Marzo 7th, 2021 Riccardo Fucile
IL TASSO DI OCCUPAZIONE E’ SALITO AL 26%
Domani, 8 marzo, entrerà in vigore il nuovo Dpcm, ma presto potrebbero arrivare ulteriori modifiche alle restrizioni per limitare il contagio da Coronavirus se la curva dei contagi continuerà a peggiorare.
Il governo si è dato sette giorni mentre il Cts ha già inviato le sue raccomandazioni. Tra gli scenari possibili c’è quello di un lockdown totale di tre settimane per tutto il Paese. Una ipotesi che fa capire quanto la situazione sia grave, soprattutto negli ospedali.
Ieri, l’allarme lanciato da Giovanni Lombardi, sindaco-rianimatore del Cotugno di Napoli dopo un turno di 12 ore in pronto soccorso «L’assistenza sanitaria non è più garantita».
In Piemonte, invece, sono state sospese tutte le visite non urgenti e «a breve pronto soccorso ed ospedali saranno nuovamente al collasso», ha fatto sapere in un comunicato Anaao Assomed, l’associazione dei Medici e dei Dirigenti Sanitari, chiedendo l’immediata riapertura dell’ospedale in fiera di Torino Esposizione.
La situazione è critica anche nelle March
L’ospedale Torrette di Ancona ha chiesto aiuto agli ospedali della Regione, primo fra tutti quello di Pesaro, per poter trasferire i pazienti gravi che necessitano di essere intubati e ricoverati in terapia intensiva. Già venerdì, nel suo report settimanale sull’andamento dell’epidemia in Italia, l’Istituto superiore di Sanità osservava come in una settimana l’occupazione delle unità più critiche è passata dal 24% al 26%. In 9 regioni il tasso di occupazione ha già raggiunto, e in alcune superato, la soglia critica del 30%. Nell’ultima settimana si è visto infatti un aumento del numero di persone ricoverate in terapia intensiva: da 2.146 a 2.327. Parallelamente, è cresciuto anche il dato sui ricoveri ordinari: da 18.295 a 19.570.
(da Open)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
LO SCANDALO CONTINUA DOPO 50 ANNI… PER 183 CHILOMETRI CI SONO VOLUTI 36 ANNI DALL’APPALTO ALL’ULTIMA CERIMONIA
Stop and go. Accelerazione e frenata. La storia della Palermo-Messina è un rosario di aperture e chiusure: e dire che per costruire questi 183 chilometri di anni ce ne sono voluti 36, volendo considerare il tempo trascorso fra l’assegnazione dell’appalto e l’ultima inaugurazione. L’ultima, perchè in realtà di nastri su questa striscia di asfalto ne sono stati tagliati tanti: solo Silvio Berlusconi, che all’inizio del secolo s’intestardì a volerne consegnare la paternità alla storia, sorrise in camera due volte in pochi mesi, ma prima di lui c’erano state ben 14 celebrazioni.
Perchè, da quelle parti, il catalogo delle inaugurazioni è lungo: una nel 1972, poi tre nel 1973, altrettante l’anno successivo, due nel 1977 e una nel 1978, poi un altro spicciolo presentato nel 1988 e infine l’inaugurazione del 1992, quella del 1998 e le due finali, di Natale 2004 ed estate 2005.
Perchè, nell’era del 61 a 0, Berlusconi e il suo plenipotenziario Gianfranco Miccichè si erano fissati con l’incompiuta per antonomasia: “C’erano questi ultimi 40 chilometri – ricorda l’assessore regionale ai Lavori pubblici dell’epoca, Guglielmo Scammacca della Bruca – e si fece un forcing per rispettare i tempi. Era difficile: tutto gallerie e viadotti, quasi nulla di strada normale”.
Il risultato fu appunto una doppia inaugurazione: Berlusconi tagliò il nastro di un’autostrada che aveva uno svincolo, quello oggi soppresso a Furiano, attivo in una sola direzione.
Ma non solo: nonostante l’accordo fra i sindacati e il Consorzio Messina-Palermo, per lavorare anche di notte, alla fine in alcune gallerie mancavano gli impianti. “Accelerarono tanto sull’inaugurazione – sorride Scammacca – che io non potei essere presente”. In luglio, così, ci fu una nuova passerella: apertura di tutta l’autostrada, celebrazioni e una volata per le Politiche dell’anno successivo.
