Novembre 11th, 2016 Riccardo Fucile
HA SOSTENUTO CHE LA CLINTON SI FOSSE DETTA FAVOREVOLE A UNA MODALITA’ DI ABORTO CHE CONSISTE “NEL TIRARE FUORI META’ DEL BAMBINO DALL’UTERO E NELLO SCHIACCIARE IL CRANIO PER UCCIDERE L’ALTRA META'”… OLTRE CHE FALSO, E’ UN MODO DISGUSTOSO DI FARE POLITICA SULLA PELLE DELLE DONNE
Una mamma lo sa, diceva una nota pubblicità , e una come Giorgia Meloni non è certo da meno e non è nemmeno una mamma qualsiasi, visto che la sua gravidanza era stata annunciata all’ultimo Family Day.
Ieri sera la leader di Fratelli d’Italia era ospite a Piazza Pulita e, commentando i risultati delle elezioni americane, è tornata su un tema a lei caro: la difesa della maternità e della vita.
La Meloni ci ha tenuto a a dire di non avere la benchè minima idea di cosa avrà intenzione di fare Trump a proposito dell’aborto.
Una cosa che in effetti non è ben chiara nemmeno al Presidente visto che nel corso degli anni ha cambiato spesso idea, però nel corso di quest’ultima campagna elettorale Trump ha ribadito di essere Pro Life (proprio come la Meloni) e di essere favorevole all’aborto solo in alcune eccezioni che sono in caso la gravidanza sia risultato di uno stupro o di un incesto oppure nel caso la vita della madre sia messa in pericolo dalla gravidanza stessa.
Al di fuori di questi tre casi Trump ha detto di essere Pro Life (e quindi di non essere in disaccordo con l’affermazione che l’aborto è omicidio), il che significa che — fosse per lui — renderebbe illegale l’aborto (e in tal caso ha anche detto alla MSNBC che la donna dovrebbe essere punita per aver abortito) ma ha detto di preferire lasciare ai singoli stati la decisione.
Ma la Meloni, oltre a ribadire di non sapere nulla della posizione di Trump sull’aborto (strano visto che è stato uno dei temi della campagna elettorale) ha anche spiegato che la Clinton era a favore del Partial-Birth Abortion.
La Meloni ha fatto riferimento ad uno degli ultimi confronti tra Hillary Clinton e Donald Trump dove la candidata democratica avrebbe a suo dire detto di essere favorevole a una modalità di aborto che avviene al termine della gravidanza e che, nelle parole della Meloni, si risolve nel “tirare fuori metà del bambino dall’utero della madre e si schiaccia il cranio per uccidere l’altra metà “.
A parte il fatto che questa descrizione è tutto fuorchè scientificamente accurata e non tiene nemmeno conto del fatto che anche gli aborti terapeutici oltre il terzo mese di gestazione avvengono dopo che il feto è stato parzialmente partorito poichè altrimenti ci sarebbero delle complicanze molto gravi per la madre, la Meloni sbaglia anche su un altro punto.
Secondo la Meloni Hillary Clinton sostiene che questa pratica debba essere consentita. Il video in questione smentisce però la Meloni che come la fonte si è fidata del sito Pro Life Notizie Pro Vita che racconta una versione parziale della storia.
A parlare di bambini strappati dall’utero materno e uccisi è stato in realtà Donald Trump che ha usato questa iperbole per attaccare la Clinton.
La Clinton non ha mai detto di essere favorevole all’aborto alla nascita, che attualmente è proibito dal Partial Birth Abortion Act e quindi non viene praticato negli USA, nè di aver intenzione di abolire il Partial Birth Abortion Act.
La Clinton ha invece solo dichiarato di voler difendere la Sentenza della Corte Suprema Roe vs Wade, una sentenza del 1973 scaturita dalla causa intentata da una donna alla quale non era stato consentito di abortire un feto concepito in seguito ad uno stupro che ha reso legale l’aborto in tutti gli Stati Uniti e che contempla anche la possibilità dell’aborto anche nel secondo trimestre, così come fa la legge italiana limitatamente ai problemi di salute della madre (e come sembra voler fare anche Trump in una delle sue tre eccezioni al divieto di aborto).
