Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
“OCCORRE UNA LEGGE CON REGOLE STRINGENTI SULLE ATTIVITA’ EXTRA-PARLAMENTARI DI DEPUTATI E SENATORI”
Il viaggio di Renzi a Dubai, di cui il quotidiano la Stampa e noi di TPI abbiamo dato notizia ieri (il
senatore ha annunciato di averci fatto causa per le “falsità ” riportate, nonostante non abbia smentito di trovarsi negli Emirati Arabi), torna a far discutere della missione svolta un mese fa dal leader di Italia Viva in Arabia Saudita, organizzata dal FII Institute, da cui Renzi percepisce un compenso annuale per sedere nel board. Carlo Cottarelli, direttore per l’Osservatorio sui Conti Pubblici italiani, ha proposto una legge che vincoli le attività extra parlamentari di deputati e senatori a regole più stringenti.
Professor Cottarelli, dopo la partecipazione di Renzi alla conferenza di Riad per la Davos del deserto l’Osservatorio sui Conti Pubblici che lei dirige ha parlato della necessità di una legge che regoli le attività extra dei parlamentari, perchè è importante?
Ho fatto una proposta indipendente dalla questione di Renzi e dalle circostanze per cui si è recato in Medio Oriente. A me sembra che il lavoro di un parlamentare sia importante e dovrebbe essere un lavoro a tempo pieno. Quindi come accade per chi è un funzionario pubblico, come è successo a me quando lavoravo al FMI, non deve essere possibile fare due lavori, per due motivi. Il primo sono i potenziali conflitti di interessi, l’altro motivo è che ci sono 24 ore in una giornata e se uno fa cinque o sei lavori non lo può fare bene come se lo fa a tempo pieno. I parlamentari italiani sono pagati bene rispetto ai colleghi europei e quindi non vedo motivo per cui si devono fare altri lavori.
Negli Stati Uniti invece ai parlamentari è vietato ricevere compensi per altre attività .
Anche se in misura minore negli Stati Uniti chi è parlamentare può avere ricavi che derivano da attività fuori dal Parlamento in misura molto contenuta, mi sembra il 25 per cento di quello che è uno stipendio, in Europa è diverso ma il fatto che sia diverso non vuol dire che sia la cosa giusta da fare. Quello di parlamentare è un lavoro a tempo pieno
Nel caso di Renzi parliamo di un compenso annuale pari a 80mila euro che il senatore percepisce per sedere nel board dello FII Institute.
In quel caso ci sono altre considerazioni che rendevano la cosa particolarmente sconsigliabile, ma il problema è più generale.
Perchè non c’è abbastanza attenzione rispetto all’importanza di svolgere questo lavoro in maniera esclusiva, e di dare conto di attività svolte in parallelo?
Siamo in democrazia, l’elettorato dovrebbe rispondere a certi sviluppi, l’elettorato pensa che sia normale? A me come cittadino non sembra normale. Come Osservatorio abbiamo chiarito che all’Estero e in Europa è così, anche in Parlamento Europeo ci sono i doppi lavori, e a me non sembra giusto. Che si applichino le stesse regole che valgono per i ministri. Ancora più rigide poi sono le regole che si applicano per i funzionari pubblici.
Nel caso dei ministri ci vorrebbe l’approvazione del Cdm.
Ci sono altre attività che non sono consentite. Perchè un funzionario pubblico deve essere a tempo pieno però non un parlamentare?
La preoccupazione principale è relativa al potenziale conflitto di interessi.
Il conflitto di interessi si ha per tutto, è come quando sei un avvocato e continui a stare in Parlamento: hai a che fare con cause civili e penali che possono avere diretto impatto su come ti comporti da parlamentare. Siccome il Parlamento si occupa di tutto è difficile che non ci sia qualche area potenziale di conflitto d’interessi.
La polemica sulla missione di Renzi dipende dal fatto che l’Arabia Saudita ha una storia di violazione di diritti umani. Recentemente l’intelligence americana ha ritenuto Bin Salman il mandante dell’omicidio Khashoggi.
