Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL SONDAGGIO DI PAGNONCELLI DIMOSTRA CHE IN DISCUSSIONE NON C’E’ LA VOLONTA’ DI VACCINARSI DEGLI ITALIANI, MA ESCLUSIVAMENTE IL VACCINO ANGLO-SVEDESE
Come andrà a finire lo sapremo ufficilamente domani quando EMA rilascerà il suo parere formale
dopo la sospensione temporanea del vaccino Astrazeneca, ma già si sa che prevarrà la ragion di Stato e si ricomincerà come se nulla fosse.
Ma come la pensano gli italiani sulla vicenda lo ha mostrato Nando Pagnoncelli ha stato mostrato ieri a DiMartedì.
La rilevazione chiede agli intervistati come si comporterebbero dopo le notizie relative alla sicurezza di Astrazeneca: ben il 44% degli italiani rifiuta l’idea di vaccinarsi con le dosi della casa farmaceutica interessata dalla sospensione.
Il 29% degli intervistati la pensa diversamente e correrebbe a farsi iniettare una fiala, indipendentemente dal marchio che c’è scritto sopra.
Infine il 13% non vuole farsi vaccinare in ogni caso.
Il che dimostra che gli Italiani non sono contrari al vaccino, visto che appena 13 italiani su 100 non intendono vaccinarsi, quota più bassa delle più pessimistiche previsioni, ma 44 su 100 non vogliono un vaccino che assicura un’efficacia contro la malattia di appena il 60% contro l’80% degli altri, a parte la vicenda dei morti presunti per trombosi connessi al vaccino e il mancato rispetto del contratto sulle dosi da cosegnare.
Poi ognuno è libero di fare il tifo per chi vuole, ma resta la domanda: “perchè dovrei vaccinarmi con Astrazenica che mi garantisce una copertura di appena il 60% e rischiare pure la pelle?”. Certo, i casi sono limitati, ma se fai parte di quella minima percentuale magari ti incazzeresti un po’.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
LA EX LEGHISTA CALENDA PRIMA FIRMA LA MOZIONE CONTRO IL GOVERNATORE, POI ACCETTA UN POSTO IN GIUNTA… UNA CONSIGLIERA DI FDI VOTA CONTRO UNA GIUNTA DOVE C’E’ UN ASSESSORE DEL SUO STESSO PARTITO
Nel caos sanitario e nel caos politico. Accade in Molise, dove il governatore Donato Toma, forzista, si ritrova con un avviso di sfratto sottoscritto da Pd, 5Stelle ma soprattutto da tre esponenti di centrodestra: l’ex governatore Michele Iorio e Aida Romagnuolo di Fratelli d’Italia e da Filomena Calenda, ex leghista.
Undici firme (su 21 consiglieri regionali) e il destino segnato per Toma. Ma a tarda sera ieri, la situazione si ribalta. Toma chiama l’assessore “esterno” alle politiche sociali, il leghista Michele Marone e gli dà il benservito.
Al suo posto entrerà una delle firmatarie della mozione di sfiducia, Filomena Calenda che infatti in un comunicato prontamente scrive: “Il presidente della giunta Donato Toma ha voluto fortemente la mia presenza in questo nuovo esecutivo…”.
La maggioranza sulla carta è salva. Ma il pasticciaccio brutto del Molise è ancora tutto da sbrogliare. Non solo perchè la Lega di Salvini, fatta brutalmente fuori dal governo regionale, dopo avere portato il 12% di consensi, difficilmente sarà disposta a soccombere.
Non solo perchè Giorgia Meloni si ritrova con un partito spaccato e che fa due parti in commedia: sfiducia una giunta in cui c’è pure un suo componente. Ma soprattutto perchè il Molise è al collasso dal punto di vista sanitario.
