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ASTRAZENICA NEL PRIMO TRIMESTRE HA CONSEGNATO SOLO 30 MILIONI DI DOSI INVECE CHE 90 E NEL SECONDO PREVEDE DI CONSEGNARNE SOLO 70 INVECE DEI 180 PATTUITI

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

LA UE SCRIVE ALL’AZIENDA E SCOPPIA LA POLEMICA CON IL REGNO UNITO

La campagna vaccinale europea, così com’è stata impostata finora, non va. E allora, d’intesa con i leader degli Stati membri che il 25 e 26 marzo si riuniranno in Consiglio Europeo, Ursula von der Leyen ha deciso di dare una sterzata. A Palazzo Berlaymont si apprestano a “rivedere tutti gli strumenti usati finora”, annuncia il portavoce della presidente, Eric Mamer.
Revisione totale, a cominciare dal regolamento sugli export deciso a gennaio come reazione ai tagli delle forniture di Astrazeneca. L’obiettivo è poter colpire quei paesi che non rispettano i termini di “reciprocità ” con l’Unione negli scambi commerciali sui vaccini. Nella lista nera dell’Ue c’è la Gran Bretagna. In preparazione anche una lettera formale per Astrazeneca, da parte della Commissione e dei 27 Stati membri. Primo passo verso un’azione legale?
L’obiezione principale alla minaccia di von der Leyen di “bloccare gli export verso il Regno Unito”, se non ‘libera’ le dosi di Astrazeneca destinate al fabbisogno europeo, è che la maggior parte delle esportazioni europee verso la Gran Bretagna riguarda l’azienda americana-tedesca Pfizer/Biontech.
Ma questa casa farmaceutica sta rispettando i termini delle consegne pattuite con l’Ue. Dunque, perchè punirla bloccandole le esportazioni?
Il meccanismo approvato a gennaio   autorizza il blocco delle esportazioni per le aziende inadempienti, tipo Astrazeneca che ha subito lo stop italiano alla partenza di 250mila fiale destinate all’Australia, in forza del regolamento europeo.
La ‘guerra’ aperta con il paese della Brexit, che smentisce le accuse europee di protezionismo sui vaccini, impone evidentemente una revisione degli strumenti utilizzati finora. “Non vogliamo colpire singole aziende”, ci tiene a specificare Mamer quando gli si chiede come sia possibile colpire Pfizer/Biontech che, da contratto, ha assicurato all’Ue 66 mln di dosi per il primo trimestre e tante ne sta consegnando. Ma “dobbiamo difenderci dagli Stati che non assicurano reciprocità ”.
“Tutte le opzioni sono sul tavolo”, precisa Mamer.
E tra le ‘nuove’ iniziative, c’è anche una lettera da inviare ad Astrazeneca per richiamarla a rispettare gli impegni, visto che anche per il secondo trimestre l’azienda anglo-svedese ridurrà  le consegne, dai 180 milioni di fiale pattuiti a soli 70 milioni (per il primo trimestre, le forniture sono state ridotte di un terzo: da 90 milioni a soli 30 milioni).
Anche la bozza della lettera farà  il giro delle capitali per essere definita, naturalmente. È un richiamo formale, dopo le telefonate del commissario all’Industria Thierry Breton, capo della task-force europea anti-covid, con l’amministratore delegato di Astrazeneca Pascal Soriot. Telefonate che, a quanto si apprende, si svolgono ogni giorno, ogni mattina all’alba visto che il manager continua a starsene nella sua casa in Australia nonostante la bufera nei rapporti tra la sua azienda e l’Ue.

(da “Huffingtonpost”)

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PORDENONE, CARRO ARMATO SBAGLIA MIRA E CENTRA ALLEVAMENTO DI GALLINE

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

LA PROCURA APRE UN’INCHIESTA, SOTTO SEQUESTRO I MEZZI DELL’ESERCITO

Un carro armato dell’Esercito ha sbagliato mira e ha centrato un allevamento di galline di Vivaro, in provincia di Pordenone. Numerose galline sono morte nello scoppio e nel crollo di una parte del manufatto che le ospitava.
Per questo sono in corso le indagini dei carabinieri e la Procura di Pordenone ha aperto un’inchiesta. E ha messo sottosequestro non solo il carro armaro impegnato in un’esercitazioni di tiro in un poligono riservato alle Forze armate sul torrente Cellina ma pure gli altri 3 coinvolti nello stesso addestramento.
L’incidente si sarebbe verificato durante l’esercitazione notturna della Brigata Pozzuolo del Friuli, in cui erano impegnati congiuntamente il Genova Cavalleria e i Lagunari di Venezia. I militari non si sarebbero accorti immediatamente dell’errore perchè il colpo non ha innescato alcun incendio.
Le indagini della Procura di Pordenone dovranno chiarire perchè il “Blindo centauro” ha sparato in direzione del centro abitato, visto che l’area riservata ai tiri si trova in direzione opposta.
Ad accorgersi dell’incidente sono stati i titolari dell’azienda agricola, che non riuscivano a darsi una spiegazione del danno al capannone e del decesso delle galline e hanno chiesto ai carabinieri della Compagnia di Spilimbergo di intervenire. I militari dell’Arma, che erano informati dell’esercitazione notturna, hanno collegato gli elementi e risolto quello che sembrava un giallo.

