Aprile 28th, 2016 Riccardo Fucile
FRATELLI DI TAGLIA E CODE DI PAGLIA
“Sono sinceramente soddisfatta che Guido Bertolaso abbia accettato di essere il candidato del
centro destra a Roma. Sono certa che grazie alla sua esperienza e capacità potrà essere il sindaco che farà uscire la capitale d’Italia dalla infinita emergenza nella quale è precipitata. Garantisco a Bertolaso l’appoggio deciso di Fratelli d’Italia e ai romani che sarò in prima fila nel battaglia che ci attende per riscattare la dignità e la bellezza di Roma. Proprio per questo intendo candidarmi come capolista nella lista di FdI-AN alle prossime elezioni romane”.
Scriveva questo su Facebook la presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, lo scorso 12 febbraio, subito dopo l’annuncio dell’accordo nel centrodestra per la candidatura di Bertolaso.
Oggi quel post è stato fatto sparire.
Nella timeline della pagina Facebook della Meloni queste parole non ci sono più.
Si passa da un post del 10 febbraio su Carlo Conti a uno del 14 febbraio sul mare italiano svenduto ai francesi.
Un buco di ben quattro giorni.
Peccato che su Twitter non ci sia stata la stessa solerzia.
Lì, infatti, lo screenshot del post incriminato (la Meloni su Facebook ha una foto con il tricolore per avatar) è ancora presente.
Semplice distrazione o azione calcolata?
(da “il Liberale”)
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Aprile 27th, 2016 Riccardo Fucile
IN TV LA MELONI LO AVEVA ACCUSATO DI CONNIVENZA COI POTERI FORTI E I SALOTTI DI BILDEBERG, POI ACCETTA I SUOI SOLDI
C’è una sorpresina nell’elenco dei finanziatori di Fratelli di Italia- il partito di Giorgia Meloni—
depositato alla tesoreria del Parlamento con tanto di dichiarazioni congiunte. Nei 161 mila euro arrivati nell’ultimo anno c’è anche un contributo di 10 mila euro versato il 7 ottobre scorso dalla TCI Comunicazioni Italia srl di Saronno.
E’ l’azienda posseduta al 95% e amministrata da Gianfranco Librandi, responsabile finanziario di Scelta civica fin dai suoi esordi, scelto proprio da Mario Monti.
Fa specie che un deputato di uno schieramento finanzi volontariamente un partito avversario.
Ancora più singolare è che il partito della Meloni accetti un contributo, per quanto limitato, da quello che dovrebbe essere il nemico per eccellenza: il cassiere del partito che ha varato la legge Fornero, che viene accusato proprio da Fratelli di Italia di connivenza con l’Europa dei poteri forti, con i salotti di Bildeberg, la Trilateral e così via.
Pecunia evidentemente non olet, e riesce ad andare perfino al di là dei contrasti personali.
La Meloni e Librandi infatti se ne sono dette sempre di tutti i colori in trasmissioni televisive, in particolare modo a Quinta Colonna, condotta da Paolo Del Debbio.
Tra gli altri finanziatori privati di Fratelli d’Italia: 20 mila euro a testa sono stati versati dalla Deterchimica srl e dalla Service Coop Domus soc arl di Vimodrone, entrambe nell’orbita della famiglia Arpino.
Poi 10 mila euro dalla P-Tech di Roma e infine 20 mila euro versati dalla Nuova Domitiza srl di Pozzuoli, azienda amministrata dall’ex deputata finiana Giulia Cosenza, che prima della fine della scorsa legislatura tornò nelle fila del Pdl.
Tutti gli altri finanziatori sono dirigenti del partito eletti che versano una minima parte della propria indennità .
Il meno avaro è Pasquale Maietta (14 mila euro), poi la Meloni, Edmondo Cirielli e Fabio Rampelli (12 mila euro), Marcello Taglialatela (11 mila euro) e ultimo, con il braccino un pizzico più corto, Ignazio La Russa (10 mila euro).
