Destra di Popolo.net

GRILLO TRATTA PURE CON VESPA PUR DI ANDARE A “PORTA A PORTA”

Maggio 4th, 2014 Riccardo Fucile

MA NON ERA QUELLO PER CUI LA LA TV ERA IL DIAVOLO?…ORA VUOLE A TUTTI I COSTI LA PUNTATA DI VESPA IN PRIMA SERATA, VIOLANDO LA PAR CONDICIO

L’ultima volta insieme è stata nel 1983. Bruno Vespa e Beppe Grillo padroni di casa nella serata elettorale di Rai Uno.
Analisi politica affidata al giornalista, le battute al comico.
Trentuno anni dopo ripetono, ma con ruoli diversi. Vespa padrone di casa di Porta a Porta, Beppe Grillo intervistato come leader del M5S.
Allora, nel 1983, la notte portò la notizia del tracollo della Dc con Grillo che chiedeva a Vespa se poteva togliere dal muro la foto di Ciriaco De Mita.
Battute non mancheranno neanche questa volta, c’è da giurarci, e i ritratti di leader politici che Grillo vorrebbe staccare dai muri oggi sono parecchi.
Sempre che la serata di Porta a Porta si faccia.
Si sta ancora trattando. Casaleggio e Grillo hanno detto «ni», capiscono che, vista l’indecisione degli italiani, passare dal salotto di Vespa sia necessario, ma chiedono garanzie e condizioni.
Prima fra tutte che l’intervista si faccia in prima serata. E qui scatta il primo problema, una questione di par condicio che l’Agcom, autorità  per le garanzie nelle comunicazioni, sta cercando di risolvere.
«Il mio sogno» diceva il responsabile della comunicazione del M5S alla Camera Nicola Biondo, «è quello di far sedere Beppe nel salotto di Bruno Vespa».
E quel giorno è vicino, a metà  maggio.
Nei primi giorni della prossima settimana si saprà  anche il giorno preciso e le garanzie per gli altri leader.
Vespa ancora non si sbilancia: «Stiamo studiando dei meccanismi che consentano a tutti i partiti di essere presenti in campagna elettorale nelle misure più adeguate. Compreso Grillo».
Ed è ovvio che se Grillo otterrà  la prima serata, gli altri seguiranno a ruota.
Il team dei Cinque stelle e quello di Vespa stanno trattando l’incontro, come fosse quello di Teano.
Anche se non è chiaro chi è Garibaldi e cosa stia consegnando a chi.
Sarà  un’intervista chiusa, one to one? O invece la forma classica del salotto aperto ad altri giornalisti?
E in questo caso ci sarà  solo un collegamento o invece Grillo si accomoderà  sulle poltroncine del salotto tv più famoso d’Italia?
Quel che è certo è che il comico-politico si è arreso al potere della tv.
Vuole vincere e non può saltare il passaggio nelle case degli italiani. Già  aveva ceduto con Mentana, ma adesso con Vespa la resa è totale visto che solo un anno fa Grillo premiò Vespa con il microfono di legno, riconoscimento per il conduttore televisivo più fazioso e amico della casta.
Ma era un anno fa. E le simpatie giornalistiche di Grillo cambiano rapidamente. Venerdì il leader del M5S ha inserito nella sua rubrica «Il giornalista del giorno» Michele Santoro, con cui aveva un certo feeling, reo di aver fatto parlare nella puntata di Servizio Pubblico Mirko Lami, operaio della Lucchini nonchè uomo del Pd.
E adesso l’Agcom dirà  cosa è possibile per l’intervento di Grillo su Rai Uno.
Prima o seconda serata?
A decidere proprio l’authority che secondo il leader e fondatore del Movimento Cinque Stelle è uno spreco di soldi pubblici, una copertura per il controllo dei media da parte dei partiti.

(da “La Stampa”)

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DOVE GOVERNANO I GRILLINI, DIPENDENTI IN SCIOPERO CONTRO PIZZAROTTI: “BASTA TAGLI”

Maggio 2nd, 2014 Riccardo Fucile

NEL GIORNO DELLA INAUGURAZIONE DELLA FIERA ALIMENTARE, PARMA BLOCCATA … SI NEGANO LE INDENNITA’ AI DIPENDENTI MA POI SI ASSUME UN DIRETTORE A 150.000 EURO DI STIPENDIO

