Giugno 13th, 2014 Riccardo Fucile
SULLA STAMPA INGLESE DOCUMENTATE ACCUSE ALL’AMICHETTO DI GRILLO… E NEL M5S GLI EUROPARLAMENTARI ELETTI POTRANNO TENERSI L’INTERA INDENNITA’
L’asse è nato ieri, nonostante le tante polemiche e dopo una votazione online per alcuni discutibile o giudicata “troppo frettolosa”.
Ma per il Movimento 5 Stelle già nascono i primi imbarazzi dell’alleanza con l’Ukip, il partito britannico nazionalista e di estrema destra di Nigel Farage.
Proprio Farage, infatti, oggi occupa le prime pagine dei giornali britannici, su carta e online.
Motivo: avrebbe barato su oltre 200mila sterline di rimborsi da europarlamentare.
Già , i rimborsi, argomento cui i pentastellati sono ultrasensibili.
E ora Farage rischia fino a un anno di carcere, secondo il Times di Londra, quotidiano conservatore.
La vicenda.
Secondo l’accusa riportata dalla stampa britannica, Farage avrebbe usufruito di oltre 200mila sterline di donazioni giunte da John Longhurst, un fervido sostenitore del suo partito Ukip.
Farage, però, non aveva dichiarato queste sovvenzioni private alla commissione elettorale britannica, almeno fino allo scorso maggio, quando erano sorte le prime perplessità .
E qui spunta il problema. Perchè, tra queste donazioni, c’era anche l’utilizzo a titolo assolutamente gratuito di un ufficio della delegazione europarlamentare dell’Ukip a Bognor Regis (West Sussex), sempre gentilmente concesso da Longhurst.
L’accusa.
Andando a fondo, la Commissione Elettorale ha scoperto che il leader Ukip avrebbe utilizzato fondi europei e dei contribuenti per coprire le spese di questo locale e, per l’accusa, pagare anche il suo fantomatico affitto.
Si parla, solo dal luglio 2009, di circa 70mila sterline di rimborsi investiti nell’ufficio. Che, almeno fino a poco tempo fa, le autorità di Londra consideravano a carico dell’Ukip, affitto compreso, quando in realtà era stato ceduto a zero euro da Longhurst.
Farage ha reagito duramente, sostenendo che i rimborsi sono stati utlizzati per coprire le spese dell’immobile come “macchinari e computer”.
Ma, secondo l’accusa, oltre 10mila sterline all’anno per questa causa sembrano troppi.
“Rischia un anno di carcere”.
Cosa succederà ora al nuovo alleato di Beppe Grillo e del Movimento Cinque Stelle? “Al momento stiamo esaminando con attenzione tutte le informazioni forniteci da Nigel Farage – ha fatto sapere un portavoce della commissione elettorale – una volta che il processo sarà completato prenderemo una decisione su eventuali azioni, se necessario”.
Il Times oggi parla di rischio di “un anno di carcere” per il leader Ukip.
In realtà , secondo gli altri quotidiani britannici, qualora Farage fosse giudicato colpevole, la sanzione più plausibile sembra quella di una multa, che dovrebbe aggirarsi intorno alle 20mila sterline.
Il caso indennità nel M5S.
Ma i fondi dell’Unione Europea ai parlamentari di Bruxelles aprono un altro caso nel Movimento 5 Stelle.
Perchè gli eurodeputati pentastellati non sono obbligati a restituire parte dell’indennità o della diaria, come invece accade a deputati e senatori in Italia.
Basta confrontare i due “codici di comportamento” sul blog di Beppe Grillo per notare la differenza.
Per i parlamentari di Strasburgo, a differenza dei colleghi italiani, vige la assoluta volontarietà .
E, sinora, solo cinque eurodeputati su 17 hanno dichiarato pubblicamente di restituire almeno parte della diaria, che ammonta a 304 euro al giorno.
Pochini rispetto ai 6250 euro netti al mese di indennità che invece, a meno di future smentite, terranno tutti e interamente.
Senza contare il rimborso di spese generali a 4.299 euro e il rimborso per i costi di viaggio, alloggio e “spese connesse” di 4.323 euro.
“I soldi servono per vivere”.
Eppure indennità e rimborsi europei sono soldi pubblici anche italiani, visto che il nostro Paese è il terzo contribuente della macchina dell’Unione.
Il gruppo M5S a Strasburgo ha già dichiarato che presto deciderà di devolvere metà della diaria per una giusta causa.
