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IL FRATELLO D’ITALIA KAPPLER ERA GIA’ INDAGATO A ROMA PER MAZZETTE RELATIVE AI LAVORI NEI CAMPI ROM AI TEMPI DELLA GIUNTA ALEMANNO

Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile

SI PARLAVA DI LUI COME FUTURO ASSESSORE IN CASO DI VITTORIA DELLA MELONI ALLA COMUNALI

Soltanto pochi giorni fa Kappler – che prima delle amministrative aveva fatto campagna elettorale in Calabria a favore di Giorgia Meloni – era stato indagato dalla procura di Roma per una vicenda di mazzette legate ai lavori nei campi rom effettuati nella Capitale al tempo della giunta Alemanno.
Una lista di reati, a seconda delle posizioni, dal falso, all’inadempimento dei contratti sulle pubbliche forniture, dalla corruzione al favoreggiamento, dalla gestione illecita e la combustione di rifiuti all’errore indotto dall’altrui inganno.
Tutto era funzionale secondo l’impostazione dell’accusa coordinata dall’aggiunto Paolo Ielo, a giustificare interventi di bonifica in emergenza, spesso immotivati.
Lo stesso meccanismo utilizzato in Mafia Capitale in questo ed altri settori dell’amministrazione pubblica, come confermato dai tanti link fra le due inchieste. Kappler, in questo senso, è l’ennesimo punto di contatto.
Kappler in passato aveva un suo feudo elettorale sul litorale romano, esattamente ad Anzio e Nettuno, dove era stato eletto senatore.
Il suo nome era nella relazione antimafia che aveva portato nel 2004 allo scioglimento del comune di Nettuno ma sul suo ruolo non v’era stato alcun addebito giudiziario.
Secondo indiscrezioni, in caso di vittoria della Meloni come sindaco di Roma, avrebbe potuto avere un assessorato di peso nella giunta.

(da “il Corriere della Sera”)

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ARRESTATO KAPPLER, LE ACCUSE AL COMMISSARIO REGIONALE DELLA CALABRIA DI FRATELLI D’ITALIA

Luglio 12th, 2016 Riccardo Fucile

“PERSONAGGIO CHIAVE DELLA VICENDA CORRUTTIVA” SCOPERCHIATA DALLA PROCURA DISTRETTUALE ANTIMAFIA

L’ex senatore di An-Fratelli d’Italia, Domenico Kappler, 56 anni, di Roma, attuale commissario regionale per la Calabria di Fratelli d’Italia, ad avviso degli inquirenti della Dda di Reggio Calabria, sarebbe stato un “personaggio cardine della vicenda corruttiva” nonostante non avesse cariche formali che giustificassero il suo coinvolgimento nella vicenda relativa ad un comitato d’affari che avrebbe orientato appalti pubblici multimilionari ad imprese riconducibili alla ‘ndrangheta.
Ex amministratore delegato della società  pubblica Risorse per Roma Spa — società  in house partecipata interamente da Roma Capitale per gestire le attività  di alienazione del patrimonio immobiliare capitolino — Domenico Kappler sarebbe stato legato ad Alberto Scambia, 66 anni, anche lui fra i fermati.
Secondo l’accusa, avrebbe corrotto un dirigente del Comune di Reggio Calabria affidandogli un incarico professionale per conto di “Risorse per Roma”.
Il manager Domenico Kappler, ad avviso della Dda di Reggio Calabria, avrebbe avuto interessi in due società  “Idrorhegion” e “Acquereggine” che ha gestito per molti anni, per conto del Comune di Reggio, il sistema di depurazione delle acque.
Kappler avrebbe corrotto l’allora dirigente del settore Servizi tecnici (attuale dirigente del settore Cultura, turismo, istruzione e sport del Comune di Reggio Calabria) conferendogli un incarico professionale tramite la società  “Rosorse per Roma spa”.

