeva in Consiglio comunale come capogruppo della maggioranza di centrosinistra del sindaco Enzo Bianco. Qualcosa, però, a pochi giorni dalla presentazione delle liste andò per il verso sbagliato. Porto affigge i manifesti a sostegno del candidato presidente del centrosinistra Fabrizio Micari ma si pente della scelta.
Il nome dell’ex rettore dell’Università di Palermo scompare e viene sostituito con quello di Nello Musumeci e la lista di Forza Italia, mentre foto e grafica nei manifesti rimangono uguali.
Un cambio di casacca tanto repentino quanto spiazzante: da punta di diamante e accanito sostenitore del sindaco Bianco a candidato degli azzurri di Silvio Berlusconi. In quei giorni, il diretto interessato si giustificò dicendo di essere “un moderato che sosteneva Bianco in quota Udc”.
La cautela nella politica siciliana è fondamentale per rimanere a galla e quella in Forza Italia per Porto è stata solo una breve parentesi.
Abbandonato Bianco con l’ingresso nel gruppo misto in Comune, nel 2018 è candidato alla Camera nella lista dei centristi di Noi con l’Italia.
Dodici mesi dopo arriva l’incarico nell’Udc di Lorenzo Cesa con la nomina a commissario provinciale del partito per la provincia di Catania. Per completare l’elenco dei partiti in cui ha militato il nuovo coordinatore politico della Lega, bisogna citare anche l’attivismo nel Movimento per le autonomie, creatura dell’ex presidente Raffaele Lombardo ancora sotto processo per concorso esterno alla mafia. Era un’altra epoca, 2006/2012, e Porto era consigliere comunale e presidente della commissione Urbanistica con il partito di Lombardo.
Un periodo che coincise con l’indagine Iblis della procura di Catania su mafia, politica e imprenditoria. In quel contesto, sentito a processo, il killer e pentito del clan Cappello Gaetano D’Aquino indicò di avere incontrato il 28 maggio 2006 Porto e altre persone in un bar della città per consegnare una lista di nomi e voti per le elezioni. Il politico smentì la circostanza e promise querele ma i pm etnei lo iscrissero nel registro degli indagati per voto di scambio.
A mettere fine alla vicenda l’inattendibilità sulla questione di D’Aquino e un provvedimento di archiviazione chiesto dalla procura e accolto dalla gip Francesca Cercone il 30 luglio 2013. Poco più di un mese dopo dall’elezione di Porto in Comune con il centrosinistra “ma in quota Udc”.
(da “Il Fatto Quotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
FLOP, DEPISTAGGI: TUTTE LE LORO OMBRE
I due “superpoliziotti-amici” Franco Gabrielli e Lamberto Giannini, neo-confermati ai massimi vertici della sicurezza della Repubblica — Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti il primo e Capo della Polizia Direttore generale della pubblica sicurezza il secondo — incensati come democratici “civil servant” dalle folgoranti carriere senza macchia, in realtà hanno numerosi scheletri nell’armadio del dimenticatoio pubblico; tanto contrapposti alle loro facce pulite da juventino e romanista ‘bonaccioni’, quanto da evidenziarne un pericoloso tratto bifronte
Flop, depistaggi e connivenze senza mai una conseguenza sulla loro inesorabile e veloce scalata al potere e/o almeno il sorgere del dubbio che ci fosse qualcosa che non tornava, a fronte non di pettegolezzi e/o chiacchere da corridoio, ma di fatti documentati, spesso oggetto di inchieste giornalistiche mai smentite, ma soprattutto cristallizzati in sentenze o “reprimendae” di organismi come l’ONU o “Amnesty international”; da cui emerge nella migliore delle ipotesi una loro ‘super-paraculaggine’ — come somma di scaltrezza e opportunismo — e/o nella peggiore un ‘bipolarismo istituzionale’ — come facciata ‘super’ che non corrisponde alle capacità reali e/o alle reali intenzioni del retro-apparato ‘deviato’.
Di Gabrielli ci siamo già occupati su TPI in merito alle sue gravi responsabilità per la mala-gestione dell’immigrazione, per le vergognose promozioni di ‘questori spezzabbraccia’, condannati per il G8 o responsabili del default come quello di piazza San Carlo a Torino o di connivenze con pluripregiudicati ma anche per i funerali-scandalo del boss Casamonica a Roma, questioni tutte in cui è sempre emerso il suo tratto bifronte.
Ma ce ne sono anche altre, perchè il “superpoliziotto” dal volto democratico e dalla fronte spaziosa voleva essere il “dominus” anche delle “fake news”, del segreto istruttorio e della censura sui social.
In particolare come “duo-superesperto” antiterrorismo, a Gabrielli e Giannini sono attribuibili anche clamorosi flop su casi, come quello del passaggio indisturbato in Italia di ‘Amri il tunisino’ autore dell’attentato a Berlino, dell’inafferrabile pluriomicida ‘Igor il russo’ che ha seminato il terrore in Emilia-Romagna e dei fratelli Occhionero che spiavano i vertici del Governo all’insaputa della cd “intelligence”.