C’è inoltre da far notare alla Meloni che nel 1999 Trump, pur ribadendo di essere contro l’aborto e di essere Pro Life aveva dichiarato qualcosa che la Clinton non si è nemmeno sognata di dire ovvero che qualora fosse stato Presidente non avrebbe vietato il Partial Birth Abortion, ovvero la possibilità di abortire nel terzo trimestre della gravidanza.
Ma a parte quello che diceva Trump diciassette anni fa, rimane il fatto che quando Trump parla genericamente della possibilità di aborto qualora la vita della madre sia in pericolo (ci sarebbe anche la possibilità di abortire in quei casi il feto non avrebbe possibilità di sopravvivere una volta nato ma lasciamo perdere) sta parlando di interventi medici che avvengono anche oltre il primo trimestre di gravidanza.
Ma questo Giorgia Meloni, mamma del Family Day, ovviamente non lo sa.
Perchè se lo sapesse e avesse lo stesso continuato a parlare di crani schiacciati allora il suo sarebbe un caso davvero grave di disonestà e disinformazione.
(da “NextQuotidiano”)
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Ottobre 30th, 2016 Riccardo Fucile
DELINQUENZIALI AFFERMAZIONI DI JOE FORMAGGIO, CACCIATO PERSINO DALLA LEGA E APPRODATO AL PARTITO DELLA MELONI, NONCHE’ SINDACO ANCORA A PIEDE LIBERO DI ALBETTONE
Il sindaco di Albettone (Vicenza) Joe Formaggio, già noto per le sue posizioni estreme in fatto di
immigrazione, ai microfoni de La Zanzara (radio24) le spara grosse: “Da noi negri rischiano la pelle” e avverte: “Se li mandano, Gorino passerà in secondo piano”.
Intervistato da Cruciani e Parenzo il sindaco di Albettone non si risparmia: “Se ce li mandano muriamo le case e le riempiamo di letame. Siamo orgogliosamente razzisti. Non vogliamo negri e zingari, da noi rischiano la pelle — ha aggiunto Formaggio esponente di Fratelli d’Italia non nuovo a frasi choc anche sugli omosessuali -. Esportiamo cervelli e importiamo negri” che “sono meno intelligenti di noi, sono inferiori”.
E contro l’Islam ed una eventuale moschea si dice pronto ad aprire un “grande allevamento di maiali”.
“Se un prefetto manda i profughi qui ad Albettone le barricate di Gorino passeranno in secondo piano — ha sottolineato -. Qui non vogliamo extracomunitari, negri e zingari. Abbiamo un poligono di tiro, il piu’ alto numero di porto d’armi di tutta la regione Veneto. E non vogliamo nessuno che venga a rompere. Da noi rischiano la pelle”.
Attendiamo di sapere dal Ministro degli Interni se è ammissibile che un soggetto che istiga a delinquere sia compatibile con la carica istituzionale che ricopre indegnamente.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Ottobre 26th, 2016 Riccardo Fucile
A REGGIO CALABRIA MASSIMO RIPEPI RAGGIUNTO DA UN VERBALE DI AMMONIMENTO DALLA QUESTURA… IL SINGOLARE CASO DI UN PASTORE CHE NON POTREBBE FARE IL CONSIGLIERE O DI UN CONSIGLIERE CHE NON POTREBBE FARE IL PASTORE… E LA MELONI NON DICE NULLA SULLO STALKING A UNA DONNA?
Chi predica bene a volte rischia di razzolare male. E’ probabilmente questo il caso del pastore-consigliere comunale reggino di Fratelli d’Italia Massimo Ripepi che, apprendiamo dagli organi di stampa, è stato raggiunto da un verbale di ammonimento da parte della Questura per il reato di stalking nei confronti di una donna della quale non sono state rese note le generalità “cagionandole un forte disagio psico-fisico ed un forte timore per la propria incolumità “.
