Novembre 19th, 2016 Riccardo Fucile
IL DEPUTATO DI FRATELLI D’ITALIA SU CUI PENDE UNA RICHIESTA DI ARRESTO SI E’ DIMESSO DALLA PRESIDENZA DEL LATINA CALCIO
Pasquale Maietta si è dimesso da presidente del Latina calcio, al termine di una settimana di fuoco iniziata con una richiesta di arresto arrivata in Parlamento con l’accusa di associazione a delinquere e proseguita poi con il sequestro di due milioni di euro e nuove accuse di falso in bilancio, false comunicazioni sociali e autoriciclaggio e infine con l’invito a farsi da parte della tifoseria, la stessa che in questi anni lo aveva sempre difeso.
Le inchieste e i legami con il calcio
Le accuse da cui si deve difendere sono pesanti, ed è sempre più concreta l’ipotesi che possano arrivarne delle altre.
Anche perchè la Procura sta cominciando ad analizzare la mole dei documenti sequestrati proprio nella sede dell’Unione Sportiva è non si può escludere che emergano altre operazioni come quelle finite nel mirino dell’agenzia delle Entrate.
Ma non solo. Per capirlo è utile per comprenderlo andare a rileggere le carte di due indagini del 2015.
La prima è quella sui finanzieri infedeli. «Le investigazioni – spiegava la Procura in un comunicato – anche in collegamento con la Squadra Mobile di Latina, proseguono per approfondire l’eventuale coinvolgimento di professionisti nel mercimonio delle funzioni realizzato dai finanzieri».
Nell’elenco delle vittime dei due militari infedeli c’erano otto nomi. Di questi almeno due hanno avuto o hanno a che fare con il Latina calcio, si tratta di Antonio Aprile, che è l’attuale vicepresidente, e Italo Rizzato, il cui nome è comparso sulle maglie del Latina come sponsor e che per un breve periodo è stato uno dei soci della compagine anche se con un numero esiguo di quote. Una coincidenza?
Nelle intercettazioni i due militari parlano di Paola Cavicchi e del figlio Fabrizio Colletti dimostrando di sapere molte cose di quello che loro chiamano il paniere. Riferendosi a una delle vittime dicono: «Sta sotto pressione, non va bene, non va bene niente, ogni società gliela crepano». «Dici gliela crepano?». «L’ha mandato a Colletti, magari quello c’ha pure fatto la parcella… ». E in un’altra telefonata intercettata, Antonio Aprile parlando di Pasquale Maietta dice ai finanzieri: «L’amico vostro». Un’altra coincidenza?
Di certo indicava un rapporto tra i due militari e lo studio del commercialista. Quel riferimento a società che venivano «crepate» è stato però uno spunto utile per gli inquirenti guidati dai pm Luigia Spinelli, Claudio De Lazzaro e Roberto Bontempo.
Il filo che porta al suicidio di Censi
Ma sono tante le coincidenze anche nell’indagine sul suicidio di Paolo Censi. Bisogna fare una premessa, al momento non risulta esservi nessun indagato per istigazione al suicidio, ma quell’indagine che ha portato più volte gli inquirenti in Svizzera sulle tracce di ingenti trasferimenti di capitali ha evidenziato vari collegamenti con i nomi che compaiono nell’inchiesta «Starter», l’antipasto che ha portato al sequestro di due milioni di euro tra liquidità e immobili nei confronti di Pasquale Maietta, Paola Cavicchi, Fabrizio e Roberta Colletti.
La mattina del suicidio del penalista pontino tra i primi ad arrivare in piazza Buozzi furono proprio la presidentessa del Latina e il figlio, ma erano amici di famiglia.
Solo che poi, indagando, è saltato fuori anche qualche rapporto professionale. Secondo alcune fonti furono proprio Pasquale Maietta e Paola Cavicchi ad accompagnare Censi in uno dei viaggi in Svizzera e forse di quella vicenda sanno molte cose.
Gli inquirenti hanno raccolto una montagna di documenti su quella vicenda, sia in Italia, sia in Svizzera.
Si parla di movimenti di svariati milioni di euro di cui si sta cercando di ricostruire provenienza e percorsi.
Vittorio Buongiorno
(da “il Messaggero“)
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Novembre 18th, 2016 Riccardo Fucile
SEQUESTRATI CONTI CORRENTI PER 2 MILIONI DI EURO…GDF: “600.000 EURO TRAMITE BARE FISCALI”… LA MELONI NON COMMENTA
Un vortice di fatture sospette, di passaggi di soldi tra società decotte, di bilanci truccati. 