Solo la diaria, però. La ben più ricca indennità , invece, a meno di clamorose sorprese, non verrà toccata.
E’ stato lo stesso capogruppo a Bruxelles, Ignazio Corrao, a escludere significativi tagli di stipendio: l’indennità “serve per vivere fra Bruxelles e l’Italia, i viaggi, la casa, le spese per il collegio”.
Poco convincente, perchè molte spese vengono rimborsate.
(da “la Repubblica”)
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Giugno 13th, 2014 Riccardo Fucile
POLEMICHE E PROTESTE SULLE “ALTERNATIVE IMPOSSIBILI” AL NAZIONALISTA BRITANNICO…POI GRILLO ATTACCA PIZZAROTTI CHE GLI RISPONDE. “NON SAI NEANCHE DI COSA PARLI”
Ha vinto il candidato senza (veri) concorrenti, quello di Grillo e Casaleggio. Primo con appena 23mila voti, su meno di 30 mila consensi espressi.
Questo il verdetto degli iscritti al blog del fondatore dell’M5S, che sul portale hanno scelto l’Efd di Nigel Farage come gruppo nel quale confluire nel Parlamento europeo.
Sarà alleanza con il leader del partito britannico Ukip, accusato in patria e fuori di xefonobia e sessismo. Un esito quasi inevitabile, per come era stata preparata la corsa.
Arrivato nel giorno in cui Grillo scaglia il milionesimo strale contro Federico Pizzarotti: “Risponda nel merito, perchè non ha indetto referendum per stabilire se Parma preferisce le penali o l’inceneritore come promesso?”.
Ma la prima pagina del giovedì dei 5 Stelle la prende comunque lui, Farage. Vincitore facile.
Gli iscritti chiamati al voto dalle 10.45 alle 19 avevano a disposizione solo altre due opzioni: l’Ecr, il gruppo dei Conservatori e Riformisti europei di cui fa parte il premier britannico David Cameron, e quella “non iscritti”.
Ossia scegliere di rimanere soli, con chiaro contrapasso: “un’influenza limitata se non nulla sull’attività legislativa del Parlamento”, come precisava la scheda sul blog.
Poi basta. Niente Alde, il gruppo dei liberali. E soprattutto niente Verdi Europei, invocati da parecchi parlamentari e moltimeet up.
La certezza è che ha vinto lui, l’amico inglese, con 23121 voti. I non iscritti ne hanno preso 3533 voti, l’Ecr 2930. Dato importante, se confrontato con il post scriptum a fondo post: “Nel caso che la soluzione più votata non sia praticabile, sarà perseguita la successiva più votata”.
Tradotto , se Farage e l’Efd non riuscissero a formare il gruppo, a rigor di norma i 5 Stelle dovrebbero rassegnarsi a stare tra i non iscritti.
Dettaglio curioso: sul blog non è comparso il numero degli aventi diritto al voto. Eppure il 18 febbraio scorso, quando gli iscritti avevano “spedito” Grillo all’incontro in streaming con Renzi, il portale riferiva di 85404 aventi diritto.
Quella volta votarono oltre in 41 mila. E allora, nel gioco delle cifre scritte e dimenticate, rimane evidente la diserzione di una bella porzione della base.
In tanti non hanno voluto neppure scegliere. E in diversi hanno pure spiegato perchè, proprio sul blog, lamentando l’assenza dei Verdi o comunque “la mancanza di una rosa più ampia”.
Ma Farage sorride comunque. “Con Grillo faremo un dream team da incubo per Bruxelles, insieme ci divertiremo a fare un sacco di guai ai burocrati” esultava ieri sera.
Ma il leader dell’Ukip ha i suoi problemi. Con il sì dei 5 Stelle, l’Efd sale a 4 partiti di 4 nazioni diverse. Perchè si formi come gruppo, ha bisogno di altri 3 gruppi di 3 Paesi differenti. C’è tempo solo fino al 24 giugno.
E gli avversari sono tanti. L’Ecr di Cameron ha già soffiato a Farage due partiti (i Popolari danesi e i Finns finlandesi), Marine Le Pen è attivissima.
I gruppi si possono anche sciogliere e costituire in corso di legislatura.
Ma il purgatorio dei non iscritti sarebbe un brutto debutto.
Molti eurodeputati erano contrari alla soluzione Efd. Ora proveranno a gestire la situazione, mentre il capogruppo Ignazio Corrao è cauto: “Saremmo comunque liberi nel gruppo, su molte cose voteremo con i Verdi”.