(da agenzie)

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MARCUCCI, L’AMICO DI RENZI CHE VUOLE TENERSI IL POSTO NEL PD

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

IL PROBLEMA DEL PD: DUE TERZI DEI SENATORI SONO FILO.RENZIANI E IL CAPOGRUPPO NON SI SMUOVE

Per farvi capire: il gruppo dei democratici è pieno di senatori filo-renziani. Ma pieno zeppo. E non solo: li guida Andrea Marcucci, uno dei più cari amici di Matteo Renzi (guardate: in politica l’ amicizia o c’ è, o non c’ è. E tra quei due c’ è una roba antica, indistruttibile: nove volte di seguito insieme alla Leopolda, campagne elettorali, mezzo sguardo per capirsi).
Letta, ovviamente, sa tutto. Adesso, però, ha un dettaglio in più.
Marcucci, due ore fa, davanti ai suoi riuniti per approvare il bilancio nella Sala Capitolare, ha detto: «Ho invitato il nuovo segretario Letta a partecipare alla nostra assemblea di martedì prossimo, per un confronto su alcuni temi parlamentari».
Ecco: il sottinteso che segue suona, più o meno, così.
Caro Enrico, preparati. Io non ci penso proprio a rimettere il mandato nelle tue mani (come imporrebbe il vecchio galateo dei partiti, quando c’ è un cambio di segreteria). Io, da qui, non schiodo. E ho la maggioranza dei senatori con me (su 35, 22 sono infatti di Base riformista, la corrente di Lotti/Guerini; gli altri sono con Zingaretti, Franceschini, Orlando).
Andrea Marcucci, 55 anni, da Barga in Garfagnana, è un personaggione. Il padre Guelfo fondò un impero nel ramo farmaceutico che adesso gira intorno alla Kedrion, emoderivati e vaccini, 2.450 dipendenti, fatturato annuo di oltre 650 milioni di euro. Andrea se ne occupa ormai distrattamente, guida tutto il fratello Paolo, mentre la sorella Marialina, nei meravigliosi anni Ottanta, aprì un po’ di televisioni, la più famosa delle quali, Videomusic, fu poi rifilata nel 1995 a Vittorio Cecchi Gori. Sono ricchissimi.
Andrea si sposta abitualmente in elicottero (ma anche, come vedremo, in macchina, o cavalcando potenti moto da enduro). È gentile, empatico, scaltro, tifa Cagliari, sostiene di preparare risotti squisiti (dev’ essere fichissimo entrare in cucina e dire al cuoco: scansati, stasera ci penso io), sbaglia regolarmente il colore degli abiti (tonalità  preferita: il verde pistacchio di Bronte), ma — quasi mai — strategie: se fa, o dice, una cosa, c’ è sempre un perchè. A 27 anni è già  vice-capogruppo del Pli a Montecitorio; incappa in Mani pulite ( Il Fatto, in un brillante ritratto, ha scritto che è l’ unico politico italiano — oltre, naturalmente, a Berlusconi — coinvolto nell’ inchiesta non per aver preso soldi, ma per essere stato costretto a darli); diventa prodiano, rutelliano, quindi incontra Renzi.
Un po’ di biografia anche per prendere tempo, perchè al cellulare non risponde. Poi interviene il portavoce, che cincischia, vorrebbe dichiarare lui al posto del capo, tira e molla, ma alla fine ecco la voce di Marcucci.
«Non avevo il suo numero memorizzato, sono in macchina con mia moglie, se cade la linea, richiamo io» (tono da uomo di mondo).
Con Zingaretti, lei è stato, a lungo, ostile. Pensa di riservare lo stesso trattamento anche a Letta?
«Su Zingaretti facevo un ragionamento politico. Dopo due governi, il Covid, una serie di novità  nella società  italiana, ritenevo fosse opportuno un congresso per chiarirci le idee…».
E tirare la volata a Stefano Bonaccini.
«Mi hanno chiesto un giudizio su Bonaccini: e io ho detto che sì, per fare il segretario mi sembra una personalità  adeguata e autorevole. Come ce ne sono altre, in verità , nel partito. Ma di tutto questo riparleremo quando si aprirà  la fase congressuale».
Già , ora avete Enrico Letta.
«Che ho votato anche io. Letta mi sembra convincente, certi suoi spunti sono interessanti. L’ ho invitato a Palazzo Madama per parlarne, per approfondire».
Alcuni, nel Pd, pensano che sarebbe stato un gesto elegante offrirgli le dimissioni.
«I regolamenti sono chiari: il capogruppo lo eleggono i senatori. Perciò io potrei lasciare il mio posto solo in due casi: se nel corso dell’ assemblea la maggior parte dei miei colleghi dovesse farmi intuire questa necessità . O se, direttamente, me lo chiedesse il segretario. In caso contrario, resto al mio posto».
Al fondo, è assai scomoda la sua amicizia con Renzi.
«Le amicizie personali non possono essere un problema. La mia lealtà  al partito non si discute. E, quando è servito, ho dato dimostrazione di tenuta, evitando di seguirlo in Italia viva».
Pianse, Marcucci, quel giorno.
Matteo — spaccone — diceva: oh, ragazzi, vado via, fondo un altro partito. E Marcucci lì, in lacrime. Tutti sospettammo chissà  che. E invece — con il senno del poi — Marcucci aveva solo intuito che il suo amico stava andando a sbattere (Iv, dopo un anno è mezzo, resta un partitino inchiodato al 2,5%, con il leader, Renzi, ormai stabile in fondo a tutti i sondaggi di gradimento; ad un certo punto, più affidabile di lui è risultato persino il grillino Vito Crimi).
Morale: mai sottovalutare Marcucci.