(da agenzie locali)

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MELONI RIPASSI GEOGRAFIA: DUBLINO E’ IN IRLANDA

Giugno 25th, 2016 Riccardo Fucile

GAFFE DELLA SORELLA D’ITALIA A LA7: DUBLINO DIVENTA INGLESE

Nei giorni in cui il dibattito sulla Brexit occupa politici e cittadini, Giorgia Meloni è stata suo malgrado protagonista di una brutta svista “geografica”.
Durante la trasmissione di La7 “Otto e Mezzo” il giornalista Beppe Severgnini chiede alla presidente di Fratelli d’Italia quali città  inglesi avesse visitato oltre Londra. Meloni ha quindi affermato di esser stata diverse volte a Londra, Dublino e Scozia.
Il giornalista ha dunque fatto notare che Dublino è in Irlanda, mentre la Scozia ha votato per restare in Europa
Se questi vogliono uscire dall’Europa sarebbe meglio un ripassino in geografia, almeno sulle capitali.
D’accordo che sono abituati alle brutte figure, ma anche a queste c’e’ un limite…

(da agenzie)

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LETTIERI NO, BORGONZONI SI’, MASTELLA NI: FRATELLI D’ITALIA HA CAMBIATO PUSHER?

Giugno 11th, 2016 Riccardo Fucile

LA SONORA SCONFITTA ELETTORALE STA FACENDO BRUTTI EFFETTI AL PARTITO DELLA MELONI

Riassumiamo i casi.
A Benevento alle amministrative sono andati al ballottaggio   Clemente Mastella (Lista civica, Forza Italia e Udc) con il 33,66% dei voti e il candidato del centrosinistra Raffaela Del Vecchio con il 33,23% di consensi.
Fratelli d’Italia si è nascosta in una lista civica a più voci a sostegno di Raffaele Tibaldi che complessivamente ha preso il 3,2%.
Dopo due giorni la dirigenza locale di Fdi annuncia l’appoggio non richiesto a Mastella, suscitando le perplessità  di molti suoi elettori (“ma come, sarebbe questo il rinnovamento per cui ci battiamo?”).
Mastella li snobba pure e allora dietrofront, si cambia: “non lo appoggiamo più, libertà  di voto”. Clemente vincerà  o perderà  anche senza il loro apporto tutt’altro che determinante. Insomma, una brutta figura.
Passiamo a Bologna: Fdi appoggia la discussa candidata della Lega Borgonzoni, un passato di militante del centro sociale Link dove serviva birra alle salviniane “zecche rosse” e una vita notturna diciamo “movimentata” a detta dei vicini.
Il centrodestra unito arriva al ballottaggio, nonostante un risultato modesto:   il 22,27% contro il 39,48% di Merola (Pd).
“Grande risultato” di Fdi che arriva al 2,4%.
Terzo scenario, Napoli.
De Magistris con il 42,82% va al ballottaggio con Lettieri che arriva al 24.04%, battendo la Valente (Pd).
Lettieri è apppoggiato da Forza Italia, non dalla Lega (che neanche presenta il simbolo) e non da Fdi che si   presenta da sola con Marcello Taglialatela .
Anche qui grande risultato: ben 5.186 voti pari all’ 1,28%.
In questi casi sarebbe meglio tacere per un po’, invece poche ore fa la dirigenza napoletana annuncia che non appoggeranno al ballottaggio Lettieri.
Oddio, non che sia una grave perdita, visto l’entità  dell’apporto.
Ma non si capisce perchè il civico Parisi a Milano vada bene e il civico Lettieri a Napoli no.
Come qualcuno dovrebbe spiegare perchè la “sindachesssa della fattanza” come viene chiamata a Bologna la Borgonzoni, vada bene e il povero Lettieri a Napoli no.
Va beh, magari non si sarà  mai fatto uno spinello o frequentato un centro sociale o costretto i vicini a lamentarsi per il via vai notturno e la musica a tutto volume, però è uno che almeno ha sempre lavorato e si è fatto da solo.
O forse che sia per questo?
Fratelli si nasce, cognati si diventa.