Una circostanza assolutamente singolare soprattutto per un soggetto che non perde occasione per richiamarsi ai valori della cristianità , salvo poi dimostrare evidentemente il contrario nei suoi comportamenti quotidiani.
Fatto ancora più grave se consideriamo che proprio Ripepi, insieme agli altri consiglieri comunali, è sottoscrittore dell’ordine del giorno che impegna il Comune a valorizzare azioni di contrasto alla violenza sulle donne, favorendo una nuova cultura sul contrasto alla violenza e alla discriminazione.
Triste dunque che il pastore Ripepi assuma comportamenti lontani anni luce da ciò che afferma pubblicamente, e sottoscrive, in Consiglio comunale.
Una circostanza davvero poco edificante aggravata se possibile dalla risposta che Ripepi ha affidato al suo avvocato replicando a quanto pubblicato sulla stampa.
Dalla nota firmata dal suo avvocato scopriamo infatti che Ripepi, “nella sua qualità di Pastore – recita
testualmente la nota – è intervenuto a stigmatizzare alcuni comportamenti contrari all’etica ed ai principi cristiani […] limitandosi ad effettuare alcuni passaggi dottrinali cristiani nel corso delle proprie omelie tenute nella Chiesa Cristiana di Catona”.
Per quanto ne sappiamo la “qualità di Pastore” risulta assolutamente incompatibile con l’attività di consigliere comunale.
L’articolo 60 comma 1 del decreto legislativo 267 del 2000 cita espressamente tra i casi di ineleggibilità alla carica di consigliere comunale anche “gli ecclesiastici ed i ministri di culto – citiamo anche qui testualmente – che hanno giurisdizione di anime e coloro che ne fanno ordinariamente le veci”.
Circostanza giuridica per la quale, a quanto ci è dato sapere, il consigliere-pastore Ripepi è stato costretto a spogliarsi dei suoi abiti talari all’atto della candidatura al Consiglio comunale.
Salvo poi contraddirsi, per stessa ammissione del suo avvocato, che afferma che il Ripepi continua ad effettuare “passaggi dottrinali cristiani nel corso delle proprie omelie”.
Delle due l’una: Ripepi è pastore o Ripepi è consigliere comunale? Il pastore Ripepi mente ai suoi fedeli o il consigliere Ripepi mente ai suoi elettori?
Il suo partito, Fratelli d’Italia, che fa spesso del rispetto delle norme una sorta di mantra politico elettorale dovrebbe prendere atto di questa condizione ed agire di conseguenza.
(da “il Dispaccio” Reggio)
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Settembre 8th, 2016 Riccardo Fucile
“E POI CRITICHIAMO IL PARTITO PERSONALE DI BERLUSCONI? MANCO LE MONARCHIE FUNZIONANO COSI'”
No Meloni? No Atreju. 
La tradizionale festa organizzata da Fratelli d’Italia questa volta non ci sarà .
E’ stata annullata causa di forza maggiore: la dolce attesa dell’ex ministro della Gioventù, Giorgia Meloni..
Lo rivela sul suo blog – strettamenteconfidenziale.it – Romana Liuzzo.
«Ma la cosa non è stata compresa da tutti», sottolinea. «Proteste a pioggia: “Criticano il partito personale di Berlusconi e poi…No Meloni, no festa. . . Manco le monarchie funzionano così”».
Da anni l’appuntamento dei giovani di An prima, e dei loro eredi poi, era un must per la destra romana.
Silvio Berlusconi era stato spesso la guest star.
Ancora lo scorso anno era salito sul palco al fianco della Meloni.
Il motivo è che la Meloni è in dolce atttesa, ma non si comprende perchè un partito debba per forza dipendere dalla presenza del suo leader.
O forse si comprende fin troppo.
(da “il Messaggero”)
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Agosto 2nd, 2016 Riccardo Fucile
IN UNA INTERVISTA AL CORRIERE DELA SERA DIMOSTRA DI ESSERE IN CONFUSIONE E SCAMBIA PARISI PER UN SEGUACE DI TRUMP
L’intervista di Giuseppe Alberto Falci a Giorgia Meloni sul “Corriere della Sera” dimostra la via
senza ritorno della sedicente destra italiana.