Ancora una volta il Latina calcio al centro delle indagini, con il suo presidente Pasquale Maietta che — dopo la richiesta di arresto inviata nei giorni scorsi alla Camera — si trova ora ad affrontare un nuovo guaio giudiziario.
Questa volta le indagini sono condotte dalla Guardia di finanza di Latina, che ha eseguito un decreto di sequestro preventivo di conti correnti per 2 milioni di euro.
Una costola nata dall’inchiesta “Olimpia”, arrivata ad una prima conclusione lunedì scorso con 16 arresti.
Di conti Maietta se ne intende. E’ un commercialista molto noto a Latina, dove gestisce i bilanci di decine di società di media importanza.
Per Fratelli d’Italia, nelle cui fila è stato eletto deputato nel 2013, gestisce i conti del gruppo della Camera dei deputati.
E’ infine uno dei soci di riferimento del Latina calcio, società sportiva entrata in serie B tre anni fa, che ora si trova al centro di una serie di inchieste. Sarebbe lui “l’ideatore e l’organizzatore” di una serie di operazioni sospette — secondo gli investigatori della Guardia di finanza — che vedono come terminale la società di calcio.
Il nuovo filone vede tra gli indagati — oltre a Maietta — Paola Cavicchi, imprenditrice e socia del Latina Calcio, un giovane avvocato, Fabrizio Colletti, il commercialista Salvatore Di Raimo e alcuni prestanomi utilizzati, secondo l’accusa, nelle operazioni finanziarie sospette.
L’indagine è nata da due segnalazioni dell’ufficio antifrode dell’Agenzie delle entrate (una del dicembre 2015 e l’altra del gennaio 2016) attivato a sua volta nel corso delle indagini dell’operazione “Olimpia”.
Pasquale Maietta e Paola Cavicchi vengono accusati, tra l’altro, di aver predisposto un aumento di capitale del Latina calcio solo apparente: i 600mila euro versati — spiegano i finanzieri — nel 2014 per ricapitalizzare la società poco prima dell’iscrizione al campionato di serie B sarebbero poi ritornati ai due soci attraverso alcuni passaggi tra conti correnti.
Per la procura — l’indagine è stata affidata ai pm Claudio De Lazzaro e Luigia Spinelli — la società sportiva avrebbe poi ricevuto soldi fuori dalla contabilità ufficiale attraverso il ricevimento di fatture per operazioni inesistenti, realizzate da alcune società gestite contabilmente dallo stesso Pasquale Maietta.
In alcuni casi il parlamentare di Fratelli d’Italia avrebbe utilizzato — secondo l’accusa — società decotte (definite nel provvedimento come “bare fiscali”, ditte ormai arrivate sull’orlo del fallimento) come contenitori per fare transitare diverse centinaia di migliaia di euro verso i conti del Latina calcio.
In un caso, ad esempio, una cooperativa in difficoltà finanziaria, amministrata da un cittadino polacco senza una specifica professione, con diversi precedenti di polizia (e che, secondo gli elenchi pubblicati sul sito della provincia di Latina, aveva anche chiesto negli anni scorsi di accedere ad alcuni contributi per disoccupati), inviava circa 600 mila euro al Latina calcio per l’acquisto di quote della squadra.
Un’operazione senza un senso imprenditoriale per i finanzieri, che tra l’altro si concludeva senza un rilascio di azioni del Latina calcio.
Appena 11 giorni dopo il bonifico a favore della squadra, la cooperativa — la Edil Service soc. coop. — veniva messa in liquidazione, trasferendo la sede sociale da Latina a Roma.
Dall’analisi dei flussi realizzata dagli investigatori della finanza si è scoperto che quella cifra di oltre 600 mila euro era in realtà partita da un’altra società di trasporti, riconducibile ad un imprenditore del settore di Latina (soggetto che non risulta al momento indagato).
Con questo filone d’indagine la posizione di Pasquale Maietta si aggrava, dopo la richiesta di arresto inviata dal Gip di Latina alla giunta per le autorizzazioni a procedere.
IlFattoQuotidiano.it ha chiesto un commento sul caso a Giorgia Meloni, che ha preferito non rispondere.
Andrea Palladino
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Novembre 17th, 2016 Riccardo Fucile
LA GIUNTA CHE DEVE DECIDERE SULL’ARRESTO DEL TESORIERE DI FRATELLI D’ITALIA E’ COMPOSTA DAL PRESIDENTE LA RUSSA, DA 10 PD, 3 M5S, 1 FORZA ITALIA, 1 SINISTRA ITALIANA, 1 SCELTA CIVICA, 3 DEL GRUPPO MISTO
E’ iniziato oggi alla Camera l’iter per la richiesta di autorizzazione a procedere all’arresto del
deputato pontino Pasquale Maietta (Fratelli d’Italia).