I dipendenti del Comune di Parma incrociano le braccia contro i tagli del sindaco Federico Pizzarotti e contro le mancate risposte sulla gestione della macchina amministrativa che attendono da oltre un anno.
Il 5 maggio i lavoratori sospenderanno il servizio per tutta la giornata e saranno garantite solo le funzioni essenziali dell’ente.
Dopo due anni di braccio di ferro, ora è arrivato il punto di rottura e le misure di mobilitazione già  minacciate da mesi diventeranno realtà  lunedì.
Una scelta che cade non in un giornata qualunque per Parma, ma nel giorno dell’inaugurazione di Cibus, uno degli appuntamenti più importanti e più seguiti della città . E proprio per questo il disagio dello sciopero potrebbe portare, oltre alla chiusura di sportelli e servizi educativi per i cittadini, anche a importanti problemi sulla viabilità , visto che l’astensione riguarderà  anche gli agenti della polizia municipale.
“Siamo arrivati a questa decisione dopo un lungo e assordante silenzio da parte dell’amministrazione e della delegazione trattante di parte pubblica, che dura da molti mesi — spiegano le sigle Fp Cgil, Fp Cisl, Uil Fpl e Diccap Sulpm — Su tanti temi che riguardano l’organizzazione del lavoro non vi è stata la possibilità  di confrontarci con il Comune”.
Sul tavolo ci sono questioni irrisolte da tempo, dalla stabilizzazione dei precari nei servizi educativi, che secondo i sindacati potrebbero essere assunti senza oneri aggiuntivi per l’ente, al riconoscimento delle indennità  e produttività  per i lavoratori nel 2014.
A questo, si somma il fatto che il sindaco Pizzarotti, che ha la delega al personale, non si è presentato all’ultimo incontro di mediazione in prefettura.
“La situazione è la stessa del 2013 — spiega il segretario di Fp Cgil Sauro Salati — non c’è una visione del futuro, siamo dentro un banco di nebbia da cui non si riesce a uscire”.
Da oltre un anno i sindacati aspettano risposte che, a detta loro, non sono ancora arrivate.   Ma mentre le indennità  ai lavoratori del Comune non vengono corrisposte, il sindaco sta per assumere un direttore generale che peserà  sulle casse pubbliche 150mila euro all’anno.
“Questa figura era sparita nella pianta organica della scorsa amministrazione — accusa Pia Russo di Cisl — ma ora ritorna, anche se non necessaria. Il suo stipendio però sarà  pagato con quanto viene tolto a tutti gli altri dipendenti”.
Anche gli agenti di polizia municipale aderiranno allo sciopero per denunciare le condizioni del corpo, sotto organico di 40 unità  e che in due anni e mezzo ha visto l’avvicendarsi di tre comandanti, l’ultimo dei quali, Gaetano Noè, arrivato solo qualche settimana fa.
“Ci viene chiesto di dare le stesse prestazioni — spiega Luca Iuculano della RSu della municipale — Ma siamo uno dei pochi corpi in Italia a non ricevere incentivi e riconoscimenti previsti dal codice”.
Pizzarotti ammette che la situazione delicata, ma scarica la colpa sui tagli del Governo ai Comuni, come l’ultimo decreto 66/2014 degli 80 euro del premier Matteo Renzi e i 375 milioni di euro che nel 2014 verranno tolti dal fondo di solidarietà  dei municipi.

Silvia Bia

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LE PALLE DI GRILLO E IL REFERENDUM SULL’EURO CHE NON SI PUO’ FARE

Aprile 28th, 2014 Riccardo Fucile

E’ VIETATO DALL’ART 75 DELLA COSTITUZIONE E LUI LO SA BENE, MA PREFERISCE INGANNARE GLI ITALIANI… E ANCHE SE VINCESSE LE EUROPEE NON MANDA A CASA NESSUNO, LO DICE L’ART 94 DELLA COSTITUZIONE

Beppe Grillo continua nel fare campagna elettorale con sparate populiste.
Prende in giro i cittadini e questi godono ed applaudono.
1) Le elezioni europee NON sono le elezioni politiche, servono ad eleggere i parlamentari del Parlamento Europeo, non determinano alcun cambiamento nei seggi della Camera e del Senato.
Quindi quando dice che se vince le Europee chiede a Napolitano l’incarico per formare il Governo, dice una castroneria assoluta.
Il Governo in Italia – secondo la Costituzione che tanto dice di difendere – deve avere la fiducia della Maggioranza che si compone alla Camera ed al Senato, NON sui risultati delle Europee [art. 94 Costituzione]
2) Quando rilancia il referendum sull’euro promette una cosa IRREALIZZABILE, infatti la moneta, così come le leggi Tributarie e di Bilancio o sui Trattati Internazionali (tra cui quelli alla base dell’adesione alla UE) NON si possono sottoporre a referendum [art. 75 Costituzione].
Lo dice sempre la Costituzione della nostra Repubblica che lui ed i suoi affermano di voler difendere!
Lui ed il M5S che tanto hanno urlato che bisogna che gli elettori, in una democrazia, siano informati, dimostra con questo atteggiamento – continuo – che lui ed il M5S puntano sulla disinformazione e ignoranza degli elettori. Punta sull’inganno per conquistare voti.
Questo è un atteggiamento intollerabile che non costruisce alcuna credibile alternativa all’attuale sistema.

