Destra di Popolo.net

“NON HO RESTITUITO PARTE DELLO STIPENDIO PERCHE’ AVEVO UN DEBITO IMPORTANTE CON EQUITALIA”

Febbraio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

LA GIUSTIFICAZIONE DEL CONSIGLIERE REGIONALE M5S SASSI SUI MANCATI RIMBORSI … MA SI TIENE LA POLTRONA

Sarebbe legata ad un “debito importante” con Equitalia la mancata restituzione di parte dello stipendio da parte del consigliere emiliano-romagnolo, Gianluca Sassi, tra gli espulsi M5s.
L’ha scritto lui stesso in un lungo post sul proprio sito, ribadendo di essere pronto a “affrontare le conseguenze delle mie scelte” senza però accennare a possibili dimissioni.
Sassi ha spiegato che “il problema” è nato quando il suo stipendio, “almeno quello sulla carta, è aumentato per via della mia elezione in Regione. Equitalia – ha scritto il consigliere – è intervenuta prima bloccando tutto e poi, dopo vari chiarimenti e lo sblocco dell’erogazione, esigendo però che ne venisse pignorata una parte”.
Dopo un periodo in cui “con non poche difficoltà ” ha cercato di far quadrare i conti “le cose si sono complicate sempre di più” e con “una decisione dolorosa” ha deciso di non restituire quanto dichiarato.
“Oggi – ha detto Sassi – va da sè che si è trattata di una scelta sbagliata”.

(da “Huffingtonpost”)

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LA DENUNCIA DELLA “IENA” FILIPPO ROMA: “DI MAIO MI HA RINGRAZIATO, MA GLI ATTIVISTI CINQUESTELLE PREGANO AFFINCHE’ IO MUOIA”

Febbraio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

“SONO SUBISSATO DA MESSAGGI CARICHI DI ODIO NEI MIEI CONFRONTI”

Dopo l’inchiesta, le minacce. Filippo Roma, la “Iena” che ha scoperto dei rimborsi sospetti di alcuni parlamentari del Movimento 5 Stelle, denuncia su Facebook le numerose e quotidiane minacce ricevute da alcuni attivisti.
“Il primo che ci ha ringraziato per questa inchiesta è Luigi Di Maio”, premette Roma. Che poi scrive: “Sono giorni che vengo subissato da messaggi di attivisti e simpatizzanti del Movimento 5 Stelle carichi di odio nei miei confronti. C’è chi la sera, prima di addormentarsi, prega affinchè io muoia. C’è chi offende pesantemente mia madre che non c’è più. Chi mi augura malattie di vario genere e tutto il peggio possibile che la vita possa offrire”.
L’elenco delle minacce è lungo: “Chi vorrebbe incontrarmi per strada per mettermi le mani addosso – scrive Roma su Facebook – Chi mi dice pezzo di merda, chi mi dice schifoso, chi mi assicura che la pagherò. I più carini mi danno del servo di Berlusconi e Renzi”.
La “Iena” allora si chiede: “Ma perchè anzichè incazzarvi con chi vi ha preso per il culo, ve la prendete con colui che ha raccontato la presa per il culo?”.
Eppure, “il primo che ci ha ringraziato per aver fatto questa inchiesta è stato proprio il candidato Premier Luigi Di Maio. Sia perchè ha potuto scoprire le mele marce che si annidavano nel Movimento, sia perchè con l’occasione abbiamo raccontato agli italiani l’esistenza della nobile iniziativa che da sempre contraddistingue i 5 Stelle: la restituzione alla collettività  di parte dello stipendio dei parlamentari”, scrive Roma. Gli attivisti 5 Stelle – argomenta – lo considerano un uomo di Berlusconi, proprio perchè lavora per un programma della rete Mediaset.
Un’accusa che però respinge al mittente: “Altra cosa che mi viene imputata: però dal tuo capo Silvio Berlusconi non ci vai a contestargli tutte le malefatte che ha compiuto. Cosa dovrei andargli a dire? Tutto ciò che riguarda Berlusconi è arcinoto, perchè si tratta di cronaca, fatti raccontati nel tempo dagli organi di stampa”.