Solo una comunicazione del presidente della giunta, Ignazio La Russa, dello stesso partito di Maietta, che ha informato gli altri 20 componenti dell’esistenza della richiesta da parte del gip di Latina Mara Mattioli.
Nei prossimi giorni la pratica sarà affidata a uno dei deputati che fanno parte della giunta, quindi si dovrà verificare se esiste o meno un intento persecutorio nei confronti del parlamentare ovvero se ci sono le esigenze cautelari così come indicate dal giudice.
La richiesta e l’ordinanza di custodia che riguarda Pasquale Maietta e gli altri 16 indagati nell’operazione Olimpia è integralmente pubblicata sul sito della Camera .
Nella Giunta c’è Ignazio La Russa (presidente), l’ex ministro Nunzia De Girolamo (FI), dieci esponenti del Pd, tre del M5S, tre del gruppo misto, uno di Scelta civica e uno di Sinistra Italiana.
Nell’inchiesta che ha portato a 15 arresti eccellenti, tra i quali l’ex sindaco di Latina Giovanni Di Giorgi, Maietta è accusato di aver in sostanza utilizzato il Comune per i propri interessi, legati soprattutto alla società del Latina Calcio.
Di Giorgi, “succube” del parlamentare, avrebbe favorito la società di calcio a svantaggio di altri importanti proceggi per la città , come la ristrutturazione dell’ex Albergo Italia in piazza del Popolo.
Per favorire il Latina Calcio furono mobilitati anche funzionari e dirigenti comunali collusi, pronti a impegnare soldi pubblici a favore della società sportiva.
Emblematiche, in tal senso, le parole usate dal giudice Mara Mattioli che nell’ordinaza di custodia cautelare parla di «un’amministrazione totalmente piegata al Maietta che non è ancora soddisfatto dopo avere “dissanguato le casse comunali” (affermazione del funzionario Nicola Deodato) e “incassato l’ira di Dio di soldi” (affermazione di Elena Lusena) strumentalizzando anche la tifoseria per l’ampliamento delle tribune».
Marco Cusumano
(da “il Messaggero”)
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Novembre 16th, 2016 Riccardo Fucile
QUELLA INTERROGAZIONE PERICOLOSA TARGATA FDI IN CUI MAIETTA ATTACCA IL NUOVO QUESTORE PERCHE’ NON STA ALLE REGOLE: “FACCIAMO UN’INTERROGAZIONE, POI VEDIAMO SE PARLA ANCORA…” NELLE CARTE L’EX QUESTORE INTINI E L’EX CAPOSCORTA DI BERLUSCONI
A guardarlo da vicino lo stadio Francioni di Latina si mostra come un Giano bifronte. 
Da una parte la struttura esterna in piena architettura razionale del ventennio, gonfia di orgoglio, quasi a mostrare i muscoli dei contadini bonificatori venuti dal Veneto. All’interno ti appare quasi come un campo di periferia, un po’ malandato, di certo inadeguato per una squadra di seconda serie.
A Latina, però, il Francioni è anche altro, è il simbolo del sistema, il portale attraversato dalla città che conta, dove si uniscono il mondo di sotto dei Di Silvio, le famiglie legate ai Casamonica, e i colletti bianchi, i deputati e i sindaci.
L’inchiesta Olimpia — che ha portato a 16 ordinanze di custodia cautelare — ha colpito qui, nel cuore della città . Lo chiamano “Sistema Latina”, anche se in fondo altro non è se la solita combriccola di imprenditori troppo furbi e amministratori infedeli.
E’ finito in carcere l’ex sindaco Giovanni Di Giorgi, avvocato, esponente della destra di Fratelli d’Italia; potrebbero aprirsi le porte della cella — su di lui pende una richiesta di autorizzazione — anche per Pasquale Maietta, deputato e tesoriere alla Camera del partito della Meloni e proprietario-presidente del Latina calcio.
Attorno a loro una nebulosa di complicità , interessi, omertà e magari semplice quieto vivere. Non solo ex assessori, consiglieri comunali, presidenti provinciali di partito (arrestato quello di Forza Italia, indagato quello del Pd): i magistrati indicano anche altri piani, molto più istituzionali.
Le coperture istituzionali.
Il Gip Mara Mattioli scrive nell’ordinanza di 500 pagine, in relazione ad una intercettazione ambientale tra due dirigenti comunali sullo Stadio Francioni: “La conversazione è poi particolarmente significativa del sistema illecito in cui hanno operato gli indagati per anni, contando anche su coperture nelle istituzioni, tra cui l’ex questore Intini”.