Vittorino Facciolla, consigliere regionale del Pd e anche segretario dem, dà i numeri drammatici della situazione: “La sanità regionale è al collasso, con la più alta percentuale d’Italia di terapie intensive impegnate, ben il 57%, con un numero spaventoso di deceduti, oltre 400, rispetto alla popolazione, con la più alta percentuale d’Italia di malati trasferiti in Rianimazione in ospedali di altre regioni, con un piano vaccinale in cui ci sono somministrazioni a soggetti che non si capisce quali diritti abbiano… e adesso il caos politico. Basta”.
Rincarano i 5Stelle: “Allo sfacelo della gestione della sanità regionale, alla totale assenza di programmazione, al clima di tensione crescente tra i cittadini ha contribuito anche l’inadeguatezza di Donato Toma. Inadeguatezza politica e tecnica visto il suo ruolo al vertice della Protezione civile”.
E fino a ieri l’ex governatore Iorio alla tv Telemolise dichiarava: “ La gestione della sanità è il motivo principale, se non esclusivo, che mi ha portato a firmare la mozione di sfiducia. C’è bisogno di cambiare passo, metodo e gestione di tutto quello che è avvenuto nell’emergenza Covid”.
Su questa stessa lunghezza d’onda anche la Calenda, che parlava in un post su Facebook: “Torniamo a casa prima che sia troppo tardi per guardarci allo specchio”.
Il Pd e i 5Stelle aspettano che la mozione di sfiducia a Toma sia mesa in calendario. La capogruppo dem in consiglio regionale aveva detto: “La disfatta politica del centrodestra è il primo barlume di speranza per il futuro del Molise. C’è ormai un cartellino rosso sulla gestione politica, amministrativa e sanitaria della maggioranza guidata da Toma”.
Rincara il leader di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni: “Il Molise soffre pesantemente il dilagare della seconda ondata di contagi da Covid: la crescita di contagi, ricoveri e decessi a causa è aggravata dalla preesistente condizione di crisi, funzionale ed economica, del servizio sanitario regionale”.
Dalla giunta regionale intanto una laconica dichiarazione: crisi risolta, Filomena Calenda in giunta. Ma in realtà il caos molisano è servito.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
PROVATE NELLE ELEZIONI LE INTERFERENZE RUSSE A FAVORE DI TRUMP: “LA RUSSIA PAGHERA’ UN PREZZO”… LA REAZIONE DI MOSCA: “UN ATTACCO A TUTTA LA RUSSIA”
Joe Biden ha detto in un’intervista tv di ritenere che Vladimir Putin sia un assassino. “Lei conosce Vladimir Putin. Pensa che sia un assassino?”, gli ha chiesto George Stephanopoulos di Abc. “Lo penso”, ha risposto il presidente americano, promettendo che il leader del Cremlino “pagherà un prezzo” per aver tentato di influenzare le elezioni presidenziali del 2020.
I commenti del capo della Casa Bianca arrivano all’indomani della diffusione del rapporto dell’intelligence Usa, secondo cui Putin autorizzò le operazioni per denigrare Biden e aiutare Donald Trump, minando la fiducia nel processo elettorale ed esacerbando le divisioni socio-politiche degli Stati Uniti. Biden ha ricordato che nella sua telefonata a fine gennaio aveva ammonito Putin su una possibile risposta americana per le interferenze nel voto. “Abbiamo avuto una lunga conversazione, lui ed io. Lo conosco relativamente bene”, ha raccontato. “Io conosco te e tu conosci me. Se stabilisco che è successo, sii preparato”, ha aggiunto.
Biden, che non ha precisato quale sarà il prezzo che Mosca dovrebbe pagare, ha ricordato anche di aver detto in precedenza a Putin di non pensare che abbia un’anima. “Si è voltato verso di me e mi ha detto ‘ci capiamo reciprocamente'”, ha aggiunto. Nonostante il suo giudizio, il presidente Usa ritiene possibile lavorare con la Russia su questioni che interessano gli Stati Uniti, come gli accordi sugli armamenti.