(da “Huffingtonpost”)

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TOMMASI PRANZA CON DI MAIO MA DICE NO A UN MINISTERO

Febbraio 22nd, 2018 Riccardo Fucile

“NESSUN IMPEGNO POLITICO ALL’ORIZZONTE” TWITTA IL PRESIDENTE DELL’ASSOCALCIATORI

“Nessun impegno politico all’orizzonte…oggi ‘grana’ Arezzo per un professionismo sostenibile. Con @assocalciatori per #ilcalcioachiloama #cambiamoilcalcio”.
In un tweet Damiano Tommasi chiarisce di non avere nessun impegno politico all’orizzonte in vista delle prossime elezioni del 4 marzo.
Il suo nome era stato inserito nell’elenco dei possibili ministri di un Governo a 5 Stelle.
Ieri a pranzo il presidente dell’Assocalciatori ha incontrato il capo politico di M5S Luigi Di Maio.
Dopo il rifiuto del campione del mondo Claudio Gentile, che ha detto no al corteggiamento dei pentastellati, anche Tommasi ha declinato.
E mancano pochi giorni all’annuncio della squadra di governo dei 5 Stelle.

(da “Huffingtonpost”)

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ANCHE GENTILE DICE NO AL M5S, I MINISTRI NON SI TROVANO

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

RIFIUTA L’EROE DEL MUNDIAL… UNA GIUDICE: “GRILLINI LONTANI DALLA DEMOCRAZIA”

L’ultimo no a Luigi Di Maio arriva dritto dalla storia del calcio. Ed è un tackle che fa male: Claudio Gentile, ex difensore della Juve e della Nazionale, eroe del Mundial ’82, la saracinesca contro cui andò a sbattere più volte anche Maradona, ha detto che non se la sente di fare il ministro dello Sport in un governo M5S.
Dopo qualche telefonata di corteggiamento, ha ribadito la sua indisponibilità  e non certo per antipatie verso Di Maio. Anzi, Gentile ha confessato di essere un simpatizzante, ma anche aggiunto di vivere la politica come un mondo lontano.
Se tutto andrà  secondo i piani, Di Maio presenterà  la squadra di governo la prossima settimana, forse   venerdì 2 marzo, l’ultimo giorno di campagna elettorale.
Restano diverse caselle ancora da riempire però.
La selezione, che continua da mesi, non è stata facile e i no si sono moltiplicati. A rifiutare la poltrona di ministro sono stati l’ambasciatrice Laura Mirachian e l’ex dirigente di Bankitalia Pierluigi Ciocca. Lo storico dell’arte Tomaso Montanari si è detto indisponibile a entrare in un governo M5S che apre a un’alleanza con la Lega di Matteo Salvini. Mentre Carlo Cottarelli, nel mirino pure di Silvio Berlusconi, non ha voluto mettere a disposizione le sue forbici per il ministero della spending review.
Su molti rifiuti pesa anche l’esperienza negativa della giunta romana di Virginia Raggi, il caos delle dimissioni, i troppi assessori saltati, l’esposizione mediatica senza tutele.
Di Maio ha dato rassicurazioni agli interessati, le stesse che ha fatto arrivare al Quirinale. Qualcuno però ha chiesto comunque di tenere coperto il suo nome fino ai giorni a ridosso delle elezioni.
Da quanto filtra, i prescelti dovrebbero essere tutti tecnici, tranne uno o due nomi .
Al netto della presenza di Vincenzo Spadafora, consigliere politico, ex presidente Unicef Italia e ora candidato per la Camera, gli unici del M5S a sedere accanto a Di Maio dovrebbero essere i fedelissimi Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro.
Ormai i giorni che restano sono pochi e per evitare che venga tradita la promessa di presentare la squadra di governo al completo prima del voto, è sceso a Roma, per dare una mano, anche Davide Casaleggio.
Dal M5S fanno sapere che era nella Capitale per la prima riunione dell’Associazione Rousseau con i nuovi membri, Enrica Sabatini e Pietro Dettori, che hanno preso il posto di David Borrelli.
Non si capisce, però, perchè un’Associazione che ha sede a Milano, presso un’azienda privata, si debba riunire nel comitato elettorale di un partito politico, in via Piemonte 32, dove ha preso casa il M5S.
Un punto su cui Casaleggio Jr, nella confusione dei ruoli, insistendo a negare una sua leadership accanto a quella di Di Maio, non appare chiaro.
A certificare l’opacità  dei rapporti interni del M5S è stata anche la giudice Cecilia Pratesi, del Tribunale di Roma. chiamata a valutare il ricorso di un’attivista veneta, Maria Elena Martinez, non ammessa alle Parlamentarie.
Confermando, come da statuto, l’insindacabile potere del capo politico, cioè di Di Maio, di scegliere i candidati, la giudice ha però aggiunto di considerare la procedura di selezione grillina lontana «dai canoni minimi di democrazia interna».
Alla nebbia che avvolge le dinamiche di potere del M5S contribuisce pure Beppe Grillo, che ha fatto saltare le date del suo spettacolo, previsto a Roma il 22 e il 23 febbraio. Rinviate di un mese. Il motivo? Il comico non vuole sovrapporre il suo show all’ultima delicata fase della campagna elettorale, anche per evitare l’assalto delle telecamere di fronte alle quali Grillo potrebbe regalare qualche dichiarazione magari difficile poi da gestire per Di Maio.