Alberto Intini — che dallo scorso aprile svolge la funzione di Questore a Firenze — non risulta indagato dalla procura di Latina, anche se il suo nome è citato più volte all’interno dell’ordinanza.
E’ stato questore di Latina in un momento estremamente delicato per il calcio della città , quando la squadra, nel giugno del 2013, approda in serie B. L’anno successivo sfiora l’occasione di entrare in serie A, perdendo la partita decisiva in casa. Una stagione al centro delle indagini dei carabinieri, coordinate dal pm pontino Giuseppe Miliano.
Al questore Intini è legato un altro personaggio chiave della storia, Gianfranco Melaragni. Ex poliziotto, dal 2001 ai servizi, già caposcorta di Silvio Berlusconi, nel periodo chiave del 2013-2014 è stato capo di gabinetto dell’ex sindaco De Giorgi.
Diverse fonti assicurano a ilfattoquotidiano.it che Melaragni a Latina è arrivato grazie alla sua amicizia con Alberto Intini, che conosceva fin dai tempi della squadra mobile romana.
Una conoscenza rafforzata dal ruolo delle rispettive mogli: in servizio alla presidenza del consiglio la moglie di Intini (dal cui ruolo proviene Melaragni), con un incarico di vertice all’Interno la moglie di Melaragni.
Insomma, l’ambiente a cavallo tra servizi e Viminale.
A Latina il ruolo di Melaragni era chiaro. Da una parte fare da scudo di protezione per l’ex sindaco, intervenendo — come vedremo — quando odora il pericolo dietro l’angolo (ovvero indagini scomode).
Dall’altra si occupa proprio dello stadio, come appare evidente oggi leggendo le tante intercettazioni che lo riguardano contenute dell’ordinanza dei magistrati di Latina.
E’ lui, ad esempio, ad intervenire sui dirigenti comunali — su mandato dell’allora sindaco — per noleggiare a spese dell’amministrazione un potente gruppo elettrogeno destinato al Latina calcio. Il suo ruolo, però, diventa decisamente curioso alla fine del 2014.
Quella strana interrogazione parlamentare.
“Il potere del “gruppo”, disposto a tutto pur di proseguire nel programma criminoso, non esita neanche a sfidare le istituzioni che potrebbero rappresentare per loro un ostacolo”, scrive il Gip Mattioli nell’ordinanza.
Si riferisce ad un episodio già emerso nei mesi scorsi in commissione antimafia — raccontato da Il Fatto quotidiano — su un’interrogazione parlamentare del novembre 2014, a firma Pasquale Maietta e diretta contro il nuovo questore di Latina Giuseppe De Matteis, che da pochi mesi aveva sostituito Intini.
De Matteis l’8 novembre aveva rilasciato un’intervista dove puntava il dito proprio sul tema dell’urbanistica e sul Latina calcio come settori “problematici” della città .
Era un segnale chiaro, l’aria era cambiata.
“Il Melaragni ed il Maietta — prosegue la ricostruzione del Gip — si attivano immediatamente per promuovere un’interrogazione parlamentare nei confronti del Questore De Matteis”.
E l’intercettazione captata dagli investigatori è chiara: “Pasqua’ — dice l’ex caposcorta di Berlusconi al deputato di Fratelli d’Italia — ….facciamo un’interrogazione parlamentare ….tu come parlamentare …. te la circostanzio io …poi vediamo se lui parla ancora”. Quell’atto parlamentare — poi ritirato, con notevole imbarazzo, da Maietta — si è dimostrato alla fine un vero e proprio boomerang.
Un anno dopo sarà proprio la Polizia di Stato — con a capo il questore De Matteis e il nuovo capo della mobile di Latina, oggi a Salerno, Tommaso Niglio — a svelare quel mondo di sotto che girava attorno al calcio, quell’intreccio perverso tra le famiglie Di Silvio (parenti e alleati dei romani Casamonica) e la tifoseria, con l’inchiesta “Don’t touch”.
Con in testa la figura di Costantino “Cha cha” Di Silvio, magazziniere del Latina Calcio, figura vicinissima a Pasquale Maietta, che era in grado di comandare le organizzatissime tifoserie.
Si rompeva, per la prima volta, l’incantesimo del calcio intoccabile, mentre la nuova inchiesta terminata con i 16 arresti scaldava i motori. E in molti assicurano che non è finita qui.
Il calcio prima di tutto.
Nella storia di Latina quello stadio ha sempre avuto un peso specifico enorme. Dal 1999 al 2000 dal Franciosi è passato Angelo Deodati, imprenditore dei rifiuti legato a doppio filo a Manlio Cerroni.