Le parole di Biden sono “un attacco ai russi” e una reazione “isterica dovuta all’impotenza” degli Stati Uniti. Lo ha scritto sul suo canale Telegram il presidente dalla Duma di Stato, la Camera bassa del Parlamento russo, Vyacheslav Volodin. “Biden ha insultato i cittadini del nostro Paese con la sua dichiarazione. Si tratta di isteria dovuta all’impotenza”, si legge nel post, “Putin è il nostro presidente, gli attacchi contro di lui sono attacchi alla Russia”.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
L’ISTITUTO PAUL EHRLICH DIMOSTRA COSA VUOL DIRE TRASPARENZA: “EFFETTO COLLATERALE SUPERIORE ALLA NORMA, IL LEGAME CON IL VACCINO NON E’ IMPLAUSIBILE”
Perchè la Germania ha bloccato il vaccino di AstraZeneca? La decisione di Berlino è arrivata lunedì un
po’ a sorpresa. Fino al weekend la posizione tedesca era stata quella di continuare a somministrare le dosi senza preoccuparsi troppo degli allarmi.
Le segnalazioni di qualche morte sospetta erano in arrivo da vari paesi d’Europa, Italia inclusa, ma restavano ancora poco circostanziate.
In un documento pubblicato dall’ente regolatorio tedesco, il Paul Ehrlich Institut, si ricostruiscono oggi le motivazioni di quella scelta. Il testo ha il formato delle faq: domande e risposte ed è un esempio comunicazione del rischio limpida e sincera.
Il Paul Ehrlich ammette cosa sa e cosa non sa. Spiega perchè ha deciso di fermarsi e approfondire la questione delle rare forme di trombosi concentrate fra le donne vaccinate giovani. Nell’ammettere che un problema su cui soffermarsi esiste, e nello spiegarne i dettagli, finisce con il guadagnare fiducia, anzichè spaventare.
Perchè lo stop ad AstraZeneca?
La vaccinazione è stata sospesa — è la risposta alla domanda iniziale — perchè la Germania ha registrato sette casi di una forma di trombosi grave ma rara: “Una trombosi venosa cerebrale associata a carenza di piastrine ed emorragie, avvenuta in coincidenza temporale con la somministrazione del vaccino di AstraZeneca. E’ una malattia grave e difficile da trattare. Delle sette persone colpite, tre sono decedute. Le persone coinvolte avevano un’età compresa tra 20 e 50 anni”. Sei dei sette pazienti sono donne. “Tutti i problemi — prosegue la faq — sono stati registrati tra 4 e 16 giorni dopo l’iniezione”.
Se nel complesso i casi di tutte le forme di trombosi avvenuti nella popolazione vaccinata sono confrontabili con quelli della popolazione generale, questa particolare forma di trombosi associata a carenza di piastrine non è in linea con la norma, spiega il Paul Ehrlich: “Il numero di questi casi avvenuti dopo la vaccinazione con AstraZeneca è superiore, in un modo che è statisticamente significativo, rispetto al numero di trombosi venose cerebrali che avvengono normalmente nella popolazione non vaccinata”.ù
Le analisi e le statistiche
Il Paul Ehrlich spiega di aver proceduto in questo modo: “Abbiamo messo a confronto i numeri che ci saremmo aspettati senza la vaccinazione in un periodo di 14 giorni con il numero dei casi che sono avvenuti dopo 1,6 milioni di somministrazioni con AstraZeneca in Germania. Avremmo dovuto aspettarci un caso, invece ne abbiamo registrati sette”. L’Istituto si pone poi il problema dell’età più colpita da questa malattia: “Che è giovane o di mezza età , diversa da quella ad alto rischio per il Covid”.
Passo successivo: il Paul Ehrlich ha consultato degli esperti di ematologia e trombosi: “Tutti hanno confermato che c’era un segnale visibile e che un legame con il vaccino non poteva essere escluso a priori. Dopo una considerazione complessiva di questi elementi, l’Istituto ha raccomandato la sospensione della campagna vaccinale con AstraZeneca in Germania in via precauzionale”.