(da “La Stampa”)

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IL M5S E QUEI CANDIDATI CHE NON SI POTEVANO CANDIDARE

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

DUE CANDIDATI ISCRITTI AD ALTRI PARTITI NELLE LISTE DEI GRILLINI

Stefania Piras sul Messaggero di oggi racconta che il MoVimento 5 Stelle ha scoperto che c’è stata qualche altra “piccola” dimenticanza nei controlli sulle candidature, oltre a quelle che la stampa si era divertita a sottolineare dal primo febbraio in poi.
Patty L’Abbate, promossa al Tempio di Adriano a Roma e in pompa magna sul blog, era candidata nel 2012 con “Noi Sud-Pli”, il partito di Adriana Poli Bortone, l’ex ministro di AN. E quindi non rientrerebbe nelle regole M5S. Faranno finta di niente?
C’è poi il caso dell’avvocato Rocco Bianco, candidato all’uninominale di Belluno.
Lui sembra averlo dimenticato, mentre sulla dorsale alpina c’è chi se lo ricorda quando nel 2012 decise di iscriversi al Movimento di Oscar Giannino, Fare per fermare il declino. Anche in questo caso sarebbe incompatibile con le regole scritte e volute dal M5S.
Intanto il Movimento è tutto proteso a cavalcare l’ultimo voto utile e prezioso: quello degli indecisi. E torna lo spirito antivaccinista.
E dove poteva rifiorire se non in Romagna? Terra insieme al Veneto con le coperture vaccinali in assoluto più basse, che arrivano anche all’80%.
A proposito, ricordate la capolista in Veneto Sara Cunial? Era in piazza a Vicenza «da cittadina libera» a manifestare con i free vax che meditano di iscrivere i figli in scuole alternative.
A Sant’Ancangelo le senatrici Paola Taverna e Michela Montevecchi sono state invitate a un dibattito sui vaccini presentati come tema contendibile, da «discutere con il pediatra nel rispetto della sensibilità  dei genitori e della necessità  del bambino».
Per cui contrariamente a quanto dicono gli scienziati che hanno aiutato il M5S a scrivere il programma, l’obbligatorietà  istituita dal decreto Lorenzin non è accettata davvero o comunque considerata una base di partenza per monitorare l’immunità  di gregge, anzi.

(da “NextQuotidiano”)

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INTERVISTA A CARLO OSSOLA: “COSI’ IL M5S HA SEDOTTO E TRADITO LE PERIFERIE D’ITALIA”

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

IL LETTERATO: “NIENTE PANEM, SOLO CIRCENSES”… “HANNO ACCESO I FARI SULLE PERIFERIE, MA NON HANNO MANTENUTO LE PROMESSE VERSO I PIU’ POVERI”