C.A.

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ORA ANCHE FORZA ITALIA CHIEDE IL SENATO ELETTIVO: E RENZI RISCHIA DI FINIRE IN MINORANZA

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

DOPO I GRILLINI, ANCHE I BERLUSCONIANI D’ACCORDO CON LA PROPOSTA DELLA SINISTRA PD… RENZI NON CORRE PIU’

Da Paolo Romani a Maurizio Gasparri, da Paola Taverna a Vito Crimi, da Felice Casson a Corradino Mineo.
Sembra un film di fantascienza, ma questi senatori si potrebbero ritrovare a comporre il fronte anti-Renzi sulla riforma del Senato.
Appena il disegno di legge del ministro per le Riforme Maria Elena Boschi ha iniziato il suo iter parlamentare in commissione Affari costituzionali Forza Italia ha fatto sapere di sostenere la proposta di un Senato elettivo.
Ed è questa la base del testo proposto alcune settimane fa dall’ex ministro Vannino Chiti e firmato da altri 21 senatori Pd che — nonostante le ripetute insistenze dei renziani e dello stesso ministro Boschi — non hanno alcuna intenzione di arrendersi.
Il Movimento Cinque Stelle si era subito dimostrato disponibile a sostenere il ddl Chiti e lo stesso Gian Roberto Casaleggio — nell’intervista al Fatto Quotidiano — aveva spiegato che ci sarebbe solo la necessità  di un paio di emendamenti migliorativi.
Eccola, dunque, la strana maggioranza trasversale formata dai due principali gruppi d’opposizione e da un piccolo pezzo della maggioranza (cioè del Pd).
Senza contare che la proposta potrebbe raccogliere consensi tra gli altri gruppi di minoranza (Sel e Gal, per esempio) e di maggioranza (i Popolari di Mauro, spesso pronti a protestare nelle ultime settimane).
Sì a un Senato elettivo, ma mantenere il patto sulle riforme tra Berlusconi e Renzi che invece escludeva questa soluzione.
Lo hanno detto in commissione Affari Costituzionali del Senato, durante il dibattito sulle riforme, il presidente dei senatori di Forza Italia, Paolo Romani, e il capogruppo in Commissione, Donato Bruno.
Sia Romani che Bruno hanno osservato che dal dibattito in Commissione emerge una maggioranza trasversale in favore di un Senato elettivo (minoranza Pd con il ddl Chiti, Movimento Cinque Stelle e ora i berlusconiani), mentre il disegno di legge proposto dal governo prevede che esso venga eletto dai consigli regionali.
Forza Italia ha suggerito, come formula concreta, che i senatori di ciascuna regione vengano eletti contestualmente ai consigli regionali direttamente dai cittadini.
Meno di dieci minuti prima il presidente del Consiglio Renzi aveva difeso la sua riforma. “L’abolizione del Cnel è facile, è unente inutile e anche sul titolo V sono tutti d’accordo — ha scritto su Twitter — Il passaggio sul Senato non è del tutto chiarito, si discute come deve essere composto, se una parte deve elettiva ma è una contraddizione con l’impostazione di fondo e qualcuno non vuole le 21 personalità  decise da Colle. Togliendo l’indennità  ai senatori e facendo sindaci e presidenti di Regione fai una rivoluzione e semplifichi il procedimento legislativo”.

(da “Huffingtonpost”)

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PIZZAROTTI: “NO A VERIFICA ONLINE DEGLI ISCRITTI SUL MIO OPERATO DI SINDACO”

Aprile 23rd, 2014 Riccardo Fucile

IL SINDACO DI PARMA BOCCIA CASALEGGIO: “NON E’ TECNICAMENTE FATTIBILE: NON SI INIZIA AD AMMINISTRARE UNA CITTA’ PER POI LASCIARE LE COSE A META'”