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IL CANDIDATO DI FRATELLI D’ITALIA CONDANNATO PER APPALTI ALER CHE IMBARAZZA PARISI

Maggio 27th, 2016 Riccardo Fucile

IL CANDIDATO SINDACO PARLA DI “ILLEGALITA’ IN CASE POPOLARI”, MA HA IN LISTA MARCO OSNATO, GENERO DI ROMANO LA RUSSA, CONDANNATO A SEI MESI PER AVER IMPOSTO DI FRAZIONARE LE GARE DI PULIZIA ONDE EVITARE L’APPALTO

Il candidato sindaco di Milano Stefano Parisi continua a inciampare sulla legalità . Dopo essere stato travolto dalle critiche per il suo affondo sulla Commissione comunale antimafia, è tornato all’attacco accusando la giunta Pisapia: a Milano “bisogna riportare molta legalità , che è stata un po’ dimenticata negli ultimi cinque anni”, ha affermato da Barbara D’Urso a Domenica live.
Un’opinione come un altra se non fosse per l’esempio citato, le case popolari: “Ci sono palazzi dove il 40 per cento degli appartamenti è occupato”.
Non è questa, però, l’unica situazione di illegalità  che si riscontra nella gestione degli alloggi riservati ai cittadini più bisognosi.
Proprio nella lista di Fratelli d’Italia, che sostiene Parisi, compare Marco Osnato, condannato in primo grado a sei mesi di reclusione per turbata libertà  del procedimento di scelta del contraente.
Proprio in qualità  di direttore dell’area gestionale di Aler, l’ente regionale che si occupa di edilizia residenziale pubblica.
Secondo l’accusa, rappresentata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, Osnato ha imposto a cinque service manager — professionisti che l’azienda pubblica aveva incaricato di gestire alcuni servizi — di frazionare le gare per le pulizie e la gestione del verde condominiale in modo che restassero sotto la soglia di 193mila euro (per i servizi) e 200mila euro (per i lavori), oltre i quali la legge prevede una gara d’appalto. Tutti i disciplinari d’incarico portano la firma dello stesso Osnato.
Già  assessore a Trezzano sul Naviglio, in consiglio comunale a Milano dal 2006 con Allenaza nazionale e poi con il Pdl, genero di Romano La Russa (fratello dell’ex ministro Ignazio), l’attuale candidato del partito di Giorgia Meloni ha ammesso di aver impartito quelle direttive.
Al processo, come si legge nelle motivazioni della sentenza firmata dal giudice Mariarosa Busacca, Osnato ha affermato di “essere convinto della liceità  delle decisioni assunte”.
Ma, nota il giudice, mentre gli amministratori di condominio promossi sul campo “service manager” potevano invocare l’ignoranza delle norme sugli appalti pubblici, lo stesso non si poteva accettare per Osnato, non solo per la sua “qualifica ed esperienza professionale”, ma anche perchè “era stato espressamente allertato in relazione a un rischio di violazione di legge, connessa al frazionamento di contratti, dal parere dell’ufficio legale” dell’azienda.
Dall’inchiesta è emerso inoltre che con il nuovo meccanismo dei service manager — un progetto coordinato da Osnato che intendeva responsabilizzare gli inquilini nella gestione dei condomini — i costi sostenuti da Aler per pulizie e verde sono aumentati di circa il 30 per cento in un anno, cioè un milione tondo tondo: dai 2.470.256 euro del 2009 ai 3.431.786 del 2010.
A processo, diversi imputati lo hanno giustificato con un aumento della qualità  dei servizi.
Non basta. Uno del service manager coinvolti, Luca Reale Ruffino, ha finanziato la campagna elettorale dello stesso Osnato nel 2011 (con stampa di manifesti e santini a proprie spese per 2.500 euro), oltre a quelle di Romano La Russa (regionali del 2010 e provinciali di Vercelli del 2011) e di un terzo politico di centrodestra, Gianfranco Baldassarre.
Ruffino, ex segretario cittadino dell’Udc, è stato condannato in primo grado a cinque mesi per violazione della legge sul finanziamento ai partiti, perchè il contributo non era stato deliberata dalla società  Constructa dello stesso Reale Ruffino, che poi aveva saldato al fattura allo stampatore.
La Russa è sttao assolto in abbreviato, Osnato e Baldassare prosciolti perchè “non   risulta provata la consapevolezza da parte degli stessi che il contributo fornito da Reale Ruffini alla loro campagna elettorale non fosse a titolo personale”.
“Lui mi disse che se ne occupava personalmente”, ha spiegato Osnato al processo, “e le mie incombenze come candidato non prevedevano una rendicontazione o una raccolta di documentazione”.
Aler, per di più, è un ente controllato dalla Regione Lombardia, saldamente in mano del centrodestra berlusconian-leghista da almeno un paio di decenni.
Nel 2013 emerse “uno stato di sofferenza finanziaria quantificato, da oggi al 31 dicembre 2013, in 80,5 milioni di euro“, come annunciò il presidente leghista Roberto Maroni al termine di lavori di una apposita commissione. In quel quadro la giunta Pisapia decise di riprendersi gli alloggi di propria competenza e di affidarli, dal primo dicembre 2014, alla controllata Mm.
Un anno e mezzo fa, insomma.
E chi decide le nomine degli amministratori di Aler?
Lo spiega un’illuminante conversazione tra Mario Mantovani — ex vicepresidente della Regione da poco uscito dai domiciliari e in attesa di processo per corruzione e altri reati — e Silvio Berlusconi. In una telefonata del 22 dicembre 2013, quindi successiva all’ufficializzazione del buco da 80 milioni, il primo cerca di catturare l’attenzione del leader di Forza Italia spiegando che si tratta delle “nomine più importanti dell’anno”.
Non specifica se l’importanza sia legata all’alta missione sociale dell’ente o ad altro. Segue puntigliosa assegnazione delle poltrone a vari fedelissimi, a cominciare dal presidente, l’ex prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi.
Se Parisi sarà  eletto e vorrà  riportare legalità  nel settore, avrà  un bel da fare.