Il confronto con la pillola anticoncezionale
La domanda successiva, nel documento, porta al confronto con la pillola anticoncezionale. “Anche lei può causare trombosi. Perchè allora ci preoccupiamo tanto del vaccino di AstraZeneca?”. La risposta tira in ballo la questione della consapevolezza e della comunicazione del rischio. “La possibilità di questo effetto collaterale — risponde il Paul Ehrlich — è nota nel caso della pillola”. E viene indicata all’interno del bugiardino.
“La pillola può essere venduta solo con la prescrizione del medico e ogni donna che la assume viene informata da lui del rischio. Per il vaccino di AstraZeneca invece abbiamo solo un sospetto di rischio, che non è menzionato fra le caratteristiche del prodotto”.
Se una quota di pericolosità esiste, aggiunge l’Istituto tedesco, è opportuno che l’Ema — l’Agenzia europea dei medicinali — lo accerti, che i singoli stati che usano il vaccino ne siano consapevoli e che la probabilità degli effetti collaterali sia soppesata con i benefici. E’ poi molto probabile che l’utilità del vaccino continui a superare i rischi, di fronte a una malattia cattiva come il Covid. “Ma dovrà essere l’Ema a stabilirlo”.
I rarissimi sintomi cui prestare attenzione
“Cosa deve fare chi ha già ricevuto il vaccino?” è la domanda. Non ci si deve preoccupare, tranquillizza il Paul Ehrlich, perchè l’effetto indesiderato è veramente molto ma molto raro. I sintomi cui prestare attenzione sono: “Malessere che dura più di quattro giorni dopo la somministrazione, con mal di testa severo e persistente e sanguinamento puntiforme”. In questo caso si consiglia di contattare il medico. Il mal di testa potrebbe essere sintomo di un trombo nel cervello. Il livido sottopelle con tanti puntini vicini è invece uno dei possibili segni della carenza di piastrine, che causa piccole emorragie.
La decisione finale, comunque, è demandata all’Ema. “che farà una valutazione complessiva del profilo rischio-beneficio e deciderà se mantenere la sua autorizzazione al vaccino. Un primo pronunciamento è previsto questa settimana”. L’Ema, che ha sede ad Amsterdam, è in riunione da oggi e dovrebbe fornire una comunicazione ufficiale domani, giovedì.
(da agenzie)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
OSPITE DI “FUORI DAL CORO” HA PERSO L’OCCASIONE DI NON CREARE ULTERIORE CONFUSIONE, ATTRIBUENDO A SPERANZA UNA FRASE CHE NON HA MAI DETTO
Giorgia Meloni ieri ospite di Fuori dal coro non ha perso occasione per creare ancora più confusione sulla
sospensione del vaccino Astrazeneca: la leader di Fratelli d’Italia infatti invece di ricordare quanto ribadito ieri da Ema, ovvero che i benefici della vaccinazione superano ampiamente gli svantaggi, ha preferito sobillare l’emotività di chi ha paura di vaccinarsi con Astrazeneca: “In tutta questa vicenda della campagna vaccinale c’è una grande assente, che è la trasparenza. Inutile dire alla gente che la costringi a vaccinarsi, che c’è l’obbligo vaccinale”. E qui già Meloni parte male. Non c’è nessun obbligo alla vaccinazione anti COVID.
Ma continuiamo: “Oggi mi sento dire da Roberto Speranza che adesso chi dovesse rifiutare Astrazeneca non avrà un altro vaccino” e ancora “Qui sfuggono le regole fondamentali del nostro ordinamento, le norme sul consenso informato dei medicinali dicono che se ti rifiuti di prendere un medicinale il medico TI DEVE DIRE quali sono gli altri che puoi prendere”.
Ti deve dire significa ti deve dare? Ecco. Giorgia gioca sul filo delle definizioni: tutto nasce da un retroscena de La Stampa che riporta una frase attribuita genericamente al ministero della Salute e mai ufficialmente confermata:
“Dopo la sospensiva decisa ieri dall’Aifa i «disertori» sono destinati ad aumentare. Per questo al ministero della Salute non intendono retrocedere di un millimetro dalla linea: «I vaccini non si scelgono, chi rifiuta quel tipo di antidoto si mette in coda alla fila»
Quella frase, che non trova riscontro in dichiarazioni ufficiali nelle agenzie, è però stata rapidamente abbinata da altri media a Speranza, che però non lo ha mai detto.
Quel concetto aveva in realtà un nome e cognome: lo aveva espresso il senatore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato qualche giorno fa ma in circostanze completamente diverse: l’assessore parlava quando ancora era stato bloccato un unico lotto. Ma nessuno, neanche all’epoca, diceva che chi rifiutava Astrazeneca non avrebbe avuto altro vaccino, ma che la sua lista d’attesa sarebbe cambiata.
Giorgia Meloni potrebbe evitare di generare altro panico ingiustificato?
(da “NextQuotidiano”)
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Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile
IL CONTRATTO DI GESTIONE DELLE PRENOTAZIONI INIZIALMENTE AFFIDATE AD ARIA SPA, MA ORA E’ STATA DIROTTATA A POSTE ITALIANE PERCHE’ FUNZIONAVA MALE, MA SI PAGA LO STESSO
Forse dopo la sospensione in tutta Italia del vaccino Astrazeneca la questione è passata un po’ in secondo
piano ma il flop della Lombardia per i ritardi nelle vaccinazioni non è ancora stato colmato da quando c’era ancora Gallera. L’arrivo di Bertolaso non ha cambiato le cose. Oggi La Stampa elabora un po’ di numeri per analizzare cosa è successo:
Ad oggi, delle 1.414.040 dosi consegnate, ne sono state somministrate 1.071.357, il 75,8 per cento. Nel Lazio è oltre l’83 per cento, lo stesso in Toscana, Emilia Romagna, Piemonte, Puglia e Campania.
La campagna vaccinale in Lombardia — la regione più popolosa d’Italia e anche la più colpita dal Covid con quasi 30 mila morti — procede non senza difficoltà . Il blocco di AstraZeneca ha stoppato le somministrazioni al personale sanitario, già partite in ritardo l’8 marzo, diverse settimane dopo altre regioni. Sono stati cancellati 33.500 appuntamenti, che verranno riprogrammati.
Le somministrazioni si sono fermate a 51.800 su una platea di circa 250 mila persone. E non va meglio alla categoria più colpita dal virus, quella degli over 80. Che in Lombardia sono circa 726 mila, di cui 58 mila già vaccinati nelle case di cura. Al 15 marzo, ultimo giorno disponibile, la Regione ha somministrato 222.201 dosi, tra prima e seconda, ai 592.198
Alla fine la Regione, ovvero Bertolaso e Moratti hanno fatto fuori la piattaforma di Aria SpA, la centrale unica di acquisti regionale per sostituirla con quella di Poste Italiane. Avvertendo che «i problemi continueranno ancora per qualche giorno, almeno fino a fine mese, quando sarà avvenuto il passaggio da Aria a Poste Italiane». La gestione di Aria è costata 22 milioni di euro: si tratta di un contratto ancora in essere valido fino a luglio.
(da agenzie)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
SI TRATTA DI UN SISTEMA EUROPEO DI ETICHETTATURA CHE SEGNALA LA PRESENZA DI ZUCCHERI, GRASSI E SALE NEI CIBI… APRITI CIELO, ARRIVANO I SOVRANISTI DELLA “DIETA MEDITERRANEA”
Può un consulente del Governo sostenere un appello pubblico che esprime una posizione
diametralmente opposta a quella del Governo per cui lavora?
È l’accusa piovuta sul consigliere del ministero della Salute Walter Ricciardi, finito al centro della polemica per il suo sostegno al sistema di etichettatura Nutriscore che rischia ora di lasciare una profonda ferita nel Governo Draghi.
C’è infatti la firma del professore dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, consulente sia di questo esecutivo sia del precedente, sotto l’appello di quasi 280 scienziati europei per l’introduzione nell’Ue del cosiddetto Nutriscore, un sistema di etichettatura dei cibi “a semaforo” proposto dalla Francia e supportata da Bruxelles ma fortemente osteggiato da alcuni Paesi, Italia in testa.
Al di là della disputa scientifica quello del consulente alla Salute è un appoggio dal tempismo beffardo visto che proprio oggi il ministro delle Politiche agricole alimentari Stefano Patuanelli è andato in Commissione Agricoltura alla Camera per illustrare le sue linee programmatiche senza peccare di chiarezza: “Il sistema a semaforo Nutriscore è inconcepibile, ingiustificato e inaccettabile. Il Nutriscore è un pericolo reale che potrebbe compromettere il sistema agroalimentare italiano”.
La posizione del consulente del ministero della Salute, nota da tempo, è diventata un caso nel Governo. Italia Viva, per voce della deputata Maria Chiara Gadda, ha attaccato: “Come può Ricciardi, consulente di Speranza, firmare un appello contro l’Italia e tacciare il governo di becero lobbismo?”.
Chi ci va giù ancora più duro è la Lega con Matteo Salvini che ha chiesto la testa dell’ex presidente dell’Iss: “Se è vero che il consulente del ministro della Salute Walter Ricciardi ha firmato un appello francese in favore del Nutriscore (con i “semafori” che penalizzano la dieta mediterranea). ”È grave”, gli fa eco Gian Marco Centinaio, sottosegretario leghista all’Agricoltura: “Così si accusano i ministri italiani di lobbismo”. E infatti è la verità .
“Tutte le opinioni personali sono rispettabili, ma la prudenza dovrebbe essere d’obbligo quando si riveste la carica di consigliere del ministro della Salute”, ha dichiarato Massimiliano Giansanti, presidente di Confagricoltura. “Il professor Ricciardi è senz’altro al corrente che l’Italia è assolutamente contraria al sistema Nutriscore perchè penalizza la dieta mediterranea”
“Bisogna fermare con urgenza l’attacco al prodotti alimentari nazionali perchè il rischio del via libera all’etichetta Nutriscore mette in pericolo 46,1 miliardi di esportazioni agroalimentari italiane del 2020”, ha aggiunto il presidente della Coldiretti Ettore Prandini.
Di cosa si tratta? Nel maggio 2020 Bruxelles ha annunciato per la fine del 2022 l’introduzione di un nuovo sistema di etichettatura nutrizionale obbligatoria nella parte anteriore delle confezioni per aiutare i consumatori nel compiere scelte alimentari sane. Da tempo sembra sia nato un largo consenso intorno alla proposta francese del Nutriscore, un sistema “a semaforo” che assegna un bollino dal verde al rosso in base alla presenza di zuccheri, grassi o sale nei cibi e già in uso in diversi Paesi europei. Facciamo qualche esempio: l’etichetta “nutri-score” assegna al parmigiano reggiano il bollino arancione (D): un giudizio critico, senza appello, che punta il dito sulla quantità assoluta di grassi presenti nell’alimento.
Per non parlare poi della mozzarella di bufala, o dell’olio extravergine di oliva, classificato anch’esso con il bollino arancione (D).
Dal canto suo l’Italia ha avanzato una proposta alternativa, il cosiddetto “sistema a batteria”, con cui viene rappresentata una batteria senza l’uso di colori che connotano il prodotto indicando al contempo sia la quantità esatta di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale sia la quantità di assunzione giornaliera raccomandata e da non superare.
(da “Huffingtonpost”)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
LE STRUTTURE SONO CALATE DA 8.145 A 5.482 FAVORENDO L’IRREGOLARITA’ E OSTACOLANDO L’INTEGRAZIONE
Ora c’è la controprova. I cosiddetti Decreti sicurezza del primo governo Conte hanno penalizzato
l’integrazione, colpito i modelli di accoglienza virtuosi, scaraventato nell’irregolarità decine di migliaia di richiedenti asilo.
Nel 2019 infatti sono stati oltre 46 mila i posti cancellati nel circuito dell’accoglienza. Di questi, 15 mila nelle strutture piccole diffuse sul territorio. Se nel 2018 più di un terzo dei comuni ospitava centri, l’anno dopo la percentuale era calata a meno di un quarto.
Il taglio della quota per ospite, poi, da 35 a 27 euro, ha ridotto l’investimento sull’integrazione, a partire dalla lingua.
È il quadro che emerge dal rapporto Una mappa dell’accoglienza – Centri d’Italia 2021, realizzato da Openpolis e ActionAid, che sarà presentato dopodomani.
Il dossier – che Avvenire è in grado di anticipare – offre la prima mappatura dei Centri di accoglienza straordinaria (Cas) gestiti dalle prefetture in Italia, nel corso del 2019, con dati ufficiali a livello provinciale e comunale, diversi dalle aggregazioni predisposte dal ministero dell’Interno. «Informazioni importanti e necessarie per un monitoraggio costante del sistema di accoglienza», scrivono gli analisti delle due ong. «Il Viminale però – affermano i ricercatori – continua a negare informazioni essenziali sulle attività di monitoraggio della gestione dei centri di accoglienza, svolte da ministero dell’Interno e prefetture».
Per questo ActionAid e Openpolis domani saranno in udienza al Tar del Lazio «per rivendicare il diritto a conoscere informazioni fondamentali per poter valutare le politiche in base agli effetti che producono».
Qual è l’obiettivo della ricerca? «Verificare quali controlli vengano effettuati e con quale frequenza, quali violazioni siano state riscontrate e di quale gravità », spiega Vittorio Alvino di Openpolis. «Quello che chiediamo al nuovo governo è di superare l’approccio emergenziale – afferma Fabrizio Coresi di ActionAid – per mettere da parte le strumentalizzazioni, orientando le scelte in ambito migratorio. E fare davvero dell’accoglienza pubblica e diffusa il sistema ordinario e principale, che è per le persone ospitate un diritto e per i territori ospitanti un’opportunità ».
I numeri dunque raccontano una realtà diversa dall'”invasione” sbandierata da certa propaganda ansiogena. La quota media di richiedenti asilo nei comuni con centri di accoglienza, in rapporto ai residenti, è dello 0,2%. Sicuramente maggiore l’impatto dei mega-centri. Ma il Conte I perseguiva la chiusura proprio delle piccole strutture, quelle a basso “impatto sociale”, che favoriscono l’integrazione degli ospiti nelle comunità locali. Il numero di comuni che ospitava strutture di accoglienza è diminuito in un anno, da 2.691 (il 33,8 dei comuni italiani) a 1.822 (il 23%), con un taglio del 32,3%.
I tagli economici dei Decreti sicurezza hanno impedito in molti centri la presenza di mediatori culturali, psicologi, formatori professionali, mettendo gravemente a rischio l’integrazione
In un anno il numero di strutture di accoglienza è calato da 8.145 a 5.482. E a chiudere i battenti sono state soprattutto quelle con pochi ospiti, massimo 20: ben 15.482 posti in meno su 49.487. Nei centri medi c’è stata una riduzione di 11.619 posti, di 14.502 in quelli grandi, di 4.748 nei centri molto grandi. Un colpo di scure che in un anno ha fatto scomparire 46.351 posti: da 107.463 a 67.036. Non va dimenticato che gli stranieri espulsi dal circuito di accoglienza, come i titolari di protezione umanitaria, dopo la cancellazione di questo status, non sono stati rimpatriati, ma trasformati di fatto in irregolari.
A chiudere molti centri piccoli è stato il taglio delle quote per il mantenimento: da 35 a 27 euro al giorno. Meno pesante il taglio per i grandi centri, da 35 a 29 euro, sopravvissuti grazie a economie di scala che abbattono i costi. L’apparente risparmio che ha colpito i percorsi di integrazione (lingua, formazione al lavoro) però «si traduce in un costo netto in parte quantificato dall’Anci con un rincaro annuo di 280 milioni per gli enti locali».