Quello che ha fatto è legale, ma la questione è di opportunità . Io non l’avrei fatto, e mi sembra sbagliato che legalmente ci sia questa possibilità . Il problema sta anche a monte, ma nel caso di Renzi mi sembra sbagliato che un senatore della Repubblica vada a farsi pagare cifre così elevate da un Paese in cui ci sono alcune questioni di diritti civili. Eppure il fatto è legale.
(da TPI)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
PER NON DIMENTICARE
Le vittime del Coronavirus se ne sono andate senza i loro cari vicino. Paolo Casiraghi, membro del
Comitato Noi Denunceremo, racconta a Open il dolore di chi resta
La telefonata arriva la domenica di Pasqua. Paolo è a casa sua, a Osio Sotto.
Dall’altro lato della cornetta c’è qualcuno dell’ospedale nella provincia di Bergamo dove è ricoverato suo padre Gabriele, di 81 anni. Lo hanno portato lì per alcuni problemi ai polmoni. «Suo padre ha la febbre», gli dice la voce. Paolo resta muto un istante. Non vuole crederci. È il 12 aprile 2020. Solo qualche giorno prima erano arrivati i risultati dei due tamponi fatti in ospedale, entrambi negativi. «Non può essere ancora Covid», pensa. «Non può». Tra la metà di marzo e i primi giorni di aprile, sua moglie Monica aveva già perso entrambi i genitori a causa del Coronavirus: la signora Eudilia, detta Edy, di 73 anni, e suo marito, il signor Luciano, che di anni ne aveva 77. L’ultima volta che li avevano visti erano stesi sul lettino di un’ambulanza, una delle tante che in quella primavera correvano sulle strade tra la Val Seriana, la bassa Bergamasca e il Lodigiano.
Quella strana domanda degli infermieri
Invece sì, è Covid anche stavolta. Al telefono con l’ospedale, a Paolo tornano in mente quelle strane parole che gli infermieri del 118 avevano detto a lui e a sua moglie la sera in cui portarono via il signor Luciano. «Signori — gli avevano chiesto — ma voi siete proprio sicuri di volerlo ricoverare?». Erano giorni confusi e frenetici: una domanda del genere, dopo 20 notti di viaggi in farmacia, febbri alte e bombole di ossigeno, non aveva ai loro occhi alcun senso.
«Solo alla fine di tutto abbiamo capito che cosa intendessero dirci», racconta oggi Paolo, a distanza di un anno da quel periodo. «Gli infermieri sapevano in che condizioni erano gli ospedali. Sapevano anche che probabilmente non li avremmo rivisti più, che quella sarebbe potuta essere la nostra ultima volta. E così è stato». Il signor Luciano, la signora Edy e il signor Gabriele se ne sono andati uno dopo l’altro. Gabriele si è spento per ultimo, il 25 aprile
Un anno dopo
Bergamo. Una delle prime città europee devastate dal Coronavirus, quella che il 19 marzo scorso ha visto sfilare per le sue strade i mezzi militari carichi di bare. Paolo (che di cognome fa Casiraghi) e Monica oggi fanno parte del Comitato Noi Denunceremo, l’insieme di famiglie della provincia lombarda e dei dintorni riunitesi per chiedere giustizia per i loro defunti. Persone che combattono, anche per vie legali, per le persone che non hanno potuto stringere le mani dei loro cari durante la malattia, che non li hanno avuti accanto nei loro ultimi momenti di vita. Una sorte che ha accomunato le 100.103 vittime legate al Covid-19 che l’Italia ha registrato in un solo anno. Una cifra inconcepibile, che ha una sua dimensione ancora più tragica nelle storie di solitudine di chi è rimasto.
«Il funerale di mio suocero lo abbiamo visto sul cellulare», racconta Paolo. «Un assessore comunale ci ha fatto il piacere di registrare la funzione e di mandarci il video».
Paolo ricorda che, quando il signor Luciano venne portato via, lui e suo figlio Christian lo seguirono fino al Pronto Soccorso, rimanendo in attesa fino all’una di notte per avere notizie. I medici gli dissero che avevano fatto il tampone, ma che ora potevano anche andare a casa: i risultati non sarebbero arrivati prima di 24 o 48 ore. I test rapidi, allora, non erano nemmeno nelle loro fantasie.