Subito dopo l’inaugurazione, però, vennero alla luce i problemi: già nel 2006 la procura di Mistretta evocò il rischio “di incidenti di vaste proporzioni” nelle gallerie, considerate sprovviste di dispositivi standard di sicurezza come l’illuminazione, le vie di fuga, gli aeratori, le colonnine per l’sos e così via.
Era il convitato di pietra che iniziava a manifestarsi: nel 2008 finì nelle carte giudiziarie una fornitura di calcestruzzo scadente per la galleria Cozzo Minneria, all’altezza di Castelbuono, nel 2011 scattò il sequestro per le gallerie Tindari e Capo d’Orlando e nel 2012 caddero calcinacci nel tunnel di Tindari e in quello di Caronia. “Quei pezzi di calcestruzzo – annotò all’epoca l’assessore ai Lavori pubblici Pier Carmelo Russo, additando l’accelerazione del decennio precedente – avrebbero dovuto essere rimossi in fase esecutiva”.
Così si arriva al presente: l’anno scorso il ministero dei Trasporti ha contestato al Consorzio autostrade siciliano 800 irregolarità (che riguardano però anche la Messina-Catania), e per rispondere a quelle contestazioni sono partiti da agosto diversi interventi. Diciassette riguardano una parte dei cavalcavia finiti sotto sequestro ieri, mentre in tre casi si stanno conducendo carotaggi sulla struttura (si tratta dei ponti numero 6, 9 e 10): il rischio è che adesso i lavori rallentino per la transizione dovuta all’inchiesta.
“Il Consorzio autostrade – osserva l’assessore regionale alle Infrastrutture, Marco Falcone – paga il prezzo di anni senza bussola con ricadute sui servizi ai cittadini. Oggi proprio il raffronto con l’eredità del passato ci consente di apprezzare l’inversione di tendenza. L’ente fornirà una relazione tempestiva”. In fretta: perchè il paradosso dell’opera-simbolo della lentezza è che si va sempre veloci. Pagando il prezzo di una frenata troppo brusca.
(da “La Repubbica”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
LA RELAZIONE ANNUALE PUNTA L’INDICE CONTRO LA SANITA’ E IL FALLIMENTO DI ALISA CON UN DISAVANZO PEGGIORE D’ITALIA DOPO IL MOLISE
Un disavanzo complessivo di 64 milioni di euro. Con queste cifre la Regione Liguria ha chiuso il 2019. E
per la Procura Regionale della Corte dei Conti ” è il peggiore disavanzo d’Italia, secondo soltanto a quello del Molise”. Un buco per buona parte determinato dal ” fallimento del sistema sanitario della Liguria”. Su questo si impernia metà della relazione stilata dalla magistratura contabile in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario, che per il 2021 si tiene in remoto. Lo scorso anno era saltata, sempre per l’imperversare della pandemia
C’è di più nelle 103 pagine scritte dal Procuratore Regionale Claudio Mori: nessun ente sanitario regionale nel 2019 ha chiuso l’esercizio con utili. Tutt’altro. La mobilità extra- regionale ha un indice negativo per 71 milioni di euro, superiore a quella del 2018 che era di 58 milioni. Parliamo della fuga di pazienti verso le altre regioni, di liguri che si fanno curare fuori; di soldi che la Regione Liguria paga a Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna e Toscana
Eppure la giunta regionale, presieduta da Giovanni Toti, sentita la commissione consiliare competente per materia, ha approvato un piano di efficientamento del Servizio Sanitario Regionale ” finalizzato ad ottenere, entro il 31 dicembre 2022, il pareggio dei bilanci delle Asl e degli ospedali (legge di stabilità della Regione Liguria), garantendo l’efficacia nell’erogazione dei Lea”. I Livelli Essenziali di Assistenza
Un dèjà – vu. Scrive la Corte dei Conti che ” il piano prevedeva una progressiva riduzione delle perdite totali rispetto al risultato dell’esercizio già nel 2015″. In quell’anno ( il centrodestra vinse le elezioni contro il centrosinistra) il buco era di 102 milioni di euro e sarebbe dovuto essere coperto entro il 2019
Così non è stato. Anche se per la Regione ” il punto di forza del piano era rappresentato dalla istituzione dell’Agenzia Ligure Sanitaria — istituita con la legge regionale n. 17/2016 — nuova azienda con funzioni di programmazione sanitaria e sociosanitaria, coordinamento, indirizzo e governance delle Asl e degli altri Enti del servizio sanitario regionale”.