«Perchè il Movimento 5 Stelle è in testa ai sondaggi? Perchè il 4 marzo otterrà  probabilmente il maggior numero di voti? L’enfasi intorno ai grillini ha una prima spiegazione: la sinistra che ha tradito se stessa. Che non ha meditato e assimilato la lezione di Mitterrand: “Prima riunirci, poi spartire se si vince”».
Così Carlo Ossola, tra l’osservatorio parigino (cattedra di Letterature moderne dell’Europa neolatina al Collège de France) e Torino, la sua città , dove è nato nel 1946 e dove si è laureato con Giovanni Getto, mutuandone la divisa: stile e umanità .
Nel 2016, non passò inosservata l’attenzione che riservò alla candidatura di Chiara Appendino. «Ma – precisa – era di natura metodologica. In nome di un valore, l’alternanza, il salutare ricambio indispensabile per non perpetuare ossidate burocrazie».
L’Europa come patria culturale, fresco di stampa per i tipi di Marsilio
Nel vivaio delle comete, un’autobiografia del Vecchio Continente attraverso i suoi «maggiori», da Plutarco a Cervantes, da Boccaccio a Shakespeare, da Ungaretti a Montale. È la cornice in cui Carlo Ossola riflette sulla recente Italia. Fra la Mole a 5 Stelle («Una città  che ansima, terziaria, indecisa se scommettere sul turismo o sulla cultura») e Palermo, dove invece «il sindaco Orlando è riuscito a valorizzare le migliori energie, a suscitare solidarietà  capillari».
Deluso, quindi, dalla nuova amministrazione di Torino?  
«Si sono imposti, i 5 Stelle, accendendo i fari sulle periferie, ma ad esse poi portando – spesso – non panem, ma circenses. A cominciare dalle Luci d’Artista, che magari sarebbe stato il caso di spegnere nel medesimo centro cittadino, destinando al “vivente” le risorse risparmiate».
Le luci che vogliono essere i 5stelle. Che cosa rappresentano le stelle nel panorama italico?  
«Un simbolo ambiguo. Da Vaghe stelle dell’Orsa alla cinematografica Notte di San Lorenzo, una sequela di stelle cadenti».
C’è, nella carta d’identità  dei 5 Stelle, un’ascendenza culturale, Jean-Jacques Rousseau, il nome del loro sistema operativo…
«Come affermava De Sanctis, e, prima di lui, Machiavelli, la politica si occupi di cose effettuali e non di nomi. Non si dimentichi come l’Italia appare all’Europa: instabile, ondivaga, al timone una classe dirigente inadeguata, ostaggio di orizzonti angusti. Occorre risalire a Moro, scomparso quarant’anni fa, e ad Andreatta, per riscoprire l’orgoglio».
Nel suo Vivaio delle comete non rifulge Rousseau…  
“Rousseau, il filosofo della libertà , certo. Lo evoco nel medaglione dedicato a Carlo Goldoni. Il drammaturgo veneziano meglio impersona, interpreta, i Lumi e la “sociabilità ” che è base della convivenza. La Rivoluzione riconobbe in lui un generoso interprete del popolo e gli restituì (troppo tardi) la pensione che il Re di Francia gli aveva concesso».
Le periferie come cavallo di battaglia dei 5 Stelle…  
«Soffermiamoci sulla geografia del voto. I 5 Stelle trovano il loro elettorato, soprattutto, là  dove si sfiora o si patisce la povertà . A Torino, nella mia Torino, per esempio, da vent’anni un operaio – tranne Antonio Boccuzzi e forse qualche altro – non viene eletto in Parlamento dal Pd. È indicativo, no?».
Le nuove povertà , tra Italia e Francia…  
«In Francia la povertà  ha subito una confisca pericolosa, calamitata da Marine Le Pen. In Italia, i 5 Stelle fungono da stanza di compensazione».
Che cosa, secondo Lei, caratterizza i 5 Stelle?  
«L’utopia della connessione permanente, attraverso la rete. E un ecologismo regressivo, permeato di ignoranza: il pensiero corre alle incertezze intorno ai miti “no vax”».
La rete e i 5 Stelle…  
«La rete – priva di filtri e di autorevolezza – sostituisce l’intermediazione. La “disintermediazione” (definita da Pierre Rosanvallon, Valeria Termini e altri: dalla finanza che nelle bloch chain inventa transazioni dirette sul web e le sostituisce agli intermediari finanziari, alla politica in rete che disintermedia i partiti, alla scuola disancorata dalla famiglia) sollecita l’egoismo del soggetto primattore. Di qui, la sopraffazione, la via breve delle parole d’ordine: perigliosa avventura».
L’artefice dei 5 Stelle, Grillo, è un comico. Altro, pirandellianamente. è l’umorismo. La dimensione spettacolare, istrionica, che si impone sul ragionamento (la compassione). Un carattere italiano?
«Ma l’attore che scende in campo è una specialità  universale. Da Reagan al Berlusconi degli esordi, che si accompagnava ad Apicella, a, risalendo indietro nei secoli, Nerone che suona la cetra…».
L’atto costitutivo dei 5 Stelle è un «vaffa». È inarrestabile il degrado del linguaggio, politico e non.
«Il “vaffa” dei 5 Stelle, le urla spesso razziste della Lega, e via elencando. Una volta, da De Gasperi a Adenauer, dal generale De Gaulle a Obama (appena ieri, ma sembra un tempo remotissimo), il leader era un modello. Il cittadino guardava fiducioso di vedere in essi la parte migliore di sè e del proprio Paese. Oggi il leader è scaduto a ”suscitatore di pulsioni”, che legittima le bassezze incarnandole. Dal cervello alla trippa. Ma poi è anche vero che chi di rottamazione ferisce, di rottamazione perisce».
Il problema è la formazione della classe dirigente…  
«Va da sè. Ma i segnali che giungono non sono affatto incoraggianti. Penso alle “cattedre Natta”, nate per consentire il rientro in Italia dei migliori giovani studiosi, finiti all’estero, formando le future levi dirigenti. I fondi sono stati svuotati, nella Finanziaria 2018, per una regalia una tantum a chi è già  in università . Che dire?».
Il disorientamento dilaga. Tra le «comete» della sua «Europa a venire» quale avverte come bussola per non tornare ogni volta daccapo?
«Mi sembrano – tutti gli autori convocati – appartenere ai Minima moralia di una vera Europa. Ma se proprio dovessi scegliere, proporrei Blaise Pascal, uno dei pochi che ha osato attraversare gli abissi del cuore umano, la vanità  e i divertissements della società , cercando senza posa l’essenziale».