Divenne patron della squadra pontina mentre le sue ruspe iniziavano a scavare uno dei più grandi invasi della discarica di Borgo Montello.
Sistemate le cose, Deodati lasciò la città , andando in missione in altre province.
Da qualche anno il patron è lui, il deputato di Fratelli d’Italia, di professione commercialista (con un giro d’affari dichiarato di 1,4 milioni di euro) Pasquale Maietta. E’ sicuramente un uomo di stretta fiducia di Giorgia Meloni, tanto da avere in mano fin dal 2013 i conti del partito.
Ora si trova chiamato in causa con una richiesta di arresto in carcere che la giunta per le autorizzazioni a procedere — presieduta dal suo compagno di partito Ignazio La Russa — dovrà istruire.
L’accusa è pesantissima: associazione per delinquere finalizzata all’abuso d’ufficio, alla turbata libertà degli incanti e al falso ideologico, e concussione.
Quello che avveniva a Latina — secondo la ricostruzioni delle indagini — mostra come Maietta e gli uomini del calcio — e più in generale dello sport — fossero i veri padroni della ferriera.
Mancava una scheda dall’impianto dell’aria condizionata del palazzetto dello sport? Gli uomini della cricca l’andavano a prendere all’ospedale.
Occorreva riparare la caldaia del campetto gestito dai Di Silvio, gli amici Sinti del presidente Maietta? Ci doveva pensare il Comune, anche se la struttura era privata.
E così per lo stadio, per i consumi elettrici, per l’acqua per annaffiare i campi di gioco. Ogni desiderata era un ordine.
Un pallone talmente importante — quello del Latina — da influenzare anche i livelli nazionali del calcio.
Partendo dall’ex questore della città Alberto Intini, che appena lascia Latina — prima di approdare a Firenze — va a presiedere l’osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive, organismo del Viminale che deve vigilare sulla violenza negli stadi, dando importanti pareri sulle partite a rischio (che a Latina non mancano).
Poco dopo nello stesso organismo entra l’ex sindaco — oggi agli arresti — Giovanni Di Giorgi, in quota Anci.
E, pochi mesi fa, quando Intini diventa questore a Firenze, nell’osservatorio entra — in quota procura federale del calcio — Gianfranco Melaragni, l’ex capo scorta di Berlusconi. Tante coincidenze, che portano tutte verso lo stadio Francioni.
Andrea Palladino
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
I CARABINIERI: “SIAMO ARRIVATI AL PUNTO CHE PER FAR FUNZIONARE L’IMPIANTO DI CONDIZIONAMENTO ALLO STADIO, TOGLIEVANO LE SCHEDE ALL’OSPEDALE”… “A LATINA UN COLLAUDATO SISTEMA CRIMINALE GESTITO DA UNA ASSOCIAZIONE A DELINQUERE, 152 APPALTI ASSEGNATI ILLEGALMENTE”
Sedici misure cautelari, otto in carcere e altrettante ai domiciliari, una richiesta di autorizzazione a
procedere fatta alla Camera chiedendo di mettere in cella anche un deputato, oltre 50 indagati, un presunto danno per le casse pubbliche che si aggira sui tre milioni di euro, ma soprattutto un intero sistema, quello che per venti anni è stato chiamato il laboratorio del centrodestra, messo sotto accusa, con un Comune, quello di Latina, che sarebbe stato gestito da un’associazione per delinquere.
Questi i numeri e i tratti distintivi di un’inchiesta che, da questa mattina, sta scuotendo nel profondo il capoluogo pontino e non solo.
In carcere sono finiti, tra gli altri, l’ex sindaco di Latina ed ex consigliere regionale, esponente di Fratelli d’Italia, Giovanni Di Giorgi, e l’ex assessore comunale all’urbanistica ed esponente di Forza Italia Giuseppe Di Rubbo, mentre l’autorizzazione a procedere è stata chiesta per il deputato Pasquale Maietta, anche lui di Fratelli d’Italia, di cui alla Camera è tesoriere, e presidente del Latina Calcio, che milita in serie B.
Un’inchiesta articolata su tre filoni d’indagine, quello degli appalti senza gara, quello dei favori alla società di calcio e quello degli illeciti sul fronte dell’urbanistica, partita dopo un’interrogazione parlamentare presentata dal senatore pontino Giuseppe Vacciano, ex Movimento5Stelle, che avanzava dubbi sulla concessione della piscina comunale.
Ne è venuto fuori un sistema bollato dagli inquirenti come criminale, andato avanti dal 2009 al 2015, quando il potere del centrodestra a Latina era massimo, interrotto soltanto dalla caduta della giunta di Giorgi, proprio sotto i colpi delle inchieste, e l’arrivo a Palazzo del commissario prefettizio Giacomo Barbato, a cui poi è seguita a giugno l’elezione a sindaco del civico Damiano Coletta.
“Abbiamo scoperto un sistema di illegalità diffusa — ha dichiarato in conferenza stampa il procuratore capo di Latina, Andrea De Gasperis — con ben 152 appalti assegnati eludendo la gara ad evidenza pubblica, per un valore di 2,4 milioni di euro. Una vicenda che ora segnaleremo anche alla Corte dei Conti e all’Anticorruzione”. Illeciti andati avanti dunque per anni, per favorire sempre gli stessi imprenditori, quelli legati ai politici, e a cui hanno partecipato attivamente una serie di funzionari comunali.
“Siamo arrivati al punto che per far funzionare i condizionatori dello stadio le schede venivano tolte all’ospedale e che per un campo di calcio l’allaccio all’energia elettrica è stato compiuto abusivamente”, ha aggiunto il comandante del Nucleo investigativo del comando provinciale dell’Arma, il maggiore Paolo Befera.
“Gli esiti della complessiva attività di indagine — precisa il gip del Tribunale di Latina, Mara Mattioli, nell’ordinanza di custodia cautelare emessa — mettono in evidenza l’esistenza nel Comune di Latina di un collaudato sistema criminale, radicato nei vertici politico- amministrativi, incentrato sulla rigorosa applicazione di logiche affaristiche e clientelari in diversi settori, per realizzare profitti e vantaggi ingiusti a imprenditori legati ai pubblici amministratori ovvero per assicurare voti a sè o ad altri in occasione di competizioni elettorali o per ottenere posti dirigenziali o conferme delle nomine già avute, ossia una gestione della cosa pubblica per fini esclusivamente privati, con ingenti e irreversibili danni all’economia e al territorio del Comune di Latina”.
Fenomeno ancor più pesante sul fronte del Latina Calcio, che vede il deputato Maietta indagato anche per concussione, essendo arrivato a minacciare un dipendente comunale e coindagato, Nicola Deodato, per far acquistare a spese del Comune un gruppo elettrogeno per lo stadio: “Ma tu pensi di fare la guerra a me? Se tu me la vuoi fare, te la faccio io a te, informati bene chi sono; se mi fai la guerra diventa un casino; risolvi sto problema”.
E Maietta è uno particolarmente vicino al clan nomade Di Silvio, strettamente legato ai Casamonica di Roma, particolare per il quale era già stato indagato in un’altra inchiesta su un’associazione criminale messa in piedi dai rom, in quel caso per aver ordinato minacce ai danni di un esponente del Pd locale che lo criticava.
Ma nell’indagine attuale, per cui è stato chiesto l’arresto, secondo gli inquirenti avrebbe completamente assoggettato il Comune ai suoi voleri, sfruttando nuovamente i rom.
“La forte influenza del Maietta sull’attività amministrativa — scrive sempre il gip Mattioli — deriva non solo dalla carica da lui rivestita, ma anche dagli stretti legami con soggetti appartenenti alla criminalità organizzata locale, a cui risolta parimenti assoggettato il Comune di Latina”.
Deodato a un imprenditore: “Dovresti andà a vedè la caldaia là a Campo Boario che c’ho ‘sti zingari che me stanno a massacrà ”.
(da “La Repubblica”)
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
SU FB LA MELONI PARLA DI ALFANO E DI CLANDESTINI, SUL CASO DI LATINA NON HA NULLA DA DIRE: MA NON ERA QUELLA DI “SENZA PAURA”?
In altri due articoli abbiamo pubblicato la notizia degli oltre 20 arresti avvenuti a Latina questa
mattina con l’accusa di associazione a delinquere che vede coinvolti, insieme a imprenditori, dirigenti e funzionari del Comune, l’ex sindaco uscente Di Giorgi e il deputato Maietta, entrambi colonne di Fratelli d’Italia .
Accuse molti pesanti che riguardano oltre 150 appalti, compresa piscina comunale e stadio.
Ma per Giorgia Meloni, quella della slogan “senza paura”, pare non sia accaduto nulla.
Nella sua pagina Fb, oltre a un omaggio a Enzo Maiorca, l’unico post, fino a quest’ora, è ovviamente dedicato ai “clandestini che delinquono”, categoria che non contempla evidentemente i “fratelli di merenda che delinquono”.
Stessa sorte nella pagina ufficiale di Fdi che pare in lutto, tutto tace.
Significativo l’intervento di un iscritto, Massimiliano, che attaccandosi a un post di ieri avvisa: “Oggi a Latina hanno arrestato per corruzione l’ex sindaco di Fratelli d’italia che ha governato la città dal 2011 al 2015, Giovanni Di Giorgi , la mia domanda e : ci sarà mai in questo partito una capacità di selezione vera di persone oneste ???? Perchè per quello che vedo nel Lazio ex dirigenti di Fratelli di Italia ne hanno arrestati parecchi , non sarebbe ora di darci un taglio con questo schifoooooooooooo , poi ci riempiamo la bocca con valori nazionali e quant’altro…mahhh….”
Il poveretto ha ricevuto un “mi piace” ma nessuna risposta.
E’ già tanto che un taglio non lo abbiano dato a lui, cancellandogli il commento, probabilmente neanche se ne sono accorti.
E’ il partito dei fratelli distratti.
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
OLTRE ALL’EX SINDACO DI FDI, COINVOLTI ALTRI ESPONENTI POLITICI PER APPALTI PISCINA E STADIO…ACCUSE ANCHE DI TRUFFA AGGRAVATA, REATI URBANISTICI, ABUSO D’UFFICIO…144 APPALTI NEL MIRINO PER UN VALORE DI 2,4 MILIONI
I carabinieri del comando provinciale di Latina hanno eseguito 15 provvedimenti di misura cautelare (otto ordinanze di custodia cautelare in carcere e sette agli arresti domiciliari), emessi dal gip del Tribunale di Latina Mara Mattioli, nei confronti di altrettante persone ritenute responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla turbata libertà degli incanti, reati urbanistici, abuso d’ufficio, falso ideologico, truffa aggravata, induzione indebita a dare o promettere utilità e altro.
I provvedimenti sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine, avviata dal nucleo investigativo e coordinata dal sostituto procuratore di Latina Giuseppe Miliano, a seguito di approfondimenti relativi a un’interrogazione parlamentare nella quale venivano ipotizzate presunte irregolarità nella gestione della piscina comunale. L’inchiesta era stata in qualche modo anticipata dall’interrogazione parlamentare dell’ex M5s Giuseppe Vacciano.
Oggi ad essere coinvolti sono politici locali, dirigenti, imprenditori e notai.
L’ex sindaco di Fratelli d’Italia Giovanni Di Giorgi è tra gli arrestati insieme alla richiesta di autorizzazione a procedere per il deputato, sempre di Fratelli d’Italia, Pasquale Maietta, che è anche presidente del Latina Calcio.
Coinvolti anche l’ex assessore Giuseppe Di Rubbo (Forza Italia), l’ex consigliere provinciale di An Silvano Spagnoli (gestore delle piscine comunali), il dirigente Ventura Monti.
L’ex consigliere comunale di Forza Italia Vincenzo Malvaso è invece finito in carcere a Velletri: l’amministratore è da mesi al centro di un’indagine in merito alla variante che ha permesso di costruire un palazzo oltre i limiti previsti.
Più di 30 gli indagati. Fin dai primi accertamenti sono emerse “palesi irregolarità nella gestione della cosa pubblica da parte dei funzionari comunali” e “le indagini venivano estese ai settori più rilevanti dell’attività amministrativa di Latina”.
È stato accertato, spiegano i carabinieri, che il “comparto dirigenziale del comune di Latina, per soddisfare gli interessi privati di alcuni personaggi politici nella gestione delle strutture sportive, ha avviato una serie di procedimenti amministrativi in violazione di regolamenti interni e delle regole basilari che governano il buon andamento della pubblica amministrazione”.
Tra i vari episodi monitorati i carabinieri segnalano la gestione della piscina comunale, affidata dal 2008 a una società dilettantistica, che contrariamente a quanto previsto dal contratto non aveva mai provveduto al pagamento delle utenze energetiche (spese sostenute dal comune con conseguente danno erariale quantificabile in euro 700.000 circa) e non aveva adempiuto al versamento fideiussorio.
Per soddisfare le esigenze della società Latina Calcio, dal 2011 al 2014 sono state realizzate una serie di opere, quali l’ampliamento dello stadio comunale e il rifacimento di un campo di calcio destinato agli allenamenti della squadra, utilizzando procedure irregolari e traendo indebitamente dalle casse comunali oltre 1.200.000 euro.
Per l’ampliamento della Tribuna est dello stadio comunale Francioni il Comune non solo ha speso 444.000 euro di denaro pubblico, benchè tali lavori, non indispensabili, spettassero alla società concessionaria, ma ha altresì posto in essere delle violazioni urbanistiche in quanto l’area in esame era stata dichiarata inedificabile.