(da “il Corriere della Sera”)

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IL NEGAZIONISTA RICOVERATO PER COVID CHE TIRA OGGETTI ADDOSSO A CHI LO STA CURANDO

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

AL “BUFALINI” DI CESENA UN 50ENNE NEGAZIONISTA INVECE DI RINGRAZIARE CHI LO STA CURANDO LI INSULTA E LANCIA OGGETTI CONTRO DI LORO

Presso l’ospedale Maurizio Bufalini di Cesena è ricoverato un 50enne con polmonite bilaterale per COVID. Ma l’uomo è anche un negazionista. E invece di apprezzare chi lo sta curando si ribella spiegando di essere sequestrato illegalmente e addirittura arrivando a dei gesti come il lancio di oggetti contro il personale sanitario.
La storia la racconta il Corriere di Romagna che spiega che il 50enne ripete ossessivamente che il Coronavirus “È tutta una invenzione, non mi potete tenere qui, sono sequestrato illegalmente”.
L’uomo ha iniziato a ribellarsi fin dal momento che il suo tampone è risultato positivo e ha capito che sarebbe stato ricoverato. Oltre alle lamentele però sarebbe passato anche all’azione. Ogni volta che il personale sanitario prova a entrare nella sua stanza tira degli oggetti. Il Nobel per la Pace a cui sono candidati medici e infermieri italiani non potrebbe andare a nessuno di più meritevole.
La vicenda ricorda quella che una dottoressa dell’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli aveva raccontato durante la trasmissione Oggi è un altro giorno qualche tempo fa.
I suoi colleghi, medici e infermieri sono stati insultati da un paziente negazionisti che stavano curando perchè non riusciva a respirare. Il malato di COVID-19 ha urlato che non aveva niente e ha chiamato assassini i medici strappandosi la maschera che lo faceva respirare: “Un signore sui 58 anni che era stato preso in grave insufficienza respiratoria, la situazione non andava bene per cui gli stavamo mettendo quella che noi chiamiamo la CPAP, la ventilazione non invasiva, e lui ha insultato il medico e l’infermiere dicendo «assassini, voi mi volete uccidere, io non ho il COVID, io sto benissimo e adesso me ne vado». Si è strappato la maschera dalla faccia e si è alzato. Ovviamente come si è alzato si è sentito male e abbiamo dovuto soccorrerlo nuovamente. Questa cosa è molto difficile da gestire perchè il personale del pronto soccorso ma in generale tutto il personale ospedaliero è sotto una pressione pazzesca. Stanno dando l’anima. Lavorano incessantemente e fanno dei turni lunghissimi. Metterci tutta l’anima e tutta la scienza e poi venire anche maltrattati è una cosa molto pesante”.

(da agenzie)

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IL CAPOGRUPPO DELLA LEGA IN BASILICATA CHE SCRIVEVA “W IL DUCE”, CLASSICO ESEMPIO DI SEDICENTE FASCISTA DA AVANSPETTACOLO

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

ALIANDRO AVEVA PURE MINACCIATO L’ALLORA PREMIER RENZI… QUANDO PARLA IN PUBBLICO TENTENNA E CERCA DI NON SBAGLIARE LE PAROLE IN ITALIANO

C’è qualcuno che cerca di giustificarlo, con un misero: “Embè? Era 7 anni fa. Nario Aliandro è giovane ora, figurati nel 2014”. Come a dire: alla fine è perdonabile, aveva solo 28 anni. Solo?
Comunque, sui social e prima di entrare attivamente in politica scriveva testualmente rivolgendosi all’allora presiedente del Consiglio e segretario del Partito democratico Matteo Renzi: (In maiuscolo, tanto per render tutto più esplicito) “Renzi chi te muort”…. Prima di venire in Basilicata pensaci bene….”. Quattro puntini prima e quattro dopo. E che già  così, comunque, sarebbe grave. Anzi lo è, senza il condizionale.
Perchè come è mai possibile che una persona che “avvertiva” in questo modo un politico, il premier, possa mai ricoprire un incarico di tutto rispetto all’interno di una regione? Come è possibile che la Lega si faccia rappresentare da costui?
Ma vabbè, questa domanda sconvolge (alcuni, pochi), ma non sorprende affatto i più. Comunque. Comunque il punto è un altro.
Ed è la firma a quella frase, perchè prima “avverte” Renzi, poi va a capo e scrive (ricordando i tempi delle medie in cui ognuno inneggiava alla propria squadra del cuore), “W il Duce”.
Che, tradotto per i più anzianotti e conservatori della lingua è: “Viva il Duce”. Una sorta di “hip hip urrà ”, di “lunga vita”: un tifo, appunto. La Lega in Basilicata lo ha promosso capogruppo del partito nel Consiglio regionale.
Nario Aliandro, all’anagrafe Gianuario Aliandro, è il nuovo capogruppo della Lega nel Consiglio regionale della Basilicata. Lo è diventato da poco, prendendo il posto di Tommaso Coviello, che ha deciso di andare a casa dei cugini, e trasferirsi in Fratelli d’Italia.
Crestina e brillocco all’orecchio sinistro, un sorriso bianco scolpito tra gli zigomi, e l’occhio di quello che tradisce fierezza, a mo’ di: tranquilli ci penso io.
Anche se poi un po’ di emozione la tradisce, specie quando parla in pubblico e tentenna: conta le parole, le pesa, e soprattutto cerca di non sbagliarle (in italiano).
Ma comunque, ora in pochi avranno la fortuna di vedere il suo profilo, perchè appena il suo vecchio messaggio sul duce è diventato virale, è corso a renderlo privato.
Rimane la sua pagina ufficiale, quella in cui tratta Salvini come un dio, e in cui — si vede — lancia il: “Prima la Basilicata!”.
Quello che si sa leggendo il suo curriculum sul sito della Regione: Nario Aliandro è imprenditore nel settore lattiero-caseario, in un’azienda di famiglia con 7 dipendenti, in cui lavora dal 2005. Anno in cui si è diplomato al liceo scientifico. Di sè dice di essere “determinato e motivato”. Quelle caratteristiche che lo hanno fatto diventare Consigliere del Comune di Paterno (paese in cui è nato e vissuto), e consigliere regionale poi. Con chi? Salvini, di cui si è sempre definito “Militante”.
Ah, dimenticavamo: è vicepresidente di un’associazione sportiva di Paterno di Soft air, quel “gioco” in cui ci si spara con fucili e pallottole di vernice, vestiti da militari. Sapete come si chiama l’associazione? “Semper Fidelis”, con tanto di aquila. Vi ricorda qualcosa? A noi sì.

(da “NextQuotidiano”)

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NEL CTS L’INGEGNERE DELLA PREVISIONI SBAGLIATE CHE PIACE ALLA LEGA

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

LA NOMINA NEL COMITATO SCIENTIFICO DI ALBERTO GERLI FA DISCUTERE: NON NE HA AZZECCATA UNA… E’ STATA LA LEGA A VOLERLO NEL CTS, UNA GARANZIA

In queste ore sta facendo molto discutere la nomina nel CTS di Alberto Gerli, ingegnere che ha ideato un modello di matematica predittiva in grado di prevedere l’evoluzione dell’epidemia. Il problema è che le previsioni si sono dimostrate sbagliate
A parlarne per primo è stato Matteo Villa di ISPI che ha analizzato la teoria dei 17 giorni di Alberto Gerli. In pratica, spiegava l’ingegnere all’epoca in cui la Lombardia finì per la prima volta in zona rossa, l’ondata si sarebbe esaurita in 40 giorni, ma in ogni caso l’andamento era deciso dai primi 17, a prescindere dalla forza delle misure di contenimento. Quindi il lockdown sarebbe stato inutile.
Villa spiega però che “quando si è in lockdown *costante* è facile prevedere che le infezioni piegheranno e si arresteranno dopo un certo numero di giorni. Lo dice qualsiasi modello epidemiologico, non ne serve nessuno di speciale” e che i pressupposti da cui parte Gerli sono viziati dalla scelta dei dati secondo un modello che si chiama “overfitting” e produce risultati ottimi su dati su cui è stato calibrato, ma si perde in un bicchiere d’acqua quando gliene dai di nuovi”. Infatti numerose previsioni di Gerli si sono dimostrate sbagliate. A partire da quella sui contagi a New York:
Sarà  forse anche per questo che le predizioni che ne escono sono praticamente sempre sbagliate.
Il 4 aprile Gerli scrive a Cuomo, Governatore dello Stato di New York in piena pandemia.
Prevede 130.000 contagi al 30 giugno. La realtà  sarà  appena diversa: 420.000 infezioni.
Quella fu la prima di una lunga serie. Recentemente, ovvero a fine gennaio, Gerli aveva spiegato che in Lombardia a marzo ci sarebbe stato un quarto dei contagi. All’epoca i casi giornalieri si attestavano intorno ai 1200, 1500 al giorno. L’altroieri nella regione governata da Attilio Fontana, ricorda Villa, sono stati registrati più di 5mila casi. Non solo.
Secondo il modello matematico dell’ingegnere il Veneto aveva un futuro da zona bianca già  a febbraio. Le cose sono andate diversamente: il Veneto è finito in arancione l’8 marzo e ora si trova in zona rossa.
Gerli è un assiduo ospite di Quarta Repubblica, dove anche da poco ha continuato a spiegare che il lockdown è inutile. Un mantra rassicurante che ben si accorda con l’atteggiamento aperturista portato avanti dalla Lega. Non è un caso se oggi Repubblica spiega che la nomina dell’ingegnere sarebbe stata spinta proprio dal Carroccio
Le sue previsioni hanno sempre un che di rassicurante e, non a caso, è molto apprezzato nelle pagine social che sostengono Matteo Salvini. Dove è spesso citato come il “controcanto” al “catastrofismo” del vecchio Cts e del governo Conte, a partire dal ministro della Salute Roberto Speranza di cui oggi si ritrova consigliere. È entrato nel nuovo Cts pare su indicazione della Lega. Ora, queste previsioni sbagliate hanno fatto storcere il naso all’intera comunità  scientifica

(da agenzie)

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RAPPORTO GIMBE: MANCA ALL’APPELLO IL 45% DELLE DOSI DI VACCINO PREVISTE

Marzo 18th, 2021 Riccardo Fucile

OLTRE 530.000 CASI ATTUALMENTE POSITIVI AL COVID, IN 10 REGIONI OCCUPAZIONE TERAPIE INTENSIVE SOPRA IL 40%…IL CAMBIO DI PASSO NON C’E STATO

A due settimane dalla fine del primo trimestre manca all’appello il 45% delle dosi, quasi la metà  dei vaccini previsti. Mentre il numero dei positivi al virus supera quota 530.000 e in 10 regioni il tasso di occupazione dei reparti delle terapie intensive è uguale o supera la soglia limite del 40%.
È quanto emerge dal monitoraggio basato sui dati della settimana dal 10 e il 16 marzo nel quale la Fondazione di Bologna registra un incremento di tutti i numeri.
Aumentano i nuovi positivi, i ricoverati con sintomi e, come detto, l’occupazione delle terapie intensive. E la campagna vaccinale stenta a entrare nel vivo, rallentata dal “caos AstraZeneca”
Dati alla mano, dal 10 al 16 marzo, la Fondazione rileva un ulteriore incremento dei nuovi casi (157.677 da 145.659) e dei morti (2.522 da 2.191). Continuano a salire i casi attualmente positivi (536.115 da 478.883), le persone in isolamento domiciliare (506.761 da 453.734), i ricoveri con sintomi (26.098 da 22.393) e le terapie intensive (3.256 da 2.756). In particolare, nelle terapie intensive si registra un incremento del tass9 di occupazione del 18,1%.
“L’ulteriore incremento dei nuovi casi – spiega il presidente della Fondazione, Nino Cartabellotta – ha determinato nell’ultima settimana la netta espansione del bacino dei casi attualmente positivi, aumentato di oltre 57 mila unità ”.
Cresce anche l’incidenza del virus. Rispetto alla settimana precedente, aumenta l’incidenza deii casi attualmente positivi per 100.000 abitanti in 16 Regioni e in 15 si registra un incremento percentuale dei nuovi casi.
L’aumento dei contagiati si riflette sulle curve dei servizi ospedalieri: l’occupazione dei posti letto di area medica da parte di pazienti Covid supera in 9 Regioni la soglia di allerta, fissata al 40%. Anche nelle terapie intensive, il cui tasso di saturazione nazionale oltrepassa la soglia critica attestandosi al 36%, l’occupazione da parte di pazienti Covid supera il 30% in 13 Regioni: in particolare, in 5 Regioni (Toscana, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Piemonte, Molise) è uguale o superiore al 40% e in altre 5 (Emilia Romagna, Lombardia, Umbria, Marche, Prov. autonoma di Trento) è uguale o superiore al 50%.
“Il sovraccarico ospedaliero – fa notare la responsabile Ricerca sui Servizi Sanitari della Fondazione, Renata Gili – oltre a rendere più complessa l’assistenza dei pazienti Covid, aumenta lo stress di personale e servizi ospedalieri e impone di rimandare interventi chirurgici e altre prestazioni non urgenti per pazienti n9n contagiati dal virus”.
“A preoccupare — spiega il direttore operativo di Gimbe, Marco Mosti— è anche il trend in continua ascesa dei nuovi ingressi giornalieri in terapia intensiva: in 4 settimane la media mobile a 7 giorni è aumentata del 94,2%, passando da 134 a 260”.
Quanto alla campagna vaccinale, delle dosi previste per il primo trimestredi quest’anno, al 17 marzo risultano consegnate alle Regioni 8.597.500 dosi, poco più della metà  di quelle previste. Hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose 2.145.434 milioni di persone (il 3,6% della popolazione), con marcate differenze regionali: dal 2,71% della Calabria al 5,12% della Valle D’Aosta.
Ma l’accelerazione della vaccinazione di massa registrata nelle ultime settimane “ha subìto un’inevitabile battuta d’arresto dopo il blocco precauzionale e temporaneo del vaccino AstraZeneca”, si legge nel monitoraggio. Il nuovo parere dell’Ema è atteso per oggi.
“A seguito di questo increscioso episodio – commenta Cartabellotta – al di là  dei tempi organizzativi per ripartire, non è possibile stimare la riduzione dell’adesione generale alla campagna vaccinale, nè l’impatto della diffidenza (o del rifiuto?) individuale rispetto al vaccino AstraZeneca”.
Degli oltre 4,4 milioni di over 80, 1.258.139 (28,5%) ha ricevuto solo la prima dose di vaccino e 469.783 (10,6%) hanno completato il ciclo vaccinale con rilevanti differenze regionali. Insomma, “la terza ondata è ripartita da un “altopiano” determinando la rapida saturazione di posti letto in area medica e terapia intensiva, in particolare in alcune Regioni – avverte il presidente di Gimbe –
In secondo luogo, il trend dei pazienti ospedalizzati e in terapia intensiva è in rapida ascesa e difficilmente raggiungerà  il picco prima di 3 settimane dall’introduzione delle nuove misure restrittive. Infine, i ritardi delle forniture vaccinali e il caso AstraZeneca allontanano gli effetti della campagna vaccinale”.
Da qui la domanda di Cartabellotta: “In questo scenario, con una popolazione psicologicamente ed economicamente sfiancata e operatori sanitari allo stremo, quale sarà  il cambio di passo del Governo Draghi per salvare, almeno in parte, la stagione estiva?”.

(da “La Repubblica”)

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BASTA CON LA RETORICA DEI BIMBI MARTIRI DEL COVID ED EROI DELLA DIDATTICA A DISTANZA

Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile

L’INFANZIA NEGATA E’ BEN ALTRA COSA CHE LE PATURNIE DI GENITORI

Le scuole sono chiuse da pochissimi giorni ma se penso che siamo solo all’inizio e che toccherà  andare avanti così almeno fino al 6 aprile mi sento venir meno.
E, badate, non mi riferisco al lavorare da casa occupandomi al contempo della mia “coinquilina 5enne” che richiede la mia attenzione a cadenze regolari di 10 minuti.
In qualche modo si può fare e alla fine si porta “a casa” la giornata.
Quello che invece non sono sicura di poter sopportare un giorno di più è la stucchevole e insopportabile retorica sui nostri bambini santi, martiri, eroi di questa pandemia.
Al prossimo “Cari bambini scusateci” o qualsiasi altro post sui social impregnato di pietismo ed enfasi da libro “Cuore” potrei non rispondere delle mie azioni.
Premessa: come detto ho una bambina piuttosto piccola, ho la fortuna di poter lavorare da casa e per tutelare i nonni in questa fase, come già  nel precedente lockdown, ho scelto di non coinvolgerli troppo nella nostra gestione quotidiana. Io e mio marito cerchiamo di fare i giocolieri che tengono tanti birilli per aria. Con che risultati? Alterni. Ci sono sere in cui tiro le somme e non ne è caduto nemmeno uno e sere in cui il rumore dei birilli che cadono sveglia l’intero quartiere. Ma va così, non mi sento un’eroina moderna, e non penso che nemmeno mia figlia lo sia. Siamo una famiglia che come tante si sta adattando a una situazione del tutto eccezionale per l’umanità  intera e cerca di fare fronte e soprattutto di non rompere troppo le scatole.
Mi dispiace per mia figlia e per i giorni di scuola che sta perdendo. Ma so che, pur nella difficoltà  del momento, abbiamo tante piccole fortune e sicurezze di cui sono grata. Ho ben presente che ci sono famiglie per le quali la chiusura delle scuole è un vero disastro, famiglie che non hanno gli strumenti per la Dad, genitori che devono scegliere tra andare a lavorare e accudire i figli, bambini per i quali la classe è il porto sicuro in cui rifugiarsi e stare un po’ di ore in un ambiente protetto, lontano da situazioni familiari difficili, e ora invece costretti tra le mura di casa per interminabili giornate.
Nessuno nega questo e a nessuno piace questo. Ma scorrendo i social vedo un piagnisteo infinito, quasi sempre ad opera di quei genitori che in realtà  non rientrano in nessuna delle categorie sopra elencate e che invece sguazzano nella affollatissima vasca del qualunquismo.
Genitori pronti a scendere in piazza per il diritto alla scuola in presenza per i figli con la stessa facilità  con cui per anni firmavano le giustificazioni sul libretto delle assenze per portarli in Settimana bianca.
È giorni che mi imbatto in carrellate di immagini di poveri bambini innocenti piazzati davanti all’obbiettivo, pronti a diventare parte dell’ennesimo foto collage, con in mano un cartello che recita “Io le regole le ho rispettate“.
Che tanto per cominciare nella maggior parte dei casi il cartello sarebbe veritiero se completato con la postilla “mamma e papà  però no”. Perchè sennò, dai, non si spiega com’è che siamo di nuovo in questa situazione se siamo stati tutti così ligi.
E poi ci sarebbe anche da chiedersi se ci sia almeno un caso in cui l’atto di protesta è realmente partito da una di queste creature in posa come piccoli ostaggi o se sono solo l’inconsapevole prolungamento del malcontento dei genitori.
Le peggiori poi sono le foto dei bimbi ritratti davanti a un’altalena o uno scivolo delimitati dal nastro segnaletico. Messi lì davanti alla giostrina inutilizzabile, giustamente con lo sguardo triste e sconsolato. Un sadismo che meriterebbe studi approfonditi.
Anche perchè, voglio dire, se hai acceso la tv o letto anche solo due righe in merito all’ultimo DPCM, mi dici quale istinto malefico ti spinge a portare comunque tuo figlio proprio lì?
E l’elenco potrebbe continuare: ho visto foto di bambini immortalati davanti a un tablet durante una lezione a distanza accompagnate da didascalie misurate del tipo “Il mio piccolo eroe”, manco il valoroso infante stesse affrontando un campo disseminato di mine antiuomo; altre immagini che mostravano i piccoli con le manine sui vetri delle finestre con lo sguardo perso alla ricerca della perduta libertà  (quando sarebbe bastato controllare meglio per accorgersi che stavano solo alitando sul vetro per poi disegnare col dito).
Come se non bastasse a metterci il carico poi ci pensano anche le “mamme vip” che, confermando ancora una volta come spesso basti ottenere l’ambita spunta blu per perdere ogni aderenza con la realtà , ci raccontano le terribili difficoltà  della gestione quotidiana in zona rossa affrontate in case grandi come castelli, con ogni possibile comfort e facilitazione.
E badate, nessuna invidia sociale, però almeno che non ci tocchi pure compatirle. Recentemente, dopo il video ironico sulle peripezie legate alla Dad realizzato da mamma Michelle Hunziker, anche la sua figlia maggiore Aurora Ramazzotti ha ben pensato di divulgare un video in cui intervista le sorelline tristi per la chiusura delle scuole. Alla fine la ragazza domanda loro di cosa sentano più la mancanza. “La libertà ” è la loro risposta (laddove mia figlia allo stesso quesito ha risposto “giocare con i videogiochi al Mc Donalds che da quando c’è il Covid li hanno spenti”).
E tutti a sdilinquirsi per tanta struggente dolcezza e a ricominciare con l’atto di dolore per le povere anime innocenti costrette a tante privazioni. Scusate, sarò cinica, ma solo a me suona così dissonante con il momento che stiamo vivendo?
Tempi in cui migliaia di persone se ne sono andate dall’oggi al domani senza nemmeno poter ricevere un saluto dai loro cari, tempi in cui intere famiglie sono state attraversate dalla paura e dalla morte come da una lama affilata, tempi in cui il mondo, non l’Italia, il mondo, fa i conti con un’emergenza tanto grave.
E tempi in cui semmai la vera generazione condannata alla solitudine e alla morte sociale sono gli anziani. Categoria che purtroppo però non ha lo stesso appeal dei bambini, in tv, sui giornali e sui social.
Ecco perchè nessuno potrà  convincermi che in questo momento la cosa giusta per i nostri figli sia immergerli nella lamentela e nella tristezza, e costruire in loro la convinzione che degli adulti non ci si può fidare, men che meno delle istituzioni. Nessuno mi persuaderà  che sia sano portare il loro sguardo a soffermarsi su ciò che in questo momento, per i più svariati motivi, non possono avere invece che illuminare ciò che hanno.
Un pensiero questo espresso in più di un’occasione dallo psicanalista e accademico Massimo Recalcati nel parlare di giovani e lockdown. “Non ci siamo mai accorti così tanto dell’importanza della scuola come da quando siamo stati costretti dall’emergenza sanitaria a chiuderla — spiegava Recalcati lo scorso novembre in un’intervista a Repubblica — Se i nostri ragazzi non hanno potuto beneficiare di una didattica in presenza nel corso di quest’anno, se hanno perduto una quantità  di ore e di nozioni significative e di possibilità  di relazioni, questo non significa affatto che siano di fronte all’irreparabile. Il lamento non ha mai fatto crescere nessuno, anzi tendenzialmente promuove solo un arresto dello sviluppo in una posizione infantilmente recriminatoria. A contrastare il rischio della vittimizzazione è il gesto etico ed educativo di quegli insegnanti che spendono se stessi facendo salti mortali per fare esistere una didattica a distanza. Insegnare davanti ad uno schermo significa non indietreggiare di fronte alla necessità  di trovare un nuovo adattamento imposto dalle avversità  del reale (…) Si tratta di una lezione nella lezione che i nostri figli dovrebbero fare propria evitando di reiterare a loro volta la lamentazione dei loro genitori. Non ci sarà  nessuna generazione Covid a meno che gli adulti e, soprattutto, gli educatori non insistano a pensarla e a nominarla così lasciando ai nostri ragazzi il beneficio torbido della vittima: quello di lamentarsi, magari per una vita intera, per le occasioni gli sono state ingiustamente sottratte”.
Che poi, prima di parlare di infanzia e gioventù negate, proprio in questo momento storico il miglior regalo che possiamo fare ai nostri figli è alzare lo sguardo dal nostro ombelico e rivolgerlo un po’ oltre. Lo so, il rischio è di fare come le nostre mamme che ci sgridavano quando facevamo “bleah” davanti a un cibo non gradito, ricordandoci dei “bambini in Africa che muoiono di fame“.
Noi facevamo fatica a capire il nesso tra le due cose perchè eravamo piccoli, ma una volta cresciuti molti quel nesso lo hanno compreso perfettamente e hanno fatto tesoro di quella piccola lezione di empatia, capacità  di immedesimazione, partecipazione alle sorti del genere umano.
Ecco perchè preferisco una generazione di bambini e adolescenti un po’ zoppicanti in grammatica e algebra (che tanto non mi pare che chi ha fatto 13 anni di didattica in presenza brilli in tal senso) ma capaci di guardare alle opportunità  che la vita può offrire anche nelle difficoltà , senza dimenticare mai chi davvero rimane indietro.
Tra i tanti esempi oggi soprattutto il pensiero va alla Siria che proprio in questi giorni celebra un drammatico anniversario: i dieci anni dall’inizio della guerra civile.
Si parla di 13 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, una situazione peggiorata ulteriormente dalla pandemia e dalla crisi economica, in cui a pagare un prezzo altissimo sono stati i bambini: oltre 12mila i minori uccisi o feriti dal 2011; e più di 5.700 i bambini, alcuni anche di 7 anni, reclutati nei combattimenti. Una guerra di cui è diventata straziante simbolo la bambina curda senza gambe che piange disperata.
Ecco, è questo, da genitore e da essere umano, il grido di dolore a cui voglio dare voce. Perchè se un giorno qualcuno mai mi chiedesse conto di dov’ero mentre si consumava tanto orrore, non potrò avere grandi risposte a mia discolpa ma quantomeno non dovrò vergognarmi di essere stata su Facebook a protestare per la didattica a distanza o al parchetto a battermi per il diritto negato di mia figlia a dondolarsi sull’altalena .