(da “La Stampa”)

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GRILLO ANNULLA LE DATE DELLO SHOW E SI TIENE LONTANO DALLA CAMPAGNA ELETTORALE E DA DI MAIO

Febbraio 21st, 2018 Riccardo Fucile

DOVEVA ESSERE AL FLAIANO DIECI GIORNI PRIMA DELLE ELEZIONI, RINVIATO TUTTO A FINE MARZO

Disimpegno pressochè totale.
Nel fitto mistero che avvolge la presenza di Beppe Grillo in campagna elettorale, tra mini-video estemporanei e presenze sul palco ridotte all’osso, l’unico punto fermo erano le due date del suo spettacolo “Insomnia” al teatro Flaiano, a Roma. Saltate anche quelle. E rinviate di un mese, dal 23 e 24 febbraio alle medesime date, ma di marzo.
Il motivo non è difficile da capire. Nella totale intracciabilità  del fondatore in questo periodo, il weekend romano era atteso da buona parte della stampa come uno dei pochi momenti in cui intercettare Grillo. E molti occhi erano puntati sul palco della struttura degli anni Venti nel cuore della capitale.
Perchè sia avesse rivolto parole di incoraggiamento al delfino Luigi Di Maio, sia soprattutto se non lo avesse fatto, l’ex comico avrebbe fatto comunque notizia.
Un passaggio importante, a dieci giorni dalle elezioni, che Grillo ha preferito evitare. Una scelta che in molti nel Movimento leggono come un ulteriore disimpegno dalla campagna elettorale.
Nell’unica apparizione pubblica, a Torre del Greco, Beppe ha parlato per dieci minuti scarsi, svariando sui temi dello sviluppo sostenibile e delle energie rinnovabili che sono la nuova e insieme antica cifra del suo agire pubblico negli ultimi mesi. Un paio di battute fragili contro gli avversari politici, nessun endorsement per il candidato premier.
Per non cadere nella girandola del detto e del non detto, Grillo ha optato per il forfait. E non è chiaro se si sia accorto che le nuove date scelte coincidono esattamente con l’insediamento del nuovo Parlamento.
Anche allora, sarà  difficile non evitare l’assalto dei cronisti, in una situazione che potrebbe essere ancora più intricata di quanto non lo sia oggi.
Ma il 23 marzo è ancora lontano. Intanto la campagna elettorale è stata schivata. E Grillo e Di Maio continuano la loro corsa individualmente.
Binari paralleli.