A cui si aggiungono per Giannini anche il suo coinvolgimento nel depistaggio sull’omicidio di Ilaria Alpi e Miran Hrovatin e nel sequestro Shalabayeva, a seguito del quale, nonostante le sue evidenti responsabilità info-investigative, è stato promosso con un tanto inspiegabile, quanto sospetto salto in graduatoria, che lo ha lanciato senza ostacoli al vertice della Polizia di Stato.
Per chi volesse approfondire, procederò a mo’ di “memorandum” in ordine analitico-cronologico dal 2015 ad oggi, su flop, depistaggi, connivenze, con il “fil rouge” del ‘paraculismo/bipolarismo’, almeno di ciò che è sinora conosciuto e/o documentabile.
2015 — Funerali-scandalo del boss Casamonica: carrozza trainata da tre file di cavalli, Rolls Royce, 12 SUV pieni di fiori e centinaia di macchinoni al seguito: una carovana partita dal Gran raccordo anulare che, dopo aver mandato in tilt il traffico della Capitale, veniva accolta dalla banda musicale alle note de “Il Padrino”, davanti ad una chiesa con l’immagine a piena facciata del boss nelle sembianze del Papa, mentre un elicottero sorvolava la scena spargendo petali sulla folla riunita in piazza; senza che nessuno si accorse di nulla in via preventiva e/o prendesse provvedimenti per sterilizzare ciò che ha provocato per il Paese un danno d’immagine a livello internazionale senza precedenti.
Prefetto di Roma presente in sede era Gabrielli, che poi giustamente è stato Capo della Polizia — Dirigente generale della pubblica sicurezza. 2016 — Mala gestione dell’immigrazione: dopo il clamoroso arresto di Luca Odevine asceso indisturbato al vertice del Viminale, poi condannato a 8 anni nell’ambito di “mafia-Capitale”, ma anche a 3 anni e 2 mesi per corruzione nell’appalto di 100 milioni per il CARA di Mineo, ove era stato fatto accedere proprio da Gabrielli, lo stesso si è dovuto giustificare in Tribunale, opportunamente scaricandolo in quanto: “Con Odevaine c’era un rapporto che si può avere con una persona stimata. Lo stimavo si, tutti possono sbagliare nella vita, ma dire che io fossi suo amico, per il concetto selettivo e ristretto che ho io di amicizia, ce ne passa”.
2016 — Caso Amri: il CASA (Comitato di analisi strategica antiterrorismo) presieduto da Giannini in filo diretto con Gabrielli, non valutò adeguatamente le segnalazioni sulla radicalizzazione in Sicilia del terrorista tunisino che a dicembre 2016, dopo aver attraversato indisturbato tutta Italia, ha potuto uccidere a Berlino 12 persone ferendone altre 56; per poi rientrare ed essere fermato e ucciso a seguito di un controllo casuale della volante di un Commissariato della periferia di Milano; senza che la cosiddetta “intelligence”’ ne sapesse nulla, anzi scoprendo solo successivamente che i poliziotti dell’equipaggio di cui erano state improvvidamente esaltate le gesta, ero usi inneggiare a Mussolini sui social, tanto che alla fine la Germania non li ha neanche premiati.
2017 — Caso Igor: sul cd “killer di Budrio” Gabrielli dichiarò roboante “Stiamo facendo un grande sforzo per prenderlo” ma, oltre a non riuscire a catturarlo nonostante le ingenti risorse impiegate e i millantati contatti internazionali, se lo sono pure fatto sfuggire ‘in bicicletta’ con la quale sarebbe arrivato indisturbato in Spagna uccidendo ancora, prima di essere finalmente arrestato dalla Polizia locale. Nel frattempo Giannini veniva giustamente promosso dirigente generale.
2017 — Depistaggio omicidio Alpi-Hrovatin: La Corte di Assise di Perugia ha annullato la condanna a 26 anni di carcere per Hashi Omar Hassan (uscito dopo 17 anni e per questo indennizzato per ingiusta detenzione), facendo esplicito riferimento al “depistaggio di ampia portata” di cui fu protagonista anche Giannini che arrestò il somalo, in base alla testimonianza di tale Ali Ahmed Rage detto Gelle che, subito dopo la deposizione alla Digos di Roma, fuggì all’estero, in Inghilterra, dove poi fu trovato nel 2016 dai giornalisti di “Chi l’ha visto?”, cui ammise di essere stato pagato per accusare ingiustamente Hassan dell’omicidio Alpi-Hrovatin.
2017 — Default di piazza San Carlo a Torino: Gabrielli aveva appena sfornato una circolare “ad hoc” sulla sicurezza degli eventi in piazza e al primo importante appuntamento a Torino succede tutto ciò che non avrebbe mai dovuto succedere; con un bilancio finale di 3 morti e oltre 1672 feriti, sotto gli occhi del Questore/uomo di fiducia fresco di nomina da parte di Gabrielli che, appena viene indagato lo fa promuovere prefetto, nonostante l’evidente inadeguatezza/omissiva della sua “performance”, tanto che poi è stato condannato a 1 anno e 6 mesi di reclusione.