Quando anche la signora Edy si ammalò, Paolo e Monica cercarono in tutti i modi di rimandare il ricovero. «Dormivamo in macchina fuori casa sua, per non stare dentro e farle comunque un controllo ogni due ore», ricorda lui.
«Non sapevamo nulla, non avevamo mascherine. Avevamo paura anche di stare all’aria aperta». Poi, a un certo punto, la signora Edy peggiora. «Ricordo chiaramente che ci disse: “Non ce la faccio più, chiamate un’ambulanza per favore”». Quando arrivarono, gli infermieri del Pronto soccorso gli fecero la stessa domanda dell’altra volta. Erano le 9:30 del mattino. Alzando gli occhi, Paolo vide tutto il vicinato sporgersi dai balconi. Nella silenziosa confusione del momento, avvertì sua moglie Monica rientrare di corsa dal lavoro. La vide salutare per l’ultima volta sua mamma, prima che l’ambulanza la portasse via con sè.
«Portami delle caramelle»
Nei giorni in cui sia la signora Edy che il signor Luciano erano ricoverati (lui al Policlinico San Marco, lei all’Ospedale di Vimercate), il numero verde per i parenti non era ancora stato attivato. «Non si poteva entrare, non si poteva chiamare», ricorda Paolo.
«Dovevi solo aspettare la telefonata dall’ospedale, che non arrivava mai alla stessa ora: passavamo le giornate con il telefono vicino, giorno e notte, aspettando che squillasse». Qualche giorno dopo che il signor Luciano morì, la signora Edy, che non sapeva nulla del marito, chiese un favore a Paolo. «Portami delle caramelle», gli disse al telefono. «Io ho fatto di tutto», racconta lui. «Ho chiamato anche la Protezione civile per fargliele recapitare». La mattina dopo, le caramelle erano arrivate in ospedale. Lei, però, non c’era più.
A distanza di un anno, il dolore sembra non volersene andare. Paolo cerca di tenersi occupato con il lavoro, che lo manda spesso su e giù per l’Italia. «Se devo piangere», dice, «mi fermo un attimo e piango da solo». Non vuole pesare ulteriormente sulla sua famiglia, insiste. Tutte le loro attenzioni ora sono su sua mamma, la vedova del signor Gabriele, che la scorsa settimana ha ricevuto la prima dose del vaccino Pfizer. «Per lei è scattata la protezione massima», dice al telefono. Gli scappa una piccola risata. Nonostante tutto, ci sono ancora molti motivi per cui bisogna tenere duro.
(da Open)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
IL POST DEL DIRETTORE DEL TG LA7
Il viaggio del leader di Italia Viva a Dubai non è passato inosservato.
La notizia è stata anticipata domenica mattina dal quotidiano La Stampa e da quel momento, a breve giro di posta, è arrivato un messaggio Whatsapp di Renzi al direttore Massimo Giannini: l’annuncio di una querela nei confronti del suo quotidiano.
Dopo il polverone per la sua conferenza con il principe saudita Mohammed bin Salman, dunque, tornano le polemiche. Ed Enrico Mentana trolla Renzi, in inglese, sui social: explain first, then complain
Poche parole: “Prima le spiegazioni, poi le lamentele”. Game, set, match.
Il direttore del Tg La7, con questo intervento social che lui palesa come “Consiglio non richiesto a Renzi”, mette in evidenza la poca trasparenza dimostrata dal leader di Italia Viva nelle “spiegazioni” dei suoi viaggi in Medio Oriente.
Non tanto per questioni di opportunità politica, ma per quelle sue dichiarazioni in cui parlò di Arabia Saudita come culla del nuovo Rinascimento (ma anche il discorso d’apprezzamento sul costo del lavoro).
Spiegazioni mai arrivate, se non con una sorta di iniziativa “Marzullesca” seguendo il “si faccia una domande e si dia una risposta”. Ma le domande erano fin troppo superficiali e, di conseguenza, anche le repliche a se stesso non potevano essere incisive. Ed è per questo che Mentana trolla Renzi. Il leader di Italia Viva, come confermato anche al telefono con Massimo Giannini, si trovava veramente a Dubai durante il weekend appena concluso.