La verifica degli iscritti M5s sull’operato del sindaco “non è tecnicamente fattibile”.
Il primo cittadino di Parma Federico Pizzarotti chiude alla possibilità  caldeggiata dal senatore del Movimento Vito Crimi e, indirettamente, da Gianroberto Casaleggio, di una consultazione online per giudicare il suo lavoro di amministratore della città  emiliana.
“La verifica? Non è tecnicamente fattibile — ha detto martedì sera a margine della trasmissione di Tv Parma Agorà  – E poi cosa facciamo? Cominciamo ad amministrare una città  e poi ce ne andiamo e lasciamo le cose a metà ?”.
Il metodo delle verifiche non è proprio percorribile per Pizzarotti perchè “andrebbero normate stabilendo un preciso iter. Non è chiaro chi dovrebbe votare: tutti gli attivisti? Chi partecipa alle assemblee? Chi ha già  votato on line? Sino ad oggi poi sono state fatte per coloro che sono all’opposizione e sempre in modo informale”.
“A noi piace essere misurati una volta completato il mandato per quello che abbiamo effettivamente realizzato — ha poi aggiunto — Io so l’impegno che ci siamo assunti e so come lo stiamo assolvendo: non si può certo dire che abbiamo fatto il passo più lungo della gamba”.
Sull’attacco di Casaleggio, che nell’intervista esclusiva a ilfattoquotidiano.it aveva ricordato il fallimento di Pizzarotti sulla questione dell’inceneritore, il primo cittadino ha ripetuto quanto già  dichiarato in giornata per poi concludere: “Considerazioni di questo tipo gettano ombra sulla città  e questo è ciò che non vogliamo”.
Nei giorni scorsi anche l’assessore all’ambiente del Comune era intervenuto contro le parole del confondatore M5s che, diceva, “pontifica senza sapere”.
E pure col leader Beppe Grillo non è mancato l’attrito. L’ex comico aveva infatti accusato il sindaco di non essere d’accordo con le regole del Movimento, in riferimento a un’intervista rilasciata durante le elezioni online per scegliere i candidati del Movimento.
Attacchi ai quali Pizzarotti ha replicato dedicando a Grillo i versi di una canzone di Leonard Cohen (“C’è una crepa in ogni cosa ed è da lì che entra la luce”)
Pizzarotti sulla Gazzetta di Parma smentisce inoltre le voci di un possibile abbandono del Movimento 5 Stelle.
”Simpatie con Civati? Fantapolitica. Faccio il mio lavoro e non salto su nessun’altra poltrona. Lo stesso Civati — ha proseguito — ha detto di non avere nemmeno il mio numero di telefono”, ha aggiunto il primo cittadino che però, sulle espulsioni volute da Grillo, ha ribattuto: “La questione sono le motivazioni: deve esserci un’evidenza molto chiara del perchè si fanno le espulsioni“.

(da “il Fatto Quotidiano“)

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GRILLO, IL POPULISTA ALL’ITALIANA SNOBBATO DAI POPULISTI EUROPEI

Aprile 21st, 2014 Riccardo Fucile

“IN REALTA’ E’ UN TRASFORMISTA IMPENITENTE, CAPACE DI SFRUTTARE IL TUTTO E IL CONTRARIO DI TUTTO”