Mario Portanova
(da “Il Fatto Quotidiano”)

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LA SCOMMESSA MINIMALISTA DI LA RUSSA: “150.000 EURO CHE LA MELONI FA PRIMA DI MARCHINI”. MA GIORGIA NON DOVEVA DIVENTARE SINDACO?

Maggio 27th, 2016 Riccardo Fucile

FRATELLO ‘GNAZIO ORA SI ACCONTENTA DEL TERZO POSTO… LA PROPOSTA DI SCOMMESSA A BERLUSCONI E LA DESTINAZIONE DELLA VINCITA E’ ESILARANTE

Ignazio La Russa propone una scommessa su chi tra Giorgia Meloni, candidato sindaco per Fratelli d’Italia e sostenuta da Matteo Salvini, e Alfio Marchini, aspirante primo cittadino sponsorizzato dal Cav, prenderà  più voti alle amministrative di Roma.
Posta in palio: 150mila euro.
La Russa, presente a Milano a un banchetto di FdI insieme all’assessore regionale Viviana Beccalossi e al consigliere comunale Marco Osnato, manda a dire a Berlusconi: «Io, Viviana e Marco Osnato abbiamo intenzione di fare una scommessa. Se per caso hai ragione tu, e la Meloni non supera Marchini, noi prendiamo 150mila euro, 50mila a testa, e li diamo a te, che magari li mandi in beneficenza. Se tu invece perdi paghi 150mila euro e noi ne diamo una parte in beneficenza, e con una parte copriamo le spese di campagna elettorale».
La notizia si presta e tre considerazioni:
1) Il cattivo gusto di La Russa che parla di 150.000 euro come se si trattasse di noccioline, quando 10 milioni di italiani faticano ad arrivare a fine mese. E poi dicono che la politica dovrebbe dare il buon esempio…
2) Speriamo che abbia almeno ottenuto il consenso della Beccalossi e di Ornato nello staccare l’assegno di 50.000 eurini a testa, prima di spararla a favore dei giornalisti, perchè prassi vuole che la posta venga depositata presso un notaio, in attesa dell’esito della disputa. Fossimo in Silvio chiederemmo garanzie.
3) La Russa si limita a scommettere sull’ipotesi che Meloni superi Marchini. Ma come, non doveva la Meloni battere la Raggi e diventare sindaco di Roma? Ora siamo alla soluzione minimalista di conquistare la coppa del nonno del terzo posto? Un autogol che la dice lunga…
4) E’ divertente poi che ‘Gnazio voglia anche decidere la destinazione della vincita o dela perdita. Se vince, Silvio deve dare i 150.000 euro in beneficienza. Se vincono La Russa e fratellini al seguito, danno solo una piccola parte in beneficienza, l’altra se la tengono per pagare le spese elettorali.
Ma guarda un po’ che scommessa disinteressata…