Franco Bechis
(da “Libero”)
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Aprile 27th, 2016 Riccardo Fucile
SFIDA IN TRIBUNALE, IL NUOVO MSI CHIEDE DI INIBIRE L’USO DEL SIMBOLO ALLA FONDAZIONE AN: “PENSANO DI ESSERE POTENTI PERCHE’ HANNO I MILIONI IN BANCA”… IL PRECEDENTE DI FIRENZE HA DATO RAGIONE AL NUOVO MSI
La «guerra (di carte bollate) della Fiamma» potrebbe costare cara a Fratelli d’Italia già alle prossime Amministrative di giugno.
Tutta colpa, a quanto pare, della Fondazione An che ha richiesto l’inibitoria dell’utilizzo del simbolo contro il Nuovo Msi di Maria Antonietta Cannizzaro e Gaetano Saya.
Scelta che, dopo la sentenza di Appello di Firenze di marzo che ha dato ragione a questi ultimi, potrebbe rappresentare un autogol.
«Si sono dati da soli la zappa sui piedi – spiega il presidente del Nuovo Msi Cannizzaro – Questo accade perchè c’è chi crede di poter avere sempre ragione anche quando tre giudici a Firenze hanno stabilito esattamente il contrario».
Andiamo con ordine.
Ieri mattina a Roma vi è stata la prima udienza del processo cautelare (ossia il ricorso ex art. 700 del codice di procedura civile), per l’inibizione dell’utilizzo della Fiamma.
«Il ricorso è stato proposto dalla Fondazione Alleanza Nazionale e dall’Associazione An – spiegano a Il Tempo Alberto Ramin e Luigi Fratini, avvocati dei neomissini – mentre il Nuovo Msi si è costituito con comparsa di costituzione, con domanda riconvenzionale». Tradotto: ci si costituisce nel giudizio, ci si difende e in più si chiede al giudice qualcosa contro colui che ha fatto il ricorso.
«Noi abbiamo richiesto che sia inibito a loro l’utilizzo della Fiamma – continuano gli avvocati – questo in virtù di molteplici elementi tra cui, quello più importante, la sentenza della Corte d’Appello di Firenze».
Quest’ultima, infatti, ha attribuito l’utilizzo del simbolo al Nuovo Msi, ribaltando la sentenza di primo grado che aveva dato ragione, invece, ad An guidata allora da Fini.
Il colpo di scena, a questo punto, potrebbe essere dato dalla tempistica.
Dalla prima udienza di ieri, infatti, il giudice ha previsto un termine di nove giorni per la produzione di nuovi documenti e per le repliche: dopodichè deciderà .
In tempo utile perchè la sentenza abbia un valore già nell’ambito delle elezioni amministrative di giugno.
Uno degli scenari? «Nel caso vincessimo noi – continuano i legali – la Fondazione An non potrebbe più utilizzare la fiamma e non può più disporne, ossia darla in concessione come ha fatto finora al movimento Fratelli d’Italia».
Uno scenario che potrebbe rivelarsi un handicap per il partito del candidato sindaco a Roma che da parte sua rivendica la diretta trasmissione ereditaria della Fiamma (tanto che la Fondazione ha autorizzato l’utilizzo del simbolo).
Da parte sua Cannizzaro non fa sconti: «Andiamo avanti, stiamo facendo le nostre liste, e anche su Roma scioglieremo presto il nodo».
E rivolta ai membri della Fondazione: «Pensano di essere potenti perchè hanno i milioni di euro in banca. Noi siamo la vera destra. Noi siamo i legittimi eredi del Msi, rifondato nel 2003 da Gaetano Saya».
Antonio Rapisarda
(da “il Tempo”)
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Aprile 4th, 2016 Riccardo Fucile
DURA REPLICA DI AUGELLO: “DOPO AVER INSULTATO PER UN MESE MARCHINI, DEFINITO ESPONENTE DEI POTERI FORTI E DELLA PORNOFINANZA, ORA CI VENGONO A CERCARE PER USCIRE DAL CASINO IN CUI SI SONO CACCIATI”
“Non siamo interessati. A meno che non sia Giorgia Meloni a fare un passo indietro. Dal quartier generale di Alfio Marchini arriva un no secco alla proposta — lanciata dal capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia Fabio Rampelli — di riunificare tutto il centrodestra sotto la guida della ex presidente della Camera, offrendo a Guido Bertolaso il ruolo di city manager e ad Alfio Marchini quello di vicesindaco.