Grillo è populista? La domanda non è oziosa.
Non nel momento in cui in Europa partiti e movimenti che si definiscono tali costituiscono la vera novità  dello scenario politico.
Per la loro crescita di consenso, più che per la loro effettiva comparsa nei sistemi istituzional-parlamentari dei singoli stati membri dell’unione.
Non lo è ancor di più per la disponibilità  del leader del Movimento 5 stelle a definirsi tale.
“Il M5S non è di destra, nè di sinistra, è dalla parte dei cittadini. Fieramente populista”, scriveva l’ex comico lo scorso dicembre, lanciando un apposito hashtag su Twitter.
Non lo è per il frequente accostamento tra i movimenti populisti europei (primo fra tutti il Front National francese) e la creatura gestita dalla Casaleggio associati.
Domandarsi se Grillo sia populista è cosa quasi dovuta in vista del rinnovo del Parlamento europeo, la cui futura composizione potrebbe prevedere per la prima volta un gruppo che raccoglierà  le formazioni che si professano tali e che si presenteranno alle elezioni.
“I neo-populisti sono antieuropeisti ma rifiutano Grillo e la destra reazionaria dell’est Europa”, spiegano Guido Bolaffi e Giuseppe Terranova, autori di un ebook che fa anche da bussola per chi vuole orientarsi meglio nel magma del populismo europeo in vista del voto del prossimo 25 maggio.
Il libro, ovviamente, punta il focus sull’astro nascente di questo complicato universo: “Marine Le Pen & co. Populismi e neopopulismi in Europa”.
Le conclusioni dei due studiosi della materia – Bolaffi è tra i massimi esperti europei in tema di immigrazione, Terranova è docente di sviluppo sostenibile e flussi migratori alla Luiss, rispettivamente direttore e condirettore della rivista di approfondimento West – sono che l’ex comico e il M5s non possono essere inseriti nella categoria del neo-populismo.
Il loro giudizio è netto: “Grillo più che un neo-populista è fondamentalmente un trasformista impenitente e di lunga lena. Con una bassa, bassissima attitudine per le idee ma una formidabile capacità  nello sfruttare, all’occasione, tutto e il contrario di tutto”.
Andando più in profondità , si potrebbe osservare come il leader stellato possa essere inquadrato come populista per lo meno nelle modalità  in cui affronta i problemi e rispetto al tipo di pubblico al quale si rivolge.
Mentre sfugge da tale definizione per la mancanza di un filo conduttore stabile nella definizione programmatica delle proprie issues politiche.
Scrivono Bolaffi e Terranova che i neo-populisti “non sono anti democratici ma anti istituzionali, perchè nemici di qualsiasi forma di mediazione frapposta tra il popolo e l’esercizio effettivo e diretto del potere. Criticano la democrazia rappresentativa in nome e per conto di quella diretta. Le loro posizioni non sono anti sistema ma di protesta, anche estrema, contro il funzionamento difettoso dei meccanismi della democrazia rappresentativa”.
Una visione dei meccanismi che regolano la vita pubblica facilmente riscontrabile nel Movimento 5 stelle. Il cui approccio al sistema delle regole può essere certamente definito populista.
Anche nella scelta della platea elettorale di riferimento i punti di contatto sono più d’uno.
Tre sono le minacce dalle quali i neo-populisti vogliono “difendere il popolo: crisi economica, immigrazione ed eurocrazia”.
Temi che, nella loro declinazione pratica, costituiscono la reale linea di frattura tra il M5s e gli altri movimenti europei.
Ma che nelle motivazioni del loro utilizzo, fotografano ancora solidi punti di contatto. L’intento, scrivono i due autori, “è quello di elevare il tasso del consenso e del livello di credibilità  politica in aree sociali e settori della popolazione sinora molto diffidenti nei loro confronti […] Affiancando il nucleo duro della classe operaia in rotta con la sinistra e gli spaesati poveri delle periferie metropolitane con le leve, ben più numerose e politicamente decisive, dei ‘perdenti del nuovo tipo’. Ceti medi e giovani web 2.0 in prima fila”.
Sovrapponibile anche la concezione della leadership così come intesa sia dal neo-populismo sia dalle truppe grilline.
“Il populista è un imprenditore politico che cerca, al pari dei suoi concorrenti, di massimizzare a suo vantaggio il profitto elettorale e mediatico”. Fin qui nulla di nuovo.
Bolaffi e Terranova approfondiscono però in modo estremamente interessante la forma attraverso cui ciò si declina: “Una volta individuato un nemico nelle istituzioni statali, nelle classi dirigenti o, come nel caso di oggi, nelle forze ‘espropriatrici’ della globalizzazione e della burocrazia di Bruxelles, li attacca per nome e per conto del popolo. Che ne è la vittima innocente. Il populista contrappone un popolo virtuoso e omogeneo contro una serie di elites e pericolosi ‘altri’ che sono descritti come uniti nel privare (o cercare di privare) il popolo sovrano dei suoi diritti, valori, identità  e voce”.
Una descrizione perfetta delle tecniche comunicative di Grillo e di Casaleggio. I quali, al pari dei (quasi) omologhi movimenti europei, giocano sul filo dell’ambivalenza, potendo essere tanto “conservatori e reazionari”, quanto “espressioni di istanze democratiche dirette e partecipative”.
