Aprile 13th, 2017 Riccardo Fucile
SILVIO HA INTERESSE A ISOLARE SALVINI, LE MELONI A TENERSI APERTO IL PIANO B… MOLTO DIPENDERA’ DAL RISULTATO DELLE AMMINISTRATIVE E DA QUELLO DI MARINE LE PEN
Domenica Giorgia Meloni che si trovava al Nord, impegnata in un tour a Como e Monza, in vista delle amministrative, e’ stata accolta ad Arcore, nella residenza privata dell’ex premier, a villa San Martino.
Si e’ trattato di un incontro cordiale, viene riferito, non programmato ma che segue il ‘corteggiamento’ avviato da Berlusconi, che nei giorni scorsi ha speso, pubblicamente e tramite ‘ambasciatori’, parole di stima nei confronti di Meloni.
In particolare, e’ il primo incontro da soli dopo le frizioni registrate in seguito alla decisione di Forza Italia di appoggiare Alfio Marchini e non l’ex ministro dello Sport alle scorse Comunali nella capitale.
Dopo di allora, Meloni e Berlusconi si erano visti a settembre, in un incontro a tre con Matteo Salvini.
Questo nuovo ‘vis a vis’ è avvenuto in un momento di raffreddamento dei rapporti tra il leader di FI e il segretario federale della Lega Nord .
Salvini non ha preso bene questo incontro, un gesto dall’evidente sapore politico di cui i leghisti faticano a capire la motivazione. E tra i due è calato il gelo.
Da tre giorni è tutto fermo. Nessuno dei tre leader dei principali partiti del centrodestra si è messo in contatto con uno degli altri.
Silvio Berlusconi resta ad Arcore in tutt’altre questioni affaccendato, Giorgia Meloni in Aula, alla Camera, Matteo Salvini è stato in Puglia e comunica attraverso i social.
Gli esponenti più realisti di Lega e Fdi dubitano che si possa consumare una vera rottura dal momento che, molto probabilmente, le elezioni politiche finiranno per coincidere con le regionali lombarde.
Un appuntamento dove l’utilizzo del format del centrodestra unito sarà decisivo per assicurare un secondo mandato a Maroni, conferma che è condicio sine qua nnon per la stessa sopravvivenza politica di Salvini.
La stessa candidatura al congresso della Lega dell’assessore lombardo Fava è interpretato come un avvertimento a Salvini per ridimensionarne le ambizioni e la deriva sovranista. E i sondaggi per le amministrative non sono affatto buone per il Carroccio, molto dipenderà anche dal loro esito.
Diciamo che Maroni e Zaia si sono portati avanti nel lavoro.
Se dopo Austria e Olanda anche Marine Le Pen in Francia dovesse risultare sconfitta (l’Apd tedesca è già fuori gioco), è evidente che la linea sovranista reciterebbe il de profundis e Salvini resterebbe isolato.
Anche per questo la Meloni sta ammorbidendo l’antieuropeismo ed è tornata ad Arcore, per tenere aperto il piano B.
Se Salvini saltasse infatti e la Lega tornasse a porsi come il partito del Nord, la Meloni rischia di rimanere con il cerino in mano.
A quel punto l’ala protettiva di Silvio potrebbe tornare utile.
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Aprile 4th, 2017 Riccardo Fucile
ISABEL GIORGI, 21 ANNI, E’ NOTA FINORA PER QUALCHE COMPARSATA CINEMATOGRAFICA … ALTRI DUE GRILLINI VERSO IL PD
Come aveva fatto Francesca Grosseto al Municipio XIII, la grillina Isabel Giorgi è pronta a passare dal MoVimento 5 Stelle a Fratelli d’Italia.
La Giorgi, 21 anni, iscritta a Scienze Politiche e con qualche comparsata e piccoli ruoli in produzioni cinematografiche nel curriculum, molla dopo molte assenze in consiglio e una litigata, raccontano da FdI, con la presidente Giuseppina Castagnetta, a causa della quale anche due altri grillini hanno lasciato presidenze di commissioni.
Per i due Repubblica Roma parla di un approdo nel PD.
Isabel Giorgi invece era anche vicepresidente vicario dell’assemblea, anche se probabilmente dopo il cambio di casacca lascerà l’incarico.
Intanto al XII il M5S non ha convocato il consiglio per non discutere dell’incompatibilità di Di Camillo, per la storia dell’asilo non ancora aperto.
(da “NextQuotidiano”)
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Marzo 22nd, 2017 Riccardo Fucile
LA SUA ANALISI SMENTITA DAI FATTI… NON BASTA CHIAMARSI POPULISTI PER RAPPRESENTARE IL POPOLO (CHE INFATTI NON LA VOTA)
Poche ore fa Giorgia Meloni, in una intervista a Huffingtonpost, ha illustrato la sua idea idea di destra che ovviamente è distante mille miglia dalla mia, non certo da ora.
Lei proviene dalla nomeklatura post-missina, quella per cui contano le poltrone e non ha rilevanza se per arrivarci si rinnegano origini e radici.
Lei vende su prodotto e non ha importanza se per incassare gli utili si è ridotta a fare da sub-agente alla concessionaria madre leghista.
Ma veniamo all’analisi: al giornalista che le fa presente che i “sovranisti” stanno perdendo ovunque le elezioni, si arrampica sugli specchi e afferma: “Influenzare le decisioni dei governi è già una vittoria. il programma di Fillon era molto radicale, proprio per arginare Marine. Lo stesso dicasi per Rutte”
E qui sta la prima menzogna: i sovranisti non sono stati battuti da chi ne ha mutuato le tesi per cercare di arginarli, semmai tutto l’opposto.
Hofer in Austria è stato sconfitto da un esponente dei Verdi, espressione della sinistra moderata, che ha fatto una campagna elettorale in rotta di collisione con il leader xenofono.
Wilders in Olanda è stato sconfitto da un esponente liberale che ha impedito a un folle nazionalista (amico dei sovranisti) di farsi una campagna elettorale in Olanda per far diventare la Turchia un regime dittatoriale più di quanto già non sia. Lo avrebbe fatto qualsiasi premier dotato di cervello, non è certo prerogativa di un sedicente sovranista tutelare la propria nazione.
Veniamo alla Francia dove la Le Pen avrebbe dovuto stravincere. E’ vero che Fillon ha spostato i Repubblicani su posizioni più di destra estrema, ma qualcuno avvisi la Meloni che è tagliato fuori dal ballottaggio proprio per questo.
Se il partito lo avesse sostituito con il centrista Juppè i Repubblicani sarebbero arrivati al ballottaggio con Macron e la Le Pen sarebbe stata esclusa.
E da chi sarà battuta la Le Pen? Da uno che ne ha mutuato i temi? Tutt’altro.
Da un Macron che con la Le Pen non vuole avere nulla a che spartire.
Conclusione: i sovranisti perdono quando trovano chi li prende a schiaffoni, non da chi pensa di cavalcarne i temi.
La Meloni dice : “io sto con il popolo contro l’establishment“, ma il popolo è quello che vota non quello che sogna la Meloni e quando vota la esclude dal ballottaggio persino nella sua Roma, in condizioni ottimali per un’affermazione.
E’ il popolo che le assegna un 4-5% a livello nazionale, un terzo dei voti di quanto prendeva An ai tempi di Fini.
Di quale popolo parla?
Per non parlare degli anni da cortigiana al servizio del Cavaliere dove ha persino avallato che Ruby fosse la nipote di Mubarak, altro che parlare di etica.
E smettiamola con questo nazionalismo da operetta che persino Almirante aveva superato decenni or sono, indicando l’Europa nazione come nuova frontiera della destra.
Di fronte alla globalizzazione stiamo ancora a difendere i confini inventandoci invasioni tarocche?
E un nazionalismo per citrulli, da dittatori alla Al Sisi, infatti abbiamo potuto apprezzare il silenzio vergognoso della Meloni di fronte all’omicidio di un italiano come Giulio Regeni. Dov’era la nazionalista tutta di un pezzo Meloni quando si è trattato di difendere un giovane connazionale torturato da un regime di delinquenti?
Con la vittima o con i boia?
O si devono difendere solo i marò mandati allo sbando da un politico di Fdi per tutelare interessi privati ?
Quante parole ha speso la Meloni per condannare gli omicidi dei dissidenti commissionati dall’oligarca del Cremlino?
Come si fa ad accusare gli altri inquisiti e tacere sul proprio tesoriere indagato per corruzione ?
E ci fermiamo qua, non senza ricordare che alla fine il centrodestra si presenterà comicamente unito, nonostante la Meloni tuoni “se Berlusconi non esce dal Ppe nessuna intesa è possibile”.
Vogliamo vederla la Meloni correre da sola “per coerenza”.
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Marzo 20th, 2017 Riccardo Fucile
INVECE CHE NEL LUOGO DOVE L’AUTORE DI FRATELLI D’ITALIA E’ NATO, LA PORTANO IN QUELLO DOVE E’ VISSUTO PER QUALCHE TEMPO… E LEI ABBOCCA: “QUELLA DOVE E’ NATO E’ OCCUPATA DAI CENTRI SOCIALI, UNA COSA FOLLE”… MA NON E’ VERO, PERSINO LA POLIZIA SMENTISCE
La vicenda che andiamo a raccontare brevemente ha dei risvolti grotteschi per non dire umoristici,
perfettamente in linea con i personaggi interpreti della piece teatrale.
Giorgia Meloni fa visita a Genova, anche per discutere con Toti su chi designare come candidato del centrodestra alle prossime comunali.
La nomeklatura locale composta principalmente da ex di qualcosa (da An a Forza Italia, passando per La Destra) che già sentono profumo di poltrone con un partito quotato intorno al 4-5% a livello nazionale, mette a punto il programma della visita.
E una brevissima passeggiata da Piazza De Ferrari a Piazza San Lorenzo (100 metri) permette alla processione votiva di mettersi in posa uso foto-ricordo per la stampa locale.
La meta è largo Sanguineti dove si conclude il rito, attraverso la colocazione di una corona in ricordo di Goffredo Mameli, autore dell’inno nazionale Fratelli d’Italia.
E qui cominciano i problemi: solitamente si omaggia la casa natale del celebrando, nello specifico Goffredo non è nato nel luogo dove è stata condotta la Meloni, ma in via San Bernardo al civico 30 (vedi foto).
Solo successivamente la famiglia si trasferì per un periodo in quella che allora si chiamava piazza san Genesio, corrispondente all’attuale largo Sanguineti.
Peraltro la Meloni era informata perchè ai giornalisti ha dichiarato: «Oggi siamo stati sotto la casa nella quale visse Goffredo Mameli perchè mi dicono che quella nella quale nacque è occupata dai centri sociali, una cosa francamente folle».
E qui siamo alle comiche finali, perchè nessun centro sociale occupa i locali di via San Bernardo 30 e la segretaria di Fdi viene pure smentita dalla Questura.
In altre parole, nessuno le avrebbe impedito di deporre la corona nel luogo più consono, ovvero la vera casa natale di Goffredo Mameli.
Quale il motivo del depistaggio da parte della nomeklatura locale?
Forse via San Bernardo, essendo più stretta, non avrebbe permesso a tutti i dirigenti di rimanere immortalati nella foto ricordo?
L’Italia s’è desta, ma tanti fratelli sono ancora in sonno.
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Marzo 10th, 2017 Riccardo Fucile
A SETTEMBRE NE ERA STATO CHIESTO ANCHE L’ARRESTO PER ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E RAPPORTI CON I CLAN
Il Latina calcio è ufficialmente fallito. Ma il Tribunale ha concesso l’esercizio provvisorio (su cui pure la Procura aveva dato parere negativo) e quindi i nerazzurri potranno continuare a giocare.
La regolarità del campionato di Serie B è salva. Più o meno: ogni domenica scenderà in campo una formazione a un passo dal baratro, con la spada di Damocle di un’inchiesta penale sul capo della società e di un’asta fallimentare da celebrare il prima possibile, senza alcuna certezza sul futuro.
Ma sempre meglio di vedersi cancellata una squadra da un giorno all’altro, assegnare 0-3 a tavolino in serie, falsare l’intero torneo passando da 22 a 21 squadre a metà stagione passata. Tifosi e vertici del mondo del pallone esultano per un fallimento.
I guai economici della società nerazzurra nascono da quelli giudiziari di chi l’ha gestita fino a ieri: ovvero l’ex presidente Pasquale Maietta, anche deputato e tesoriere alla Camera di Fratelli d’Italia, finito al centro della “Operazione Olimpia” e pure dell’inchiesta “Don’t touch”, per cui lo scorso settembre era stata anche spiccata una richiesta di arresto (sospesa in attesa dell’autorizzazione a procedere del parlamento, e poi caduta nel riesame).
Era lui a drenare soldi nelle casse della società dal tessuto imprenditoriale cittadino, e secondo gli inquirenti persino dal Comune: come successo ad esempio per la garanzia pubblica per la fideiussione necessaria all’iscrizione al campionato.
Senza dimenticare il ruolo del clan locale della famiglia Di Silvio, legata ai Casamonica e vicinissima a Maietta, che spadroneggiava all’interno dello stesso club calcistico, dove Costantino Cha-cha-cha Di Silvio aveva un ruolo di primo piano. Quando è esplosa l’inchiesta e Maietta è uscito di scena, anche la situazione del Latina calcio è precipitata: i soldi sono finiti e in pochi mesi il club ha accumulato debiti milionari.
Così si è arrivati all’istanza di fallimento. Con la complicazione, però, di rilevanti elementi di natura penale a peggiorare il quadro della procedura.
Per questo la Procura aveva espresso giudizio negativo sulla richiesta di esercizio provvisorio, l’unico strumento per poter permettere alla squadra di arrivare a fine stagione: probabilmente i magistrati puntavano ad un fallimento immediato per procedere subito all’imputazione per bancarotta fraudolenta dei dirigenti.
Il Tribunale fallimentare, invece, ha scelto la linea della continuità , non solo per dar modo alla squadra di finire il campionato ma anche per tutelare i creditori con il mantenimento del titolo sportivo e del parco giocatori.
In caso contrario, il Latina calcio avrebbe chiuso i battenti domani, i calciatori sarebbero stati tutti svincolati e la Serie B avrebbe perso una squadra, con l’assegnazione fino a giugno di 0-3 a tavolino per tutte le partite rimanenti e non disputate (come da regolamento).
Un altro imprenditore, Benedetto Mancini, si era interessato al club e aveva messo a disposizione un milione di euro, ma anche il suo piano di risanamento è stato giudicato inidoneo. I
curatori andranno avanti con i crediti residui della Lega calcio per i diritti tv (sperando che bastino), in attesa dell’asta fallimentare da celebrare entro il 30 giugno, data d’iscrizione al prossimo campionato (ammesso che avverrà ). Chi vorrà il Latina dovrà farsi carico almeno dei 5,9 milioni di euro di debiti accumulati.
Il calcio italiano tira un sospiro di sollievo, di nuovo. Ma c’è davvero poco da festeggiare.
(da “il Fatto Quotidiano”)
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Febbraio 26th, 2017 Riccardo Fucile
“LISTA UNICA ALLE AMMINISTRATIVE MA SENZA DI LORO”… MA FORZA ITALIA E LEGA ACCOLGONO LA PROPOSTA CON FREDDEZZA
Un “listone” di tutto il centrodestra sui temi del sedicente “sovranismo de noiatri” da sperimentare
già alle amministrative, in particolare a Genova.
Lo ha proposto Giorgia Meloni a “In mezz’ ora”.
Sulla possibilità che il centrodestra trovi un accordo per le elezioni anche se si andrà a votare con l’Italicum, Meloni dice di essere “ottimista che ampi pezzi di centrodestra siano disponibili a presentarsi su una proposta chiara, con una norma antinciucio”. “Alle amministrative vorrei si facesse questo tentativo”, conclude.
Senza dimenticarsi di precisare che l’accordo va fatto con tutti salvo che con Alemanno e Storace del Polo sovranista, in quanto “non sono affidabili”.
La proposta è stata accolta in serata con freddezza da Forza Italia e Lega e con evidente dissenso dagli esclusi ad personam.
Alemanno (colui che non avrebbe assunto ruoli politici prima della sentenza del processo che lo vede imputato di corruzione e finanziamento illecito ai partiti) in serata risponde che “la Meloni cerca una lite che non avrà ” e la invita a ” superare le miopi considerazioni di bottega e di poltrone che oggi la spingono a tenere divisa la destra “.
Clima idilliaco come sempre, forse perchè ognuno è sovrano solo a casa sua.
L’unico contento è colui con cui la Meloni aveva concordato la proposta, ovvero il governatore della Liguria Toti che si illude di fare il premier su Marte e rinvia per questo la cura dimagrante. Tutti sanno che non esiste un “modello Liguria” : se la sinistra non si fosse spaccata in due sulla candidatura della Paita, il centrodestra non avrebbe mai vinto le Regionali e il buon Gabibbo bianco avrebbe preso il locale per Novi Ligure (località “ligure” a lui cara).
In realtà la proposta della Meloni cozza contro la strategia della Lega che spera di prendere un voto in più di Forza Italia e di quest’ultima che ha l’esigenza opposta.
Al massimo può andare bene a Fitto e a Quagliarello che non hanno il problema di contare i voti che prendono.
Basta un semplice pallottoliere.
Sempre durante la trasmissione, la sovranista dalle idee “chiare e forti” ci ha spiegato il suo punto di vista sullo stadio a Tor di Valle: “Ho sempre detto di essere favorevole ad uno stadio della Roma e uno stadio della Lazio (versione ecumenica n.d.r.) , sul progetto di Tor di Valle ancora non ho capito se su quel terreno si puo’ costruire o non costruire”.
Ma che ci sta a fare in consiglio comunale una che non l’ha ancora capito, pur avendo tutti gli elementi tecnici per farsi un’idea?
Ai romani l’ardua sentenza.
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Febbraio 9th, 2017 Riccardo Fucile
“PER NON FARE ACCORDI COL PD DOPO LE ELEZIONI”… PERCHE’ FARLO CON GRILLO SAREBBE LECITO? …. E IN OGNI CASO LA CLAUSOLA SAREBBE CARTA STRACCIA SENZA VALORE
«Per Fratelli d’Italia le condizioni di un’alleanza sono chiare: vogliamo una clausola anti-inciucio con la quale tutti quelli che partecipano si impegnano a non fare accordi con il PD dopo le elezioni».
La presidente di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni ha dettato le sue condizioni al centrodestra: tra queste c’è anche un’interessante clausola anti-inciucio.
«Vogliamo elezioni primarie per scegliere il portabandiera candidato premier e vogliamo proposte chiare su temi centrali come il rapporto con un’Europa che ci strozza».
Con chi ce l’ha la leader di Fratelli d’Italia?
Giorgia, semplicemente, ha annusato l’aria che tira: tutti i giornali parlano di un ritorno di Forza Italia nei sondaggi e della possibilità di un centrodestra che vada unito alle elezioni. Ma anche della possibilità che poi in Parlamento Forza Italia vari una Grande Coalizione con il Partito Democratico per ottenere i voti necessari per il varo della fiducia. Prendendo così il taxi di FdI e Lega per poi scaricarli all’entrata della Camera e del Senato.
Da qui l’ideona della clausola anti-inciucio.
Che però, visto che in Italia vige il divieto di mandato imperativo, anche se firmata non avrebbe alcun valore effettivo.
Poi sarebbe interessante sapere se, nell’ottica della Meloni, la clausola varrebbe anche nei confronti di Lega e Fdi nel caso volessero allearsi con Grillo, una volta presi i voti dall’elettore di centrodestra.
Ma su questo la Meloni non pare avere nulla da dire.
(da agenzie)
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Dicembre 18th, 2016 Riccardo Fucile
NESSUNO PARLA DEI CONTATTI DELLA RAGGI CON FRATELLI D’ITALIA PER UN APPOGGIO ESTERNO…. MA 5 FDI NON POTEVANO COMPENSARE I DIECI FEDELI ALLA LOMBARDI ED E’ SALTATO TUTTO (PER ORA)
Saltati metà Frongia (che resta assessore) e Romeo, ora scoppia un’altra lite: i consiglieri M5S
sono divisi sull’ipotesi di eleggere come vicesindaco l’assessore alle Partecipate, Massimo Colomban.
«Non è di Roma», dicono i critici.
Sul manager veneto chiamato dalla Casaleggio Associati potrebbe aprirsi un altro scontro intestino in un Campidoglio estenuato da inchieste, arresti e correnti.
La Raggi avrebbe voluto la promozione del giovane Andrea Mazzillo, assessore al Bilancio, i lombardiani hanno insistito sul presidente dell’Aula Giulio Cesare Marcello De Vito o il capogruppo Paolo Ferrara. E di fronte al nome imposto da Casaleggio e Grillo, i lombardiani hanno tentato di fare muro pretendendo l’estromissione completa di Frongia dalla giunta, ma la sindaca su questo non ha ceduto.
Ha fatto poi storcere il naso a molti il “lodo Raggi” per cui, anche se dovesse arrivare un avviso di garanzia alla sindaca, il nuovo codice etico M5S (deciso da chi?) non prevede l’obbligo di dimissioni.
Un tentativo maldestro di tutelarla, venendo meno a quella che è sempre stata l’impostazione del M5S in materia, segno che l’avviso di garanzia è dato per scontato.
Dopo due giorni di silenzio fa sorridere il ritorno in vita di Di Maio e Di Battista, entrambi pronti a dichiarare “l’avevamo detto alla Raggi che doveva allontanare Marra”.
Pensate che cuor di leone Di Maio oggi scrive “Marra se ne doveva andare e glielo dissi in faccia», tanto Marra dal carcere non può rispondergli a breve…
Mentre un Di Battista scosso, provato, quasi a disagio, posta un video su Facebook per sostenere la stessa tesi con tono dimesso.
Restano poi da assegnare i posti di assessore all’Ambiente (vedono Muraro), di capo di gabinetto (vedovo Romeo), di capo del Dipartimento Personale (vedovo Marra). di direttore generale di Ama, di dg di Atac.
Un risiko senza fine per una sindaca osservata speciale e che potrebbe finire nei guai giudiziari fino al collo.
Ma fa testo un retroscena di cui hanno solo marginalmente parlato alcuni giornali: Raggi prima di cedere aveva valutato la strada di mollare il M5S e restare sindaca sullo stile Pizzarotti.
Ma dei 29 consiglieri grillini, almeno 8-10 sono vicini alla Lombardo e non l’avrebbero seguita.
Da qui i contatti con Fratelli d’Italia che avrebbe potuto assicurare un appoggio esterno alla Raggi.
Operazione non andata in porto perchè i consiglieri della Meloni in Campidoglio sono solo 5 e non avrebbero potuto compensare i lombardiani.
In fondo sarebbe stato solo un ritorno alle origini per la Raggi e Marra: dal “raggio magico” di Virginia al “cerchio magico” dei Gabbiani di Rampelli.
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »
Novembre 29th, 2016 Riccardo Fucile
ATTACCO DI PARANOIA DEI FRATELLI ORFANI: “IL NO ASSOCIATO A UN UOMO DI COLORE E’ UN MESSAGGIO SUBLIMINALE A FAVORE DEL SI'”… E LA CROCE SUL SI’ SAREBBE PIU’ GRANDE: IL SENSO DELLA MISURA A LA RUSSA MANCA DA TEMPO, ORA ANCHE QUELLO DELLA MISURAZIONE
La campagna elettorale sul referendum si sta rivelando sempre più delirante.
Oggi è la volta del partito di Giorgia Meloni, Fratelli d’Italia, che denuncia il presunto razzismo in uno degli spot istituzionali sul referendum trasmesso sulle reti Rai dall’inizio di ottobre.
Si tratta di un video predisposto dalla presidenza del Consiglio nel quale i cittadini vengono informati sulla data del voto e sul quesito cui saranno chiamati a rispondere Sì o No.
Il gomplotto del messaggio subliminale a favore del Sì
Nello spot c’è un problema, secondo FdI, è razzista (il che , detto da loro, fa già sorridere di suo)
In uno dei primi frame infatti si vedono infatti due persone camminare in mezzo ad una strada trafficata. Una indossa una camicia bianca, tipica “uniforme renziana” dicono loro che sono esperti in messaggi subliminali, l’altra invece un completo scuro e soprattutto ha la pelle nera, quindi è malvagio (sempre secondo i fratellini)
Subito dopo compaiono in sovraimpressione i due cartelli con le opzioni di voto (Sì/No), il Sì sta “dalla parte” sinistra (come nella scheda elettorale) e quindi “dalla parte” dell’uomo in camicia bianca, il No sulla destra e quindi “dalla parte” dell’uomo nero.
Secondo Ignazio La Russa il significato nascosto è che si vuol fare associare l’uomo bianco al Sì sfruttando la paura per l’uomo nero per convincere gli elettori a non votare No.
Il che, se pensate che a dirlo è uno dei politici che ha militato in tutti quei partiti di destra che da sempre hanno agitato lo spauracchio dell’immigrato e dell’uomo di colore associandolo a criminalità e degrado la cosa risulta anche parecchio divertente. Per La Russa quindi lo spot è uno spot razzista
La Russa va anche oltre, a dire il vero, e ci spiega che sul facsimile della scheda elettorale vengono apposte “croci di grandezza diversa” a seconda che si voti Sì o No. Un altro complotto accuratamente predisposto per convincere a votare Sì e dare più importanza a quel tipo di voto (per tacere di coloro che hanno problemi di vista che non vedono la croce sul No).
Nella realtà delle cose però, le due croci sono della stessa dimensione e hanno la stessa visibilità , basta misurarli.
Secondo La Russa infine anche la chiusura dello spot non va bene, il giovane che guarda l’orizzonte mentre compare l’invito ad andare a votare evocherebbe la voglia di cambiamento e quindi di votare Sì.
Certo, potrebbe essere anche visto come uno che vuole guardare avanti e lasciarsi alle spalle, dal cinque dicembre, le analisi di La Russa sui messaggi subliminali dello spot.
Secondo Giorgia Meloni «Questa campagna referendaria si sta svolgendo con strumenti che ricordano la Corea del Nord di Kim Jong-Un», ed è per questo che Fratelli d’Italia ha presentato tre settimane fa ricorso contro la pubblicità occulta nello spot.
Peccato che la Meloni abbia sbagliato pure l’autorità a cui rivolgersi, infatti il Comitato di Controllo della Pubblicità , cui FdI ha fatto ricorso, ha detto che non è compito loro stabilirlo.
E la ministra Boschi ha avuto buon gioco a ricordare alla Meloni che lo spot aveva superato il vaglio preventivo dell’Autorità garante che ha dato parere favorevole.
Una serie di brutte figure che oggi raggiungono l’apice con il “gomblotto” di ‘Gnazio, l’uomo che non ha il senso della misurazione, oltre che della misura.
Regalategli una lente d’ingrandimento per Natale.
(da agenzie)
argomento: Fratelli d'Italia | Commenta »