Una proposta che non scalda neppure il cuore di Forza Italia. E soprattutto quello di Silvio Berlusconi, ancora profondamente amareggiato dalla scelta di Giorgia Meloni di candidarsi dopo aver sottoposto l’ex capo della Protezione civile al responso dei gazebo.
C’è chi, tra gli «azzurri», è convinto che l’apertura di Fratelli d’Italia sia soltanto un gesto di paura, per evitare che sia una eventuale alleanza Bertolaso-Marchini a spingere invece Fratelli d’Italia e Lega a finire ultimi all’interno del centrodestra.
Chi proprio non vuole assolutamente sentir parlare di alleanze con Giorgia Meloni è la lista civica di Alfio Marchini.
Ieri il senatore Andrea Augello ha scritto un post durissimo sul suo profilo Facebook contro la proposta di Fratelli d’Italia: «Sono come bambini che giocano all’ufficio con i timbri e le penne del papà . Dopo aver insultato per un mese Marchini e dopo aver fatto di tutto prima per candidare Bertolaso, poi per scaricarlo sulle spalle di Berlusconi, gli eterni ragazzi di Fratelli d’Italia decidono di riabilitare l’ingegnere romano, da loro definito esponente dei poteri forti, Marxini, protagonista della pornofinanza, emissario di Renzi e non so più cos’altro, purchè salvi la Meloni dal guaio in cui si è cacciata, accettando di sostenerla in cambio della carica di vicesindaco…».
«Purtroppo per loro, il mondo degli adulti non funziona così — prosegue — Chi ha sbagliato deve metterci rimedio. Chiedendo scusa, ad esempio per aver insultato senza motivo persone che nulla avevano fatto per meritare questo trattamento. Non lanciando stupidaggini e proposte arroganti sui giornali ma sedendosi intorno ad un tavolo con umiltà ricominciando da capo. Dichiarando in primis la propria disponibilità ad un passo indietro, prima di pretenderlo da altri. Su queste premesse si può ancora ricompattare un fronte in grado di stravincere. Ma è ora di mandare i bambini a nanna e di fare sul serio».
Paolo Zappitelli
(da “il Tempo”)
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Marzo 26th, 2016 Riccardo Fucile
INTERVISTA AD AUGUSTA MONTARULI, EX CONSIGLIERA REGIONALE FDI IN PIEMONTE: I PM LE HANNO ATTRIBUITO L’ACQUISTO DI “SEXEPLORATION” CON SOLDI PUBBLICI
«Sexploration». L’esperienza del sesso che fa divertire le coppie. Edizione Mondadori, allegate istruzioni
per l’uso. Un testo senz’altro «hard» da far passare come attività istituzionale per un consigliere regionale.
Eppure, qualcuno ci ha provato. L’ha letto in privato, molto in privato.
L’ha messo in conto alla Regione Piemonte, per farselo pagare con soldi pubblici.
Il libretto libertino, i pm di Torino Enrica Gabetta e Giancarlo Avenati Bassi l’hanno citato l’altro giorno nella loro requisitoria, nell’ambito del processo sulle «spese pazze» della Regione, come uno degli scontrini incredibili di cui i politici hanno voluto il rimborso.
Si è poi scoperto che sarebbe stata l’ex An, eletta nel Pdl e poi confluita in Fratelli d’Italia, Augusta Montaruli, a chiedere di farlo passare come spesa istituzionale.
Lei si difende: «È tutto da provare che quel volume sia mio. Ma non è chissà che libro…».
I pm parlano di un manuale «hot» tra i suoi rimborsi. Le sembra il caso di far pagare ai contribuenti un oggetto del genere?
«Quello scontrino non è nelle mie contestazioni, nell’elenco dei 41 mila euro che i magistrati mi hanno imputato. Lo tirano fuori ora che la fase istruttoria è chiusa. I procuratori sono in difficoltà rispetto alla mia posizione, usano questo colpo basso proprio ora».
Colpo basso proprio ora? Vuole candidarsi alle comunali di Torino?
«Fino alla fine di questo procedimento giudiziario non cerco un posto istituzionale. L’ho detto».
Tornando al libro hard, è agli atti del processo. Questo non può negarlo.
«Per me, il dato importante è che hanno tirato fuori la spesa adesso, ho appreso l’altro ieri dello scontrino, non mi posso più difendere nel merito. Il magistrato, comunque, su questo rimborso, non ha fatto il mio nome in aula».
Però il libro l’ha comprato?
«Non rispondo in questa fase e a questa domanda, tantomeno ai giornalisti. Quando parleranno i miei avvocati, parleranno di tutto».
Com’era allora questo libro pagato dai piemontesi? Le è piaciuto?
«Non rispondo. Qui la danneggiata sono io».
Lei?
«Sì, è una mossa per screditarmi. Comunque non mi sembra un libro di chissà che tipo eh? Dimostra il bigottismo della società in cui viviamo. Se me lo contestano, dimostrerò che era riconducibile all’attività istituzionale».
Quindi un manuale di «giochi erotici» secondo lei è una spesa istituzionale?
«Guardi, se è per questo il Comune finanzia libri che parlano di transgender. Va tutto bene lì vero?».
Transgender? Le paiono sullo stesso piano?
«Sì, libri sui transgender distribuiti nelle scuole e pagati dal Comune, non mi sembra che qualcuno sia imputato per questo».
Letizia Tortello
(da “La Stampa”)
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Marzo 18th, 2016 Riccardo Fucile
PRIMA LA FRASE IN TV AD “AGORA'”, POI CI PRENDE PER FESSI
La frase, pronunciata come ospite nella trasmissione televisiva “Agorà “, non aveva sorpreso più di tanto: “Se non arrivassi al ballottaggio voterei Raggi”.
In fondo la Meloni ci ha ormai abituato al suo andare dietro ogni affermazione di Salvini e a farne la ventriloqua.
Poi deve aver pensato o qualcuno deve averle detto, data la risonanza che la sua frase aveva avuto sui media, che per una candidata che punta a fare la sindaca di Roma non era producente dare quasi per scontato il ballottaggio Raggi-Giacchetti e parte la retromarcia.
Ma il tappullo finisce per essere peggior del buco, visto che la frase è registrata.
“Non ho detto che in caso di ballottaggio appoggerei Viriginia Raggi. Ho detto che non prendo in considerazione questa ipotesi in quanto, se mi sono candidata, è perchè ritengo di poter vincere. Non mi pongo il problema. Io penso che al ballottaggio ci arrivo quindi, se ci arrivo, voterò per Giorgia Meloni”.
E così finisce per dire una bugia, facilmente riscontrabile.
A voler essere buoni si può invece pensare che abbia cambiato idea: in fondo sarebbe quello a cui ci ha abituato da diverse settimane a questa parte.
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Marzo 16th, 2016 Riccardo Fucile
SE NON FOSSE STATO PER FINI, LA MELONI SAREBBE MAI ARRIVATA A GUIDARE UN DICASTERO ?
“Nessun uomo può dire a una donna ciò che deve o non deve fare. E in una città che ha come simbolo una
lupa che allatta due gemelli la mia gravidanza non sarà un problema”.
Anzi ormai è diventato un valore aggiunto per la campagna elettorale femminista di Giorgia Meloni che pare si debba votare solo perchè è donna.
In effetti forse non esiste altra ragione per votare chi da vent’anni frequente le stanze del potere, arrivando a essere nominata persino ministro nel governo Berlusconi solo grazie alla quota spettante ad An e su intercessione di Gianfranco Fini.
In quel caso aveva accettato volentieri di fare quello che un uomo le aveva proposto.
Oggi ha intimato a Bertolaso di “farsi da parte” e il poveretto che pensava coi disastri ambientali di averne visto ormai tutti i generi, ora si è trovato di fronte a un nuovo cataclisma di arroganza e presunzione, il ciclone Giorgia.