I neo-populisti si richiamano alla Gemeinshaft così come definita nel 1969 da Isaiah Berlin. Un’idea di comunità  che è “apolitica, in quanto radicata per lo più nella sfera sociale”, “ha un afflato rigeneratore, poichè intende ridare al popolo la centralità  sottrattagli”, e “vuole impiantare i valori di un mondo idealizzato del passato in quello attuale”.
Un concetto spesso ripreso da Grillo. Che ad Ancona, lo scorso 15 maggio, spiegava da un palco: “A noi ci considerano il movimento che crea la violenza, ma siamo esattamente il contrario, vorrei che ci abbracciassimo un po’ tutti. La rabbia la convogliamo in un Movimento di affetto, siamo una comunità  di persone che si abbracciano”.
Considerati tutti i punti di contatto riguardanti la concezione di se stessi, la visione del sistema istituzionale e politico, il bacino di consenso a cui attingere, perchè le formazioni neo-populiste europee, pur guardando con interesse a Grillo, rifiutano di essere accostati al Movimento 5 stelle (e viceversa?).
Secondo Bolaffi e Terranova l’incomunicabilità  è dovuta alle profonde divergenze nello sviluppo della propria piattaforma politica.
Neopopulisti, euroscettici e partiti di destra radicale (44 parlamentari europei uscenti), pur guardandosi ancora con una certa diffidenza, stanno pensando di saldarsi in un unico gruppo parlamentare, come ribadisce la stessa Le Pen in un’intervista inedita pubblicata nel libro: “Con Geert Wilders non abbiamo firmato nessun accordo […] Il nostro è stato un incontro ufficiale per annunciare agli elettori europei che una collaborazione tra partiti sovrani è possibile per sconfiggere il mostro burocratico e federale europeo. […] I nostri incontri riguardano la possibilità  di formare, dopo le elezioni, un gruppo parlamentare nel Parlamento europeo”.
Un’intesa che nasce da tre grandi linee direttrici che accomuna la galassia di partiti à  la Le Pen: un anticonformismo libertario in tema di diritti civili declinato in chiave nazionalistica e a scapito degli stranieri; una lotta all’immigrazione intesa non come crociata contro la diversità  tout-cout (come in passato) bensì quale conseguenza dei danni economico-sociali e politico culturali di cui è latrice; l’abbandono delle battaglie antipolitiche e il tentativo di portare avanti istanze comuni in forme federate e coordinate.
Tre elementi rispetto ai quali il Movimento 5 stelle è ondivago, se non proprio refrattario.
Al punto che è stato lo stesso Front National a sottolinearlo, guardando ad altri interlocutori nel Belpaese:
“I 5 stelle – diceva lo scorso 13 febbraio Ludovic De Danne, consigliere di Marine Le Pen intervistato su West – oltre a dire ‘no euro’ non hanno un progetto preciso e coerente. E nel loro blog hanno pubblicato solo ridicoli, diffamatori articoli contro il Front National e la nostra leader. Meglio la Lega Nord che Beppe Grillo”.
È l’assenza di un programma preciso, di linee guida stabili, che da un lato porta i movimenti neo-populisti a diffidare del M5s e dall’altro fa ribadire a Grillo, rimasto ancorato alle ragioni dell’antipolitica e guidato dagli istinti del momento, di non avere nulla a che fare con le destre europee.
Il libro, tra le altre cose, raccoglie le dichiarazioni rese nel corso del tempo dal leader stellato su tre temi tipici del populismo continentale: l’uscita dall’euro, l’immigrazione, i diritti degli omosessuali.
Le contraddizioni sono evidenti. Sulla moneta unica Grillo ha detto che “uscire dall’euro non è un tabù, si può fare, non è mai troppo tardi per tornare indietro da una strada lastricata per l’inferno” (20 aprile 2012), per poi virare su un referendum rispetto al quale non si vuole pronunciare: “Non rispondo cosa farei perchè non spetta a nessun leader decidere cosa fare, nè tantomeno influenzare le opinioni altrui” (8 agosto 2013).
Stesso discorso sulla questione degli immigrati, che ha generato un clamoroso cortocircuito tra l’ex comico e due senatori M5s.
“È gente che va via per non morire – spiegava nel gennaio del 2012 – Bisogna inserirli pian piano a far le cose, perchè è gente straordinaria. È un processo di cui non si può fare a meno: arrivano a riprendersi un po’ di quello che gli abbiamo tolto”.
Il 10 ottobre 2013 il registro era già  cambiato: “Lampedusa è al collasso e l’Italia non sta tanto bene. Quanti clandestini siamo in grado di accogliere se un italiano su otto non ha i soldi per mangiare?”.
Sulle unioni omosessuali invece si è passati dal “Ti saluto culattone” rivolto nel maggio 2011 a Nichi Vendola, al “Se sono d’accordo? Forse”, reso a un giornalista nel giugno 2012.
Per arrivare allo scorso gennaio, quando l’ex comico spiegava: “La mia opinione personale l’ho data: se vogliono sposarsi si sposino pure, ma deciderà  la gente con un referendum”.
I neo-populisti d’Europa lo hanno già  deciso.
E su questa, e su altre battaglie comuni, proveranno a sparigliare a Strasburgo.
Senza Grillo, per ora.

