Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
E L’EMA ANNUNCIA CHE CONTRO LE VARIANTI SONO EFFICACI PFIZER, MODERNA E JOHNSON & JOHNSON (ASTRAZENICA NO SU QUELLA SUDAFRICANA)
Rassicurazioni dall’Ema sull’efficacia dei vaccini rispetto alle varianti. Dai primi studi fatti, quelli con Rna messaggero (Moderna e Pfizer-Biontech) hanno “un’ottima efficacia contro le nuove varianti del Covid”. Allo stesso modo, anche “il vaccino Johnson&Johnson di recente approvato dall’Ema” è risultato efficace.
A dirlo Marco Cavaleri, responsabile della strategia vaccini dell’Ema, in audizione alla commissione Sanità del Parlamento europeo.
Prudenza su AstraZeneca. “Secondo un piccolo studio su duemila casi, il vaccino AstraZeneca è risultato invece non efficace” contro la variante sudafricana, ha spiegato Cavaleri, indicando tuttavia che sarà necessario attendere “studi più ampi” per verificarne la reale efficacia
Anche la Germania ha deciso a titolo precauzionae di fermare la somministrazione del vaccino prodotto AstraZeneca a titolo precauzionale dopo i casi di trombosi intervenuti su soggetti vaccinati.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha reso noto che sta esaminando le segnalazioni relative al vaccino AstraZeneca: “Non appena l’Oms avra’ un quadro completo di questi eventi, si informerà immediatamente il pubblico sulle conclusioni di queste valutazioni”
Israele: “Copertura vaccino forse più di sei mesi”
La durata dell’immunità offerta dai vaccini contro il coronavirus è ancora sconosciuta, ma “probabilmente sarà più lunga di sei mesi”, ha detto a Army Radio l’esperto Nachman Ash. Il coordinatore nazionale anti-Covid ha spiegato che la durata dipenderà in ultima analisi dai risultati delle prove, dai dati epidemiologici, dalla capacità dei vaccini di proteggere, da tutti i nuovi ceppi, e dalla misura in cui le persone vaccinate vengono contagiate dal virus
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL “PROVVEDIMENTO IN VIA CAUTELATIVA” RIGUARDA IL LOTTO BLOCCATO IN PIEMONTE
La procura di Biella ha aperto un procedimento penale contro ignoti per omicidio colposo dopo la
morte di Sandro Tognatti, il musicista morto la notte di sabato alcune ore dopo la somministrazione del vaccino anti Covid prodotto da Astra Zeneca.
La stessa procura ha ordinato il sequestro preventivo d’urgenza sull’intero territorio nazionale del lotto ABV5811, cui apparteneva la fiala di vaccino somministrata. Quasi 400 mila dosi.
“Il provvedimento – scrive il procuratore Teresa Angela Camelio – interviene a seguito della decisione della Regione Piemonte di sospendere “momentaneamente” la somministrazione del vaccino “AstraZeneca” rientrante nel lotto ABV5811, in attesa delle decisioni dell’Autorità Giudiziaria e della Commissione di Vigilanza del Farmaco”.
Si precisa – prosegue la Procura – che il provvedimento cautelare è stato attuato in quanto, sebbene allo stato non vi sia alcuna evidenza scientifica che permetta di stabilire con certezza la sussistenza di fattori causali o concausali tra la somministrazione del vaccino “AstraZeneca” e il decesso di Tognatti Sandro, tuttavia, la concomitanza temporale tra il decesso del predetto e la somministrazione del vaccino rientrante nel lotto ABV5811, unitamente all’assenza di patologie pregresse o concomitanti ‘gravi’, non può escludere – allo stato – la sussistenza di nesso eziologico tra i due fenomeni e la conseguente ravvisabilità del delitto ipotizzato”.
“L’accertamento – aggiunge il magistrato – della sussistenza di tale nesso eziologico richiede necessariamente l’espletamento di un’autopsia, la quale stabilirà le cause del decesso; tali accertamenti, tuttavia, richiedono delle tempistiche che – seppur accelerate a fronte della gravità del fenomeno – non collimano con la campagna di vaccinazione, la quale è tutt’ora doverosamente in atto. Occorre quindi evitare che la prosecuzione delle relative somministrazioni sull’intero territorio nazionale possa causare ulteriori conseguenze (lesive o mortali), le quali vanno certamente evitate finchè non si raggiunge completa certezza in ordine alla non riconducibilità del decesso di Tognatti Sandro alla predetta somministrazione”.
Il sequestro ha riguardato anche la Regione Veneto come comferma il governatore Luca Zaia: “C’è purtroppo una brutta notizia oggi. La procura di Biella ci ha inviato i Nas e ha bloccato un ulteriore lotto di AstraZeneca, quello bloccato ieri in Piemonte. È un altro duro colpo, la campagna vaccinale è messa a dura prova”,
Del lotto in questione in Veneto sono arrivate 41.300 dosi, di cui 20.952 sono già state usate “Bisogna fare veloci, se il vaccino è causa o concausa della morte o se non c’entra niente lo dobbiamo scoprire velocemente”, conclude Zaia.
(da agenzie)
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Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
LO IUS SOLI NON E’ AFFATTO UNA CITTADINANZA FACILE AGLI IMMIGRATI
Ricordate quando si parlava di una svolta di Matteo Salvini, sia nella comunicazione che
nell’atteggiamento? Bene, si trattava solamente di un abbaglio, perchè il tema dei migranti continua a essere la sua ossessione. E, spesso e volentieri, lo fa solamente per solleticare gli appetiti di una determinata fronda di elettori, citando parole a caso per creare casi che non esistono. È il caso di Salvini su ius soli.
Come già fatto nel giorno del suo compleanno, il senatore del Carroccio torna a martellare sul tema migranti. In un tweet pubblicato sul suo profilo nel primo pomeriggio di domenica, il leader della Lega ha “commentato” l’arrivo del nuovo segretario del Partito Democratico Enrico Letta. Il nuovo leader del Pd, ha parlato anche di ius soli e Salvini sembra avere idee molto confuse su questa definizione, come si evince leggendo il suo post social.
£Letta e il PD vogliono rilanciare lo Ius Soli, la cittadinanza facile per gli immigrati Eh, buonanotte… Se torna da Parigi e parte così, parte male. Risolviamo i mille problemi che hanno gli Italiani e gli stranieri regolari in questo momento, non perdiamo tempo in cavolate
Secondo il segretario del Carroccio, dunque, lo ius soli serve a dare la “cittadinanza facile agli immigrati” (citiamo testualmente). Ma, ovviamente, la sua definizione popul-sovranista è completamente sbagliata
Cos’è lo ius soli?
Eppure basterebbe cercare sul web la reale definizione di ius soli per capire come le esternazioni di Salvini siano del tutto fuori luogo. Per esempio, prendiamo il significato “letterale” dal vocabolario dell’Enciclopedia Treccani: “Principio del diritto per cui la cittadinanza si acquisisce automaticamente per il fatto di essere nati nel territorio di un determinato Stato”.
Se non bastasse la definizione da vocabolario, vediamo come specifica — dal punto di vista giuridico — il portale Altalex: “Nel dettaglio, dal latino ‘legge del suolo’, è il diritto secondo il quale chiunque nasca ‘sul suolo’ di una determinata nazione ne diventa automaticamente cittadino”. Quindi, per farla breve: non è la “cittadinanza facile agli immigrati”, ma la cittadinanza a chi nasce nel nostro Paese e a determinate condizioni
Lo ius soli è quanto di più distante dalla cittadinanza agevolata. Si tratta di una norma — adottata in decine di Paesi del mondo, compresi gli Stati Uniti — che prevede ai bambini nati sul territorio di uno Stato di acquisire automaticamente la cittadinanza di quello stesso Stato. Nessun percorso agevolato, ma una norma di buon senso e di civiltà : ciascuno dovrebbe essere cittadino del posto in cui nasce.
Soprattutto, non si può definire tecnicamente un migrante (anzi, un immigrato, secondo la terminologia utilizzata da Matteo Salvini e dal Giornale), un bambino che nasce su territorio italiano.
Se nasce in Italia, da dove emigra? Dunque, non c’è nessun percorso agevolato, nessuna scorciatoia e nessun procedimento facilitato per quanto riguarda i migranti, quando si parla di ius soli.
Le norme per ottenere la cittadinanza, per quanto riguarda le persone che arrivano nel nostro Paese, non verrebbero modificate. Semplicemente si introdurrebbe un atto di civiltà per quei bambini che nascono in Italia, che frequentano le scuole italiane, che si confrontano con loro coetanei italiani. È una azione logica o una «cittadinanza agevolata»?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
I FIGLI: “SI E’ CONTAGIATO IN OSPEDALE”
Per quanto impressionanti, i numeri della pandemia non possono descrivere efficacemente le storie
umane che ognuno di essi cela.
In questa intervista a TPI, i figli di un paziente deceduto raccontano il loro dolore per una vicenda beffarda: entrato in ospedale per tutt’altra ragione, il loro papà era inizialmente risultato negativo al tampone Covid.
Paolo ha 79 anni, il suo quadro clinico non presenta criticità . La sua vicenda comincia all’inizio dello scorso mese di febbraio, quando viene portato in un noto ospedale milanese per via di un’embolia polmonare dovuta a insufficienza cardiaca. Dopo tre giorni di Pronto Soccorso viene trasferito in astanteria, per via della mancanza di posti letto e vi rimane per circa 20 giorni.
La sistemazione non è il massimo del comfort in quanto il reparto non è attrezzato per lungodegenze e mancano i servizi essenziali alla persona, come la corretta igiene personale e un’adeguata alimentazione. Paolo è costretto alla permanenza forzata a letto, a dover espletare le proprie funzioni fisiologiche nel pannolone pur essendo in grado di farlo autonomamente e al via vai continuo di persone in situazioni critiche.
Nonostante i disagi, risponde bene alle cure e rimane perfettamente lucido, come i figli possono constatare nei contatti via cellulare, in quanto le visite in persona sono chiaramente impossibili. Gli vengono inoltre fatti diversi tamponi di controllo, ma risulta sempre negativo al Covid-19. “Abbiamo chiesto più volte all’ospedale di spostarlo in reparto, proponendo anche di cercare un’altra struttura, qualora proprio non ci fossero posti letto disponibili”, spiega a TPI la figlia Eleonora, “ma ci è sempre stato risposto che non era possibile, in quanto anche tutte le altre strutture erano nella stessa situazione di criticità ”
Paolo un giorno telefona alla figlia e comunica che c’è stato un caso di Covid-19 in astanteria, per cui gli è stato detto che lui e gli altri pazienti verranno messi in isolamento. “Abbiamo quindi chiamato in reparto — prosegue Eleonora — per verificare la notizia e la persona che ci ha risposto ha negato l’accaduto. A distanza di due ore però l’ospedale ha annunciato le dimissioni di mio padre per il giorno stesso e dato l’indicazione di 10 giorni di isolamento a casa, senza offrire alcun supporto”.
Preoccupati della gestione di un paziente che potenzialmente potrebbe aver contratto il Covid-19, i figli scrivono all’ospedale chiedendo di trovare un’altra soluzione: i medici due giorni dopo spostano Paolo in una stanza singola della Pneumologia. Tuttavia, passano altri due giorni e Paolo per la prima volta risulta positivo al Covid-19. “Noi pensiamo che si sia contagiato in astanteria”, spiega Eleonora. “Papà ci ha raccontato che il paziente positivo era a uno/due letti di distanza”.
Dalla scoperta della positività al decesso passano circa dieci giorni: “Inizialmente era lucido, con la saturazione tra i 93 e 95 e una situazione stabile: aveva l’ossigeno, ma solo per precauzione. Poi è diventato sempre più confuso, ha iniziato ad avere disfagia e un singhiozzo fortissimo. Giovedì 4 marzo mi ha telefonato alle 4 di notte rantolando e chiedendo aiuto in maniera molto confusa”, aggiunge la figlia.
“Il giorno dopo sono riuscita a parlare con i medici e mi hanno rassicurato sul fatto che avesse temperatura e saturazione regolari. Sabato 6 marzo la video call programmata è stata rinviata più volte e, dopo tante insistenze, lo abbiamo visto molto sofferente e confuso. Dopo un’ora ci hanno richiamato per comunicarci che la situazione si era pesantemente aggravata e il giorno dopo ci hanno detto che non c’era più niente da fare”.
“Vista l’irreversibilità della situazione, ci è stata quindi concessa una visita straordinaria, ‘blindata’, alla quale è andato mio fratello per un ultimo saluto, perchè mercoledì 10 papà è morto”, spiega la figlia. “Io ho potuto avere informazioni solo al telefono e ci sono stati anche dei momenti di tensione come quando mi hanno risposto che non c’era tempo di rispondere a tutti i parenti, ma soltanto a uno per ciascun paziente. Ho ribattuto che ci voleva più umanità , anche considerando il fatto che mio padre si era preso il Covid-19 in ospedale. Mi è stato risposto che non dovevo lamentarmi con loro, ma con ‘il Governo che avevo votato’. La cosa, ovviamente, mi ha fatto infuriare. Poi si vede che qualcuno ha fatto ragionare questo dottore, perchè infatti c’è stata concessa la visita straordinaria, inizialmente negata”.
“La cosa che mi consola è che negli ultimi giorni mio padre è stato incosciente, risparmiandosi tante sofferenze”, continua Eleonora. “Mi resta però una forte sensazione di impotenza di fronte alla burocrazia: i medici sono sopraffatti dall’emergenza, non c’è stato tempo di confrontarsi ed avere maggiori dettagli e maggior ascolto. Un anno di pandemia non ha cambiato niente, e gli ospedali che dovrebbero essere il primo posto dove la catena del contagio viene spezzata, al contrario diventano un luogo di diffusione. Inoltre, visti tutti i discorsi che si fanno in questi giorni sui vaccini: perchè non si dà priorità ai pazienti che entrano al Pronto Soccorso, visto che sono a rischio? Avrebbe più senso vaccinare loro, invece che il personale ospedaliero che magari lavora in smartworking e senza contatto con l’utenza! Non sono cose che dico per via della rabbia: so che è così, perchè me lo hanno raccontato proprio alcuni di questi lavoratori”.
(da TPI)
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Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
ERRORI, FOIL, BARCHE DEL PUBBLICO: COME LUNA ROSSA HA PERSO LA REGATA PIU’ BIZZARRA DELLA STORIA
Quella che in Nuova Zelanda viene già definita la regata “più bizzarra della storia” lascia una serie di
interrogativi a cui è difficile rispondere.
Anche per i team, che si presentano nella conferenza stampa post-regate in un clima di apparente relax, che nasconde in realtà molta tensione. Francesco Bruni e Jimmy Spithill di Luna Rossa Prada Pirelli divisi tra rimpianto e motivazioni per ripartire, Peter Burling e Blair Tuke di Emirates Team New Zealand con l’espressione sollevata di chi ha visto il diavolo in faccia e ne è uscito vivo, anzi vincitore.
Ma l’inabissamento delle due “astronavi” super tecnologiche, prima New Zealand poi Luna Rossa, ridotte a barche dislocanti per fasi alterne dell’ottava regata, lascia in eredità emozioni e dubbi tecnici che chissà se saranno risolti in una notte dai due team. Nel frattempo, ecco alcuni elementi di una giornata che resterà negli annali.
I rimpianti
In un’America’s Cup in cui Luna Rossa ha spinto l’Italia dove non era mai arrivata (tre vittorie), Francesco Bruni, uno dei due timonieri, ammette che stavolta, dopo sei regate, i rimpianti ci sono eccome.
Le due partenze sprecate
Per la prima volta una barca è riuscita a vincere entrambe le partenze, una mossa che nelle giornate precedenti ha portato sempre alla vittoria. Questa barca è Luna Rossa, ma il vantaggio contro i fortissimi padroni di casa è stato dissipato per varie ragioni.
I problemi tecnici di Luna Rossa
Jimmy Spithill, timoniere di destra di Luna Rossa, sostiene che ci sono stati problemi tecnici sulla barca in entrambe le regate, e che bisognerà lavorarci. “Checco” Bruni promette che non si ripresenteranno più. Ma quali problemi? La minore velocità concessa a New Zealand nella prima regata “in cui la barca non andava al 100%” secondo Spithill, mentre Bruni parla di “una virata sbagliata nella parte alta della seconda regata”, e di “un regalo” ai neozelandesi.
Il fiocco sbagliato
La scelta errata, secondo l’australiano, nasce quando si prende la decisione sul fiocco (la vela anteriore) da issare su Luna Rossa. “Abbiamo sentito di avere il fiocco giusto per la nostra barca. Ma una volta che siamo partiti, avrei voluto poter schioccare le dita per averne uno nuovo”. Questo sembra il vero cruccio, per lui, non il dramma della seconda.
Lo scafo scagionato
Già , la seconda regata in cui Luna Rossa sembrava lanciata verso la vittoria, mentre Burling & C. annaspavano senza vento nel golfo di Hauraki. Al team italiano viene chiesto se ci siano problemi con lo scafo, vista la difficoltà di rimettersi sui foil di Prada rilanciando i padroni di casa, ma Bruni taglia corto: “Non sono un designer, ma la forma dello scafo è qualcosa di cui siamo molto soddisfatti e non fa parte di alcun problema nel tornare sui foil dopo che siamo caduti”. “Checco” se la cava poi con una battuta: “Avremmo avuto bisogno di ali extra intorno ai gomiti” per rimanere sui foil con quel vento leggero.