2018 — Caso Occhionero: erano i due fratelli indagati per aver messo a rischio la riservatezza/sicurezza di alte cariche dello Stato, all’insaputa di Giannini e Gabrielli che, per ritorsione, ha rimosso “tout court” il responsabile dell’indagine — sino al giorno prima considerato un ‘superpoliziotto’ — in base all’assunto che il Capo della Polizia deve essere sempre tempestivamente informato di tutte le indagini in corso in tutto il Paese; pretesa che essendo anti-costituzionale, in quanto evidentemente viola il principio della divisione dei poteri oltre che l’intangibilità del segreto istruttorio, ha subito indotto CSM (cui Gabrielli intimò “mi avete offeso”) e Procuratori della Repubblica mai così uniti, a ricorrere alla Corte Costituzionale che ha dato loro ovviamente ragione.
2018 — Commissariato ‘anti fake’: in piena campagna elettorale Gabrielli presenta in pompa magna il servizio rafforzato che si sarebbe dovuto occupare di verificare la veridicità o meno delle notizie pubblicate dai social-network; ciò che determina un j’accuse generalizzato che parla di “censura di polizia”, sino alla bocciatura anche dell’ONU: “No alla Polizia che dice ‘vero o falso’, come fosse l’arbitro della verità sul web: ‘Pericolo per la democrazia’”.
2019 — Connivenze con sistema Montante: solo dopo la clamorosa condanna del Questore di Vibo Valentia a 1 anno e 4 mesi per rivelazione di notizie riservate, Gabrielli lo ha dovuto rimuovere dall’incarico “parcheggiandolo” a Roma; ma nel frattempo, nonostante avesse appreso che come dirigente dello SCO (Servizio centrale operativo della Polizia di Stato) fosse tra gli indagati del sistema Montante, anzichè destinarlo ad incarichi defilati in attesa di giudizio, lo fece prima promuovere dirigente superiore, poi nominare appunto questore di Vibo Valentia, proprio in una zona ad alta intensità criminale.
2019 — Bavaglio social: Gabrielli il ‘democratico’ rispetto ai suoi predecessori, emana una circolare per limitare la libertà di manifestazione del pensiero dei poliziotti sui social, che sempre più spesso si lamentano in merito alle pessime condizioni in cui sono costretti a lavorare, tra scarsa sicurezza, materiale inadeguato, poche risorse, addestramento insufficiente e la triplicazione dei suicidi tra le Forze dell’ordine, causati in gran parte da un disagio organizzativo ormai sotto gli occhi di tutti.
2020 — Vergognose promozioni: tra i questori e vice questori promossi nell’ultima tornata da Gabrielli, ci sono anche due condannati in via definitiva per i falsi e gli abusi del G8, nonchè il cd ‘questore spezzabraccia’ responsabile di una serie di cruenti episodi di ordine pubblico, assurti alla ribalta della cronaca tra il 2012 e il 2017; nonostante proprio Gabrielli avesse fatto ammenda sui fatti del G8, dichiarando pubblicamente che a Genova nel 2001 “ci fu tortura” e che nei panni dell’allora Capo della Polizia De Gennaro “mi sarei dimesso”; da cui le dichiarazioni-squarcio del presidente di Amnesty, che si è spinto a “dubitare che le intenzioni siano sincere”.
2021 — Sequestro Shalabayeva — Viene pubblicata la sentenza con cui il Tribunale di Perugia ha condannato a 5 anni, con interdizione perpetua dai pubblici uffici, alti dirigenti della Polizia di Stato, tra cui gli allora capi della Squadra mobile e dell’Ufficio immigrazione della Questura di Roma, che per anni sono stati resi intoccabili da Gabrielli, nonostante pendessero sulle loro teste accuse gravissime da parte delle due Procure che li avevano indagati, del GIP che li aveva rinviati a giudizio.
Giannini viene citato nella sentenza per ben 17 volte, tra le quali spiccano le sue dichiarazioni che scaricano le responsabilità sugli altri colleghi smentendoli e sminuendo il suo ruolo; mentre la DIGOS da lui diretta ha avuto un ruolo talmente centrale che viene citata ben 90 volte nella sentenza anche perchè il Vice di Giannini ha partecipato alla perquisizione e al sequestro; fermo restando che solo un’adeguata attività info-investigativa propria della Digos, avrebbe potuto far ritenere illegittima l’operazione di “rendition” in atto e doverosamente interromperla.
Giannini un mese dopo è stato promosso dirigente superiore scavalcando decine di colleghi, visto che su 20 posti disponibili lui è saltato dalla 65^ alla 20^ posizione in graduatoria, così lanciandosi verso il vertice della pubblica sicurezza…
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »