Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
“OCCORRE LIMITARE RESPONSABILITA’ A COLPA GRAVE”
“Ho ricevuto tramite l’Ordine dei medici l’invito a iscrivermi alle liste dei vaccinatori. Dopo che i colleghi siciliani sono stati indagati per la morte di due persone dopo il vaccino credo che passerò, grazie. Buoni ma non scemi”.
È il testo di un tweet che un medico scriveva il 12 marzo. Il giorno in cui la procura di Siracusa, tra le altre, iniziava ad indagare sulla morte di un militare, avvenuta qualche ora dopo la somministrazione del vaccino di Astrazeneca. Nel caso specifico ancora non sono stati resi noti i risultati dell’autopsia, che chiarirà se c’è un qualche nesso tra la somministrazione e il decesso.
Nesso che in altri due casi non dissimili, in Sicilia e in Campania, è stato escluso a un primo esame autoptico. Nell’attesa che il tutto venga chiarito – e mentre, lo ricordiamo, l’Aifa sottolinea che Astrazeneca è un prodotto sicuro, che non c’è nulla da temere e non ci sono motivi per rifiutare il vaccino – si ripropone il tema dello scudo penale per i sanitari in tempi di emergenza.
E se pochi mesi fa la questione riguardava i medici che avevano operato nei reparti Covid, oggi si chiede di tutelare i sanitari che praticano le iniezioni che aiuteranno il Paese a sconfiggere il virus.
Il rischio, tra l’altro, è che alcuni di loro, spaventati dall’idea di poter essere indagati indipendentemente dalle dinamiche degli eventi vagliati dagli inquirenti, e nel timore di dover affrontare uno o più processi, rinuncino all’incarico. Decidano di non entrare nell’ “esercito dei vaccinatori”, contribuendo, loro malgrado, a rallentare la campagna di immunizzazione.
L’allarme è stato lanciato da Filippo Anelli, il presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e odontoiatri: “Molti colleghi sono spaventati da quello che è successo in Sicilia. La magistratura fa il suo doveroso lavoro e sono ‘atti dovuti’ ma serve mettere in serenità gli operatori e pensare a “una sorta di ‘scudo penale’, un intervento legislativo idoneo, senza sconvolgere i nostri principi democratici, per dare in un questa fase emergenziale la possibilità al medico di potersi esimere dai problemi di carattere colposo”, ha detto all’Ansa
Ma come dovrebbe essere declinata una eventuale norma? Cristiano Cupelli, professore di Diritto penale all’Università di Tor Vergata, ha sul tema le idee precise. Non apprezza l’espressione “scudo penale”, parla piuttosto di “una norma di garanzia per tutelare chi – in questa fase critica – sta operandosi, in condizioni critiche e di estrema difficoltà , per tutelare la salute pubblica”.
Senza una legge che tuteli i sanitari, sottolinea Cupelli parlando con HuffPost, c’è il rischio di “medicina difensiva”, anche in sede di vaccinazione: “In buona sostanza, i medici, preoccupati dal rischio di indagini connesse ad eventi avversi sostanzialmente imprevedibili (e a loro dunque, allo stato, non imputabili), accompagnate dal frastuono mediatico e da un eccesso di allarmismo, ben potrebbero scegliere, nei pochi minuti che hanno a disposizione per la l’anamnesi che precede la somministrazione del vaccino, di astenersi o di rimandare a casa chi sta per vaccinarsi ed è indeciso o non è in grado di ricostruire e valutare adeguatamente il proprio quadro clinico”.
Con il risultato di posticipare l’immunizzazione di un numero di soggetti che potrebbe essere piuttosto corposo.
Per limitare questo fenomeno, che sarebbe devastante nel momento in cui il vaccino è l’arma più potente che abbiamo per sconfiggere il virus, la soluzione potrebbe essere ridurre i casi in cui il medico è penalmente perseguibile.
Creare cioè, continua Cupelli, “una norma che limiti la responsabilità alla sola colpa grave e che, nel definirla, dia un peso decisivo al fattore contestuale; un intervento di natura sostanziale, volto a offrire alla magistratura i necessari strumenti per escludere il rilievo penale di determinate condotte ed operare più agevolmente — dopo — sul piano processuale”.
Ma cosa si intende per colpa grave? In riferimento alla vaccinazione si possono fare due esempi: un errore grossolano del medico nella fase di valutazione della situazione clinica manifestamente critica è incompatibile con la profilassi del paziente o un errore materiale al momento dell’inoculazione del farmaco. “In questi casi – conclude Cupelli – la colpa potrebbe essere evidente”.
Nella corsa all’immunizzazione di massa il no dei medici a diventare vaccinatori per paura di eventuali conseguenze penali potrebbe essere l’ennesimo intoppo. La politica dovrà valutare se correre il rischio o provare, nei limiti della legge, a correre ai ripari.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
DIFFICILE GESTIRE PEGGIO DI TUTTO QUANTO E’ RUOTATO FIN DALL’INIZIO SU QUESTO VACCINO
Fin dall’inizio dell’iter di approvazione, la confusione determinata dai continui ripensamenti
sull’impiego è stata deviante.
Cambiando idea ogni tre giorni hanno reso noto prima che Astrazeneca era indicato per gli under 55; poi hanno esteso fino a 65 ma con dei paletti; infine è stato dichiarato un vaccino buono per tutta la popolazione.
Ad assistere a questo ballo di opinioni cangianti, un’opinione pubblica mai così informata come in questa fase della pandemia.
I regolatori e i decisori non hanno fatto i conti con una cosa elementare: le persone vivono uno stato ormai di disperazione, palese o latente, l’umanità sta subendo una prova durissima, ha paura del virus e delle sue conseguenze, sulla salute e sull’economia.
Da un anno viviamo in un terribile incubo, col pensiero della morte, della povertà . In un mondo che senza abbracci e senza feste, senza cinema e teatro, senza la folla al centro commerciale, non riconosciamo più.
Tutti abbiamo guardato e guardiamo ancora al vaccino come l’unico modo per venire fuori da questo incubo, e oggi tutti sappiamo la differenza tra i vaccini da adenovirus e quelli mRNA. Anche chi prima non si preoccupava di queste cose, tutti hanno seguito con attenzione ogni passo, dalla ricerca all’introduzione sul mercato, le trattative, quanto costano.
L’opinione pubblica classifica facilmente le cose secondo gli strumenti forniti da cinquant’anni da marketing e pubblicità , e le troppe parole che AIFA e il Ministero della Salute hanno profuso su Astrazeneca hanno fatto trarre l’immodificabile ormai idea che Astrazeneca sia un vaccino di serie B.
Chi oggi titola che il Piano Vaccinale rischia di saltare sbaglia due volte: primo, un piano vaccinale continua a non esserci, c’è una nuova spinta verso la vaccinazione di massa ma al momento non c’è una logistica soddisfacente in ogni regione; il Piano Vaccinale basato su Astrazeneca è saltato nei fatti.
Non c’è margine di recupero di credibilità , e questo è accaduto per le troppe parole al vento. Oggi tutti i giornali riportano le parole di AIFA e del ministro Speranza che due giorni fa rassicuravano su Astrazeneca e a distanza di meno di 24 ore hanno sospeso la somministrazione. Le giustificazioni sono legittime, chi conosce i meccanismi lo sa. Ma nell’opinione pubblica non cambierà l’idea di una centrale di comando in confusione.
Sul piano della comunicazione, le future rassicurazioni non saranno sufficienti a riabilitare il vaccino perchè nessuno crederà a chi nell’ultimo mese ha detto tutto e il suo contrario.
Chi non rinuncerà al vaccino Astrazeneca non lo farà perchè rassicurato ma perchè ha più paura del virus che dell’arma per sconfiggerlo.
Mette nel conto che qualcuno dei tanti milioni di vaccinati può subire qualche effetto collaterale ma il vaccino lo vuole, lo pretende.
C’è invece chi si rinchiude ancora più impaurito, terrorizzato prima dal virus e ora dalle reazioni sospette, dai supplementi di indagine, dalle inchieste, dalle autopsie, tutte parole che su persone rese fragili da un anno di libertà condizionato sono terribili.
Questo il risultato di un vero e proprio cortocircuito in cui scienza e politica sono entrati in conflitto, con la prima totalmente subalterna alla seconda.
Qui non discutiamo se giusto o meno, ma che la determina e la circolare su Astrazeneca, e prima sui monoclonali, siano stati infine firmate dal ministro Speranza in persona e non siano venute fuori dall’Agenzia Italiana del Farmaco, è un dato irreale per chi ha costruito l’indipendenza dell’Agenzia e un segno di grave difficoltà nei rapporti tra controllore e vigilato. Una risposta fragile nei tempi del forse definitivo, culla di ogni paura di assumere decisioni.
A questo punto il premier Draghi ha un compito in più, difficilissimo. Sostituire in gran parte le fiale di Astrazeneca con gli altri vaccini è un compito titanico, almeno sul breve periodo. È un’impresa titanica, ma possibile. A patto di avere idee chiare e persone capaci di portarle avanti con coraggio.
(da “Huffingtonpost”)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
DAI 15 EURO DELL’EMILIA-ROMAGNA A 45 EURO DEL PIEMONTE
A differenza di quanto accaduto con le mascherine, gli accordi sui prezzi i tamponi antigenici sono stati lasciati in capo alle singole Regioni
Da Nord a Sud, l’Italia si divide sui tamponi antigenici.
Diventati cruciali dopo il via libera del Ministero della Salute il 29 settembre 2020 — che ne ha autorizzato l’uso anche al di fuori degli aeroporti — a oggi non tutte le amministrazioni hanno ancora stipulato accordi per calmierare i prezzi o per renderli accessibili ai cittadini nelle farmacie.
Come specificato a Open da Invitalia (l’agenzia nazionale gestita da Domenico Arcuri, ex super commissario all’emergenza Covid), gli accordi sui prezzi sono stati lasciati in capo alle singole giunte — anche, e soprattutto, a causa degli equilibri già delicati tra potere regionale e statale sul settore della sanità .
Il tampone rapido — meno sensibile di quello molecolare, ma estremamente più veloce — si è pian piano imposto come sistema privilegiato per il controllo dei casi positivi in molti territori, tanto che a inizio gennaio il Ministero ha deciso di inserirli nel conteggio giornaliero dei tamponi nei bollettini.
Ma da settembre a oggi, la fotografia del Paese appare disomogenea: ad aver stipulato accordi con Federfarma sono solo alcune Regioni, e non tutte hanno stabilito dei prezzi massimi per frenare la deriva privatista. Altre ancora, invece, hanno scelto di renderli gratuiti ma di riservarli solo ad alcune categorie specifiche.
Gli accordi delle Regioni con le aziende
Lazio
La Regione Lazio ha raggiunto l’accordo sui prezzi dei privati lo scorso novembre con l’Associazione di Categoria Farmacie Convenzionate. Stando a quanto stabilito, le farmacie che aderiscono alla campagna di tracciamento possono eseguire i test al prezzo di massimo 22 euro
Lombardia
L’accordo nelle farmacie lombarde è arrivata solamente a inizio febbraio. La Regione ha firmato un accordo tra Federfarma Lombardia, Assofarm Conservizi Lombardia e la Federazione regionale Ordini dei Farmacisti. Come spiegato in una nota, la Regione riconoscerà alle farmacie 12 euro, iva esclusa, per ogni test rapido effettuato — cifra che comprende «i costi per l’approvvigionamento dei materiali di consumo, dei dispositivi di protezione individuale e della remunerazione del servizio». Attualmente il costo per i cittadini è fissato a 30 euro.
Piemonte
In un comunicato stampa del 26 ottobre, la Regione Piemonte ha fatto sapere che il test rapido prenotato in farmacia può costare al massimo «fra i 30 e i 45 euro».
Emilia-Romagna
A partire dal 4 febbraio, in Emilia-Romagna «tutti i cittadini iscritti al sistema di assistenza sanitaria regionale possono effettuare nelle farmacie convenzionate dell’Emilia-Romagna il test antigenico al prezzo calmierato di 15 euro». Il costo è stato deciso in accordo con la rete delle farmacie territoriali e le associazioni Federfarma, Assofarm, Farmacieunite e Ascomfarma
Marche
Costa 18 euro un test antigenico nelle farmacie delle Marche: in Regione l’accordo è stato stipulato con Federfarma lo scorso 22 marzo. In quella data, ad aderire erano state 60 farmacie
Campania
In accordo con FederFarma, la Regione Campania ha stabilito a dicembre che il prezzo del test antigienico nelle farmacie non potrà essere superiore ai 22 euro e che l’acquisto dei test e «di tutte le attrezzature ed il materiale di consumo necessario all’esecuzione dello stesso» è a carico delle farmacie
Veneto
Grandi sostenitori del test rapido, in Veneto si è proceduto per primi ad accordarsi per distribuire il servizio nelle farmacie. La delibera regionale è stata firmata lo scorso 16 settembre e prevede un costo di 30 euro. Per quanto riguarda l’accordo con le farmacie, l’intesa è stata firmata lo scorso 8 febbraio con Federfarma Veneto.
Puglia
Costa massimo 20 euro un test rapido in Puglia. L’accordo, stilato con Federfarma, Assofarm e Ordini provinciali dei farmacisti, è stato chiuso lo scorso primo febbraio.
Umbria
L’accordo tra Regione Umbria e Federfarma è arrivato lo scorso gennaio e ha stabilito un prezzo calmierato nelle farmacie di massimo 22 euro. Alcuni punti, inoltre, offrono il servizio gratuitamente a studenti e personale docente.
Sardegna
Con una delibera dell’8 ottobre, il presidente Christian Solinas si era mosso fin da subito per fissare il prezzo a 17,97 euro. A metà novembre era poi arrivato l’accordo tra Assessorato alla sanità , Azienda Tutela Salute (ATS) e Federfarma Sardegna per distribuirli anche in farmacia.
Friuli Venezia Giulia
Lo scorso 2 febbraio la regione di Massimiliano Fedriga ha firmato il protocollo che permette alle farmacie aderenti (oltre 400 su tutto il territorio) di effettuare test rapidi. Il prezzo calmierato è di 26 euro. L’unica condizione è quella di non manifestare i sintomi del Covid e di non essere stati in contatto stretto nelle precedenti 48 ore con un positivo.
Provincia autonoma di Trento
La provincia autonoma di Trento ha aperto ai test rapidi a pagamento nelle farmacie per i cittadini asintomatici lo scorso 22 gennaio. Il prezzo calmierato è stato stabilito sui 30 euro.
Il caso Sicilia
Non c’è ancora un accordo ufficiale con le farmacie (come confermano da Federfarma Palermo, «è tutto fermo da un mese»), ma la Regione si era comunque mossa per calmierare il prezzo nei laboratori a 15 euro — uno dei più bassi d’Italia. Talmente basso che l’Ordine Nazionale dei Biologi si era opposto definendolo «inadeguato e diseconomico», poichè «il test viene già venduto dai fornitori ai laboratori di analisi a circa 10 euro, e a quelli vanno aggiunte anche tutte le altre spese per la obbligatoria messa in sicurezza e sanificazione dei locali». Il Tar ha accolto il ricordo dell’Ordine, ma la giunta ha annunciato di voler continuare su quella strada
Le altre Regioni
Negli altri territori è comunque possibile fare il test, ma non è detto che lo si trovi nelle farmacie (potrebbe non essere ancora stato stipulato l’accordo con le associazioni di categoria, come nel caso della Sicilia) o a prezzi bassi. In Alto Adige, ad esempio, le farmacie e le cliniche private offrono il servizio, ma i prezzi vanno dai 35 ai 50 euro. La Toscana, al contrario, ha optato per lo screening gratuito e rapido nelle farmacie riservato unicamente a studenti, ai loro familiari e al personale scolastico. In Basilicata, Abruzzo, Calabria, Liguria e Molise invece, non si è ancora arrivati a una quadra: la linea resta quella dell’autunno, e cioè di utilizzarli per gli screening di massa laddove necessario e di coinvolgere unicamente i laboratori.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
I POSTI LETTO ORDINARI SONO AL 39%… TREDICI REGIONI HANNO SUPERATO LA SOGLIA CRITICA
Continua a crescere in tutto il paese l’occupazione dei posti letto di terapia intensiva: secondo l’ultimo monitoraggio dell’Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali) aggiornato al 15 marzo, si attesta ora al 35%, segnando un aumento del 4% rispetto al 9 marzo, in cui si era superata la soglia critica del 30%, arrivando al 31%. Vicina alla soglia critica del 40% l’occupazione dei letti dei reparti di area non critica di pneumologia, malattie infettive e medicina generale: a livello nazionale è del 39%, registrando una crescita del 4% rispetto al 9 marzo.
Sono 13 (2 in più rispetto al 9 marzo) le regioni che superano la soglia del 30%: Abruzzo (40%), Emilia Romagna (49%), Friuli Venezia Giulia (40%), Lazio (31%), Lombardia (51%), Marche (57%), Molise (51%), Provincia autonoma di Bolzano (33%), Provincia autonoma di Trento (53%), Piemonte (44%), Puglia (33%), Toscana (40%) e Umbria (53%).
Aumentano di 2, arrivando così a 9, le regioni sopra la soglia del 40% nei reparti di malattie infettive, pneumologia e medicina generale. Sono Abruzzo (46%), Emilia Romagna (53%), Friuli Venezia Giulia (42%), Lombardia (49%), Molise (46%), Piemonte (53%), Puglia (42%) e Toscana (48%).
Le situazioni migliori si hanno invece in Sardegna, forte della sua zona bianca (13% in terapia intensiva e 11% nei reparti di area non critica), Sicilia (13% e 19%) e Val d’Aosta (15% e 7%).
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
JOVANA KUZMAN: “VIVO IN ITALIA DA QUANDO AVEVO 3 ANNI, PARLO ITALIANO, HO STUDIATO IN ITALIA, RISPETTO LE LEGGI, MA GRAZIE A SALVINI NON POSSO ESSERE UNA CITTADINA ITALIANA, QUANDO DEVO ANCORA ASPETTARE?”
Jovana Kuzman, rappresentante del Movimento Italiani senza cittadinanza, ha commentato le
parole del neo-segretario del Pd Letta, che nel suo primo discorso ha ripreso il tema dello ius soli: “Lo ius soli va riportato al centro del dibattito e le parole di Enrico Letta sono molto importanti. Ma, per favore, non restiamo aggrappati alle formule… l’impegno deve essere piuttosto indirizzato nel formulare una nuova legge, che sia innanzitutto giusta, che non lasci attendere 18 anni per chi nasce in Italia, a tutela di chi cresce e studia in questo Paese, a cominciare dal tema del reddito”.
“Già nel 2013, Letta ebbe un ruolo fondamentale: grazie al ‘decreto del fare’ ha reso molto più facile per gli stranieri nati in Italia l’accesso alla cittadinanza”, ha ricordato Kuzman.
Poi attacca: “Ai politici che affermano che il tema non è una priorità , rispondo che anche quando non c’era la pandemia, ci dicevano che lo ius soli non lo era. Quanto dobbiamo aspettare ancora perchè diventi una priorità ? Le nostre vite sono in pausa”.
“La pandemia non deve essere una scusa per bloccare uno Stato. L’Italia – aggiunge l’attivista – deve esigere di essere un paese migliore: che tutti i problemi allora vengano ascoltati, altrimenti quelle parole spesso pronunciate nei salotti televisivi, ‘non dobbiamo lasciare nessuno indietro’, restano vuote. Perchè noi, in realtà , continuiamo ad essere lasciati indietro”.
Kuzman è nata in Serbia nel 1997 ed è arrivata in Italia nel 2000, a soli 3 anni. Ha frequentato le scuole italiane, ha studiato la storia, la letteratura e la cultura italiane, parla in italiano perchè è la sua lingua fin da quando ha 3 anni di vita.
Eppure, secondo il ‘decreto Salvini’, Kuzman non ha diritto a diventare cittadina italiana: “Molti di noi sono stati vittime di quel decreto. Una attesa assurda per una pratica. Io mi sento sia italiana che serba, ma tutti i miei ricordi sono legati a questo paese che mi ha accolta che avevo due anni e mezzo. Quindi è l’Italia la mia prima casa”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
IN REALTA’ SI TRATTA DI CASI “SOSPETTI” E NON PROVATI, MA OCCORRE ARRIVARE A UNA CONCLUSIONE: C’E’ O NO UNA CORRELAZIONE CON I VACCINI ASTRAZENICA?
Si continua a parlare di vaccini anti-Covid19.
Il 13 marzo 2021 viene pubblicato su Affaritaliani.it un articolo dal titolo Reazioni ai vaccini, dati governo inglese. 502 morti, 87387 reazioni, 43 ciechi riportante un documento pubblico del Regno Unito
Abbiamo spesso trattato l’argomento delle segnalazioni di reazioni avverse e le metodologie utilizzate in Italia dalla nostra farmacovigilanza, una situazione simile a quella che avviene nel Regno Unito e in altri Paesi.
Queste, infatti, non sono provate e classificate come sospette, ma pur sempre utili per valutare eventuali indagini o interventi. Lo stesso governo, sul sito istituzionale, spiega come leggere i dati del report: le segnalazioni ricevute non sono provate e le sospette reazioni potrebbero derivare da altri eventi e non dai vaccini.
Il report pubblicato e continuamente aggiornato della sanità britannica sui vaccini anti-Covid19 riporta solo dei sospetti eventi avversi, proprio come avviene nell’ambito della farmacovigilanza in Italia,
Chi ha condiviso gli screenshot del documento britannico e chi ne ha parlato ha omesso la prima pagina su cui leggiamo «All UK spontaneous reports received between 9/12/20 and 28/02/21».
Il documento «Yellow Card reporting» viene spiegato in una sezione apposita del governo britannico dove leggiamo che si tratta di segnalazioni di «suspected reactions», ossia «sospette reazioni»:
Lo stesso governo britannico spiega che queste segnalazioni, come avviene in Italia, non sono affatto provate e alcuni degli eventi potrebbero essere stati causati da altri eventi e non dalle vaccinazioni. Questo non viene spiegato nell’articolo di Affaritaliani in un primo momento, bensì in un secondo (!). Cliccando sul link in fondo all’articolo si approda sulla seconda pagina dello stesso dove leggiamo:
L’aumento del numero di segnalazioni riflette l’aumento della diffusione del vaccino con l’apertura di nuovi centri di vaccinazione in tutto il Regno Unito. Per il governo inglese il numero e la natura delle sospette reazioni avverse segnalate finora non sono insolite rispetto ad altri tipi di vaccini utilizzati di routine. L’esperienza complessiva in materia di sicurezza con entrambi i vaccini è per quanto attesa dagli studi clinici. Sulla base dell’esperienza attuale, i benefici sono superiori alle complicanze. Come con tutti i vaccini e medicinali, la sicurezza dei vaccini Covid-19 viene continuamente monitorata
Conclusioni
I dati pubblicati dalla farmacovigilanza britannica non sono affatto provati, lo riporta lo stesso governo spiegando il contenuto del report.
Pertanto, non è possibile affermare in alcun modo e con certezza che vi siano stati 502 decessi da vaccino anti Covid19 nel Regno Unito.
Sarebbe opportuno che arrivassero risposte certe sui “potenziali casi sospetti”, arrivando a delle conclusioni: sono o no riconducibili alla vaccinazione?
Continuando a definirli solo sospetti non giova a nessuno
(da Open)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
IL MINISTERO AVEVA PRESENTATO RICORSO, IL MONUMENTO NAZIONALE NON RIMARRA’ NELLE MANI DEI FONDAMENTALISTI
“Il Consiglio di Stato ha deciso. Il seguace di Bannon deve lasciare la splendida abbazia di Trisulti,
che non diventerà a questo punto la scuola dei sovranisti de noaltri, che ora al massimo potranno andare in qualche resort di Trump”.
Lo annuncia il segretario nazionale di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, che in questi anni ha supportato, con interrogazioni parlamentari e partecipando alle varie marce, la protesta delle comunità locali contro la decisione di affidare ad un’associazione legata a Bannon l’Abbazia di Trisulti in provincia di Frosinone, oggetto poi di inchieste giornalistiche e televisive.
Il ricorso al Consiglio di Stato era stato presentato dal Mibact all’indomani della sentenza con cui il Tar di Latina, accogliendo il ricorso della Dignitatis Humanae Institute, aveva deciso di lasciare il monumento nazionale in provincia di Frosinone nelle mani dell’associazione fondamentalista cattolica che rappresenta il braccio politico italiano di Steve Bannon.
Il britannico Benjamin Harnwell, al timone della Dignitas, dopo aver ottenuto l’utilizzo della certosa per diciannove anni, a dicembre 2019 si era visto recapitare una lettera dal dicastero retto dal ministro Dario Franceschini con cui gli veniva ordinato di lasciare il monastero di Collepardo a lungo gestito dai monaci cistercensi “libero da persone e beni”. Tutto dopo che solo due anni prima ne aveva ottenuta la gestione rispondendo proprio a un bando messo a punto da Franceschini.
“Ora finalmente le comunità locali, le associazioni del territorio e lo Stato – prosegue il parlamentare della sinistra – potranno valorizzare questo splendido tesoro del passato nell’interesse della collettività . Grazie a coloro che non si sono arresi in questi anni, al cui fianco abbiamo combattuto in questi anni, in Parlamento e nelle strade di fronte ad un’associazione che non aveva i requisiti per poter prendere possesso di un tale bene. Sono loro che oggi vincono questa battaglia riaffermando la centralità del bene comune e della legalità ”.
“Ora mi aspetto – conclude Fratoianni – che si faccia luce sui troppi aspetti oscuri della vicenda. Intanto festeggiamo.”
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
“SONO SORVEGLIATO A VISTA”
«Un campo di concentramento a 100 chilometri da Mosca». Così Alexei Navalny definisce il luogo in cui è recluso. L’oppositore di Vladimir Putin deve scontare due anni e otto mesi di carcere per una condanna del 2014.
«Devo ammettere che il sistema carcerario russo è riuscito a sorprendermi. Non potevo immaginare che fosse possibile organizzare un vero campo di concentramento a 100 chilometri da Mosca», scrive Navalny su Instagram pubblicando una sua foto col cranio rasato.
Navalny non denuncia maltrattamenti. Anzi spiega che le persone che lavorano nel carcere sono «amichevoli e cordiali». Il punto è «la routine, il quotidiano, l’osservanza letterale di regole infinite. Telecamere ovunque, tutti sono monitorati e alla minima infrazione viene fatta una denuncia».
Roba alla «1984 di Orwell, l’educazione attraverso la disumanizzazione», dice l’oppositore di Putin. «Ci sono anche momenti colorati nel bianco e nero della vita quotidiana. Per esempio, ho una targhetta e una foto sul petto, ed è sottolineata da una bella striscia rossa», prosegue. «Dopo tutto, sono incline alla fuga, ricordate? Di notte mi sveglio ogni ora per trovare un uomo accanto al mio letto. “Sono le 2 e 30, il detenuto Navalny è al suo posto”, dice. Dopo mi addormento di nuovo con il pensiero che ci sono delle persone che si ricordano di me e non mi perderanno mai. È bello, vero?».
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »
Marzo 15th, 2021 Riccardo Fucile
DECISIONE IN VIA PRECAUZIONALE DOPO CHE MOLTI ALTRI STATI EUROPEI AVEVANO DECISO IN TAL SENSO
Dopo la scelta della Germania, e di vari altri Paesi, arriva lo stop anche in Italia. 
L’Aifa ha deciso di estendere “in via del tutto precauzionale e temporanea, in attesa dei pronunciamenti dell’Ema”, il divieto di utilizzo del vaccino AstraZeneca Covid19 “su tutto il territorio nazionale”.
Tale decisione, spiega un comunicato dell’agenzia, “è stata assunta in linea con analoghi provvedimenti adottati da altri Paese europei. Ulteriori approfondimenti sono attualmente in corso”.
L’Aifa, “in coordinamento con Ema e gli altri Paesi europei, valuterà congiuntamente tutti gli eventi che sono stati segnalati a seguito della vaccinazione”.
Infine, l’Agenzia del Farmaco “renderà nota tempestivamente ogni ulteriore informazione che dovesse rendersi disponibile, incluse le ulteriori modalità di completamento del ciclo vaccinale per coloro che hanno già ricevuto la prima dose”.
(da agenzie)
argomento: denuncia | Commenta »