I foil di Te Rehutai e la fortuna
I foil della barca neozelandese, si sa, sono diversi da quelli montati su Luna Rossa, più piccoli con flap grandi, e si fa strada il sospetto che possano aver agevolato la manovra di recupero, molto più rapida ed efficace di quella degli italiani. Una teoria a cui il team Prada non ha mai creduto, sopratutto in queste condizioni di vento debole. Anche a sentire Peter Burling, sono ben altri i motivi, molto meno tecnologici: “Non ho mai visto il nostro team di grinder impegnarsi così tanto” ha spiegato. “Siamo migliorati molto rispetto alla giornate precedenti, ma la verità è che siamo stati fortunati a vincere la seconda regata. Meglio essere fortunati che bravi”.
Le barche degli spettatori
Sotto accusa, per il team italiano, finisce invece lo stadio semovente formato da millecinquecento barche di tifosi che assistono (poco) alla regate e fanno (molto) festa. Durante un pre-start una di queste imbarcazioni era entrata addirittura nel campo di regata nei giorni scorsi, costringendo a un rinvio nella partenza. “Le barche degli spettatori” attacca Bruni, “hanno provocato un calo della velocità del vento mentre passavamo la boa, che alla fine ha portato alla caduta dai foil di Luna Rossa”.
Tensioni sul giorno di riposo
Di fronte alle previsioni di una nuova giornata di vento debole per le prossime regate, Bruni ha sottolineato con ironia la domanda di un giornalista neozelandese che chiedeva se Luna Rossa volesse accordarsi per un giorno di riposo. “Vuoi un giorno libero forse?” si è rivolto a Peter Burling, idolo locale, smentendo poi la possibile esigenza dell’equipaggio di fermarsi per rifiatare.
Le motivazioni di Mister Rimonta
“Nessuno getterà la spugna” annuncia Spithill, che nel 2013 su Oracle fu protagonista della celebre rimonta da 1-8 a 9-8 proprio contro New Zealand. “Non vedo quella di oggi come una giornata di possibilità perse. Abbiamo imparato un sacco per tornare più forti e vincere le prossime regate”.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
NIENTE PIU’ ACCUSE SUI MIGRANTI O INSULTI AI BUROCRATI UE… MA I FAN NON APPREZZANO IL NUOVO CORSO: CLIC DIMEZZATI RISPETTO A GENNAIO
La mattina dell’8 febbraio, mentre la Lega si apprestava ad entrare nel governo Draghi, la nave Ocean Viking della ong Sos Mèditerranèe aveva appena salvato 422 migranti al largo della Libia e stava per sbarcare nel porto di Augusta in Sicilia. Ma Matteo Salvini pensava a tutt’altro: una foto della sua camera da bambino, un selfie con Guido Bertolaso e un post sugli italiani che chiedono “salute e lavoro” e non “capricci sulle poltrone”.
I video amatoriali degli sbarchi di migranti infreddoliti al porto di Lampedusa erano tutto a un tratto spariti.
Le accuse al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese di aver “quadruplicato gli sbarchi” commettendo il reato di “favoreggiamento dell’immigrazione clandestina” non c’erano più. Per non parlare dei video dalle piazze di spaccio di Milano contro “la droga di Stato”, gli attacchi all’Europa “dei burocrati”, ai magistrati che indagano lui e non “i mafiosi scafisti” o contro Giuseppe Conte che “si è preso i pieni poteri in silenzio per annegare l’Italia nella palude a colpi di dpcm”.
Sui profili social di Matteo Salvini le parole “immigrazione”, “sicurezza”, “droga”, “Europa” sono solo un lontano ricordo. Da quando la Lega è entrata nel governo di Mario Draghi, la “Bestia” che per anni si è nutrita della retorica anti-immigrati, tutta legge e ordine e contro l’èlite di Bruxelles, è diventata un agnellino: i profili social di Salvini e dei suoi fedelissimi sono stati ripuliti.
Niente più video di migranti sui barconi, niente post anti-euro contro i “tecnocrati” di Bruxelles e tantomeno manifestazioni in piazza con i ristoratori per aprire “anche a cena”: adesso Salvini e i leghisti parlano solo di vaccini, tasse, lavoro, elogiando l’operato “dei ministri della Lega” e “del governo Draghi”.