Insomma, la notizia riportata dal giornalista de La Stampa non era affatto campata per aria. Ed è per questo che Enrico Mentana decide di entrare i tackle — per rimanere nella sfera anglosassone — sottolineando il vero vulnus della questione.
(da agenzie)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
“ORA UNA PROPOSTA DI LEGGE CHE VIETI A POLITICI IN ATTIVITA’ DI AVERE RAPPORTI ECONOMICI CON PAESI STRANIERI”
A poco più di un mese dalla contestata missione a Riad, Matteo Renzi torna dagli sceicchi: questa
volta a Dubai, negli Emirati Arabi. Abbiamo chiesto un commento al leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che sui conflitti d’interesse del Senatore fiorentino ha anche presentato un’interrogazione parlamentare.
Siamo appena stati querelati insieme a La Stampa per aver riportato un fatto e cioè che Renzi si trova a Dubai (notizia mai smentita finora). Cosa ne pensa del nuovo viaggio del Senatore?
“Non sappiamo ancora il vero motivo del suo viaggio a Dubai. Quel che colpisce e che è gravissimo è la reazione fondata sulla querela, prima ancora di rispondere alle domande che la stampa legittimamente pone. Renzi farebbe meglio a chiarire, visto che è una personalità pubblica. Voi giornalisti cercate di informare, di fare domande, come è giusto che sia. Domande a cui Renzi non risponde alle domande, salvo poi farsele da solo in un monologo. Non è un fulgido esempio di trasparenza”.
I rapporti opachi con altri Stati sono dunque un tema?
“C’è un problema che riguarda Matteo Renzi, ma non solo. Ed ha a che fare con il rapporto tra la politica, i prestiti privati e i finanziamenti vari. In un Paese in cui, dopo la fine del finanziamento pubblico ai partiti, c’è stata un’esplosione di intrecci e rapporti non regolamentati. Ora è troppo faticoso decifrare la mescolanza tra interessi particolari e interessi pubblici e questo non deve succedere. Presenterò anche una proposta di legge su questo”.
Chiedendo cosa, nello specifico?
“Chiederemo una cosa molto semplice: esplicitare il divieto per personalità politiche e fondazioni legate alla politica (sempre più presenti!) di ricevere finanziamenti da aziende private e privati che abbiamo legami con la pubblica amministrazione. Ma anche, e a questo punto si tratta di un’integrazione fondamentale, di ricevere finanziamenti da enti, fondazioni o Paesi stranieri. Io credo che sia arrivato il momento di affrontare politicamente questa vicenda. Servono norme che dicano chiaramente ciò che si può fare ciò che non si può fare”.
La partecipazione alla conferenza di Riad per la Davos del deserto era già abbastanza ambigua. Ma recentemente l’intelligence americana ha ritenuto Bin Salman il mandante dell’omicidio Khashoggi. Cosa dovrebbe fare secondo lei Renzi a questo punto?
“Intanto avrebbe dovuto evitare di partecipare in quel modo e indicando l’Arabia come ‘Nuovo rinascimento’. Lui ha ricordato di aver condannato l’omicidio Khashoggi, ma questo nessuno lo mette in dubbio”
Quello che Renzi risponde sempre è che non ha fatto nulla di illegale…
“Nessuno ha mai alluso che ci siano elementi di illegalità . Lui sostiene che paga le tasse in Italia…E ci mancherebbe! Il problema è l’opportunità politica delle scelte che si fanno quando si rivestono alcuni ruoli. E nel caso di Matteo Renzi sono di ex premier, di senatore della Repubblica, e di personaggio politico che è stato al centro della caduta del governo Conte. Come si vede è in piena attività , dunque non può avere rapporti economici con altri Stati. Per questo sono intenzionato a proporre una legge: vediamo cosa faranno le altre forze politiche. Da che parte staranno. Questa è un’occasione per mettere i puntini sulle i sui conflitti di interesse”.