All’agenzia è stata affidata l’impostazione della riduzione dei costi, mettendo in piedi la Centrale Unica degli Acquisti: ” una gestione accentrata che avrebbe dovuto garantire, anche puntando sulla realizzazione di economie di scala, risparmi di spesa. Ma la Procura della Corte dei Conti afferma: “Alisa non è riuscita a conseguire gli obiettivi”. ” Ed i risultati consolidati del servizio regionale per gli anni 2017-2019 sono stati tutti con il segno negativo: 56 milioni nel 2017, nel 2018 ben 56 milioni e 64 milioni di euro nel 2019″
Quindi, gli obiettivi programmati non sono stati raggiunti. ” Tuttavia — scrive il Procuratore Regionale — è fondamentale, a questo proposito, che ne vengano misurati gli scostamenti, analizzate le cause e vengano predisposte le misure correttive”. E però l’ex direttore generale di Alisa ( il commissario straordinario Walter Locatelli decaduto il 31 dicembre scorso) e quelli delle aziende sanitarie hanno avuto le retribuzioni accessorie, cioè i premi per il raggiungimento degli obiettivi. La Procura si domanda se, per il raggiungimento del pareggio del conto economico consolidato sanitario, siano stati dati precisi obiettivi in tal senso ai direttori generali… tenuto conto del mancato raggiungimento…”.
La penultima bacchettata della Corte dei Conti è sulle ” unità aggiuntive nella pianta organica di Alisa… con sottrazione di personale regionale dalla Regione o dagli enti del servizio regionale…”. Poi c’è “l’elevato stock di residui passivi della Regione nei confronti degli enti del servizio sanitario, pari a 497 milioni e 172 mila euro”. Anche se la Regione imputa tale sofferenza ” ai ritardi nelle erogazioni ed agli inadempimenti dello Stato”. Risposta che, a parere della Procura, ” non risulta del tutto attendibile, ma, soprattutto, credibile”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
IL 61% DEI BONUS NON HANNO CREATO LAVORO PER BABYSITTER MA SONO STATI DIROTTATI DALLE FAMIGLIE AI NONNI (CHE LO AVREBBERO FATTO COMUNQUE)… UN COMPENSO DI 1.200 EURO, UN TOTALE DI 664 MILIONI PER FAVORIRE I FURBETTI
Nel pieno della pandemia del Coronavirus, quando le scuole sono state chiuse dall’oggi al domani, sono
stati i nonni e le nonne a prendersi cura dei bambini, dei loro nipoti. Senza pensarci un attimo, nonostante fossero la categoria più a rischio, più esposta al Covid. L’Inps, infatti, elaborando i dati del bonus babysitter — un sostegno economico fortemente voluto dal governo Conte II per venire incontro alle famiglie che all’improvviso si sono trovate asili e scuole chiuse — ha scoperto che il 61% dei beneficiari ha oltre 60 anni.
Su 556.348 babysitter, tra marzo e agosto, ben 339.252 hanno oltre 60 anni, il che significa che presumibilmente si tratta di nonni e nonne. Complessivamente il numero di richiedenti è stato pari a circa 720 mila: la stragrande maggioranza, ovvero 621 mila, sono autonomi o arrivano dal settore privato, il doppio rispetto ai 310 mila richiedenti il congedo Covid.
A richiedere i servizi a sostegno della famiglia sono state soprattutto le donne che rappresentano il 78% di chi ha richiesto il congedo Covid.
Le donne, tra l’altro, costituiscono anche il 79% delle babysitter: sono state 437 mila e di queste quasi 100 mila risultano avere oltre 70 anni.
Gli uomini, invece, sono stati 118 mila, quasi la metà dei quali con oltre 70 anni. Per gli uomini pagati col bonus, gli over 60 sfiorano l’83% e sono quasi tutti pensionati. L’importo totale erogato, tramite la piattaforma del libretto di famiglia, è stato di 664,6 milioni di euro.