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FRATELLI D’ITALIA, TRE GIORNI PER NON DIVENTARE ORFANI

Maggio 11th, 2016 Riccardo Fucile

ENTRO SABATO IL TAR DECIDERA’ SULL’ESCLUSIONE DELLA LISTA A MILANO… TUTTI I PRECEDENTI

Tre giorni di tempo per conoscere la sorte delta lista di Fratelli d’Italia alle prossime elezioni comunali.
Entro sabato, come prevede la legge, la terza sezione del Tar, presieduta dal giudice Ugo Di Benedetto, terrà  l’udienza pubblica in cui verrà  discusso il ricorso che il partito di Giorgia Meloni depositerà  stamane contro la decisione della commissione elettorale mandamentale, che l’ha escluso dalla scheda per le amministrative del 5 giugno.
Una decisione che lunedì scorso la commissione elettorale ha ribadito, ritenendo irrimediabile il pasticcio combinato dai presentatori della lista, che non hanno allegato il modulo in cui i candidati attestano di non avere impedimenti legali per presentarsi, come prevede la legge Severino.
La decisione del Tar verrà  presa immediatamente, al termine dell’udienza.
E da quel momento, se il Tar dovesse dargli torto, Fdi avrebbe solo 48 ore di tempo per l’ultima mossa, il ricorso al Consiglio di Stato.
Ma quante sono le possibilità  che il ricorso venga accolto?
Lo studio dei precedenti lascia aperte tutte le soluzioni, ci sono stati in altre città  casi in cui ai partiti esclusi è stato consentito rimediare all’errore commesso, e altri in cui invece è scattata l’esclusione definitiva dalla contese.
Negli ambienti milanesi di Fdi non si nasconde la preoccupazione, anche se si ribadisce che la dichiarazione era stata regolarmente firmata e che solo un effetto on voluto dell’impaginazione ha impedito che il modulo venisse stampato e depositato per intero.
Il ricorso al Tar verrà  notificato anche alla Commissione elettorale comunale, cioè all’organo che ha respinto la lista, e che potrebbe scegliere di costituirsi in giudizio davanti al Tar per rivendicare la correttezza del proprio operato.
Il ricorso andrebbe notificato anche agli «eventuali controinteressati», ma è difficile che in questa definizione possano venire ricompresi anche i partiti che alle elezioni invece sono stati ammessi, e che potrebbero in questo modo opporsi al rientro in gara della lista di Fdi.

(da “il Giornale”)