Verdi che però sono furibondi: “Avevamo fatto bene a dubitare della buona fede di Grillo” sibilano da Green Italia. Le proteste più alte arrivano dai dissidenti del Movimento.
Il deputato Cristian Iannuzzi: “Sono avvilito per le modalità con le quali è gestito il portale del M5S. Spero che Grillo abbia l’umiltà ed il coraggio di tornare sui propri passi”.
Dura anche Giulia Sarti, che a voto aperto ha dichiarato: “Mi turo il naso e voto l’Ecr, nipotini di Churchill, solo per non far vincere Farage”.
Ma gli scontenti silenziosi sono tanti. Grillo però tira dritto. E se la prende ancora con Pizzarotti, invocando “risposte nel merito”.
Il sindaco non ritrae la gamba: “Caro Grillo, se mi avessi chiamato invece di scrivere, ti avrei spiegato che non esistono penali che permettono la chiusura dell’impianto, che è privato”.
Quindi, la chiosa: “A questo punto ti chiedo: vuoi continuare così, fidandoti di gente che vuole il male del Movimento, o vogliamo risolvere i problemi dei cittadini?”.
Lo scontro finale pare vicino, mentre si parla di una verifica di metà mandato per i sindaci M5S.
Molto simile a una botola per l’avversario di Parma.
(Luca De Carolis e Andrea Valdambrini
(da “Il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 13th, 2014 Riccardo Fucile
GRILLO E CASALEGGIO SEGUONO UNA PRECISA STRATEGIA: SPOSTARE A DESTRA IL MOVIMENTO PER COPRIRE LO SPAZIO LASCIATO LIBERO DAL BERLUSCONISMO IN CRISI
Trascinare a destra il Movimento 5 Stelle è l’azzardo politico con cui Grillo e Casaleggio
confidano di poter sopravvivere al doppiaggio subito dal Partito Democratico lo scorso 25 maggio.
Occupare lo spazio lasciato libero dalla crisi del berlusconismo, monopolizzare la protesta euroscettica rintuzzando la risorgente concorrenza leghista.
Sono calcoli domestici di questa natura a spiegare una scelta che i due padri-padroni hanno perseguito fino in fondo, a costo di provocare lacerazioni in un elettorato per sua natura trasversale.
Il comico italiano che si affianca all’istrione britannico, lo ha fatto cercando accuratamente lo scandalo, il colpo di scena.
La propaganda di Nigel Farage contro gli immigrati e i musulmani, le sue uscite volgari contro i gay e contro la parità femminile, vengono minimizzate da Grillo quando sul blog deve rintuzzare le critiche.
Ma in realtà egli spera di giovarsene. Spera che Grillo-Farage divenga l’accoppiata grottesca ma devastante sul palcoscenico della crisi dell’Unione Europea.
Tutto fa brodo, dopo l’emorragia di quasi tre milioni di voti e la conseguente ingestione di Maalox, per rinnovare su scala continentale la scommessa antisistema fallita in Italia.
La parola magica è: euroscetticismo. Per questo dal referendum pilotato ieri sul blog sono stati anticipatamente esclusi i Verdi come possibile approdo grillino.
Il partito ambientalista ha per sua natura una fisionomia cosmopolita, europeista, sovranazionale, che lo rendeva inadatto a catalizzare la spinta reazionaria dei noeuro e dell’egoismo delle piccole patrie.
Una cultura green che Grillo rinnega, dopo che per anni l’aveva valorizzata nei suoi spettacoli, perchè trova più redditizio l’abbinamento col nuclearista britannico.
Quella operata ieri, ma preparata fin dal giorno successivo a un risultato elettorale che fa del M5S la principale forza d’opposizione, è una scelta di campo precisa e senza ritorno.
Se il Pd di Matteo Renzi occupa saldamente lo spazio riformista dell’innovazione politica, è da destra che Grillo ritiene di controbatterlo.
Optando con il reazionario Farage per l’ideologia dei popoli ribelli all’Unione, non da riformare ma da mandare a gambe per aria.
Un’alleanza spaccatutto, nelle intenzioni di chi la battezza sperando che l’architettura dell’Ue non regga questo passaggio difficile.
Il referendum online è stato una caricatura imbarazzante della cosiddetta democrazia della rete. Basta leggere le argomentazioni con cui si valorizzava l’alleanza con l’Ukip di Farage, rispetto all’unica altra ipotesi di alleanza ritenuta ammissibile: quella strampalata con i conservatori inglesi di Cameron.