(da TPI)
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Marzo 8th, 2021 Riccardo Fucile
NON SA RISPONDERE ALLA DOMANDA SU QUANTI VACCINI SIANO STATI FATTI FINORA AGLI OVER 80
Basta un poco di populismo e il vaccino va giù.
Il salotto di Non è L’Arena, il programma in onda la domenica — in prima serata — su La7, il senatore di Italexit Gianluigi Paragone è stato protagonista di un acceso scontro con il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri.
I temi sono, ormai, quasi un mantra: la suddivisione dell’Italia in colori (in base al livello di rischio epidemiologico) e la campagna vaccinale. L’ex pentastellato, in collegamento video, ha dato degli “incapaci” ai membri del governo, con i classici clichè che condiscono la sua comunicazione aggressiva. E dopo l’attacco di Paragone contro Sileri, è arrivata “l’interrogazione” del sottosegretario.
Mentre si attende il via libera per somministrare Astrazeneca anche agli over 65, Sileri ha provato a spiegare i motivi che hanno portato a un non utilizzo in toto delle dosi a disposizione del nostro Paese: viste le difficoltà registrate nelle ultime settimane nell’arrivo delle dosi, si è deciso di conservarne una parte per i richiami (Pfizer 21 giorni, Moderna dai 28 in su).
Insomma, tenere le scorte per non inceppare la fase della seconda inoculazione alle persone che hanno già effettuato la prima. E sappiamo, visto che ormai la narrazione è nota, come il tema della seconda dose si un elemento fondamentale per una campagna vaccinale efficace. Ma questa spiegazione, nota ai più, non è bastata a Pierluigi Paragone.
“Voi siete incapaci”, interviene a gamba tesa il senatore interrompendo il discorso di Sileri. Il motivo? Il prosieguo della suddivisione dell’Italia in zone colorate, in base al livello di rischio epidemiologico. Perchè ai tre colori — giallo, arancione e rosso — si sono aggiunti anche il bianco (come in Sardegna) e l’arancione rafforzato (con restrizioni che sono un ibrido tra il rosso e, per l’appunto, l’arancione).
Insomma, questo è il motivo che ha portato all’accusa di Paragone contro Sileri.
Quanti vaccini sono stati fatti? Boh
Ed è lì che il sottosegretario alla Salute decide di mettere alle corde il senatore di Italexit chiedendo se fosse a conoscenza dei dati della campagna vaccinale in Italia, con particolare riferimento agli over 80 (la famosa fase-2). La risposta si trova sul bollettino, disponibile a tutti, aggiornato quotidianamente e pubblicato sul sito del Ministero della Salute. Ma Paragone si è celato dietro un “no, non lo so e non mi interessa”, scuotendo le braccia come se quella domanda fosse fuori luogo.
E, alla fine, Sileri si lascia andare: “E allora non parlare”
(da NextQuotidiano)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
TRE FESTE PRIVATE A MILANO, IN UNA PRESENTI 50 GIOVANI… 12 A ISCHIA, 16 A TORINO, 19 A GENOVA
Sabato sera movimentato in mezza Italia nonostante le restrizioni anti Covid. A Milano sono state tre le feste private in casa sospese dagli agenti della Polizia nelle ultime 24 ore. In una, alle 2 di notte, in pieno centro, erano presenti 50 persone, di età compresa tra i 19 e 26 anni, che stavano festeggiando con musica ad altro volume e alcolici.
Dodici giovani, tra cui 4 minorenni, sono stati sorpresi dai carabinieri a festeggiare in un hotel di Forio a Ischia, alla vigilia della zona rossa in Campania, con musica e buffet, per il 18esimo compleanno di uno di loro, mentre altre feste private sono state scoperte, e i partecipanti sanzionati, a Bologna.
A Torino sono sedici le persone identificate da carabinieri durante un party in un locale di via Lanzo, nella periferia nord della città .
Qui i giovani, tra i 20 e 25 anni, si erano dati appuntamento tramite un passa parola sulla piattaforma criptata Telegram. All’arrivo dei militari dell’Arma gli organizzatori hanno spento musica e luci, mentre i ragazzi hanno cercato di fuggire. Per gli identificati (tutti privi di mascherina) scatteranno ora le sanzioni per violazione della normativa anti Covid.