E se il premier decide di fare tutto da solo anche in contrasto con le idee della Lega, non importa: invece di parlare di politica, Salvini dà in pasto ai suoi follower la maglia di Zlatan Ibrahimovic, i commenti sulle partite del suo Milan e l’elogio dell’esibizione di Orietta Berti a Sanremo.
Il voltafaccia della “Bestia” leghista di Luca Morisi, social media manager di Salvini, ha riguardato soprattutto due temi. La guerra ai migranti e le politiche sanitarie per combattere la pandemia. Da quando, nel settembre 2019, Salvini ha dovuto lasciare il Viminale al prefetto Luciana Lamorgese, il suo obiettivo è stato quello di dimostrare che con i giallorosa al governo era tornata l’epoca degli “scafisti”, dei “trafficanti di esseri umani” e dei “porti aperti”.
Così quest’estate attaccava il ministro dell’Interno per aver aiutato “il traffico di esseri umani”, il 10 ottobre su Facebook parlava di “decine di nuovi sbarcati a Lampedusa nel silenzio generale” mentre il 19 novembre l’attuale sottosegretario all’Interno Molteni era chiaro: “Mentre gli italiani sono chiusi in casa, i clandestini sono a spasso”.
Oggi quella furia anti-immigrati è sparita.
Al governo non c’è più Conte — anche se Lamorgese è stata riconfermata in quota Quirinale — ma Mario Draghi (sostenuto dalla Lega) e Salvini al massimo chiede a bassa voce di “applicare le norme europee” o commenta le ultime inchieste sulle ong.
Un silenzio che pesa ancora di più alla luce dei dati sugli sbarchi: secondo il ministero dell’Interno, da inizio anno sulle coste italiane sono arrivati 5.996 migranti contro i 2.610 dello stesso periodo del 2020 (di cui oltre mille solo a marzo). Più del doppio, ma ora la “Bestia” tace perchè al governo c’è proprio la Lega.
Covid. Adesso a Salvini va bene anche il lockdown.
Voltafaccia simile sulla retorica “aperturista” sul covid-19. “La libertà non si arresta per decreto” scriveva Salvini su Twitter il 7 luglio scorso prima di presentarsi in Senato a un convegno negazionista senza mascherina (“Non ce l’ho e non la metto”). Poi, in autunno, è arrivata la seconda ondata, ma il leader della Lega proprio non voleva accettarlo. Il 4 novembre protestava su Facebook contro il nuovo dpcm: “Chiudono in casa milioni di Italiani, in diretta tivù, senza preavviso, sulla base di dati vecchi di 10 giorni, senza garantire rimborsi adeguati” diceva annunciando un ricorso al Tar dei governatori e sindaci della Lega. Un mese dopo, nuovo Dpcm del governo Conte per le chiusure natalizie: “Natale su Skype e regali su internet? Non scherziamo!” (18 novembre), “Negare il Natale alle famiglie e ai bambini è una follia” (3 dicembre), “Mi autodenuncio, violerò il dpcm il giorno di Natale” (18 dicembre) scriveva prima di manifestare con i ristoratori di #Ioapro a inizio anno. Per non parlare degli attacchi sui ristori bloccati dalla crisi di governo: sono “una presa in giro” (18 gennaio) e “da approvare subito” (23 febbraio).
Peccato che sulle norme anti-covid Draghi — e il ministro Speranza — si siano mossi in perfetta continuità con il governo precedente: chiudere dove necessario e poi un semi lockdown fino a Pasqua. Del decreto Ristori nessuna notizia.
Quattro giorni fa il leader della Lega si limitava a definire “punitivo” un nuovo lockdown, poi più niente: adesso ha ingoiato anche la serrata totale.
Social. Il crollo delle interazioni.
Il cambio di strategia comunicativa di Salvini e l’abbandono di temi che avevano fatto la sua fortuna sui social però hanno influito sulla “Bestia” che ora non morde più. E perde consensi.
Nell’ultimo mese sulla pagina Facebook del leghista le interazioni si sono dimezzate: da una media di 10 milioni settimanali si è passati a poco più di 5 con il numero di interazioni per post sceso intorno a 95mila. Un crollo evidente se pensiamo che la sua competitor nel centrodestra, Giorgia Meloni, ha una media di 115mila interazioni per post con meno della metà dei follower di Salvini (1,8 milioni contro i 4,5 milioni del leader leghista).