Certo, una volta esclusa a priori l’alleanza coi Verdi, la terza opzione appariva come la più ragionevole: non iscriversi a nessun raggruppamento, mantenere la propria indipendenza. Nessuno infatti obbligava i grillini a apparentarsi nel Parlamento europeo.
L’argomento secondo cui ciò li avrebbe condannati all’irrilevanza non risulta coerente per un movimento che ostenta disinteresse alle poltrone e che, nel parlamento italiano, pretendeva addirittura di sedersi in tutta la parte alta dell’emiciclo pur di non schierarsi fra destra e sinistra.
Stavolta il M5S si è schierato, eccome.
A destra, al fianco di una destra che non si vergogna certo di definirsi tale.
Grillo e Casaleggio lo hanno fatto orientando sul voto per l’Efd 23 mila sostenitori su 29 mila partecipanti al referendum.
Ricordiamocelo, quando da quelle parti si lanciano proclami democratici, magari rivolti a un partito come il Pd che bene o male coinvolge nelle sue scelte fondamentali di leadership tre milioni di cittadini. 23 mila grillini, con tutto il rispetto, hanno “deciso” ieri la collocazione a destra di un movimento votato da circa sei milioni di cittadini.
Ma in realtà lo hanno deciso in due.
Gad Lerner
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Giugno 12th, 2014 Riccardo Fucile
“QUESTA NON E’ UNA SCELTA, E’ UNA FARSA: PERCHE’ AVETE ELIMINATO I VERDI DALLE OPZIONI DI VOTO?”
Il concetto di democrazia diretta va ripensato.
E’ quanto emerge dalla miriade di critiche piovute sul referendum del Movimento 5 Stelle per decidere con chi allearsi al Parlamento Europeo per la formazione del gruppo parlamentare.
Per giorni ha tenuto banco il dibattito su un possibile accordo con altri partiti.
In particolare, l’Ukip xenofobo di Nigel Farage, i Verdi di Ska Keller e Josè Bovè, e i Conservatori dell’Ecr.
Ma, all’apertura delle votazioni, i Greens mancavano all’appello, scatenando così la rabbia di tantissimi grillini che hanno giudicato la mossa di escludere il partito ambientalista come una decisione presa dall’alto: “Io non ho nulla contro Farage, anzi mi piace. Ma per favore non fate finta di chiedere il parere degli iscritti. Davvero pensate che siamo così fessi?”, scrive un utente sul blog di Beppe Grillo.
Dai loro profili Facebook, anche alcuni parlamentari 5 Stelle hanno giudicato negativamente il colpo di mano: Luigi Gallo parla di “un errore non inserire i Verdi tra le opzioni in votazione”.
Stefano Vignaroli invece twitta: “Sono indeciso se non votare il sondaggio sul blog o votare di non iscriversi perchè trovo le altre opzioni scarsamente pluralistiche”. Cristian Iannuzzi è ironico: “Bene, oggi consultazioni sul portale M5S per decidere il gruppo politico europeo al quale aderire. Credo voterò adesione al gruppo dei Verdi”.
Giulia Sarti invece cita Indro Montanelli: “Questo è il mio voto turandomi il naso per il gruppo europeo: conservatori e riformisti, i nipotini di Churchill. Solo per non far vincere Farage”.
Ma è dalla base, dal blog, che arrivano le critiche più aspre nei confronti della consultazione, monca di un’opzione secondo molti: “Per citare Luttazzi: questa consultazione si terrà in forma ridotta per venire incontro alle vostre capacità mentali”, scrive un utente.
Un altro: “Questa non è una scelta, questa è una farsa! Io avrei voluto vedere ALMENO anche i Verdi nella lista. Se la scelta è tra Farage e la destra borghese britannica, boh, non voto. E NON perchè credo a Repubblica su Farage, ma perchè IL METODO PARTECIPATIVO è IL CUORE DEL MOVIMENTO”.
Ancora: “Non sono un troll, un piddino, uno dei verdi. Sono un attivista del 5 stelle dal 2009 e sono INCAZZATO NERO! Che democrazia è questa con due opzioni di voto?!”.
Infine: “Chi ha deciso di tenere fuori i Verdi? Quale base è stata consultata per questo? (… e lasciamo perdere il contenuto di quest’ultimo post). Stavolta QUESTA VOTAZIONE E’ UNA FARSA!”.