A ogni babysitter erogati (in media) 1.200 euro
Ma quanto sono stati pagati? Facendo i conti in tasca, il bonus previsto dal governo poteva raggiungere i 1.200 euro (che arrivavano a 2 mila per alcune categorie di lavoratori come i sanitari) ma, secondo l’Inps, la media del pagamento è stata di 1.195 euro.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 6th, 2021 Riccardo Fucile
L’ODISSEA DEI VACCINI CONTINUA MENTRE LA REGIONE E’ TRAVOLTA DAL DILAGARE DEI CONTAGI
Ancora una volta, la Lombardia è travolta dal dilagare dei contagi da Covid-19. La causa sta nelle varianti,
che si diffondono in modo più rapido e aggressivo del ceppo originale, ma anche la strategia di contenimento è tutt’altro che ineccepibile.
Dopo l’ennesima polemica politica sui dati errati, che avrebbero ritardato il ritorno in zona arancione, ci si mette anche il caos ingenerato dal mancato aggiornamento dei nuovi codici di avviamento postale di alcuni comuni sul portale che Regione Lombardia utilizza per la prenotazione dei vaccini.
Accade così che ultranovantenni residenti a Segrate, nell’hinterland del nord-est milanese, vengano invitati a presentarsi a Cesano Boscone, che invece si trova a sud-ovest, a circa 38 km di distanza.
Casi non isolati e che si ripetono in tutti i casi nei quali il CAP è stato recentemente modificato: da Assago a Pantigliate. Per ovviare al sistema, si sta cercando di aggiornare l’algoritmo, in modo che si regoli in base all’indirizzo effettivo della persona in questione.
Tuttavia il problema, con ovvie arrabbiature da parte degli anziani e dei loro familiari, complica notevolmente i piani di Letizia Moratti, che continua a dichiarare di voler portare a termine le vaccinazioni entro giugno.
Per riuscirci, la sempre più influente vicepresidente della Lombardia (c’è chi la descrive come il vero capo della Giunta) vuole fare ricorso al personale medico specializzando. Ma in quali termini?
Nei giorni scorsi Guido Bertolaso ha ipotizzato una loro precettazione senza possibilità di scelta, ipotesi che ha fatto decisamente arrabbiare l’Associazione dei Medici e Dirigenti ANAAO. “Vogliamo ricordare come il Ministero della Salute abbia già chiarito con sfumature piuttosto chiare che la collaborazione dei medici specializzandi alla campagna vaccinale deve essere volontaria”, commenta polemicamente Federico Masserano Zoli, Responsabile Regionale di Anaao Giovani Lombardia.
“Questa interpretazione, consegnata alle associazioni dopo numerose richieste di chiarimenti al Ministero, non deve essere assunta a mero consiglio, ma come chiaro binario e indirizzo d’azione”.
“È bene ricordare che la figura dello specializzando, tanto importante negli ospedali, è e rimane quella di un medico a tutti gli effetti che segue, pertanto, lo stesso codice deontologico dei suoi colleghi più anziani, e non deve essere considerato un anello debole cui forzare prepotenze non consentite dall’attuale ordinamento. Rimaniamo perplessi di fronte a una tale compassione — a parole — per la categoria medica, ma nei fatti attinta di spericolate azioni coercitive. Vogliamo sottolineare che non mancano vaccinatori, considerato che al bando dell’ex Commissario per l’emergenza Arcuri hanno risposto circa 24mila operatori, rispetto ai 15mila operatori richiesti. Ci auguriamo che questi scivoloni non siano l’ennesima ombra su una gestione pandemica tuttora velata da molti interrogativi irrisolti”, conclude Masserano Zoli.
E nella polemica si inserisce anche Carlo Borghetti, consigliere regionale del Pd, che bacchetta duramente il Presidente Attilio Fontana per un post — decisamente discutibile — sul fatto che la Lombardia sarebbe rimasta in zona arancione per via dell’efficacia di decisioni prese il giorno prima.