Non tanto per voler continuare su una linea suicida, il che sarebbe anche lecito , ma per lo stato di confusione politica che aleggia da quelle parti e per la pochezza di contenuti capaci di esprimere.
All’uscita di Donzelli sul possibile cambio di simbolo, la Meloni non ha alcuna idea e liquida l’argomento con questa risposta: «La nostra metà campo è una metà campo che deve organizzarsi, che deve riflettere. E la riflessione non può non riguardare anche Fratelli d’Italia». Capitolo chiuso.
Poi arriva a rivendicare una sonora sconfitta: “D’altro canto le elezioni amministrative hanno inviato un segnale importante. Prendiamo il caso di Roma. Lì, da soli abbiamo sfiorato il ballottaggio».
A dirla tutta non era affatto sola, se poi Salvini ha preso un ridicolo 2,7% è lei che lo ha voluto come alleato, non glielo aveva ordinato il medico.
Ed è stata la Meloni a cercare il confronto con la Raggi, convinta di batterla al ballottaggio, mentre non ci è nemmeno arrivata. Sai che successo…
A domanda del giornalista poi risponde: “«Non ho ragione per allontanarmi da Salvini. Matteo è un ottimo alleato“.
Bene, contenta lei, se lo tenga stretto che andate lontano.
Il rapporto con Marine Le Pen va rivisto, come dice Donzelli?
“Marine Le Pen ha una visione patriottica che è compatibile con il nostro programma”
Quindi anche Donzelli è sistemato.
Allora qual è la condizione per ricostruire il centrodestra italiano?
E qui siamo all’umorismo involontario: «Intanto, bisogna ripartire dalla coerenza e dalla credibilità “.
Come no, quella di cui ha dato dimostrazione lei nel corso di questi anni, è chiaro.
Che cosa pensa del programma liberal-popolare di Parisi?
Qua siamo alla confusione totale.
«Non l’ho compreso, mi mancano un po’ di elementi. Sembra che si rifaccia a Trump e al programma dei repubblicani americani”
Ora tutto si può dire del programma di Parisi salvo che abbia lati in comune con Trump, lo vedrebbe anche un cieco.
Andrà alla convention promossa da Parisi che si terrà in settembre?
«Dipende come sarà configurata. Ad oggi non ho ricevuto alcun invito“…
Solitamente gli inviti vengono inviati quando si fissa luogo e data, qualcuno potrebbe dirglielo a Giorgia…
Quale deve essere il denominatore comune per ricostruire il centrodestra?
Ci risiamo: «Il programma del nuovo schieramento di centrodestra non potrà non prescindere dalla coerenza”
Il giornalista impaziente a questo punto chiede: “E poi?”
La risposta è originale come sempre
«Capitolo tasse e sicurezza. L’obiettivo di un esecutivo di centrodestra sarà quello di rendere lo Stato meno oppressivo sul piano fiscale e più sicuro dalla minaccia del terrorismo islamico.”
Il giornalista esausto pone l’ultima domanda prima della fuga: “La campagna per il no può essere il primo step per ricompattare il centrodestra?”
“Utilizzeremo la campagna referendaria per far conoscere le nostre proposte coerenti e credibili“.
Tutto chiaro, il povero Falci getta la spugna.
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Agosto 1st, 2016 Riccardo Fucile
E’ L’UNICA COSA GIUSTA CHE HA DETTO: FDI E’ UN PARTITO REAZIONARIO CHE NON HA NULLA A CHE FARE CON IL MSI… SE VUOI CAMBIARE LINEA DEVI AVERE IL CORAGGIO DI CAMBIARE ELETTORATO E RISCHIARE QUALCHE POLTRONA
«Via la Fiamma dal simbolo di Fratelli d’Italia».
A dirlo è Giovanni Donzelli, membro dell’esecutivo nazionale del partito guidato da Giorgia Meloni.
E della leader amico da anni, facendo parte a pieno titolo di quella «generazione Atreju», tanto da far pensare che sia stata lei a mandarlo in avanscoperta per “vedere l’effetto che fa”.
Donzelli ha affidato i suoi pensieri a un lungo post sul suo blog.
«L’ex centrodestra non esiste più – esordisce – e credo che per noi di Fratelli d’Italia sia il momento di iniziare a immaginare una nuova fase, dobbiamo ridisegnare i nostri confini”
Fin qui come scoprire l’acqua calda.
Per farlo, aggiunge, «è necessario abbattere qualche totem e superare qualche resistenza mentale».
È qui che arriva il punto che, probabilmente, nel partito farà molto discutere: «Personalmente credo sia arrivato il momento di consegnare definitivamente alla storia l’esperienza di Alleanza Nazionale. È ormai un feticcio che ci distrae dall’immaginare il futuro. Anche graficamente credo sia utile immaginare un logo senza richiami al passato. Fratelli d’Italia deve e può parlare a tutti gli Italiani. Non solo a chi votava AN».
Un’operazione di immagine, insomma.
La nuova linea politica quale sarebbe?
E qui siamo nel solito generico: «La destra deve ovviamente essere vicina agli ultimi, ma deve anche essere punto di riferimento per chi con capacità , sacrifici e ingegno sta tenendo in piedi l’Italia. C’è un mondo di liberi professionisti che nessuna forza politica considera più”.
A parte che vorremmo sapere da Donzelli quali sarebbero “gli ultimi” che starebbero a cuore a Fdi, visto che vota sistematicamente per negare diritti e mai per riconoscerli, in ogni caso quel mondo di partite Iva, autonomi e professionisti in realtà è già coperto dal Pd renziano, dai Cinquestelle e in parte da Forza Italia.
Altra cosa sarebbe se ci si rivolgesse a quei milioni di italiani sotto la soglia di povertà , al di là delle suddivisioni fuorvianti di categorie professionali.
Ma veniamo a un altro distinguo di Donzelli: “la destra guarda ovviamente con disprezzo a chi si inginocchia alla Merkel, ma non può nemmeno cadere nell’errore di sostituire la sudditanza psicologica con la Merkel con una sudditanza parallela con Marine Le Pen, non vogliamo sostituire strapotere a strapotere. Sono certo che una Europa a trazione francese non potrebbe fare molto di più rispetto ad adesso per gli interessi delle aziende italiane. Senza pensare ad esempio alle tematiche etiche. Sulla difesa della famiglia tradizionale forse Marine Le Pen è più vicina a Nichi Vendola che ai miei valori».
Il problema di Donzelli è il non avere una formazione “europea”, fenomeno tipico della destra post-missina, confondendo la difesa degli interessi nazionali da negoziare con una “Europa delle patrie” con una mera visione nazionalistica ottocentesca che è la negazione dell’Europa sognata da molti pensatori di destra.
Fino a criticare uno dei pochi aspetti positivi di Marine Le Pen, la concezione laica dello Stato e il riconoscimento dei diritti civili, temi sui quali Fdi è rimasto ancorato alla destra di Bava Beccaris, a quella destra becera di latifondisti, per capirci, che Mussolini spazzò via con il suo programma sociale.
Ci saremmo aspettati un forte richiamo alla “legalità ” come tema fondante della destra (magari con richiesta di espulsioni immediate di personaggi sotto processo anche in Fdi), al “merito” come prassi di excursus politico, con presa di distanze da correnti interne e “cordate locali” presenti nel partito, alla “solidarietà sociale” verso chi fugge dagli orrori delle guerre, tema “sensibile” per chi ha ancora un animo non contaminato dal cinismo mercantilistico.
Ma per farlo occorrerebbe coraggio, quello di cambiare in parte elettorato, riuscendo a parlare e a dialogare anche con “gli altri”.
Ultimamente il partito della Meloni ha sottoposto a militanti e iscritti diversi «sondaggi» via mail e il quadro che ne emerge è tragico: i simpatizzanti si sarebbero espressi per un asse sempre più forte con la Lega, conservando le proprie specificità (tradotto: sì al listone comune che permette di mantenere le poltrone, no al partito unico, così si può continaure a fare carriera interna accodandosi al ras locale di turno).
E sul simbolo la maggioranza dei militanti si sarebbe detta pronta ad archiviare la stagione di An ma è restia a cancellare la Fiamma che ricorda il sempre rimpianto a parole Movimento Sociale che peraltro, non essendo stato un partito reazionario, nulla ha a che vedere con Fdi, altrimenti si sarebbe chiamato Movimento Asociale Italiano.
Tutti temi da congresso, insomma.
E qui arriva la ciliegina sulla torta.
Donzelli annuncia che si potrebbe tenere entro la fine del 2016 per inaugurare “una fase costituente il più aperta possibile”.
Aperta a chi? “A chi si è schierato con la Meloni, alle liste fiancheggiatrici e a chi ha aderito al progetto “Terra Nostra” della Meloni”.
Insomma ai parenti stretti d’Italia.
E questa sarebbe la svolta?
Dimenticavamo: chiacchiere a parte, nessuna presa di distanza da Salvini, nonostante i titoli sui giornali.
L’unione fa la farsa: avanti con la prossima sceneggiata.
E occhio a Parisi: in questo bailamme è meno sprovveduto di tanti urlatori.
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Luglio 30th, 2016 Riccardo Fucile
HA SCRITTO AL PREFETTO SU CARTA INTESTATA DEL SENATO CHE E’ STATO COSTRETTO AD AUMENTARE LA VELOCITA’
Continua la corsa degli onorevoli della Repubblica a screditare la categoria.
Salvini pretendeva di non pagare le multe per “motivi di sicurezza“, stavolta tocca all’ex senatore Pdl e attuale esponente di Fratelli d’Italia, Antonio Paravia. E a i suoi mal di pancia.
Per non pagare 264 euro e perdere sei punti della patente scrive al Prefetto di Milano spiegando che ha un’invalidità e proprio quel giorno, a quell’ora, mentre era in auto veniva colto da malore che lo costringeva “a superare di pochi chilometri il limite prescritto per consentirgli di raggiungere la prima area di sosta possibile e ricevere le cure del caso”.
Ne discende, a suo dire, il diritto a non pagare.
Per rafforzare la richiesta commette l’ingenuità dei potenti: scrive il ricorso su carta intestata del Senato, dove non mette piede da tre anni.
L’ufficio notifiche respinge. La decisione è sul tavolo del Prefetto.
La multa risale a metà gennaio.
Al volante del suo Range Rover Paravia percorreva il cavalcavia del Ghisallo, tristemente noto ai milanesi per le telecamere che non perdonano. Velocità consentita 70, accertata 111 km l’ora. Non proprio “pochi chilometri più del limite”.
Ma Paravia aveva un’urgenza in corso.
“Voglia la Signoria Vostra Illustrissima — scrive al Prefetto, su carta intestata di Palazzo Madama — dichiarare l’illegittimità della sanzione pecun​iaria e comunque annullarla, in quanto la predetta violazione non è tale, in virtù delle condizioni di assoluta emergenza segnalate”. Allega all’istanza un verbale dell’Inps che comprova la sua condizione di invalido civile. E pure un pass per il parcheggio rilasciato dal Comune di Salerno.
Ma non c’è niente da fare.
Un inflessibile, insensibile, irrispettoso forse vendicativo “agente delle procedure sanzionatorie” non sente ragioni e dà parere contrario all’istanza.
Le motivazioni del ricorso non rientrano nei casi di esclusione di responsabilità che si possono eccepire solo se spinti “dalla necessità di salvare sè o altri da un pericolo attuale di un danno grave alla persona” (art. 54 C.P)”.
E aggiunge: “Anche in considerazione del fatto che persino alle autoambulanze, inequivocabilmente dirette a prestare soccorso urgente, non è consentita l’inosservanza delle disposizioni del presente Codice della Strada”.
Come non solidarizzare col malcapitato? Almeno per la sfortuna. Il caso vuole infatti che giusto tre mesi dopo, l’8 aprile 2016, alle 11 del mattino circa, lo stesso Land Rover si ritrovasse a passare sullo stesso tratto di strada.