(da “Huffingtonpost”)
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Giugno 12th, 2014 Riccardo Fucile
LA PRESIDENTE HARMS: “GRILLO SPINGE I SUOI VERSO LA DESTRA POPULISTA”… TRE EURODEPUTATI GRILLINI MARTEDI’ AVEVANO INCONTRATO LA DELEGAZIONE FRANCESE: “ERANO SICURI CHE I VERDI SAREBBERO STATI UNA DELLE OPZIONI”
Sorpresa, amarezza e delusione. Questa è la reazione dei Verdi al Parlamento europeo per l’esclusione del loro gruppo dalle opzioni sottoposte agli attivisti del M5S nel referendum di oggi.
Eppure ormai, dicono, ci credevano tutti, soprattutto dopo l’incontro informale di martedà 10 giugno a Bruxelles tra tre eurodeputati pentastellati e alcuni rappresentanti della delegazione francese, nonchè la chiara e inequivocabile apertura dell’eurodeputato Josè Bovè e di Rebecca Harms, la neo confermata presidente del gruppo politico.
Dura la Harms che parla di “democrazia dirottata verso la destra populista ed anti ecologista da parte di Beppe Grillo”.
“Non so chi ha deciso di estromettere i verdi dal referendum. Non so più cosa pensare, non so chi decida davvero”, aggiunge.
E poi l’appello alla reazione: “I membri del Movimento che non sono d’accordo con Grillo si facciano sentire, adesso tocca a loro prendere posizione”.
Eppure che i Verdi fossero una delle opzioni del referendum sembrava per alcuni scontato.
Almeno dopo che martedi scorso tre eurodeputati del M5S, tra cui il capodelegazione Ignazio Corrao, hanno incontrato alcuni rappresentanti della delegazione francese dei Verdi guidata da Michèle Rivasi.
Proprio la Rivasi racconta il suo stupore: “Un incontro interessante e cordiale. I tre deputati italiani mi sono sembrati sicuri che anche i Verdi sarebbero stati inclusi nel referendum”.
Il resto è storia. La Rivasi porta la questione alla riunione di gruppo di martedà pomeriggio dove se ne parla per quasi due ore.
Alla fine la neo confermata presidente, la tedesca Rebecca Harms, afferma pubblicamente che “nel caso in cui il referendum esprima una maggioranza a favore dei Verdi, siamo aperti al dialogo con il Movimento”.
Lo stesso eurodeputato francese Josè Bovè, il giorno dopo, aveva ribadito il concetto.
E adesso cosa succede? “Restiamo aperti al dialogo anche singolarmente con i deputati che non condividessero la linea imposta da Grillo”.
Tradotto in parole povere, chi volesse aderire ai Verdi in un secondo momento non troverà la porta chiusa.
(da “il Fatto Quotidiano”)
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Giugno 12th, 2014 Riccardo Fucile
HANNO VOTATO MENO DI 30.000 PERSONE SUGLI 80.000 AVENTI DIRITTO… IL DEPUTATO IANNUZZI: “BEPPE TORNI SUI PROPRI PASSI”
Il referendum delle polemiche si chiude con l’esito più atteso e auspicato da Grillo e
Casaleggio: il Movimento 5 stelle si alleerà con Nigel Farage in Europa.
Gli iscritti al blog hanno deciso (23.192 preferenze su 29.584 voti) che è questa la strategia migliore per i propri eurodeputati.
Al secondo posto (3.533 voti) l’adesione ai “non iscritti”, al terzo (2.939) i conservatori dell’Ecr.
Tra le opzioni non c’era quella dei Verdi perchè, secondo la versione ufficiale del Movimento, “hanno posto veti e non hanno dato certezze”, mentre l’European green party dice che è stata una delusione non vedersi nella lista (“Eravamo disposti al dialogo”).
Ma l’aria in casa 5 stelle è sempre più pesante.
Prima i contatti riservati dello staff con l’Ukip, poi il pranzo a Bruxelles tra i due leader e infine due settimane di presentazione di Farage e delle sue idee sul blog.
La critica di molti è che il voto sia stato fortemente influenzato da Grillo e Casaleggio ormai convinti che fosse quella la soluzione migliore.
Il messaggio per oltre quindici giorni è stato “Farage non è razzista o xenofobo” e ancora: “I media e la politica tradizionale hanno paura perchè insieme potremmo essere molto potenti”.
Versione ufficiale non condivisa da molti dentro il Movimento, tanto che qualcuno azzarda che questa potrebbe essere una scelta che porta ad una riflessione seria. Spaccatura? La decisione non sembra sufficiente per far arrivare a tanto.