(da TPI)

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MULTE, BOLLI AUTO, TARI, IMU NON PAGATI: ARRIVA IL VERGOGNOSO CONDONO PER GLI EVASORI SERIALI VOLUTO DALLA LEGA

Marzo 17th, 2021 Riccardo Fucile

CONDONATE CARTELLE ESATTORIALI FINO A 5.000 EURO… SALDO E STRALCIO PER QUELLE SUPERIORI: PAGHI IL 16% DELLA CIFRA BASE, SENZA SANZIONI E INTERESSI, E SEI A POSTO…DRAGHI COSI’ INSULTA GLI ITALIANI ONESTI

â€³È il momento di combattere l’evasione fiscale anche con le tecnologie digitali e di avviare la riforma fiscale. Non di mascherati condoni fiscali”. Lo gridano all’unisono i segretari dei sindacati generali Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri, rispettivamente di Cgil, Cisl e Uil, in una nota in cui chiedono un incontro con il premier Mario Draghi, per confrontarsi sulla necessità  su vari temi che vanno dal prolungamento del blocco dei licenziamenti, al piano vaccinazioni passando per la costruzione di un modello sostenibile.
L’irritazione più grande dei sindacati arriva per quella pace fiscale prevista nel dl Sostegni, lo stesso che il leader della Lega Matteo Salvini ritiene “importante che si approvi venerdì”. Al massimo sabato, anche se successivamente potrebbe essere necessario un decreto attuativo.
Ma di cosa tratta questo maxi condono fiscale e chi riguarda?
In primis, si farebbe riferimento alla cancellazione delle cartelle esattoriali del periodo che intercorre tra il 2000 e il 2015.
Sarebbe la prima volta che un Governo proceda per la cancellazione dei debiti senza tenere conto della situazione economico-patrimoniale di un soggetto. Il tetto massimo fissato per le cartelle esattoriali è di 5mila euro, che garantirebbe uno svuotamento del 56% di queste dall’archivio dell’Agenzia delle Entrate.
Ovviamente, con un limite così basso, sembrerebbe che le cartelle in questione riguarderebbero le multe per violazione del codice della strada, le sanzioni per il mancato pagamento del bollo auto e per chi non ha versato la quota per le imposte di Imu e Tari.
Il dl Sostegni, per di più, dovrebbe contenere anche una proroga del versamento delle rate della Rottamazione ter e del Saldo e stralcio per le cartelle esattoriali emesse dal 2000 al 2017
La Rottamazione ter prevede, per coloro che sono in comprovate difficoltà  economiche, di estinguere le cartelle degli anni 2000-2017 versando integralmente le somme dovute ma senza pagare le sanzioni e gli interessi di mora.
Il Saldo e stralcio, invece, è un’agevolazione destinata ai contribuenti con l’Isee familiare inferiore a 20 mila euro: a loro spetta pagare una cifra tra il 16% e il 35% dell’importo dovuto, già  scontata di sanzioni e interessi vari.
Si è in attesa di conoscere le nuove date per il versamento della Rottamazione ter e del Saldo e stralcio. Ma nuovo decreto potrebbe trovare spazio anche una Rottamazione quater e un nuovo Saldo e stralcio relativo alle cartelle degli anni compresi tra il 2018 e il l 2019.

(da agenzie)

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