Un’altra festa clandestina ieri sera è stata scoperta in pieno centro storico anche a Genova. Le volanti della polizia sono intervenute presso un affittacamere dove 19 persone, di cui tre minorenni, stavano partecipando a un party senza rispettare alcuna norma anti covid.
I giovani sono stati tutti sanzionati secondo quanto previsto dai decreti governativi. È al vaglio degli investigatori la posizione del proprietario dell’appartamento.
(da agenzie)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
DRAGHI NON PRESIEDE UN CDA, HA IL DOVERE DI RENDERE CONTO AGLI ITALIANI DELL’USO CHE FA DEL DENARO PUBBLICO
Non siamo così ingenui da meravigliarci se il governo Draghi assolda alcune multinazionali, tra cui
l’americana McKinsey, per farsi assistere sul Recovery Plan.
E non siamo neppure così sprovveduti da stupirci se i partiti che ieri accusavano Conte di “aggirare il Parlamento” (con la cabina di regia chiesta dall’Ue per monitorare spese e lavori, non per la stesura del Piano) e “sostituire i ministeri e le Camere con task force e consulenti” (dopo che il Parlamento aveva approvato la prima bozza e ricevuto la seconda) e oggi non muovono un sopracciglio sulla privatizzazione del Next Generation Eu.
Lo stupore l’abbiamo esaurito e diamo tutto per scontato: anche il doppiopesismo della grande stampa, passata dall’imputare una “gestione personalistica e autoritaria” all’unico premier che parlamentarizzava il Recovery (tutto scritto dai suoi ministri) all’osannare il nuovo premier che “riscrive il Piano tutto da solo” e ora si scopre che si fa dare una mano da consulenti privati e stranieri, come se fosse ancora a Bankitalia o alla Bce.
Draghi però è persona seria e uomo di mondo, ergo deve conoscere il significato di “trasparenza”. O, per dirla più chic, “accountability”: il dovere di chi amministra la cosa pubblica e il denaro pubblico di render conto dell’uso che ne fa.
Ora, per rendere conto, bisogna per forza parlare. Draghi non l’ha fatto sul suo primo Dpcm, mandando avanti Speranza e financo la Gelmini.
Ma ora dovrà farlo su McKinsey&C., possibilmente in Parlamento dove — come gli ha ricordato l’ex sottosegretario Pd Antonio Misiani — aveva assicurato che “la governance è incardinata nel Mef in strettissima collaborazione coi ministeri competenti”.
Ora si scopre che ci sono pure McKinsey e altre multinazionali ancora ignote. Contrattualizzate e retribuite con denaro pubblico.
Chi le ha scelte? Con quali criteri? Perchè quelle e non altre? A quali informazioni strategiche hanno accesso?. Perchè non usare le strutture tecniche dei ministeri, della PA e delle partecipate di Stato (da Cdp a Invitalia)? Perchè non fare un bando di gara per far emergere i migliori? È un caso che il ministro Colao venga da McKinsey?
Perchè nessuno l’ha comunicato al Consiglio dei ministri e al Parlamento, che l’hanno appreso da Fatto e da Radio Popolare, e solo dopo il Mef s’è affrettato a precisare l’incarico a McKinsey da 25mila euro (sotto la soglia per le gare), senza dire una parola sulle altre tre società ingaggiate?
È vero, come dice il Mef, che McKinsey ha già studiato i Recovery Plan di altri Paesi Ue. Ma, come non dice il Mef, ha redatto pure il piano Saudi Vision 2030 di Bin Salman, quello del Nuovo Rinascimento renziano.
Tutto normale?
(da Il Fatto Quotidiano)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
SE E’ IL GOVERNO DEI MIGLIORI CHE CI PENSINO LORO INVECE CHE APPALTARE A UNA SOCIETA’ ESTERNA… UN PAESE SOVRANO CHE DELEGA A PRIVATI? QUALI INTERESSI PUBBLICI POTREBBE MAI PERSEGUIRE UNA SOCIETA’ PRIVATA?