Chi festeggia è il politico inglese, che da ora avrà più chance di veder nascere il suo gruppo (servono almeno 25 eurodeputati che rappresentino un minimo di 7 stati): ”Sono estremamente soddisfatto del risultato. Sarò lieto di lavorare con il Movimento 5 Stelle per una vera voce di opposizione in seno al Parlamento Europeo. Con Grillo saremo il ‘dream team’ della democrazia ed un incubo per Bruxelles”.
Ma se non ce la facessero, i 5 stelle dovrebbero optare per la seconda opzione votata: la non adesione a nessun gruppo, ovvero la condanna all’irrilevanza.
Tanti i parlamentari a 5 stelle che nel corso delle ore hanno manifestato il loro dissenso.
Prima la deputata Giulia Sarti che si è fatta fotografare mentre si tappava il naso: “Voto turandomi il naso e per non far vincere Farage”.
Ma non solo. Anche Cristian Iannuzzi, Paola Pinna, Francesco D’Uva e Lugi Gallo hanno espresso le loro perplessità e in molti hanno dichiarato l’astensione.
Il primo a parlare nel dopo risultato è Iannuzzi: “Spero che, anche alla luce della crescente insoddisfazione che traspare tra i frequentatori della rete e tra gli attivisti locali, Beppe Grillo abbia l’umiltà ed il coraggio di tornare sui propri passi e di ascoltare. Sono consultazioni falsate”.
(da “Huffingtonpost“)
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Giugno 12th, 2014 Riccardo Fucile
IL GUITTO SI SUPERA: IL MILITANTE POTRA’ VOTARE SOLO CHI VUOLE LA PREMIATA DITTA, OVVERO FARAGE… PIOVONO CENTINAIA DI PROTESTE
“Di quale gruppo politico europeo dovrà far parte il M5S? Sono aperte le votazioni”. Beppe
Grillo annuncia così su Facebook la consultazione online — in corso dalle 10.45 fino alle 19 di oggi – per decidere le alleanze dei 5 Stelle all’Europarlamento.
Tre le possibilità , rappresentate dai “gruppi politici europei che hanno ufficialmente manifestato interesse per la delegazione italiana del M5S”, ci sono l’Efd di Farage, i conservatori dell’Ecr e il gruppo dei non iscritti.
E’ possibile esprimere una sola preferenza.
Esclusi dalla consultazione i Verdi, nonostante l’apertura degli ambientalisti e quanto espresso da parte del Movimento, che vedeva in loro l’alleato più affine in Europa. Perchè il Movimento ha deciso di non considerare i Verdi europei? “”Sono stati esclusi dal referendum online sulle alleanze del M5S all’europarlamento perchè, in sintesi, ponevano veti e non davano nessuna certezza di includere i 5 Stelle nel gruppo”, si legge in una velina di regime pentastellato.
L’ironia del deputato M5s: “Verdi assenti? Sarà un errore”
Non tutti i parlamentari del M5S, però, digeriscono l’assenza dell’opzione “Verdi”.
Il deputato Cristian Iannuzzi, su facebook, usa l’ironia: “Bene. Oggi consultazioni sul portale M5S per decidere il gruppo politico europeo al quale aderire. Credo voterò adesione al gruppo dei Verdi”, scrive quando è già noto che non è possibile votare per loro.
Qualcuno glielo fa notare ma lui stesso replica: “Ci sarà sicuramente un errore. La scelta libera e democratica è principio basilare del MoVimento 5 Stelle. La sovranità del popolo della rete, senza filtri di organi direttivi, come invece succede nei partiti tradizionali”, si legge.
Anche sul profilo di Beppe Grillo sono centinaia i commenti di chi critica apertamente l’assenza dei Verdi e di chi spiega, al contrario, di avere votato o di preferire Farage.
Tanto per non condizionare il voto, l’ex comico pubblica poi un post che riporta le dichiarazioni rilasciate dal leader del’Ukip a La Gabbia su La7. “L’alleanza con il M5S si basa sulla voglia di democrazia diretta. Penso che Grillo sia molto preparato sulla democrazia diretta e abbia capito bene in cosa consista il progetto europeo. La nostra alleanza fa paura, le persone che ci temono sanno che saremmo la vera voce dell’opposizione”, ha detto ai microfoni della trasmissione parlando della possibile alleanza.