Ha reagito da esperto di tsunami con un “non mi ritiro, vado avanti come una ruspa”, sfottendo il mandante del suo tentato omicidio.
Per ora gode ancora di buona salute, peccato che sia uomo e non in attesa, parte con 3 punti di penalizzazione più altri 2 per non avere sparato cazzate sui rom.
Può rimediare comprando un risciò: non avrà l’effetto di una carrozzina da bimbi, ma potrebbe sempre suscitare la compassione di qualcuno.
Anche se mai potrà raggiungere quella che provano i romani per il centrodestra.
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Marzo 15th, 2016 Riccardo Fucile
NEGLI ULTIMI TRE MESI HA DETTO TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO… SOLO SU UN PUNTO E’ IRREMOVIBILE: MAI CON MARCHINI
Sì, no, non so, forse.
Giorgia Meloni negli ultimi tre mesi, a proposito della sua candidatura, ha detto tutto e il contrario di tutto. Solo su un punto è stata irremovibile: mai e poi mai con Marchini.
Non sciogliendo però i dubbi su una sua eventuale candidatura che avrebbe messo d’accordo Lega e FI.
Almeno fino alla manifestazione del Family Day a Roma il 30 gennaio: «Sono incinta al terzo mese, non mi candido». Provocando la reazione stizzita di chi era rimasto ad aspettare: «Ma se lo sapeva da tre mesi, perchè ha tenuto tutti nell’indecisione?».
Per salvare la faccia ha allora deciso di «lanciare» Rita Dalla Chiesa.
Rimediando una figuraccia da record: dopo sole 24 ore la conduttrice di Forum ha detto «no grazie».
Allora è stata la volta del capogruppo alla Camera Fabio Rampelli. Rimasto in campo giusto il tempo per vedersi scavalcare da Guido Bertolaso.
Candidatura che comunque FdI ha sostenuto. Ma allo stesso tempo sulla Meloni si moltiplicavano le pressioni di Salvini.
E Giorgia ha commesso l’ennesimo errore, non dando una risposta definitiva. Risposta che è arrivata con un tempismo disastroso: domenica sera, dopo il plebiscito su Bertolaso, Meloni ha annunciato che era pronta a candidarsi per tenere unito tutto il centrodestra.
Uno scatto in avanti che Berlusconi, a quel punto non le ha perdonato: io resto su Bertolaso. Ai politici rido in faccia.
(da “il Tempo“)
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Marzo 15th, 2016 Riccardo Fucile
DOMANDA AGLI ISCRITTI “CHE FARE?” DOPO CHE HA GIA’ DECISO…E OVVIAMENTE NON CI SONO CONTROLLI SULLA CONSULTAZIONE
Facciamo scegliere i nostri iscritti online.
Fratelli d’Italia fa finta di giocare la sua ultima carta per cercare di trovare una soluzione che eviti al centrodestra a Roma una disfatta epocale.
Giorgia Meloni ha già deciso la sua candidatura come ruota di scorta di Salvini, ma lancia anche lei le “cazebarie” per fingere di consultare i militanti del partito su quale sia la via d’uscita migliore.
Per una «verifica» in piazza ormai non c’è più tempo e così i vertici di FdI hanno deciso di inviare via mail un questionario a tutti gli iscritti.
Una paginetta nella quale si chiede sostanzialmente qual è, per loro, la soluzione: dall’alleanza con Bertolaso a quella con Salvini, dalla corsa in solitaria fino all’accordo con Alfio Marchini.
Ma quello che spicca nel «sondaggio» è l’assoluta mancanza di una voce su Francesco Storace.
Il leader de La Destra — che è stato il primo a candidarsi a Roma — non appare in alcuna delle ipotesi possibili. Insomma i suoi voti non interessano a Fratelli d’Italia.
La «verifica» con gli iscritti dovrebbe concludersi tra poco: da qualche ora è riunita rla direzione del partito.
E, in base al risultato scontato, Giorgia Meloni deciderà di portare FdI a correre insieme a Matteo Salvini, sganciandosi da Forza Italia.
(da agenzie)
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