La notizia della consulenza McKinsey, commissionata dal Governo Draghi senza che opinione pubblica e parlamento fossero formalmente informati, ha monopolizzato il dibattito nell’intera giornata di ieri.
Chi diceva fosse una bufala, chi la considerava una paranoia cospirativa. Alla fine, però, in un comunicato ufficiale, dopo una apparente smentita, è arrivata la conferma del Ministero dell’Economia. La società privata McKinsey è consulente del governo per lo studio e il monitoraggio del Recovery Plan.
Molte altre società svolgono consulenze per conto di governi e istituzioni ovunque nel mondo, non solo quello italiano, ma in questo caso il fatto che il Presidente del Consiglio Mario Draghi non parli agli italiani, ed è anzi asserragliato a palazzo o alla Pieve, nel pieno di una pandemia che colpisce il paese con una terza ondata micidiale e mezza Italia in zona rossa, rischia di amplificare una vicenda che è già rilevante per almeno 3 motivi.
Ecco quali:
1. Se un cosiddetto governo tecnico delega a una società esterna quello per cui è chiamato a fare, non capisco cosa ci stia a fare: a quel punto avremmo fatto prima a delegare direttamente il parlamento e l’esecutivo a una multinazionale. Qui invece un paese sovrano è reso cliente di una società privata (che sia per 5 euro o per 25mila euro + Iva, come in questo caso), ovvero di una serie di consulenti privati in capo a una società privata.
Che: a. chi sono, b. quali interessi pubblici perseguono, essendo dipendenti di una compagnia privata? Cosa vuol dire “Supporto tecnico operativo di project management per il monitoraggio dei diversi filoni di lavoro per la finalizzazione del Piano”? Non è un tema ininfluente così come non lo saranno le valutazioni, marginali o meno, che compierà questa società .
2. È evidente che esistano già contratti tra società di consulenza e governi/istituzioni, in alcuni casi sono stati anche un flop (vedi la Francia e il piano vaccini), ma qui parliamo del più importante piano di ripresa economico dal secondo dopoguerra a oggi.
Ci si è stretti intorno al governo dei migliori per attuare il Recovery e salvare il paese dalla pandemia. Cosa c’entra una società di consulenza privata? A me non sembra una cosa di poco conto. Ci siamo affidati ai tecnici migliori, che ci pensino loro. Senza l’influenza minima o parziale di una società privata.
O al limite, se sei in ritardo con i tempi e serve un aiuto esterno di validi professionisti perchè la classe di tecnici che hai chiamato con te al governo non basta, forse allora meglio assumere in seno alla amministrazione pubblica italiana i professionisti di cui hai bisogno.
3. La task force che avrebbe dovuto valutare la gestione e l’indirizzo nonchè i punti di caduta delle risorse del Recovery è stato il casus belli da cui si è iniziato a discutere e che ha fatto cadere il governo precedente, a cui tra l’altro avremmo chiesto conto delle stesse cose esattamente allo stesso modo di come lo stiamo facendo con questo fossero sussistite le medesime condizioni.
Il problema era la task force del governo e ora la consulenza McKinsey va bene a tutti senza che si ritenga persino necessario porre domande sulla natura di questa collaborazione?
Questo governo di politico ha quasi nulla, non ha certo un’anima e un’identità , ma ha una forte e marcata politica economica che di collettivo e comunitario, nella gestione del più grande e importante piano di ripresa economico dal Secondo Dopoguerra, oggi ha ben poco.
(da TPI)
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Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
SI FA SEMPRE PIU’ STRADA L’IPOTESI DI UN LOCKDOWN NAZIONALE, QUELLO CHE AVREMMO DOVUTO FARE A NOVEMBRE … IL GOVERNO VALUTA ZONA ROSSA PER 3-4 SETTIMANE O UNA SERRATA SOLO NEL FINE SETTIMANA… MA SE NON CHIUDI REALMENTE TUTTO (COMPRESE SCUOLE, AZIENDA, STUDI) NON SERVE A NULLA
«Chiudiamo per l’ultima volta e utilizziamo questa chiusura per vaccinarci tutti dal Covid», così Enrico
Bucci, professore di Biologia alla Temple University di Philadelphia, a Repubblica. La sua “ricetta” vincente sarebbe quella di «combinare un lockdown rigoroso con una campagna vaccinale massiccia».