Pietro Salvatori
(da ““Huffingtonpost“)

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VOTO GIOVANILE: RENZI COME BERSANI, IL PD RESTA LONTANO DAI CINQUESTELLE

Aprile 17th, 2014 Riccardo Fucile

SONDAGGIO IPR MARKETING: RENZI NON MODIFICA LA BASE ELETTORALE DEL PARTITO, TRA GLI UNDER 30 GRILLO LO SOPRAVANZA DEL 9%

Sebbene sia il premier più giovane di sempre e guidi il governo più giovane di sempre, Matteo Renzi non sfonda tra i giovani.
A quattro mesi dal trionfo nelle primarie Pd e a due dall’insediamento a Palazzo Chigi, il consenso del Pd tra gli elettori under 30 resta inferiore a quello generale, in linea con il risultato di Bersani e nove punti sotto quello del Movimento 5 Stelle.
La rilevazione è contenuta in un sondaggio Ipr Marketing effettuato per la trasmissione tv «Piazza Pulita».
La fiducia in Renzi è cresciuta dal 50% al 57% tra l’inizio di marzo e la metà  di aprile.
E nelle intenzioni di voto in vista delle Europee, il Pd è in testa con il 32%, seguito dal Movimento 5 Stelle con il 24%.
Ma tra gli elettori giovani il risultato si ribalta: M5S al 33%, Pd al 24%.
Anche la lista Tsipras fa un balzo nel voto giovanile: 9% a dispetto del 3,9% generale. Dal sondaggio emerge inoltre che l’elettorato del Pd è più maschile di quello del M5S (65% contro 59%) e gli anziani ne rappresentano il 42% (contro il 20% di giovani). «La notizia è che i dati sono in linea con la serie storica – spiega Antonio Noto, direttore dell’istituto demoscopico – dunque l’effetto Renzi vale ad allargare la base elettorale del Pd, ma non a modificarne il profilo.
Non conquista i giovani, tra i quali raccoglie lo stesso consenso di Bersani».
Nei mesi scorsi, un’analisi di politologi delle università  di Cagliari e Milano aveva studiato la composizione sociale e anagrafica degli elettori delle primarie Pd che avevano plebiscitato Renzi, rilevando l’assenza di una rottura generazionale: la maggioranza assoluta era composta da over 55, pensionati e dipendenti pubblici. Esattamente corrispondente all’elettorato del Pd bersaniano.
Quello che Franco Cassano, sociologo e parlamentare democratico, all’indomani delle elezioni 2013, aveva definito «lo schema che ci imprigiona».

Giuseppe Salvaggiulo
(da “La Stampa”)

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A PARMA UN CANDIDATO CINQUESTELLE EX COORDINATORE LEGHISTA: MA NON ERA VIETATO?

Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile

L’EX COORDINATORE DEL MOVIMENTO GIOVANI PADANI, POI ASSESSORE A FORNOVO IN UNA LISTA CIVICA, ORA SI PRESENTA CON I GRILLINI

Francesco Rossi, classe 1983 di Fornovo, è il candidato locale del M5s alle Europee del 25 maggio.
La notizia, già  nota dopo le primarie on line dei grillini (ha ottenuto 979 voti), viene rilanciata dall’agenzia Dire che rivela il passato da indipendista leghista del giovane candidato.
Rossi ha infatti ricoperto il ruolo di   coordinatore del Movimento giovani padani di Parma, passando per un mandato da assessore in una lista civica di centrodestra a Fornovo.
Ai tempi del Carroccio, in un ampio articolo riportato sul quotidiano on line “Indipendenza, perchè, l’autodeterminazione è un diritto naturale”, alla fine del 2006 scriveva che “la Lega deve rappresentare i popoli padano-alpini, le loro richieste, combattere i soprusi, culturali ancor prima che economici, che ogni giorno i cittadini padani devono subire”.
E ancora: “La Lega Nord deve raccogliere i voti di chi condivide ideali di libertà , difesa delle culture e tradizioni locali, rifiuto dell’immigrazione e preservazione dell’ambiente e del territorio”, altrimenti “davvero saremo destinati a morire italiani”,
Per puntare a Bruxelles, aderendo agli stretti dettami imposti dai 5stelle per la partecipazione, Rossi si è dimesso, a fine marzo, giusto qualche giorno prima dell’apertura del voto online, dal suo incarico di assessore a Fornovo, dove nel 2009 era stato eletto con la lista civica vicina al centrodestra “Città  futura”.
L’agenzia e il sito on line dell’Unità  rimarcano inoltre che nel cv Rossi evidenzia la sua carica di amministratore, a compenso zero, della società  pubblica En.For srl che Rossi ha guidato durante il suo mandato.
La società , però, formata con capitale al 100% pubblico e creata per lo sviluppo di progetti legati alle fonti rinnovabili e risparmio energetico, è stata per anni nel mirino delle opposizioni di centrosinistra.
Già  nel 2012 il Comune di Fornovo ha dovuto approvare una variazione di bilancio per ripianare 8.000 euro di perdite della società .
Una difficoltà  ammessa dallo stesso Rossi che in un’intervista del 2012 parlava di “scelte sbagliate dal punto di vista della pianificazione”, come ad esempio “l’acquisizione dei pannelli fotovoltaici prima di avere le autorizzazioni”.
“La mia idea attuale è di autonomia e federalismo, un’idea che è stata ripresa da Grillo con il discorso delle macro regioni”.
Così il candidato risponde alla domanda se sia ancora favorevole o meno all’indipendenza della Padania. “Senza discorsi di indipendenza della Padania – conclude Rossi, interpellato dalla Dire- ma ritengo fondamentale il trasferimento dei poteri e delle responsabilità  agli enti locali in un’ottica veramente federale”.