(da TPI)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
LONDRA PROTESTA, GERMANIA E OLANDA “FREDDE”, SOLO LA FRANCIA TIEPIDA…PREVALE IL TIMORE DI INNESCARE UNA PERICOLOSA GUERRA PROTEZIONISTICA MONDIALE… CI SONO STATE GIA’ 174 RICHIESTE ACCOLTE
La decisione di Mario Draghi di bloccare un export di 250mila dosi di vaccino Astrazeneca destinato
all’Australia scuote gli altri Stati membri dell’Unione Europea.
E’ stata presa in virtù del regolamento europeo adottato dalla Commissione Ue a fine gennaio nel trambusto dei litigi con Astrazeneca, accusata di aver dirottato in Gran Bretagna lotti di fiale anti-covid destinate al continente. Il regolamento della Commissione sugli export dei vaccini parla chiaro. Prevede uno stretto monitoraggio da parte delle autorità nazionali ed europee, obbliga le aziende farmaceutiche a chiedere l’autorizzazione per esportare le fiale fuori dall’Ue, ad eccezione dei paesi poveri e di tre ‘paesi partner: Israele, Svizzera e Ucraina.
Il punto però è che a Bruxelles l’hanno pensato più come arma di pressione che come reale strumento per bloccare le esportazioni.
Tanto che da quando il regolamento è entrato in vigore, il 30 gennaio scorso, fino al primo marzo, l’Ue ha approvato 174 richieste di autorizzazione all’export di vaccini verso 30 paesi: Arabia Saudita, Argentina, Australia, Bahrain, Canada, Cile, Cina, Colombia, Corea del Sud, Costa Rica, Ecuador, Emirati Arabi, Hong Kong, Filippine, Giappone, Kuwait, Macao, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Oman, Panama, Perù, Qatar, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Singapore, Stati Uniti, Sud Africa e Uruguay.
L’Italia è il primo Stato europeo a prendere sul serio il regolamento approvato a gennaio. Oggi il ministro della Salute francese Olivier Vèran annuncia che anche la Francia “potrebbe” bloccare l’export di vaccini Astrazeneca, Germania e Olanda sono invece più fredde.
I governi di Berlino e de L’Aja non ripudiano il regolamento: del resto, lo ha approvato anche la stessa Angela Merkel, all’unanimità con gli altri leader europei all’ultima videoconferenza sulla pandemia il 25 febbraio scorso, ma continueranno a usarlo più come arma di pressione che come reale bando dell’export.
“Dobbiamo fare pressione affinchè le consegne promesse siano mantenute”, dice il ministro tedesco della Salute Jens Spahn. “La nostra principale preoccupazione è avere trasparenza e questa trasparenza è condivisa con la Commissione. Ad oggi – continua Spahn – non abbiamo ragioni per non autorizzare le consegne di vaccini in altre parti del mondo”. Va detto che il vaccino AstraZeneca non viene prodotto in Germania, ma alcune dosi sono infialate dalla azienda tedesca Idt Biologika.
A quanto apprende Huffpost da fonti diplomatiche, anche il governo olandese è su questa posizione: nulla da bloccare, solo ‘pressing’.
Il malumore emerge in chiaro dalle dichiarazioni di due eurodeputati della Spd tedesca. La mossa italiana è stata “estremamente miope”, dicono il presidente della Commissione per il commercio all’Europarlamento Bernd Lange e il portavoce per la politica sanitaria dell’Spd Tiemo Wà¶lken. Il blocco dell’export apre “il vaso di Pandora e potrebbe portare a una battaglia globale per i vaccini”, la pandemia richiede “cooperazione anzichè scontro”.
L’Australia chiede alla Commissione Ue di fare marcia indietro.
Ma ormai la temperatura sul tema è salita a livello mondiale. Il protezionismo sui vaccini sembra avanzare di pari passo con le varianti del virus.
L’India, per dire, protesta con gli Stati Uniti per la scelta di Washington di bloccare temporaneamente l’export di alcune materie prime necessarie per il prodotto finito.
Una mossa che “va rivista”, dice Adar Poonawalla, capo esecutivo del ‘Serum Institute of India’, gigante dei vaccini a livello mondiale che produce Astrazeneca e tra poco anche le dosi di Novavax. “Se si punta allo sviluppo della capacità produttiva in tutto il mondo, la condivisione di queste materie prime, che non possono essere sostituite nel giro di sei mesi o un anno, è necessaria e non può essere ostacolata”.