Dovrebbe durare «un mese, forse due», spiega.
Gli italiani difficilmente lo accetterebbero anche se, continua lui, «sono sicuro che se si dicesse loro con chiarezza “vi chiudiamo per l’ultima volta e durante questo periodo vi vacciniamo in maniera massiccia” accetterebbero piuttosto che vivere in balia di decisioni diverse da una settimana all’altra».
Il problema, però, sono prima di tutto i danni economici oltre al fatto che le dosi vaccinali «non vengono ancora usate con efficienza nè fornite con regolarità ». In altre parole, il rischio è che non ci sarebbero vaccini per tutti e il lockdown si rivelerebbe un flop.
«Il sistema a colori non funziona più»
A pensarla così anche Alessandro Vergallo, presidente del sindacato dei medici anestesisti e rianimatori Aaroi-Emac, secondo cui «il sistema a colori non funziona più con questi numeri».
«Se la diffusione — spiega Vergallo — aumenta è chiaro che si dovrà pensare a un lockdown nazionale che avremmo davvero voluto evitare». Per un lockdown totale si schiera anche Walter Riccardi, consigliere del ministro della Salute, secondo cui basterebbero anche due, tre o quattro settimane di stop, «dipende quando si raggiunge l’obiettivo».
«Ora siamo nei guai, serve un lockdown duro»
Per Nino Cartabellotta, presidente della fondazione Gimbe, per abbattere la curva dei contagi servirebbe un lockdown di 2-3 settimane così da riprendere il tracciamento. Preoccupato anche il professor Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova. A La Stampa spiega che «bisognava fare il lockdown a dicembre».
«Ora siamo nei guai. Serve un lockdown duro subito — continua Crisanti — per evitare che la variante inglese diventi prevalente e per impedire che abbia effetti devastanti come in Inghilterra, Portogallo e Israele. E neanche zone arancioni, va chiuso tutto e va lanciato un programma nazionale di monitoraggio delle varianti».
«Il lockdown nazionale, che non piace a nessuno, ha un pregio e un limite. Il pregio è quello di far crollare le infezioni, il limite è che quando riapri, se le situazioni non vengono contenute, sei punto a capo. Però ora abbiamo il vaccino», aggiunge, invece, Massimo Galli, direttore di Malattie infettive dell’ospedale Sacco di Milano, ad Agorà .
Il Cts chiede misure più dure
Più cauto il Comitato tecnico scientifico che, pur esprimendo «grande preoccupazione» per l’evoluzione della pandemia, «non ha suggerito al governo alcun lockdown» ma solo un innalzamento delle misure su tutto il territorio nazionale e la conseguente riduzione delle interazioni fisiche e della mobilità . Intanto, come è emerso nelle ultime ore, gran parte degli studenti italiani già dai prossimi giorni rimarrà a casa. Altro che didattica in presenza, si riparte con quella a distanza. Le stime parlano di 9 studenti su 10: un dramma per i ragazzi costretti a stare a casa, da soli e davanti un pc.
Cosa sta facendo il governo Draghi
Il governo si è dato sette giorni di tempo per decidere. Le ipotesi sul tavolo sono diverse: zona rossa nazionale di tre o quattro settimane, zona arancione rafforzata nazionale, zona rossa solo nel fine settimana, zona arancione sempre solo nel weekend e coprifuoco anticipato alle 19 o alle 20.
La stretta potrebbe arrivare già dalla metà del mese di marzo ma se ne inizierà a discutere soltanto tra l’8 e il 9 marzo in un vertice tra esecutivo e Cts, come anticipato da Repubblica.
Tutto dipenderà non solo dal numero di contagi giornalieri ma anche dalle proiezioni dell’occupazione dei posti in terapia intensiva e dei ricoveri ordinari.
(da “La Repubblica”)
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