(da “Huffingtonpost”)

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QUANDO BARBARA LEZZI RACCONTAVA DI PRENDERE “SOLO” 14.000 EURO AL MESE

Febbraio 19th, 2018 Riccardo Fucile

LO STILE DI VITA POCO FRANCESCANO DELLA SENATRICE GRILLINA

Barbara Lezzi è una delle parlamentari a 5 Stelle finita al centro del caso “rimborsopoli”.
Alla senatrice leccese le Iene hanno contestato il mancato pagamento di un bonifico di restituzione da 3.500 euro. Lei si è giustificata dicendo che il bonifico contestato sia stato rifiutato dalla banca.
Le Iene invece sostengono che — in base a quanto dichiarato dalla banca dell’esponente pentastellata — in realtà  quel bonifico sia stato revocato.
Luigi Di Maio ha salvato la Lezzi che non sarà  costretta a dimettersi (del resto è capolista in Puglia) e rimarrà  nel M5S dopo aver pagato una “penale” versando al fondo tre mensilità .
Quando Barbara Lezzi diceva che era “costretta a versare le sue eccedenze”
Di sicuro il caso della Lezzi non è eclatante quanto quello di altri 5 Stelle sorpresi ad intascarsi anche 100 mila euro di “restituzioni” che avrebbero dovuto versare invece sul conto del MISE per il Microcredito.
La Lezzi sostiene di essersi messa in regola con le rendicontazioni (ma da TiRendiconto risulta ferma a ottobre 2017) e rivendica con orgoglio tutte le donazioni fatte nel corso della legislatura.
C’è stato un tempo però in cui la Lezzi ricordava agli elettori che «Noi siamo costretti a versare le nostre eccedenze e tutti sanno quanto prendo».
Accadeva durante un comizio a Brindisi.
Dal palco la Lezzi ribadiva che il M5S voleva davvero “il risparmio della politica” spiegando che non era vero che i pentastellati prendevano ventimila euro al mese come sostenevano certi “perbenisti buoni a nulla”: «noi ne prendiamo quattordici e chi sa usare il computer può vedere le nostre buste paga. Chi sa usare il computer può leggere i nostri rendiconti».
Non sembra quindi corrispondere al vero l’affermazione riguardante il fatto che gli eletti a 5 Stelle si dimezzano lo stipendio come spiegava Alessandro Di Battista a sua mamma.
E rimane ancora da spiegare come mai la Lezzi a fronte di una tale disponibilità  economica abbia revocato un bonifico da 3.500 euro.
Ma c’è di più.
Ad esempio chi ha il computer può leggere che la senatrice Lezzi spende oltre duemila euro al mese per l’affitto a Roma e almeno seicento euro al mese per la spesa al supermercato.
Si scopre anche che la Lezzi si fa rimborsare oltre mille euro al mese di trasporti.
In nome della mobilità  sostenibile la Lezzi però nei mesi di settembre e ottobre 2017 ha pagato circa 350 euro al mese di affitto di un’autovettura per la quale ha messo in conto 500 euro di rimborsi chilometrici.
Curiosamente i rimborsi chilometrici e per il carburante rimangono una delle voi di spesa più consistenti anche in molti dei mesi precedenti (dove non figura il noleggio della macchina).
La Lezzi concludeva quel comizio dicendo che «Chi dice il contrario mente, allontanatelo, fate attenzione perchè mandano chiunque a ledere l’immagine del MoVimento 5 Stelle».
E chissà  cosa succederebbe se a ledere l’immagine del MoVimento 5 Stelle non fossero i soliti malintenzionati troll del PD o giornalisti di parte ma quegli stessi deputati e senatori che avrebbero dovuto rappresentare il M5S e i suoi valori.