La Gran Bretagna, parte in causa di tutta questa storia fin dall’inizio, è a dir poco risentita per la scelta italiana. “La ripresa globale dal covid si basa sulla collaborazione internazionale. Dipendiamo tutti dalle catene di approvvigionamento globali: mettere in atto restrizioni mette in pericolo gli sforzi globali per combattere il virus”, dice il portavoce del primo ministro Boris Johnson, che ieri ha avuto un colloquio con Draghi.
Il portavoce di Johnson rivela poi un particolare molto utile a inquadrare questa storia. Quando “all’inizio di quest’anno il premier ha parlato con von der Leyen – dice – la presidente della Commissione lo aveva rassicurato sul fatto che il focus del loro meccanismo era sulla trasparenza e non intendeva limitare le esportazioni da parte delle aziende. Ci aspetteremmo che l’Ue continui a mantenere i suoi impegni”.
Insomma, pur prevedendo il bando degli export dei vaccini per le aziende che non rispettano gli impegni già presi con l’Ue, il regolamento europeo non voleva essere un bando vero. Solo uno strumento di pressione. In altre parole: una finta. Kafkiana, come capita spesso nelle cose europee.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
DA MESI CHIEDONO TAMPONI AD HOC E TUTELE: IGNORATI… E POI SALVINI HA IL CORAGGIO DI RIVENDICARE IL MINISTERO DELLA DISABILITA’
Una nuova polemica investe la Regione Lombardia del duo Fontana-Moratti. Questa volta la giunta
lombarda finisce nel mirino dell’associazione “Uniti per l’autismo”, che attraverso la propria pagina Facebook lanciano accuse precise e circostanziate sulla gestione del Covid in rapporto alle disabilità intellettive e ai disturbi dello spettro autistico. In particolare, l’associazione lamenta la totale assenza di risposte alla richiesta di tamponi ad hoc per le persone disabili intellettive.
Nel corso del lungo post, dal titolo “AUTISMO E COVID — MARZO 2020 — MARZO 2021. TUTTO RISOLTO: NON ESISTIAMO”, l’associazione entra nel dettaglio del problema, sottolineando di aver “chiesto alla Regione Lombardia la disponibilità di tamponi ad hoc per le persone disabili intellettive, di spazi per ricoveri speciali per i disabili contagiati e i loro caregiver, di cure domiciliari per gli stessi, e adesso abbiamo richiesto l’inserimento tra le priorità della campagna vaccinale. Non abbiamo ottenuto nulla e tutto è sempre caduto nella confusione delle polemiche politiche quotidiane.”
“E’ chiaro adesso che non andava tutto bene e che non andrà tutto bene in territorio lombardo? E soprattutto ora, tra malati e deceduti per Covid e altre patologie, quale importanza o priorità possono avere i bisogni dei disabili? Questo vale da dodici mesi per quanto riguarda tamponi, cure, ricoveri, assistenza, scuola, sostegno alla famiglia e adesso per i vaccini anti-Covid. Tra ordinanze e delibere in emergenza, linee guida, indicazioni e piani inconsistenti è tuttora un periodo caratterizzato da un boom di insuccessi eclatanti, con alti e bassi tra “chiudere tutto” e “aprire tutto”, ma soprattutto sempre senza fornire alle persone disabili e con fragilità gli strumenti di prevenzione, tracciamento e attenzione per difendersi dal virus.
“Nessuno ci ha mai ascoltato”
“La peculiarità della condizione autistica grave e gravissima — proseguono — richiede un supporto educativo continuo che in questo periodo è totalmente mancato, per non parlare del diritto allo studio e all’inclusione sociale. In queste condizioni critiche almeno la difesa dal Covid poteva rappresentare un punto minimo indispensabile per ragazzi autistici che non sanno usare la mascherina, attuare il distanziamento, che non possono stare rinchiusi in casa e che, come riportano le statistiche, hanno una probabilità 30 volte maggiore degli altri di morire di Covid. Abbiamo cercato di portare all’attenzione della Regione Lombardia tutte queste criticità e proposte concrete oltre a uno spaccato di realtà , sofferenza e impegno che le persone e le famiglie — già gravate da una disabilità pesante — devono sopportare. Nessun esito o outcome, come si dice nei documenti ufficiali.”