Ma la decisione di Grillo di riportare queste sue parole sul suo profilo a votazione in corso, viene criticata nei commenti. “Mi sembra che si stia indirizzando l’opinione degli iscritti/votanti verso il voto a Farage”, “propaganda di voto a voto in corso”, “non influenzate i voti introducendo questi articoli”, scrivono online.
Intanto, gli iscritti continuano a votare.
Le opzioni del referendum
Il primo gruppo presentato è l’Efd di Nigel Farage, del quale si mettono in evidenza molti punti positivi, tra cui quello della disponibilità a cambiare il nome del gruppo in caso di ingresso del M5S.
“Il Gruppo — si legge — ha rappresentato nella scorsa legislatura l’opposizione più strenua al federalismo basato sull’austerity e alla concentrazione del potere nelle mani dei burocrati non eletti a Bruxelles. L’Efd è contro l’euro che ha generato povertà e disoccupazione. L’Ukip, il maggiore partito del Gruppo Efd, crede nella democrazia diretta ed è un partito contrario a ogni forma di discriminazione, accogliendo al suo interno membri di diverse etnie e genere che si sono uniti nella difesa della libertà e della democrazia. Il partito si oppone al potere delle grandi banche, delle multinazionali e all’eccessiva burocrazia, dedica solo il 15% del suo budget al mantenimento della sua struttura amministrativa, liberando così molte risorse per le attività politiche sul territorio e per la comunicazione, è disposto a cambiare nome scegliendone uno nuovo insieme al M5S, garantisce peso sufficiente per affrontare le battaglie condotte su temi comuni, ma al contempo assicura libertà totale di voto l’agenda politica che differisca da quella del M5S”.
Una presentazione abbastanza positiva viene fatta anche dell’Ecr, gruppo che ”nasce come espressione dei Conservatori inglesi (Tories). Vuole riformare l’Unione Europea opponendosi al federalismo sulla base di un euro-realismo che rispetti la sovranità degli Stati Membri, crede nella libera impresa, nel commercio.
Quanto al raggruppamento dei non iscritti, scrive ancora Grillo, “i deputati eletti del M5s possono decidere di non aderire a nessun gruppo politico. In questo caso andranno automaticamente a sedere tra i banchi del raggruppamento dei ‘non iscritti’. Essere tra i non iscritti comporta un’influenza limitata se non nulla sull’attività legislativa del Parlamento europeo“.
(da “il Fatto Quotidiano“)
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Giugno 12th, 2014 Riccardo Fucile
UNA NORMA NON TI PIACE? TI ASTIENI, IN MODO DA LUCRARE POI SULLA SUA APPROVAZIONE DANDONE LA COLPA AD ALTRI
Si sa che la politica è una disciplina complicata: vedi le celebri “convergenze parallele”,
immortale ossimoro moroteo.
Da ieri, a complicarla un po’ di più, abbiamo anche l’“astensione attiva”.
Funziona così: ti astieni nella speranza che venga approvata una legge che ritieni disgustosa; ma della cui approvazione sarà poi possibile accusare altri.
È andata così per l’emendamento leghista favorevole alla responsabilità civile dei magistrati.
Se i grillini, forcaioli convinti, avessero votato contro, l’emendamento sarebbe stato bocciato.
Si sono invece astenuti, e come spiega gongolante il deputato Colletti «la nostra decisione di astenerci ha tirato fuori tutta l’ipocrisia del Pd»: che sul provvedimento era notoriamente diviso, con una maggioranza che ha votato no e una minoranza “garantista” che ha votato sì.
Secondo coscienza, si dice in questi casi.
Morale della favola: ci si può astenere su una legge considerata pessima per il Paese, qualora si possa poi lucrare politicamente sul risultato dandone la colpa ad altri.
Una volta questo si chiamava: politicantismo.
Michele Serra
(da “La Repubblica”)
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Giugno 11th, 2014 Riccardo Fucile
ANCORA ATTACCHI SUL BLOG: “LE MANCATE PROMESSE DEL SINDACO DI PARMA”…E SI FANNO VERIFICHE LEGALI PER L’ESPULSIONE…LUI: “C’E’ CHI VERSA FIUMI DI BILE”
Non ha fine la lotta tra Pizzarotti e Grillo. O forse sì. 
Se infatti da un lato Grillo e Casaleggio continuano a lanciare frecciate all’indirizzo del sindaco di Parma, lui, ospite di Otto e mezzo, spiega: «Non penso che sarò espulso, la nostra amministrazione è in linea con il M5S, sono i media che cercano di montare un caso fra me e Beppe, io e lui ci siamo parlati e gli obiettivi sono più importanti dei battibecchi».