(da “NextQuotidiano”)

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LA BALLA DI DI MAIO SULLE CANDIDATURE RITIRABILI

Febbraio 19th, 2018 Riccardo Fucile

SMENTITO DALLA TAVERNA: “QUEL MODULO DI RINUNCIA NON SERVE A NULLA”

La rinuncia al seggio o alla candidatura o a chissà  cosa di Emanuele Dessì è stata “ricusata” dalla Corte d’Appello perchè doveva essere presentata prima della formalizzazione delle candidature e ormai è troppo tardi.
A dirlo è Paola Taverna, senatrice e candidata del MoVimento 5 Stelle, da Massimo Giletti a Non è l’Arena durante un’intervista.
L’ammissione di Paola Taverna fa quindi pulizia di tutte le curiose tesi grilline sulla possibilità  di rinuncia alla candidatura degli impresentabili tramite modulo autoprodotto che aveva costituito un’altra balla da campagna elettorale: era stata prodotta il 4 febbraio scoso — quindi prima dell’intervento di Ainis citato sempre da Di Maio — e secondo il prestigioso costituzionalista Giggetto l’aspirante impresentabile avrebbe dovuto sottoscrivere un modulo in cui c’è scritto di inserire il “nome e cognome dell’impresentabile” (autoinsultandosi da solo, in pratica) solo per soddisfare lo spirito di Torquemada che a fasi alterne e mai nei confronti dei propri esponenti ogni tanto ritorna nel MoVimento 5 Stelle.
«Noi abbiamo presentato alla Corte d’Appello una formale rinuncia per Dessì e la Corte d’Appello l’ha ricusata perchè questa deve venire presentata prima della presentazione formale delle liste; al momento stiamo cercando di capire se ci sono possibilità  per procedere a una formale rinuncia, sembra di no», dice con grande sincerità  la Taverna.
La quale però prima di affrontare questo argomento era tornata a sostenere che le Iene avrebbero dovuto parlare di Rimborsopoli prima della presentazione formale delle liste, così i 5 Stelle avrebbero potuto cacciare i candidati che non si erano comportati correttamente.
Una sciocchezza, perchè ai 5 Stelle sarebbe bastato fare un accesso agli atti e riscontrare i versamenti sul conto del microcredito con i bonifici caricati su Tirendiconto.it — come hanno fatto successivamente — per verificare loro stessi se tutto stesse procedendo bene con i rimborsi.
Era infatti compito loro controllare per tempo, non certo dei giornalisti o dei programmi televisivi: sono loro a non averlo fatto (nonostante un accesso agli atti della parlamentare M5S Patrizia Terzoni di qualche anno fa) e sono loro a doversi prendere la responsabilità  di questo e di altri controlli che sono mancati   e che li hanno infilati in questa situazione.
Resta quindi in vigore però la legge italiana, che non prevede una procedura simile e anzi istituisce che delle candidature si occupino le camere di appartenenza come prevede in primo luogo la Costituzione, che all’articolo 66 stabilisce: “Ciascuna Camera giudica dei titoli di ammissione dei suoi componenti e delle cause sopraggiunte di ineleggibilità  e di incompatibilità ”.
D’altro canto un paio di giorni fa lo stesso Dessì ha rilasciato un”intervista al Messaggero dalla quale si comprende che il candidato al Senato nel Lazio ha dimostrato proprio di avere una grandissima voglia di rinunciare alla candidatura:
Ma alla fine una volta eletto lascerà  davvero il Senato?
«Il 5 marzo vedrò l’esito delle elezioni. Se il M5S sarà  andato bene nella mia Frascati, qualche domanda me la farò. Un giro al Senato per vedere l’arredamento di lusso ci sta, dai».
Le parole di Dessì sono facilmente interpretabili: com’era altamente prevedibile, il candidato aspetta i risultati del M5S in quel di Frascati perchè se i grillini andranno bene sosterrà , a ragione, che il popolo abbia votato il M5S perchè c’era lui in lista. Esattamente come i candidati dei collegi uninominali che il M5S nel frattempo ha cacciato perchè massoni potranno dire di aver vinto il collegio nonostante Di Maio e quindi la volontà  popolare li vuole in parlamento.
E chi è Giggetto per imporsi nei confronti della volontà  popolare?
Nessuno, appunto.
Ecco quindi che le rinunce in Corte d’Appello che ha sbandierato Luigi Di Maio senza che i candidati ne abbiano ancora presentata una sono un modo per vendere la pelle dell’orso prima di averlo preso.

(da “NextQuotidiano”)

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