Secondo i dati della piattaforma FanPage Karma, che fornisce gli insight (i dati interni) delle pagine, Salvini nell’ultimo mese ha una percentuale di engagement inferiore a quella di Meloni (5,9% contro 9,5%) ma a preoccupare di più il leader della Lega dovrebbe essere l’indice della performance della sua pagina che somma “mi piace”, commenti e crescita dei seguaci in rapporto al numero di fan: tra i leader politici, Salvini è solo quarto con il 33%, dietro a Meloni (69%), Giuseppe Conte (64%) e Nicola Zingaretti (52%).
Inoltre anche la crescita dei follower sta diminuendo e la sua leadership è messa in serio pericolo da Conte che ha 3,7 milioni di fan contro i 4,5 di Salvini: da inizio anno l’ex premier ne ha guadagnato un milione contro i 600 mila del leghista.
Salvini ha un solo record, quello del numero di commenti, condivisioni e “reazioni” sulla sua pagina: nell’ultimo mese ne ha avuti 7,4 milioni contro i 4,7 di Meloni e i 3,4 di Conte. Peccato che buona parte di essi siano molto critici nei suoi confronti.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
UN CENTINAIO DI TAVOLI DI CRISI INDUSTRIALI APERTI AL MINISTERO, 250.000 POSTI DI LAVORO A RISCHIO, MA L’ATTIVISMO DEL LEGHISTA E’ DURATO POCHE ORE
Forse un fuoco di paglia. L’attivismo del ministero dello Sviluppo economico a guida Giancarlo
Giorgetti sul fronte delle crisi industriali è durato una manciata di ore, quelle dell’incontro con i lavoratori della Whirlpool che manifestavano sotto le finestre del Mise nel giorno della fiducia a Mario Draghi e, all’indomani, la riunione sul caso Ilva.
Poi più nulla, al di là delle interlocuzioni politiche con il resto del governo sul caso Alitalia che, però, è vicenda trasversale a più ministeri e non riguarda propriamente l’industria manifatturiera nazionale.
Dal suo insediamento Giorgetti ha collezionato sul tavolo, senza inviare alcuna risposta, almeno otto lettere dei sindacati metalmeccanici che chiedono incontri urgenti su altrettante emergenze: Blutec (la ex Fiat di Termini Imerese in Sicilia), la ligure Piaggio Aerospace, la piemontese Officine Meccaniche Cerutti, Italcomp (ex Embraco di Torino e Acc di Belluno), Jsw Piombino, Ast Terni e, ovviamente, Ilva e Whirlpool Napoli. Gli operai della Bekaert di Figline Valdarno, invece, hanno scritto direttamente a Draghi e al presidente Mattarella.
Altre richieste arriveranno al Mise nei prossimi giorni, perchè il drammatico protrarsi della pandemia sta aggravando crisi industriali che si trascinano ormai da anni senza che l’alternarsi dei governi abbia prefigurato prospettive di sopravvivenza e rilancio plausibili. La sottosegretaria uscente, Alessandra Todde (M5S), ha ostentato la riduzione da 150 a un centinaio dei tavoli di crisi, ma certo andrebbe capito cosa significhi davvero la chiusura di un tavolo, considerando oltretutto che molti si sono magari riuniti solo un paio di volte per poi eclissarsi insieme alle relative aziende.
La stessa Todde è rimasta al dicastero di via Veneto con il nuovo esecutivo, ma è stata promossa viceministro ed è possibile che la sua precedente delega sulle crisi industriali finisca nelle mani di Anna Ascani (Pd): prospettiva legata alle dinamiche di pesi e contrappesi nella larghissima maggioranza del governo Draghi, ma poco comprensibile se si considera che proprio la Todde ha seguito negli ultimi mesi buona parte dei tavoli sulle fabbriche.
Un attivismo, quello dell’esponente pentastellata, indotto dal progressivo disgregarsi della struttura che al Mise seguiva le crisi industriali, passata dalla storica task force guidata da Giampiero Castano al vuoto scavato durante le due stagioni del ministero con targa M5S (Luigi Di Maio prima e Stefano Patuanelli poi). Il vuoto spicca ancora di più dal momento che il Mise ha perso anche la competenza sull’energia, passata al ministero della Transizione ecologica.