Il sistema Latina
Per l’assegnazione di pubblici appalti ci si avvaleva di un vero e proprio ”sistema” con il quale i funzionari pubblici comunali favorivano gli imprenditori locali, commettendo reati contro la pubblica amministrazione, finalizzati a consentire un’illecita spartizione di ripetuti affidamenti alle stesse ditte di appalti mediante frazionamenti della spesa.
I carabinieri hanno inoltre documentato come molti degli appalti in questione avrebbero potuto essere evitati con un corretta programmazione degli interventi, ignorata per favorire evidentemente le citate società .
Nel settore dell’urbanistica è emerso un altro sistema associativo finalizzato a far ottenere indebiti vantaggi di natura patrimoniale a privati o società , composto da politici della decaduta giunta comunale, funzionari tecnici del Comune di Latina e imprenditori, con l’apporto di intermediari apparentemente esterni all’amministrazione ma ad essa funzionalmente collegati.
I carabinieri sottolineano che “era stato architettato un complesso meccanismo che consentiva la realizzazione, in maniera illecita ed estremamente redditizia, di costruzioni con artificiosi incrementi di volumetrie o su particelle espropriate, e quindi di proprietà del Comune”.
(da “NextQuotidiano”)
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Novembre 14th, 2016 Riccardo Fucile
OPERAZIONE OLIMPIA SUI LAVORI PER LA PISCINA COMUNALE: ARRESTATI ANCHE UN EX ASSESSORE DI FORZA ITALIA E UN EX AN
Maxi operazione dei carabinieri del comando provinciale di Latina che in mattinata hanno eseguito
quindici ordinanze di custodia cautelare.
Coinvolti politici locali, funzionari, dirigenti del comune e imprenditori.
Tra loro, come scrive il Messaggero, l’ex sindaco di Fratelli d’Italia Giovanni Di Giorgi, l’ex assessore Giuseppe Di Rubbo (Forza Italia), l’ex consigliere provinciale di An Silvano Spagnoli (gestore delle piscine comunali), il dirigente Ventura Monti. Secondo le prime informazioni si tratta dell’operazione Olimpia che ha visto al centro dell’inchiesta i lavori per la piscina comunale: almeno 30 gli indagati.
L’ex consigliere comunale di Fi Vincenzo Malvaso è invece finito in carcere a Velletri. L’amministratore è da mesi al centro di un’indagine in merito alla variante che ha permesso di costruire un palazzo oltre i limiti previsti.
Di Giorgi è stato primo cittadino a Latina dal 2011 al 2015.
A ottobre 2014 aveva presentato le sue dimissioni “irrevocabili” con l’uscita dalla maggioranza dei consiglieri Ncd: il sindaco aveva poi rivisto la sua decisione arrivando quindi a fine mandato.
Ex consigliere regionale ed ex vicepresidente dell’Anci, è attualmente componente dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive del ministero dell’Interno.
(da agenzie)
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Novembre 12th, 2016 Riccardo Fucile
TRANQUILLA, LUI NON HA AVUTO BISOGNO DI FINI PER TROVARE UN POSTO DA 10.000 EURO AL MESE E PER DIVENTARE MINISTRO
Nei giorni scorsi Robert De Niro ha commentato scherzosamente la vittoria di Donald Trump alle
elezioni in USA dicendo che sarebbe stato costretto a migrare, magari in Italia (è originario di Ferrazzano in provincia di Campobasso), e ovviamente l’associazione dei molisani a Roma “Forche Caudine” gli ha subito aperto le porte: “Dal momento che la nostra sconosciuta regione, dove vivono meno di 300 mila persone in quanto molti residenti sono altrove, non ha mediamente prodotto una classe politica assurta a grande notorietà oltre i confini regionali — spiega — non sarebbe male la proposta che faremo nostra attraverso un apposito comitato, di invitare De Niro come governatore per un giorno. Un giorno che mediaticamente varrebbe più dei 53 anni di esistenza della Regione Molise”.
Ovviamente trattasi di boutade.
Ma Giorgia Meloni, poveretta, deve averla presa sul serio visto che si è detta preoccupata di dover mantenere i migranti “anti-Trump”.
E scrive:
Robert De Niro definisce Trump “un maiale” e spiega che vuole emigrare in Italia perchè non può “prenderlo a pugni”. Quindi dopo i migranti economici e quelli climatici ora rischiamo di ritrovarci a casa nostra anche i migranti “anti-Trump”. Speriamo che almeno questi si mantengano da soli
Inutile ricordare a Giorgia che Robert De Niro è uno degli attori più pagati al mondo.
Non ha avuto bisogno di Fini per tirare a campare a 10.000 euro al mese .
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