Altra infrazione, altra multa e altro ricorso di Paravia alla “Signoria Vostra Illustrissima”: “Fui colto da problemi fisici inerenti le mie patologie e per ragioni quindi di assoluta emergenza fui costretto a superare di pochi chilometri il limite prescritto per consentirgli di raggiungere la prima area di sosta e ricevere le cure del caso”.
Proprio quel giorno, a quell’ora, mentre era in auto​.​
Il testo è una fotocopia dell’altro, ​anche stavolta su carta intestata del Senato della Repubblica, da cui Paravia è​ però​ uscito tre anni fa ​perchè ​alle elezioni politiche del 2013 è risultato primo dei non eletti in Campania.
E non risulta, incomprensibilmente, tra i senatori a vita della Repubblica​.
Il ricorso è firmato “Sen. Antonio Paravia​” e da nessuna parte è specificato che la carica è cessata
Thomas Mackinson
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Luglio 24th, 2016 Riccardo Fucile
“SONO UNA PERSONA ONESTA, NON MI PRESTO A GIOCHI A DI POTERE”… DIMISSIONI ANCHE A PALMI, ROSARNO, COSENZA E VIBO DOPO L’ARRESTO PER ASSOCIAZIONE MAFIOSA DEL SEGRETARIO REGIONALE DEL PARTITO DELLA MELONI
Aldo De Leo dopo 3 anni di responsabile del movimento politico di Fratelli D’Italia a Taurianova
lascia l’incarico di responsabile cittadino.
La segreteria regionale del partito “Fratelli D’Italia” nei giorni passati era stata coinvolta in una operazione della DDA di Reggio Calabria denominata “Reghion”, tra le persone arrestate il segretario ex senatore Domenico Kappler accusato di far parte della cerchia ristretta della Ndrangheta insieme all’ex deputato Paolo Romeo.
Dunque un partito nella bufera quella che lascia Aldo De Leo.
“Dopo lunga riflessione ho deciso di lasciare Fdi sia come resp.cittadino che come tesserato nonche’ uomo di partito dal 2013. Ritengo di essere una persona onesta e traparente e non intendo prestarmi ai giochi di potere organizzati da chi non ha avuto neanche il coraggio di affrontare, se non mascherandolo, l’evento Kappler, solo per non ……. Auguri al nuovo resp cittadino. Grazie di cuore, molti stanno seguendo la mia decisione. Palmi, rosarno, vibo, cosenza ecc. Qualcosa non va’!!!!!”
(da agenzie)
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Luglio 13th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMA LO FANNO COMMISSARIO STRAORDINARIO DELLA CALABRIA, POI FANNO FINTA DI NON CONOSCERLO E LO SCARICANO QUANDO HANNO SENTORE DELL’AVVISO DI GARANZIA
“L’ing. Domenico Kappler non ricopre alcun incarico nel nostro movimento. Da commissario pro tempore di Fratelli d’Italia in Calabria era stato rimosso a seguito dell’avviso di garanzia pervenutogli il 30 Giugno per ragioni legate al suo ex ruolo di Presidente di Risorse per Roma”.
L’autogol è firmato dal “Gabbiano” Fabio Rampelli, co-fondatore e componente l’Ufficio di presidenza di Fratelli d’Italia-Alleanza nazionale.
Il classico caso che ai tempi del Msi, quando qualcuno era coinvolto in una indagine, si soleva liquidare con un “non è mai stato iscritto al partito”, anche se fino al giorno prima era in sezione.
Con la differenza che allora era spesso militanti coinvolti al massimo in una rissa, ora si parla di un “colluso” con la ‘ndrangheta, del cui comportamento ovviamente nessuno si era accorto di nulla nel partito della Meloni.
Quanto a selezione del personale politico non c’è male nel nominare Kappler come commissario dell’intera Calabria.
E visto che era stato senatore di An e poi nominano amministratore delegato della partecipata “Risorse per Roma” (anche qui è indagato) da parte della giunta Alemanno (di cui faceva parte Fdi), difficile dire che non lo conoscesse nessuno…
Evviva la destra della legalit�
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