Giorgetti sta preparando il provvedimento per l’assegnazione delle deleghe a sottosegretari e viceministri, che dovrebbe anche sancire la ricostruzione della struttura di coordinamento dei tavoli di crisi. Il ministro, comunque, avocherebbe a sè la gestione dei casi Ilva e Alitalia, e le questioni legate alla tv
Intanto, alcune delle richieste di convocazione urgente inevase potrebbero trasformarsi in proteste sotto il Mise. Si moltiplicano, infatti, i presidi ai cancelli delle fabbriche, con gli operai che annunciano trasferte a Roma.
È così a Termini Imerese, dove quasi mille lavoratori (tra diretti e indotto) della Blutec attendono risposte dal governo sul piano di reindustrializzazione proposto dal consorzio Smart City Group, mentre si esauriscono gli ammortizzatori sociali e Amazon si affaccia per un eventuale acquisto del terreno della fabbrica. A Terni c’è grande incertezza per il destino della Acciai Speciali messa in vendita da Thyssenkrupp.
A Piombino non decolla il rilancio dell’acciaieria targato Jindal e con la prospettiva, analoga a quella dell’Ilva, di un intervento pubblico di Invitalia. E oltre alle lettere sindacali, un nono appello a Giorgetti arriva da un’azienda, la SiderAlloys, che nel Sulcis sta provando a far ripartire l’unica fabbrica italiana di alluminio primario, la ex Alcoa.
(da agenzie)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
LA PARLAMENTARE DEL PD ERA STATA SOMMERSA DI INSULTI SESSISTI DA UN ESPONENTE DI FDI
L’esponente Dem Alessia Morani querelerà l’esponente marchigiano di Fdi che su Facebook ha incitato a insultarla, con l’intenzione di donare l’eventuale risarcimento a un centro anti violenza.
Lo ha annunciato, in un’intervista al ‘Corriere adriatico’, la deputata del Pd. Ieri la Morani aveva denunciato gli insulti ricevuti a decine, a seguito del post in cui Arcangeli, esponente pesarese di Fratelli d’Italia, il quale incitava i suoi followers ad “aiutarlo” ad insultarla poichè aveva “finito gli aggettivi dispregiativi”
La parlamentare Dem chiedeva anche l’intervento di Giorgia Meloni, che ieri sera ha annunciato provvedimenti contro Arcangeli.
Morani ringrazia la leader di Fdi “per la sua solidarietà ” e “una presa di posizione forte ed inequivocabile”.
Ma non chiude così la questione. “Presenterò una querela contro Arcangeli – spiega al Corriere adriatico – perchè non si può tollerare tutto. Ovviamente in caso di risarcimento, vorrei devolverlo interamente al centro antiviolenza ‘Parla con noi’ del Comune di Pesaro
Sappiamo che la violenza sulle donne molto spesso inizia dagli insulti e dalle vessazioni. Posso accettare le critiche politiche, ma questi sono stati insulti gratuiti e sessisti che avevano come obiettivo scatenare altre reazioni e altre offese. Ci deve essere un limite”.
(da Globalist)
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Marzo 14th, 2021 Riccardo Fucile
“CI SONO REGIONI COME LA LOMBARDIA DOVE CONTINUANO A FARE DANNI”
Lombardia che dovrà tornare in zona rossa assieme a due terzi del paese e Salvini, parafrasando Conte, aveva chiesto agli italiani di “stringere i denti ora per rinascere ad aprile”.
Il portavoce di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni ha attaccato le parole del segretario della Lega, attaccando il famigerato e fallimentare sistema lombardo della sanità , che è stato capace di creare soltanto danni, non avendo arginato il virus fin dall’inizio.
“Caro Salvini il nostro Paese e gli italiani dovranno stringere i denti nel mese di marzo non solo perchè la pandemia non si ferma, ma perchè ci sono stati politici che per mesi hanno sproloquiato contro il rigore delle misure di prudenza e sul riaprire tutto mentre strizzavano l’occhio ai nomask”
“Dovranno stringere i denti -conclude il leader di Sinistra Italiana- perchè ci sono giunte regionali come la Lombardia che continuano a fare pasticci e disastri sulla pelle delle persone, perchè ci sono stati commissari alla sanità come quello indicato dalla Lega in Molise che per anni si sono dimostrati incapaci di lavorare per il bene pubblico. Salvini cerca di nascondere la verità , ma è questa, semplicemente questa”.
(da agenzie)
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