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MELONI SENZA LISTA NEL SUO QUARTIERE, RICUSATA PER UN ERRORE

Maggio 10th, 2016 Riccardo Fucile

FRATELLI D’ITALIA ESCLUSA ALLA GARBATELLA PER UN MODULO MANCANTE

Non solo Fassina. Il pasticcio delle liste a Roma coinvolge anche Fratelli d’Italia, seppur in maniera minore.
Il partito di Giorgia Meloni, infatti, si è visto ricusare la lista di aspiranti consiglieri nell’VIII Municipio.
Ironia della sorte, quello della Garbatella, luogo di nascita proprio della leader.
In un modulo, infatti, non sarebbe stato indicato il collegamento con il candidato presidente Alessio Scimè.
«C’è stato un disguido – ha spiegato Marco Marsilio, portavoce di Fdi del Lazio – perchè il nome del presidente è stato comunque indicato in tutti gli altri documenti, dai quali era perciò desumibile la volontà  dei sottoscrittori».
Fratelli d’Italia ha per adesso presentato una richiesta di accesso agli atti ed entro un paio di giorni dovrebbe produrre il ricorso per far riammettere la lista.
La corsa di Scimè alla presidenza dell’VIII Municipio potrebbe essere in ogni caso penalizzata.
A essere ricusata, infatti, è stata anche la lista della Federazione Popolare per la Libertà , che ha espresso il candidato.
Stesso destino, per il medesimo partito, anche nel III e nell’XI Municipio.
In questo caso, però, gli errori sarebbero più gravi e si starebbe valutando di non presentare neanche il ricorso.
Nella peggiore delle ipotesi, Scimè avrà  a suo sostegno solo le liste di Noi con Salvini e la civica Con Giorgia.
Intanto a Milano la Commissione elettorale ha rigettato il ricorso presentato da Fratelli d’Italia che quindi non comparirà  tra le liste a sostegno della candidatura di Stefano Parisi.

(da “il Tempo”)

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MELONI, CHE TRAINO: DA QUANDO E’ CANDIDATA SINDACO IL PARTITO SI E’ RIDOTTO AL 3,6%

Aprile 29th, 2016 Riccardo Fucile

ORMAI E’ CRISI ISTERICA E SI INVENTA PURE I SONDAGGI: LE HANNO ROTTO IL GIOCATTOLO

C’e’ qualcosa su cui nessuno si è soffermato: i sondaggi nazionali da un mese a questa parte.
Da quando Giorgia Meloni si è candidata sindaco di Roma non esiste sondaggio che non denunci il trend negativo del partito di cui è leader.
Mentre la fanfara propagandistica e l’invasione sui media e i rotocalchi rosa promettono sfracelli, gli italiani reali stanno penalizzando Fratelli d’Italia.
Altro che un logico “effetto traino” derivante dalla maggiore visibilità  della Meloni, il partito perde colpi a livello nazionale, mentre cresce Forza Italia e rimane stabile la Lega, dopo un lungo periodo di flessione.
L’ultimo sondaggio di oggi da parte della Ixè certifica che FdI in una settimana è sceso dal 3,9% al 3,6%, una ulteriore flessione.
Forse anche per questo la Meloni oggi pare in preda a una crisi isterica.
A radio 1 stamane prima afferma: “Tutti dicono che la partita è a tre, tra Raggi, Giachetti e Meloni. Dire che qualcuno che a un eventuale ballottaggio non ci arriverà  mai, al ballottaggio potrebbe vincere, vuol dire far vincere la sinistra”.
Passa qualche minuto e cambia il quadro: “i sondaggi dicono che il ballottaggio oggi sarebbe tra due donne, io e la Raggi”.
Poi si agita: “I sondaggi dicono che posso vincere anche senza centrodestra unito” ( e allora di che ti preoccupi, verrebbe da dire…).
Poi il gran finale: “Nessun sondaggio dice che Marchini può arrivare al ballottaggio”.
Se uno è   riuscito a sopravvivere a questa sequela di contraddizioni può certificare che la Meloni ha mentito per le seguenti ragioni.
1) La partita era a tre (con la Meloni peraltro terza e sotto il 20%) quando c’erano ancora in pista sia Bertolaso che Marchini.
2) Il sondaggio Tecnè ha certificato ieri che Marchini ora sarebbe secondo dietro la Raggi e la Meloni quarta, tagliata fuori. E altri sondaggi nei giorni scorsi davano l’eventuale candidatura di Marchini (con Forza Italia di appoggio) al secondo posto.
3) Sempre due sondaggi davano Marchini come l’unico in grado di battere la Raggi al ballottaggio: 53% a 47%.
Fermo restando che di sondaggi si tratta, ma è stata la Meloni a parlare di sondaggi attendibili, non noi.
Comunque farebbe bene a guardarsi le spalle, come si usa dire in politica: quando un leader non traina il partito a livello nazionale è un brutto segno.
Spesso finisce che non perde solo le elezioni, ma anche la segreteria del partito.

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