(da “La Repubblica“)

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CINQUESTELLE A BARI: “VENDUTI I POSTI IN LISTA”

Aprile 15th, 2014 Riccardo Fucile

I SOSPETTI SU UNA TASSA FATTA PAGARE PER CHI DOVEVA ESSERE IN LISTA PER LE COMUNALI… IL NUOVO CANDIDATO SINDACO “ESPERTO DI SCIE CHIMICHE”… L’EPURATO: MI HANNO FATTO FUORI COSI’

Dice lui, Vincenzo Madetti, l’epurato: “L’ho saputo con un tweet di Grillo. Nemmeno una telefonata, una comunicazione, niente: mi hanno fatto fuori così “.
Dicono gli attivisti infuriati su Facebook: “Ma che è successo? Perchè non date spiegazioni? Spiegate perchè se non lo fate o siete complici o avete qualcosa da nascondere…”.
I grillini ufficiali invece non dicono: “Non può parlare nessuno se non i due addetti stampa”.
E’ psicodramma nel Movimento 5 stelle di Bari che all’improvviso ha fatto fuori il candidato sindaco, Madetti, e nominato ieri il nuovo, Sabino Mangano: esperto di informatica, “‘convertitore’ di cittadini (non ancora a 5 stelle)”, come si definisce lui stesso, è uno che da tempo segnala il problema delle scie chimiche a Bari: “Cielo a strisciarelle ” scrive su Facebook dopo probabilmente il passaggio di un aereo, “virus a catinelle”.
Ma al di là  delle qualità  del nuovo candidato portavoce, il giallo gira tutto attorno alla cacciata di Madetti.
Che è successo? La versione ufficiale dice: “L’ex candidato sindaco è stato sfiduciato per i seguenti motivi: comportamenti assolutamente verticistici e personalistici con i suoi stessi candidati dall’inizio della campagna elettorale, scelte arbitrarie che scavalcavano le decisioni dell’assemblea, ripetuti tentativi di voler inserire in lista persone che   –   a suo dire   –   gli erano state imposte da terzi con notevoli pressioni”. Nello specifico non è chiaro quali siano questi comportamenti “verticistici e personalistici”.
Alcuni attivisti adombrano addirittura un’ombra di una sorta di “tassa” fatta pagare per chi doveva essere inserito in lista.
“Chiunque dica una cosa del genere – si infuria Madetti – io lo querelo. Nessuna compravendita, siamo impazziti”. Lo stesso Madetti però aveva accusato una persona non meglio identificata di averlo tradito dopo cinque anni.
Non è che la “tassa” la chiedeva questo signore?
“Io rispondo per me e ripeto se qualcuno dice una cosa del genere lo querelo. Se qualcuno ha usato il mio nome a mia insaputa, questo non lo so. Riguardo quella persona, e tutto quello che è accaduto, ecco quello lo comunicherò nei prossimi giorni. Oggi posso dire soltanto che sono amareggiato per il trattamento (ndr, Grillo in persona ha fatto un tweet e poi liquidato la questione Bari con una comunicazione in un post scriptum nel blog) io, che nel movimento ci sono da anni”.
Effettivamente Madetti – che tutti, anche nei partiti “tradizionali” definiscono una persona per bene – è un grillino della prima ora e lo scontro all’interno del Movimento 5 stelle è tutto generazionale, con le nuove leve che hanno accusato i vecchi di aver gestito male le candidature.
“Il Movimento Stelle a Bari è sempre stato aperto a tutti i cittadini: ogni mese sono state effettuate riunioni aperte a tutti, gazebo ogni settimana, gruppi di lavoro per la costruzione del programma, e molti candidati oggi in lista si sono avvicinati nel corso dell’ultimo anno.
La lista e il programma sono stati presentati l’8 febbraio 2014 e, come previsto dalla legge, potevano essere integrati fino al 24 di aprile. Per questi motivi appare molto singolare che adesso Madetti interpreti il ruolo dell’aperto e del democratico. Noi attivisti e candidati non avevamo alcun problema ad allargare la lista a chi ci era stato vicino in questi mesi, ma una cosa è l’apertura, un’altra è trasformare il M5S Bari nel solito vecchio partito che agisce in nome del risultato (supposto) e non dei principi”. Accanto a questo c’è stato un ulteriore scontro con altri attivisti che hanno accusato di “poca trasparenza”, “non spiegate cosa è successo” il Movimento e addirittura avevano organizzato per oggi le Comunarie per scegliere il candidato sindaco.
“Nulla è stato autorizzato”, la risposta.
“Io mi ritiro” fa sapere il candidato consigliere, Mimmo Mongelli primo di una storia che probabilmente è soltanto all’inizio.

Giuliano Foschini

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