(da Avvenire)
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Marzo 16th, 2021 Riccardo Fucile
INVECE DI FAR RAGIONARE CHI LO LEGGE, RIESCE AD ATTACCARE L’EUROPA, SVICOLARE SULLA PRODUZIONE DEI VACCINI IN ITALIA E SPONSORIZZARE SPUTNIK
La decisione da parte di AIFA di sospendere temporaneamente il vaccino Astrazeneca in Italia, a poche ore dalla rassicurazione sulla sua sicurezza, ha sicuramente generato confusione e sconcerto in larga parte degli italiani: un corto circuito nella comunicazione che sarà possibile recuperare solo dando messaggi chiari e spiegando con trasparenza cosa sta succedendo
Eppure Salvini non ha perso l’occasione per rinfocolare le polemiche: un atteggiamento che non invita alla calma e non ricorda i fatti ma piuttosto rischia di aumentare il panico. Ecco cosa ha detto.
“AstraZeneca, altro fallimento dell’Europa. Non solo non arrivano i vaccini promessi, ma vengono sospesi quelli autorizzati. Ma che fanno a Bruxelles? L’Ema deve aspettare fino a giovedì? Fa bene il governo italiano a correre per una produzione propria nazionale, e a contattare altri Paesi per forniture e produzione: si corra per verificare l’affidabilità del vaccino Sputnik”
Salvini parla di fallimento dell’Europa e auspica una produzione nazionale di vaccini. Però non dice neanche per sbaglio una parola per spiegare cosa è successo e rassicurare, o quanto meno far ragionare, chi lo legge.
Non spiega neanche che i vaccini eventualmente prodotti in Italia sono gli stessi che l’Europa, che sta accusando, ha acquistato, e che non c’è un “vaccino italiano”. Non si capisce dunque cosa cambierebbe in termini di sicurezza. Inoltre c’è da notare un cambio di passo per quanto riguarda il vaccino russo Sputnik.
Ricordate che fino a pochi giorni fa il leader della Lega diceva che gli italiani vicini a San Marino avrebbero potuto essere vaccinati con Sputnik? Non solo non era vero ma poi si è anche capito che anche producendolo in Italia fino all’approvazione di EMA non potrebbe essere somministrato sul territorio nazionale.
E ora il “Capitano” fa un passetto indietro: “si corra per verificare l’affidabilità del vaccino Sputnik” dice: ma se fino a poco tempo fa spiegava che accettare “la collaborazione di San Marino per ottenere dosi di vaccino (anche dalla Russia) per mettere in sicurezza un’intera zona d’Italia, migliaia di persone che lavorano nella Repubblica o ci vivono vicino” sarebbe stato un bellissimo segnale, allora voleva che quelle migliaia di persone fossero immunizzate con un vaccino che lui stesso spiega sia ancora da verificare?
Insomma è tutto un altro stile rispetto a quello del ministro della Salute Speranza che oggi rispondendo alle domande del direttore del ‘Corriere della Sera’, Luciano Fontana, durante l’online Talk Sanità organizzato da Rcs Academy, sul tema ‘Strategie per la riforma del sistema e vincere la pandemia’ ha detto in maniera molto chiara che i vaccini servono. E che bisogna avere fiducia:
“Ora tutti i governi dei Paesi europei che si sono mossi in maniera unitaria nella giornata di ieri” sospendendo la vaccinazione anti-Covid con AstraZeneca in maniera precauzionale “attendono il giudizio ulteriore” dell’Agenzia europea del farmaco Ema “per la giornata di giovedì su questi nuovi dati emersi in maniera particolare dalla Germania, ma anche in altri Paesi. Rispetto a questo pronunciamento, noi siamo fiduciosi che possano emergere tutti gli elementi di rassicurazione che ci consentano nel minor tempo possibile di ripristinare a ritmo pieno la vaccinazione. Ma ribadisco che per noi i vaccini restano la chiave per vincere questa pandemia — torna a puntualizzare il ministro — La decisione assunta ieri dai principali Paesi europei è di natura esclusivamente precauzionale. E riguarda solo uno dei vaccini a disposizione”
(da NextQuotidiano”)
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