Il leader dei fuoriusciti
Secondo i beninformati però le cose non stanno affatto così. Non solo la telefonata tra Grillo e Pizzarotti non ha portato pace. Ma, anzi, alla Casaleggio Associati sono partite le verifiche legali per capire come regolarsi nei confronti di un sindaco che ormai non viene più considerato un “Cinque Stelle”, con il temutissimo avvocato Montefusco, quello che preparò le espulsioni di Giovanni Favia e Federica Salsi, di nuovo in campo.
La procedura però non può essere la stessa usata per i parlamentari. A livello locale infatti vengono create delle liste autonome che partono dai MeetUp e che poi eleggono i loro rappresentati.
E questo comporta iter legali diversi, in quanto va revocato l’uso del simbolo.
A non andare giù a Milano anche i risultati ottenuti a Parma dal M5S (19%). Un dato messo in evidenza sul blog sottolineando la mancanza di crescita del consenso della città ducale all’indomani del risultato delle europee.
Poi, un nuovo attacco sul blog firmato da Massimo Bugani, consigliere bolognese, fedelissimo di Grillo. Titolo: «Le mancate promesse di Pizzarotti».
Poi, un testo che non lascia spazio a interpretazioni: «Non mi piace chi fa il furbo e soprattutto non mi piace chi fa il furbo nel M5S», attacca.
E ancora: «Pizzarotti disse che avrebbe fatto un referendum se non fosse riuscito a bloccare l’inceneritore. Quindi va al dunque e affronta la questione della leadership del M5S: «Sentire poi che oggi, in risposta alla domanda “lei sarà il leader dei fuoriusciti?” – scrive Bugani – invece che dire “No, non ci penso nemmeno”, è stato detto “ho già molti impegni e il prossimo anno sarò anche presidente della Provincia” è roba da fare accapponare la pelle, almeno la mia».
«Solo chi ama essere ambiguo, non riesce mai ad essere chiaro», conclude il consigliere comunale di Bologna.
E sempre nella logica dei post e contro post, Pizzarotti replica su Facebook parlando di «bile e cattiverie». Il tutto mentre nei commenti gli attivisti si schierano con il sindaco supplicando Grillo di non fomentare guerre intestine, con gli stessi parlamentari ed esponenti che faticano a condividere la linea dura.
Numeri alla mano
Il nodo Pizzarotti però rimane lì, che piaccia o meno ai fautori della linea democratica. Se infatti da un lato alla Casaleggio associati si lavora per capire come fare a risolvere “la questione Pizzarotti”, c’è la convinzione che il sindaco di Parma stia tramando nell’ombra per diventare il leader dei dissidenti grillini e per dare vita a nuova formazione politica.
Un’ipotesi che alla luce delle dichiarazioni fatte non suona del tutto campata per aria. E che vede Pizzarotti alla prese con una fronda di esponenti del Movimento a Parma che nei giorni scorsi hanno creato una lista alternativa sotto il nome di Amici di Beppe Grillo per dimostrare il loro dissenso nei confronti della Giunta.
Ma soprattutto, a far infuriare Casaleggio e Grillo, sono i risultati numerici.
Quelli delle elezioni europee, si diceva. E quelli delle nuove iscrizioni di attivisti, considerati troppo bassi rispetto al resto dell’Emilia Romagna.
Capitan Pizza, insomma, ( questo il soprannome affibbiatogli sul blog) non sta portando acqua al mulino dei Cinque Stelle. E sta mettendosi troppo in mostra tra televisioni, ospitate e dichiarazioni politiche su questioni che non gli competono (leggi il metodo di selezione dei candidati alle europee).
Altro nodo cruciale, quello dell’inceneritore. Ed è proprio sull’accensione del termovalorizzatore di Ugozzolo che Grillo e Casaleggio potrebbero decidere di puntare per chiedere una verifica del mandato di Pizzarotti, “reo” secondo i vertici del M5S, di non essersi opposto all’avvio dell’impianto, dopo aver promesso il contrario in campagna elettorale.
Gli appigli per Grillo e Casaleggio dunque ci sono tutti. Ma tra i parlamentari e la base serpeggia agitazione.
C’è il timore infatti che questa diatriba non giovi per nulla al Movimento Cinque Stelle e distolga l’attenzione sulle tante questioni delicate in ballo, Europa in testa.
Marta Serafini
(da “il Corriere della Sera“)
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