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
“CI ASPETTIAMO CHE LA UE RISPETTI L’IMPEGNO PRESO PER NON FERMARE L’EXPORT”
“Porre limiti a esportazioni di vaccini mette a repentaglio lo sforzo globale contro il virus”. Boris Johnson non sembra aver apprezzato la mossa di Mario Draghi che, insieme all’Unione Europea, ieri ha bloccato l’esportazione di 250mila dosi di vaccino anti Covid di Oxford-AstraZeneca verso l’Australia.
Camberra a parte, Johnson pare dunque essere il primo grande leader mondiale critico di questa decisione.
Alle domande di “Repubblica” e di altri giornalisti britannici, stamattina uno dei suoi portavoce ha risposto, pur non citando esplicitamente il premier italiano, che “il virus può essere sconfitto solo con la collaborazione internazionale. Tutti siamo dipendenti dalle catene di produzione globali. Ma porre limiti a esportazioni di vaccini mette a repentaglio lo sforzo globale contro il virus”.
Non solo. A domanda di “Repubblica” se il primo ministro britannico ieri ne abbia parlato con Draghi durante la loro prima telefonata bilaterale dall’arrivo a Palazzo Chigi, la risposta di Downing Street è stata negativa: “La conversazione c’è stata prima dell’annuncio dell’Italia, quindi non è stato un tema della discussione”.
Il portavoce però ha ricordato come “il primo ministro abbia parlato alla presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen a inizio anno, la quale nell’occasione gli aveva confermato che l’obiettivo del meccanismo (attivato ieri, ndr) ha l’obiettivo di una maggiore trasparenza e non di bloccare export di vaccini di aziende… ci aspettiamo che l’Ue rispetti questi impegni”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 5th, 2021 Riccardo Fucile
QUANDO INVECE I SOVRANISTI APPAIONO CON ROSARI E PRESEPI NON SPECULANO SULLA RELIGIONE
“Achille Lauro? Con il Sacro Cuore di Gesù sul palco di Sanremo offende la fede degli italiani”. Pensieri e
parole di Federico Mollicone, commissario di vigilanza Rai in quota Fratelli d’Italia e deputato del partito di Giorgia Meloni.
E ieri sera non ha trovato niente di meglio da fare che aprire una polemica su Achille Lauro e sulla sua presunta blasfemia in diretta sul servizio pubblico sul palco del Festival di Sanremo, con riferimento alle lacrime di sangue finto di martedì sera. Il motivo lo spiega lo stesso Mollicone in occasione della presentazione della manifestazione CulturaIdentità .
“Sul palco dell’Ariston Achille Lauro si presenta con il Sacro Cuore di Gesù, simbolo religioso cristiano e di numerosi Stati e ricorrenza del calendario liturgico quest’anno sarà il 21 giugno, ledendo la sensibilità e la fede della maggioranza degli italiani”.
Ma il buon Mollicone non si ferma lì, passando dalla “protesta” alla proposta:
“Chiediamo come sia stato possibile, senza bigottismi, che in uno show nazionalpopolare nessuno abbia vigilato — ha aggiunto — È uno dei motivi per cui riteniamo che la direzione artistica debba tornare sotto il controllo di Rai”.
Evidentemente Mollicone si è dimenticato di appartenere a un partito guidato da un donna che usa sistematicamente la religione come arma della sua propaganda, dalla battaglia sui presepi nelle scuole all’ormai celeberrimo “donna, madre, cristiana” con cui Giorgia Meloni ha aperto un famoso comizio nel 2019, in piazza San Giovanni, a Roma.
Ma, soprattutto, come dimenticare che il suo alleato più fedele, Matteo Salvini, si fa fotografare regolarmente con rosari e simboli della Madonna o addirittura si intrattiene in diretta da Barbara D’Urso improvvisando “L’eterno riposo” con tanto di mani giunte in favor di telecamera, in quello che è, a tutt’oggi, uno dei momenti più bassi e trash della televisione negli ultimi dieci anni.
Fatto ancor più grave se a farlo non è un artista ma un politico. Ma evidentemente per Mollicone usare i simboli religiosi va bene, purchè a farlo siano i suoi alleati o compagni di partito. E l’ennesima polemica sterile di questa edizione del Festival numero 71 è servita.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: denuncia | Commenta »